UN PAESE POVERO —- UN’OPPOSIZIONE PER NIENTE CREDIBILE NON AIUTA LA CRESCITA IN UN PAESE DOVE ANCHE GRAN PARTE DEL GOVERNO NON GODE DI ALTA CREDIBILITA’

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UN PAESE POVERO

UN’OPPOSIZIONE PER NIENTE CREDIBILE NON AIUTA LA CRESCITA IN UN PAESE DOVE ANCHE GRAN PARTE DEL GOVERNO NON GODE DI ALTA CREDIBILITA’

Ho criticato in modo costante una delle parti – particolarmente “una” – che formano l’attuale maggioranza di Governo. Ho criticato soprattutto quella “parte” a me più vicina, anche se – negli ultimi anni – sempre più distante.
All’attuale Governo riconosco il “coraggio” di aver voluto intraprendere un viaggio improbo, costellato, come non mai, di enormi difficoltà. A partire dai problemi sociali, del Lavoro in primo luogo, per andare a quelli economici, la strada è resa ben più difficoltosa rispetto agli ultimi anni: la divaricazione tra ricchezza e povertà è aumentata in modo vertiginoso.
In un contesto di crisi si mettono da parte le differenze e ci si aiuta; è accaduto in tante altre occasioni. E ciascuno ha potuto mantenere la propria integrità ideologica, anteponendo per un breve periodo gli interessi comuni a quelli di parte.
Non è possibile, invece, oggi, con questa opposizione che pure vorrebbe accingersi a prendere il posto di chi governa. Non lo è in modo netto e chiaro, perchè alla fine dei conti, a Salvini e Meloni non interessa il bene del Paese. Nelle loro affermazioni a volte farneticanti perchè postideologiche e semplicistiche non vi sono soluzioni reali ai problemi del Paese. La stessa Lega ha fatto saltare il banco in pieno Agosto non perché intendeva lucrare nuove e più comode posizioni in un’ imminente contesa elettorale, ma semplicemente perché non era in grado di sopportare scelte impopolari nella imminente Legge Finanziaria.
Quel che scrivo è incontrovertibile: non una parola propositiva, non un’idea alternativa utile a migliorare le condizioni del Paese, della parte più debole di esso.
E tutto questo rende ancor più pericolosa l’ascesa “irresistibile” di quella parte nell’elettorato, che appare destinato ad un “cupio dissolvi” collettivo davvero pieno di incognite.
Ciò che preoccupa è d’altra parte l’inconsistenza progettuale del M5S. Ne avevo accennato benevolmente nei tempi passati, assegnando loro il beneficio dell’innocenza e la giustificazione di un’impreparazione dovuta al “destino” che li aveva portati in alto troppo in fretta. Ed è ora inevitabile la loro crisi progressiva, collegata purtroppo ad un’incapacità nell’affrontare collettivamente tutta una serie di problematiche urgenti, vista la mancanza di un vero e proprio collante ramificato nei territori.
Il Partito Democratico d’altra parte non sembra in grado di risollevarsi dai danni al suo “corpo” inflitti dalla ascesa e dal crollo del “renzismo” che ha desertificato i Circoli e mortificato le competenze e le passioni “storiche” dei militanti. Dovrebbe mostrare una “reazione” sia verso la scelta dell’ex leader nel voler formare un nuovo soggetto sia verso le scelte di coloro che, pur essendo stati strenui e convinti sostenitori di Renzi, non hanno deciso di seguirlo, mostrandosi scaltri “tartufi” opportunisti.
Quella parte di Sinistra che è dispersa in mille rivoli come “il volgo” manzoniano “disperso che nome non ha” mostri l’orgoglio di poter essere protagonista di una rinascita civile rinunciando alla parcellizzata identità molecolare ed avvii un percorso “costituente” ricco dei valori comuni di Democrazia, Uguaglianza, Libertà elementi fondamentali da difendere strenuamente, tutti insieme.

Joshua Madalon

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INTELLIGENTIBUS PAUCA VERBA SUFFICIUNT

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INTELLIGENTIBUS PAUCA VERBA SUFFICIUNT

Non c’è più tempo per lamentarsi e neanche per riaffermare tout court ed in maniera solitaria ciascuno le proprie posizioni.
A questo punto occorre il coraggio della capacità critica collettiva, rinunciando tutti – ma proprio tutti – a difendere interessi poco più che – se non del tutto – personali. Occorre essere in grado di riconoscere le ragioni anche del successo degli avversari: non sono tra quanti si lasciano abbagliare dalla pretesa obsolescenza delle ideologie, ma esiste – oltre la forma fideistica – una pragmaticità che va al di là delle affermazioni ortodosse. C’è una Destra e, se c’è, significa che esiste anche una Sinistra. Non si può tuttavia escludere, in modo categorico, che la Destra abbia a cuore i destini dei diseredati, così come afferma di voler in modo esclusivo la Sinistra. Ciò non significa che vi sia una forma fluida nella quale tutto è indistinto ma di certo vorrà dire che in quella direzione della difesa degli ultimi non vi possa essere una leadership assoluta, ma una interpretazione diversa certamente sì. Al di là di polemiche di basso profilo sulla ragione o meno di queste affermazioni non si può negare che la percezione di questa incapacità/capacità della Sinistra/Destra negli ultimi anni è stata alta e perdente/vincente.
L’attualità mette in ogni caso in evidenza il fallimento del progetto collegato al Partito Democratico. Prima lo si riconoscerà prima potremo risalire la china.
Ho scritto che il Partito Democratico andava resettato e ricostruito. Ciò è necessario per il futuro del nostro Paese.

Joshua Madalon

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Ritornare per conoscere e (ri)conoscere parte 8 e finale

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Ritornare per conoscere e (ri)conoscere parte 8 e finale

Non sempre le app funzionano e non sempre chi legge le app le interpreta per quel che veramente dicono.
E così, di fretta, senza poter osservare di nuovo gli ambienti per poterne cogliere aspetti non evidenziati all’andata ed approfondire altri già riscontrati, procediamo verso la stazione di Portici. Utilizziamo i pochi e ristretti spazi di ombra, anche se la canicola ferragostana è lenita da una brezza marina piacevole ma ingannatrice. E mentre scendiamo lungo il Corso Umberto I° ad una verifica ugualmente rapida ma poco più accurata – alla ricerca di una conferma – ci si rende conto che il treno – oggi 15 agosto – non c’è. Dobbiamo dunque attendere un paio d’ore. Scendiamo in modo più lento verso la stazione. Sarà l’occasione, pensiamo all’unisono, per visitare altre parti della città. A partire dal porto e dal lungomare. Ci si inoltra giù passando sotto la strada ferrata costeggiando alcuni ristoranti che hanno soprattutto la presenza di famiglie festanti e chiassose: gli ultimi posti liberi lungo la parte esterna di un marciapiede a ridosso degli esercizi vengono occupati; i clienti vengono acconciati alla meglio sotto un ombrellone incerto ma utile all’occasione. Arrivati sul porto, la baia è quasi deserta e sonnacchiosa; c’è un varco che di norma conduce le imbarcazioni alle pratiche del varo o del metterle a secco. Il caldo spinge soprattutto Mary ad immergere piedi e gambe nell’acqua, ma il fondo è scivoloso e occorre molta prudenza. A lato del varco c’è un canale nel quale scorre acqua limpida, forse proveniente da una sorgente. E’ particolarmente fresca e Mary seduta sul bordo della banchina vi immerge i piedi e massaggia le gambe. Io preferisco osservare il sito senza allontanarmene: due giovani sono impegnati in una pesca con la canna senza grande fortuna ma trascorrono il loro tempo a discutere di temi senza senso. Su un marciapiede rialzato poco distante una coppia si dibatte in uno scontro verbale a tratti minaccioso. Ritorno da Mary ed insieme a lei facciamo un giro sul molo anche per poter godere del panorama dell’entroterra vesuviano, dove per l’appunto torreggia minaccioso il vulcano. Sulla scogliera solitari uomini felliniani prendono il sole. Non ci curiamo del fatto che siamo stati costretti a rimanere ancora per un paio d’ore; avevamo in animo di pranzare a casa anche se fosse stato nel tardo pomeriggio: alla nostra età basta nutrire il corpo con pochi cibi e acqua abbondante e quest’ultima non ci mancava. Ne avevamo di non più fresca negli zaini e ci bastava. Nondimeno un gelato lo avremmo volentieri gustato. Lascio Mary nel suo bagnetto marino privato e faccio un giro; non vendono gelati e, quindi, di ritorno decidiamo di andare verso la Stazione, dove c’è un barettino. Niente di che! Gelati ve ne sono ma sono di una forma industriale che non ci convince e decidiamo di farne a meno. Prendiamo solo una bottiglietta d’acqua più fresca. E ci sediamo sulle scale antistanti la stazione. Tra una ventina di minuti il treno arriva; vado a fare anche il biglietto di reintegro da Portici a Pietrarsa per sanare perlomeno l’illegalità dell’andata e, per davvero, il costo ci appare come una vera e propria contravvenzione. Ne trarremo un buon consiglio, la prossima volta. Ad ogni modo il treno arriva in orario e torniamo a casa, con il proposito di fare ritorno prima possibile da queste parti semmai in autunno o in primavera.

Joshua Madalon

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LE CIRCOSCRIZIONI A PRATO ED IL LAVORO DI COMPARTECIPAZIONE CHE CURAVANO (DA UN’ESPERIENZA DIRETTA) – UN NUOVO DOCUMENTO- PARTE 8

LE CIRCOSCRIZIONI A PRATO ED IL LAVORO DI COMPARTECIPAZIONE CHE CURAVANO (DA UN’ESPERIENZA DIRETTA) – UN NUOVO DOCUMENTO- PARTE 8

….vorrei ricordare che il documento è datato 5 ottobre 2004………..

8.

Abbiamo accennato al contatto con le due grandi Istituzioni culturali pubbliche cittadine; con il Teatro Stabile c’è un rapporto di ottimo livello: al Metastasio diamo collaborazione nel periodo della campagna abbonamenti sia con un front office in Circoscrizione sia con iniziative di promozione culturale sul Cartellone. Nel corso dell’anno poi di tanto in tanto ma sempre con una precisa programmazione prepariamo incontri con le compagnie, ospitandole in luoghi della Circoscrizione (di solito Scuole o Circoli), a volte offrendo ai nostri cittadini delle vere e proprie performances. Nel corso degli ultimi mesi, insieme alle altre Circoscrizioni, abbiamo avviato un percorso di primissimo livello culturale, che prevede un lavoro di ricognizione, seguito da un tutor, collegato al tema della memoria da farsi in cinque diverse realtà (ogni Circoscrizione dovrà cercarne una all’interno del proprio territorio) e poi la rielaborazione dei risultati operata da un esperto di scrittura teatrale e la messinscena finale realizzata con il contributo diretto dei cittadini protagonisti. Il tutto dovrebbe svolgersi in una biennalità suddivisa in parti uguali nelle due fasi prima descritte.
La nostra Circoscrizione, avendo svolto già un lavoro di ricognizione sulla interessantissima ed unica nel suo genere realtà del Cantiere, aveva avuto la possibilità di saltare il primo anno e diventare punto di riferimento delle altre Circoscrizioni per le modalità già attivate, preparandosi subito alla realizzazione finale. Il progetto ha ricevuto uno stop comprensibilissimo, connesso alle fasi pre elettorali che sono state, come tutti sanno, piuttosto lunghe e difficoltose. Nel corso di questi prossimi anni l’idea va ripresa soprattutto all’interno del Coordinamento delle Commissioni Cultura.

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Si è già svolto un incontro fra i Presidenti delle Commissioni Cultura e la neo-Presidente del Teatro Metastasio, durante il quale si è stabilito di continuare la collaborazione fornendo spazio per un front-office una volta alla settimana nel mese di ottobre per la vendita di biglietti ed abbonamenti e per informazioni generali sulle attività del Teatro; inoltre si è anche progettato un incontro pubblico con il Teatro Metastasio da svolgersi presumibilmente presso questa sede o in altro luogo della Circoscrizione, nel quale presentare in modo semispettacolare il Cartellone 2004\2005.

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Collegato al Metastasio è l’altro elemento importante nella cultura teatrale di cui la nostra Circoscrizione può andar fiera: il Teatro ed il complesso “Magnolfi”. La nostra Circoscrizione è chiamata a collaborare, con un ruolo prioritario, nella gestione culturale di questo spazio. Abbiamo già chiesto che le scuole, non solo (ma di certo “in primis”) quelle del nostro territorio, abbiano la possibilità di mettere in scena nello spazio teatrale del “Magnolfi” le loro realizzazioni teatrali e musicali. Altri spazi potranno essere fruiti temporaneamente da artisti vari, pensiamo soprattutto ai giovani; mentre soltanto con l’apertura di quello che comunemente viene chiamato il terzo lotto potremo pensare ad uno spazio all’aperto anche per la musica contemporanea. L’idea che lo spazio sia poi riservato anche alla Accademia d’Arte Drammatica “Silvio D’Amico” per stages e seminari, oppure ai grandi artisti internazionali qui di passaggio che vogliano progettare momenti di approfondimento culturale di grande rilevanza è assolutamente da appoggiare. Non possiamo pensare che la Cultura sia ripartita fra “bassa” ed “alta”: esiste solo una Cultura ed è quella che stimola, forma e per questi motivi diverte. Al di fuori di questa esiste l’intrattenimento ameno, che non ha altri obiettivi: occorrerebbe seguire semplicemente quell’invito che molto spesso i nostri genitori ci facevano e che, se fosse necessario, rivolgerei anch’io ai miei figli, che è quello di avere sempre come punto di riferimento per migliorare se stessi chi è più bravo, più intelligente, più capace.

….8….

DA GIOVANE: LA SENSIBILITÀ AMBIENTALISTA, STORICA E CULTURALE – OTTAVA PARTE – 6

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DA GIOVANE: LA SENSIBILITÀ AMBIENTALISTA, STORICA E CULTURALE – OTTAVA PARTE – 6

Nel 1982 ero ancora a Feltre, dove avevo fondato un Circolo di Cultura Cinematografica. Scrivendo di Cinema e Cultura, collaboravo con “Areanord” e con “Segnocinema”.
L’articolo che riporto qui sotto, diviso in due parti, era per “Areanord” e trattava proprio delle attività del Circolo “La Grande Bouffe” e mette in evidenza anche gli aspetti antropologici connessi ad una realtà molto chiusa tra la presenza asfissiante di Comunione e Liberazione e la nascente Lega Nord.

“Fra i Circoli operanti nella nostra Provincia (nda: Belluno)ve n’è una che programma iniziative culturali cinematografiche, il Circolo “La Grande Bouffe” di Feltre. La sua attività, ad un anno e mezzo dalla nascita, conta già numerose proposte tra le quali molti successi e qualche “fiasco”. L’idea di formare un gruppo che si interessasse alla programmazione culturale cinematografica risale all’organizzazione di un ciclo di film sul movimento operaio che fu presentato a Feltre nell’ultima parte del 1980. Ad essa aderirono CGIL, CISL, UIL, ARCI e UDI e sia durante che dopo la sua realizzazione alcuni giovani si riunirono e fu decisa la formazione di un Circolo di Cultura Cinematografica, cui fu dato il nome “La Grande Bouffe”, a sottintendere – oltre alla stima per Marco Ferreri – che fra i suoi compiti ci sarebbe stato quello di presentare tanti film, da farne fare a tutti una “grande abbuffata”, ed in verità è andata proprio così. Grazie a questo Circolo, a Feltre sono stati presentati dei film che nessuno prima d’ora aveva avuto altrimenti il coraggio di mostrare. E’ vero che il “coraggio si paga”, da una parte ciò richiede un notevole impegno (e questo spesso stimola e incoraggia gli organizzatori a proseguire), dall’altra si va incontro a innumerevoli critiche, con l’accusa di presentare film cervellotici e noiosi! Ma non è sempre così.
Grande successo hanno avuto, ad esempio, le tre serate dedicate a Jean Vigo, con la presentazione di opere in originale, appartenenti peraltro al periodo dell’Avanguardia degli anni Trenta. Ciò che ha soddisfatto maggiormente gli organizzatori è stato il pubblico, che ha seguito la manifestazione con grandissima attenzione, mostrando di riuscire a cogliere pienamente il senso delle opere presentate ed a conoscere questo importante autore, prematuramente scomparso. Anche il contesto nel quale è avvenuta la presentazione, sostenuta sia dalla Biblioteca comunale che dalla sede staccata dello IULM di Milano, era di altissimo livello: le sale del cinquecentesco Palazzo “Tomitano”.
Un’altra iniziativa molto interessante è stata quella detta “Cine-giro”. In quattro diverse località della nostra zona – il Feltrino (Pez, Porcen, Villapaiera e Mugnai) veniva proiettato lo stesso film (nda: la scelta era fatta su cataloghi della Sanpaolo film ed era indiscutibile il fatto che i film non fossero proibiti per i minorenni; inoltre va sottolineato che l’attrezzatura era prestata dall’IPSIA “Carlo Rizzarda”). Il pubblico è accorso con interesse a cogliere quell’occasione, quella possibilità di poter uscire di casa nelle sere d’inverno per stare un po’ insieme agli altri (nda: la televisione commerciale era appena agli esordi, ma in alcune zone non era ancora arrivato il segnale)…….

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Recuperare le “memorie” storiche ed impegnarsi di nuovo

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Recuperare le “memorie” storiche ed impegnarsi di nuovo

Si vive purtroppo sempre più “alla giornata”. Non c’è “memoria storica” o meglio “non c’è il rispetto della “memoria storica”. C’è stata la volontà di passare un tratto di spugna sulla lavagna della “storia”, pur se “piccola” ma diffusa in modo tale da poter essere paragonata ad una “grande Storia”. Tuttavia alcune/i di noi hanno conservato – oltre alla memoria cerebrale – materiali che attestano quel che accadeva nella seconda parte del primo decennio di questo secolo, quando nella ricerca di costruire una forza democratica che potesse essere competitiva con il Centrodestra berlusconiano, si avviò il procedimento costitutivo del Partito Democratico.
Quelli che seguono sono alcune mail inviate e ricevute pochi mesi dopo la nascita di quel Partito, che proprio per i motivi che ho superficialmente addotti in qualche post recente avrebbe bisogno di essere riformato dalle fondamenta. Durante la campagna elettorale delle amministrative ho più volte detto che sarebbe stato necessario per la nostra Democrazia che si avviasse un processo di scioglimento e di ricostituzione. Dalla (ri)lettura dei documenti che vi propongo si ricavano le ragioni di quella proposta, per la quale potrei essere disponibile ad impegnarmi.

Non utilizzerò una cronologia ma parto dal marzo 2008 poco prima dell’appuntamento elettorale nazionale dell’aprile 2008.

Che cos’è la Politica? e che cos’è la Democrazia? che cos’è il Partito che abbiamo voluto chiamare Democratico?
Volevamo, o no, nel costruire il PD, rinnovare anche le modalità di accesso alla Politica? parlavamo di un Partito aperto, di un Partito nuovo, diverso da quelli che ci volevamo lasciare alle spalle; parlavamo di un Partito che avrebbe dovuto vedere abbattuti gli steccati non solo ideologici, utilizzando tutto il buono dei grandi valori ed abbandonando gli schematismi inutili delle appartenenze a questa o quella combriccola, un Partito che avrebbe dovuto sentirsi ricco delle differenze e soprattutto che avrebbe dovuto sapere valorizzare anche le “critiche”. E’ accaduto invece tutto il peggio di quel che poteva accadere: avevamo messo in conto che le antiche leadership avrebbero opposto una resistenza ufficialmente sotto una forma di continua dilazione delle scelte e di una decisa pur se silenziosa sottovalutazione degli elementi positivi che si andavano costituendo verso il PD nuovo. L’avevamo messo in conto ma non avevamo messo in conto che la malattia endemica del potere avrebbe coinvolto anche alcuni di quelli che apparivano sinceramente partecipi del processo verso il nuovo. Avevamo messo in conto tutte le possibili difficoltà ma siamo stati presi in un ingranaggio frenetico che ha fatto il gioco del pre-potere e che sta portando il PD attuale verso una situazione che solo fra una settimana riusciremo in qualche modo a giudicare. Abbiamo utilizzato e sentito utilizzare slogan sul PD fatto per i giovani, dove i giovani vengono soltanto utilizzati per la manodopera e dove la maggior parte della “vecchia guardia” di fatto decide per tutti. Abbiamo assistito ad un tempo preelettorale nel quale le scelte venivano prese di fatto così e così certamente si intenderebbe continuare a fare. A Prato decide forse la Coordinatrice, ma forse decide l’onorevole Giacomelli o forse decide Manciulli o forse decide Franceschini forse Veltroni.
E’ questa la Democrazia? E’ questo il PD? E’ questo il PD che se vuole realizzare un’iniziativa a livello decentrato la deve in ogni sua parte concordare con il Centro?
Bene. Sono fieramente all’opposizione di una simile procedura: questo non solo non è il PD che volevamo; non è nemmeno un Partito “democratico”. Con questo Partito non rinnoveremo un bel niente: ed infatti non servirà nè ridurre il numero nè i vantaggi dei Parlamentari. Non è questo quel che speravamo. Noi pensiamo ad un Partito che sappia indicare alle giovani generazioni una via diversa rispetto alla Politica che non sia più vista come una carriera ma come un vero e proprio servizio civile al quale ci si presta per brevi tratti della propria esistenza. Troppi sono davanti ai nostri occhi gli elementi negativi che caratterizzano la Politica degli affari, dei compromessi e delle clientele; è impossibile perpetuare questo stato di cose che può essere sopportato soltanto provvisoriamente con gesti umanitari nei confronti degli attuali fruitori di queste beneficenze. In tal senso tuttavia – se c’è qualcuno che ha segnali diversi li comunichi con urgenza! – non c’è alcun segnale. E dunque come pensate che si possa gioire di questo PD?
Confermo anche a quegli amici che hanno ritenuto concluso il lavoro del Comitato per il PD (quello detto Prato Democratica) che tale impegno proseguirà perchè non siamo soddisfatti di questo Partito; lo vogliamo come pensavamo e come non è: lo vogliamo diverso da DS e Margherita ed invece è ancora troppo collegato agli aspetti peggiori di quei due Partiti.

Ora pensiamo al voto; ma non dimentichiamoci che, subito dopo, come vada vada, dobbiamo lavorare di più alla forma Partito e dobbiamo “davvero” costruire il PD che vogliamo.

A presto. Giuseppe Maddaluno

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Ho scritto poco di Politica in queste ultime settimane….

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Ho scritto poco di Politica in queste ultime settimane; non ho tuttavia smesso di ascoltare scrutare approfondire soprattutto dal punto di vista socio antropologico le discussioni intorno a quel che è accaduto nel periodo estivo che, molto diversamente da tanti altri, hanno prodotto rivolgimenti storico politici di cui certamente parleranno i nostri figli e nipoti. E, così, nell’ascoltare e leggere il dibattito soprattutto sui media e sui social, abbiamo potuto verificare il grado di sopportabilità connesso al livello di ipocrisia persistente nel ceto politico medio alto dei sedicenti “Democratici”. Molti non ci crederanno ma ho da sempre avuto la capacità di fare autocritica di alcuni miei errori ed avrei potuto – forse “voluto” – farla anche in questa occasione. Ho alzato il tiro, il livello di scontro, nei mesi scorsi durante la campagna elettorale, arrivando anche a dire che il Partito Democratico meritava di sparire per il bene di tutti. Sono inorriditi i dirigenti del medio livello locale, sentendosi punti ed offesi, o perlomeno mostrando di essere “punti ed offesi”. Ho guadagnato soprattutto su Facebook attacchi virulenti cui sono seguiti silenzi, in modo particolare dopo il sospiro di sollievo che ha preso il posto dello sgomento per lo scampato pericolo di una riedizione “peggiorativa” della sconfitta del 2009. Erano “silenzi” dovuti anche al sentimento di superiorità verso uno “sconfitto” e forse, oltre i silenzi, c’è stata anche la disistima. E, come suggerivo pocanzi, ho taciuto, aspettando che qualcosa mi portasse chiarezza sia nella buona che nella cattiva conferma del mio pensiero.
Mi ha aiutato molto Matteo, Renzi intendo dire. Il quale ha fatto la sua scelta, e per la prima volta ha mostrato coerenza: in realtà lui non aveva nulla da condividere con il Partito Democratico. Si dice spesso, affondando il dito nella piaga con nonchalance, che un Partito è uno strumento attraverso il quale alcune donne ed alcuni uomini costruiscono, realizzano e mettono in pratica il loro Progetto. Renzi si è reso conto di avere fallito e, come spesso lui stesso è andato ripetendo, ha portato via il “pallone” ed ha cambiato squadra e campo di gioco, presupponendo che potrà essere riconosciuto, al di là delle enunciazioni democratiche ed ecumeniche sulla “squadra” e sulla “parità assoluta di genere”, capo indiscusso, gallo in mezzo ad un pollaio di indistinte entità.
Insieme a Renzi qualcun altro è uscito dal PD, ma molti altri – e forse troppi – preoccupati di non avere spazio, avendo ben conosciuto lo stile dell’ex leader, pur continuando a stimarlo, anche per inveterata amicizia, hanno deciso “per ora” di non lasciare il Partito. Questo atteggiamento, comprensibile dal punto di vista pragmatico, rischia di produrre un doppio danno mortale sia al corpo debole con cui è stato generato il Pd e che non ha permesso alla Sinistra di diventare matura nel Paese sia alla stessa nuova formazione che non riesce a raccogliere consensi in un elettorato già in possesso di solidi punti di riferimento nella parte moderata del Centro e del Centrodestra nel Paese.
Sarebbe molto utile un momento di riflessione semmai nella prossima primavera. Occorre una presa di coscienza degli errori e un cambio di passo, che parta dal riconoscimento delle profonde ragioni espresse con critiche a volte connotate da pregiudizi da parte della Sinistra diffusa, quella dell’associazionismo e delle forze politiche civiche, che sono state massacrate e ricattate con lo spauracchio concreto peraltro della vittoria delle Destre. Dopo i ricatti però i risultati non sono cambiati e proseguono ad libitum altri ricatti consimili. Usque tandem…?

Joshua Madalon

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DA GIOVANE: LA SENSIBILITÀ AMBIENTALISTA, STORICA E CULTURALE – OTTAVA PARTE – 5

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DA GIOVANE: LA SENSIBILITÀ AMBIENTALISTA, STORICA E CULTURALE – OTTAVA PARTE – 5

“Szindbad”

Sindbad, il marinaio, il giramondo, l’uomo alla ricerca di se stesso, alla ricerca del suo passato: un viaggio nel tempo, senza passat-senza presente; Zoltàn Huszarik ci mostra nel prologo del film questo personaggio alla fine della sua vita, una vita dispendiosa di sentimenti, di gioie, di erotismi naturali. Egli rivela come sia possibile costruire un film fortemente erotico senza mostrare nulla di particolarmente piccante (ad eccezione del peperoncino, che con accuratezza meticolosa il protagonista si accinge a sminuzzare nel brodo): è l’erotismo dei sensi, elevato al massimo grado, l’erotismo delle stesse immagini che affascinano forse in misura talmente estetica da condurre lo spettatore al di là di ciò che è concreto ed essenziale. Le immagini che sanno di “decadenza”, di malinconico addio alle gioie della vita avviluppano le menti, coinvolgendo tutti nel sapore dolce amaro dell’eterna lotta dell’uomo che conduce alla sconfitta, destinandolo ad abbandonare tutto quello che ha posseduto nel compimento del destino mortale. Sindbad non ha legami, o forse ne ha mille e più; minuscoli e tenaci fili si collegano a lui: il ricordo, in quest’ora e mezza circa di immagini, musiche e danze, fa da padrone assoluto e la vicenda, volutamente scoordinata, si snoda davanti ai nostri occhi, offrendoci sensazioni mai provate o riposte e riscoperte d’un tratto. L’esaltazione dei sensi, il calore umano, la estrema voglia di trovare la quiete, la pace, di sentirsi a proprio agio già si avvertono nella prima sequenza riassuntiva: il ceppo acceso, le travi mature grondanti pioggia serena, i fiori che si schiudono e si chiudono, gli occhielli di grasso galleggianti nel brodo, la sazietà, l’esser cereti di aver sapèuto godere la vita elegantemente, sobria ma anche ricca di occasioni, mai abbandonate vigliaccamente.
La scena che, più di tutte, è apparsa significativa è quella che presenta la cena di Sindbad. Famose sono nella storia della letteratura e del cinema cene come quella di Trimalcione e quella altrettanto ricca e vorace a più dimensioni concettuali de “La Grande Bouffe” di Marco Ferreri. Nessuna delle precedenti eguaglia, a parer nostro, questi pochi minuti, che il noto critico Maurizio Grande ha definito “sequenza da antologia”. Sul piano della qualità e della quantità dei cibi il paragone non può essere operato (le portate nel film “Szindbad” sono appena tre): questa notazione ci offre l’estro di avviare una discussione sulle innumerevoli potenzialità dell’arte cinematografica nel saper rendere con poche immagini atmosfere e condizioni inesprimibili a pieno con le semplici parole. Questo film ha inoltre un’ulteriore valenza, dovuta ad un perenne richiamo all’alternanza tra la vita e la morte, un segno quasi premonitore del destino dei suoi protagonisti: anche Zoltan Latinovits, il superbo interprete del personaggio Sindbad, è prematuramente scomparso.

Di Huszarik avremmo voluto vedere, ma a Pesaro non è stato proposto, il suo ultimo film, “Csontvary” (1979). Sappiamo che vi ha lavorato per oltre un anno e mezzo, che per realizzarlo è stata spesa una fortuna. Questo film è dedicato ad un geniale pittore ungherese dei primo del ‘900, ma così come per Szindbad, ispirato ad un personaggio inventato da Gyula Krudy, non è un tentativo biografico, aneddotico. Disse Huszarik: “…il film su Csontvary segue un itinerario completamente diverso. Non intende rilevare le miserie, le fallibilità umane, non si riferisce alle debolezze dell’uomo. Non tace dei tratti della personalità, dei problemi psicologici, ma respinge i ricordi aneddotici che circondano la figura del pittore e non eleva al rango di mito la pazzia di Csontvary. La figura di Csontvary mi interessa in quanto personalità straordinariamente creativa”. Purtroppo non si sa molto di più: speriamo di poter vedere al più presto questo film.

……….giuseppe………………maddaluno………………….feltre ………………..28.06.1982

LE CIRCOSCRIZIONI A PRATO ED IL LAVORO DI COMPARTECIPAZIONE CHE CURAVANO (DA UN’ESPERIENZA DIRETTA) – UN NUOVO DOCUMENTO- PARTE 7

LE CIRCOSCRIZIONI A PRATO ED IL LAVORO DI COMPARTECIPAZIONE CHE CURAVANO (DA UN’ESPERIENZA DIRETTA) – UN NUOVO DOCUMENTO- PARTE 7

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Durante la legislatura 1999\2004 la sede della Circoscrizione è stata spostata dalla sede de La Querce in via Firenze ai “Lecci” in Viale De Gasperi. Collegato alla sede anagrafico – istituzionale è lo spazio che abbiamo voluto dedicare a “don Lorenzo Milani”. La scelta di intitolarlo al priore di Barbiana è da mettere in relazione proprio alla volontà di fare di quello spazio un luogo per la formazione delle giovani generazioni, possibilmente al di fuori dei soliti vincoli, sia burocratici che ideologici, e schematismi. Era ed è ancora una vera e propria sfida, difficile da realizzarsi, ma possibile umanamente con l’impegno di noi tutti, e soprattutto dei giovani amministratori che in questa legislatura si sono affacciati alla ribalta.

Alle giovani generazioni, nel complesso di questo termine, la Circoscrizione ha voluto dare molta attenzione: non è stato facile, anche perché la differenza generazionale fra noi e loro è notevole.
Importante in questa prossima legislatura, che per fortuna si prospetta meglio rispetto a quella precedente, è unire le forze giovanili presenti per costruire un progetto strategico che, partendo dalle magre risorse a nostra disposizione, ma puntando nel contempo ad utilizzare tutto quanto sia possibile a costo zero (si pensi a tutta l’esperienza di Officina Giovani, si pensi alla disponibilità di spazi cui la Circoscrizione può accedere), ponga le basi per una politica culturale a misura dei giovani. Molto importante è il confronto con realtà, come ad esempio quella del Centro “Michele Ventrone” a S.Giusto (circoscrizione Centro), dove le politiche giovanili hanno trovato, pur tra difficoltà e contrasti, terreno fertile per esprimersi.
Anche se in piccolo si potrebbe partire dalla sede civica istituzionale del Centro “don Milani” organizzando qualche iniziativa che punti ad aggregare con elementi di propositività in primo luogo i giovani che gravitano intorno a noi, quelli che abbiamo incontrato durante la campagna elettorale e che hanno dimostrato interesse ad operare su questo territorio.

Si potrebbe mettere in piedi un gruppo di lavoro “volontario” composto da consiglieri per proporre interventi culturali che puntino sui giovani.

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Post scriptum: Al termine della legislatura 2004-2009 la città ed alcune Circoscrizioni come quella Est passarono al Centrodestra e tra i primi atti decisero di cambiare l’intitolazione del Centro civico “don Milani”. Il Priore di Barbiana continuava ad essere scomodo. Fu un atto simbolico che è rimasto come onta ed offesa indelebile, segno distinto delle differenze non solo “ideologiche” ma soprattutto antropologiche ed etiche tra una Destra aggressiva ed una Sinistra accogliente.
Qualche tempo fa scrissi un post su questa vicenda. Ve lo ripropongo in coda

http://www.maddaluno.eu/?p=6149

QUANDO “sfrattarono” DON MILANI DALLA CIRCOSCRIZIONE EST DEL COMUNE DI PRATO (era il 2009)

Il post, nella sua forma variegata (un’introduzione, una lettera-invito, un Comunicato stampa, un’Agenzia ANSA), è un po’ lungo ma non me la sento di ridurlo o di spezzettarlo.

La nuova Amministrazione di Centrodestra, la prima nella Storia della città di Prato dopo la Liberazione, si era appena insediata e nella Circoscrizione Est, tradizionale serbatoio della Destra che per alcune legislature era stata strappata a quella parte, non si lasciarono scappare l’occasione di dare un “segnale” di cambiamento e si distinsero in un’operazione apparentemente paradossale ma che proseguiva di fatto la persecuzione verso il pensiero libero che era stata riservata già in vita al Priore di Barbiana.

Nel 2002 allorquando ero Presidente della Commissione Istruzione e Cultura in quella Circoscrizione un altro membro della Giunta, Luigi Palombo, ci propose di dedicare la Sala del Consiglio nella nuova sede de “I Lecci” a don Lorenzo Milani. Luigi, che ora purtroppo non è più con noi, aveva conosciuto il viceparroco di Calenzano in modo diretto essendo il fratello minore di don Ezio che era stato molto vicino a don Lorenzo ed aveva intrattenuto con lui un’intensa corrispondenza. La proposta fu accolta con grande entusiasmo.

Il comunicato invito è a mia firma ed è del Natale 2009 (25/12/2009).
A quel tempo insieme ad un gruppo di compagne e compagni che avevano operato su quel territorio avevo già contribuito in prima persona a costituire un’Associazione di Cultura e Politica Democratica, denominandola Dicearchia 2008.

Care amiche e cari amici

Buon Natale e felice anno nuovo!

Vi informo che l’Associazione Dicearchia 2008 insieme al Gruppo PD alla Circoscrizione Est del Comune di Prato organizzerà per venerdì 15 gennaio 2010 ore 21.00 presso il Circolo “I Risorti” a La Querce via Firenze 323 una

SERATA DON MILANI

nella quale parleremo del Prevosto di S.Donato (Calenzano) e Priore di Barbiana dopo la decisione presa con l’approvazione di una Mozione dalla maggioranza di Centrodestra della Circoscrizione Est di annullare l’intitolazione della Sala polivalente (Sala consiliare ed attigue) dedicata dalla precedente Amministrazione di Centrosinistra a don Lorenzo Milani dedicandola a don Luigi Sturzo.

Utilizzando Facebook abbiamo aperto un Gruppo “DON LORENZO MILANI vs. DON LUIGI STURZO – CONTRAPPOSIZIONE RIDICOLA” – Chi possiede un account Facebook può aderire ed inserire propri commenti.
Allo stesso tempo potete aderire all’evento SERATA DON MILANI.

Chi è interessata\o può considerarsi automaticamente invitata\o.

Rinnovo i miei AUGURI e vi allego alcuni documenti (un Comunicato Stampa del Gruppo PD in Circ.ne Est ed un dispaccio ANSA) in relazione all’oggetto.
Aggiungo che abbiamo richiesto l’adesione dei Gruppi PD in Comune ed in Provincia e siamo in attesa di una risposta (il Presidente del Consiglio Provinciale Maroso ha già data la sua disponibilità annunciando a voce che c’è certamente l’adesione del Gruppo).

1) ARTICOLO

“DON MILANI, ULTIMO COME I SUOI ULTIMI”
La propaganda come priorità del centro destra

Tra i vari problemi della Circoscrizione di Prato Est, esposti con varie interrogazioni e mozioni presentate dal gruppo del Partito Democratico, il centro destra ha scelto di dare la precedenza, per la discussione nel Consiglio Circoscrizionale del 9 dicembre, alle mozioni sui crocifissi nelle scuole e alla rimozione dell’intitolazione della Sala Polivalente della Circoscrizione stessa.

Non sembra che per le scuole sia priorità urgente discutere sulla presenza o meno dei crocifissi nelle aule: i tagli inferti così drasticamente alla pubblica istruzione da parte del ministro Gelmini stanno mettendo a dura prova la qualità della proposta educativa nei confronti degli alunni della scuola stessa.

Tuttavia si continua da parte del centrodestra locale, come di quello nazionale, a preferire le azioni di sola facciata e propaganda, come quello tenuto dall’assessore Milone a La Tenda di Mezzana il 10 dicembre sulla “razza cinese”, così come è stata definita da Tosoni, Presidente della Commissione Consiliare Sicurezza Urbana del Comune di Prato.

Per non essere da meno, visto che si hanno da sfruttare i numeri e si vogliono far vedere i muscoli di chi comanda, la maggioranza del centrodestra ha approvato di togliere l’intitolazione della Sala Polivalente della Circoscrizione Est a Don Milani e di intitolarla a Don Luigi Sturzo, relegando al primo una saletta attigua di minore importanza, quasi si volesse misurare l’importanza degli stessi in base alle dimensioni dei locali a loro intitolati.

Non ci ha guadagnato il nuovo intestatario, illustre personaggio storico, trascinato in una così inopportuna e squallida contrapposizione politica.
Non ci fa una bella figura la maggioranza che ha imposto questa scelta, ridimensionando Don Milani, la sua opera e la sua memoria. Proprio il grande Sacerdote, che ha operato a poca distanza dal territorio della Circoscrizione Est stessa, a S. Donato di Calenzano dove lavorò per una scuola di operai, è stato trattato da ultimo, come gli ultimi, di cui tanto si occupò nella scuola di Barbiana.

I consiglieri della maggioranza parlano di un affiancamento dei due grandi personaggi, di una titolazione ugualmente importante per Don Milani. Ma ci si chiede perchè non intitolare qualcosa di nuovo a Don Luigi Sturzo, anziché TOGLIERE, perché così è stato, qualcosa al prete di Barbiana? Questa soluzione era stata suggerita nell’ambito della discussione avvenuta in Consiglio di Circoscrizione, ma non è stata considerata possibile dall’attuale maggioranza.

La realtà è che l’intenzione di questa maggioranza di centrodestra pare essere più lo sfogo di una prova di forza che il dare risalto ad un personaggio storico illustre come Don Sturzo, di cui nessuno discute i meriti.

Prato, 17-12-2009
Gruppo dei Consiglieri del Partito Democratico
Consiglio Circoscrizionale Prato Est

Enrico Aiazzi, Giulia Ciampi, Giuseppe Francesco Gori, Carla Guerrini, Roberta Lombardi, Francesco Ricciarelli, Marco Sapia, Simone Tripodi

2) SALA DON MILANI ‘RIBATTEZZATA’ DON STURZO, POLEMICA A PRATO

(ANSA) – PRATO, 18 DIC – Le prossime riunioni del consiglio della circoscrizione est di Prato si svolgeranno nella sala don Luigi Sturzo e non più nella sala don Lorenzo Milani. Non un cambio di locale, ma un cambio di nome, voluto dalla nuova maggioranza di centrodestra con conseguente polemica con il centrosinistra, in minoranza. La sala infatti è sempre la stessa, solo che ora porta il nome del fondatore del Partito popolare mentre prima era intitolata al priore di Barbiana al quale adesso è stata dedicata la biblioteca circoscrizionale, finora mai ‘battezzata’. La decisione è stata presa a maggioranza nella riunione del consiglio di circoscrizione tenutasi nove giorni fa – nel corso del quale c’é stata anche una lunghissima discussione sulla presenza dei crocifissi nei luoghi pubblici – grazie a una mozione presentata da due consiglieri di maggioranza, Giulio Mencattini dell’Udc e Andrea Antonio Bonacchi del Pdl. Un cambio di nome che già campeggia negli atti di convocazione della circoscrizione, anche se nessuna targa è stata apposta alla sala: del resto non c’era neanche prima per don Milani. Il centrosinistra, che ‘battezzo” per primo la sala con il nome di don Milani, non ha però gradito. Già nel corso della riunione di nove giorni fa la giovane consigliera Giulia Ciampi (credente e del Pd) aveva posto l’accento sul fatto che “Sturzo e Milani avrebbero forse litigato sull’opportunità o meno di votare democristiano ma questi due uomini di grande levatura non si sarebbero mai sognati di litigarsi il nome di una sala, di una scuola o di una strada”. Insomma don Milani continua, a pochi chilometri dalla parrocchia di san Donato a Calenzano dove scrisse ‘Esperienze pastorali’, a far discutere. L’unica differenza è che, anziché a Barbiana, stavolta è stato mandato in biblioteca. (ANSA).

Joshua Madalon

DA GIOVANE: LA SENSIBILITÀ AMBIENTALISTA, STORICA E CULTURALE – OTTAVA PARTE – 4

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DA GIOVANE: LA SENSIBILITÀ AMBIENTALISTA, STORICA E CULTURALE – OTTAVA PARTE – 4

Il cinema ungherese è stato il protagonista assoluto dell’edizione di quest’anno alla Mostra di Pesaro. Chi ha avuto la possibilità di seguire le proiezioni sin dal primo giorno, sarà stato colpito favorevolmente da un’antologia di cortometraggi, “A piacere” di Zoltàn Huszàrik. Non lo conoscevamo questo autore e abbiamo saputo molto su di lui in quel di Pesaro. Disegnatore e pittore, membro fondatore dello Studio Béla Balàzs, aiuto regista e scenografo, Huszàrik è morto prematuramente l’anno scorso, lasciando diverse opere, alcuni cortometraggi e due lungometraggi, “Szindbàd” (1971) e “Csontvàry” (1979). I cinque cortometraggi presentati ci offrono un assaggio molto squisito della capacità del loro autore nel costruire “arte filmica”. Dice Huszàrik: “L’essenza del cinema…è “pictografia” scrittura con immagini. Questa scrittura non rinuncia alla verbalità, ma fa un uso economico dei dialoghi. La pictografia è ancora al livello della formazione dell’alfabeto”. A dire il vero, le immagini che appaiono susseguirsi sullo schermo, anche nella loro sequenza, non hanno bisogno di un commento verbale, si esprimono così come sono: è il loro ritmo, la durata, il movimento e la staticità naturale di cose, uomini ed animali, a rendere il senso voluto dal suo autore. Così “Elègia” (1965), con i suoi bei cavalli in libertà, simbolo dell’angoscia e della sofferenza di chi, amando e vivendo la vita liberamente, è destinato invece alla sconfitta del compromesso e della morte, in particolare quella civile, non ha bisogno di parole: è sufficiente il martellio incalzante degli strumenti e delle immagini a palesare, esprimere, trasmettere pensieri, anche astratti come questi. Stupendo, anche nel suo silenzio ovattato è “Capriccio” (1969), una fantasmagorica coreografia di pupazzi di neve e paesaggi, fotografati con rara ed elegante padronanza del mezzo da Jànos Tòth, un altro eccellente autore del cinema ungherese dei nostri giorni. Più sul tono documentaristico è invece il terzo, “Amerigo Tot” (1969), che è dedicato a un maestro scultore di origine ungherese, il quale viene ripreso nel pieno della sua attività a Roma, in via Margutta. E, dopo “Angelus” (1972), interessante e calligrafica prova di bravura sugli angeli, più estetizzante nel senso puro che pregno di significati reali, c’è il bellissimo “A piacere” (1974) che dà il titolo all’Antologia; è un film documentario sui pericoli che ha corso l’umanità e che incombono tuttora su di essa: la guerra, la morte, la perdita della libertà. Abbiamo parlato di questi cortometraggi e scriveremo fra poco anche di “Szindbàd”, perchè siamo abbastanza sicuri che il pubblico bellunese potrà vedere questo e quelli grazie all’impegno del Circolo di Cultura Cinematografica “La Grande Bouffe” che li presenterà quest’anno all’interno di un corposo ciclo sul cinema ungherese.
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Nota dell’autore: In un prossimo post riporterò la seconda parte dell’articolo datato 28 giugno 1982. Aggiungo tuttavia una nota intorno al Circolo “La Grande Bouffe” che fondai a Feltre insieme a Francesco Padovani. Molte furono le iniziative che proponemmo, anche se quella sul “Cinema ungherese” non fu realizzata a Feltre ma un paio di anni dopo a Prato dove ero arrivato in modo provvisorio alla fine del 1982 e stanziale dall’anno successivo. A Prato contribuii in modo diretto e corposo alla fondazione del Cinema “TERMINALE Movies” tra via Frascati e via Carbonaia. E fu lì che la vedova di Zoltàn Uszàrik ci inviò tutti i materiali filmici del coniuge per una personale che ebbe grande successo.

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