Una via d’uscita dal “cul de sac” – NON BASTANO LE IRONIE – CI VUOLE UN PUNTO E A CAPO parte 2

 

 

 

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Una via d’uscita dal “cul de sac”

NON BASTANO LE IRONIE – CI VUOLE UN PUNTO E A CAPO

 

2.

Certamente è liquidatorio e superficiale l’addebito tout court al Partito Democratico; ma non si può pensare allo stesso tempo che una forza che raggiunge e supera pur in un contesto favorevole (ridotta partecipazione al voto e inaffidabilità a livello europeo di un movimento come quello “grillino”) il 40% dei consensi e poi in pochi anni crolla al 17 e poco più % non abbia delle responsabilità oggettive in quel che oggi va accadendo. Per non parlare di quella catastrofe che è stato il referendum del 4 dicembre 2016; anche in quell’occasione il Partito Democratico si è lanciato, al seguito di Renzi e dei suoi più fedeli sostenitori, in una campagna disastrosa, senza mai riconoscere il valore delle critiche.

Per concludere, anche se avrei da scrivere molto di più, mi rivolgo a coloro che non lo hanno ancora compreso, invitandoli a rimettere in piedi una forza politica di Sinistra (non ascoltate le voci tendenziose che parlano di una marginalità di quella parte politica) che princìpi dal riconoscimento degli errori e allontani dal proprio interno coloro che li hanno prodotti; gli altri fondino un nuovo Partito, lo chiamino PDR o Partito della nazione o Fronte Repubblicano, si alleino pure con i  rimasugli di Forza Italia: in fondo lo hanno sempre desiderato.

Anche a Prato la Sinistra sappia mostrare la sua maturità, costituendosi in forma autonoma, critica ma in modo positivo e propositivo per poter contribuire ad un processo reso ancor più urgente dalla crisi del Centrosinistra non bilanciata da un successo della Sinistra nelle occasioni elettorali più recenti. Una Sinistra che non ha funzionato come calamita dei transfughi del PD in quanto caratterizzata da due aspetti, direi ancora “ambigui”: non essere del tutto distinguibile dal PD e non essere promotrice di un riconoscibile progetto di governo.

E’ stato questo il caso della lista “LeU”, costruita troppo a ridosso sia delle scelte di alcuni leader “fuoriusciti” dal PD sia della contesa elettorale che già si annunciava “di lacrime e sangue”. Il risultato atteso era contornato da fantasiose teorie secondo le quali LeU avrebbe potuto convogliare gran parte dei delusi dal Centrosinistra: a conti fatti – con il “senno” del “poi” – si caratterizzava come una sorta di camera di compensazione in attesa dei tempi migliori per poter poi riconvertirsi.

Altro è stato il progetto di “Potere al popolo” con l’idea di costituire un punto di riferimento dopo l’esperienza deludente – e delusa – del “Brancaccio”. In quella realtà “politica” manca il progetto governativo ed è dunque il punto di approdo di eterni e perenni scontenti, che prefigurano rivoluzioni impossibili, indisponibili al confronto che significa in soldoni “compromessi”.

Sia la forza di “LeU” che quella di “PaP” si sono connotate, pur non riconoscendolo,  come sedi medio-borghesi autoreferenziali, del tutto sottomesse in angoli angusti dalla forza del populismo e del sovranismo.

Per uscire dall’angolo bisogna rimettere in moto il rapporto “aperto” con i territori. Non ha alcun senso rivolgere l’attenzione alle candidature: ad oggi qualsiasi personaggio afferente alla storia del Partito Democratico non è degno di attenzione, perché ancora portatore attivo o passivo di quella fase scellerata ed autodistruttiva che si spera sulla via dell’estinzione, che si è chiamata “renzismo”.

Ho avviato questo post dedicandolo a coloro che in quel Partito minimizzano i danni inferti dall’avvento di Renzi, ironizzando sugli addebiti in relazione alla difficile situazione politica che si è venuta a creare. Ancora una volta dico loro che, invece che inalberarsi di fronte alle critiche mie e di tante altre persone si fermino a riflettere ancora un po’, riconoscano almeno il valore disinteressato di esse e facciano sentire più forte la loro voce. Ma soprattutto, per carità, evitate di pensare che sia possibile per tanti come me di far ritorno “con la coda fra le gambe” in quel contesto dal quale praticamente si è voluto emarginare i critici a prescindere dalla valutazione delle loro richieste.

 

Joshua Madalon

 

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Una via d’uscita dal “cul de sac” – NON BASTANO LE IRONIE – CI VUOLE UN PUNTO E A CAPO

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Una via d’uscita dal “cul de sac”

NON BASTANO LE IRONIE – CI VUOLE UN PUNTO E A CAPO

Leggo ironie, pur contrassegnate da amarezze varie, che si riferiscono al fatto che da più parti – ed in maniera più intensa da quella  che aveva avuto fiducia verso il progetto del Partito Democratico – molte delle responsabilità  del degrado socioculturale che si concretizza nella leadership governativa vengano attribuite al percorso “renziano” di quel Partito.

“Ironie” che tendono ad evidenziare l’ingiusto addebito.

Il post che sto scrivendo esprime il profondo disappunto verso gli estensori di tali commenti ironici (ma lo ripeto: “amari”!).  E’ inammissibile che non si sia (stati) capaci – e non lo si sia ancor di più oggi – di analizzare approfondire le ragioni di un insuccesso ormai progressivo inarrestabile (soprattutto in presenza di un pregiudiziale rifiuto ad ammettere le proprie dirette responsabilità), che produce un danno immenso nel Paese.

Io so bene che riconoscere gli errori significherebbe dare ragione a chi come me non ha mai risparmiato critiche. Ma questi segnali sarebbero da considerare “positivi” in vista di un futuro non di certo ora vicino nel quale le strade potrebbero ricongiungersi.

Per la storia (la “piccola e minima” che mi appartiene) sin dall’avvio del processo fondativo ho sviluppato insieme a tante altre compagne e tanti altri compagni una serie di riflessioni sul deficit di democrazia che caratterizzava  la nuova formazione.

Attraverso molte difficoltà siamo andati avanti. A Prato la leadership del PD ha sin dall’avvio (la fondazione del PD è del tardo autunno del 2007) prodotto un vulnus irreparabile sul territorio, portando per la prima volta alla sconfitta del 2009. In quell’occasione il Partito si era proditoriamente arroccato intorno ad una scelta impopolare e non aveva gradito la proposta alternativa peraltro vincente in uno scontro di Primarie.

Quella leadership, sconfitta, fondamentalmente sfiduciata, ha ripreso vigore con l’avvento di Renzi, al quale ha inteso collegare i suoi destini.

Da quel momento in poi le scelte politiche ed amministrative hanno voluto aprire le porte a contributi alieni dal punto di vista culturale e valoriale, allo scopo di poter riprendere la guida dell’amministrazione cittadina.

Di fronte a tali scelte, difese peraltro a spada tratta allorquando alcuni di noi le hanno apertamente criticate, si rispondeva con un’alzata di spalle e con un “non importa chi sia o a chi appartenga colui che ci vota”.

Politiche dunque ambigue contrassegnate da un rapporto privilegiato con i “salotti buoni” e le “piccole lobbies” della città, e con un allontanamento costante dalle realtà “periferiche” hanno caratterizzato il governo del territorio.

In un contesto simile di chi è la responsabilità del disastro politico?

 

…continua….

 

Joshua Madalon

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UNA LUNGA “NOTTATA” per tutti indistintamente! parte 2

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UNA LUNGA “NOTTATA” per tutti indistintamente! parte 2

Nulla da festeggiare, dunque! Sarà tuttavia molto importante sostare a riflettere; ho ragionevoli preoccupazioni e dubbi sul futuro dell’Italia e dell’Europa, ed allo stesso tempo non ho fiducia in questa classe dirigente politica e bisogna che qualcuno lo dica: “non si può aspettare per vedere”. La “nottata”, quella nostra, non è ancora passata.

I toni, soprattutto quelli del leader della Lega, sono troppo alti ed il Paese, una parte sopita di essa (una parte della “maggioranza silenziosa”) e coloro che da sempre hanno sostenuto forme di “non-razzismo” in modo palese, sembra solo ora accorgersi di come si sia cambiati. E’ una forma carsica di rabbia che emerge dal fondo, di intolleranza indistinta verso chi è diverso o bussa alle nostre porte ai quali si risponde in modo irridente sempre sopra le righe. E passi pure che questo sia avvenuto in tempi di campagne elettorali; ma ora sarebbe il momento di fermarsi e riflettere su quel che è davvero necessario per il nostro corpo e la nostra anima.

Intorno ai temi dell’immigrazione si gioca una partita centrale per il futuro del nostro Paese, anche e soprattutto in relazione alla prossima campagna elettorale che vedrà il rinnovo del Parlamento europeo. La ricerca del consenso avverso ad un’Europa in palese difficoltà e crisi di identità può essere letale e comportare, oltre ad una possibile dissoluzione, l’avvicinarsi di venti di guerra che sono stati tenuti  a lungo lontani; ed in una visione ottimistica ad una nostra uscita dall’Europa, nuova edizione rispetto a quella della Gran Bretagna ma più misera e drammatica negli esiti. Il germe di tale scelta è già presente nella compagine governativa, anche se sotto traccia per bloccare le speculazioni finanziarie internazionali. Gli immigrati li puoi fermare, gli speculatori no! e’ come ribadire l’assioma “forte con i deboli, deboli con i forti”. Per questi ultimi siamo di certo noi alla pari degli immigrati che varcano le frontiere di sale.

In tutta questa “festa di urla” si diffonde la dimenticanza che l’emergenza legata ai temi dell’immigrazione è una delle “fake news” ad uso politico elettorale: non ho alcun timore a confermare che l’arrivo di migranti in un Paese come l’Italia o, se volete, in un territorio più ampio come l’Europa rimane una “risorsa” indispensabile, solo se vi fossero regole prescrittive sulla integrazione e fossero allo stesso tempo rispettate quelle già in essere che riguardano in modo specifico il mondo del lavoro.

C’è ben poco da criticare da parte di chi ha governato fino ai primi di marzo 2018. Le loro scelte hanno privilegiato il percorso che oggi l’attuale Governo in modo a volte silenzioso (anche se con irridente compiacimento) accoglie, senza però rispondere alle richieste di giustizia sociale della parte più sana del Paese. Non è cambiato nulla; anzi la realtà è ben peggiore di quella precedente, proprio perché si assommano alle problematiche sottoposte a critica le inadempienze, le sottovalutazioni e le criticità che, alla lunga, diventano pericolose per la convivenza civile.

…continua….

 

Joshua Madalon

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UNA LUNGA “NOTTATA” per tutti indistintamente!

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UNA LUNGA “NOTTATA” per tutti indistintamente!

Ho appena ripubblicato ieri alcune riflessioni sul carattere ed i comportamenti degli italiani.

Non ho tralasciato di scrivere che non mi piace riferirmi, o costruire ex novo, stereotipi discutibili.

Ma non posso tacere circa la sensazione che ho sul fatto che noi italiani siamo passionali e disponibili (anche se di fronte ad una contestazione negheremmo tutto) al perdono ed alla tolleranza, fino a porre in oblio molte aberrazioni.

La nostra Storia, fatta spesso di “ignoranza” (anche strumentale) delle regole o di “incompetenza”,  tout court di vero e proprio analfabetismo, porta a noi innumerevoli conferme di tale sensazione su piatti d’argento.

Parlo spesso di regole. E credo che sia, questo, il nodo centrale su cui operare affinchè la Sinistra, cioè quella zona fluida impalpabile “liquida”, riprenda il “centro” della scena; anche se in fondo, sinceramente, sono convinto che ad affrontare tali problematiche debbano essere tutte indistintamente le forze politiche.

L’imbarbarimento attuale è dovuto a questa fase troppo giovanile (non mi riferisco alle età anagrafiche ma alle capacità logiche non solo intuitive e passionali dei vari “agenti” politici dei nostri giorni) del mondo politico, incline alla trasgressione come stile di vita, un comportamento giustificato dalle nefandezze reali o a volte immaginate (ma “a pensar male….”)  delle classi politiche dei decenni passati.

Non avverto il bisogno di portare qui degli esempi, anche perchè basterebbe aprire le pagine dei quotidiani (“cotidie” appartiene al tempo che corre) per scoprire se ho ragioni da fornire o somiglio a quei babbei che hanno perduto la testa e vendono fandonie “un tanto all’etto”.

Ma in verità oggi (“hodie” per collegarmi al precedente “cotidie”) – ma per precisione era ieri 29 giugno – sono stato ben isprirato dai peana sollevati ai governanti che a Bruxelles questa notte hanno discusso intorno al tema dei migranti alla ricerca di una soluzione che alleviasse il carico del nostro Paese ed aprisse una strada per il prossimo futuro sulla ricollocazione equilibrata dei richiedenti asilo cui questo riconoscimento fosse assegnato. Ciò che trovo ridicolo e che appartiene essenzialmente al vecchio modo di fare “politica” (quello, per intenderci, che ricercava gli elementi “positivi” anche di fronte agli insuccessi più clamorosi) è che, dopo una discussione faticosissima durata l’intera nottata (ricordate Eduardo?), il nostro Primo Ministro, che è anche un accademico preparato e  colto, ha commentato, anche leggendolo, il dispositivo sottolineando con orgoglio (!) che la “redistribuzione avverrà su base volontaria”. La qual cosa significa che ciascun Paese può decidere in piena autonomia se, quando e come, accogliere o no.

Niente di nuovo, dunque.

Il tema rimane irrisolto, perché si è deciso di scrivere regole inique utili per tutti i Paesi europei che non hanno per confine il Mediterraneo. Italia e Spagna, ma anche Francia, se si vuole essere seri,  (in quota parte minima, ma la Corsica era stata disponibile ad accogliere l’Aquarius; tuttavia Macron non vuole aprire varchi alla contestazione interna della Destra lepeniana) e Grecia: essi devono rispettare la legge “etica” del mare, una legge antica, che si ispira ai valori tradizionali delle nostre “civiltà”.

 

…fine parte 1….

Joshua Madalon

 

 

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reloaded dal 15-18 e 19 marzo 2018 PRIMA GLI ITALIANI! Un’introduzione socio-antropologica al tema….

reloaded dal 15-18 e 19 marzo 2018

PRIMA GLI ITALIANI! Un’introduzione socio-antropologica al tema….

Questi sono “inevitabilmente” giorni di riflessione conseguenti ai risultati elettorali. E’ per questi motivi che ho utilizzato come titolo il proclama-mantra di larga parte della Destra, che per qualche breve rigo di questo post condividerò.
Le compagne ed i compagni della Sinistra stiano tranquille/i. O, meglio, si preoccupino anche loro di quel che dirò, perché siamo tutti coinvolti: ve la ricordate la “Canzone del Maggio” di Fabrizio De André?
E siamo coinvolti in quanto italiani! Mio Dio, non vorrei che ci si riferisse ad uno stereotipo generico come ve ne sono a iosa: il napoletano, il siciliano, il calabrese, il toscano, il genovese, il milanese ed il veneto. Ciascuno certamente rappresenta nella vulgata antropologica diffusa un tipo, un carattere, una predilezione quasi sempre pittoresca e oggetto di maldicenze simpatiche. C’è qualcosa che ci accomuna, tutti: oltre alla simpatia, alla giovialità scoppiettante, si rileva un difetto che consiste nella induzione alla trasgressione con naturalezza estrema. E questa la si rileva in particolare tra coloro che dovrebbero far rispettare le regole prescritte, sancite in precedenza attraverso atti legislativi, con una forma di eccessivo lassismo che crea nell’applicazione pratica una generale anarchia intervallata da interventi istituzionali a volte isterici ed improduttivi.
Porterò esempi concreti semplicissimi anche allo scopo di mettere in evidenza come si possa partire dal “basso” per profilare un “cambiamento”.

Il primo. Alla fine dello scorso anno all’interno della Legge di Bilancio del Ministero dei Trasporti è stato approvato un emendamento per sanzionare non solo chi telefona al volante, ma anche chi lo sta semplicemente consultando ad un semaforo rosso con multe salatissime e sospensione della patente in modo progressivo alla reiterazione dell’infrazione. Si è data poi una roboante pubblicità durata due tre settimane relativamente ai controlli “serrati” da parte di agenti – alcuni dei quali anche in borghese; dopodichè tutto è calato nell’oblio. Basta osservare mentre si cammina o si guida quante persone continuano pericolosamente per sè e per gli altri a trasgredire.

Il secondo. Altro esempio “pratico” e verificabile nella città di Prato: la raccolta differenziata “porta a porta”. ASM (poi sostituita come sigla da ALIA) nel far partire il progetto distribuisce ai cittadini un opuscolo nel quale viene indicata la modalità di conferimento delle varie qualità di rifiuti. Si legge: “Esporre sacchi e contenitori fronte strada dalle 21.00 del giorno precedente ed entro le 5.00 del giorno di raccolta” in italiano, in inglese, cinese e arabo. Parte la raccolta porta a porta e a volte durante le prime settimane sul cassonetto condominiale viene apposto un modulo plastificato ed adesivo con una sorta di “avviso di sanzione” per evidenti trasgressioni. Dopodichè tutto è nell’oblio. Nè altre apposizioni minacciose nè sanzioni. Caos e sporcizia diffuse in tutta la città senza rispetto minimo delle regole.

 

 

Un terzo. Ora, in attesa di un nuovo Governo, siamo “alle porte coi sassi” sulla questione “vaccini”. Il tempo è scaduto e si contano molti inadempienti; passerà tutto “in cavalleria”? forse no perchè il tema “appare ed è” serio; ma non auguriamoci che ciò accada soltanto a causa dello scoppio di una mini-epidemia (me la augurerei, se ci fosse, molto “mini”). Le “regole” anche quando a qualcuno non piacciono vanno rispettate e, come ho detto in altre occasioni, eventualmente modificate, annullate in modo democratico e responsabilmente, accollandosi poi le conseguenze, con la speranza che siano ottime.

…continua…

Joshua Madalon

 

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PRIMA GLI ITALIANI! Un’introduzione socio-antropologica al tema…. (seconda parte)

Un preambolo reso necessario dalla difficoltà che hanno mostrato alcuni lettori (i pochi che mi seguono) a comprendere il senso del titolo. Ho la sensazione anche che non abbiano però avuto la pazienza di leggere tutto il post fino in fondo. Allora vi dirò pensando di parlare davvero a pochi che c’è dell’amara ironia in quel titolo che richiama lo slogan preferito dalla Destra sovranista. In fin dei conti, sono convinto che nulla cambia se non cambiano gli italiani!

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Le due foto riportano un’indicazione relativa al divieto di “sputare per

terra” – norma igienica necessaria in un consesso civile. A Prato con l’arrivo dei cinesi che utilizzano questa pratica a loro modo necessaria molti nostri concittadini la rilevano come forma tipica di inciviltà “etnica”. Tuttavia quella stessa pratica è molto diffusa tra i ceti popolari autoctoni. Anche in questo caso occorrerebbe sanzionare complessivamente e non in linea unidirezionale tale comportamento!

La nostra “italianità” va difesa, certamente, ma sarebbe anche più urgente impegnarci a costruire una società maggiormente rispettosa delle regole, meno incline a valorizzare le furbizie e le trasgressioni, meno isterica nei rapporti con le altre comunità, alle quali spesso “indebitamente” richiediamo che rispettino quelle regole che noi stessi non siamo sempre pronti ad osservare diligentemente.

E’ quasi ovvio che qualora una forza politica avanzasse la proposta di sviluppare un’azione pedagogica che riducesse fino al limite massimo gli elementi negativi di carattere quasi ormai connaturati nella cosidetta “italianità”, l’insuccesso sarebbe inevitabile. Ed è per questo che nessuna delle forze politiche che conosciamo prova a proporre nulla che possa essere perlomeno accostato a quell’idea.
E’ evidente che utilizzo un paradosso, ma è anche molto chiaro che la mia è una visione pessimistica globale. Non nutro peraltro fiducia alcuna nelle attuali forze politiche egemoni all’indomani delle elezioni. Ed allo stesso tempo non sono in grado di riprendere fiducia pensando a Partiti presenti e futuri che rappresentino idee ed ideologie che siano a me congeniali.
Assumo per dimostrare l’impossibilità di un cambiamento uno degli aspetti che ha permesso al Movimento 5 Stelle di raggranellare migliaia e migliaia di voti: la proposta del “reddito di cittadinanza”. Non intendo pormi in opposizione netta e ottusa come farebbe un bambino nel rifiutare pregiudizialmente un cibo, ritenuto gustoso e nutriente da parte dei genitori. Ma comincio il mio ragionamento chiedendo a me stesso: “Perché mai una soluzione così “intelligente” del problema della sopravvivenza di chi si trova temporaneamente in indigenza non è stata approvata da chi ha finora governato?”. Risponderei da cialtrone dicendo che non trovo “intelligente” tale proposta ed urterei doppiamente la sensibilità delle persone che ci hanno creduto e di quelle che lo hanno proposto, anche se per queste ultime nutro scarsa stima, e lo spiegherò meglio, riportando l’attenzione su quanto dicevo nell’Introduzione. Allo stesso tempo assegno la patente di “intelligente” a chi finora, affidandosi al pragmatismo, non ha provato ad affrontare il problema dell’indigenza con quella modalità. Non credano – questi ultimi però – di cavarsela senza essere redarguiti. E lo capiranno subito dopo.

….continua….

Joshua Madalon

ansa - lavoro - Un ragazzo davanti a una agenzia interinale, in una foto del 31 maggio 2010. Sarà un autunno nero per l'occupazione: anche se l'emorragia dei posti di lavoro registra un rallentamento, il saldo a fine 2011 per le imprese con almeno un dipendente (circa 1,5 milioni) mostra ancora il segno meno: 88mila i posti in uscita - dice Unioncamere - pari a un calo dell'occupazione dipendente dello 0,7%. Più a rischio il lavoro nelle piccole e medie imprese e, a livello geografico, è il Sud a mostrare un deciso affanno. Nel 2010 il saldo negativo era stato di 178mila unità, -1,5%. Peggio ancora era andata nel 2009, anno clou della crisi: 213.000 i posti bruciati, pari a -1,9%.               ANSA/ FRANCO SILVI
ansa – lavoro – Un ragazzo davanti a una agenzia interinale, in una foto del 31 maggio 2010. Sarà un autunno nero per l’occupazione: anche se l’emorragia dei posti di lavoro registra un rallentamento, il saldo a fine 2011 per le imprese con almeno un dipendente (circa 1,5 milioni) mostra ancora il segno meno: 88mila i posti in uscita – dice Unioncamere – pari a un calo dell’occupazione dipendente dello 0,7%. Più a rischio il lavoro nelle piccole e medie imprese e, a livello geografico, è il Sud a mostrare un deciso affanno. Nel 2010 il saldo negativo era stato di 178mila unità, -1,5%. Peggio ancora era andata nel 2009, anno clou della crisi: 213.000 i posti bruciati, pari a -1,9%. ANSA/ FRANCO SILVI

PRIMA GLI ITALIANI! Un’introduzione socio-antropologica al tema…. (terza parte)

Il “reddito di cittadinanza” funziona con un meccanismo burocratico apparentemente semplice. Intanto occorre avere avuto un “lavoro” ma non “in nero”, averne uno “sottopagato” ma non “in nero”, non averne avuto ma essere comunque alla ricerca di esso, utilizzando i “Centri per l’impiego”. Ora, qualche “Centro per l’Impiego” funziona ma non come dovrebbe, anche perché spesso, con i meccanismi legislativi, agli imprenditori (che, diciamocelo, sono “in gran parte” onesti!) non conviene assumere attraverso strutture che in qualche modo potrebbero procedere a verifiche ed in ogni caso risulta più utile assumere sotto banco contrattando direttamente con il prestatore d’opera. Ed è proprio per lo stesso motivo che non sarà facile controllare che funzioni il “processo” delle tre chiamate, oltre le quali – se non accolta perlomeno una – si perderebbe il diritto all’assegno di cittadinanza. Per non parlare della parte dove si accenna a “Iniziare un percorso per essere accompagnato nella ricerca del lavoro dimostrando la reale volontà di trovare un impiego”: e qui ritorno alla funzionalità dei “Centri per l’Impiego”. Così come appare ridicolo (ed i moralisti si astengano dal commentare che “ci vuole rispetto” per chi attraversa momenti di difficoltà) il riferimento alle due ore giornaliere durante le quali si dovrà svolgere una “ricerca attiva del lavoro” da parte del detsinatario del reddito. Quanto ad “Offrire la propria disponibilità per progetti comunali utili alla collettività (8 ore settimanali)” sarebbe interessante capire chi li organizza e con quali ulteriori fondi da assegnare a tecnici e funzionari di vari livelli si coprirebbero queste spese. Quanto poi al “Comunicare tempestivamente qualsiasi variazione del reddito” riterrei che vuole fare “le nozze con i fichi secchi” e rimando al post di Introduzione dove si tratta dell’inveterata abitudine degli “italiani” alla “furbizia”.

Non vorrei far torto all’intelligenza dei miei pochi lettori, ma non riesco a fare a meno di sottolinearvi come tantissime strutture pubbliche, private o partecipate, in modo particolare nel Sud (là dove la “protesta” a favore dei 5 Stelle è stata più forte), sono oberate da presenze e pratiche illegali (che, alla lunga, sono state viste come consolidate e dunque “necessarie”).

In Sicilia, inaugurando l’anno giudiziario della Corte dei Conti Gianluca Albo ha tra l’altro scritto:

“Un insidioso fenomeno che caratterizza la gestione delle risorse in Sicilia, ma, non dubito, anche altrove, è quello della metabolizzazione dell’atto illecito In sostanza, la condotta amministrativa vietata ma non immediatamente perseguita viene reiterata nel tempo divenendo prassi amministrativa ove la percezione di illiceità si affievolisce sempre di più nel tempo, tanto poi da suscitare addirittura sorpresa (o simulazione di sorpresa) l’intervento della Procura contabile volto a reintegrare le conseguenze della condotta illecita. Ipotesi emblematica al riguardo è la vicenda dei milioni di euro con disinvoltura elargiti extrabudget agli enti di formazione professionale. Un approccio serio e sereno con la sana gestione finanziaria delle risorse siciliane non può, quindi, prescindere da una convinta adesione ai principi di legalità e ragionevolezza, presidi democratici imprescindibili, sia nella fase di indirizzo politico che nella fase di gestione delle risorse pubbliche. In questa ottica, va da sé, non possono ipotizzarsi deroghe riconducibili all’autonomia statutaria o parlamentare”.

Lo riporto dal seguente link http://www.palermotoday.it/politica/inaugurazione-anno-giudiziario-corte-dei-conti-2018-regione.html

E qui mi fermo.

Ho tuttavia un aneddoto, un vero e proprio apologo da riportare, per avvalorare drammaticamente le mie riflessioni.

Nella mia giovinezza ho incontrato tante persone che si impegnavano nel loro lavoro: una di queste era mio padre. Ha avuto anche lui periodi di disoccupazione, ma erano altri tempi, ma non è di lui che voglio parlarvi.

Non farò nomi, ma è “gente in carne ed ossa” che rappresenta una parte della nostra popolazione.
Allorquando il figlio A. ormai in età da aspirare ad un lavoro ne trovò uno in Germania, il padre lo chiamò e, premuroso ed affettuoso, gli disse:

“Tu, quando sei insieme agli altri, fatti valere; non appena, però, sei in disparte e nessuno ti controlla, riposati!”

Il ragazzo acquisì tale lezione e dopo poche settimane ritornò forzatamente alla sua casa.
Ebbe un’altra occasione e, memore della sollecitudine paterna, non si comportò diversamente.
Il risultato fu uguale.

Con questi presupposti maligni il Movimento 5 Stelle avrà gioco facile a dire che “non è colpa loro” se il meccanismo non avrà funzionato.
E’ del tutto evidente che non basta “cambiare” le facce e qualcosaltro dei politici per far cambiare le cose. E’ necessario anche questo, intendiamoci!
In realtà occorre cambiare gli “italiani”. PRIMA GLI ITALIANI!

Joshua Madalon

ROME e la BRITISH SCHOOL un luogo dove i giovani sono giovani ma anche gli adulti sono “giovani”

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ROME e la BRITISH SCHOOL un luogo dove i giovani sono giovani ma anche gli adulti sono “giovani”

– alcune “storie” –

 

Questa mattina sono ancora (ma per poco) ospite della British School At Rome. Mia figlia Lavinia termina il suo periodo di ricerca e per qualche giorno torna da noi a Prato. Voglio ringraziare tutti dallo staff amministrativo a quello accademico, dal personale operativo a quello della reception e della cucina. Voglio ringraziare anche tutti i giovani che, insieme, provenendo da parti diverse del Mondo (ieri la giovane coreana del Sud ha festeggiato la vittoria sulla Germania) hanno saputo costruire un bel gruppo affiatato e culturalmente ed artisticamente vario di altissimo livello. Scriverò in modo più diffuso di questa mia esperienza.

 

J.M.

reloaded “LA MUTAZIONE ANTROPOLOGICA” mio post del giugno 2014- drammaticamente attuale

 

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reloaded “LA MUTAZIONE ANTROPOLOGICA” mio post del giugno 2014- drammaticamente attuale

E’ in atto una formidabile ed inarrestabile “mutazione antropologica” nella nostra società. Il “ventennio” (chissà perché i cicli devono durare tanto) berlusconiano ha compromesso in maniera definitiva il percorso “democratico” nel nostro Paese. Si è avvertita sempre più, grazie (!) all’assordante grancassa dei mezzi di comunicazione di massa sempre più asserviti ai Poteri finanziari ed economici internazionali, l’esigenza di avere “decisioni” piuttosto che “discussioni”. In effetti, queste ultime sono state sempre più aborrite perché improduttive per la maggior parte degli interessi della “gente comune” e sempre più utili a rimpinguare le tasche di quei pochi plutocrati e magnati della Politica e della Finanza, creando un clima di odio montante in una fase acuta di crisi economica. “Si chiacchiera troppo e non si decide” sembra una giusta critica in un tempo di vacche magre ma si aprono varchi di autoritarismo e di populismo che somigliano vagamente a periodi della storia nazionale ed internazionale che non hanno prodotto effetti positivi. In tutto questo dilaga perlomeno negli ambienti che noi conosciamo meglio la sensazione che si stia andando, comunque, anche pagando il prezzo di un decisionismo elevato, verso soluzioni positive. C’è la “speranza” che si riesca ad uscire da un periodo buio della nostra Economia; ma ci si dimentica degli orizzonti globalizzati, dei problemi del Terzo Mondo, delle tragedie del Medio Oriente che non da ora ci coinvolgono in modo molto diretto. Abbiamo vista e memoria corta; e l’incultura contribuisce a renderle ancora più “ridotte”. Lo diceva Pier Paolo Pasolini

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APRITE GLI OMBRELLI – NON SI SA COSA PIOVA!

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APRITE GLI OMBRELLI – NON SI SA COSA PIOVA!

Sembra “fresca” la ferita, ma il “pus” che si intravede ci fa comprendere che la cancrena era annunciata. Non sempre la modificazione genetica funziona; a volte crea metastasi. Quest’orrido parlare di temi politici ha una profonda ragione di essere. La trasformazione antroposociologica inferta al tenero corpo del Partito Democratico per la furia di voler marcare i territori aggregandoli a sè ed ai propri accoliti fedeli da parte di Matteo Renzi ha prodotto un danno irreparabile.

Non si facciano illusioni, coloro che ancora sguazzano nelle acque insozzate dai detriti dopo il naufragio; stiano attenti piuttosto ai pescecani. L’isola della salvezza è lontana e quando ci arriveranno dovranno vedersela con gli indigeni, alcuni dei quali possono essere antropofagi. Non credano che basti un toccasana salvifico congressuale; di certo non l’usuale rito cui si è stati abituati.   Molti tra coloro che erano i responsabili di un parto travagliato perché già squassato da diatribe avide di Potere, dopo qualche sconfitta hanno cambiato cavalcatura senza timore di essere – ed anche “apparire” (che è la forma più giusta da assegnare ad un “politico”) – incoerenti. Ora che le “tavole su cui galleggiano” traballano implorano “Unità!”.

A cosa servirebbe? Ad aumentare il numero dei “perdenti”? pensano – questi – di avere così un maggiore consenso? Oppure che, aggregando un po’ di rompicoglioni, li si sterilizza, impedendo loro, che sono persone per bene, di votare altri Partiti o Movimenti? ? Il fatto è che ora i rompicoglioni se li sono rotti i …..! e non sono più disponibili a farsi prendere per il culo.

Forse già i risultati recenti di marzo, aprile, maggio e giugno potrebbero fornire adeguate risposte ed indicazioni; ma no!  Non è così, tanto – così sembra –  che il Partito Democratico non farà congresso prima delle Europee. Come a ribadire che va tutto bene e non è il momento di cambiare.

Dico questo, perché solo con un cambiamento “rivoluzionario” di quel Partito si potrebbe avviare una discussione seria sull’Unità delle Sinistre. Proposta “fantapolitica”, del tutto irrealizzabile che non corrisponde però alla proposta di “fronte” semmai con quella parte di Forza Italia che si manterrebbe al “centro” (vedi Calenda e poco più).

Quanto a Prato, dove si vota nel 2019, quel poco di dibattito che c’è verte su “Biffoni sì, Biffoni no”. Assurdo, del tutto fuorviante. Personalmente ritengo che “sì o no” non cambia. Non è questo il modo di ragionare. Per me, “no! e basta”, considerando, come si dovrebbe essere evinto da quel che scrivo sopra, che l’alternativa proponibile sarebbe addirittura peggiorativa, visto il parterre complessivo ed il peso delle diverse parti.

Meglio, dunque, impegnare il proprio tempo e le proprie risorse a costruire un nuovo soggetto “unitario”,  sì – ma con caratteristiche valoriali afferenti alla Sinistra. C’è già un gruppo che si va ri-costituendo dalle ceneri del “Brancaccio”.  “Alleanza popolare per la Democrazia e l’Uguaglianza”. Si può ripartire!

 

Joshua Madalon

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PICCOLE (MA SIGNIFICATIVE) INEFFICIENZE parte 4 e ultima (per ora)

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PICCOLE (MA SIGNIFICATIVE) INEFFICIENZE parte 4 e ultima (per ora)

Perlomeno siamo stati in un ambiente lindo, pulito, dove i corridoi erano illuminati, aerati in modo artificiale ma non eccessivo. Insomma siamo stati bene; le panchine erano comode, per quanto poco utilizzate. Ma, tra tutte quelle stanze vuote e quel personale che gentilmente mostrava però di “non sapere”, mi chiedo davvero quanto spreco “organizzativo” vi sia nella pubblica amministrazione. Quel personale non ha colpe specifiche e dirette: loro svolgevano le funzioni assegnate; ne hanno molte di più, e gravi e serie, i dirigenti, quei papaveri boriosi che “puppano” risorse a non finire e che troppo spesso afferiscono a cordate politiche senza il possesso minimo delle qualità tecniche e professionali – aggiungerei addirittura “politiche” affidando a questo termine un valore altissimo – necessarie per potersi occupare almeno “sufficientemente” – come la mia (im)perizia digitale – della “cosa pubblica”.

In quell’anda e rianda di questa mattina ho allenato tutti i miei muscoli delle gambe senza tante storie; anzi, la mia pazienza ha tenuto e la mia mente ha operato. Mi sono chiesto: va bene per me che, a qualche anno dopo i settanta, con una lieve pinguedine ma una memoria della mia attività di atleta, riesce a muoversi ancora; ma come avrebbe potuto fare un’altra persona, simile per età, ma più acciaccato, meno abile anche dal punto di vista digitale a districarsi in quell’ambito? E che dire di chi, ancora in età lavorativa, avrebbe dovuto utilizzare permessi o pagare qualche “spicciafacende” (scritto così con una “c”, alla “partenopea”) per compiti che non sarebbero poi andati a buon fine?

Laddove ci sono le “inefficienze” spesso a pagare sono in primo luogo i cittadini, in secondo gli operatori, in modo particolare quelli che “lavorano” assumendosi gli oneri di coloro che invece non lo fanno. Non si arriva al terzo luogo, che è invece quello che rappresenta il “cuore” del problema e sono i “funzionari”, i “dirigenti” che, quando lavorano, lo fanno non di certo per migliorare la vita della gente; anzi, sottraggono risorse immeritatamente, non subendo alcuna penalizzazione nè monetaria nè morale da parte di chi li ha proposti e promossi.

………………

Sono passate alcune settimane. Memore del disservizio di inizio giugno prima di prendere l’iniziativa (devo assolutamente ritirare i buoni per la celiachia perlomeno quelli del prossimo mese o quel che è stato annunciato in sua sostituzione, una tessera elettronica) digito il numero telefonico, quello per così dire “fortunato”, ed ascolto il messaggio. Occorre aspettare ancora qualche giorno, quasi a ridosso dell’inizio di luglio. Il luogo della distribuzione è un altro, uno ancora diverso rispetto a quelli di prima.

………………

Ci vado. Sono, come sempre molto gentili e disponibili. Di tessera elettronica non se ne parla più: pare che in Lombardia ne abbiano clonate alcune. Saranno stati “padani”? o “terroni”? o “quelli brutti e neri”? o ancora gli “zingari”? Ai posteri l’ardua sentenza! Forse, come sempre accade, sono dei malviventi, umani anche loro, perdinci!

 

Joshua Madalon

 

P.S.: come scritto nel titolo, non penso che siano – queste – inefficienze importanti, perlomeno per me (volendo fare atto di egocentrismo). Lo sono invece significativamente per la parte più debole ed indifesa della popolazione (gli anziani, i non capienti e poveri in assoluto, i portatori di handicap, gli analfabeti). Ed è a queste persone che io penso quando mi adiro nei confronti di chi gestisce il potere variegato diffuso con criteri molto personali e non è in grado di operare correttamente nella società (per motivi di incapacità culturale e professionale ed ancor più per privilegiare i propri interessi e quelli dei propri accoliti).

 

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Keep calm and carry on (Mantenete la calma e andate avanti)

 

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Keep calm and carry on (Mantenete la calma e andate avanti)

Non vorrei che, alzando I toni della polemica, si perdesse il senso degli accenti critici che ho inteso elevare alla conduzione di una lista, “non ancora un Partito”, alla quale ho dato sostegno convinto mai tuttavia subordinato a qualsiasi altro interesse che non fosse collegato ai valori di riferimento di una comune forza di Sinistra.

Essendo il mio pensiero espresso negli scritti del Blog o delle mail afferente ad un unico individuo, anche se a volte corroborato dalla condivisione di un “picciol” gruppo (San Paolo e poco più), assumo con pienezza le responsabilità delle affermazioni che non possono essere obnubilate da alcuna ombra compromissiva.

Voglio soltanto riaffermare, senza alcun ripensamento, il mio dissenso nei confronti della scelta formulata sin dalla sua nascita e relativa alla collocazione in maggioranza del gruppo LeU in Consiglio comunale. Quella scelta è stata, a conti fatti, uno degli errori strategici compiuti in vista dell’appuntamento elettorale del 4 marzo, creando confusione e disorientamento tra la scelta nazionale e quella locale, suggerendo agli elettori che “non si stava facendo poi tanto sul serio”, “che si diceva di voler essere alternativi, ma poi…”.  Ho già ribadito che non poteva essere, quello dell’atto di nascita del gruppo, il momento giusto per alzare una polemica, peraltro solitaria: c’era da fare la campagna elettorale e si erano presi degli impegni, che comprendevano anche una forte distinzione tra PD e sua coalizione e LeU.

C’è qualcuno, poi, che possa contestare a “me” che le critiche al “gruppo dirigente” siano state fuori luogo? Non è forse vero che dopo il 4 marzo, smaltiti gli effetti del “knockout”, non si sia mai dato spazio ad una riflessione adeguata e ad un coinvolgimento della base di militanti, attivisti ed elettrìci ed elettori, contando che a Prato in ogni caso LeU ha ricevuto più di 3000 voti? Anche gli incontri che hanno avuto luogo sono stati il frutto di un braccio di ferro; anche i documenti approvati dai sempre meno presenti non sono stati diffusi. E a me risulta che le discussioni “ai vertici” sono state quasi sempre sterili e che troppe volte per evitare confronti si rinviavano le assemblee con un progressivo sfaldamento della base attiva.

E mi si dica che non è vero che di questi argomenti io “non” abbia mai parlato o scritto fino ad oggi!

In decine di post ho sottolineato il mio pensiero.

Era distratta quella persona che oggi su mail condivisa mi grida “Vergogna” e probabilmente farebbe meglio a riflettere su quelle “proprie”, intendendo quell’atteggiamento di complicità con chi ha protratto i tempi del silenzio e della presunzione di poter essere autosufficienti in un mondo nel quale, anche a Prato,  è necessaria la più ampia condivisione anche per abbattere i “muri” del populismo e della demagogia.

 

Giuseppe Maddaluno (Joshua Madalon)

 

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