RACCONTO D’AUTUNNO riproposto

Prato

c’è un Teatro al quale si accede gratis in un luogo stupendo dove di tanto in tanto duellano con le parole, sprecandole sovrabbondanti ed inutili, semplicemente per auto convincersi che hanno un ruolo. Quel che è strano è che non sempre ciò che si dice vuol dire quel che una persona normale crede di capire….
In un’Aula di Consiglio comunale si discute di un Ordine del giorno e Alfonso, un ragazzino vispo ed intelligente cerca di capire. Ce la farà mai?

– RACCONTO D’AUTUNNO –

“…ha detto che loro sono pienamente d’accordo con il testo e che vogliono aggiungere degli elementi per migliorarla…Buono, no?”.

Un marziano che fosse per caso piombato in quell’Aula, a parte il fatto che non ci avrebbe capito un gran che, si sarebbe convinto di quanto espresso dal giovane Alfonso che accompagnava la madre ed un gruppo di sostenitori dell’ANPI.
Si trovavano in Consiglio comunale ed assistevano ad un dibattito su un Ordine del giorno presentato dalla maggioranza relativo al divieto di concessione di spazi pubblici ad Associazioni, gruppi e singoli che non dichiarassero nel loro Statuto apertamente di ispirarsi ai valori esplicitati nella Carta costituzionale, chiaramente antifascisti. Aveva appena finito di parlare uno dei rappresentanti dell’opposizione di Centrodestra e ad Alfonso era parso che fosse d’accordo con i contenuti dell’Ordine del giorno ma chiedeva che venissero approvate delle integrazioni. Tra l’altro appariva quasi offeso dal fatto che quelli che gli erano di fronte si considerassero “antifascisti” lasciando intendere che, dunque, dall’altra parte fossero “fascisti” o “filofascisti”.
La madre di Alfonso, Rebecca De Vivo, presidente dell’ANPI, cercò velocemente di spiegare ad Alfonso “Guarda, molte volte quel che si dice qui dentro non significa quel che a te sembra…quello lì semplicemente vuole annacquare tutto, metterci ancor più elementi per rendere impossibile poi la vera applicazione di quel che si chiede…alla fine non sarà possibile concedere spazi a nessuno per cui…li si concederanno a tutti….Sei troppo giovane ancora…”. Alfonso con tutti gli sforzi possibili cercò di capire ma non ci riusciva: perché mai uno per dire una cosa ne deve dire una che è esattamente il contrario?
Tra l’altro aveva sentito anche interventi della maggioranza che anche loro non capivano perché mai quegli altri non capissero ma ci aggiungevano tutta una serie di riferimenti a fatti orrendi che si erano verificati settanta anni prima ed esprimevano l’orrore verso alcuni che inneggiavano a coloro che li avevano commessi, accusando l’opposizione di volerli proteggere e fiancheggiare. Si parlava anche di una ripresa delle forze di Destra e del pericolo che correva la Democrazia.
Tra i banchi dell’opposizione ad Alfonso parve di intravedere la figura di Agathe Clery; lo disse a Lucio, che era tra i rappresentanti più giovani dell’Associazione, e questi “Ma no! Agathe Clery è un personaggio inventato…quella è solo una consigliera!”. Eppure aveva le stesse sembianze di quella dirigente d’azienda che odiava dal profondo dell’anima la gente dal coloro scuro e che era stata colpita da una rara malattia che progressivamente le avrebbe fatto cambiare la pelle rendendola simile alle persone che disprezzava.
Intervenne poi una donna dai banchi dell’opposizione, seduta in fondo quasi a volersi distinguere dagli altri e si diffuse in un intervento pedagogico facendo l’elenco dei parenti e degli amici e dei valori comuni a cui ella si era ispirata sin da quando era ragazza, e teatralmente aveva dato anche libero sfogo alle lacrime: un intervento che ad Alfonso apparve una lezione non richiesta di Storia in un contesto che aveva bisogno di un Si o di un NO. Aveva anche aggiunto che la Storia dell’antifascismo era ormai di dominio pubblico e che la studiavano alle elementari, alle medie inferiori ed anche a quelle superiori. Non disse “Uffà” ma poco ci mancava. Chiese lumi a Lucio mentre Rebecca si intratteneva a parlare con alcuni dei consiglieri di maggioranza. “Si tratta di una consigliera eletta nella maggioranza ma che ha lasciato quella parte non condividendone più le linee del Sindaco, lo stesso che aveva convintamente sostenuto in campagna elettorale…Alfò, è un altro dei misteri della Politica. Oggi ti stai proprio facendo una cultura…”

Alfonso era arrivato più tardi rispetto alla madre ed ai suoi collaboratori; si era attardato per seguire gli esiti di un match di volley internazionale che non si decideva a concludere. Abitavano a pochi passi dal Salone del Consiglio ed era abituato a girare per le vie del centro da solo: aveva tredici anni e la Politica lo interessava così a grandi linee, ma quel giorno, invitato dalla madre ad accompagnarlo aveva soltanto chiesto di rimanere ancora un po’ a casa.
Salì per le scale alte insieme ad uno dei vigili che faceva lo stesso percorso ed al quale aveva chiesto come fare per entrare nella sala del Consiglio. Lo seguì e prima di entrare, così come gli aveva suggerito raccomandandosi Rebecca, silenziò il suo cellulare.
Che meraviglia! Un luogo nel quale non era mai stato: la famiglia di Alfonso non era originaria di Prato; era arrivato da circa due anni e non aveva avuto, anche per pigrizia, mai occasione di visitare il Palazzo comunale. Non salutò neanche con un cenno del capo, tutto preso dal girare lo sguardo intorno verso gli affreschi ed i fregi che arricchivano quel luogo. Si diresse pian piano verso il gruppo, che mostrava una grande attenzione al fiume di parole che proveniva dai banchi dei consiglieri attraverso i microfoni. Lui non capiva assolutamente nulla di quel che stavano dicendo perché non aveva per niente capito i meccanismi di quel tanto parlare e dell’agitazione che ciò faceva nascere sia tra chi interveniva sia tra una gran parte di quelli che ascoltavano e si esprimevano con gesti e parole spezzate.
Lucio gli spiegò in larghe linee i motivi della contesa, proprio mentre interveniva un uomo maturo, brizzolato, che dimostrava di essere molto esperto dei duelli politici, apparendo leader della maggioranza: difese l’operato della sua parte, rilevando che fosse necessario creare un argine alla deriva antidemocratica che andavano proponendo gruppi di estrema Destra sempre più presenti in città con le loro provocazioni.
Alfonso era un ragazzino di intelligenza superiore alla media ed afferrò immediatamente il senso del dibattito, anche se non riusciva a capire perchè si esprimessero con tanta foga, poco meno di quella che aveva accompagnato l’esito della partita di pallavolo le cui fasi conclusive aveva voluto seguire poco prima.
Il più anziano del gruppo, Andrea, che era seduto in prima fila insieme a Rebecca, notò l’interesse di Alfonso e si complimentò con lui, chiese però di abbassare le voci, annunciando che stava per intervenire il più folcloristico rappresentante dell’opposizione e che forse, al di là del giusto rispetto dovuto per il luogo, valeva la pena ascoltarlo. Folcloristico lo era doppiamente, anche perchè il suo slang era poco chiaro, parlando in un italiano incerto, ma aggressivo nei toni, disprezzante, irridente. “Voi volete approvare quest’Ordine del giorno solo per continuare a strumentalizzare a vostro vantaggio alcuni episodi irrilevanti. E’ un vero e proprio schiaffo alla Democrazia, alla libertà di espressione. Non c’è differenza tra noi e voi sul piano dell’antifascismo! Siamo forse più antifascisti noi di quanto lo siate voi!”.
Dall’altra parte chiese di intervenire una consigliera di maggioranza. “Se quel che dite rispondesse a verità, e cioè che siete più antifascisti di noi, innanzitutto non stareste a rinfacciarcelo non riconoscendo che la discriminante antifascista è nel nostro DNA costitutiva più di quanto lo possa essere nel vostro che riscontra – o finge di farlo – l’esistenza dell’antifascismo in modo strumentale, e lo dimostrate nell’agire quotidiano, spesso sostenendo in modo celato ma anche aperto le azioni provocatorie di forze dell’estrema Destra in questa città… Anche per questo il vostro tentativo di rendere tutto una melassa confusa ed indistinta non può che fallire. Mentite sapendo di mentire ed in modo non dissimile dallo stile che contraddistingue chi, da antifascisti (se in realtà voi lo foste), dovreste combattere. Non siete credibili in questa farsa da guitti di strada!”

Si andava facendo sera, ma era ancora più buio del solito. Ed infatti ad un certo punto le parole sparse dell’interno furono contrastate da un roboante tuono e per un attimo ci fu anche un calo di pressione dell’energia elettrica. Niente di importante, ma la Presidente del Consiglio titubò un poco, cincischiò con delle frasi smozzicate prima di concedere la parola ad un tizio nei banchi alla sua Destra che somigliava un poco a Dick Tracy e che rivelò subito la sua verve popolare radicata nelle modalità con cui si esprimeva che tuttavia rivelava una buona esperienza oratoria “Non si comprende perché mai avete tutta questa fretta per approvare un Ordine del giorno su questi temi: a noi non sembra che vi sia tanta urgenza. Riparliamone in Commissione.” E sullo stesso schema intervenne un altro dei giovani seduto a Destra “Strano davvero questa fretta di approvare tale delibera: non si è mai visto che si discuta in Consiglio nei primissimi giorni di settembre…”.
Strano, sì. Perché mai? Anche Alfonso se lo chiese e lo chiese a Lucio, che però era attratto da un paio di gambe che sbucavano tra le sedie dei consiglieri ed andava spippolando sul suo smartphone. Non ottenne risposta, ma non insistette più di tanto, anche perché dalla Presidenza venne annunciato che non vi erano più iscritti a parlare e che si poteva procedere alle dichiarazioni di voto.
Ribadirono tutti le loro motivazioni, chi avrebbe votato il Documento chi avrebbe votato gli emendamenti e non avrebbe approvato l’Ordine del giorno se non fossero passati quelli e poi prese la parola una giovane seduta anch’ella sulla Destra, che aveva per tutto il tempo confabulato con altri due consiglieri, un giovane ed una ragazza dai capelli rossi tipo Pippi Calzelunghe, ed annunciò che il suo Gruppo, evidentemente quei tre, avrebbe votato a favore sia dell’Ordine del giorno sia degli emendamenti, a prescindere dal fatto che questi fossero poi approvati o meno dalla maggioranza.
Alfonso aveva ben ragione di essere confuso. Che strano modo di ragionare! Guardò perplesso Andrea che con un sorriso gli rispose: “Alfò, questa è la Democrazia! D’altronde meglio così; un Ordine del giorno approvato dalla sola maggioranza sarebbe stato “zoppo”: dobbiamo anche ringraziarli! anche se continuano ad essere ambigui e la loro scelta è orientata a non scontentare il plafond dei loro elettori, un po’ di Centro un po’ di Destra ed un altro po’ di Sinistra!”.
Qualcuno poi suonò una campanella ed alcuni consiglieri che erano fuori posto si sistemarono per votare….
Alfonso, quella sera, tornando a casa, non ne volle nemmeno parlare. Era andato con curiosità a seguire quel dibattito; forse era ancora troppo giovane. Non ci aveva proprio capito nulla: anzi, era più confuso di prima. E decise che, sì, forse tra qualche anno ci sarebbe tornato. Forse! Ma chissà! La Politica non faceva davvero per lui: aveva un carattere da sognatore. La fantasia non gli mancava. Quel pomeriggio però non era riuscito ad utilizzarla. Era così arida la Politica? Eppure è uno dei compiti più importanti per chi voglia contribuire a migliorare il mondo, a partire dal suo.

— fine —-

anche se alcune figure possono essere riconoscibili il testo ha puramente valore pedagogico orientato come è verso la conquista di una pratica politica che sia meno rigida e che dia più spazio alla fantasia . C’era una volta il Consiglio comunale dei ragazzi: purtroppo finiva per scimmiottare pedissequamente quello dei loro genitori. Invece sarebbe bello che i giovani si esprimessero molto liberamente e al di fuori degli schematismi precostituiti; forse Alfonso avrebbe molto da dire ed altri come lui potrebbero davvero insegnare ai grandi l’essenzialità e la concretezza.

 

 

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NON SONO AMICO, COMPLICE ED ELETTORE di Matteo Salvini – sono Giuseppe Maddaluno (Joshua Madalon) e sono cittadino italiano

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NON SONO AMICO, COMPLICE ED ELETTORE di Matteo Salvini

 

Stamattina ho svolto il mio dovere di cittadino ed ho inviato il messaggio a Prima Pagina di Radio 3 comunicando che non mi sento né amico, né complice, né tantomeno elettore di Salvini.

L’ho fatto su sollecitazione telematica  ma, a dire il vero, meditavo di dichiararlo quanto prima attraverso questo Blog e sul mio account Facebook.

E’ da un po’ di tempo che la “comunicazione” del leader della Lega esprime la volontà da parte del suo leader di accreditarsi ruoli e funzioni che non possono essere affidate a singoli o a parti minoritarie del Paese, ancor più se indagati sia singolarmente che collettivamente come è il caso attuale di Salvini e della Lega. Ed ancor più non è tollerabile civilmente e costituzionalmente che si chiamino a raccolta in modo indistinto le cittadine ed i cittadini italiani a difesa di interessi parziali  a tutta evidenza illegali ed incostituzionali.

Non si può allargare, seguendo ed approvando l’azione indagatoria della Magistratura, all’intera nazione la responsabilità di avere sequestrato centinaia di persone sulla nave “Diciotti” né allo stesso tempo chiamare l’intero Paese alla correità sull’uso improprio e personale dei fondi elettorali destinati ai Partiti che i dirigenti della Lega hanno compiuto tempo addietro (2008-2010), allorquando in ogni caso Salvini era già della partita (dal 2004 al 2006 è stato al Parlamento europeo; nel 2006 è capogruppo della Lega Nord a Milano ed è vicesegretario nazionale della Lega lombarda; nel 2008, viene eletto alla Camera; nel 2009 ritorna al Parlamento europeo e si dimette da quello nazionale. Nel 2012 assume l’incarico di segretario della Lega lombarda…e via dicendo fino alla elezione come segretario federale il 7 dicembre del 2013) e non poteva ignorare quel che stava accadendo.

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Posso pensare tutto il male possibile di quest’uomo ma non che non sia avveduto e scaltro; il dubbio che ne abbia approfittato contando sull’impunità, tipica del giocatore di calcio che dopo aver commesso il fallo si scosta sdegnato, è molto concreto.

Lo considero un ipocrita, considerando peraltro che l’ipocrisia è stata la cifra corrente dell’azione politica più o meno da sempre, compreso quel Movimento 5 stelle che si è presentato in un modo e poi si sta comportando in tutt’altro (sarà la cattiva compagnia?). Ad ogni modo i nodi e i conti si sciolgono al loro tempo. Ma l’avvio è stato “rivelatore” senza più speranze.

L’onestà, di cui ci si adorna, non è pane per i loro denti.

In definitiva, è molto importante distinguersi da questa volontà di inserire tutti nel buglione generico ed indistinto: siamo tutti colpevoli. Ma di cosa parliamo? Potrei accusare di correità chi ti ha votato, esimio signor Salvini: sei un cittadino come tutti noi e lo sono tutti quelli che sono iscritti al tuo Partito o Movimento. Non generalizzare, signor Salvini. Sei tra i massimi responsabili del degrado civile, culturale, sociale e politico di questo Paese. E, da laico, ti diffido ad utilizzare il Santo Vangelo come arma di persuasione della tua onestà, non ne hai il diritto esclusivo, anche perché a conti fatti non ti sarebbe riservato il Paradiso, forse il Purgatorio ma ancor più l’Inferno.

Bisognerebbe ad ogni modo avviare una buona volta l’analisi dei bisogni che la gente ha espresso e che non sono stati ascoltati dalla Politica. Non ho alcuna fede nell’attuale Governo, composto da improvvisatori, arroganti e mentitori. Ma la Sinistra, quella vera, cosa fa?

 

Joshua Madalon

 

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RITORNO A POZZUOLI estate 2018 parte 4

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RITORNO A POZZUOLI estate 2018 parte 4

“Vado via qualche giorno…” saluto gli amici del condominio, che intanto erano passati a farci dei cadeaux deliziosi, alici marinate e cozze.  Me ne lamento perché non ne potrò godere, ma sono certo che Mary, che rimarrà qui, saprà apprezzarle e…mi dirà. “Mannaggia…” tra me e me. Devo tornare a Prato per delle commissioni familiari, ma ne approfitterò per curare le mie imprese politiche, anche se non è mica detto che senza di me non riescano meglio. Prima di prendere la via della partenza agli amici chiedo un’informazione: “Ma voi riuscite a leggere il contatore del gas?” Sergio rivela che lui non lo ha mai fatto e che se ne occupa la moglie. Chiamata in causa, Vittoria dice che lei lo legge senza problemi: “Basta mettere uno specchio!” e sì, perché questi contatori sono stati tutti esposti in modo esterno girati a godersi  il paesaggio, beati loro! “Certo!” dico io “quello che c’era prima lo leggevo; ma quest’ultimo che ci hanno montato l’anno scorso, no!”    “L’anno scorso? Ma noi abbiamo ancora quello vecchio! E perché mai a voi l’hanno cambiato? Lo avete richiesto?”. A dire il vero, i gestori del gas ci avevano inviato un comunicato a Prato  nel quale ci avvertivano che sarebbero passati a sostituirci il dispositivo a fine maggio. In quell’anno si lavorava ancora e sinceramente era abbastanza improbabile che uno di noi si fosse presenti  in quel periodo. Mi affrettai a comunicare la richiesta di rinvio attraverso pec senza però ricevere alcun segnale, per cui a metà luglio quando decidemmo di scendere mettemmo in conto che avremmo affrontato il problema. In primo luogo decisi di riutilizzare la pec; di solito si dovrebbe avere una risposta nel giro di ventiquattro quarantotto ore. Nulla di nulla. Cercai su Internet un recapito telefonico; provai quest’altra  strada, ma non rispose nessuno.  Poiché era tutto rimasto lettera morta pensai di cercare ancora sul web un indirizzo valido per comunicare de visu il nostro disagio. Ci precipitammo a quell’indirizzo, consapevoli che “forse” avremmo risolto. Era una struttura protetta da portoni blindati e varchi quasi militari. A mio rischio e pericolo, sceso dall’auto, mentre Mary mi attendeva al sole,  entrai e palesai il motivo per cui ero arrivato fino a lì. Furono cortesi e dopo una spiegazione la più precisa e dettagliata dei vari passaggi, mi comunicarono che sarebbero passati il giorno dopo, in mattinata dalle 9 alle 12. Tronfio dell’essere finalmente giunto ad un obiettivo concreto dopo lunghe inutili peregrinazioni telematiche, ci apprestammo all’attesa.  Aspettammo fino alle 12.30; poi, visto che non si era palesato persona alcuna, neanche il postino, telefonai all’ufficio nel quale ero andato il giorno avanti. Per fortuna, risposero. Dopo una breve indagine, mentre la solita musichetta sinfonica allietava l’attesa, ci informarono che si scusavano ma da lì a una settimana ci avrebbero risolto il problema, giurarono sui loro principali che ciò sarebbe accaduto con la massima precisione: alle 9 del mattino del giovedì successivo qualcuno avrebbe provveduto. Se ricordo bene, dissi che non avrei atteso oltre le 9.30 e loro mi rassicurarono nuovamente. Avevano ragione, infatti. L’operaio arrivò munito di tesserino di riconoscibilità e con un pacchetto integro. Ci spiegò che era finita la scorta già da più di una settimana e che avevano dovuto anche loro fermarsi per attendere il nuovo stock.

Già, perché ho raccontato tutto questo? Erano tutti sorpresi per quell’oggetto nuovo in nostro possesso. Mannaggia a loro! Non funziona, caspita! Non riesco a leggere i consumi e quando all’improvviso per qualche strano “miracolo” tecnico la cifra appare è scritta in un formato piccolissimo ed io che sono oltre che sordo anche cecagnolo non ce la faccio a leggerla. Diciamola così: loro, i condòmini, invidiano noi e noi loro. Così va spesso il mondo…voglio dire, così (va) nel secolo ventunesimo…..(non me ne vogliano i manzoniani e don Alessandro!).

 

J.M.

 

…..e intanto io parto…… ma ritorno, eh!

 

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La rozzezza e l’improvvisazione – Il paese di Pulcinella

 

 

La rozzezza e l’improvvisazione – Il paese di Pulcinella

Sono le due caratteristiche grossolanamente evidenti rappresentate nella compagine di Governo di questo Paese dopo il 4 marzo 2018. La prima è stata antropologicamente il tratto distintivo dei fondatori della Lega, a partire da quell’Umberto Bossi, le cui espressioni “colte” sono state fondamento del successo. Un florilegio analizzato con una certa accuratezza è presente in questo articolo di Fulvio Sguerso  e quindi non mi dilungo troppo su questi aspetti, rimandando tuttavia i lettori alle puntate successive, non le mie, ma quelle del rude Salvini che a tutta evidenza raccoglie consensi nella parte più debole culturalmente del nostro Paese. Utilizza parole base come “papà”, “famiglia” e mostra lo sguardo severo e truce verso i suoi avversari. Tra l’altro coglierei l’occasione per suggerirgli, sapendo comunque di non essere ascoltato, di non rivolgersi a me come suo amico, come suo elettore. Non sono né l’uno nè l’altro e la mia espressione è quella di sentirmi costretto a trascendere, scendendo al suo livello pur se per un solo attimo: “Ma va’…….!”.

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http://www.truciolisavonesi.it/index.php?option=com_content&view=article&id=2202:il-linguaggio-della-lega&catid=65:fulvio-sguerso&Itemid=57

Dall’altra parte c’è la seconda caratteristica, confusionaria, velleitaria, basata sulla scarsa conoscenza del livello bassissimo di rispetto delle regole da parte del popolo italiano. Parlano di “cambiamento” e vorrebbero partire dalla coda mentre sarebbe opportuno prendere il bandolo della matassa dal capo. Ma per fare questo occorrerebbe svelare agli italiani, non tutti ma quasi tutti, che responsabili dello stato di degrado non sono in maniera esclusiva coloro che hanno governato e i boiardi di Stato in genere ma loro stessi, inclini al non rispetto delle leggi. Tra l’altro è la stessa natura del Movimento, basato su un rapporto quasi esclusivamente telematico, a creare questa incertezza “istituzionale”: dichiarazioni improvvisate, individuali, sotto l’effetto di un accesso passionale costringono quasi sempre a marce indietro, distinguo, che ci fanno assistere impotenti (per ora) ad un teatrino della Politica che se appartiene alla Terza Repubblica identifica quest’ultima come “il Paese di Pulcinella”. A proposito, vuoi vedere che ci sia un grado di parentela tra quel personaggio, originario di Acerra, e l’attuale viceministro, che è invece originario di un paese che dista pochissimi chilometri, poco più di 6?

 

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Forse questa è la verità. In fondo Pulcinella non è poi un personaggio dai tratti negativi. Come tutte le maschere rappresenta una parte della società. Lui è beffardo, contrasta i potenti da quelli più vicini a lui a quelli più in alto. Una specie di Beppe Grillo, no? e chissà che non sia stato proprio in questa direzione che abbia fatto sì che a rappresentare il Movimento sia stato scelto Di Maio. in ogni caso ritorno ad evidenziare quello che è il modello base della partecipazione che non garantisce democrazia perché sfugge ai più ed è prerogativa solo dei “capi”. In questo modo è molto chiaro che non ci si possa fidare e che troppo spesso assisteremo a scelte contraddittorie smentite nel giro di poco tempo (il valzer dei vaccini sì-vaccini no-vaccini vediamo).

 

J.M.

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RITORNO A POZZUOLI estate 2018 parte 3

 

 

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RITORNO A POZZUOLI estate 2018  parte 3

3.

Un’ellissi falsh-forward ci porta a qualche giorno di distanza. La vacanza inaspettatamente si è prolungata. Altrettanto sorprendentemente abbiamo potuto dormire in modo sereno e tranquillo. Di sopra i rumori sono felpati; anche di notte li avvertiamo ma c’è un passo leggero e soprattutto la buona educazione della convivenza in ore notturne. C’è stato un solo unico episodio nel quale la ragazza del piano di sopra, tornata alle prime ore della giornata, intendo dire le “3”, si è prodigata in una lunga agitata conversazione telefonica. A senso unico, ho detto. La mia sordità “lieve” non mi consente di capire ma avverto rumori, e quelli erano fastidiosi, prolungati e provenivano da un solo interlocutore: lei, la nostra condòmina, la “figlia”. L’altro interlocutore non aveva diritto di replica: lei da sola  era un fiume in piena, a tutta evidenza. Che stesse fingendo a se stessa; e perché coinvolgere l’intero condominio? Altri meno sordi di me avrebbero capito; ma quasi certamente dormivano sereni, o forse fingevano di farlo. E’ toccata a me il compito di lanciare un urlo di disapprovazione. Vuoi vedere che hanno sentito me? Può darsi.

Quel caso è rimasto unico; ma la vacanza della padrona di casa è volta al termine e quindi la nostra curiosità era diventata molto forte. Sarà, al suo ritorno, più attenta ai bisogni notturni degli altri condòmini? Il “ritorno” era stato annunciato da un attivismo intenso; la giovane si era un po’ di più impegnata nei mestieri casalinghi. L’ipotesi che negli ultimi due giorni vi sia stato un lavorio domestico ci è stata peraltro confermata involontariamente da una telefonata ascoltata semplicemente fatta en plein air sul terrazzo e con voce abbastanza distinta per essere avvertita con chiarezza da uno come me (vedi sopra). La signora al suo rientro tesseva ad un interlocutore a noi giustamente sconosciuto le lodi della ragazza per la cura che aveva avuto in tutti quei giorni nel tenere in ordine l’appartamento.

Noi in verità speravamo che il comportamento della giovane derivasse da un mutamento sostanziale del comportamento di tutta la famiglia. Dicevamo tra noi: “Forse qualche altro condòmino ha fatto notare come nelle ore notturne non si dovesse sbattere la porta dell’ascensore facendo tremare i vetri delle finestre sui ballatoi; o come non si dovessero srotolare a valanga le tapparelle; o come non ci si dovesse impegnare in attività domestiche come se fosse giorno,  andando avanti ed indietro forsennatamente (“più veloce si fa prima finisco” forse lei pensa?) ahimè e ahinoi con scarpe con tacco. Noi dopo tutto sappiamo anche quante volte si siede sul water, perché utilizza con veemenza la tavoletta sbatacchiandola, facendola precedere da sonore “piss” e seguire da impetuosi sciacquoni.

Quanto ai rumori tecnologici di cui accenno in coda alla parte 2, si trattava di un sifone idraulico che emetteva un sibilo penetrante ad ogni apertura di rubinetto. Di giorno si sentiva ma non era particolarmente noioso, anche perché si è svegli, ci si muove anche noi ed a volte non si sta neanche in casa troppo a lungo; ma di notte, all’una alle due alle tre era un tormento. Si sopportava un pochino, si diceva “ma va, ora va anche lei a dormire”. Macchè! Si mandavano segnali soft, con un bastone sotto il nostro solaio. Macchè! E così in quell’occasione decisi di scrivere un messaggio e lasciarlo nella buca della posta, accennando a fastidiosi rumori tecnologici.  La signora non era a tutta evidenza di norma attenta a controllare l’arrivo della “posta”, perché  il foglietto con il messaggio rimase là dentro per alcuni giorni, poi qualcuno lo ritirò ed alcuni giorni dopo trovammo a nostra volta un messaggio nella  buca della posta, con il quale la signora si scusava, promettendo di far aggiustare quanto prima il sifone. Il “quanto prima” tuttavia non lo potemmo quamtificare perché la nostra vacanza finì, senza che il fastidio cessasse.

 

…continua….

 

J.M.

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L’inutile dannosa pervicacia

 

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L’inutile dannosa pervicacia

Insistono, non vogliono capirlo. Eppure non siamo stati zitti. Dico “siamo” non per utilizzare il “plurale majestatis” che non mi appartiene, ma perchè insieme a me hanno percorso lo stesso tragitto politico moltissime persone. Ne sono prova iniziative e documenti collettivi che negli ultimi dieci anni dall’avvio del percorso costitutivo del Partito Democratico fino a “oggi” sono stati prodotti.

Abbiamo affermato il nostro pensiero partendo da quelli individuali, affinati al magistero del confronto dialettico. Da analisi siamo pervenuti a sintesi e le abbiamo proposte, raccogliendo  adesioni sia convinte sia ipocrite, queste ultime soprattutto da parte di dirigenti che tendevano a calmierare le passioni procrastinandone gli effetti più avanti possibile. Come scrivevo l’altro ieri, la corda poi si rompe.

Le abbiamo espresse le nostre critiche, non sotto forma di slogan: abbiamo avanzato proposte, che tenevano conto di quel che interessava alla gente. Se ne sono infischiati; è successo a Prato ma non soltanto qua: in tante altre parti del nostro Paese c’era chi argomentava in dissenso. E veniva ignorato, umiliato, mortificato. I luoghi delle discussioni non erano più adatti al metodo che la leadership locale e nazionale avevano privilegiato. Il mondo era cambiato e non ce ne eravamo accorti. Così dicevano in modo tronfio i vincitori e c’era chi, alla fin fine, non ne faceva un dramma, mentre molti di noi avevano ben compreso che i “luoghi” delle scelte sarebbero stati sempre più luoghi chiusi.

Il 4 marzo è accaduto che i nodi molto rappresi dalle concrezioni siano stati sciolti ed è apparso a tanti di noi, che ormai non avevano più nulla in comune con quel Partito, che fosse giunto il momento di aprire una riflessione sui colpi mortali che erano stati inferti ai valori ed ai principi di Sinistra.

A circa sei mesi dalle elezioni non c’è segnale di critica a tutto campo sulle politiche attuate; c’è una difesa strenua di ciò che è stato fatto, che non fa giustizia avverso le baggianate del Movimento 5 stelle e le giggionate della Lega. Sono tutti impegnati in un gioco di ruolo che non tiene conto di quel che è sempre più necessario fare, non certamente i pannicelli caldi “as-si-sten-zia-li” del “reddito di cittadinanza”, rincorrendo il quale rischiamo di andare in default. Non basta parlare di rassicurazioni; quando i conti salteranno oltre il dovuto sarà troppo tardi.

Intanto tutto tace, al di là di schermaglie per candidarsi, senza pestare i calli di qualcuno che si vorrebbe alleato. E tutto va avanti, fino al baratro.

 

J.M.

 

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Andare dal barbiere…..

 

 

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Andare dal barbiere…..

Andare dal barbiere e/o dal parrucchiere dovrebbe essere utile a chi voglia occuparsi di “res publica”, di sociale, di antropologico. Avessi un po’ di tempo mi fermerei più a lungo ed invidio quei signori in pensione (ahi ahi anche io lo sono) che vi sostano pur avendo capelli e barba in ordine per accapigliarsi su temi sportivi, politici, locali. Certo, capita soltanto dai barbieri; dai parrucchieri non è solito nè trovare maschi anziani polemizzanti mè allo stesso tempo donne, che hanno di norma appuntamenti abbastanza precisi e non si prodigano in chiacchiere. E poi è di regola molto diverso anche il materiale a disposizione per trascorrere il tempo: i signori leggono quotidiani locali o sportivi, le signore riviste di gossip, di cucina e di costume. C’era un tempo in cui ai maschi era riservato anche qualche rivista più spericolata; d’altronde di donne non se ne vedevano e l’unico limite era dettato dal tener lontano i casti occhietti dei rampolli che venivano lì accompagnati. Si ricordano quei calendarietti profumati con le foto delle dive in posa audace con le poppe in vista, anche se ancora difese da corsetti minimi.

Badate bene, non sto deviando dalle mie noiosissime elucubrazioni politiche, non ci penso nemmeno un po’. Mi chiedevo infatti quale barbiere o parrucchiere abbiano frequentato i nostri politici della cosidetta Sinistra ampia (tutta! Non faccio eccezioni, perché – lo sapete – ce l’ho un po’ con tutte le sigle) per non aver capito le sofferenze decennali della parte più debole del Paese?

Infatti bastano solo uno o due turni di attesa in una barberìa che non chiede la prenotazione per ascoltare il disagio di gran parte dei frequentatori. Non si è tenuto conto delle sofferenze che spingevano persone democratiche ad esprimere concetti che si aprivano, e chiudevano con “Io non sono razzista, ma…” e “…ma non sono razzista!”. Si è lasciato che tantissime persone si accaparrassero attraverso la pratica politica posti be n remunerati di rilievo, mentre tantissime altre soffrivano la perdita del posto di lavoro e la difficoltà per i loro giovani di trovarne uno. Si è fatto sì che diventasse una norma positiva la flessibilità, non tenendo conto che questa pratica è fruttuosa per i i ricchi e piena di incognite e pericoli per tutti gli altri.

Bastava aver ascoltato. Ma eh già! Avrebbero potuto farlo, e forse lo hanno fatto; ma non hanno dato poi pratica a quel che ascoltavano. E’ un dato di fatto, incontrovertibile. Il dramma è che ancora oggi non hanno trovato la buona strada.

J.M.

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IL TEMPO NON TORNA PIU’ La corda, usurata, si rompe! Sappiatelo

 

 

 

IL TEMPO NON TORNA PIU’

 

La corda, usurata,  si rompe! Sappiatelo

Se corro con la mente indietro nel tempo, trovo sempre più il senso della sofferenza che alcuni di noi hanno patito nella partecipazione ricca di ideali e passione alla vita politica.

La saggezza degli anziani mi aveva accompagnato nel corso degli anni giovanili, consigliandomi di non occuparmi di Politica, ma “giovane” e ribelle come si addice all’età dei quindici-venti anni non potevo sottrarmi all’impegno per combattere le ingiustizie e soprattutto le differenze di classe.

Ho raccontato tante parti di me, non – come suppone un mio attuale detrattore – per vanità, per segnare il passaggio dei nostri giorni ad una fase rigenerativa, superate le secche delle delusioni.

Basta seguire questo Blog e leggerne alcuni post dal 2014 ad oggi, anche se costerà fatica a chi volesse aderire a questo invito, per capire le fasi delle delusioni e quelle delle battaglie culturali e politiche.

Non sono stato uomo di rotture decise, ho sempre privilegiato passaggi soft, anche se come nel caso della mia esperienza consiliare in Comune “sbattendo la porta” (così dissero alcuni giornalisti) ma transitando temporaneamente in Gruppo misto indipendente.

Ci fu poi il mio periodo con l’Asinello attratto da Prodi e da Landini Goffredo. I Democratici prodiani poi si accostarono al Partito Popolare, ex DC che aveva formato poi la Margherita. Per me la scelta non poteva prendere quella strada: altri lo fecero. Ma le differenze erano notevoli tra il mio ed il loro pensiero e, così, all’insegna di un nuovo passaggio soft, entrai nei Democratici di Sinistra, visto che nel frattempo il PDS era stato già superato.

Intanto veniva avanti una nuova idea, tutto sommato accattivante, pensando alla possibilità di smantellare metodi e pratiche politiche. Illusione ovviamente di un giovane cinquantenne. Il nuovo soggetto mi vide in una prima fila, a seguire dapprima le giravolte di un gruppo che si era costituito intorno all’avvocato Rocca per poi decidere, di fronte alle ambiguità ed alle indecisioni di questa prima esperienza, di costituire ufficialmente il Comitato per il PD insieme alla carissima amica Tina Santini.

Quel periodo ha evidenziato in modo palese le ragioni per cui l’attuale PD sta fortunatamente correndo verso la sua autodistruzione.

Insieme ad altre persone stiamo lavorando per mettere in piedi un nuovo soggetto plurale che rappresenti le idee della Sinistra a sostegno delle fasce più deboli della popolazione. Sarà un’impresa; ma vale la pena provare.             Mi aiuta padre Dante Inferno canto XXVI vv.114-116   “…a questa tanto picciola vigilia / de’ nostri sensi ch’è del rimanente / non vogliate negar l’esperienza….”

 

Non possiamo sottrarci: non mi rimane molto da vivere, anche se mi auguro che avvenga più tardi possibile, ma non è umano pensare di avere “tutto” il tempo a propria disposizione. Bisogna dunque mettere tutta la nostra forza in gioco.

 

J.M.

reloaded 21 agosto 2017 Loris, Alfredo, Alessia e tanti altri giovani come loro

 

Ripropongo oggi questo post perché Alfredo di cui parlavo in queste righe è Alfredo Vernazzani, autore del post che ho pubblicato oggi.

J.M.

 

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Loris, Alfredo, Alessia e tanti altri giovani come loro

Non ho chiesto loro di declinarmi la loro passione politica, ma sono sicuro che daranno il loro piccolo contributo a portar fuori questo Paese dall’incultura diffusa da addebitare quasi interamente al disinteresse che la Cultura ha dovuto subire nel corso degli ultimi decenni e di cui le generazioni cui io stesso appartengo sono responsabili. Forse l’indifferenza forse la cialtroneria e la supina sopportazione delle scelte politiche in materia di Formazione e Cultura hanno consentito la barbarie progressiva nella quale stiamo inabissandoci. In tutto questo assistiamo alla vittoria dell’ignoranza e del pressappochismo, della furbizia e dell’arroganza di fronte alla nostra ignavia: occorre risvegliare le nostre coscienze per rimettere in gioco positivo tutte le energie ancora utili a risalire la china e rivedere i primi bagliori di luce. Quando parlo di energie positive penso a questi giovani che occasionalmente ho incontrato e che fanno da contraltare agli esempi anonimi diseducativi di cui genericamente ho trattato nei giorni scorsi in quei due post dedicati proprio alla Cultura; in verità, dopo la mia invettiva del primo ho sottolineato in modo positivo l’impegno degli Under 30 di PrimaVera Progressista, considerando che o la Sinistra recupera una piena consapevolezza della sua essenza oppure siamo destinati “politicamente” ad un periodo di subalternità alle Destre, quelle vere, e quelle truccate, che sono molto più pericolose delle prime.
Ed è così che ho incrociato grazie a mia figlia Lavinia ed al caso alcuni giovani che si occupano di Cultura in modo molto diverso, contribuendo con il loro impegno ad orientare – solo potenzialmente, però – la Politica verso un futuro migliore. Detta così la questione appartiene alle tante “utopie” di ingenui perenni sognatori come io sono stato e sono ancora. A meno che coloro che si occupano di Politica non smettano di rincorrere i propri interessi e quelli delle lobbies che li promuovono e comincino ad occuparsi della vita reale delle persone sul serio e non riservando a questo scopo soltanto l’uso delle parole vuote dei loro discorsi ufficiali.
Loris, Alfredo, Alessia non sono nomi inventati, ma sono l’esempio di quel che devono fare i giovani se vogliono dedicarsi (anche se non necessariamente) alla Politica. Alcuni di noi lo hanno detto e ridetto, denunciandone le aberrazioni, ma non sono stati ascoltati e sono stati creati dei veri e propri “monstra” cloni ad immagine e somiglianza dei loro pedagoghi allo scopo di perpetuare una pratica politica mortificante il libero pensiero tutta costruita per soddisfare personalismi e interessi di gruppi limitati.
So bene che sto sparando nel mucchio e che ad essere colpiti possono essere anche giovani in buona fede; so bene che non è del tutto facile riconoscere la moneta falsa da quelle buone. Ma non possiamo più permetterci di lasciare l’obiettivo di un sano e giusto rinnovamento nelle mani di tantissimi outsiders nullafacenti ed ignoranti che semmai utilizzando il web attirano sul proprio nome un pugno residuale di consensi e vengono lanciati senza una vera e propria preparazione culturale sul palcoscenico della Politica.
Chi sono Loris, Alfredo, Alessia? Sì, potrebbero far parte anche di chi sostiene posizioni politiche diverse da quelle mie; ma avrebbero intanto tutte le belle caratteristiche per occuparsi di Politica, dopo gli anni di formazione culturale varia (Scienze Motorie, Ingegneria Aeronautica, Filosofia, Archeologia) che hanno superato brillantemente più che altro guardando oltre i confini asfittici delle loro città, dei loro ambienti, dei loro politicanti. Potrebbero far parte però dei settori di cui si sono occupati e di quelli di cui si occuperanno (bravi cittadini attivi e consapevoli), affidando i loro consigli, attraverso il loro operato, ai “politici” che ne volessero utilizzare le competenze gratuitamente, in cambio del “lavoro” svolto e retribuito dignitosamente non per vie clientelari ma basato sulle riconosciute competenze.
Suvvia! Ce n’è abbastanza per cominciare a scrivere un Programma ideale da realizzare?
Ringrazio Loris, Alfredo, Alessia e tutti i giovani che alle parole vuote contrappongono i fatti, a partire da quel che amano più di altro.

Joshua Madalon

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da Alfredo Vernazzani sull’articolo di W.Veltroni (La Repubblica 29 agosto 2018)

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da Alfredo Vernazzani sull’articolo di W.Veltroni (La Repubblica 29 agosto 2018)

 

Lo scorso anno grazie a mia figlia Lavinia ebbi modo di incontrarlo in uno di quei casi che evidenziano i contrasti storici ed antropologici della terra flegrea (ma non solo: potrebbe essere un difetto tutto italiano che giustificherebbe quel “Prima gli italiani” che vorrebbe portare a valore la nostra nazionalità ma dimentica gli “orrori” che commettiamo nel non rispettare “regolarmente” le regole e farsene vanto).

Si tratta di un giovane, Alfredo Vernazzani, ricercatore in Filosofia della mente, della percezione e delle scienze cognitive alla Ruhr-Universität di Bochum.  E’ stato presidente dell’ANPI Deutschland dal 2015 al 2017, dove ha organizzato diverse iniziative in collaborazione con l’Istituto Italiano di Cultura e il Consolato generale. Nel 2011 è stato invitato a partecipare ad un incontro con gli allora presidenti,  italiano, Giorgio Napolitano, e tedesco, Christian Wullf, in un workshop sul Futuro dell’Europa.

Lo seguo su Facebook mentre gira per il mondo, a dimostrazione che gran parte della nostra “intellighentia” trova una sua collocazione di merito “solo” fuori dai nostri confini. Se Salvini  e tanti altri avessero pensato anche a far rientrare questi “cervelli” valorizzandoli e non mortificandone le qualità oggi avremmo un mondo migliore e di certo avrebbero compiuto un’opera meritoria per “elevare il grado di Cultura” del nostro Paese; ma a tutta evidenza costoro sarebbero soltanto visti come intralcio e quindi non se ne parla: anzi, andiamo avanti con il “reddito” che non è “assistenzialismo” e la “flat tax” che non è “un regalo ai più ricchi”, un nuovo regalo.

Stamattina ho letto un suo post che si ispira all’intervento di Walter Veltroni.

Eccolo:

 

Naturalmente, conoscendo il soggetto, sapevo bene in cosa mi sarei imbattuto quando ho letto il recente articolo di Veltroni su «La Repubblica». Forse dovrei star zitto, ma come vedete non sono riuscito a trattenermi. Accantonando ogni considerazione sullo stile patetico da brutto compitino melenso — 10 e lode e gli applausi della professoressa — perché qua ci son cose ben più gravi persino (!) della perduta arte del buon eloquio e del saper scrivere, basta leggere questo articoletto per capire perché Salvini continuerà a tuonare le sue minacce anti-europee ed anti-migranti a sfregio di ogni Europa, diritti umani, buon senso, ed umana decenza.

Perché l’unico straccio di critica che il nostro fa al PD è un felpato e cauto attacco alla retorica di Renzi. Non, per carità, agli scandali come Banca Etruria, non al fatto che malgrado le tante belle e ipocrite parole abbia reclutato come collaboratori amici e conoscenti del ‘giglio magico’ nella miglior tradizione della raccomandazione all’italiana, non il fatto che contro qualunque critica Renzi sparasse contro i ‘professoroni’ e i ‘gufi’ tanto per gettare ulteriore discredito alla categoria dei competenti e di chi, poco alla volta e con fatica, si sforza di comprendere o anche di criticare in modo costruttivo, e non infine ad un referendum costituzionale pensato male, inopportuno, e gestito con la spocchia e piagnisteo del bimbo offeso ‘se non vi sta bene io non gioco più!’. Il nostro Walter nel pieno rispetto della ormai inveterata cecità (o ottusità) di tanti dirigenti del PD, protesta ricordando la sua idea di partito, quella che riempiva il Circo Massimo e raggiungeva il 34%. Non ricorda però che la stagione Veltroniana del PD è durata un battito di ciglia ed è finita con una sconfitta elettorale. Non rammenta la propria incoerenza, la stessa di Renzi, quella di aver promesso di abbandonare la politica per «andare a occuparsi dei bambini in Africa» una volta assolto il suo incarico di sindaco di Roma (per poi gettarsi alla guida del PD). Non si sviluppa una sana autocritica di partito, spiegando come Salvini vinca non perché sia un bravo politico — non lo è, non lo è mai stato, è solo un ottimo animale da campagna elettorale — ma perché la ‘sinistra’, comunque la si voglia definire, anziché ribattere con intelligenza agli slogan peggiori (ben intenzionati o meno) dei 5S, della Lega e quant’altro, ha contrapposto Orfini, la Madia, la Boschi, Franceschini ed altri soggetti disegnati nel peggior bestiario di arroganza e disgustosa ignoranza italica, perché il massimo orizzonte culturale di questa gente sono Giovanni Allevi, Jovanotti, Saviano, ed altri nomi pescati nel grande e fetido marasma culturale italiano.

Walter la butta sulla crisi mondiale della sinistra, è un fatto storico, che ci vogliamo fare. Non è che se alle insicurezze e problemi della gente — reali o percepiti che siano — su temi come migrazione, istruzione, lavoro, ecc. il PD lascia il campo a Salvini — in nome poi di una opposizione fantasma — non si pensa che il PD dovrebbe opporre una visione politica articolata e ragionata, magari formandosi anche sui tanti personaggi validi della nostra storia come Calamandrei, Carlo Rosselli, Eugenio Colorni, no, per Veltroni la sinistra si riduce ancora una volta alla irritante formuletta dell’«accendere un sogno». Ma naturalmente la colpa non è solo di Walter e del PD di Renzi, è colpa anche di quei milioni di imbecilli, quella «trascurabile maggioranza» (sì, è una citazione, e non è di Jovanotti) che sta là assopita e che sognava la catastrofe cui andiamo incontro oggi.

E no, i vostri avatar social con la scritta ‘Qui ci abita un antifascista’ non vi renderanno antifascisti, condividere i post dell’imbecille di turno, da Fusaro — e ne sono convinto, dovremo guardarci molto bene da questo soggetto pericoloso in futuro — e Salvini, ed altri con un salace commento solo per sentirvi parte della vostra cerchia non servirà ad arginare la marea, anzi, la rafforzerà soltanto.

 

Alfredo Vernazzani

J.M.

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