COERENZA ED AFFIDABILITA’ (i perché di una Storia) ripartire da San Paolo con la Palestra delle Idee

La Palestra delle Idee - prossima fermata

COERENZA ED AFFIDABILITA’ (i perché di una Storia) ripartire da San Paolo con la Palestra delle Idee

Mi sono già molte volte trovato a sottolineare la distanza tra il Partito Democratico ed una parte sempre più considerevole di coloro che ne avevano sostenuto la Fondazione, tra i quali mi annovero.
Forse è necessario ribadire che già nella fase fondativa alcuni di noi (e dunque me stesso) avevano scelto di impegnarsi in modo critico e propositivo. In uno dei documenti da me stilati e datato 29 giugno 2008 scrivevo:

“abbiamo lavorato in modo particolare per il cambiamento, per un Partito davvero nuovo, per un Partito davvero aperto, per un Partito che includesse e fondesse; abbiamo lavorato “contro” coloro che non volevano cambiare pur profferendo parole di cambiamento o rimanendo in silenzio “in attesa fiduciosa”.
Questo nostro convincimento che occorresse restituire entusiasmo e fiducia alla gente, che occorresse rimettere in moto le passioni civili ed ideali ha dato fastidio, ha creato una sorta di muro difensivo da parte dei “politici di mestiere” soprattutto perché si chiedeva a “tutti” di rimettersi in discussione, di aprirsi al confronto, di riproporsi in modo nuovo.”

Trovammo dileggio e contrasti, ma siamo andati avanti.

A San Paolo poi abbiamo avviato un lavoro “democratico” lottando nel vero senso della parola ma con l’uso della ragionevolezza e della dialettica per poter aprire un Circolo nuovo nei metodi e nelle scelte. Altri contrasti ed altre contrapposizioni accompagnate da blandizie e tranelli vari. Di cosa si preoccupavano? Di sicuro di un metodo “democratico” aperto ai contributi di quante persone fossero interessate a partecipare in modo attivo (non ho visto affluire gente che non condividesse pienamente i valori della Sinistra) ed è nata così “La Palestra delle Idee”, un modo come l’altro di affrontare questioni territoriali e nazionali come l’Immigrazione, la Formazione, il Lavoro, la Sanità, la Cultura, l’Ambiente, il Territorio e via dicendo. Anche per questo la meteora Barca ci coinvolse con il suo “sperimentalismo democratico” che a San Paolo avevamo anticipato a praticare. E, fallito quel progetto insieme all’eclissi dello stesso Fabrizio Barca, abbiamo partecipato da protagonisti a “Trame di Quartiere”, portando il nostro contributo ed arricchendoci vicendevolmente.
Forse è proprio questo metodo a creare preoccupazione e timore in coloro che hanno disimparato a praticarlo ed è ancora più inaccettabile che sia posto un limite a chi lo pratica, allorquando ciò è svolto in maniera disinteressata e limpida (mi facevano ridere coloro che si chiedevano “perché lo fanno? chi c’è dietro?” e spero tanto non debba continuare a ridere adesso che sono passati tanti anni).
Certamente il metodo che continuerei a chiamare “sperimentalismo democratico” (Fabrizio Barca mi consentirà di appropriarmi del titolo) ha bisogno di un profondo rispetto e di cambiali in bianco; in cambio chi concede quel rispetto potrà trovare elementi utili per un raccordo programmatico che parta dal basso o, ad essere precisi, dal medio-basso (chi partecipa a questi incontri pur essendo questi “aperti e pubblici” è portatore di culture e conoscenze di un certo livello).

Ecco: il gruppo che a San Paolo potrebbe riprendere la sua attività, a partire da “LIBERI e UGUALI”, è nella sua stragrande maggioranza lo stesso che ha praticato lo “sperimentalismo democratico”; è quello stesso che, dopo un riconoscimento non solo formale da parte dello stesso Barca (voglio qui ricordare che Fabrizio partì dal Circolo San Paolo per il suo “Viaggio in Italia” di cui parla ne “La Traversata”), fu praticamente bloccato dal Partito che non ci riconosceva la necessaria affidabilità.

Joshua Madalon

FABRIZIO BARCA a San Paolo con Marzio Gruni e Daniele Pinai

BUON COMPLEANNO, COSTITUZIONE! a passi lenti ma decisi/ 3

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BUON COMPLEANNO, COSTITUZIONE! a passi lenti ma decisi/ 3

Dopo la Liberazione di Roma avvenuta il 4 e 5 giugno 1944 era stato emanato il decreto legge Luogotenenziale n.151 che verrà considerato come la prima “Costituzione provvisoria dell’Italia” (il documento è stato pubblicato in un mio post lo scorso 3 dicembre con il titolo “BUON COMPLEANNO, COSTITUZIONE! a passi lenti ma decisi/ 2″) seguirà il Decreto-legge luogotenenziale n.98 del 16 marzo 1946, che viene considerato la seconda “Costituzione provvisoria” con la quale viene praticamente deciso che sarà il popolo a scegliere, attraverso un referendum, tra monarchia e repubblica quale dovesse essere la forma di governo del Paese. Nella stessa occasione che sarà indetta per il 2 giugno 1946, come già previsto genericamente dal Dl 151, sarebbe stata eletta l’Assemblea costituente. Se in un primo tempo anche la scelta tra monarchia e repubblica era stata affidata ai membri che sarebbero stati eletti, dietro una sollecitazione di parte monarchica, preoccupata dalla accertata preponderanza repubblicana fra gli eletti, si pensò di consultare il popolo. L’idea ovviamente aveva una sua logica: la monarchia possedeva un suo indubbio fascino ed aveva svolto un ruolo da protagonista negli ultimi anni, riconoscendo di fatto gli errori commessi nell’appoggiare il regime fascista.
Vedremo poi come si svolse il referendum e quali furono i risultati in un prossimo post. Qui sotto trovate il documento cui faccio riferimento.

Joshua Madalon

Decreto-legge luogotenenziale
16 marzo 1946, n. 98

(In Gazz. Uff., 23 marzo 1946, n. 699). – Integrazioni e modifiche al decreto legge Luogotenenziale 25 giugno 1944, n. 151 relativo all’Assemblea per la nuova costituzione dello Stato, al giuramento dei Membri del Governo ed alla facoltà del Governo di emanare norme giuridiche
In virtù dell’autorità a Noi delegata.
Visto il decreto legge Luogotenenziale 25 giugno 1944 n. 151 relativo all’Assemblea per la nuova costituzione dello Stato, al giuramento di membri del governo ed alla facoltà del Governo per emanare norme giuridiche;
Visto il decreto legislativo luogotenenziale I febbraio 1945, n. 58, concernente nuove norme sull’emanazione, promulgazione e pubblicazione dei decreti luogotenenziali e di altri provvedimenti.
Ritenuta la necessità di apportare integrazioni e modifiche al sopra citato decreto-legge Luogotenenziale 25 giugno 1945 n. 15;
Udito il parere della Consulta Nazionale;
Vista la deliberazione del Consiglio dei Ministri;
Sulla proposta del Presidente del Consiglio dei Ministri, Primo Ministro Segretario di Stato, e del Ministro per la Costituente di concerto con tutti i Ministri.
Abbiamo sanzionato e promulgato quanto segue :
Art. 1.
Contemporaneamente alle elezioni per l’Assemblea Costituente il popolo sarà chiamato a decidere mediante referendum sulla forma istituzionale dello Stato (Repubblica o Monarchia).
Art. 2.
Qualora maggioranza degli elettori votanti si pronunci in favore della Repubblica, dopo la sua Costituzione, come suo primo atto eleggerà il Capo provvisorio dello Stato, che eserciterà le sue funzioni fino a quando sarà nominato il Capo dello Stato a norma della Costituzione deliberata dall’Assemblea.
Per l’elezione del Capo provvisorio dello Stato è richiesta la maggioranza dei tre quinti dei membri dell’Assemblea. Se al terzo scrutinio non sarà raggiunta tale maggioranza, basterà la maggioranza assoluta.
Avvenuta l’elezione del Capo provvisorio dello Stato, il Governo in carica gli presenterà le sue dimissioni e il Capo provvisorio dello Stato darà l’incarico per la formazione del nuovo Governo.
Nell’ipotesi prevista dal primo comma, dal giorno della proclamazione dei risultati del referendum e fino alla elezione del Capo provvisorio dello Stato, le relative funzioni saranno esercitate dal Presidente del Consiglio dei Ministri in carica nel giorno delle elezioni.
Qualora la maggioranza degli elettori votanti si pronunci in favore della Monarchia, continuerà l’attuale regime Luogotenenziale fino all’entrata in vigore delle deliberazioni dell’Assemblea sulla nuova Costituzione e sul Capo dello Stato.
Art. 3.
Durante il periodo della Costituzione e fino alla convocazione del Parlamento a norma della nuova Costituzione il potere legislativo resta delegato, salva la materia costituzionale, al Governo, ad eccezione delle leggi elettorali e delle leggi di approvazione dei trattati internazionali, le quali saranno deliberate dall’Assemblea.
Il Governo potrà sottoporre all’esame dell’Assemblea qualunque altro argomento per il quale ritenga opportuna la deliberazione di essa,
Il Governo è responsabile verso l’Assemblea Costituente.
Il rigetto di una proposta governativa da parte dell’Assemblea non porta come conseguenza le dimissioni del Governo. Queste sonno obbligatorie soltanto in seguito alla votazione di sfiducia, intervenuta non prima di due giorni dalla sua presentazione e adottata a maggioranza assoluta dei Membri dell’Assemblea.
Art. 4.
L’Assemblea Costituente terrà la sua prima riunione in Roma, nel Palazzo di Montecitorio, il ventiduesimo giorno successivo a quello in cui si saranno svolte le elezioni.
L’Assemblea è sciolta di diritto il giorno dell’entrata in vigore della nuova Costituzione e comunque non oltre l’ottavo mese dalla sua prima riunione. Essa può prorogare questo termine per non più di quattro mesi.
Finchè non avrà deliberato il proprio regolamento interno dell’Assemblea Costituente applicherà il regolamento interno della camera dei deputati in data I luglio 1900 e successive modificazioni fino al 1922.
Art. 5.
Fino a quando non sia entrata in funzione la nuova Costituzione le attribuzioni del Capo dello Stato sono regolate dalle norme finora vigenti in quanto applicabili.
Art. 6.
I provvedimenti legislativi che non siano di competenza dell’Assemblea Costituente ai sensi del primo comma dell’art. 3, deliberati nel periodo ivi indicato, devono essere sottoposti a ratifica del nuovo Parlamento entro un anno dalla sua entrata in funzione.
Art. 7.
Entro il termine di trenta giorni dalla data del decreto luogotenenziale che indice le elezioni dell’Assemblea Costituente i dipendenti civili e militari dello Stato devono impegnarsi, sul loro onore, a rispettare e far rispettare nell’adempimento dei doveri del loro stato il risultato del referendum istituzionale e le relative decisioni dell’Assemblea Costituente. Nessuno degli impegni da essi precedentemente assunti, anche con giuramento, limita la libertà di opinione e di voto dei dipendenti civili e militari dello Stato.
Art. 8.
Con decreto del Presidente del Consiglio dei Ministri, sentito in Consiglio dei Ministri, saranno emanate le norme relative alle operazioni del referendum, alla proclamazione dei risultati di esso e al giudizio definitivo sulle contestazioni, le proteste ed i reclami relativi alle operazioni del referendum, con facoltà di variare ed integrare, a tali fini, le disposizioni del decreto legislativo Luogotenenziale 10 marzo 1946 n. 74, per l’elezione dei deputati dall’Assemblea Costituente e di disporre che alla scheda di Stato, prevista dal decreto anzidetto, siano apportate le modificazioni eventualmente necessarie.
Per la risposta al referendum dovranno essere indicati due distinti contrassegni.
Art. 9.
Il presente decreto entra in vigore il giorno della sua pubblicazione nella “Gazzetta Ufficiale ” del Regno

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LIBERI UGUALI dopo il 3 dicembre!

LIBERI UGUALI dopo il 3 dicembre!

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Joshua Madalon

Inserisco il paragrafo con cui chiudo questo post perché non sfugga a chi di dovere:

Detto questo, aggiungo che molte persone sono ritornate a fare Politica e moltissime ancora ritorneranno nelle prossime ore. Lo faranno sperando che condivisione, partecipazione, coinvolgimento non siano parole vuote, a partire da subito. La Festa potrebbe essere già finita, ancorchè bella, coinvolgente e ricca di stimoli appassionati. Se non vogliamo renderci complici di un disastro democratico, se vogliamo davvero fermare le Destre (quelle con lo sguardo al passato e le teste vuote e lucide ed anche quelle che credono di poter governare con la rabbia e la disperazione dei più deboli) facciamo un “pieno” di Democrazia prima delle grandi “convention tematiche” già previste, che potrebbero alla fin fine essere poco più che delle “passerelle” teatrali. Anche per questo vanno ascoltati i territori, vanno coinvolti quanti non sono stati già coinvolti, al di fuori dei piccoli recinti partitici ed occorre avviare un dialogo franco ed aperto con quelle forze politiche e sociali di Sinistra che sono rimaste fuori.

LIBERI UGUALI dopo il 3 dicembre!

LIBERI E UGUALI è un ottimo binomio che sintetizza l’esigenza fondamentale che la Sinistra deve porre a base della sua stessa esistenza. Ad essere sincero non lo avevo apprezzato quando la sera prima del 3 dicembre uno dei segretari locali delle tre forze politiche principali già organizzate me lo ha comunicato e l’impatto negativo era comune.

Sarà – come diranno i maligni (e a pensar male spesso non si sbaglia) – la necessità di accogliere ciò che è stato prescelto in modo verticistico come binomio da accompagnare all’agire politico dei prossimi mesi ed anni (insieme all’auspicio ci metto l’impegno) per tante e tanti di noi!

“Liberi e uguali” si riferisce certamente alla storia della Sinistra, a partire dalla collocazione che assunsero i deputati francesi ostili verso la monarchia fin dal periodo pre-rivoluzionario; ma si riferisce poi ad uno dei testi fondamentali della storia giuridica mondiale e cioè la DICHIARAZIONE DEI DIRITTI DELL’UOMO E DEL CITTADINO DEL 26 AGOSTO 1789 al cui Art. 1 si legge
“Gli uomini nascono e rimangono liberi e uguali nei diritti. Le distinzioni sociali non possono essere fondate che sull’utilità comune”.

Non l’ho riportata per intero perché siete perfettamente in grado di recuperarla ma ne avevo voglia allo scopo di confermare il mio gradimento verso la scelta che i vertici hanno prodotto: potrei lamentarmi per non aver potuto partecipare ad essa, ma non posso evitare di essere fiero di appartenere a questo nuovo soggetto politico; anche perché in tempi come questi di celebrazione della nostra Carta costituzionale non va dimenticato che “Liberi” e “Uguali” rappresentano le basi dei principi fondamentali espressi in quell’alto documento, come si rileva nell’art.3

“Tutti i cittadini hanno pari dignità sociale e sono eguali davanti alla legge, senza distinzione di sesso, di razza, di lingua, di religione, di opinioni politiche, di condizioni personali e sociali.
È compito della Repubblica rimuovere gli ostacoli di ordine economico e sociale, che, limitando di fatto la libertà e l’eguaglianza dei cittadini, impediscono il pieno sviluppo della persona umana e l’effettiva partecipazione di tutti i lavoratori all’organizzazione politica, economica e sociale del Paese.”

Qualcuna/o si è rammaricata/o di non aver trovato la parola “Sinistra” (anche io peraltro lo faccio) e soprattutto non si comprendono le “giustificazioni” non richieste (excusationes non petitae) da parte dei leaders quando affermano che vi era il timore di costituire uno steccato con quel termine. Ad essi dico che facciano tuttavia grande attenzione: con la “libera circolazione” all’interno del nuovo soggetto non vorrei ritrovarmi con personaggi come quelli che “l’altro ieri” sostenevano il centrodestra ed ieri si dirigevano ed oggi ancora trasmigrano contribuendo alla definitiva contaminazione del Partito Democratico.

Detto questo, aggiungo che molte persone sono ritornate a fare Politica e moltissime ancora ritorneranno nelle prossime ore. Lo faranno sperando che condivisione, partecipazione, coinvolgimento non siano parole vuote, a partire da subito. La Festa potrebbe essere già finita, ancorchè bella, coinvolgente e ricca di stimoli appassionati. Se non vogliamo renderci complici di un disastro democratico, se vogliamo davvero fermare le Destre (quelle con lo sguardo al passato e le teste vuote e lucide ed anche quelle che credono di poter governare con la rabbia e la disperazione dei più deboli) facciamo un “pieno” di Democrazia prima delle grandi “convention tematiche” già previste, che potrebbero alla fin fine essere poco più che delle “passerelle” teatrali. Anche per questo vanno ascoltati i territori, vanno coinvolti quanti non sono stati già coinvolti, al di fuori dei piccoli recinti partitici ed occorre avviare un dialogo franco ed aperto con quelle forze politiche e sociali di Sinistra che sono rimaste fuori.

Joshua Madalon

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COSA E’ SINISTRA E COSA NON E’ SINISTRA- perchè il PD non può rappresentare la Sinistra!

COSA E’ SINISTRA E COSA NON E’ SINISTRA

Cosa è Sinistra e cosa non è Sinistra! Ecco, se cominciamo ad analizzare questi elementi su cosa sia e cosa non sia Sinistra, troveremmo anche la spiegazione sulle ragioni per le quali quel che sembra una “divisione” o un’induzione ad essa è completamente il contrario: una sollecitazione all’unità!
Compito della Sinistra è quello di attenuare le differenze sul piano della dignità umana a compimento dell’art.3 della nostra Costituzione nel quale si legge

”Tutti i cittadini hanno pari dignità sociale e sono eguali davanti alla legge, senza distinzione di sesso, di razza, di lingua, di religione, di opinioni politiche, di condizioni personali e sociali.
È compito della Repubblica rimuovere gli ostacoli di ordine economico e sociale, che, limitando di fatto la libertà e l’eguaglianza dei cittadini, impediscono il pieno sviluppo della persona umana e l’effettiva partecipazione di tutti i lavoratori all’organizzazione politica, economica e sociale del Paese.”

E’ vero che tali ruoli dovrebbero essere svolti anche da chi non si sente di appartenere alla Sinistra, ma sta proprio qui la differenza. Chi non si adopera per realizzare la nostra Costituzione non può che appartenere – spesso senza affermarlo esplicitamente ed a volte presentandosi come paladini dei più poveri – a quella parte della società che si richiama alla difesa di interessi corporativi e lobbistici delle classi più ricche avide di accaparrarsi potere a svantaggio dei più deboli.
Ecco dunque che in questo Paese, così come in tante altre parti del mondo, si avverte sempre più il bisogno che siano tutelati gli emarginati, i disoccupati, gli sfruttati, soprattutto coloro che in una fase di crisi economica generale hanno visto diminuire progressivamente fino ad arrivare alla soglia della povertà assoluta – a volte financo varcandola – la loro dignità umana. Voglio qui ricordare anche l’assunto dell’art.4 della Costituzione, che a proposito di diritti e di doveri fondamentali dice:

“La Repubblica riconosce a tutti i cittadini il diritto al lavoro e promuove le condizioni che rendano effettivo questo diritto.
Ogni cittadino ha il dovere di svolgere, secondo le proprie possibilità e la propria scelta, un’attività o una funzione che concorra al progresso materiale o spirituale della società.”

Non mi stancherò mai di sottolineare la profonda necessità che quegli assunti della nostra Carta trovino applicazione. Ed è evidente che una formazione politica che si dica di Sinistra avrebbe dovuto avere una pur minima attenzione verso quelle indicazioni “fondamentali”. Non è stato così: e non si può addurre a giustificazione che la “crisi” sia stata tremenda, visto che con le politiche neo-liberiste camuffate da progressiste e democratiche si è di fronte al risultato che la ricchezza di chi già la possedeva è aumentata a dismisura e la miseria, anche di chi non la conosceva è altrettanto cresciuta.
Lapalissianamente non possiamo che dedurre che il Partito Democratico che ha affidato a Renzi la sua conduzione poltica non è un Partito di Sinistra. Non vedo dunque perché mai occorra perseguire un’unità a Sinistra considerandolo un legittimo partner.

Tocca ad altri assumere il ruolo di portabandiera della Sinistra: innanzitutto questa nuova formazione “Liberi e Uguali” e poi quella parte di società civile che si è stretta intorno alle figure di Tomaso Montanari e Anna Falcone, a mio parere hanno il diritto di raccordarsi per costruire insieme una nuova inedita pagina di impegno civile, fatta di passione ed entusiasmo ma anche di pragmatismo e razionalità. A questi potrebbero unirsi tutte quelle parti della società civile impegnata, ivi compresi coloro che riconoscano di non poter più condividere il percorso emintemente autoreferenziale del PdR dove la “d” è una semplice preposizione.

Joshua Madalon

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BUON COMPLEANNO, COSTITUZIONE! a passi lenti ma decisi/ 2

BUON COMPLEANNO, COSTITUZIONE! a passi lenti ma decisi/ 2

Dopo lo scioglimento della Camera dei fasci e delle corporazioni avvenuto con il decreto legislativo n.705 del 2 agosto 1943 con il quale, nel rispetto dello statuto albertino si andava a promettere una nuova elezione della Camera dei deputati, una volta finita la guerra, i progetti di coloro che avevano pensato di poter contare sempre su un ruolo centrale della monarchia, si avviarono al fallimento, grazie alla presenza ed all’attivismo dei Partiti antifascisti, quelli antichi come il Partito Socialista ed il Partito Comunista e quelli nati da poco come la Democrazia cristiana ed il Partito d’azione. Fu stretto un accordo (tregua istituzionale) tra questi e la monarchia in attesa che la guerra si concludesse e poi si decidessero le scelte da prendere. In quel periodo le funzioni di governo furono assegnate ad un Governo provvisorio formato dai partiti che facevano parte del Comitato di liberazione nazionale (Cln). Il re Umberto II subentrato a capo della monarchia sabauda dopo l’abdicazione di vittorio Emanuele III, che per quest’atto fu accusato di aver violato la tregua istituzionale trovò un accordo con il Cln e nel giugno del 1944 promulgò una prima Costituzione provvisoria che è espressa nel decreto-legge luogotenenziale n. 151 del 25 giugno. Nei sei articoli del decreto sono delineati la futura Assemblea Costituente, il giuramento dei membri del Governo e la facoltà del Governo di emanare “provvedimenti aventi forza di legge”.

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Ecco il documento:


Decreto-legge luogotenenziale
25 giugno 1944, n. 151
(In Gazz. Uff., Serie speciale 8 luglio 1944, n. 39). – Assemblea per la nuova costituzione dello Stato, giuramento dei membri del Governo e facoltà del Governo di emanare norme giuridiche.
In virtù della autorità a noi delegata;
Visto il R. decreto-legge 30 ottobre 1943, n. 2/B.
Visto l’art. 18 della legge 19 gennaio 1939, n. 129.
Ritenuta la necessità e l’urgenza per causa di guerra;
Sentito il Consiglio dei Ministri;
Sulla proposta del Presidente del Consiglio dei Ministri, Primo Ministro Segretario di Stato;
Abbiamo decretato e decretiamo :
Art. 1.
Dopo la liberazione del territorio nazionale, le forme istituzionali saranno scelte dal popolo italiano che a tal fine eleggerà, a suffragio universale diretto e segreto, un’assemblea Costituente per deliberare la nuova costituzione dello Stato.
I modi e le procedure saranno stabiliti con successivo provvedimento.
Art. 2.
È abrogata la disposizione concernente la elezione di una nuova Camera dei Deputati e la sua convocazione entro quattro mesi dalla cessazione dell’attuale stato di guerra, contenuta nel comma terzo dell’articolo unico del R. decreto-legge 12 agosto 1943, n. 705, con cui venne dichiarata chiusa la sessione parlamentare e sciolta la Camera dei fasci e delle corporazioni.
Art. 3.
I ministri e sottosegretari di Stato giurano sul loro onore di esercitare la loro funzione nell’interesse supremo della Nazione e di non compiere, fino alla convocazione dell’Assemblea Costituente, atti che comunque pregiudichino la soluzione della questione istituzionale.
Art. 4.
Finché non sará entrato in funzione il nuovo Parlamento, i provvedimenti aventi forza di legge sono deliberati dal Consiglio dei Ministri. Tali decreti legislativi preveduti nel comma precedente sono sanzionati e promulgati dal Luogotenente Generale del regno con la formula:
“Vista la deliberazione del Consiglio dei Ministri;
Sulla proposta di…
Abbiamo sanzionato e promulghiamo quanto segue…”
Art. 5.
Fino a quando resta in vigore la disposizione dell’art. 2, comma primo del R. decreto-legge 30 ottobre 1943, n. 2/B, i decreti relativi alle materie indicate nell’art I della legge 31 gennaio 1926, n. 100, sono emanati dal Luogotenente Generale del regno con la formul :
Sentito il Consiglio dei Ministri;
Abbiamo decretato e decretiamo…
Art. 6.
Il presente decreto entra in vigore il giorno stesso della sua pubblicazione nella “Gazzetta Ufficiale ” del regno —serie speciale— e sarà presentato all’Assemblee Legislative per la conversione in legge.
Il Presidente del Consiglio dei Ministri, proponente, è autorizzato a presentare il relativo disegno di legge.

Nei prossimi giorni passo dopo passo attraverso altri documenti arriveremo alla stesura, alla primulgazione ed alla entrata in vigore della nostra Carta costituzionale.

Joshua Madalon

BARRICADERI E SALOTTIERI – un breve post

2004-07 (lug)

BARRICADERI E SALOTTIERI – un breve post

In politica c’è stato sempre chi ha lottato in prima linea, ci ha messo la faccia, si è sporcato le mani, si è impegnato a relazionarsi su più fronti, si è preso i rimbrotti e le critiche, le accuse di lavorare per privilegiare il proprio ego e c’è stato chi dal proprio comodo seggio (non solo quello caldo e accogliente delle istituzioni, ma anche quello altrettanto tranquillo del proprio nido) costruiva, tesseva, scriveva ed argomentava. Era così. È così! ben al di là di quanto reciprocamente ci si possa accusare di essere o “barricaderi” o “salottieri”! Negare tutto questo significherebbe negare l’evidenza e chi si spinge a lodare il primo comportamento stigmatizzando il secondo è fuori dalla realtà. Il mondo ha da sempre avuto bisogno di entrambi, il mondo della Politica, della Cultura e le stesse Rivoluzioni non sarebbero esistite senza i primi ed i secondi, anzi – a dire il vero – senza i secondi ed i primi. D’altronde chi critica i secondi lodando i primi molto spesso non ha buoni esempi personali da proporre in tal senso.

Joshua Madalon

Foto di Agnese Morganti

UNA VECCHIA STORIA – UNA NUOVA STORIA con una NUOVA PROPOSTA

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UNA VECCHIA STORIA – UNA NUOVA STORIA con una NUOVA PROPOSTA

La disintegrazione del Partito Democratico non è un evento da addebitare ad un maleficio ma la conseguenza diretta di una leadership sconsiderata la cui ascesa è stata aiutata da forze esterne ed estranee alla storia del movimento operaio e democratico del nostro Paese.
Il Partito Democratico è nato per costruire una forza che tenesse insieme le diverse componenti della tradizione comunista, socialista, laica e cattolica con una vocazione maggioritaria in un tempo nel quale l’area della Destra aveva trovato una sua unitarietà intorno alla figura di Berlusconi.
Al Partito Democratico si chiedeva, soprattutto da una parte dei suoi militanti e simpatizzanti vecchi e nuovi, di poter agire da contrappeso democratico modificando i metodi sia nel reclutamento che nelle modalità di scelte attivando un’ampia e continua condivisione tra i vertici e la base. All’interno di questi bisogni ed in quei percorsi si è insinuata in modo subdolo quella parte del Partito che considerava la Democrazia un orpello pressochè inuitile di cui disfarsi ed ha trovato alleati “esterni” molto lontani dai valori tradizionali della Sinistra. L’acredine e la supponenza, questa e quella hanno prodotto un allontanamento progresivo dalla pratica politica di tante di quelle forze umane che avevano contribuito a far crescere i consensi sui territori; sgradevole è stata la percezione che non si trattasse di una battaglia persa ma di un cambiamento totale, allorquando la nuova onda invadendo temporaneamente (i nuovi non hanno l’abitudine al sacrificio che le generazioni passate – quelle per intendersi da “rottamare” possedevano) il territorio ha etichettato tutto il pregresso come vecchio e superato e si è imposta con modalità demagogiche e populistiche.
Dal 2013 ad oggi molto è cambiato: i Circoli, se non già chiusi, si avviano a chiudere per mancanza di ossigeno. Le Feste dell’Unità (o di qualcosa che possa somigliare a quelle) non riescono più a svolgersi se non in forma ridotta e nelle periferie del territorio. Nelle Amministrazioni del Centrosinistra spesso ci si confonde con gli avversari quanto a scelte: il nervosismo serpeggia tra gli amministratori e nella base che progressivamente cerca di affrancarsi. Con il passare del tempo quella parte che ne è uscita è stata sostituita da altre new entry affascinate dallo stile arrogante e prorompente delle leadership.
In questi ultimi mesi un gruppo di ex iscritti al PD insieme a rappresentanti delle varie sigle della Sinistra, purtroppo da tempo suddivisa in vari pezzetti, ha avviato un progetto per costruire un nuovo soggetto politico nettamente alternativo a quel Partito, con l’obiettivo di ricomporre la Sinistra partendo dal basso, coinvolgendo la gente con una richiesta seria e concreta di partecipazione attiva ai processi decisionali amministrativi. Quel “processo” si è interrotto a causa delle posizioni critiche verso la richiesta di essere del tutto “alternativi” al PD da parte di una di quelle forze.
In questi giorni il percorso è stato riavviato anche grazie alla scelta che tre di quelle sigle stanno portando avanti: MDP-Art.1, Sinistra Italiana e Possibile il prossimo 3 dicembre a Roma costituiranno una coalizione e faranno partire una nuova proposta politica.
Questa avrà bisogno di donne ed uomini che siano disponibili a partecipare, portando le loro competenze e professionalità a servizio di una progettualità democratica che abbia un segno distintivo preciso di Sinistra. D’altronde, fino ad oggi un’elettrice –un elettore che avvertiva di appartenere alla Sinistra quale chance aveva di potersi sentire partecipe e coinvolto in una struttura che fosse a sua misura? Soprattutto quale possibilità aveva di rapportarsi ad una forza che, al di là della testimonianza, li potesse rappresentare, aspirando al raggiungimento di obiettivi di Governo?

Da domani (un lungo domani), da domenica 3 dicembre, tutte queste speranze hanno maggiori possibilità di concretizzarsi.

Anche tu, che leggi, partecipa e fatti promotrice/ore di un più ampio coinvolgimento sul tuo territorio!

Joshua Madalon

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ANNIVERSARI 231 ANNI FA – 30 NOVEMBRE 1786

FESTA DELLA TOSCANA in ricordo di un evento del 30 novembre 1786 – 231 anni fa

231 anni fa il 30 novembre del 1786 il Granduca Pietro Leopoldo abolì la pena di morte nel Granducato di Toscana. Dal 2000 la Regione Toscana in questo giorno lo vuole ricordare assumendosi il compito di paladina della libertà e del rispetto dei diritti civili, opponendosi all’applicazione della pena capitale ancora vigente in alcuni paesi. Le Circoscrizioni di Prato in quella prima occasione assunsero un ruolo di primo piano organizzando riflessioni approfondite su quel tema attraverso momenti culturali quali il convegno che si svolse presso il centro per l’Arte contemporanea “Luigi Pecci”. Nel 2003 furono poi pubblicati gli atti con il titolo PACE E DIRITTI UMANI.
Qui di seguito riporto uno dei contributi “esterni” (l’autrice non era presente ma fu menzionata proprio in quanto un mese e mezzo prima aveva inviato una lettera a “Repubblica” nella quale discuteva del caso di Derek Rocco Barnabei, giustiziato dopo che sulla sua colpevolezza erano emersi seri dubbi), quello della Presidente del Parlamento Europeo, Nicole Fontaine, riportato nel libretto sopra menzionato.

Joshua Madalon

Pace e diritti ummani 001

Nicole Fontaine, Lettera aperta agli americani

Nella sua stragrande maggioranza, senza distinzioni di nazionalità o di sensibilità politica, il Parlamento europeo, che è la voce democratica di 370 milioni di europei che costituiscono attualmente l’Unione europea, non comprende il fatto che gli Stati Uniti siano oggi l’unico, tra le grandi democrazie del mondo, a non aver rinunciato a comminare e applicare la pena di morte.

Ogni volta che un’esecuzione capitale è programmata in uno degli Stati del vostro paese, l’emozione e la riprovazione che essa suscita assumono, ormai, una dimensione mondiale. Tutti gli interventi a favore della clemenza, fatti dalle più alte autorità religiose o politiche presso i governatori da cui dipende la decisione finale, ricevono soltanto un netto rifiuto.

Il caso di Derek Rocco Barnabei ha suscitato un’emozione particolarmente grande in Europa, sia perché, ancora una volta, sussistono dubbi sulla sua reale colpevolezza, sia perché, oltre alla sua nazionalità americana, egli è anche originario di uno Stato membro dell’Unione europea, l’Italia.

Le iniziative diplomatiche, che invano in tanti abbiamo intrapreso presso il governatore della Virginia su richiesta dei parenti del condannato e delle associazioni che sostengono la sua causa, non hanno avuto alcun seguito. Mi permetto, allora, di dirigervi questa lettera aperta, non nello spirito di dare delle lezioni, ma in quello del dialogo leale che si addice all’amicizia che unisce i nostri grandi insiemi continentali.
Da questa parte dell’Atlantico, si riconosce che il vostro grande paese simbolizza ampiamente, in tutto il mondo, la libertà e la democrazia. Nessuno ha dimenticato ciò che l’Europa gli deve per averla aiutata a ritrovare la libertà al prezzo del sangue dei suoi figli negli ultimi due conflitti mondiali.

Nessuno contesta che la pena di morte sia stata riconosciuta dalla Corte Suprema conforme alla Costituzione degli Stati Uniti. Nessuno contesta che, in seguito a una condanna capitale, lunghi anni di procedure offrono ai condannati la possibilità di una revisione del loro processo. Nessuno contesta il diritto di una società organizzata a difendersi dai criminali che minacciano la sicurezza delle persone e dei beni, né quello di punirli nella misura dei loro delitti.

L’Europa non dimentica che, fino a poco tempo fa, essa stessa ha usato la pena di morte, e spesso con crudeltà. Alcuni Stati l’avevano abolita da tempo, nel loro diritto penale e nella pratica, ma meno di vent’anni fa alcune grandi nazioni europee, profondamente legate ai diritti dell’uomo e ai valori universali, tra cui il mio paese, la Francia, non vi avevano ancora rinunciato e quando i loro parlamenti hanno affrontato la sua abolizione, i dibattiti politici sono stati veementi quanto lo sono oggi negli Stati Uniti. Oggi, ogni polemica è spenta.

Si è però sviluppata in tutta l’Europa una presa di coscienza collettiva che ha travolto le esitazioni ancora esistenti. Questa presa di coscienza, alla quale mi permetto oggi di invitare il popolo americano, è fondata sui seguenti elementi: nessuno studio obiettivo ha mai dimostrato che la pena di morte abbia un effetto dissuasivo sulla grande criminalità e in nessuno dei paesi europei che l’hanno recentemente abolita si è avuto un aumento della grande criminalità; le società contemporanee hanno dei mezzi sufficienti per difendersi da essa senza spezzare il sacro principio della vita umana; la punizione per mezzo della pena di morte non è che la sopravvivenza arcaica della vecchia legge del taglione: poiché hai ucciso, anche tu morirai; il macabro copione delle esecuzioni capitali ha ben poco di degno ed è piuttosto il rito sacrificale di un omicidio legale; quando una società di diritto perfettamente stabilizzata e che dispone di altri mezzi per difendersi ricorre alla pena di morte, essa indebolisce il carattere sacro di ogni vita umana e l’autorità morale che essa può avere per difenderla dovunque essa sia offesa nel mondo; infine, troppi condannati a cui si toglie la vita sono stati poi riconosciuti innocenti e in quel caso è la società, anche in nome del diritto che si è data, ad aver commesso un crimine irreparabile.

In tutta la storia della giustizia della nostra società moderna, un solo innocente da noi messo a morte per errore, una morte che non comporta alcuna necessità, sarebbe sufficiente per condannare radicalmente il principio stesso di questa pena capitale. Ora, sappiamo tutti che il caso è proprio questo, in particolare negli Stati Uniti.

So che la maggioranza della popolazione del vostro paese rimane favorevole al mantenimento della pena di morte e che, in democrazia, il popolo è sovrano, ma tutto ciò può bastare a chi ha la responsabilità di guidare il proprio paese in modo saggio o moderno? Quando il presidente Lincoln abolì la schiavitù, aveva forse il sostegno della maggioranza degli Stati del Sud? Quando il presidente Roosevelt impegnò gli Stati Uniti al fianco degli europei per ristabilire la pace e la libertà nel mondo devastato dal nazismo o dai suoi alleati, ebbe egli immediatamente il sostegno maggioritario degli americani? Quando il presidente Kennedy impose la fine della segregazione razziale che perdurava in alcuni Stati, egli ebbe il coraggio, senza dubbio a costo della sua stessa vita, di andare controcorrente rispetto ai tanti che intendevano mantenerla, anche con la violenza. E’ possibile che gli uomini politici di oggi, per opportunismo o per motivi elettorali, non siano che una pallida ombra di quei grandi visionari che hanno fatto l’unione e la grandezza della nazione americana?

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VERSO IL SOGGETTO UNICO DELLA SINISTRA – lo stato delle cose (secondo me)

VERSO IL SOGGETTO UNICO DELLA SINISTRA – lo stato delle cose (secondo me)

Non c’erano i tempi utili ad un confronto che potesse condurre “d’emblée” verso un contenitore unico delle Sinistre alternativo al PD. Tutti lo hanno preso in considerazione ma nei fatti gran parte delle figure che sono ai vertici delle forze politiche più organizzate e significative della Sinistra non erano del tutto preparate a fare questo gran passo: non lo sono del tutto anche quelle forze che si sono impegnate a costruire un’alleanza di coalizione che dovrebbe vedere la luce, dopo le 175 Assemblee locali, nell’Assemblea nazionale del prossimo 3 dicembre.
E non lo sono state per niente le altre forze – sia quelle organizzate come Rifondazione sia quelle spontanee e composte da individualità combattive che hanno affollato le Assemblee del Brancaccio e le sue proiezioni diffuse – che hanno rinunciato a proporre un discorso unitario dopo la scelta di MDP, SI e Possibile. So bene che “questo” è il mio punto di vista e che da quella parte si obietta che le condizioni per fare un accordo erano state vanificate dalle scelte che apparivano di chiusura e che dunque non c’era più spazio per trattare; ma occorre saper riprendere il cammino comune, possibilmente già nelle prossime settimane, ma soprattutto in vista delle amministrative del 2019.

Ad ogni modo non si può costruire un percorso unitario di Sinistra senza analizzare e discutere ab imis – e quindi ri-discutere – su ogni aspetto della vita sociale intorno al quale intendiamo imbastire un progetto nuovo che dia il segno del cambiamento copernicano dei metodi e delle scelte da portare avanti “insieme” con una voce unica che sia la sintesi delle molteplici.
Fino a questo momento c’è – a mio parere – un dato inequivocabile che emerge in relazione alle difficoltà di riporre in discussione il dogmatismo e le certezze ideologiche acquisite da parte di alcuni rappresentanti della Sinistra. Provocatoriamente rilevo che costoro non possono rappresentare la Sinistra, in quanto questa non può essere “cristallizzata” ed immobile, volendo essere anche innovativa e rivoluzionaria, oltre che “democratica”. Quest’ultima accezione deve essere un comune punto di riferimento nel nostro agire politico e, dopo aver creato insieme le basi valoriali indiscutibili su cui muoverci, dobbiamo aprire il dibattito su ogni tema e proporre delle scelte.

Joshua Madalon

GUFO

BUON COMPLEANNO, COSTITUZIONE! a passi lenti ma decisi

BUON COMPLEANNO, COSTITUZIONE! a passi lenti ma decisi

Caduta del Fascismo - 26 luglio 1943 - Prima pagina - La-Stampa
Caduta del Fascismo – 26 luglio 1943 – Prima pagina – La-Stampa

Ricorderete tutte/i questo proclama; non mi riferisco tanto a chi lo abbia potuto sentire “in diretta” ma a quanti lo hanno ascoltato dai documentari e dai film, come “Tutti a casa” di Luigi Comencini 1960. In questa fase di grande confusione ci fu il tentativo che aveva una sua logica conseguenziale di puntare sulla monarchia eliminando qualsiasi elemento riferibile al fascismo.
A tale scopo mirava il Regio Decereto Legislativo n.705 del 2 agosto 1943 che qui sotto viene riportato. Si andava allo scioglimento della Camera dei Fasci e delle Corporazioni ed all’annuncio di nuove elezioni – una volta conclusa la guerra – per la Camera dei Deputati.

Leggi preparatorie dell’Assemblea Costituente
R. D. L. 2 agosto 1943 n. 705
(In Gazz. Uff., 5 agosto, n. 180). – Scioglimento della Camera dei Fasci e delle corporazioni
Visto l’Art. 18 della legge 19 gennaio 1939, n. 129;
Ritenuto lo stato di necessità derivato da causa di guerra;
Sentito il Consiglio dei Ministri;
Sulla proposta del capo del Governo Primo Ministro segretario di Stato; abbiamo decretato e decretiamo:
La XXX legislatura è chiusa.
La Camera dei Fasci e delle corporazioni è sciolta.
Sarà provveduto nel termine di quattro mesi dalla cessazione dell’attuale stato di guerra, alla elezione di una nuova Camera dei deputati e alla conseguente convocazione ed inizio della nuova legislatura.
Il presente decreto, che entra in vigore il giorno della sua pubblicazione nella Gazzetta Ufficiale del Regno, sarà presentato alle assemblee legislative per la conversione in legge. Il Capo del Governo Primo Ministro Segretario di Stato, è autorizzato alla presentazione del relativo disegno di legge.
R. D. L. 2 agosto 1943, n. 706
(In Gazz. Uff., 5 agosto, n. 180). – Soppressione del Gran Consiglio del Fascismo
Visto l’art 18 della legge 19 gennaio 1939, n. 129;
Ritenuto lo stato di necessità derivato da causa di guerra;
Sentito il Consiglio dei Ministri;
Sulla proposta del capo del Governo Primo Ministro segretario di Stato;
Abbiamo decretato e decretiamo
Il Gran Consiglio del fascismo è soppresso.
Sono abrogati le leggi 9 dicembre 1928 n. 2693 e 14 dicembre 1929, n. 2099 il Reggio decreto legge 14 dicembre 1929, n. 2100, convertito nella legge 17 marzo 1930, n. 233; il regio-decreto legge 14 dicembre 1929, n. 2100, convertito nella legge 19 dicembre 1933, n. 2121; convertito nella legge 2 aprile 1936, n. 607 ed il regio-decreto legge 7 gennaio 1937, n. 5, convertito nella legge 5 aprile 1937, n. 592.
Il presente decreto, che entra in vigore il giorno della sua pubblicazione nella Gazzetta Ufficiale del Regno, sarà presentato alle assemblee legislative per la conversione in legge.
Il Capo del Governo Primo Ministro Segretario di Stato, è autorizzato alla presentazione del relativo disegno di legge.

Nei prossimi giorni pubblicherò altri documenti per augurare storicamente BUON COMPLEANNO (70 ma non li dimostra) alla nostra COSTITUZIONE!

Joshua Madalon