VINICIO SPARAFUOCO DETTO TOCCACIELO – FESTIVAL LETTERATURA Campi Flegrei 2628 settembre – LIBRI DI MARE LIBRI DI TERRA

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Vincenzo Gambardella

Ho iniziato a leggere (sono già a metà) il libro di Vincenzo Gambardella “Vinicio Sparafuoco detto Toccacielo” – Divertente, in alcuni punti esilaranti ma anche tenero nella descrizione di quest’uomo semplice e di una lieta brigata di fuochisti campani. Dopo un avvio difficoltoso per l’ingresso in un testo con un linguaggio ruspante il libro scorre che è una meraviglia. Ne parlerò dopo averlo terminato (immagino che la notte sia complice con la sua tranquillità!). Andiamo avanti.

PER FAVORE NON DITE NIENTE anticipazione – FESTIVAL LETTERATURA LIBRI DI MARE LIBRI DI TERRA

Per favore...non dite niente
Festival Pozzuoli

Ho appena terminato di leggere “Per favore non dite niente” di Marco Ciriello – ne parlerò più tardi -E’ la vicenda di Marco, un famoso allenatore di calcio, che attraversa un momento molto drammatico della sua esistenza – la moglie si ammala gravemente e lui decide di vivere con lei insieme a lei abbandonando la professione e dedicandole tutto l’affetto e la cura possibile. E’ispirata alla vicenda che ha colpito Cesare Prandelli ex ct della nostra Nazionale di calcio, la cui umanità non è mai stata inferiore alla sua professionalità. Il libro è una lunga mono-riflessione sulla vita e l’amore alla presenza della morte, che è tuttavia vissuta con drammatica naturalezza.

“POSIDONIA” DI ELISABETTA MONTALDO – LIBRO DI MARE LIBRO DI TERRA

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Avevo saputo del romanzo “Posidonia” di Elisabetta Montaldo prima di partire per le vacanze attraverso il social network Facebook; e mi ero rammaricato del fatto che non avrei potuto essere presente alla presentazione dell’8 agosto a Procida alle ore 20.00: troppo tardi per poter andare sull’isola e ritornare. Da alcuni anni non ho più un approdo personale e di ciò, in situazioni come queste, fortemente mi rammarico. Ed è così che, quando ho avuto l’opportunità di partecipare, nei miei modi e tempi, all’organizzazione del Festival della Letteratura nei Campi Flegrei – Libri di mare libri di terra voluto con forza dalla mia amica Angela Schiavone, ho chiesto (ascoltato con profondo interesse) che venisse invitata Elisabetta Montaldo.

Ho letto “Posidonia” per l’amore profondo che porto all’isola di Procida, la più piccola graziosa delle isole campane; è l’isola dei miei nonni di mia madre delle mie zie e dei miei zii; è l’isola di due miei cugini che, pur non vedendo da tempo, con tutte le altre persone amiche sono nel mio cuore. E’ l’isola della mia infanzia e della mia adolescenza, dei primi amori; tanti ricordi mi hanno spinto a leggere per recuperare anche solo una minima parte di quei profumi, di quelle voci, di quei colori. E, dunque, lo confesso: non posso essere credibile come critico in questa occasione, ammesso che lo sia stato e che lo sia in altre.
“Posidonia” parla soprattutto di Vera Vergani, attrice di teatro e di cinema fino al 13 febbraio 1930, allorché si ritirò dall’attività artistica e si sposò con Leonardo Pescarolo, trasferendosi nell’isola di Procida. In tutto il libro le parole non sono mai ampollose e retoriche, il linguaggio è fluido e corposo: il lettore viene coinvolto con una sapiente mescolanza di momenti pieni di ironia a volte grotteschi o comici e di parti drammatiche e serie in una storia che non riserva sorprese per il finale cui si perviene; la narrazione, partendo dalla fine del secolo scorso, con un lungo flash-back, lo ripercorre dagli inizi per delineare in un “montaggio parallelo” la vicenda separata di Vera e Leonardo coetanei (si incontreranno intorno ai trenta anni e si sposeranno a trentacinque) che, provenendo da due realtà assai diverse (ambienti, storie, contesti), convergeranno come due fiumi che si innestano in un’unica foce e sboccano nel grande mare. La loro storia viene arricchita, o perché incrociati da Vera nelle sue tournée o da Leonardo sui transatlantici sui quali svolgeva l’attività di commissario di bordo, da una miriade di personaggi importanti per la Storia e la Cultura del Novecento (Marconi, Toscanini, Gramsci, Gobetti, Pirandello, Mussolini, Sibilla Aleramo, Anna Magnani, Diego Rivera e Frida Khalo, Agatha Christie, Josephine Baker, Salvatore Di Giacomo, Curzio Malaparte, Edoardo VIII e Wallis Simpson), a ciascuno dei quali è legato un episodio. Frequentemente si raggiungono vette di lirismo assoluto, autentiche pagine di poesia in prosa in particolare nelle parti in corsivo che rappresentano un possibile “Diario” di Vera, che accompagna le vicende alternate che si snodano. Le due figure principali vengono descritte, a partire dalla loro distinta infanzia, dolci e forti allo stesso tempo; la loro è una storia d’amore che non tocca mai toni melodrammatici; il coinvolgimento del lettore è piano, tranquillo sereno per cui non si viene spinti ad una partecipazione emotiva come normalmente accade in una storia d’amore che si conclude con la morte di uno dei protagonisti e con il naturale annuncio di quella dell’altra.L’autrice, abilissima nel miscelare storie ed emozioni, utilizza registri di razionalità anche nei momenti più tristi e drammatici. Al di là della mia personale passione per l’isola di Procida, trovo “Posidonia” opera bellissima finissima elegantissima alla pari dei due protagonisti e della loro nipote Elisabetta. Sarò onorato di riceverla e di discuterne con lei nel corso degli incontri che stiamo preparando.

POSIDONIA di Elisabetta Montaldo anticipazione LIBRI DI MARE LIBRI DI TERRA

 

 

 

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Questa notte complice una zanzara partecipe della mia volontà ho terminato di leggere “Posidonia” di Elisabetta Montaldo – fra qualche ora ne scriverò un commento. Il romanzo, narrato in prima persona da Vera Vergani,  nonna materna di Elisabetta, procede scorrevole in una costruzione lirica mai retorica con pregevoli tratti da antologia poetica. Come di consueto, avvierò altra lettura, “Per favore non dite niente” di Marco Ciriello. Andiamo avanti.

 

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NAPOLI E I CAMPI FLEGREI – la grande bellezza

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LA GRANDE BELLEZZA  di G. M.

ringrazio le amiche e gli amici che mi hanno accolto e quellei che vorranno accogliermi nelle prossime iniziative comuni – ringrazio Luigi Zeno per la pazienza che ha mostrato, Maria Teresa Moccia Di Fraia per le iniziative che abbiamo realizzato insieme a Peppe Borrone (ringrazio anche lui) e ringrazio Angela Schiavone ed il suo “staff” che mi sta coinvolgendo nella bellissima avventura del Festival della Letteratura nei Campi Flegrei – Libri di Mare libri di Terra che si svolgerà dal 26 al 28 settembre.

ringrazio Claudio Correale per il bel video “Aeris” della sua splendida inestimabile Associazione “Lux in Fabula”

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Non è del film che intendo parlare ma dei tantissimi aspetti positivi che ritrovo ogni volta che torno a Napoli e nei miei Campi Flegrei. La “mia” Napoli (ci sono nato nel febbraio del 1947) ed i miei Campi Flegrei (ci sono vissuto fino al 1974 ininterrottamente) sono luoghi “magici” affascinanti e pieni di Storia e di Cultura. In effetti, quando mi dolgo delle attuali condizioni che non sempre contribuiscono a valorizzare questi territori non lo faccio con spirito solo critico. Lo vogliamo chiamare utilizzando termini fiscali come un “tardivo ravvedimento”? diciamo di sì, a patto che non si voglia addossare sulle spalle di chi si è impegnato, si è formato ed ha formato generazioni di allieve ed allievi “extra moenia”, la responsabilità dell’incuria “amministrativa” dei decenni passati anche quelli in cui ero ancora presente in quelle realtà. Nello spostarmi da un posto all’altro ho imparato una lezione che vorrei trasmettere, al di là di sospette aspirazioni personali che vorrei fugare immediatamente: a Feltre ed a Prato le competenze “in fieri”, in formazione”, del sottoscritto e quelle di altre persone “straniere” (“terroni” – a Feltre; “marocchini” a Prato come spesso siamo stati chiamati) sono state accolte e valorizzate come una grande ricchezza aggiunta, un “valore aggiunto”. A Feltre, per raccontarla molto ma molto in breve ho animato culturalmente la città con l’organizzazione di attività cinematografiche (Seminari e Cineforum), fondando anche un Circolo di Cultura Cinematografica; ho operato nella Politica e nel Sociale (Sindacato e Consultori) e, quando sono andato via per trasferirmi in Toscana se la sono davvero presa a male. A Prato ho operato nell’ARCI e nel PCI con tutte le sue “appendici”, fondando nel 1984 il Cinema Terminale d’Essai; ho avuto l’onore di essere Consigliere Comunale e Consigliere Circoscrizionale con delega alla Scuola ed alla Cultura, riuscendo anche ad organizzare momenti significativi dal punto di vista dello Spettacolo (nel corso della mia esperienza comunale ho contribuito in prima persona alla nascita ed allo sviluppo del Teatro Stabile della Toscana, il “Metastasio”. Sono stato Presidente dell’Associazione Film-Video Makers toscani ed ho organizzato tre grandi Rassegne dedicate agli autori giovani della Toscana). Ho realizzato anche alcuni film, soprattutto ma non solo documentari. Negli ultimi anni mi sono occupato della nascita del Partito Democratico ed ho curato gli aspetti culturali di un Circolo politico molto importante del territorio pratese. Per ricordare ed onorare la mia terra ho fondato nel 2008 un’Associazione di Cultura e Politica democratica che ho chiesto (ed ottenuto) di chiamare “Dicearchia 2008”. Ed ora negli ultimi tempi “ritorno a casa” anche se non in modo definitivo, un po’ alla volta.
Quello che ho fatto l’ho certamente prodotto per orgoglio personale; chi mi conosce e mi ha rivisto ha potuto notare che l’attivismo giovanile non si è attenuato e che “una ne faccio e cento ne penso”; chiaramente con l’esperienza diventa più facile elaborare rapidamente dei progetti. Ma è proprio la pratica che poi mi spinge a rallentare senza fermarmi, a riflettere mentre agisco e tutto questo ha solo bisogno che si capisca che poco o nulla si fa da soli ed è necessario da una parte avere una buona compagnia e dall’altra essere disponibili ad insegnare il “mestiere” ad altri, semmai, perché no, giovani.
Ho detto ad amici “sono a disposizione”. L’ho detto con modestia; vorrei non fosse considerata (perché non lo è davvero) falsa. Lo vorrei dire come messer Machiavelli che nella nota lettera XI a Francesco Vettori chiedeva ai Medici (vi risparmio la lezione storica) di poter perlomeno “voltolare un sasso”. Intendeva quel che ho inteso dire io: “sono qua, ho imparato delle cose, poche ma concrete; utilizzatemi! Sono a disposizione!”

ANIME BIANCHE – racconti dal carcere – anticipazione

 

ANIME BIANCHE

 

 

Ringrazio la gentilissima Matilde Iaccarino per avermi inviato il testo di “Anime bianche – Racconti dal carcere” curato dalla stessa insieme a Francesca Di Bonito, Maria Gaita e Lina Stanco – attendo con ansia di poter leggere il suo “Quattordici”, testo propedeutico alla comprensione piena di quest’ultimo lavoro di Laboratorio, che verrà presentato a fine mese e sarà discusso anche nel prossimo FESTIVAL DELLA LETTERATURA NEI CAMPI FLEGREI – LIBRI DI MARE LIBRI DI TERRA dal 26 al 28 settembre, organizzato da “Il Diario del viaggiatore” (leggasi Angela Schiavone) con il patrocinio dei Comuni di Pozzuoli, Bacoli e Monte di Procida.

Nei prossimi giorni scriverò delle mie Note su questo Blog.

Andiamo avanti!

GLI INCENDI DEL TEMPO – Emilia Bersabea Cirillo a FESTIVAL DELLA LETTERATURA NEI CAMPI FLEGREI

Gli incendi del tempo

 

Cirillo

 

E’ lo scorrere della vita, della vita e del tempo quello che si respira nei 7 racconti che Emilia Bersabea Cirillo ha voluto regalarci in “Gli incendi del tempo” edito nel 2013 da “et al.”, una casa editrice voluta da Sandro D’Alessandro, mancato purtroppo all’improvviso lo scorso 10 ottobre.
Fu proprio lui a scegliere il nome della casa editrice per rendere omaggio al lavoro collettivo che sottende alla produzione di un libro. La sua è una figura alla quale occorrerebbe rendere omaggio in una delle prossime occasioni pubbliche; anche per ricordare quanti piccoli oscuri ma importanti editori in occasioni come questa del Festival della Letteratura nei Campi Flegrei propongono lavori di altissimo livello, come quello su cui voglio parlare.

Il mondo che è rappresentato dalla Cirillo è di certo riferito ai versi introduttivi di Paul Celan dai quali, a delinearne la sintesi, è tratto il titolo del libro.
Sono racconti che parlano di amori resi eterni ma impossibili come quello di Adriana per Leo nel primo dei sette – per l’appunto “Gli incendi del tempo”. Ci sono fiamme accese che vanno tuttavia per inerzia spegnendosi come si va consumando l’esistenza della giovane ormai non più in grado di mostrare passioni verso colui che amava e che scelse strade diverse ed irrazionalmente tragiche negli anni Settanta, gli “anni di piombo”. Leo ritorna dopo vent’anni (siamo all’incirca alla fine degli anni Novanta) ma non è più la stessa cosa: la vita per Adriana continuerà nella sua ordinata monotonia. In altri racconti il tema è quello “comune” di emigrati ed immigrati con le loro storie diverse e simili nella condizione precaria che li costringe ad una vita difficile. “Diverse”, anche perché in “Capo lavoro” il protagonista Nicola (Sacco come il più famoso “anarchico” che, insieme a Bart Vanzetti, aveva subito una triste sorte da emigrato negli States) trova lavoro in Germania ma non desidera ritornare nella sua terra, Torre Annunziata, dove la malavita ha violentato la moglie. Ed uno dei temi che ricorre, anche nel racconto tragico ed onirico “Sogno di sabbia”, è la difficoltà di ambientarsi in terre diverse e lontane ed in ambienti faticosi ed ingrati fra persone umili ma anche fra gente arrogante ed insensibile. Non è diversa la condizione della protagonista in “Il violino di Sena”, storia di una bosniaca rifugiata in Italia, scelta da lei che è violinista ed il marito grafico – per la sua arte e la sua musica; ma nel racconto non esiste più la speranza di un mondo di pace e di solidarietà e si affacciano immagini di distruzione e di morte. Negli altri racconti troviamo i ricordi che ritornano a bussare alla nostra porta e ci offrono momenti di profonda nostalgia come accade a Mimma ne “Gli infiniti possibili”; oppure, come avviene in “Ocean” è la “bellezza” scoperta così per un caso fortuito a sconvolgere l’esistenza di Sabina. La presenza di immigrati, positiva per il servizio che rendono alle nostre famiglie, ritorna nell’ultimo epico e lirico racconto (“Tutto il suo”) di una “vita” colta nella parte terminale di essa, in assoluta serenità e compostezza: la musica diventa qui elemento centrale ma la sua presenza è diffusa anche in altri racconti già citati (“Il violino di Sena” e “Gli infiniti possibili”). Sono, dunque, episodi apparentemente separati nei quali è la vita che pulsa; è il tempo che scorre fino alla sua naturale conclusione. Anche la lettura è apparentemente facile (la prosa è lineare, scorrevole e ti prende per mano); ed è infatti la rilettura, che ho già spiegato come mio metodo di analisi in uno dei post precedenti, a consentirci una migliore comprensione. “Gli incendi del tempo” è un libro che avrei consigliato volentieri di leggere ai miei studenti, se non fossi in pensione.

FESTIVAL DELLA LETTERATURA NEI CAMPI FLEGREI – annuncio di una prossima recensione

Festival Pozzuoli
Per confermare il mio modo di avvicinarmi alla lettura critica dei testi intendo far sapere che, dopo aver letto “Gli incendi del tempo” di E.B. Cirillo, ho avviato la lettura di “Posidonia” ,scritto da Elisabetta Montaldo che tratta della bellissima storia d’amore fra la sua nonna materna, grande attrice italiana, ed il capitano procidano Leonardo Pescarolo. Le atmosfere sono magiche e rimandano alle mie reminiscenze personali. Ne parlerò dopo la lettura e dopo aver avviato altre letture. Andiamo avanti.

LA POETICA DELLE INTERCAPEDINI – “E’ DI VETRO QUEST’ARIA” di Monica Pareschi

 

 

 

Pareschi
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CAMPI FLEGREI

 

FESTIVAL DELLA LETTERATURA NEI CAMPI FLEGREI
“E’ di vetro quest’aria” di Monica Pareschi – LA POETICA DELLE “INTERCAPEDINI”
Dopo aver letto un libro, per poterlo comprendere,entro i miei limiti, a pieno, ho la necessità di fermarmi e di riflettere. A volte come in questo periodo nel quale leggo tantissimo, dopo aver finito una lettura ne avvio subito un’altra. A qualcuno questo metodo non piace perché, dice, gli crea confusione. Io sono fatto così: voglio apprezzare la diversità fra uno stile e l’altro, fra un autore e l’altro, fra una storia e le altre, ed è così che mi aiuto in quest’impresa.
“E’ di vetro quest’aria” di Monica Pareschi – edizioni Italic Pequod 2014 appartiene a quei libri (agili nella forma tascabile e non corposi nella stesura di poco più di un centinaio di pagine suddivise in sette racconti brevi – solo uno dei quali – “Il Progetto” – è più esteso) che già prima di finirli vorresti riprendere a leggere.
Lo stile non è di quelli semplici e piani, il livello è colto ed alto e la “rilettura” ti aiuta ad entrare meglio in sintonia con l’autrice. La prosa si avvale di un’esperienza letteraria internazionale, acquisita nel tempo attraverso la traduzione di grandi classici contemporanei (Doris Lessing, Bernard Malamud, James Ballard); la narrazione si caratterizza forse anche per questi riferimenti autoriali per essere calata in luoghi “estranei” alla nostra Cultura, mai banali, mai volgari, di certo elitari e raffinati; le ambientazioni sono gelide, nordiche, anonime, spesso “scialbe ed incolori” come le albe del protagonista de “Il progetto”. La forza della prosa di questo libro risiede nell’incisività, nell’asciuttezza, nel realismo, in una certa magistrale crudezza, una forma di cinismo e di estraneità che spesso porta ad uno sguardo freddo ed esterno rispetto alle vicende narrate. Lo scorrere della vita si realizza nei diversi racconti ed in diversi modi attraverso momenti unici difficilmente comprensibili nell’immediato (ecco perché necessitano di una rilettura). I racconti appaiono come tessere spaiate di diversi puzzle che non riescono ( e se lo faranno, dureranno fatica) a comporsi; sono infatti “tranches de vie”, attimi e sequenze, osservate e seguite con la freddezza di chi si lascia coinvolgere con parsimonia; c’è una quotidianità portata all’eccesso ed esaltata con bravura a livelli letterari sublimi (solo per riferire degli esempi si legga la parte finale di “Corpo a corpo” pag. 34; oppure quella, anche questa conclusiva del già citato “Il progetto” e l’intero coinvolgente racconto “Come in autunno sul boulevard” con le sue atmosfere che non possono essere nascoste ad un cinefilo.
Non esistono, come i più attenderebbero, dei percorsi che si concludono. Gli eventi importanti sono “prima” forse “dopo”. E’ come se si privililegiassero gli “spazi vuoti”, cio che esiste “tra” non ciò che accade “in”. E’ la poetica delle ”intercapedini”.
Leggetelo e rileggetelo, vi farà bene!

GLI INCENDI DEL TEMPO di EMILIA BERSABEA CIRILLO anticipazione

 

Gli incendi del tempo

 

Al Festival della Letteratura nei Campi Flegrei incontreremo Emilia Bersabea Cirillo, di professione architetto ma squisita autrice di racconti. Sto per terminare la lettura del libro che presenterà fra Pozzuoli Bacoli e Monte di Procida (per l’appunto, i Campi Flegrei) tra il 26 ed il 27 settembre p.v.. Si tratta di “Gli incendi del tempo” e per ora mi affido ad una parte del commento sulla quarta di copertina ossia l’ultima pagina: “Sette racconti che parlano d’amore, dove l’esilio e la memoria, la musica e il sogno, la politica e la nostalgia si rincorrono senza tregua…” Mi manca di leggere gli ultimi due racconti e stasera di certo mi fermerò a riflettere. L’imbarazzo che ho è elemento positivo per l’autrice: ho difficoltà a trovare punti deboli nella narrazione che risulta scorrevole, rapida, fatta spesso di dialoghi che riescono a prendere il lettore coinvolgendolo emotivamente, un lettore come me che ritrova in quelle pagine sentimenti comuni per i comuni percorsi che abbiamo attraversato. Una delle risposte a questo imbarazzo è un elogio positivo per l’organizzatrice principale del Festival cui va il mio (ed il nostro) ringraziamento: Angela Schiavone, che ha saputo scegliere i partecipanti a questi incontri di fine settembre. A breve, dunque, stilerò un commento più ampio su questo libro.

Il video allegato in alto è una Sintesi di alcuni momenti della seconda Edizione del Premio Sovente collegato a Libri di mare libri di terra nell’ambito del Festival della Letteratura nei Campi Flegrei che si è svolto lo scorso anno.