Passeggiata storica a Poggio a Caiano (Po) presso la meravigliosa Villa Medicea Ambra e il colle di Bonistallo

Poggio 1

Avevamo dedicato un post (il 20 settembre u.s.) su questo Blog alla visita alla quel con l’Associazione “ARTUMES” e con Maria Antonia Serafini avevamo partecipato lo scorso 20 settembre. Ne avevamo annunciata un’altra. ECCOLA!

PASSEGGIATA STORICA A POGGIO A CAIANO (Po)
GIORNO 11 OTTOBRE 2014, ORE 15:00

Dopo il successo della passeggiata storica a Comeana l’Associazione Artumes propone un nuovo appuntamento alla scoperta di Poggio a Caiano: un meraviglioso percorso tra le sale della Villa Medicea Ambra, recentemente entrata a far parte del Patrimonio dell’UNESCO. Inoltre l’appuntamento ci porterà in visita anche presso le chiese di Bonistallo alla ricerca della storia del territorio! Ritrovo presso l’ingresso della Villa Medicea, Piazza dei Medici 14, alle ore 15:00. PRENOTAZIONE OBBLIGATORIA entro le ore 12 di giorno 11 ottobre. Per info e prenotazioni: 339 1958024, mail info@artumes.it. L’iniziativa si svolgerà con un minimo di 10 partecipanti, anche in caso di pioggia. Contributo: euro 3 a persona. Vi aspettiamo!

Salve a tutti! Invitiamo coloro che vorrebbero partecipare alla nostra passeggiata storica a Poggio a Caiano (Po) presso la meravigliosa Villa Medicea Ambra e il colle di Bonistallo a contattarci, prenotare o confermare la loro presenza. Per info e prenotazioni: 339 1958024, mail info@artumes.it
Grazie
A presto!

reloaded CAMPI FLEGREI – LA GRANDE BELLEZZA

Festival PozzuoliRione Terra 2casina

il Festival della Letteratura LIBRI DI MARE LIBRI DI TERRA si è svolto con risultati straordinariamente positivi non solo per l’impegno degli organizzatori ( in primo luogo ANGELA SCHIAVONE) ma soprattutto per i luoghi magici nei quali abbiamo potuto operare grazie alle Amministrazioni comunali di Pozzuoli (un grazie a Franco Fumo ed al Sindaco Enzo Figliolia), di Bacoli (un ringraziamento a Flavia Guardascione) e Monte di Procida (un doppio ringraziamento all’Assessore uscente Nunzia Nigro ed alla new entry Maria Castiglia). Ripropongo questo post per chi lo avesse smarrito perchè, scritto l’8 settembre scorso, ha un grande valore ora che sto già preparandomi a ritornare a Pozzuoli per altre iniziative, insieme a “Il Diario del Viaggiatore” e a “Lux in Fabula”

 

LA GRANDE BELLEZZA  di G. M.

ringrazio le amiche e gli amici che mi hanno accolto e quellei che vorranno accogliermi nelle prossime iniziative comuni

ringrazio Claudio Correale per il bel video “Aeris” della sua splendida inestimabile Associazione “Lux in Fabula”

pozzuoli

 

Non è del film che intendo parlare ma dei tantissimi aspetti positivi che ritrovo ogni volta che torno a Napoli e nei miei Campi Flegrei. La “mia” Napoli (ci sono nato nel febbraio del 1947) ed i miei Campi Flegrei (ci sono vissuto fino al 1974 ininterrottamente) sono luoghi “magici” affascinanti e pieni di Storia e di Cultura. In effetti, quando mi dolgo delle attuali condizioni che non sempre contribuiscono a valorizzare questi territori non lo faccio con spirito solo critico. Lo vogliamo chiamare utilizzando termini fiscali come un “tardivo ravvedimento”? diciamo di sì, a patto che non si voglia addossare sulle spalle di chi si è impegnato, si è formato ed ha formato generazioni di allieve ed allievi “extra moenia”, la responsabilità dell’incuria “amministrativa” dei decenni passati anche quelli in cui ero ancora presente in quelle realtà. Nello spostarmi da un posto all’altro ho imparato una lezione che vorrei trasmettere, al di là di sospette aspirazioni personali che vorrei fugare immediatamente: a Feltre ed a Prato le competenze “in fieri”, in formazione”, del sottoscritto e quelle di altre persone “straniere” (“terroni” – a Feltre; “marocchini” a Prato come spesso siamo stati chiamati) sono state accolte e valorizzate come una grande ricchezza aggiunta, un “valore aggiunto”. A Feltre, per raccontarla molto ma molto in breve ho animato culturalmente la città con l’organizzazione di attività cinematografiche (Seminari e Cineforum), fondando anche un Circolo di Cultura Cinematografica; ho operato nella Politica e nel Sociale (Sindacato e Consultori) e, quando sono andato via per trasferirmi in Toscana se la sono davvero presa a male. A Prato ho operato nell’ARCI e nel PCI con tutte le sue “appendici”, fondando nel 1984 il Cinema Terminale d’Essai; ho avuto l’onore di essere Consigliere Comunale e Consigliere Circoscrizionale con delega alla Scuola ed alla Cultura, riuscendo anche ad organizzare momenti significativi dal punto di vista dello Spettacolo (nel corso della mia esperienza comunale ho contribuito in prima persona alla nascita ed allo sviluppo del Teatro Stabile della Toscana, il “Metastasio”. Sono stato Presidente dell’Associazione Film-Video Makers toscani ed ho organizzato tre grandi Rassegne dedicate agli autori giovani della Toscana). Ho realizzato anche alcuni film, soprattutto ma non solo documentari. Negli ultimi anni mi sono occupato della nascita del Partito Democratico ed ho curato gli aspetti culturali di un Circolo politico molto importante del territorio pratese. Per ricordare ed onorare la mia terra ho fondato nel 2008 un’Associazione di Cultura e Politica democratica che ho chiesto (ed ottenuto) di chiamare “Dicearchia 2008”. Ed ora negli ultimi tempi “ritorno a casa” anche se non in modo definitivo, un po’ alla volta.
Quello che ho fatto l’ho certamente prodotto per orgoglio personale; chi mi conosce e mi ha rivisto ha potuto notare che l’attivismo giovanile non si è attenuato e che “una ne faccio e cento ne penso”; chiaramente con l’esperienza diventa più facile elaborare rapidamente dei progetti. Ma è proprio la pratica che poi mi spinge a rallentare senza fermarmi, a riflettere mentre agisco e tutto questo ha solo bisogno che si capisca che poco o nulla si fa da soli ed è necessario da una parte avere una buona compagnia e dall’altra essere disponibili ad insegnare il “mestiere” ad altri, semmai, perché no, giovani.
Ho detto ad amici “sono a disposizione”. L’ho detto con modestia; vorrei non fosse considerata (perché non lo è davvero) falsa. Lo vorrei dire come messer Machiavelli che nella nota lettera XI a Francesco Vettori chiedeva ai Medici (vi risparmio la lezione storica) di poter perlomeno “voltolare un sasso”. Intendeva quel che ho inteso dire io: “sono qua, ho imparato delle cose, poche ma concrete; utilizzatemi! Sono a disposizione!”

aspettando PASSIONE VIGOTRUFFAUT martedì 21 ottobre ore 18.00 a LUX IN FABULA Pozzuoli Rampe Cappuccini 5

Vigo e Truffaut 2

vIGO 1

In una Prefazione a The Great French Films di James R. – Parigi 6 febbraio 1982 Francois Truffaut scriveva:

“La storia del cinema sonoro francese si apre con due grandi film d’avanguardia prodotti da un mecenate, il visconte di Noailles: L’Age d’or” di Bunuel e Dalì, e Le Sang d’un poete di Jean Cocteau. Poi sarà la volta di Jean Vigo; i due film che questo giovane geniale girerà prima della morte prematura all’età di ventinove anni, Zero in condotta e L’Atalante, bastano a fare di lui il più grande regista della storia del cinema francese. sono felice di constatare, ogni volta che viaggio negli Stati Uniti, che l’opera di Jean Vigo, breve ma ispirata, ha una diffusione costante, perlomeno nelle università.”

Vi invitiamo a partecipare

IL 30 OTTOBRE AL LICEO CICOGNINI DI VIA BALDANZI A PRATO ANTONELLO NAVE E GIUSEPPE MADDALUNO INSIEME AD ALLIEVE ED ALLIEVI DEL LICEO PRESENTERANNO “PASSIONE VIGOTRUFFAUT” – NEL POMERIGGIO (attendiamo di conoscere l’orario e ve ne daremo conto)

reloaded – LE DUE PIETRE – da un manoscritto polveroso ritrovato in soffitta

DUE PIETRE 2

Le due pietre
Ti ho portata nella pineta a sentire il mare, non sento parlare nessuno se non il mare ed intanto un desiderio di morte mi assale. La spiaggia è vicina ma noi non la vediamo. Solo il nostro respiro forte, affannoso, la nostra ansia di morte. Non c’è luna stasera, ho desiderio di essere solo e sono ancora con te. La mia debole tempra di uomo mi costringe a ciò. Sono stato a studiare tutto il giorno, ed ora che è scesa la sera mi assale un desiderio immenso di amore, di cose nuove conquistate; ma il tempo mi disprezza e corro ancora da te. Imparo sempre a mie spese, come tutti gli altri viventi, e dimostro una cruda indifferenza. Ripeto le cose che ho rifiutato di ripetere dopo l’ultima volta. Sono scortese come sempre e ripeto ugualmente “Mai più!” tra me e me debolmente. Vorrei sapere cosa mi attende ma non oso ascoltare la risposta. Una strada piena di fossi, la mia vita, la stessa cosa, tante cadute, tanti inciampi ed ogni tanto salire dopo essere discesi. Avresti potuto essere la mia donna, tu, donna di fumo, inconsistente, volatile, senza idee, avresti potuto aiutarmi ed io te, donna, che non sai vivere che per te stessa, che conosci il tuo solo amore, avresti potuto mille altre cose, sovvertire il destino, se Dio lo avesse voluto, far dell’omega l’alfa e dell’alfa l’omega, avresti potuto. Forse fu Dio a non volerlo, ma non ci credo adesso. Saresti capace di farmi trovare di nuovo innamorato, gravido di un nuovo amore, sulla stessa strada dell’antico per poi rifiutare il mio desiderio nel momento più bello. Ben presto conoscerò la mia signora: “Non lagnarti di me, poeta; lascia fare al destino” sembra dire alla mia mente mentre scrivo. Ed ho paura di essere giudice severo di me stesso, presago profeta dei miei destini. Mi sono turbato moltissimo a vederti ed è ormai tanto tempo che non penso che a te senza dire niente, senza far trapelare emozioni, stornandole maliziose indagini della gente, mostrando indifferenza e calma e questo mi fa male.
Ho detto di te tante cose, affermato la mia assoluta indipendenza, ho proclamato ai quattro venti che non ti amo e, pur se questo fosse vero, l’ho detto. Gli occhi mi lacrimano, non di pianot ma di gioia, se sento parlare di te, ho detto che non ti amo e vorrei che fosse vero per sentirmi liberato dal tuo giogo d’amore. Cercare di dimenticare è folle per chi sa che non può. Tornare indietro nel tempo è impossibile, ma in queste condizioni io ci ritorno ad ogni attimo, rivedo ogni cosa e mi arrabbio moltissimo di aver vinto. Ma il mio era un premio di consolazione. Vorrei rifiutare ora questi scritti, perché mi fanno del male e possono sembrare stupidi, ma in fondo, rileggendoli, mi sembrano belli, sinceri e stranamente originali finanche, tanto da lodare te che me ne hai dato l’occasione. Mi fai sentire goffo, impacciato, accanto a te, non sono capace di muovermi senza sentire in me un istintivo intimo rifiuto. Ma ora nella pineta non ci sei tu ed il mio pensiero ti segue. Cosa fai, adesso? Forse studi anche tu, forse scrivi, o forse dormi. Sì, certo, a quest’ora forse dormi. E questa donna che mi sta vicino è ancora sveglia e lo sarà per molto ancora. Sapete scegliere Beatrice tra il diavolo e lei? Questa donna, la vedrò nuda fra poco, pronta per una cerimonia consuetudinaria con molto desiderio, con poco amore. Tu dovresti essere qui al suo posto, rivestita di una corazza luccicante, alta, altissima, irraggiungibile stele lapidaria ed io, uomo di carne con il mio inadatto armamento, girarti intorno a ricercare “da qual man la costa cala”. “Sarebbe meglio per te se tu non fossi come sei, impaziente di conoscere il tuo futuro” come una voce profetica dall’alto del monte mi ha raggiunto, qui, nella sera, mentre da solo respiro l’aria salmastra nella boscaglia, accanto ad un auto piena di un vuoto interiore che mi fa male ogni volta che non ho più voglia d’amare. Ho pensato per un attimo alla morte ed ho voluto metterla alla prova. Ho spinto la mia auto a folle velocità, ma il poliziotto fermo dietro la curva mi ha segnalato l’alt ricordandomi di non essere solo sulla faccia della terra e di avere come gli altri una missione cui dedicarmi, non tutta bella come pretendo ma fatta così come la vita della quale mi lamento. Ho un solo pensiero costante: e se mi amasse anche lei? Come me, anche tu, potresti dire e fare lo stesso, anch’io sono come te, di fumo, incostante, volatile, senza idee precise, amo me stesso più degli altri e perciò rifiuto di sottomettermi, potrei mettere sossopra il mondo far della zeta l’a e dell’a la zeta, se Dio lo volesse. Ti turbi e dissimuli, anche tu, affermando la tua indipendenza, proclamando il tuo non amore. Ed anche io resto duro ed impassibile, nei momenti della tua esaltazione, per ripicca, per un senso di non solidarietà, come una grossa pietra, altissima ed irraggiungibile. Sulle nostre teste arriveranno gli ucceli ad innamorarsi, senza avere paura di essere quelli che sono, senza timore di mostrarsi nudi nell’anima, e cantando diranno tutto quello che vogliono, senza ritrarsi timidi, senza traumi, naturali come essi sono, come l’uomo vorrebbe e non può essere. E noi aspetteremo lì, in silenzio, che l’amico vento ci corroda, ci consumi, ci renda polvere, per rinascere un giorno ancora e dire alla vita “Buongiorno!” e semmai ritrovarsi e dire anche a te “Buongiorno!” e senza più parole, attendere la fine.

LUX IN FABULA – “Caccia al libro” un’interessante iniziativa nell’area flegrea e partenopea – un contributo di Germana Volpe

Correale e caccia al libro

Caccia al libro librerie

di Germana Volpe

Parte “Caccia al libro”, la nuova iniziativa promossa da Lux in Fabula.
Finalmente è iniziata la tanto attesa “Caccia al LIBRO”, nuovo progetto promosso dall’Associazione culturale “Lux in Fabula” di Claudio Correale, presente sulle Rampe dei Cappuccini al numero civico 5, Pozzuoli (NA) da più di trent’anni.
Si tratta di una vera e propria “Caccia al LIBRO” condotta tra gli scaffali delle biblioteche o delle librerie aderenti all’iniziativa. Diversi i luoghi di cultura sparsi sul territorio flegreo, ma anche partenopeo (biblioteche o librerie sia pubbliche che private) che hanno deciso di supportare la proposta, entusiasmandosi insieme con noi per la realizzazione di una simile idea!
Tra questi la Biblioteca della Stazione Zoologica Anton Dorhn, dove mercoledì 1 ottobre 2014, ha preso vita per la prima volta questa manifestazione. Presso questo importante polo culturale l’evento è stato rivolto prettamente ai bambini delle scuole elementari e medie. Sono state coinvolte per prime tre classi elementari (una III, una IV e una V) della scuola primaria “Emilia Nobile” di Napoli con lo scopo di avvicinare i più piccoli (e perché no, anche i più grandi!) al mondo della lettura, facendoli scoprire e apprezzare quel fascino indescrivibile e senza tempo che solo i libri cartacei sanno avere.
Prima di salire nello spazio bibliotecario adibito ad hoc per la “Caccia al LIBRO”, i bambini hanno potuto visitare l’Acquario della Stazione Zoologica, uno tra i primi acquari pubblici d’Europa, interamente dedicato alla flora e alla fauna del Mediterraneo, rimanendo affascinati di fronte a un simile spettacolo: qui il mondo marino si è dispiegato sotto gli occhi meravigliati dei piccoli che, incuriositi, hanno iniziato a porsi tante domande.
Al terzo piano della Stazione alcuni volontari hanno avuto la possibilità di essere parte attiva di questa nuova avventura, attendendo i bambini delle scolaresche per poi dividere ciascuna classe in due gruppi di una quindicina di ragazzi: il primo è stato coinvolto in divertenti crucipuzzle che ha avuto per tema il mare e i suoi abitanti. Successivamente ogni bambino è stato invitato a scrivere il proprio nome o un pensiero su dei cartoncini colorati a forma di animale marino: squali, meduse, pesci, polpi, stelle marine, delfini, granchi hanno arricchito la parete della sala in cui si è svolta la caccia, dove ad attendere i piccoli sul fondo è stato disposto un grande cartellone, capace di creare un simpatico scenario acquatico anche in superficie. Intanto l’altro gruppo, seguito da Claudia Di Somma, coordinatrice della Biblioteca, ha iniziato la “Caccia al LIBRO”: dapprima i ragazzini hanno dovuto rispondere a dei quesiti, prestando grande attenzione già dal primo indizio, attraverso il quale sono poi scaturiti tutti gli altri rompicapo che hanno portato le squadre a trovare i libri giusti sino a quello contenente il tanto ambito premio.
L’entusiasmo non si è fatto attendere, sia da parte di coloro che hanno coordinato il tutto che le scolaresche che vi hanno preso parte!Per premio ciascun ragazzo ha ricevuto il taumatropio (il cui significato greco è “vedere meraviglie”), con il simpatico e coloratissimo disegno di un pesce da una parte e di una boccia dall’altro: questo simpatico strumento ottico di epoca vittoriana, è stato inventato da Mark Roget nel 1824.Tale gioco consiste nell’illusione ottica creata sulla retina dell’occhio alla vista dei disegni complementari disposti sulle due facce di un disco fatto ruotare velocemente.
Alla fine della caccia è stato consegnato un piccolo pensiero anche alle maestre dei ragazzi, che non dimenticheranno di certo questa innovativa esperienza per i loro alunni. Si è pensato di salutare i bambini mostrando loro un cd, un dvd, un floppy disc e un libro di ben 500 anni: il libro risulta il vincitore tra questi oggetti perché è l’unico capace di sfidare le insidie del tempo, rimanendo consultabile senza mai passar di moda. Sorpresi i ragazzini si sono resi conto dell’importanza delle lettura e hanno capito che leggere un buon libro e conservarlo con cura servirà ad alimentare una memoria a lungo termine, oltre che ad arricchire il loro bagaglio di conoscenze.
Leggere sui volti di tutti i bambini presenti la felicità, ci ha reso sereni ed emozionati! Consapevoli che la cultura e il sapere siano le migliori risorse che esistano, ci auguriamo che le prossime caccie al libro vedano altrettanta vasta partecipazione.
Altri poli aderenti all’iniziativa sono: la Biblioteca del Museo Archeologico Nazionale, Napoli, Piazza Museo 19; la Biblioteca di area Architettura dell’Università Federico II, Palazzo Gravina Napoli, Via Monteoliveto 3; la libreria “Un libro tira l’altro”, Pozzuoli, Corso Garibaldi 3; la Libreria “Cartolibreria 900”, Pozzuoli, Via Gianbattista Pergolesi 38; la Libreria Coop di Centro Commerciale “Quarto Nuovo”, Quarto, Via Masullo 76; la Libreria “Il Fuori orario”, Bagnoli, via Giusso 11; la Mostra d’Oltremare, edificio Cubo d’Oro, nell’ambito dell’iniziativa “Libri liberi in movimento” delle associazioni “Movimento Contaminarte” & “I Ragazzi della Barca di Carta”.
Le date in cui partirà l’iniziativa negli altri centri di cultura su citati sono ancora da definire. Per avere informazioni a riguardo ed essere sempre aggiornati sui prossimi appuntamenti potete diventare fan della pagina facebook “Caccia al LIBRO” gestita dall’Associazione Lux in Fabula che trovate al seguente link:
https://www.facebook.com/pages/Caccia-al-LIBRO/646780992102088?fref=ts

Lux in Fabula caccia

LUX in fabula

commento a CHIEDIMI CHE ORE SONO di Agata Virgilio

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Perché si scrive? Praticando decine di scrittori, anche molto giovani come Agata Virgilio (ma anche Alessio Arena e Margi De Filpo), comprendo la loro impellente necessità di entrare in contatto con l’esterno da sé perché altri condividano il loro mondo interiore, anche se trasformato, sintetizzato in attimi di vita circostanziati ma arricchiti da un vissuto ricco di contaminazioni pluriculturali attinte all’humus familiare e sociale. Agata Virgilio non si sottrae mai a tutto questo e nella sua “opera prima” (è ovviamente un auspicio verso la “seconda” e la “terza” e poi e poi e poi) “Chiedimi che ore sono”, con un linguaggio personale giovanile pieno di freschezza e spontaneità, ci racconta la sua “formazione” umana in quel comune delicato passaggio dalla fase della infanziapubertà a quella dell’adolescenza. Agata è consapevole della sua dimensione e delle ragioni che la sospingono e già nel secondo capitolo fa dire alla protagonista “Roxana” (“Che nome strano” eh!) “piccola stella splendente”: “La scrittura è la mia salvezza, è la nave che porta in giro la mia anima. A volte si trasforma in una scialuppa che mi raccoglie dal mare in tempesta”. Sottoscrivo (“mi piace”) e condivido. La cultura di Agata è inusuale in una ragazza di 15 anni ma è di certo inserita all’interno di un contesto familiare aperto ai più diversi contributi. Lo si evince anche dall’utilizzo metodico all’inizio di ciascuno dei 16 capitoli del richiamo a testi musicali non proprio contemporanei, sintomo di una conoscenza che va al di là delle “mode”. Agata è una ragazza speciale che non si confonde con la massa, che non si omologa con i suoi coetanei (“Vorrei dedicare questo pensiero” dice Agata nel 10° capitolo “ anche a tutti coloro che per sentirsi accettati dalla massa calpestano tutte le cose importanti che avevano avuto fino a quel momento”) ed è anche in questa sua caratteristica che risiede la profonda difficoltà a confrontarsi con le sue amiche e ad inserirsi in gruppi annullando anche solo in parte la sua personalità. Ecco emergere la necessità di confronti irreali con esseri fantastici (l’altro da sé) o con questo o quel ragazzo di cui ci si infatua provvisoriamente ma che non corrispondono in definitiva agli “ideali” sognati. Agata cammina, odia i mezzi di locomozione (anche la bicicletta), e lo fa essenzialmente per continuare a parlare dentro di sé, astraendosi all’interno del suo mondo così ricco; ed anche questo sottoscrivo e condivido: “Camminando non inquini, vivi a contatto con gli altri ma puoi sempre assentarti, mandando la tua mente altrove….Il vero viaggiatore è quello che non si stanca mai. Puoi correre o camminare, l’importante è non fermarsi.” Il libro di Agata Virgilio “Chiedimi che ore sono” (il titolo si riferisce ad una delle sue particolarità “C’è un’altra cosa che non sopporto: gli orologi da polso”) è scritto in modo agile fresco sintetico non ampolloso e retorico come accade alle solite “opere prime” nelle quali sempre più spesso si intende riversare tutto di tutto. La struttura sintattica permette una lettura rapida ma i contenuti sono alti ed esprimono valori non comuni. La protagonista Roxana è quasi certamente una proiezione di Agata ed è segno di grande maturità far profferire alla prima una forte motivazione per il proprio futuro: “…io sarò qualcosa di più. Certo, avrò molte più difficoltà nella vita sociale, ma almeno sarò la persona che voglio essere e farò quello che voglio fare. Dovrei andare a dormire ma continuo a pensare, a pensare, a pensare! Il pensiero. Che grande capacità. Penso, dunque sono.” Al di là della serietà dei temi che ho riportato da lettore quasi settantenne ma memore di quei particolari turbamenti – diretti ed indiretti – dell’età adolescenziale, il libro è pieno di una lieve ironia che Agata riversa su se stessa e sul mondo che la circonda riuscendo a coglierne sfumature che non sempre sono evidenti a chi non possiede la necessaria sensibilità. Perché scrivere un libro, dunque? Un libro ferma il tempo e lo colloca in un universo una dimensione definitiva ed oggettiva ponendo la “storia” raccontata a disposizione di tutti quelli che la vorranno rivivere, partecipando e condividendo le ansie, le ubbie, le sofferenze e le gioie della protagonista. In bocca al lupo, Agata, ad maiora! Il libro si può trovare su ilmiolibro.it. Ve lo consiglio.

LA LETTERATURA TAMIL A NAPOLI di Alessio Arena – dopo il FESTIVAL annuncio di lettura

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Il pdf del romanzo “La letteratura Tamil a Napoli” mi è pervenuto pochi giorni prima del “Festival della Letteratura nei Campi Flegrei – Libri di mare libri di terra” che si è svolto dal 26 al 28 settembre fra Pozzuoli – Rione Terra, Bacoli – Villa Cerillo, Miseno e Casina Vanvitelliana, Monte di Procida, Cappella e Casale di Cappella. Alessio Arena, giovanissimo cantautore (ne ho raccolto le straordinarie potenzialità ma anche le qualità acquisite) e scrittore (scrive i suoi testi ma ha anche scritto il romanzo di cui fra qualche giorno commenterò le pagine) nato a Napoli nel 1984 è stato presente alla giornata iniziale del Festival e mi sono rammaricato enormemente per non aver potuto sostenerlo (mi darà atto che sono stato zitto del tutto) con un mio commento. Sto recuperando le “forze” dopo la grande fatica e lo faccio nel miglior modo che io conosca: leggendo. Il libro di Alessio Arena edito meritatamente da una casa editrice di primo piano (non ha vinto per un punto il Premio Neri Pozza nell’ottobre del 2013) come è la Neri Pozza, che lo sta sostenendo, è un testo originalissimo, gustosissimo, curiosissimo. Non appena lo termino, dopo la consueta “digestione”, ne scriverò. Per ora, gradite ascoltare Alessio Arena

EPIFANIE – 3

EPIFANIE – 4

Giovanna! Eh sì, Giovanna! “Coccole e carezze eterne…” era il messaggio che ci coinvolse ed il primo incontro si svolse in un contesto “alto” dal punto di vista della Storia e della Cultura. Appena fuori Arezzo in un pomeriggio novembrino di qualche anno fa sulla via Cassia c’è un luogo magico, tranquillo che ispira serenità; frequentato da pochi in un giorno feriale è il più adatto per incontri riservati per scambiare opinioni, passeggiare lungo gli argini dell’Arno che là riceve le acque della Val di Chiana. C’è su quel fiume un ponte, Ponte Buriano, risalente alla metà del XIII secolo, che è lo stesso che appare sullo sfondo a destra dietro la spalla della Gioconda. E c’è un Parco con sentieri. Ed è là che Giovanna, conosciuta su una chat alla quale aveva risposto ed incontrata alla Stazione di Arezzo, volle portarmi; mi parlò di lei e delle vicissitudini coniugali, dell’assenza di figli forse non voluti, dell’apatia del marito e della necessità impellente di nuove emozioni anche solo per far ribattere il cuore. Giovanna profumava intensamente ma di un’essenza che poi mi spiegò aveva lei stessa preparato. Non credo di aver sentito dopo di lei altro intenso flavour nelle persone che ho incontrato. Era una donna modesta ma corporeamente molto forte e ricca e non ne nascondeva le forme. Passeggiammo parlando anche di me e della mia stanchezza coniugale e del bisogno di rivivere emozioni lontane. Se proprio lo volete sapere non era “sesso” quello che cercavo ma una persona con la quale condividere rinnovati turbamenti. In auto ci scambiammo anche dei baci affettuosi rinviando ad altro tempo contatti più diretti; ma fummo ugualmente intercettati da un’auto della Polizia che ci chiese i documenti e dopo averci identificati ci chiese di allontanarci da quel luogo (erano anni nei quali si erano verificati atti terroristici ed il Ponte leonardesco sembrava essere uno degli obiettivi sensibili dal punto di vista culturale). Ritornai con Giovanna verso la Stazione mentre una nebbia fittissima calava. Ho rivisto Giovanna altre volte ed è stato piacevole conoscerla. Ed appunto, come dicevo, una volta l’ho invitata nella tratta Arezzo-Chiusi ad un breve incontro, anche quello pieno di “coccole e carezze eterne”. I miei viaggi nell’ultimo periodo sono diventati più frequenti e ricchi di prospettive anche se il tempo che rimane a quasi settanta anni è molto poco rispetto a quello che mi sta alle spalle.
Gli orizzonti invece di ridursi come capita a chi si affida al destino dolcemente e passivamente per me si sono ampliati. Non osservo, ma agisco e non riesco a stare fermo. E se osservo ed ascolto come quando viaggio ed è il treno (con il quale preferisco spostarmi) a condurmi lo faccio esclusivamente per capire il mondo in cui mi è dato di vivere. In uno degli ultimissimi viaggi di ritorno ho incontrato un signore che ha parlato per circa sei ore ininterrottamente, ma con una grande varietà di argomentazioni interessanti…..

CHIEDIMI CHE ORE SONO di Agata Virgilio – anticipazione di un commento

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Salve. sto per terminare la lettura di “Chiedimi che ore sono” della giovanissima Agata Virgilio. Lo trovo agile, lieve e pieno di consapevole ironia; pur trattando di temi “apparentemente” autobiografici non è mai autoreferenziale e retorico. Un testo maturo pur nella relatività degli anni dell’autrice ma di certo superiore a quanto questi ultimi le assegnerebbero comunemente. Credo che lo possiate recuperare su Internet attraverso ilmiolibro.it Al più tardi dopodomani lo commenterò più ampiamente – e questo non accade perché sia faticosa la lettura che, come ho già detto, scorre velocemente. Di norma fra un libro e l’altro faccio intercorrere uno spazio di tempo. Anche in questo caso.

CAMBIO VERSO – per la mia vita – 3

sono davvero carini questi “gufetti!!!”

Qualcuno fa finta di sorprendersi rispetto alle mie riflessioni, perché l’Ipocrisia che troppo spesso è stata spacciata per furbizia, scaltrezza tipica della Politica praticata l’ha fatta da padrona: è stata la “stella polare” cui si è affidato il proprio destino “fortunato”. E comincia così ad accadere che alcuni assertori del Verbo “rinnovato”, senza smentire la loro scelta, negli incontri pubblici ma interni al Partito Democratico si riempiano la bocca del Verbo di Fabrizio Barca, che ha molto poco a che vedere, anche se resiste apparentemente in modo imperturbabile ad operare nell’ambito del PD, con quello dello pseudo rinnovamento. Fa una certa impressione sentir dire da alcuni dirigenti che occorra applicare il “metodo Barca” e Barca su Barca giù sembra quasi che non si sappia che pesci pigliare, dove appigliarsi per salvare la zattera alla deriva su cui si è deciso di viaggiare. In questa bagarre vedo facce che non mi sono mai piaciute (ed alle quali – credo – non sono mai piaciuto) e con le quali non intendo condividere il mio tempo e le mie conoscenze, le mie competenze (le une e le altre per scarse che siano), ne faccio a meno ma non traccheggio come fa per motivi molto misteriosi qualche altro. Vi saluto con rispetto e deferenza e vado via.