reloaded “PASSEGGIANDO NEL “DIGITAL STORYTELLING” di TRAMEDIQUARTIERE”

Oggi voglio ricordare l’esperienza di “TRAME DI QUARTIERE” attraverso un primo “book” fotografico e uno dei miei “metaracconti”.

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PASSEGGIANDO NEL “DIGITAL STORYTELLING” di TRAMEDIQUARTIERE
– continuando con la meta-narrazione –

Stamattina piove. Le prime gocce tamburellando sulle tettoie mi hanno svegliato: che ore sono?

– continua –

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STORYTELLING (digital) e METANARRAZIONE – proseguendo il lavoro in TRAMEDIQUARTIERE
Scrivevamo l’altro giorno: “Stamattina piove. Le prime gocce tamburellando sulle tettoie mi hanno svegliato: che ore sono? Dieci alle sette; tra qualche minuto anche il telefono sussulterà, vibrerà e poi suonerà. Decido di staccare la “sveglia”, non ne ho più bisogno e non voglio disturbare gli altri che continuano tranquillamente a dormire; mi alzo e vado in cucina a prepararmi il solito caffè. C’è meno luce del solito. Eppure siamo già al 15 di maggio. Con la tazzina di caffè fumante vado davanti all’ampia vetrage del salone attraverso la quale osservo la vasta pianura che va verso il mare, al di là delle colline pistoiesi che nascondono la piana di Montecatini e tutto il resto verso occidente. Le nuvole sono basse e continua a piovere. Ieri mattina a quest’ora la luce era così intensa e sono riuscito a fare una serie di buone riprese ed ottime foto.
Meno male, mi dico e continuo a dirlo mentre accedo al balcone esterno che guarda verso il Montalbano e si affaccia sul giardino e sulla vecchia Pieve. Sul balcone i fiori di cactus che ieri mattina erano aperti e turgidi si sono afflosciati, altri ne stanno nascendo e quando saranno pronti, come sempre faccio, li fotograferò. I colori della natura tendono in prevalenza al grigio, grigio-verdi, e la pioggia copre con il suo cadere a tratti i suoni ed i rumori della vita della gente che va a lavorare: è ancora presto per il “traffico” scolastico che tra poco si materializzerà. E continuo a pensare tra me e me: “Meno male che ieri mattina sono riuscito a fare le foto e le riprese di cui oggi avrò bisogno. Stamattina sarebbero state così cupe!”.
Da martedì insieme a pochi altri seguo un corso intensivo di soli quattro giorni: lavoriamo su “temi e storia” di questo territorio. Siamo a Prato. Quartiere San Paolo, periferia Ovest della città post-industriale. E’ piacevole ed interessante, forse anche utile. Siamo soltanto in sei suddivisi equamente quanto a genere ed età anagrafica. Il primo appuntamento è in una delle scuole della città appena alla periferia del nostro territorio. Mi sono presentato come uno scolaretto per l’appello del primo giorno. Molte le facce a me già note: in definitiva ad occuparci di Cultura ci si conosce. Sento subito che ci divertiremo, insieme. Handicap assoluto è la mia profonda impreparazione linguistica con l’inglese. La docente anche se in possesso di un curriculum internazionale di primissimo livello dal suo canto non capisce un’acca della nostra lingua: e questo mi consola ma non giustifica entrambi. C’è grande attenzione in tutti ma il più indisciplinato è colui che dovrebbe , per età soprattutto e per la professione che ha svolto, essere da esempio, cioè io. Mi distraggo, chiacchiero, insomma disturbo come un giovane allievo disabituato alla disciplina. L’americana mi guarda con severità e con quel solo sguardo impone il silenzio. Ciascuno viene chiamato poi a confessare in una sorta di autoanalisi, della quale non parlerò, le origini del proprio nome e della propria storia familiare. Io scherzo sul significato del mio cognome che richiama atmosfere donchisciottesche e sulle attività “carpentieristiche e marinare” di mio nonno paterno.

PROPOSTE
STORYTELLING (digital) e METANARRAZIONE – proseguendo il lavoro in TRAMEDIQUARTIERE – seconda parte

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L’americana detta poi compiti e tempi. A ciascuno la sua storia. Non ne parlerò per rispettare la consegna del “silenzio” anche se qualche indicazione emergerà dal “racconto”. Discutiamo, scambiandoci idee ed opinioni, poi scriviamo. Amo la sintesi: lo so che voi (che leggete) non lo direste, che non siete d’accordo. Molti dicono che sono un “grafomane”. Ma io, in effetti, scrivo molto ma poi taglio: scorcio e taglio.

E così andiamo avanti fino ad ora di pranzo: non tutti però sono pronti e quindi si ripartirà più tardi per il confronto finale, dopo pranzo.

La scrittura deve essere sintetica (e dagli con questa “sintesi”!) e sincopata per poter poi più agevolmente trasformarsi in uno story board dove le parole e le immagini si mescolino. Mentre le parole sono lì già pronte sul foglio di carta la docente ci invita a reperire quante più immagini possibili da poter collegare.

Dopo il pranzo infatti ciascuno di noi lavora per costituire il proprio esclusivo “database” da cui attingere poi foto e riprese in video da utilizzare.

Dalla prima scrittura a questo punto si passa ad una rielaborazione ad uso di traccia sonora parlata da ciascuno di noi. Dovremo essere noi a leggerla domattina, mercoledì 13 maggio, registrandola su una traccia audio che poi entrerà a far parte del nostro personale bottino.

Si ritorna a casa, però, con un compito da svolgere: cercare una musica da utilizzare, adattandola alle immagini. E’ una delle operazioni che mi coinvolgono a pieno; il suono musicale deve appartenere alle immagini con il ritmo che acquistano nel mio pensiero; i movimenti delle persone e degli oggetti devono corrispondere nel miglior modo possibile alle note all’interno della loro composizione; devono viaggiare all’unisono come corpi in un amplesso erotico. Ne sono stato sempre convinto: ascoltare musica genera orgasmi mentali.

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“La bellezza espressa da un artista non può risvegliarci un’emozione cinetica o una sensazione puramente fisica. Essa risveglia o dovrebbe risvegliare, produce o dovrebbe produrre, una stasi estetica, una pietà o un terrore ideali, una stasi protratta e finalmente dissolta da quello ch’io chiamo il ritmo della bellezza…..Il ritmo….è il primo rapporto estetico formale tra le varie parti di un tutto estetico oppure di un tutto estetico colle sue parti o con una sola oppure di una qualunque delle parti col tutto estetico al quale questa appartiene”

(da “Dedalus” di James Joyce trad.ne di Cesare Pavese, Frassinelli editore pag. 251)

 

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OLTRE LEU – un viaggio nel vicino futuro – prima parte

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OLTRE LEU – un viaggio nel vicino futuro – prima parte

Nel corso degli ultimi anni sono giunti progressivamente a maturazione una serie di nodi politici che si erano prodotti all’interno della Sinistra. Il travaglio “storico” della parte mancina del nostro quadro politico ha avuto diverse fasi che non intendo qui ripercorrere. Il mondo è di certo cambiato dagli anni in cui – da giovane – mi sono occupato di Politica. I processi della globalizzazione hanno reso sempre più complessa la comprensione delle modifiche strutturali a chi non possiede elementi di conoscenza, diretta o per lo più indiretta, appropriati.
Il ruolo della Finanza e dell’Economia è diventato sempre più fondamentale nella costruzione di progetti politici per cui, superate le strutture delle ideologie fondamentali del XX secolo, le forze politiche nazionali ed internazionali hanno volto lo sguardo con attenzione maggiore ai processi economici, appiattendosi dietro forme indistinte di pragmatismo. Si è fatto a gara più a costruire alleanze con i numericamente minoritari poteri “forti” finanziari che a rafforzare il rapporto con quella parte maggioritaria della società che continuava a mantenere contatti vitali con il mondo del Lavoro, genericamente inteso.
In questo contesto non c’è stata più distinzione tra l’elitaria e conservativa Destra e la progressista democratica Sinistra.
Il ruolo dei DS e del PD, sbocco con vocazione maggioritaria creato dall’Unione di DS e Margherita, si è evoluto in tale solco, venendo meno agli stessi intenti fondativi segnatamente “democratici” espressi nei documenti (Carta d’intenti e Statuto). Tale deriva si è ulteriormente acuita con l’arrivo ai vertici di quel Partito del giovane Matteo Renzi e dei suoi più stretti collaboratori, il cerchio magico, cui si sono man mano aggiunti ai vari livelli molti altri personaggi che, in una prima fase, non avevano sostenuto la sua ascesa. Contemporaneamente altri ed in diverse fasi si sono posti all’opposizione interna, arrivando – alcuni – anche ad uscire dal Partito, criticando alcune delle scelte governative quali il Job’s Act, la Buona Scuola, l’abolizione dell’Art.18. E’ nato un nuovo Partito, MdP-Art.1, nel quale sono confluiti ex PD ed alcuni fuoriusciti da Sinistra Italiana, nell’atto dello scioglimento di SEL.
A ridosso dell’appuntamento elettorale nazionale del 4 marzo 2018, dopo fasi concitate di contatti e rapporti con varie forze politiche ed associazioni della immensa galassia della Sinistra, si decide di formare una lista con MdP, Sinistra Italiana e Possibile alla quale viene “imposto” il nome di “Liberi e Uguali” ed al quale come primo rappresentante il Presidente del Senato Pietro Grasso. Siamo al 3 dicembre 2017 e mancano solo quattro mesi per le elezioni politiche. Tra le varie forze ed al loro interno non vi è alcun chiaro accordo sugli esiti; il programma è da scrivere, anche se si annunciano frettolose assemblee nazionali da svolgersi contemporaneamente da lì a 15 giorni. Si faticherà non poco ad avere le linee programmatiche ma anche queste sono il frutto di affrettate discussioni che non portano a sintesi condivise. Inevitabilmente ne conseguirà che anche la fase delle candidature sarà caotica e foriera di malumori. Peraltro molti dei candidati non portano ancora il segno distintivo di uno smarcamento reale dal Partito Democratico.
Gli esiti elettorali – di fronte a questo quadro – non possono che essere marginali, anche se indicativi di un trend annunciato.

….fine prima parte…..

Joshua Madalon

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OPPOSIZIONE vs OPPOSIZIONE

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OPPOSIZIONE vs OPPOSIZIONE

Proseguendo riflessioni politiche utili non solo a comprendere i percorsi potenziali politici nazionali ma anche quelli locali, poniamo l’accento sul termine “Opposizione”.
“Opposizione” dicasi con modalità semplificata “posizione opposta”. E’ l’atteggiamento meditato o pregiudiziale di una persona o di un gruppo nei confronti di altra(e) persona(e) o altro(i) gruppo(i). Consiste in una proposta complessiva o specifica su uno o più temi, espressa in modo più o meno alternativo ad altra(e) proposta(e). Di norma è “pregiudiziale” se basata meramente su forme ideologiche precostituite benchè contrapposte. Nihil obstat che vi possano essere interpretazioni molto diverse e lontane tra loro all’interno di contesti solo apparentemente omologhi dal punto di vista ideologico.
La parola “Opposizione” è stata pronunciata in modo netto e ben definito da Matteo Renzi il 6 marzo all’atto del riconoscimento ufficiale del disastro elettorale del quale, insieme ai suoi fedeli sostenitori, si è reso protagonista.
In riferimento a posizioni apparentemente omologhe dal punto di vista ideologico sono qui a rilevare che ben diversa “dovrebbe” essere l’Opposizione da parte di quella lista chiamata “Liberi e Uguali” il cui futuro destino è appeso ad un filo sottilissimo ma che nella campagna elettorale ha espresso posizioni molto critiche sull’operato dei governi Renzi-Gentiloni a guida PD.
Si tratterebbe dunque dell’esplicazione del titolo “OPPOSIZIONE vs OPPOSIZIONE”. Gli interventi sul mondo del Lavoro sviluppati più a sostegno degli interessi dell’imprenditoria, che hanno generato maggiore insicurezza, quelli sulla Scuola che l’hanno ancor più burocratizzata, un’accondiscendenza complessiva favorevole al mondo finanziario sulle questioni relative alla crisi delle banche, alcuni interventi sui temi dell’Immigrazione non sono piaciuti e non possono essere approvati. Ovviamente il Partito Democratico non è in grado di sviluppare un’autocritica su questi interventi ed è per questo motivo sostanzialmente che non sarà possibile alcun rapporto di condivisione tra coloro che si ritrovano all’opposizione nel Governo del Paese e nelle prosssime contese elettorali locali.
Peraltro il “segno” distintivo del “renzismo” ha connotato molte delle linee programmatiche e delle azioni amministrative, ancor più nelle ultime settimane, laddove segnatamente si sta dando dimostrazione di voler “occhieggiare” le Destre, forse nel disperato tentativo locale di agganciare quella parte di elettorato. Mi riferisco al Regolamento per i contributi per l’affitto a famiglie bisognose che fondamentalmente “discrimina” gli stranieri, imponendo loro di presentare una “certificazione che attesti che tutti i componenti del nucleo familiare possiedono o meno alloggi nel loro Paese d’origine”. Questo riferimento alla “certificazione” e non all’autocertificazione genera “discriminazione” evidente laddove il Paese d’origine non fosse in grado di provvedere in merito. Ed è evidente che non si tratta di essere considerati “razzisti” se si dice che vi sono moltissimi Paesi da cui provengono i nostri amici stranieri che non sono organizzati in merito a dati catastali (che dire? Non lo siamo neanche del tutto noi, che ci consideriamo Paese industrializzato!). Ci riferiamo poi anche al “Daspo urbano”, inserito nel Regolamento di Polizia Urbana, approvato pochi giorni fa dal Comune di Prato, che equipara a delinquenti e spacciatori gli homeless e i disturbatori generici della quiete pubblica. D’altronde per tutti ma soprattutto per chi è davvero pericoloso non si prefigurerebbe alcun intervento al di là dell’allontanamento. “Signor delinquente, signor spacciatore, si faccia, per cortesia, più in là!”.

Joshua Madalon

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continuiamo a parlar di Politica – LA SINISTRA FACCIA LA SINISTRA

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LA SINISTRA FACCIA LA SINISTRA

Che lo si faccia o meno, il Governo tra Lega e M5S, davvero poco cambia. O meglio, quel che è cambiato lo era già prima. Prima ancora che si andasse alle urne il 4 marzo. Tutto il resto, compreso il dotto dibattito avviato nella Sinistra, in una parte consistente di essa, ma soprattutto quella ancora legata alle ideologie, è “fuffa, pura autentica fuffa”.
Fa parte dell’amnesia organica, cronica malattia, del popolo italiano, aver dimenticato molto in fretta da dove provengano i mali che hanno aggredito, e vinto, la Sinistra. Si spera non per sempre ma per ora è così! e lo era da tempo ed ha messo in crisi sia la Sinistra cosidetta “radicale” – molto chic ed autoreferenziale anche nelle sue posizioni popolari – sia in quella “riformista” che ha abbracciato il Credo borghese e capitalistico, cercando a sua discolpa parziale giustificazioni inimmaginabili in un contesto razionale. Da una parte c’erano gli epigoni del comunismo che si crogiolavano nelle loro ragioni testimoniali e dall’altra c’era il “sogno” di poter scalare il mondo della Finanza (ricordate “Allora abbiamo anche noi una banca!” di quel bischerone del Fassino!) alla faccia della gente che poi ha subito umiliazioni infinite senza mai avere soddisfazione nel contrasto di “classe”.
Ma già prima di Fassino c’era stato Veltroni che dopo Fassino, con la nascita del PD, era ritornato ai vertici del nuovo Partito, quello Democratico. E già in quegli anni molti di noi viaggiavano nei ranghi dell’opposizione ad una linea di deriva che si era ben connotata, perlomeno a noi che eravamo ancora “giovani”, come ai limiti estremi del riformismo molto più orientata verso il Centro con lo scopo maggioritario di accaparrarsi parti dell’elettorato moderato, anche se considerato illuminato e progressista.
Che quella che si imboccava fosse una strada che dal Centro poi avrebbe portato verso Destra, svuotando di forza e contenuti i luoghi del confronto democratico, lo avevamo detto e ribadito più volte e lo avevano fatto allo stesso tempo compagne e compagni in tante altre parti d’Italia. “E’ cambiato il mondo, non ve ne siete accorti!” dicevano i sostenitori della stella renziana, umiliando e sbeffeggiando l’impegno di tante persone. Dietro questo nuovo “mantra” sguazzavano nell’acqua già putrida quella parte di “politica” che era stata sconfitta dal confronto democratico nelle città e riprendeva vigore approfittando dell’aiuto forse insperato fino ad allora di parti assolutamente estranee, esterne, con posizioni ambigue, lontanissime dal pensiero democratico.
Siamo stati profeti di questo degrado, che non smette di procedere verso un baratro infinito. Non lo abbiamo fatto per ottenere un posizionamento a noi favorevole. Forse “altri”, certamente “altri”, hanno perseguito obiettivi personali; e non ce ne vogliano, non facciano mostra di offendersi in modo ipocrita. Ricoprono, alcuni di loro, posti vantaggiosi; ma è anche colpa loro se “oggi” in alcune città, come quella di Prato, si paventa obiettivamente l’avanzata delle Destre in modo assai diverso da quella del 2009.
Noi umilmente vogliamo riprendere il cammino, ma “A Sinistra”, fuori dal PD, che ancora oggi attraverso la sua “Amministrazione” propone regolamenti che hanno chiaramente un impianto repressivo tipico della peggiore Destra.

Joshua Madalon

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PASSEGGIATE FLEGREE 2018 e dintorni – parte 5

PASSEGGIATE FLEGREE 2018 e dintorni – parte 5

E’ sorprendente aver vissuto per circa cinque lustri nell’area partenopea, esservi nato e poi scoprire che a proteggere la città c’è una pletora infinita di santi. Mi verrebbe da ripetere che “non c’è più religione”, cioè che non servono tanti santi a far vincere lo scudetto al Napoli, visto che Torino, patria della Juventus tanto titolata, di protettori ne ha solo uno, anche se è molto forte San Giovanni Battista; ma San Gennaro non bastava e non bastava la Madonna Assunta! No, ce ne volevano altri cinquanta; ma tutti iniseme neanche riescono a far uscire dalle crisi, troppo frequenti da non essere nemmeno riconoscibili, che colpiscono questa città. E così, quella mattina, insieme a Marietta e a Lavinia siamo partiti con la Metropolitana verso Piazza Cavour.
Come sempre, anche in quel caso, la mia mania per la puntualità mi ha spinto ad anticipare la partenza. “Mania” sì, ma con l’esperienza dei ritardi frequenti e delle difficoltà del traffico, ci portano ad arrivare con largo anticipo. Niente di male, però. Il tempo è bello, il clima è caldo e la pasticceria che ci ospita ci invita a consumare pasticcini freschi, sfogliatelle ricce e frolle a volontà e caffè nero bollente.
La pasticceria fu scelta a ragion veduta per la offerta di prodotti freschi gluten free, anche se – meno male che c’era un po’ di tempo – dovemmo attendere qualche decina di minuti – era davvero un po’ presto e di Domenica anche a Napoli, forse più che altrove, si sonnecchia più a lungo.
Alla Porta San Gennaro c’era l’appuntamento con l’Associazione “Insolitaguida”. La fila per l’iscrizione era già lunga e c’erano due banchini per effettuarla. D’altronde noi avevamo già prenotato e si trattava semplicemente di definirne il pagamento e sapere come si sarebbe evoluta la visita al quartiere Sanità, che si trova proprio di fronte alla Porta. “Maddaluno” diedi il mio nome alla signora che scorrendo l’elenco spuntò con un segno il mio nome: “Siete in tre: sono 21 euro”. In cambio mi diede tre adesivi con la “I” da apporre sulla giacca, e tre bigliettini “Gradite tre caffè? Questi sono per voi” indicando l’ingresso di un barrettino lì accanto. Li intascai e rimasero lì: dopo i circa tre caffè presi a casa e i due del bar pasticceria di poco prima, non potevamo esagerare!
La visita ebbe inizio con l’aggregazione di un paio di “portoghesi” che avevano fatto il doppio gioco: ma lasciamo stare, tutto il mondo è paese e se non erano portoghesi quelli là però non erano neanche napoletani! E tutti i Santi che la guida (una signora di circa quaranta anni, che tuttavia senza sfigurare ne dimostrava qualcuno di più) ci snocciolò non servirono a lanciare strali contro gli imbroglioni. San Tommaso d’Aquino, Sant’Andrea Avellino, Santa Patrizia Vergine, San Francesco di Paola, San Domenico Guzman e via dicendo altri quarantacinque nomi alcuni molto noti altri un po’ meno famosi si accodarono al punto che mi chiesi quando i napoletani trovassero il tempo per festeggiarli, supponendo che la classica indolenza “attiva”, un classico “ossimoro”, li porti a festeggiare ben 52 giorni all’anno il proprio Santo patrono.

Joshua Madalon

….fine parte 5….continua….

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IERI e oggi – parte prima – IERI

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IERI e oggi – parte prima
IERI
I ragazzi del Collegio avevano segnalato già più volte il cattivo funzionamento del riscaldamento – uno degli operai addetto al mestiere del “tuttofare” diceva che era per colpa della caldaia che “ha più anni di me che sono quasi alla pensione”. il clima in quella zona predolomitica da ottobre a maggio era di quelli orrendi da sopportare. In più occasioni, a loro volta, gli istitutori, cui in primo luogo i ragazzi si erano riferiti (la “gerarchia” doveva in assoluto essere rispettata) con la loro riconosciuta “cortesia” avevano alzato le spalle per evidenziare anche ai meno accorti il livello di cura che avrebbero riservato ai rilievi dei giovani. Le stanze riservate agli istitutori non erano così alte ed ampie con grandi finestroni come quelle, le camerate, dove in comune gli studenti sostavano durante le fredde notti autunnali ed invernali – con frequenti sforamenti dentro la primavera.
“Bisogna essere forti e temprati, un po’ di freddo vi sarà utile anche per forgiare i vostri caratteri” fu la risposta ufficiale che il Direttore del Collegio formulò, quando uno degli studenti riuscì a colloquiare con lui, approfittando della presenza della madre che era arrivata dalle montagne circostanti a portargli un cambio di biancheria e dei biscotti che aveva amorevolmente preparato.
Il Direttore era un frate domenicano di origini altoatesine che aveva fatto carriera nella Curia, noto e apprezzato nel suo ambiente per la rigidità e l’intransigenza tipicamente teutonica verso tutti coloro che considerava inferiori, in particolare chi metteva in evidenza qualsiasi possibile debolezza. Lui, però, meglio ancora rispetto agli istitutori, se ne stava al caldo, nella sua comoda ed ampia dependance con riscaldamento autonomo ed indipendente e un caminetto sempre attivo cui provvedeva un solerte accudiente. “Bisogna avere pazienza” disse anche il Segretario particolare del Vescovo al quale si erano rivolti gli studenti “esterni” – i semiconvittori – solidali con i loro amici collegiali “e affidarsi nelle mani della Santa Provvidenza”.
E fu così che per la prima volta nella storia di quel Collegio poco prima di Natale gli studenti si ammutinarono e, approfittando di una manifestazione studentesca già indetta su una piattaforma nazionale, subito dopo la consueta colazione collettiva nella sala Mensa, invece di dirigersi verso le aule di studio, superarono il portone di ingresso e scesero in piazza insieme alle altre scuole, chiedendo rispetto. Eravamo nel 1977; così andava il mondo, anche in quelle terre.
Ma perché mai sto parlando di questo?
Quell’energia è andata perduta. Oggi sembra improponibile soltanto immaginarla. E storie come queste sono state raccontate nella letteratura, nel cinema, nel teatro.

….continua….

Joshua Madalon

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L’ERBA DEL VICINO (giardino) E’ SEMPRE PIU’ VERDE (alta)!

L’ERBA DEL VICINO (giardino) E’ SEMPRE PIU’ VERDE (alta)!

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Tra i tanti problemi evidenziati dalla gente in questi ultimi giorni a Prato c’è – a carico sempre dell’ALIA spa – quello dell’erba (non dell’acqua , come a Venezia) alta.
Ieri ho accennato alla questione rifiuti solidi urbani e loro raccolta portaaporta. Devo aggiungere a quella riflessione opportunamente riferita anche alla questione del taglio dell’erba che gli operatori addetti alla raccolta dei rifuti ed al taglio dell’erba appartengono a cooperative che in modo diretto – o indiretto, con subappalti – hanno vinto gare condotte con la modalità del “massimo ribasso”.
A questi addetti viene corrisposto un compenso orario lesivo della loro dignità, rappresentativo delle “tendenze” cui ci ha abituato il complesso del “Job’s Act” tanto decantato dal Governo Renzi ed ulteriormente difeso dal PD.
E’ insopportabile ulteriormente l’atteggiamento dell’Amministrazione comunale che, facendo approvare il Bilancio, si è vantata di aver ridotto i costi di trasferimento all’ALIA, lasciando tuttavia invariata la spesa a carico dei cittadini contribuenti.

Joshua Madalon

COSI’ VA IL MONDO….C’E’ UNA GRAN CONFUSIONE…

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COSI’ VA IL MONDO….C’E’ UNA GRAN CONFUSIONE…

“Non ci capisco più niente!….”
E’ lunedì 7 maggio 2018. Marietta ascolta i commenti dei giornalisti intorno alle vicende politiche ed alle traversie del nostro Paese senza prospettive….
Giosuè assente, come è d’abitudine, in silenzio. E’ preoccupato così come lo sono in tanti.
“…stamattina al mercato non riuscivo a ritrovare più i banchi degli ambulanti dove di solito mi fermo…è da alcune settimane che c’è una gran confusione…..” riprende Marietta correndo dietro i suoi pensieri….

Joshua Madalon

COSI’ VA IL MONDO….C’E’ UNA GRAN CONFUSIONE…al mercato

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LA CURA DELL’AMBIENTE ED I COMPITI DI CHI AMMINISTRA

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LA CURA DELL’AMBIENTE ED I COMPITI DI CHI AMMINISTRA

Nei giorni scorsi, ma potremmo dire “nei mesi scorsi” anche con alcuni miei interventi su questo Blog, grande attenzione è stata riservata dall’opinione pubblica a Prato – attraverso i mezzi di informazione e segnatamente – di recente – a causa di un “inatteso” disservizio informativo (il differimento a data successiva – ci si riferisce al 1° Maggio – della raccolta porta a porta del materiale plastico ), si è levata la protesta dei cittadini verso il servizio offerto da ALIA spa relativamente alla raccolta “portaaporta”.
Ho potuto verificare in diretta, avendo residenza in questo Comune, che la scelta del portaaporta è stata condotta con eccessiva faciloneria dai vertici di ASMIU (poi divenuta ALIA) che hanno sottovalutato il problema soprattutto dal punto di vista didattico e regolamentare. Peraltro in modo isterico da parte dell’Amministrazione si è risposto alla difficoltà evidenziata dai territori dove è più intensa la presenza della comunità cinese, quella regolare e quella irregolare difficilmente valutabile numericamente. D’altronde non tanto meglio è andata la gestione dei rifiuti in aree dove la maggioranza dei residenti è autoctona. E non è solo riferibile ai casi più recenti come quello su menzionato del 1° Maggio.
Sin dai primi giorni della raccolta nella zona San Paolo abbiamo potuto rilevare – e denunciare ovviamente in senso e modo civile – molte inadempienze, a partire dallo scarso rispetto di quanto espresso a chiare lettere nell’esauriente (con indicazioni anche tradotte in cinese ed arabo) e ricco – di immagini e colori opuscoletto – distribuito ai cittadini. In esso si legge “Esporre sacchi e contenitori fronte strada dalle 21.00 del giorno precedente ed entro le 5.00 del giorno di raccolta”. Per ogni tipo di materiale c’è – in quell’opuscolo – un dettagliato elenco. Nel corso delle prime giornate si è potuto rilevare come in qualche caso venisse apposto un avviso in relazione ad alcuni errori di conferimento. Ad una verifica diretta ci veniva detto che dopo i primi avvisi sarebbero state comminate delle sanzioni. Gli errori sono continuati impunemente e di sanzioni non se ne è vista alcuna!
Proseguendo nella disamina delle problematiche si è potuto verificare che molti cittadini – la maggioranza – hanno utilizzato i contenitori a proprio piacimento, depositando i materiali ogni qualvolta lo ritenessero utile. Anche i condomìni più “virtuosi” hanno cominciato ad avere aspetti di piccole discariche. E questo è avvenuto con l’assenso dei responsabili di ALIA locali che, risponendo a richieste di precisazione in merito alla correttezza del conferimento “quando si vuole”, affermarono che ciascuno poteva deciderlo da sè.
Indubbiamente, tale ragionamento risulta essere diseducativo e l’Amministrazione da cui “indirettamente” dipende la cura ed il decoro dell’ambiente urbano rinuncia a svolgere a tutta evidenza il suo compito. Che – chiariamolo – non può consistere esclusivamente nella repressione, “ultima ratio”; ma deve avere aspetti educativi che possano però corrispondere ad un razionale intervento a sostegno dei contribuenti virtuosi ed operosi.
Negli ultimi giorni vediamo crescere il disordine nella città, ma non ci si può fermare soltanto a ciò che vediamo: dobbiamo sforzarci di andare “oltre”. Quel “disordine” rappresenta la nostra realtà; è il frutto del nostro disimpegno civile, che parte dalla cialtroneria dei dirigenti e degli amministratori e coinvolge la parte più debole della popolazione.

Joshua Madalon

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PASSEGGIATE FLEGREE 2018 – parte 4

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PASSEGGIATE FLEGREE 2018 – parte 4

Mentre si chiacchierava piacevolmente, arrivarono altre persone incuriosite dal fatto che non si poteva andare oltre, essendo zona militare limitata da un alto cancello l’accesso al “faro”. Mi tornò in mente l’opening di “Citizen Kane”, opera prima ed assoluto immenso capolavoro di Orson Welles.

NO TRESPASSING – Vietato entrare.

Indicai loro, però, una via per godere dell’immenso panorama nascosto da quella posizione angusta: da un terrapieno sul lato est ci sono delle scalette che aprono ad un sentiero agevole se percorso nella mattinata ancora fresca di notturna rugiada. Noi ne avevamo escluso di poterlo percorrere visto l’ora tarda tendente al picco di sole sulle nostre teste, ma ciononostante lo consigliavo in particolare a coloro che non sarebbero potuti tornare a piacimento essendo turisti provenienti da terre lontane. Quel sentiero conduce sul picco del capo Miseno dal quale si gode la vista dell’intera area flegrea.

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Sorvolai sul senso dell’altro cartello, che di certo sottolineava una delle abitudini purtroppo connaturate all’ignoranza ed alla maleducazione di una parte, ne basta purtroppo una “minima”, della popolazione. “DIVIETO DI DISCARICA” si legge. A tutta evidenza segnala questo comportamento abietto che porta a considerare il territorio, nella sua totalità, con uno scarso rispetto.

Siamo nel 2018, ma anche nel 1971 a mia memoria scrivevo alcune note in un libercolo del quale ho annunciato la riproposizione in un altro blocco di post.

Ritornammo poi dall’altra parte del tunnel accompagnando i nostri amici occasionali e li salutammo con cordialità, augurando loro “buona fortuna”. Avevamo fretta di tornare a casa, perché nel pomeriggio inoltrato sarebbe arrivata nostra figlia Lavinia, segno del nostro affetto per i miti, da Roma.
“Venite a prendermi alla stazione di Pozzuoli! C’è stato appena adesso uno scippo sul treno: hanno portato via un cellulare ad una ragazza!”
Un ottimo sistema di salutare gli “ospiti” di questa terra e non penso proprio che sia stata felice, quella ragazza, a vivere l’esperienza dello scippo come quei turisti del film “Ammore e malavita” a Scampia.

La telefonata rivelava una preoccupazione del “benvenuta in questa terra desolata” che non ammetteva dubbi: dovevamo andare insieme, Marietta ed io, e non io da solo come pensavamo ad attenderla direttamente al binario.
Uno scippo in tutta regola: strappato dalle mani di una giovane ragazza che, a Piazza Garibaldi, era appena salita e sostava sul vano di ingresso della vettura, smanettando sul suo dispositivo. Rapido il giovane a sfilarlo di mano e saltare giù dal treno proprio nell’attimo in cui le porte si chiudevano.
Rinfrancata dalla nostra presenza e dalla confortevolezza del ritorno in famiglia nel rivedere luoghi ed oggetti della propria infanzia, Lavinia si rasserenò, aiutata anche dall’incontro con la zia Teresa, vulcanica ed esplosiva espressione umana della terra flegrea.
Il giorno dopo ci attendeva una escursione programmata al Quartiere Sanità, luogo ingiustamente famoso per scontri tra bande opposte di malviventi autoctoni in conflitto per la leadership territoriale, ma estremamente ricco di storia. Avevamo prenotato on line con un gruppo, “Insolita Guida”, già prima di partire. Io, la Sanità, l’avevo visitata in “solitaria” poco meno di un anno prima, e ne ero rimasto incantato.

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Joshua Madalon

…fine parte 4….continua….

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