MA COSA E’ QUESTO “AMORE”?

Federica Nerini

Cara Federica, grazie. E’ da qualche tempo che pensavo proprio ad indagare le ragioni di un sentimento così ricco e profondo che è elemento fondamentale per gli esseri viventi. Non ci riuscivo forse per pudicizia senile forse per una vita sempre piena di ovvietà quotidiane; sei riuscita a sintesi con questo tuo articolo. Non sai ancora che odio le smancerie, quelle degli altri che osservo con infinito sospetto ma allo stesso tempo rifuggo per “par condicio” dall’utilizzarle con chi ho di fronte. Rifuggo appunto per cui eventualmente taccio. Non posso tacere invece con il tuo impegno; in questi giorni siamo impegnati entrambi sullo stesso terreno di battaglia ma su fronti apparentemente opposti. Grazie per quello che farai. Il mondo è tuo ed è dei giovani che vorranno “davvero” cambiarlo.
G.M.

Poveri in riva al mare

“L’AMORE AI TEMPI DELLA GENERAZIONE 2.0”
di Federica Nerini

“Poveri in riva al mare” è uno dei quadri più comunicativi ed immediati, riguardante il periodo “blu” del pittore catalano: Pablo Picasso. L’incomunicabilità e la staticità dei componenti della famiglia sono l’emblema dell’incomprensione, che sta attraversando la nostra Società odierna. Solo una parola bisogna annotare in fretta, dopo averla dipinta sopra i muri e i tetti delle case: “immobilismo”. Solitudine, chiusura, melanconia, dolore, disperazione, angoscia, terrore, paura e inettitudine: questo è lo spettro inquietante, che si proietta verso il nostro futuro. Insicuri difronte ai giorni venturi; indifesi nei confronti di un presente cupo, spento, senza sogno, fantasia e aspettativa. Noi siamo tutti inermi come foglie semi-morte, che saranno gettate al suolo, aspettando il primo maestrale.
Tra tutti i sentimenti, quello che deve essere difeso con la stessa foga del cavaliere, che salva la principessa su una torre infuocata è: l’ “amore”. L’amore non è un’arte, ma è una condizione intensa di perdizione dell’apparato sensoriale, una destabilizzazione del sistema razionale, un’estasi mistica generata da situazioni non-programmate, uno stato di incoscienza psichico, una migrazione dell’anima personale, una totale donazione estranea, e un piacere infinitamente desiderato in tutto l’arco della vita. L’”a-mors” è ciò che ci fa sentire “vivi”, ma anche “morti” allo stesso tempo; è ciò che ci fa disperare come i bambini piangenti, quando non vengono più coccolati e adorati, perché ogni uomo ha il bisogno e il diritto di essere amato, almeno una volta nella propria esistenza.
L’essere umano è consapevole di se stesso, della propria persona, della brevità della vita, del senso di vuotezza del nulla, del vivere senza averlo voluto, e sa che prima o poi, come in un sogno tutto questo finirà. Quindi la “brevitas” temporale è troppo incessante per vivere la vita da soli, così cerchiamo l’altro per pura necessità e mero istinto narcisistico. Siamo reattivi solo per sconfiggere la solitudine, una delle condizioni più brutte ed imperdonabili che l’anima deve sopportare. “Solo un Dio ci può salvare”, non abbiamo più forza per sopravvivere ormai. Ci lasciamo sopraffare dal vento, che diventerà freddo e ci distruggerà pian piano. Quest’ è l’amore: lasciarsi attraversare incondizionatamente, perché noi siamo deboli di fronte all’immensità della sua vastezza.
“Il conoscersi” è alla base del sentimento umano dell’amore: noi pensiamo di essere liberi, di vivere svolgendo azioni che appartengono alla nostra persona, mentre agiamo secondo cuore, inconscio e irrazionalità. Dobbiamo quindi sovrastare le barriere invalicabili dell’isolamento e fonderci simbioticamente con l’altra istanza appartenente alla coppia amorosa, solo per l’illusione di gioire affogando nel piacere di un attimo fugace. Ma allora se l’amore genera felicità e piacere, perché la maggior parte delle coppie combatte contro l’infelicità e la menzogna? Perché poche storie d’amore si basano sulla fedeltà e il rispetto? E perché si parla sempre di sogno d’amore e mai di realtà? Sfido chiunque a rispondere senza sfiorare la paranoia.
L’amore è uno dei più alti sentimenti cristiani, e alla base di tutto c’è un verbo: “dare”. Cosa significa dare? Lo psicanalista Erich Fromm, nel suo libro “L’Arte di Amare” a tal riguardo scrive: “La risposta sembra semplice, ma in realtà è piena di ambiguità e di complicazioni. Il malinteso più comune è che dare significhi «cedere» qualcosa, essere privati, sacrificare […] Dare è la più alta espressione di potenza. Nello stesso atto del dare, io provo la mia forza, la mia ricchezza, il mio potere. Questa sensazione di vitalità e di potenza mi dà gioia. Mi sento traboccante di vita e di felicità. Dare dà più gioia che ricevere, non perché è privazione, ma perché in quell’atto io mi sento vivo”.
“Amare” per sentirsi “vivi”, questo è il terreno fertile su cui costruire il futuro, magari dando tutto ciò che di vivo si ha in corpo, solo così possiamo raggiungere la splendente felicità. Ma allora c’è speranza di ristabilire e di ricostruire il sentimento amoroso, cercando di crederci come abbiamo fatto in passato? Spero di sì, perché gli uomini solitari devono gioire prima o poi. Tutti, in un modo o nell’altro, aspettano insistentemente di essere abbracciati ed amati. D’altronde, parafrasando Lucio Dalla: “A modo mio avrei bisogno di carezze anch’io”…

 

MARIA DI RAZZA a “LA PRIMA COSA BELLA” A POZZUOLI 28 FEBBRAIO 2014

La prima cosa bella from Maria Di Razza on Vimeo.

 

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E’ una donna poliedrica con una grande passione ed una preparazione tecnica acquisita passo dopo passo, corso dopo corso, esperienza dopo esperienza, cimentandosi con aspetti diversi dell’organizzazione e della realizzazione cinematografica, imparando a costruire se stessa stando sul pezzo senza risparmiarsi. La sperimentazione tecnologica sempre più sofisticata è uno degli aspetti che la stimola a mettersi continuamente in discussione: Maria Di Razza abita a pochi passi dal vulcano Solfatara e ne ha acquisito la vivacità e la potenza. Da casa sua, dove mi riceve, si gode una splendida vista sul Golfo di Pozzuoli, si domina un panorama mozzafiato che va da Capri (una delle inquadrature del suo film su Ipazia è ripresa proprio da quel balcone) a Miseno, Bacoli, Procida ed Ischia. La incontro per ultima e di sera perché impegnata nel suo lavoro principale, per il quale è preoccupata perché si prevedono a giorni tagli nel personale e già è in cassa integrazione, e forse anche perché vuole farmi vedere alcune sue ultime produzioni che sta realizzando insieme a Costantino Sgamato, che fra tutti mi sembra il minimo comune denominatore e non di certo quello che a Napoli chiamano in senso spregiativo “petrusinu ogni minestra”. Costantino di cui parlerò più ampiamente in altro articolo è sempre pronto a cimentarsi tecnologicamente e con il suo “genio” nella realizzazione di prodotti da parte dei più valenti film makers flegrei. Da sola Maria Di Razza riesce in ogni caso a realizzare piccoli prodotti pubblicitari (ne ha preparato uno per il 28 febbraio da mandare “in loop” su dei monitors nel corridoio a pianterreno di Palazzo Toledo prima dell’incontro che è riservato a questo gruppo di magnifici realizzatori). Si diverte con la centralina di montaggio per mettere insieme degli spezzoni cinematografici di film girati a Pozzuoli e lavora molto anche con l’animazione sempre in collaborazione con la Brainheart di Costantino Sgamato. C’è agitazione in casa di Maria: i figli si vanno preparando a seguire la partita del Napoli con lo Swansea. Cerco di accelerare intorno a quello che mi interessa sapere; Maria l’ho seguita già mentre ero a Prato, ho visto il suo “Ipazia” del 2007, un prodotto video che pur essendo un’opera prima rivela già una concreta capacità di padroneggiare il mezzo cinematografico; forse anche perché già quel lavoro è frutto di un’equipe di competenze le più variegate e diversificate e punta molto sul valore dei “volti” e delle espressioni utilizzando una sceneggiatura mai sovrabbondante ma essenziale e funzionale al raggiungimento della “sintesi”. E’ di certo un video didattico ma io che in questi anni di lavoro nell’ambito scolastico e culturale cinematografico ne ho visti a migliaia, ed anche di amici competenti, posso dire a ragion veduta che è fra i migliori prodotti in circolazione e sarebbe opportuno proporlo come base di discussione su temi come l’integralismo culturale politico e religioso, veri e propri nemici della Cultura e della Conoscenza. Parole come STUDIO – VERITA’ – SAGGEZZA aprono il video e poi FATICA – AMORE della BELLEZZA – UMILTA’ – FASCINO della CULTURA – la CULTURA che fa superare tutte le barriere e poi la sottolineatura del “genere” che va a sconvolgere un ordine gerarchicamente maschilista. Altro tema simbolico è il “radicamento culturale” difeso da Ipazia che rifiuta di andare in esilio e sfida orgogliosamente il potere, avviandosi in chiusura alla morte. Ed è così che, infine, mentre seduta davanti alla centralina va definendo il prodotto pubblicitario per “La prima cosa bella” del 28 febbraio, le pongo alcune domande. Intanto sulle sue passioni cinematografiche e si parla di Alfred Hitchcock, e sulle sue passioni in assoluto e si accenna alla Matematica ed al Cinema. Mi parla poi del suo nuovo lavoro, un corto di 8 minuti sull’uso eccessivo ed a volte dannoso non solo psicologicamente ma anche fisicamente della “chirurgia plastica”; e di un altro ancora che è in progettazione su “La terra dei fuochi”, che presenterà inevitabilmente uno scenario apocalittico e degradato della Campania: in effetti più che un documentario pensa ad un ritorno al narrativo. Eh già, un “ritorno” dopo “Ipazia”. Perché Maria Di Razza negli ultimi mesi ha fatto incetta (io perlomeno ne ho perso il conto) di premi con “Forbici” un corto di tre minuti e 22 secondi su un tema che è quello della violenza sulla donna. Il video che è costruito con la tecnica dell’animazione e vede fra i suoi realizzatori, pensate un po’, Costantino Sgamato, che ha partecipato anche alla sceneggiatura, è stato prodotto da Antonietta De Lillo nell’ambito del suo Film partecipato “Oggi insieme domani anche” un’idea di film collettivo coprodotto con gli stessi autori.
In questo articolo inserisco il breve filmato di presentazione della prima giornata de “La prima cosa bella” che Maria ha preparato e poi il trailer di “Forbici”. “Ipazia” lo trovate su Vimeo.

EMMA CIANCHI a “LA PRIMA COSA BELLA” 28 FEBBRAIO 2014

Emma Cianchi

 

LEZIONI DI CINEMA (ciò che il cinema ha insegnato a me)

di Giuseppe Maddaluno

 

Luigi mi aveva consentito di sedere ad una delle scrivanie dell’ufficio appena contiguo al suo; non ricordo chi di norma sedesse a quella postazione ma era libera perché con i “turni” di lavoro sfalsati fra mattina e pomeriggio l’impiegato quel giorno aveva già svolto il suo lavoro, quello di bibliotecario in una realtà molto significativa per la storia come quella del centro più importante dell’area flegrea. Ero quindi con il mio zaino colmo di appunti e di effetti personali seduto ed aggeggiavo con il computer a promuovere su uno dei social network più diffusi l’iniziativa del 28 febbraio. Avevo aperto l’evento prima di venire a Pozzuoli mentre mi trovavo ancora a Prato. “La prima cosa bella – Esordi d’autore” già viaggiava alla grande grazie ai contatti che ciascuno di noi organizzatori (Giuseppe Borrone, Mariateresa Moccia Di Fraia ed io) per vie diverse riusciamo ad informare. La Biblioteca di Pozzuoli (che a prescindere dalla sua “mission” principale dovreste visitare: è anche sede del “Polo Culturale” della città) è frequentatissima da giovani che ormai la vivono non solo per studiare ma anche per socializzare (il silenzio è d’obbligo ma ci si riesce ad annusare e dopo un po’ si diventa sodali ed amici e si può uscire per scambiare due chiacchiere anche se con la scusa di fare qualche tiro di sigaretta meglio ancora se autoconfezionata). Sarà anche per questo andirivieni rispettoso di giovani che, quando Emma è arrivata, non mi ero affatto accorto di avere davanti a me una persona così importante nel suo settore. Emma è all’apparenza (ma vorrei che fosse chiaro che sto esprimendo un grande valore) poco più che una ragazza, uno scricciolo di donna (non è molto alta ma è ben fatta ed è in forma fisica perfetta), dal sorriso straordinariamente espressivo; e per un attimo la scambio per una delle frequentatrici della Biblioteca. La verità è che sono “stonato”, un po’ rintronato e distratto dal lavoro che sto svolgendo; inoltre mentre di altri autori di cui stiamo andando ad indagare gli esordi ho già delle foto, a me manca proprio quella di Emma Cianchi. Eh già, Cianchi! Il cognome è “toscano” ed a Prato ci sono dei fratelli Cianchi musicisti ed un loro negozio, “Musicalcentro”, che ha visto crescere e svilupparsi grandi talenti anche attraverso le Scuole di Musica (Comunali e non). Dopo il primo sorriso Emma si presenta: Ciao, sono Emma Cianchi! Il segreto del cognome è presto sciolto: “le origini di mio padre – dice – sono toscane e spesso faccio ritorno in quelle terre”. E’ venuta al Palazzo Toledo, la sede per l’appunto della Biblioteca e del Polo culturale della città, per incontrare me, che avevo urgente bisogno di sapere qualcosa di più dalla sua voce viva; ho chiesto lo stesso impegno anche agli altri autori, che vedrò nelle prossime ore, forse domani 27 febbraio, fra mattina pomeriggio e sera. Non registro la conversazione ma me ne rammaricherò perché Emma è un fiume in piena; prendo appunti rapidamente. Mi trovo di fronte ad una personalità artistica complessiva i cui sviluppi non sono ancora completati; ho letto di una sua iniziale passione per la fotografia ma so che è un genio della danza e della coreografia e, dunque, per noi che ci occupiamo di Cinema, della Videodanza, di cui infatti parleremo. Nella sua professione di coreografa per la quale si è formata con grandi nomi (Ivan Wolfe, Susanne Linke, Lola Keraly, Bruno Collinet Christopher Huggins, Beatrice Libonati, Simona Bucci, David Zambrano, Antonella Bertoni, Michele Abbondanza) eccelle non solo nel panorama locale e regionale, anche perché, dopo i primi passi, si è perfezionata all’estero, tra Parigi, Amsterdam e Vienna ed ha realizzato spettacoli di grande successo ottenendo riconoscimenti internazionali evidenti nelle sue collaborazioni e nelle richieste che le vengono rivolte da ogni parte del mondo. Di questo parliamo e poi le chiedo del video che ha realizzato, “dOVesOnonata”, che venerdì 28 presenteremo in apertura dell’evento. La danzatrice del video, Paola Montanaro, su un fondo bianco con una sottile velatura in contrasto è rappresentata coreograficamente nell’atto della sua presa di coscienza, della sua perenne (ri)nascita. L’OVO richiamato dalle lettere maiuscole del titolo ne è l’indizio principale. La danza è accompagnata da una musica originale molto ben calibrata sui movimenti del corpo e sugli oggetti (foglie quasi accartocciate, lenzuoli aggrovigliati, un tappeto di foglie secche) il cui autore è un altro grande rappresentante del “genio” flegreo-puteolano, Lino Cannavacciuolo. La resa coreografica curata in particolare da Michela Ricciardi è eccellente anche nella scelta scenografica e delle locations a Monte Sant’Angelo e ad Artgarage. La fotografia è di Sergio Vasquez, gli effetti digitali ed il montaggio sono curati da un altro giovane di cui parleremo e di cui sentirete parlare presto, Costantino Sgamato. Cosa rimane, dunque? Eh già, il soggetto, la sceneggiatura e la regia sono di Emma Cianchi. E ci soffermiamo ad indagare altri percorsi ed altre opere e mi chiedo perché non dedicarle una sola puntata de “La Prima cosa bella”? Facciamo un po’ il punto e facciamo anche l’elenco dei video realizzati: “La stanza del tuffatore”, “Il caos del cinque”, prodotto da NapoliTeatroFestival e Città della Scienza, nel quale vi è la quinta passione di Emma, la “matematica”; e poi parliamo di “Memoria divisa” sulla tragedia delle “foibe”. Emma è un fiume in piena e dopo un po’ capisco anche perché: è stato un vero e proprio miracolo averla davanti a me a parlare per circa un’ora, è piena di impegni di lavoro, il suo lavoro, e poi, lo scoprirò nei giorni successivi, è in perenne ed eterno trasloco. Infatti mi saluta e ci diamo appuntamento a venerdì. Verrà di certo perché si è preso questo impegno ed io sono stato molto felice di averla incontrata e di aver potuto attraverso di lei ( e poi delle altre persone che incontrerò ) asserire che la terra flegrea continua ad essere fertile culturalmente ed artisticamente, così come sognavo quando ero giovane negli anni settanta del secolo scorso.

 

Intanto godetevi questo video: “dOVesOnonata”

 

 

 

EN ATTENDANT… controrisposta a LUCIO D’ISANTO

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di Giuseppe Maddaluno

Caro Lucio, tutto quello che tu dici è “vero” e lo condivido; ma è parzialmente riferibile ad uno sguardo “esterno” che è poi lo sguardo populistico che va per la maggiore. Utilizzo il termine “populistico” in senso di concretezza non come elemento negativo in assoluto. E’ chiaro che dopo una discussione si debba decidere (a parte il fatto che tu richiami le “urgenze” di tipo economico che abbisognano di interventi rapidi; e quanti ne abbiamo subiti senza fiatare?); io pongo un “nuovo” (!) quesito relativo al superamento di qualsiasi discussione nei luoghi periferici, che sono poi il cuore pulsante di un Partito democratico di nome e di fatto. Di questo se ne può rendere conto chi quei “luoghi” li ha vissuti, costruendoli non chi ha osservato dall’esterno la vita politica dei Circoli. Eh già, anche questo! sai quanti Circoli del PD ci sono a Prato? sono 41. A Pozzuoli ce n’è uno. Ecco!

LUCIO D’ISANTO RISPONDE A “EN ATTENDANT – MA NON GODOT”

 Grazie, Lucio!

Lucio-DIsanto

Ma dove sta scritto che la democrazia è necessariamente il sistema delle discussioni eterne senza decidere mai? Altrove i disegni di legge si presentano, si discutono e poi si approvano o si respingono. Da noi si discute sempre senza decidere mai. Cosa abbastanza grave in un mondo che cambia rapidamente e ha bisogno di rapide decisioni. Da quanto tempo si parla del bicameralismo perfetto (unico al mondo)? Da quanto tempo ci si lamenta che i disegni di legge, prima di essere approvati, fanno “la navetta” tra camera e senato fino a che siano approvati nel medesimo testo da due camere perfettamente eguali … e questo se ci si riesce prima della fine della legislatura … sennò tutto daccapo! Di questo i costituzionalisti si lamentavano sui testi fin da quando (anno accademico 1969/70) studiavo Diritto Costituzionale! Oggi una crisi economico-finanziaria scoppia all’improvviso e ha bisogno di risposte celeri, come sono state date in paesi non proprio autoritari come gli USA (di Obama) o il Giappone, dove gli effetti della crisi sono stati almeno attenuati. Ma chi ha detto che una democrazia debba essere inefficiente, inconcludente e parolaia per forza? E un sistema così è sicuro che sia veramente democratico? E sei sicuro che sia “demagogico” volere con decisione qualcosa e poi presentarsi all’elettorato (le elezioni ancora nessuno, pare, le abbia abolite) che approverà o meno? E’ semplicemente quello che succede in tutte le democrazie normali. Nella Francia della III e IV Repubblica le cose andavano come oggi in Italia, si è cambiata la costituzione in senso più decisionista con la V Repubblica e oggi la lotta politica (con qualche eccezione) avviene tra una coalizione di destra e una di sinistra, chi vince governa e chi perde si oppone e controlla. E’ poco democratico questo? E’ demagogico? Allora dovunque in occidente regna la demagogia che invece non regnava nell’Italia felice dei Bersani, D’Alema, Finocchiaro, Prodi, Ciampi. Allora sì che si discuteva! Su tutto! Ma nessuno sapeva che nel 1992 (governo del Padre della Patria Ciampi) la Banca d’Italia veniva privatizzata (non ci vuole un economista per capire che si tratta di una decisione che riguarda la vita di tutti i cittadini) e diveniva di proprietà di altre banche (chi deve controllare è di proprietà dei controllati) senza tralasciare che la più delicata funzione pubblica veniva lasciata, da allora, in mano a dei privati! (E QUESTO E’ SOLO UN ESEMPIO TRA I TANTI). Ti sarò grato se mi trovi un solo articolo in prima pagina o una riunione di un qualche organo del PdS poi DS poi PD che abbia trattato l’argomento o lo abbia spiegato agli elettori (ti pago una pizza se me lo trovi). E sai che una cosa così importante la sapevano in pochissimi (oggi qualche trasmissione ritenuta “sbracata” ne comincia a parlare). Sai quei pochissimi perchè la sapevano? Perchè vivendo nel mondo giudiziario sapevano che era stata posta la questione legale del “signoraggio” cioè del compenso (sia pur minimo) che il “Signore” prendeva come compenso/tassa dalla collettività per aver battuto moneta nell’interesse pubblico. Ora che la banca centrale è privata, e quindi la moneta viene coniata da un ente che fa profitto, tale compenso, che non dovrebbe più essere dovuto, viene illegittimamente trattenuto. Voglio dire che, per mero caso, pochi cittadini sono venuti a conoscere, indirettamente, un problema (quello della privatizzazione della Banca Centrale) importantissimo per la sovranità popolare e la vita di una nazione. Era di un paese democratico discuterne in trasparenza o sarebbe stata demagogia? Prima “discutevi”, ma su cosa ti facevano discutere? Hai discusso sulla trasformazione delle banche, non più divise tra banche o sezioni che si occupano di finanza da quelle che si occupano dell’economia reale? Tale divisione è avvenuta con la “deregulation” Reaganiano-thatcheriana poi diffusa al resto dell’occidente. Hai discusso sul perchè la sinistra che prima aveva (giustamente) avversato ciò, poi lo ha entusiasticamente appoggiato? Hai partecipato a discussioni sul perchè, dopo la caduta del muro di Berlino, non ci si è identificati – a sinistra – più nemmeno con lo stato socialdemocratico rappresentato dal “welfare state” ma lo stato liberista (e non liberale che, come ben sai, è altra cosa) è stato additato come unica soluzione politica possibile? Ma nelle sezioni si discuteva, si discuteva, si discuteva … ma, capisco, queste sono le considerazioni di un demagogo come me, la democrazia è altra cosa! Scusa la logorrea e – nella consapevolezza che la discussione, almeno tra noi due, sia un arricchimento – ti invio i più cari saluti!

EN ATTENDANT (MA NON GODOT)

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Fattoria 3
 

 

 

Il mio amico Lucio si è affrettato (ha fatto bene e gli sono molto grato) a dire che non condivideva ma pubblicava il mio  post. E’ inequivocabile che non si possa rendere chiaro a chi non  ha vissuto dall’interno alcune stagioni importanti della Politica italiana il “malessere” che si prova nel vedere mettere in discussione alcuni capisaldi della Democrazia italiana da parte di una “maggioranza” di beneficiati dalla Politica che tartufescamente si ergono a rinnovatori e demagogicamente si presentano come “riformatori” annunciando quotidiane rivoluzioni che cambieranno il volto del Paese sostituendo le facce ma non modificando di una sola virgola i “metodi”. La velocizzazione delle scelte nasconde soltanto la volontà di eliminare del tutto la discussione.  Certo, è vero che il popolo ha chiesto a gran voce che si arrivasse più rapidamente all’operatività; ed al popolo occorre dare ragione e corrispondere alle sue richieste. Tuttavia bisogna anche dire che se si discute meno si abbassa il livello numerico di chi “partecipa”: il popolo anche questo vuole in alcune occasioni e chiede che vi sia qualcuno che queste decisioni sappia prenderle rapidamente. Lo chiamiamo “uomo forte” oppure “despota” ma è la stessa cosa; è in ogni caso uno che si circonda di persone fidate e che con queste poche intende governare con piglio decisionista. Di fronte a questa “mutazione antropologica” collegata all’assenza di capacità critiche autonome (la gente in effetti non ne può più degli abusi perpetrati a suo danno da parte della maggioranza dei “politici di mestiere” ed è disposta acriticamente a sopportare che uno di essi si erga a paladino provvisorio dei suoi interessi). Questo è quello che accade forse anche a te, caro Lucio? anche se tu hai bisogno di giustificarlo dottamente? Incontro molte persone che non riescono a spiegarsi il mio “dissenso” profondo; anche te, caro Lucio non lo puoi spiegare. Potrei farlo solo io, perché è mio il “mio” malessere, il mio profondo disgusto nei confronti della stessa minoranza del PD che si è piegata in cambio di posti da contrattare. E’ questa la “nuova” Politica? è questo il nuovo corso? il “rinnovamento”? non c’è niente di nuovo. L’ho scritto e lo ribadisco. Mi si rilegga fra trent’anni!

 

EN ATTENDANT

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Eh sì, aspetto qualcosa di nuovo, anche se non ci sono margini per  delle novità… Non ci sono margini perché non è più possibile dialogare quando le distanze diventano incolmabili. Impossibile nemmeno pensare che coloro che si sentono superiori per intelligenza e capacità ed avvertono il vento favorevole che li sostiene possano comprendere quanto sia  deleteria la dispersione e la perdita di risorse intellettuali. Si sbaglia in tal senso ciclicamente e poi, ma solo poi e dopo lungo e drammatico tempo, qualcuno di quelli che verrà dopo forse riconoscerà gli errori in un tempo che può essere lunghissimo e dal quale nessuno potrà fare ritorno. E gli errori si accumulano e si annacquano in un brodo di giuggiole ravvivato da successi concatenati e progressivi ma basati su fondamenta fragili d’argilla. I margini inesistenti sono collegati alla profonda incapacità politica di coloro che avvertono su di sè semplicemente l’aria fresca della navicella veloce le cui vele si gonfiano per i venti e per l’orgoglio. Cielo stellato

POZZUOLI E LA PRIMA COSA BELLA – ITINERARI 2014

La prima cosa bella DSCF0019 DSCF0153 LEZIONI DI CINEMA extra (Ciò che il Cinema ha insegnato a me) Negli ultimi tempi dopo aver imboccato la strada della “pensione” mi ritrovo sempre di più il desiderio di recuperare antiche amicizie e di costruire nuovi rapporti con persone più giovani di me. Cioè quelle persone che, tornando io dopo circa quaranta anni in terra flegrea, non potrei riconoscere perché quando sono andato via o non erano ancora nate oppure erano così giovanissime da non averci potuto trattare. Mi sembrava, tornando sporadicamente in scampoli di vacanza a Natale o d’estate ancor più dopo che i “miei” non c’erano più ed i punti di riferimento anche quelli parentali si erano allentati, di vivere in un mondo di alieni con centinaia e centinaia di volti quasi del tutto sconosciuti con qualche eccezione lieve. Nelle discussioni familiari a tavola quando sono a Prato trovo lo stesso senso di spaesamento nelle parole di mia moglie che si irrita quando nomino qualcuno dei vecchi e nuovi amici, affermando che lei nella sua “vita” ha avuto  poche amicizie e che quindi io sto parlando di persone a lei ignote del tutto. A Prato sono ormai a lavorare intorno a progetti che contemperano la mia presenza a Pozzuoli; ne preparo alcuni che siano gestibili anche nel Feltrino in terra bellunese, dove ho lasciato mie tracce ed intendo recuperarle. Intanto a Pozzuoli insieme a Mariateresa Moccia Di Fraia, docente di Lettere e responsabile scientifica del Polo Culturale di Palazzo Toledo ed a Giuseppe Borrone, storico del Cinema ed organizzatore di eventi importanti come il “Cineforum” del Cinema “La Perla”, di cui si parla anche fuori regione, e del Concorso “A corto di donne” di cui parlerò in altro articolo, abbiamo confezionato una serie di incontri dal titolo “La prima cosa bella – Esordi d’autore”. L’idea che avevo lanciato, complice Luigi Zeno, responsabile per l’Amministrazione Comunale di Pozzuoli del Polo Culturale di Palazzo Toledo, cui per antica amicizia mi ero rivolto in una prima fase, alla prof.ssa Di Fraia poco prima delle feste natalizie del 2013 era quella di analizzare i percorsi formativi che hanno portato alcuni autori di Cinema a raggiungere il successo. In quel momento, come sono solito fare, già pensavo soprattutto a grandi autori ed in particolare miravo ambiziosamente a costruire una serie di occasioni per poter poi produrre anche un libro. L’idea non è tramontata nella mia testa e penso di avviare a breve un lavoro su questo specifico argomento. In effetti non avremmo potuto facilmente interloquire con gli autori a cui pensavo sia per motivi economici sia per motivi molto più concreti, dato che pensavo a Welles, Fassbinder, Truffaut, Clair, Renoir e qualche altro che non sono – anche da tempo – più fra noi. Diciamo che non scherzo, anche se a qualcuno potrebbe essere venuto il dubbio. Ma sono stati soprattutto i motivi economici e la diversità di idee (rispettabilissime concrete e convincenti) fra me e gli altri due organizzatori a portarci verso autori più raggiungibili perché più vicini al nostro territorio. Ho avanzato delle proposte, tutte accolte, ma due su tre di esse si sono vanificate in un “niet” in vario modo ed in un possibile loro recupero più in avanti. Dovevamo cominciare in gennaio ma per la non disponibilità dei primi due autori interpellati siamo arrivati alla fine di febbraio con un incontro riservato ai giovani cineasti locali. La proposta mi è piaciuta in modo particolare: avevo già studiato per presentare i due che avevano declinato l’invito ed ora mi ritrovavo di fronte a quattro (o cinque) perfetti – per me e per la mia evidente ignoranza – sconosciuti. Ed era necessario recuperare questa conoscenza rapidamente. Con i potenti mezzi a disposizione di chi, essendo lontano, bazzica su Internet, su Facebook in particolare, mi lanciai alla ricerca dei quattro, chiedendo loro un contatto e nel giro di tre-quattro giorni interloquivo già con loro o a telefono o su chat chiedendo lumi sulle loro produzioni; anche Giuseppe Borrone intanto mi passava alcuni dei filmati via mail. Non avevo alcun dubbio sulla qualità delle proposte già nella fase della scelta; ma vedere le produzioni, sentire e leggere le argomentazioni dei quattro giovani cineasti mentre mi trovavo ancora a Prato mi apriva un mondo per me del tutto sconosciuto e di ciò ringrazio i miei amici cooperatori, Mariateresa e Giuseppe. E così, prima di scendere a Pozzuoli, avevo già fissato con ciascuno di loro un incontro “diretto” per approfondire le loro scelte, le ambizioni, i loro percorsi di vita, i loro riferimenti culturali. Uno dopo l’altro li ho dunque incontrati e con loro ho discusso. La sede degli incontri “personali” è stata per Emma Cianchi e Carlo Guitto quella del Polo Culturale di Palazzo Toledo; per Costantino Sgamato l’incontro, al quale ha partecipato anche sua sorella Marina Sgamato, giovane e straordinaria esperta di fotografia ed eccellente fotografa, è avvenuto a casa mia mentre con Maria Di Razza la “location” è stata quella di casa sua. Parlerò di questi incontri e del primo appuntamento in un nuovo intervento. Tenete conto che nel mentre stringevo accordi con l’unico fra quelli contattati che mi aveva risposto positivamente, e cioè Giuseppe Mario Gaudino, regista e scenografo puteolano da alcuni anni in carriera produttiva, allo stesso tempo su suggerimento di Mariateresa avevo sentito lo studio MAD Entertainment di Napoli per Alessandro Rak e le possibilità di averlo ospite a Pozzuoli sono apparse immediatamente buone.     Giuseppe Maddaluno       in allegato il primo film di Costantino Sgamato, di cui parleremo più diffusamente in un nuovo articolo sulla sua società la BrainHeart e la sua produzione di alta qualità. “Mani” rivela anche la sua predilezione per la Poesia e la scrittura. Costantino è presente fra l’altro nelle opere della maggior parte dei film-makers flegrei di cui tratteremo.