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reloaded ad uso futuro “DA GIOVANE: LA SENSIBILITÀ AMBIENTALISTA, STORICA E CULTURALE – SETTIMA PARTE – 3″

Il 14 settembre scorso scrivevo quel che segue nell’intento di proseguire nella ricognizione di alcune mie “imprese”.
Riprendo solo ora nella convinzione che “SOLO LA CULTURA CI POTRA’SALVARE”

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DA GIOVANE: LA SENSIBILITÀ AMBIENTALISTA, STORICA E CULTURALE – SETTIMA PARTE – 3 Continua la lettura di reloaded ad uso futuro “DA GIOVANE: LA SENSIBILITÀ AMBIENTALISTA, STORICA E CULTURALE – SETTIMA PARTE – 3″

L’IPOCRISIA NON E’ (PIU’) UNA VIRTU’ …almeno così dovrebbe essere ma…..

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L’IPOCRISIA NON E’ (PIU’) UNA VIRTU’ …almeno così dovrebbe essere ma…..

Se non ve ne foste accorti, la campagna elettorale per le amministrative (a Prato) è già iniziata!
Noi di “Prato in Comune” non possiamo esimerci dal mostrare quelle che sono state (e continuano ad essere) le contraddizioni di un’Amministrazione che si è presentata come se fosse di Sinistra ed invece trope volte si è caratterizzata in modo addirittura peggiorativa rispetto alla precedente, nettamente di Destra. Uno degli aspetti su cui lavoriamo in modo specifico e strutturale in vista del nostro Programma di Governo sarà quello della Partecipazione democratica.

E’ stato da anni uno dei punti dolenti delle “diverse” Amministrazioni che si sono susseguite. Già nell’ultima fase della vita breve delle Circoscrizioni il rapporto tra I cittadini delle periferie e l’Amministrazione comunale ha mostrato i suoi limiti; che non possono essere se non per pochi aspetti addebitabili ad una vacanza legislativa ma alla precisa volontà di mantenere ferme le leve del Potere in modo centralistico.

Anche se a prima vista la questione che ci ha visti protagonisti negli ultimi giorni (mi riferisco al nostro intervento sull’esito del voto espresso in Consiglio Regionale per l’ampliamento della pista dell’Aeroporto di Firenze) sembra non essere collegata allo scarso rispetto della partecipazione democratica, la Consigliera pratese regionale del PD Ilaria Bugetti finisce per offrirci un valido assist in quella direzione.

Dopo il nostro intervento sulla stampa, che abbiamo ammesso essere stato “intempestivo” ed impreciso – anche se ci siamo rapidamente corretti – eravamo pronti a ricevere la replica della deputata regionale piddina, che è prontamente apparsa sul suo profilo Facebook.

La Bugetti ha precisato di non essere stata in Consiglio quel giorno (noi in un primo tempo avevamo avuto informazioni sbagliate dedotte da articoli di stampa altrettanto errati – non abbiamo orecchie ed occhi amiche in quei luoghi) ed ha ricordato di essere stata già nel 2011 contraria alla costruzione della nuova pista aeroportuale (da notare: non “dal” ma “nel”).

Abbiamo riflettuto su questo ed in una nostra ulteriore controreplica sull’ account Facebook di “Prato in Comune” ci siamo chiesti come avrebbe votato laddove fosse stata presente.

Non si è fatta attendere la risposta (in verità non sappiamo se rivolta a noi o ad altri) ma ci fa piacere sapere quel che ha detto alla stampa stamattina (25 novembre 2018).

“Mi sarei astenuta, probabilmente”.
Complimenti!
Dopo aver avuto chiare indicazioni contrarie a quella pista da parte del suo Partito e del Consiglio Comunale all’unanimità i due Consiglieri regionali pratesi votano, uno a favore e l’altra dice che “probabilmente” si sarebbe astenuta! Sinceramente sconfortante il livello espresso da questa classe dirigente locale, che non può essere ulteriormente tollerato.

Joshua Madalon

SULLA CATASTROFE PROSSIMA VENTURA (seguendo le vicende del progetto di ampliamento dell’Aeroporto di Firenze Peretola)

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SULLA CATASTROFE PROSSIMA VENTURA (seguendo le vicende del progetto di ampliamento dell’Aeroporto di Firenze Peretola)

Niente di nuovo sotto il sole della Toscana

Un Partito Democratico che non ha mai saputo trovare la popria essenza di Sinistra pur riformista e democratica appare sempre più confuso nell’oscillazione tra la resistenza di una leadership da sempre disponibile per la conservazione del Potere a costruire rapporti con i poteri forti e con le Destre semmai civiche ma non solo e le minoranze – che insieme non costruirebbero una maggioranza – che vanno alla ricerca di un collegamento con la vecchia e stanca base popolare ancor più indebolita dalle ricorrenti crisi economiche e sociali.

Una Destra divisa ancor più ben lontana dalle visioni culturali che negli anni avevano prodotto una certa qual egemonia che le aveva consentito di assumere posizioni di primo piano nella città di Prato, e piegata dalle ubbie e dai capricci della Lega che dietro i successi salviniani pregusta una nuova vittoria.

Un Movimento 5 Stelle inconsistente che non ha radici nella società e che vive per ora di una rendita che sembra sempre più vecchia pur non datata al di là di un quinquennio.

Come scritto in un inciso parlo di Prato.
E mi riferisco in particolare alla vicenda aeroporto. Mi spiego meglio: da qualche anno si dibatte in modo anche isterico e rapsodico del possibile ampliamento dell’aeroporto di Firenze. Un intervento che prevede di costruire una nuova pista parallela al tratto conclusivo della Firenze Mare che consentirebbe a parere dei sostenitori un maggiore e più pesante afflusso di veicoli, rendendo quello scalo di livello internazionale, portando a Firenze ancor più turismo, oltre che incentivando ancor più il commercio. Una visione ultramoderna non c’è che dire! Ma non fa i conti con la realtà, limitandosi alla difesa di una visione catastrofica e distruttiva degli ambienti naturali. Non solo quelli del Parco naturale della Piana che finirebbe per essere inquinato oltre misura ma tutto il resto del territorio della stessa Città metropolitana che per consentire afflussi umani e commerciali sempre più massicci finirebbe per occupare cementificamente molti degli spazi. Ho la sensazione che vi sia una profonda ottusità, una unilateralità di visione da parte dei proprietari dei territori e delle grandi imprese commerciali e turistiche che non consente loro, dietro il baluginio della moneta, di osservare come la città capoluogo sia già troppo stretta nelle diverse e sempre più frequenti occasioni internazionali. Da parte della Politica, Partito Democratico e Destre unite, si dà forza a questa idea nella speranza di poter lucrare consensi plutocratici che permettano di disporre di sostegni sostanziali nelle sempre più costose macchine elettorali. La gran massa di popolo si lascia in parte convincere che potrà trarne benefici per sè ed i propri figli, e forse nipoti, vista anche la certezza che la realizzazione definitiva non sarebbe così vicina nel tempo. Ovviamente molti non riescono ad essere informati correttamente e pienamente, visto che la forza economica di chi si batte perché quest’opera non veda la luce è molto ridotta, per i motivi di cui accennavo prima. D’altra parte il mondo è sempre più piccolo nelle distanze e l’aeroporto di Pisa – che ha spazi naturalmente molto più ampi per crescere – assolverebbe senza produrre gli stessi catastrofici danni al ruolo di scalo internazionale.
Qui di seguito un Comunicato di Prato in Comune (vedi cosa è Prato in Comune seguendo il mio Blog) relativo alla posizione delle varie forze politiche toscane in seguito ad un voto espresso qualche giorno fa.

Joshua Madalon

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Prato in comune Vicenda aeroporto

Dopo il si di ieri in regione di Ciolini e l’uscita dall’aula di Bugetti, dovrebbero dimettersi. Se no lo faccia Bosi. Gli unici contrari davvero noi di Prato in Comune qui e in regione. Dagli altri spettacolo indegno

Vicenda aeroporto. Tutta la comunità pratese ha preso ieri dal Consiglio regionale uno schiaffo tremendo. Con la risoluzione votata dall’ aula infatti è stato dato mandato al presidente Rossi di portare il parere favorevole della Regione per la nuova pista da 2400 metri del nuovo aeroporto di Peretola in Conferenza dei servizi. Come cittadine e cittadini di Prato non possiamo non chiedere le dimissioni immediate dei consiglieri regionali pratesi Bugetti e Ciolini (uno a favore, una uscita dall’aula, a differenza dei voti contari espressi dal consigliere pratese del PD nella scorsa legislatura Mattei), in quanto hanno espresso un voto in totale contrasto con la volontà del loro territorio, del Consiglio comunale e dello stesso PD locale. Se non si dimetteranno – non potendo pensare che sia un no falso quello del Sindaco e del Partito Democratico di questa città – un minimo di decenza vorrà che si dimetta il segretario del PD Bosi, per manifesta incapacità di far rispettare ai propri eletti il volere del suo partito, insieme allo stesso Sindaco che pur avendo tanta rappresentatività istituzionale (ANCI) e politica ( con un ruolo di primo piano a livello nazionale) non è stato in grado di svolgere un ruolo positivo come primo cittadino pratese. Infatti il PD ieri (21 novembre) in Regione ha votato compatto per la nuova pista insieme a Forza Italia. A Destra si è svolto invece uno psicodramma con ogni posizione possibile espressa (sono usciti dall’aula al momento del voto) compreso quella solita inconcludente dei 5 Stelle, contrari alla risoluzione ma astenuti sugli atti collegati, alcuni dei quali chiedevano espressamente il si alla nuova pista. Gli unici contrari, il gruppo di SI Toscana a sinistra e la rappresentante di MDP, Serena Spinelli che a questo punto ha votato coerentemente contro le indicazioni del suo Partito. Per l’aggiunta questo atto a nostro avviso non è solo politicamente illegittimo ma anche istituzionalmente barbarico perché dà carta bianca al “socialista” Rossi (quello che disse nel 2015 che se si fosse andati oltre la pista di 2000 metri si sarebbe dinesso) di distruggere il Parco agricolo della Piana, il Polo scientifico di Castello, mandare al macero la programmazione urbanistica dei comuni della piana. Insomma in Conferenza dei servizi potranno fare quello che vogliono pur di portare a casa il risultato, cioè il nuovo aeroporto. Fermiamoli con una mobilitazione di popolo, quel popolo che hanno abbandonato per fare politicamente primariamente gli interessi di qualche potere forte.

PRATO in Comune

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Una “fisima” seconda parte – “Sono i cinesi!”

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Una “fisima” seconda parte – “Sono i cinesi!”

Eh sì è anche per questo che poi avvengono fatti drammatici nella nostra città. Sembra, dico “sembra” non per prudenza ma per correttezza, che siano stati dei “cinesi” a picchiare l’altro giorno in modo violento ed apparentemente senza un motivo logico alcuni operai che, in un’azienda tessile condotta da cinesi, si erano ribellati denunciando il trattamento economico essenzialmente “a nero” e fortemente al di sotto del minimo della dignità.
Lo dico a voce alta: in un Paese nel quale l’elusione e l’evasione contributiva e fiscale non è mai stata adeguatamente controllata, sanzionata e punita, le comunità straniere trovano terreno fertile per allinearsi in tal senso e considerare a ragione (una ragione “amara” ma perfino comprensibile) atto di intolleranza xenofoba e persecutoria qualsiasi accertamento in materia fiscale. Possiamo certamente dire che entrando nel nostro Paese devono rispettarne le regole, ma non possiamo chiedere “solo” a loro di adeguarsi, perchè potrebbero rispondere che, certo, sono ben più integrati di quanto noi si chieda.
Se, e dico “se” per le ragioni di cui sopra, quel che è accaduto nel capannone di Montemurlo ha a che vedere davvero per una resa dei conti nei confronti di chi ha voluto denunciare al Sindacato il trattamento economico illegale, allora bisogna dire che molte sono le continue segnalazioni “anonime” (mi spiego meglio, io conosco chi segnala ma spesso per motivi “umanitari” mi chiede di non procedere in una denuncia) sul lavoro nero diffuso in questa città.
Sarebbe tempo di reagire e rimettere in circolo l’economia in modo legale, ma anche il Governo del “cambiamento” non ha tra le sue proposte questa scelta come priorità, alla faccia dell’ “Onestà” di cui ci si riempie la bocca.
Ritornando a questioni più umili, non meno serie, ma amene, vi parlo del dramma del “porta a porta” e degli esiti paradossali della sua diffusione.
Arrivarono forse sottopagati come tanti operatori delle cooperative ad illustrarci le magnifiche sorti e progressive della raccolta rifiuti porta a porta, condominio per condominio, scala per scala. Tutti muniti di opuscoli colorati su cui campeggiava, accompagnato dal simpatico Lupo Alberto, il logo dell’Azienda partecipata locale. Illustrarono con dovizia di particolari tutte le pratiche e le funzioni dei vari contenitori, annunciando che in una prima fase sarebbero state segnalate le infrazioni e successivamente sarebbero state sanzionate esplicitamente e solidamente.
L’uomo d’ordine, che –anche se non vi sembrerò tale (leggete il post del 6 novembre) – sono io, si propose di avviare all’interno della scala condominiale un controllo, segnalando le infrazioni “involontarie” per motivi logici collegati all’analfabetismo, di “andata” e di “ritorno”.
Diciamo che la “cosa” non funzionò; troppe volte pacchi maleodoranti e grondanti liquidi venivano per l’aggiunta depositati alcuni giorni prima di quando sarebbero poi stati prelevati dagli addetti. La carta che viene ritirata un solo giorno a settimana e per la quale espressamente era richiesto che fosse raccolta in modo compatto (e non alla rinfusa) veniva buttata a casaccio, con il risultato che allorquando traboccava e c’era il vento si spargeva per le strade.
Ero rimasto fermo con l’auto all’uscita dal passo carrabile. Davanti a me il furgone della raccolta della carta, abbandonato provvisoriamente per il tempo nel quale l’addetto, un giovanotto dall’aria intelligente e cortese, fosse tornato con un nuovo carico.
“Mi scusi. Deve uscire? Mi sposto” gli faccio cenno di no, anche se la posizione del mio mezzo rivela la bugia. Rimango lì a guardare il suo lavoro, rispettoso dei suoi tempi molto più cogenti dei miei. La macchina a cui ha agganciato i due contenitori solleva un carico di carta svolazzante. Glielo faccio notare. E lui: “Sono i “cinesi”!”

Joshua Madalon

….continua…

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Una “fisima”

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Una “fisima”

L’altro giorno in “In(decoro)so paesaggio” ho rappresentato il livello di degrado della nostra società.
L’ho fatto involontariamente ma nel finale c’era un segnale lanciato in modo subliminale che avrebbe dovuto farlo comprendere: immagino che un lettore di qualche anno in qua dopo la mia scomparsa e che abbia del tempo da perdere leggendo i miei post probabilmente in modo critico, così come oggi noi conosciamo la “critica letteraria”, potrebbe intuire ciò che nemmeno io supponevo di fare.
Ebbene, quel lettore oggi sono io, preincarnato in me stesso, e confermo che già in quel titolo inserito dopo la “scrittura” volessi segnalare il senso complessivo di smarrimento di fronte al crollo dei valori raffigurato attraverso immagini di sporcizia non solo reale ma anche morale.
Il “j’accuse” era rivolto alla nostra stessa società incapace di distinguere tra il bene ed il male, o meglio non in grado più di riconoscere che sia il bene che il male siano in modo complessivo e trasversale non dislocati in una sola categoria, quella peraltro altrettanto complessiva degli “stranieri”.
A Cambridge già qualche anno fa, forse dieci, forse meno – non so se Primo Ministro fosse Gordon Brown o David Cameron – parlando con un imprenditore di origini italiane (l’inglese lo mastico male) mi venne da chiedergli cosa pensasse dei cinesi (ne avevo visti alcuni in giro e non mi erano parsi dei turisti) e “Gente che lavora sodo, in gamba e” poichè gli avevo chiesto se pagavano le tasse e si comportavano in modo illecito quanto a rispetto delle regole soggiunse “…sono sempre ligi ai doveri previsti dalla nostra legislazione…D’altra parte tutti devono essere in regola, a partire da noi”. E, a dire il vero, ebbi modo di capire che diceva la verità. Io, da parte mia, non potevo affermare la stessa cosa quanto a quello che conoscevo già allora, riferito ad una parte considerevole della comunità cinese e, riconoscendo che quel “tutti devono essere in regola, a partire da noi” non ci apparteneva, masticai amaro ed abbozzai un sorrisino di cui forse solo io potevo cogliere il significato.
Tra le mie “fisime” (in effetti una “fisima” è qualcosa di anomalo, di proibito; e quindi non posso proprio identificarla con questa accezione) c’è l’ordine. Diamine, se passate da casa, penserete che sono un mentitore: troverete una gran confusione di oggetti spaiati e fuori posto, fogliacci apparentemente insignificanti, cartelline semiaperte che denunciano ricerche avviate e mai concluse, panni da stirare che attendono con pazienza, scarpe abbandonate qua e là, giubbotti attaccati fuori posto. E allora? Di che ordine si tratta? Ho anche litigato con i miei condòmini sulle modalità di conferimento dei rifiuti, dopo l’avvento del porta a porta; ed ho fatto anche rimostranze ufficiali attraverso la mia pec al gestore locale per non aver mantenuto quanto prescritto in merito al rispetto delle regole civili. Eh sì, anche nel condominio dove abito ci sono dei cinesi e non hanno molta cura del decoro “esterno” (su quello interno non mi esprimo, non vado a metter naso, anche se a volte gli odori non sono molto gradevoli); ma non si può chieder loro di fare ciò che noi non facciamo, di rispettare ciò che noi non rispettiamo.

– continua… –

Confusione

Disordine

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L’altra sera per andare in un discount sono passato ed un ratto mi è sgusciato davanti. Stamattina, sperando che tutto fosse stato “ripulito” e che si trattasse di una casualità sono ritornato. I ratti si sono ben guardati dal mettersi in posa ma la situazione era anche peggiorata… Signori, siamo in via del Gelso! Sembra che, chiamati dal discount che non cito per motivi vari (incolpevole del dissesto igienico), i vigili urbani abbiano dichiarato di non aver alcun potere. A me davvero sembra allucinante! Incredibile! e non mi si venga a dire che si tratta di “cinesi”. Significa molto poco: semplicemente lo scaricare su un’etnia la responsabilità di tutti noi, comunità educante – a questo punto – fallita!

La situazione non era certo migliore sei mesi fa

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SEGNALI DI BARBARIE – l’attacco al sistema scolastico nazionale (la regionalizzazione)

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SEGNALI DI BARBARIE – l’attacco al sistema scolastico nazionale (la regionalizzazione)

Un arretramento culturale frutto di anni ed anni di sottovalutazione del ruolo e dell’importanza dello studio si appresta a rendere sempre più difficile l’esistenza in primo luogo di quella parte che invece ha dedicato gran tempo della sua esistenza allo studio ed alla diffusione della Cultura ed in secondo luogo di una gran parte della popolazione che, avendo avuto meno opportunità, senza del tutto sceglierlo, non ha potuto studiare ed è costretta a vivere ai margini della società condizionata da quella minoranza di incolti furbi e scaltri.
Ho trattato in altri post del problema della dispersione scolastica, derivata alcuni anni fa dalla possibilità di trovare un lavoro allettante sin dall’adolescenza ma che oggi è collegata semplicemente ad un discredito del valore degli studi in relazione al lavoro cui si potrà accedere (sapere che molti giovani laureati ingolfano concorsi che fino a ieri erano prerogative dei diplomati non è una bella prospettiva: la scuola viene così vista sempre più come un luogo di parcheggio in attesa di emigrare o di avere una botta di fortuna). Quando ero ragazzo (anni sessanta) ho visto alcuni miei amici che si erano allontanati dagli studi dopo la terza media diventare dei bravi artigiani; ma erano altri tempi, così come scrivevo poco prima.
A Prato, poi, mia terra di arrivo più o meno definitivo (si sappia che sono naturalmente “nomade”) ancora negli anni Ottanta si riusciva a venir via dal percorso scolastico per accedere ad attività allettanti dal punto di vista della soddisfazione economica. Ma è durata assai poco quell’età dell’oro, celebrata e rimpianta da Edoardo Nesi. Ed in ogni caso, ne stiamo pagando le conseguenze in questa “età della barbarie” che si sta annunciando in modo impetuoso.
La Cultura e la Conoscenza sono sotto attacco. Uno dei segnali, non pochi in verità, che mi sta angosciando è la distruzione proprio dell’unità nazionale, che appare un controsenso di fronte al sovranismo ed al populismo dichiarato. Non bisogna dimenticare che a volte la Politica ha delle forme contorte che sembrano voler far abbandonare dei percorsi che poi invece in modo subdolo riappaiono. E’ il caso della “secessione” del Nord, annunciata in modo roboante negli anni Ottanta e successivi ma poi abbandonata sull’altare di accordi strategici nazionali: ebbene, sta ritornando sotto forma di autonomismo strisciante, a partire dalla scuola.
Ne parla in modo diffuso su “LEFT” di questa settimana Donatella Coccoli in un articolo dal titolo “Chi fa a pezzi la scuola”. E non è solo la Lega del Governatore del Veneto e di quello della Lombardia ad essere interessato a questo progetto autonomistico: anche quello dell’Emilia e Romagna che appartiene al Partito Democratico si candida a regionalizzare intanto la scuola con modalità che smantellerebbero il sistema nazionale in ogni sua parte. Altro che secessione: grazie a quello che annuncia il Ministro Bussetti si andrebbe verso una regionalizzazione dell’Istruzione con tutto quello che ne consegue, sia dal punto di vista dei programmi e dell’accesso all’insegnamento sia da quello che potrebbe essere obbligo differenziato relativo alla conoscenza della storia regionale e dei dialetti locali. Non sarebbe importante per un docente conoscere la propria materia e saperla insegnare: piuttosto occorrerà sapere interloquire nella lingua degli studenti ( e delle famiglie e dei docenti ) autoctoni. E dopo la scuola si procederà oltre con il “Veneto first” e via dicendo. Uno sconquasso legislativo che ha allarmato anche i Sindacati e le Associazioni dei Docenti, che sono giustamente sul piede di guerra.

Joshua Madalon

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PROPOSTE PROGRAMMATICHE AMMINISTRATIVE 2019 – DECENTRAMENTO E ISTRUZIONE PUBBLICA PER GLI ADULTI

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PROPOSTE PROGRAMMATICHE AMMINISTRATIVE 2019 – DECENTRAMENTO E ISTRUZIONE PUBBLICA PER GLI ADULTI

Negli ultimi tempi dedico molto spazio al recupero della memoria attraverso la scrittura, la lettura e la visione di filmati. Molto più spazio rivolgo a riflessioni amare sulla crisi delle istituzioni ed il degrado dei livelli culturali espressi dai governanti attuali, con lievi ma non confortanti eccezioni. Negli ultimi anni si è fatto progressivamente molto poco per elevare il grado di istruzione del nostro Paese. Il livello qualitativo è sempre più peggiorato mentre quello quantitativo si è sempre più assottigliato. La dispersione scolastica ha mostrato segnali insopportabili per un Paese civile, come storicamente meriterebbe di essere riconosciuto l’Italia. Eppure questo è un tasto dolente che non appartiene soltanto al nostro tempo: a mia memoria ne trattavamo già sul finire degli anni Ottanta del secolo scorso quando me ne occupavo in Commissione Scuola e Cultura nella Federazione Comunista pratese, essendo questa città tradizionalmente vocata al lavoro che spingeva pragmaticamente i giovani fuori dai percorsi scolastici a volte in modo legislativamente prematuro. Ma da allora tanto tempo è passato. Le occasioni lavorative sono diminuite ma questa condizione non ha influenzato in modo positivo i dati della dispersione.
A Prato, dunque, si evidenzia in modo netto la necessità di operare interventi specifici rivolti al recupero di conoscenze e competenze che nel corso dei decenni si sono perdute. Queste attività competono solo in parte al Ministero nazionale; la comunità locale ha indubbiamente un ruolo di primo piano nell’approntare strategie di recupero soprattutto rivolte a coloro che, avendo abbandonato gli studi trenta, venti, dieci anni fa si ritrova ad essere più o meno “analfabeta di ritorno” e volontariamente – oltre che gratuitamente – intendono usufruire di tali opportunità.
In un riassetto strategico territoriale del decentramento sarebbe molto importante inserire percorsi educativi a disposizione degli adulti, non essenzialmente intesi ad ottenere riconoscimenti ufficiali ma neanche del tutto potenzialmente scevri dalla possibilità di accedere a percorsi scolastici ministeriali.
Per fare questo è comunque necessario aprire un rapporto con le Istituzioni scolastiche territoriali, anche se solo per coordinare le possibili utilizzazioni di spazi e strumenti.

Joshua Madalon

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Perchè si deve aspettare che i miti muoiano per celebrarli? (sul “modello Riace” e sulla protervia e l’ignavia di chi ci governa)

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Perchè si deve aspettare che i miti muoiano per celebrarli? (sul “modello Riace” e sulla protervia e l’ignavia di chi ci governa)

Non si può liquidare il “modello Riace” come illegale ed allo stesso tempo muoversi all’interno di profonde illegalità con nonchalance approfittando del provvisorio potere politico ottenuto (vedasi la generosità che lo Stato attraverso uno dei suoi poteri autonomi ha mostrato nell’affare non proprio limpido dei fondi della Lega); così come non si può garantire a coloro che non sono in grado di soddisfare il loro debito con l’erario condoni più o meno tombali, semplicemente perché appartengono ad una base elettorale di riferimento (gli imprenditori sanno già molto prima di intraprendere la loro attività che le fortune vanno e vengono e non possono essere trattati in modo diverso da quanti perdono il lavoro).
Ritornando al “modello Riace” non posso non rilevare che sarebbe stato opportuno assumerlo ad esempio istituzionale già dai precedenti Governi (è uno degli addebiti negativi che assegno al Partito Democratico, incapace di affrontare con coraggio le problematiche inerenti l’immigrazione, così come ha fatto Mimmo Lucano.
Di persone coraggiose il nostro Paese ne ha conosciute e con il senno di poi abbiamo mitizzato don Milani, Pier Paolo Pasolini, Danilo Dolci e altri. Sembra quasi che si abbia bisogno prima di riconoscerne il valore, di umiliarle, denigrarle, sbeffeggiarle, accusarle di ignominie varie, incatenarle,imprigionarle fino alla distruzione totale. In questo ruolo ben si inserisce l’attuale Governo, nella sua interezza. Il leader della Lega con la sua superbia e tracotanza che non riesce a nascondere nella prossemica non è mai limitato in tale direzione dai difensori dell’onestà per antonomasia, quelli del Movimento 5 Stelle, che in cambio dei 30 denari d’argento di un possibile vacuo “reddito di cittadinanza” tacciono.
Se il modello fosse stato riconosciuto in modo ufficiale e proposto e diffuso sui territori, incoraggiando quelli virtuosi, disponibili all’accoglienza, e l’esempio avesse avuto un sostegno istituzionale concreto, oggi il tema dell’immigrazione non potrebbe nemmeno lontanamente apparire un “problema” ma sarebbe davvero una “risorsa”.
Così come è stato nei fatti a Riace.
Ma non solo.
Il n.41 del settimanale LEFT, l’unico giornale di sinistra, è dedicato a RIACE. Il titolo è evocativo “Una due tre quattro cinque dieci cento Riace” e si occupa proprio dei “luoghi” oltre Riace nei quali il “modello” ha vissuto alcuni tentativi di imitazione, a cominciare da Camini proprio confinante con Riace nella Calabria ionica, o Badolato in provincia di Catanzaro, o nella Sicilia orientale tra Acireale e Catania o in quella profonda di Caltanissetta tra Milena, Mazzarino e Sutera. Non dimentichiamo la profonda umanità espressa da Danilo Dolci e i suoi contadini pescatori ed il processo che gli fu intentato. Ricordiamo la difesa che Piero Calamandrei approntò in quella occasione. Danilo Dolci era stato arrestato il 2 febbraio 1956 per aver promosso e capeggiato, insieme con alcuni suoi compagni, una manifestazione di protesta contro le autorità che non avevano provveduto a dar lavoro ai disoccupati della zona. Anche lui non aveva rispettato le leggi. E Calamandrei ad un certo punto si chiede e tuona: “Ma questo non è un processo penale: dov’è il reo, il delinquente, il criminale? Dov’è il delitto, in che consiste il delitto, chi lo ha commesso?”.

Perchè si deve aspettare che i miti muoiano per celebrarli?


Joshua Madalon

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reloaded COME ERAVAMO – Supplemento al documento pubblicato lo scorso 1-2-3 agosto

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– questo documento era “preparatorio” all’altro – “ufficiale” e trascritto così come espresso dalla mia voce nel corso del Convegno del 6 dicembre 2002 – E’ evidente la tensione tra l’Amministrazione ed il Decentramento, che pochi anni dopo fu smantellato –

COME ERAVAMO – Supplemento al documento pubblicato lo scorso 1-2-3 agosto

Tessere Cultura – 5\6 dicembre 2002

Intervento del Coordinatore delle Commissioni Cultura delle cinque Circoscrizioni del Comune di Prato

Una premessa doverosa

Troviamo estremamente significativo ed importante che, nell’impianto generale che qualche giorno fa ci è stato sottoposto dall’Assessore Giorgi la quarta sessione, questa nella quale noi interveniamo, sia quella con il commento più smilzo (lo rileggo per la cronaca “E’ la parte del convegno riservata all’approfondimento delle tematiche locali. Discuterà le linee del progetto cultura”). Ci sia consentito auspicare che questo impianto abbia il significato che a noi più interessa, e cioè che da oggi noi si parta per costruire poi, sin da domani, insieme il Progetto.

Un’altra notazione fortemente positiva è nel titolo.
Il verbo “Tessere”, così familiare e connaturato alla nostra realtà, implica la cooperazione, lo stare insieme in modo concatenato e stretto nel formare un tessuto; “Tessere” implica la coesione forte di ogni parte, e questa coesione, questa cooperazione per chi ci segue e ci conosce, diciamo di noi che, nelle Circoscrizioni ci occupiamo di Cultura, è stata la nostra “stella polare”, che ci ha consentito di fare qualche importante passo avanti nella elaborazione e nella costruzione di una politica culturale che, se non è univoca, è comunque conosciuta e rispettata da tutti.

IERI

In una situazione di percorso amministrativo più o meno simile, ovvero più o meno verso la parte conclusiva della scorsa legislatura quattro anni fa all’incirca (20 – 21 novembre 1998) a Villa Fiorelli ci si interrogò in modo serio ed approfondito sulle tematiche culturali. A realizzare quell’incontro furono le “nuove” Circoscrizioni.
Queste ultime sono ancora davvero giovani, essendo appena alla seconda legislatura; anche se, nei fatti, hanno dimostrato di saper agire sul territorio di loro competenza con significativa maturità ed eccellente capacità amministrativa in molti settori, fra i quali spicca, oltre al sociale, allo sport ed alla formazione, proprio l’intervento culturale. Un intervento culturale che si avvicina, senza assecondarli in maniera piatta e pedissequa, ai gusti della gente che su quel territorio insiste: ecco perché dunque l’intervento culturale, soprattutto questo, varia da territorio a territorio e nel suo complesso evidenzia una varietà multiforme di interessi, che si concretizzano sia negli utilissimi corsi di base sia negli stimolantissimi momenti di approfondimento di tematiche culturali di buon livello storico, sociale, artistico, filosofico e quant’altro, sia nell’organizzazione di eventi piccoli, medi e grandi nel campo dello spettacolo: il tutto con una capacità di gestione delle risorse umane e finanziarie che non può essere sottovalutata.
Dal Convegno di Villa Fiorelli al quale accennavamo emerse, con l’accordo di tutti, la necessità di promuovere un’azione di Coordinamento fra le diverse Istituzioni pubbliche del territorio per costruire comuni opportunità culturali nuove e consolidare, migliorandoli, precedenti progetti. Dietro la spinta della Regione Toscana si avviò un lavoro collegiale intorno a tematiche soprattutto di multiculturalità con il progetto “Porto Franco”.
All’inizio di questa legislatura si è poi dato vita ad un nuovo Coordinamento fra le cinque Circoscrizioni, all’insediamento del quale, fu presentato un brevissimo documento, al quale era allegato il “Documento Programmatico” conclusivo di Villa Fiorelli, con il quale si sottolineava ancora una volta l’importanza di un sempre più ampio Coordinamento per un lavoro di progettazione e realizzazione comune e per una migliore razionalizzazione dei nostri interventi sul territorio.

OGGI e DOMANI

Dette queste poche cose sul “passato”, ci interessa molto parlare del presente e del futuro, e lo farò con necessaria sintesi.

Oggi occorrerebbe partire dal riconoscimento che le Circoscrizioni sono un serbatoio di risorse umane, soprattutto dal punto di vista della capacità elaborativa culturale, cui non può essere disgiunta quella straordinaria capacità di operare in economia anche su progetti di medio e alto valore; questo riconoscimento è pervenuto alle Circoscrizioni soprattutto ma non solo da parte dei cittadini singoli ed associati: e questo ci riempie di positivo e giusto orgoglio.
Noi siamo qui, come in altre occasioni, anche a dimostrare di essere parte integrante del Comune di Prato ed a chiedere nuovamente di lavorare tutti insieme: si sappia che non ci bastano più le classiche pacche sulla spalla e le chiacchiere più o meno in quel momento sincere a modificare la sensazione che la politica culturale delle Circoscrizioni sia, soprattutto dall’Amministrazione Comunale che invece dovrebbe sostenerla in modo più concreto, scarsamente considerata e snobbata il più delle volte. E’ una sensazione, credeteci, abbastanza sgradevole che, neanche per amor di parte, può essere taciuta: è una sensazione che vorremmo davvero fosse una volta per tutte superata! Questa Amministrazione, il ceto politico che l’ha espressa, si è voluto dotare di articolazioni che si diramassero al meglio sul territorio; ma l’autonomia che posseggono non può essere distacco, né può essere controllata nei contenuti; noi chiediamo infatti che sia compartecipata.
E’ dunque necessario ancora una volta chiedere che si attuino le linee di Villa Fiorelli, che sia dunque creato un Coordinamento più ampio, semmai con un proprio Regolamento, con un riconoscimento anche sostanziale, presieduto dall’Assessore alla Cultura e con la partecipazione sia del Presidente della Commissione Cultura del Comune sia, volendolo, del pari grado della Provincia.

Per ritornare al nostro atteggiamento propositivo vogliamo aggiungere che da tempo andiamo affermando che sia antieconomico ed antipolitico, amministrativamente disordinato, procedere in maniera disarticolata e sparsa in una confusione generale di bei progetti spesso senza un loro fine comune ben delineato e senza una condivisione la più larga possibile.
Poi, per carità, nessuno vuole negare che esistano differenze nelle nostre Istituzioni, un diverso modo di interpretare l’azione amministrativa; ma è molto importante un lavoro di Coordinamento perché, fra le tante cose positive, permette a tutti di imparare qualcosa di nuovo e di migliorare i propri interventi e consente anche di realizzare progetti comuni di più ampio respiro.

Avvertiamo, per questo, la necessità di progetti comuni di grande respiro che possano essere utili a tutta la città; abbiamo, ad esempio, bisogno di un lavoro che unisca il momento culturale a quello formativo.
Le Circoscrizioni lo hanno percepito in particolare nel settore dell’Educazione Permanente ed in quello degli Adulti: abbiamo chiesto per questo il riconoscimento di una nostra “autonomia” ed abbiamo per adesso raccolto soltanto l’impegno da parte dell’Assessorato ad occuparsene in modo prioritario. Siamo convinti che questa affermazione non basti, non insistiamo sulla nostra richiesta, ma consideriamo la risposta dell’Assessore come una vera e propria sfida in positivo proprio nella direzione di un lavoro di Coordinamento, che abbiamo espressamente ed in più di un’occasione richiesto su quelle tematiche.

Esistono anche altri percorsi “comuni” da sperimentare: a partire dai consueti contenitori stagionali come Natalogie e Pratestate per andare verso momenti estremamente importanti come l’8 Marzo, il 30 novembre ed il 21 di gennaio (giorno della memoria), senza trascurare altre occasioni come il Carnevale, il 25 aprile ed il primo maggio. Vi è la necessità di un discorso comune, formativo e culturale, sul decentramento delle Biblioteche e sulla ricerca di nuovi luoghi per la Cultura nell’intera città, così come nel rapporto con le più importanti Istituzioni Culturali del territorio, il Pecci ed il Metastasio.
Quanto al Teatro sarebbe opportuno avere anche un’idea comune sulla programmazione teatrale estiva sia per i ragazzi che per gli adulti, utilizzando al meglio alcuni spazi.
Inoltre un discorso a parte ma fortemente significativo andrebbe svolto su “Porto Franco” e sui progetti legati alle tematiche della multiculturalità, intorno ai quali le Circoscrizioni hanno sempre mostrato di possedere una grande sensibilità.

Come si vede, non c’è poco da fare per chi si occupa di una Circoscrizione e viene smentito chiunque creda che il lavoro in una Circoscrizione sia meno impegnativo che in altre Istituzioni.

Altro motivo importante che richiede un lavoro di Coordinamento così come noi desideriamo è la concatenazione ahimè sinergica di tagli alla spesa pubblica e di sottovalutazione dell’intervento culturale, sempre più asservito a logiche di profitto, che promana dal Governo italiano.
Di fronte a questi attacchi vorremmo non essere considerati compagni dei leggendari “polli di Renzo” e vorremmo che tutti noi (Comune, Circoscrizioni e Provincia) riuscissimo a fare fronte comune, attuando interventi sinergici che rispondano positivamente alla necessaria economicità e possano essere utilmente stimolanti per la crescita culturale della nostra città, in un momento come questo che potrebbe vedere fortemente arretrare la linea dei “diritti”, non ultimi quelli legati propriamente alla formazione ed alla cultura: le Circoscrizioni come frontiera dell’Ente Locale sono in grado di recepire anche il più flebile grido d’allarme e sono in grado di affrontare le diverse problematiche con le capacità di cui già dicevamo dianzi.

A proposito poi di “utilità dell’inutile” bisognerebbe chiarirsi: a noi, in linea di massima, non piacciono quei progetti che non producano qualcosa che sia utilizzabile poi. Certo, noi abbiamo nei nostri programmi anche momenti riservati al consumo di spettacoli ed è difficile dire se essi poi producano dei risultati e quali essi siano; per lo più anche gli interventi nelle diverse sezioni dello spettacolo afferiscono in gran parte a particolari operazioni culturali condotte precedentemente: esempi ce ne sono a bizzeffe e sarebbe lungo e forse fuori tema elencarli.

Ci limitiamo a riflettere, tuttavia, su che cosa sarebbe la nostra città senza i nostri interventi culturali e le nostre programmazioni di concerti, di teatro, di arte, di cinema e altro.
Prato non è un deserto come qualcuno di tanto in tanto molto strumentalmente la vuole dipingere; anzi, a volte, i fiorentini ce la invidiano, la nostra città, e quelli che sono, come il sottoscritto, un po’ stranieri possono davvero dirsi molto felici di vivere qui. Potremmo aggiungere in ogni caso, un po’ per convinzione un po’ per continuare a portare acqua al proprio mulino (ma si tratta di una casa comune che produce beni comuni), che l’ ”inutilità” di cui si parla nasca tante volte dalla sovrapposizione di iniziative molto simili fra di loro che si danneggiano reciprocamente in mancanza di Coordinamento: un motivo in più, appunto, per insistere nel nostro obiettivo.

Vorrei aggiungere una parte relativamente personale.
Vorrei concludere per ora questo intervento sintetico, evidenziando un certo disagio che personalmente mi porto dentro da qualche anno.
Quando ero giovane consideravo la mia appartenenza politica come l’unica nella quale la Cultura trovava una collocazione privilegiata; forse ero giovane o forse erano anni un po’ particolari nei quali si è costruito molto nel settore dei diritti alla Formazione ed alla Cultura; forse parlo anche di luoghi diversi, di città diverse, dove non ci si interroga se all’intervento culturale che si progetta ci possa essere un tornaconto tangibile. E’ vero che Prato ha il mito del Datini e che fonda la sua ricchezza sui bilanci, dove campeggiano i riparti del dare e dell’avere, ma è anche vero, come ho detto prima, che la Cultura non può essere assoggettata alla convenienza economica ma deve essere comunque inserita in un Progetto politico amministrativo per la città dei prossimi anni. Il mio disagio è legato al fatto che sempre meno leggo nelle vere intenzioni (non nelle parole, ma nei fatti) della mia parte politica un’attenzione verso le problematiche culturali, sempre più collegate a questioni di bilancio finanziario e sempre meno inserite in un discorso strategico di ampio respiro.

Bene aver organizzato questo Convegno! anche se chiederemmo che venga recuperato il nostro ruolo in una seduta suppletiva non straordinaria nella quale tracciare in modo più chiaro e definito il progetto “Prato Culture”, che se fosse presentato oggi potrebbe apparire quasi verticistico e potrebbe essere davvero un frutto acerbo del nostro impegno istituzionale, il risultato frettoloso di una carrellata di gruppi, associazioni ed individui che presentano i loro bei risultati o di critici che smantellano tutto quello che gli altri di buono o di meno buono hanno costruito anche con una certa cura.

Un dato certo che implicherebbe una risoluzione urgente è che, a quattro anni di distanza, fra di noi ancora continua ad aleggiare lo spirito di “Villa Fiorelli”, il quale non ha ancora trovato la sua risoluzione. E questo è più significativo di tante chiacchiere, di quelle mie prima di tutte, e poi di quelle di tutti noi; chiacchiere, volendolo, anche molto futili, se non pretendessimo di voler fare le cose sul serio ed a patto che non si consideri anche questa occasione una mera passerella di sfogo.

Questa è una sintesi dello stato d’animo, a volte amareggiato a volte combattivo che noi abbiamo; ma questa sintesi, pur in alcune sue parti apertamente critica, ha delle sue forti proposizioni ed è quindi proiettata verso il futuro: noi crediamo nell’impegno dell’Amministrazione Comunale ed in quello specifico dell’Assessore nel costruire un raccordo sempre più stretto e coinvolgente con le Circoscrizioni soprattutto su alcune problematiche; noi riteniamo che, per la nostra esperienza, possiamo fornire un forte contributo alla strutturazione di un Progetto per la Cultura nella nostra città che si spinga fino alla fine di questo decennio, e cioè nella prossima legislatura. Questo Convegno, dunque, non sia (come peraltro ribadito dall’Assessore) un punto di arrivo, ma un vero e proprio momento di partenza per la costruzione di un Programma di Governo che si incardini su un’asse eminentemente culturale, partendo, per questa volta, non dal Centro ma dalle periferie.

Prato li dicembre 2002
Il Coordinatore delle Commissioni Cultura
-prof. Giuseppe Maddaluno-
Joshua Madalon

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