PER UNA STORIA DEL PARTITO DEMOCRATICO – una serie di documenti del Comitato di Prato per il Partito Democratico 10 (per la parte 9 vedi 29 settembre)

PER UNA STORIA DEL PARTITO DEMOCRATICO – una serie di documenti del Comitato di Prato per il Partito Democratico
10.

Subito dopo il Comitato approntò una lettera-appello per convogliare le adesioni. Quello che segue è il testo della lettera. Erano stati intanto nominati i due coordinatori: Tina Santini e Giuseppe Maddaluno, il Tesoriere Manlio Altimati ed il Vice Tesoriere Giulia Ciampi.

Il Comitato di Prato per il Partito Democratico dell’Ulivo si è costituito a Prato il 15 novembre 2006 per rispondere concretamente ad una serie di domande che alcuni di noi si andavano ponendo.
La prima di queste era “a chi poteva rivolgersi una cittadina o un cittadino che non abbia ( e non voglia avere necessariamente una sua appartenenza partitica) desideri partecipare al processo di costruzione del futuro Partito Democratico?”
La seconda di esse era “nel momento in cui in questa città le forze politiche del Centrosinistra interessate alla formazione del nuovo soggetto politico, in primo luogo come tutti sappiamo “DS” e “Margherita”, dovrebbero aprirsi alla cosiddetta “società civile” a chi dovrebbero rivolgersi?”
A questo punto si è pensato di strutturare pur se in maniera molto leggera con un organigramma “democratico” regolamentato in maniera “provvisoria” e comunque a termine, questo Comitato, ponendolo sulla scena politica di questa città come elemento coalizzatore di quelle energie e risorse umane riformiste, democratiche e progressiste che, orientate chiaramente nell’alveo del Centrosinistra, non si riconoscono del tutto in quelle attuali forze politiche ma allo stesso tempo desiderano coerentemente contribuire fattivamente mettendo a disposizione tempo, energie ed idee alla formazione del futuro Partito Democratico dell’Ulivo (il cosiddetto “grande Ulivo”). Allo stesso tempo grande attenzione si vuole porre nel far diventare questo Comitato come il luogo del confronto con le forze politiche di Centrosinistra della città e della Provincia di Prato. Questo avverrà con una serie di incontri che il Comitato metterà in calendario sin dai prossimi giorni dopo l’Assemblea Nazionale dei Cittadini per l’Ulivo che si terrà a Montecatini dal 1° al 3 dicembre. Questi incontri avranno anche carattere di Forum tematici come quelli sulla Scuola che si sono tenuti nella fase pre elettorale nella prima parte dell’anno.
Alle forze politiche del Centrosinista chiediamo di contribuire alla diffusione di un dibattito aperto, chiaro, franco, sui percorsi da intraprendere per costituire, partendo anche dalle sedi amministrative decentrate, gruppi unici dell’Ulivo o del Partito Democratico. Chiediamo anche di affrontare con decisione tutti i nodi da sciogliere: una discussione franca ed aperta, scevra da pregiudizi ideologici superati dalla Storia, sui valori comuni che sono tantissimi, sulle differenze che sono invece moltopoche, sulla collocazione europea del nuovo soggetto politico, per la quale occorre quel coraggio che è proprio dei grandi protagonisti della Storia, senza i quali oggi non avremmo avuto nè il percorso del socialismo nè quello del cattolicesimo sociale.
Tra i tanti Forum che proponiamo, importanza strategica assoluta ha quello sui GIOVANI. A questi ultimi intendiamo affidare il timone del prossimo grande Partito Democratico. A loro guardiamo con particolare attenzione.; a loro rivolgiamo un appello speciale: siate i protagonisti della nuova stagione politica che si annuncia.
Ai giovani dedicheremo dunque un Forum che insieme agli altri gruppi aderenti ai Cittadini per l’Ulivo dell’Area Metropolitana allarata alle altre province toscane intendiamo organizzare nella prima metà del mese di gennaio qui a Prato.
Il contributo del Comitato continuerà ad essere fino alla costituzione (un minuto prima) del Partito Democratico nella nostra città uno degli elementi propositivi di stimolo e di sostegno critico all’azione del Governo Prodi.
Altri aspetti anche se in modo estremamente sintetici emergono dal testo del Regolamento approvato all’unanimità dai presenti nella Assemblea svoltasi il 22 novembre presso il Circolo “Ballerini” a Mezzana.
La presenza di iscritti alle forze politiche del Centrosinistra nella struttura del Comitato, pur contemperata da adesioni di donne ed uomini che non hanno una loro collocazione partitica, sta a significare che chi ha la sensibilità nei confronti di questo percorso nuovo può mettersi a disposizione del Comitato continuando ad operare attivamente anche nelle sedi del Partito cui si riferisce, ovviamente assicurando il massimo impegno per il conseguimento dell’obiettivo primario.
Rivolgiamo dunque un appello affinchè le donne e gli uomini di questa città, soprattutto, ma non solo, quelle persone che hanno affollato i seggi delle Primarie lo scorso anno, che desiderino partecipare al Progetto del nuovo Partito, si mettano in contatto con questo Comitato.

…fine parte 10….

11 ottobre – VERSO UN NUOVO LOCKDOWN – parte 1

VERSO UN NUOVO LOCKDOWN

Ho scritto non poco su questo Blog nel periodo di lockdown più stretto, ma già fin dall’ultima settimana di febbraio avevo avviato una serie di riflessioni su quel che stava accadendo e sulle prospettive, spesso “consolatorie”, con cui da più parti si pensava di poter risolvere i problemi seri cui si stava andando incontro.

Mi è capitato spesso – consentitemi questa digressione solo apparente – di osservare come girando per luoghi non familiari ci si imbatte in una segnaletica manchevole o insufficientemente disposta ad orientare in modo corretto lo “straniero”.

Allo stesso tempo c’è da notare che, di fronte al progressivo incalzare degli eventi pandemici, sia mancato l’ascolto di consigli, come quelli del “buon padre di famiglia”: quel personaggio buono, onesto, del tutto naturale, pragmatico.

Le scelte sono apparse drastiche, eccessivamente rigide, forse condizionate dalla scarsa considerazione della disciplina degli italiani, forse anche figlie di un Governo che da poco aveva cambiato “pelle” e non voleva rischiare sin dall’inizio della pandemia di apparire troppo autoritario, finendo poi per esserlo fino al limite di abbassare fortemente il livello dei diritti generali. E’ pur vero che si puntava a valorizzare uno dei “diritti essenziali” come quello della Salute ma si è andato a limitare enormemente tutta un’altra serie di diritti, intaccando perfino quello della “libertà”.  Certamente le motivazioni erano costituzionalmente corrette; ciò non toglie che quel “periodo” dovrebbe aver fatto riflettere politici ed amministratori; nei primi mesi di quest’anno “horribilis”  le “scelte” dovevano essere le più immediate possibili di fronte ad una emergenza che richiedeva urgenza.

In realtà sembra che le Amministrazioni dalle più piccole (i Comuni) a quella principale (il Governo) abbiano dormito sugli allori, considerando che quel primo “lockdown”, applicato con quella rigidità di cui prima accennavo, garantisse la “buona condotta” del Covid19 per  tutto il resto dell’anno.  La realtà è stata invece un’altra: con l’arrivo della bella stagione si è andati verso un allentamento generale. Per un po’ il “virus” è stato tenuto a bada nei luoghi “aperti” e non ha avuto modo di circolare; poi alcune scelte inopportune nei modi con cui sono state consentite lo hanno rimesso in moto. Parlo di “modi” e di “assenza di regole”, in quanto alcune attività avrebbero benissimo potuto riprendere nel pieno rispetto di regole che o non c’erano del tutto o sono state disattese in assenza di controlli rigorosi e specifici. Non mi riferisco soltanto alla riapertura delle “discoteche” ma al persistere di comportamenti “irresponsabili” nelle zone dove si è andata movimentando la gioventù e non solo, visto che a circolare senza protezioni e senza il rispetto delle distanze erano persone di ogni età.

Questi comportamenti scorretti perché irrispettosi degli altri  stanno ricreando la necessità di pervenire ad un “nuovo lockdown” con tutte le conseguenze negative ad esso connesse. Non mancano segnalazioni di violazione progressiva e continua delle regole all’interno di ristoranti, pub e pizzerie. Pur tuttavia, a questo punto occorrerà valutare molti degli aspetti del mondo del lavoro emersi nel corso del primo lockdown. Faccio solo un esempio concreto, poi procederò in altro post a trattare altri temi sempre connessi al periodo critico che stiamo vivendo: non si possono interrompere lavorazioni edili, laddove la distanza di sicurezza è “di norma” rispettata.  Semmai, occorrerà incentivare i “controlli” sanzionatori. Questo dovrebbe valere peraltro per tutti gli ambienti di lavoro.

…1…

ESTATE 2020 – parte 5 Venturina (per la 4 vedi 28 settembre)

ESTATE 2020 – parte 5.

Ci fermiamo per osservarle. C’è Alda Merini, Margherita Hack, Fernanda Pivano, Frida Khalo, Malala, Maria Callas, Maria Montessori, Marie Curie, Monica Vitti, Bebe Vio, Madre Teresa di Calcutta, Tina Anselmi, Nilde Iotti, Samantha Cristoforetti, Mina, Rita Levi Montalcini, Rosa Ballistreri, Rosa Luxemburg, Rosa Parks e tante altre: in tutto 54 ritratti, che mi fermo a riprendere.

E’ una Mostra permanente realizzata nell’ambito della collaborazione tra il Comune di Campiglia e l’Accademia di Belle Arti di Firenze con il titolo “CampigliAccademia, giovani artisti e committenza pubblica”. Il titolo è “Fiera!” e con esso si sottolinea la straordinarietà delle figure femminili di cui l’umanità deve essere orgogliosa.

La Fiera è ancora chiusa, deserta: la pandemìa ha fermato tutte le operazioni di conoscenze e di scambio  intorno ai prodotti, locali e non solo, di artigianato, industria, commercio e agricoltura. L’ingresso principale è spalancato ed il piazzale è vuoto.

Subito dopo c’è la sede del Comune davanti alla quale fa bella mostra una installazione complessa in bronzo che ricorda proprio il mondo del lavoro. Abbiamo già un appuntamento fissato: il desiderio è di fermarsi per osservare ma proseguiamo affidandoci alle mappe elettroniche, che in modo straordinario stanno funzionando. Passiamo anche accanto alla deviazione per Campiglia, la superiamo e superiamo anche quella per il Calidario. Imbocchiamo una stradina collinare che ci conduce ad un fronte chiuso, oltre il quale ci sono uliveti. La voce del dispositivo ci dice che “siamo arrivati a destinazione”. Ed in realtà, usciti dall’auto, vediamo una giovane donna in un giardinetto che, avendo intuito (come peraltro noi) il motivo del nostro arrivo (d’altra parte in quella strada non c’è molto movimento umano), ci sorride e ci saluta, da noi pienamente ricambiata. Un’appassionata di giardinaggio non può non palesarsi che in tuta da lavoro e con un rastrello, con il quale sta raschiando il terreno, un po’ disordinato, e capiremo subito il perché. E’ una villetta un po’ trascurata, forse per qualche tempo (uno o due anni) abbandonata, composta da un seminterrato, che non vedremo, perchè non disponibile per l’uso da noi richiesto, da un piano rialzato che è suddiviso in due porzioni abitative ed un primo piano. A noi interessa una delle porzioni del piano rialzato, quella che contiene due camere da letto o comunque la possibilità di almeno quattro posti letto. La padrona di casa è molto cortese e ci spiega perchè mai nella proposta di affitto si parla di “Villetta con giardino “LE TARTARUGHE””, facendocene incontrare alcune lungo il cammino che porta all’ingresso riservato all’appartamento: sono lì tranquille a consumare foglie di insalata. Ci accompagna precedendoci verso l’ingresso che è posto sul retro del fronte strada dove c’è anche uno spazio semicoperto dove poter organizzare, all’occorrenza, pranzi e cene, colazioni e merende con barbecue e forno. Il resede è dotato anche di tavoli e sedie sotto un piccolo pergolato. All’appartamento si accede attraverso pochi scalini. Dalla porta si accede subito allo spazio cucina, collocato in un vano corridoio, piccolo sì ma adatto di certo ad una sosta breve pur di un mese intero. Di sicuro, ben inserito per poter servire chi volesse utilizzare gli spazi esterni per i momenti conviviali.

PACE E DIRITTI UMANI Parte XXV – 25 (per la parte 24 vedi 26 settembre )

PACE E DIRITTI UMANI Parte XXV – 25 (per la parte 24 vedi 26 settembre)
Riprende la parola il prof. Giuseppe Maddaluno:
Grazie alla signora Liviana Livi per averci fornito con estrema cura e puntualità una serie di dati utili a comprendere meglio il tema che stiamo dibattendo e che rimane purtroppo di attualità; ora l’ultimo intervento programmato lo avevamo riservato a Italo Moscati sia come Presidente del Centro “Pecci” che ci ospita sia come grandissimo esperto di cinema sensibile ai problemi sociali e culturali; abbiamo detto che non poteva essere presente per impegni improrogabili con il Ministero e che il saluto del “Centro per l’arte contemporanea Luigi Pecci” lo avrebbe portato il Vice Presidente, che fra l’altro è anche un insegnante sempre molto impegnato; però poi ci siamo accorti che anche se Moscati non era presente il Cinema lo era perché sia Giuseppe Panella sia l’Assessore Cardillo nei loro interventi si sono soffermati poi su alcuni film, ed in ogni caso poi la prossima volta quando faremo un nuovo incontro su questi temi con Italo Moscati potremo partire proprio da questi film. Passo dunque la parola al Professor Attilio Maltinti, Vice Presidente del Centro per l’Arte Contemporanea Luigi Pecci, che ringraziamo nuovamente per l’ospitalità.

Parla il professor Attilio Maltinti:
Niente grazie, grazie a voi. Due minuti solamente di orologio, perché interessa anche a me vedere questo film (Nota del redattore 2020: si trattava di “Quinto comandamento: non uccidere” di Krzysztof Kierslowski) e quindi mi viene in mente una cosa, il fatto che, dopo la lezione del professor Panell, dopo l’intervento dell’Assessore Cardillo e dopo la testimonianza di Amnesty International e della professoressa Agostini del Provveditorato, il mio compito non sarebbe quello di utilizzare di nuovo dati e problemi. Sarei molto tentato, invece, e lo faccio subito anche nella brevita di due minuti, di pormi e di porci una domanda che è questa:
“Ma, insomma, noi siamo, credo, tutti quanti più o meno nati e cresciuti in una Repubblica nella quale non esiste la pena di morte, in uno Stato nel quale non esiste la pena di morte; come ci saremmo comportati se fossimo nati e vissuti in uno Stato che attualmente ha ancora la pena di morte?”
Dico questo non per amore di polemica, ma perché credo che il problema della pena di morte sia così attaccato al nostro modo di crescere, al nostro modo come cittadini, intendo dire, al nostro modo di essere come persone civili, che insomma il fatto che siamo qua a parlarne ancora vuol dire che questo problema ci sta proprio a cuore. Un’altra domanda che volevo fare è questa:
“Ma a che punto sta la consapevolezza civile nostra di adulti, di studenti, di giovani, riguardo a questo problema della pena di morte?” cioè “siamo del tutto convinti di essere noi così maturi, così saggi, così pronti a batterci perché sia abolita la pena di morte?”:
voglio dire cos’è che ci dice il nostro paese dei comportamenti sociali attuali; i dati dell’indagine americani sono chiari, ma da noi non è stato mai fatto un serio scientifico lavoro di indagine su cosa pensa la gente dai 15 anni ai 100 anni, riguardo a questo problema.

…fine parte XXV

8 ottobre CINEMA – Storia minima – 9 per la 8 vedi 25 settembre

CINEMA – Storia minima – 9

Una nota: non sempre si trovano i file dei film cui ci si riferisce: in questa occasione ho inserito solo brani riferiti alla maggior parte di essi.

In quello stesso anno Greta Garbo reinterpreta il ruolo di Anna Karenina, consacrandosi “Somma Diva”. La Metro Goldwyn Mayer aveva prodotto già un film muto sul personaggio tolstoiano nel 1927 con la stessa già grande ed affermata Greta Garbo. Il successo era assicurato dalla sua presenza magnetica sin dalla prima inquadratura, allorchè appare da una nuvola di fumo di una locomotiva ed attrae il conte Vronsky, interpretato da Fredric March. La regia è di Clarence Brown.
https://www.youtube.com/watch?v=eOBpLctLDtw

Anche questo film fu presentato in prima alla 3ª Mostra internazionale d’arte cinematografica di Venezia il 30 agosto 1935 e vinse la Coppa Mussolini riservata al miglior film straniero.

Continuando a dare uno sguardo sul cinema americano che continuava ad essere punto fondamentale di riferimento da parte di molti europei, preoccupati dall’andamento delle vicende politiche del vecchio Continente, abbiamo da sottolineare come fosse sorprendente per gli effetti speciali e la cura degli ambienti scenografici l’edizione del testo shakespeariano “Sogno di una notte di mezza estate”, che fu realizzata nel 1935 da un regista teatrale austriaco, Max Reinhardt, coadiuvato da un regista tedesco, William Dieterle, entrambi poi naturalizzati statunitensi, in concomitanza della avanzata nazista in Europa.
https://www.youtube.com/watch?v=mlZ5oGibiDc&t=17s

Un contributo importante alla riuscita del film fu fornito da Bronislawa Nijinska, una ballerina russa con cittadinanza statunitense naturalizzata francese, che curò le coreografie.

Sempre negli Stati Uniti il 1935 fu l’anno nel quale vinse l’Oscar “La tragedia del Bounty” meglio noto come “Gli ammutinati del Bounty” con Clark Gable e Charles Laughton che interpretarono i ruoli rispettivamente del tenente Fletcher Christian e del capitano William Bligh, personaggi realmente vissuti e protagonisti della vicenda narrata. Il film, le cui riprese si protrassero per ben due anni, fu diretto da Frank Lloyd.
https://www.youtube.com/watch?v=S8gBappmAsU

Sempe in quell’anno George Cukor gira una delle edizioni del capolavoro dickensiano “David Copperfield”, mantendendosi molto fedele al testo si avvalse dell’interpretazione di molti bravi interpreti tra cui Lionel Barrymore ed in particolare dell’attore comico William Claude Fields. Il film ebbe un grande successo anche se non riuscì ad ottenere il riconoscimento dell’Oscar, che quell’anno come abbiamo già detto toccò a “La tragedia del Bounty”. E’ menzionato tra i migliori 1000 film mai girati.

Rimanendo negli Stati Uniti troviamo Josef von Sternberg uno dei realizzatori di origini europee ma non assimilabile a tutti gli altri di cui abbiamo trattato prima: egli infatti emigrò dall’Austria molto prima che si verificassero le condizioni per cui Lang, Murnau, Lubitsch e tanti altri erano transitati al di là dell’Atlantico, anche se una parte del suo successo si dovette all’unico film della sua carriera girato in Germania, e cioè “L’angelo azzurro”. La stessa Marlene Dietrich, protagonista di quel film del 1930 giudica quest’ultima opera, “Capriccio spagnolo” la più importante tra tutte le altre “collaborazioni artistiche” con il regista. Anche in questo caso la storia è imperniata sul personaggio di “femme fatale”, una attraente cortigiana che incanta seducente lusingatrice molti uomini, rendendoli schiavi del suo fascino.

Concludiamo questo blocco di “cinema americano” acennando solamente al nuovo film capolavoro della famiglia Marx, il primo sotto l’ègida della Metro Goldwyn Mayer. Vi presero parte solo tre dei cinque: Harpo, Groucho e Chico. Si tratta di “Una notte all’Opera”.

Fine parte 9

Aspetti negativi e aspetti positivi della Sanità pubblica toscana (partendo da alcune esperienze personali) parte 3 – per la parte 2 vedi 24 settembre

Aspetti negativi e aspetti positivi della Sanità pubblica toscana (partendo da alcune esperienze personali)

Parte 3

Si era nel pieno della emergenza pandemica e gli ospedali, in particolare quelli pubblici, erano assaliti, letteralmente invasi, da centinaia di persone, in modo particolare “anziane”, affette da Covid19. I reparti delle terapie intensive scoppiavano; le strutture ospedaliere non riuscivano più a reggere l’urto ed era necessario utilizzare nuovi spazi, distinguere in modo netto le zone dove venivano ricoverate le persone affette da sindromi che fino a pochi giorni prima sembravano drammatiche ma che erano diventate di colpo meno significative di attenzione. Eppure, si continuava ad essere colpiti da ictus, infarti, coliche e la gravità dei decorsi oncologici non poteva essere sospesa, interrotta, per effetti miracolosi. In questi frangenti, assimilabili quasi ad uno stato di guerra, i generali non bastano a fronteggiare gli eventi se non hanno truppe disponibili. Ed è del tutto evidente che i generali molto spesso non si confondono con le truppe cui inviano solo indicazioni attraverso i loro portaborse e sottoposti. C’è un tempo per ribellarsi ed uno per avvertire che il proprio dovere è ben superiore a qualsiasi altra opportuna rivendicazione: ed è stato così anche in questa occasione. Le truppe, a partire dai medici,  quelli di base e quelli ospedalieri, per arrivare all’ultimo grado di “infermiere”, a quegli OSS che nelle loro mansioni hanno compiti rilevanti in una situazione come quella che si è dovuta fronteggiare nella prima parte di quest’anno, sono state costrette, per senso di responsabilità ad operare in condizioni precarie (nelle prime settimane non esistevano “protezioni” che garantissero la loro incolumità e quella dei loro temporanei pazienti), con turnazioni improponibili dal punto di vista della tenuta psico-fisica  (alcuni di loro – tanti a dire il vero – rinunciavano, anche per garantire la sicurezza al proprio nucleo familiare, ad ore libere). Non sto raccontando qualcosa di nuovo: lo sappiamo tutti ora, li abbiamo chiamati “eroi”. Anche se, quasi certamente, nessuno di loro si sentiva tale, nessuno di loro riteneva di doversi fregiare di tale titolo. Ci siamo appassionati a seguire le loro storie, come angeli custodi dei cari che sono morti lontano dai loro affetti. Lo Stato, tuttavia, che dovrebbe garantire il rispetto di cotanti “eroi” o “angeli” attraverso riconoscimenti formali non si è smentito nella sua profonda ingratitudine pur ricoperta da forme di ipocrisia: ha pagato quell’impegno con un solo miserabile “euro” l’ora di straordinario. Temevano forse che in tanti si arricchissero. I “nostri eroi” non hanno fiatato, pur avvertendo la mortificazione; non era quello il momento.

Dovevo trattare degli aspetti positivi della Sanità toscana. Mi sono però allargato a tutto il nostro Paese, forse (non so se in altre lande il trattamento degli “ospedalieri” e dei “sanitari” in genere sia stato migliore) a tutta la categoria in ogni realtà territoriale colpita dalla pandemia. La mia esperienza (né diretta né indiretta)  per fortuna non è stata collegata al Coronavirus.

Ad ogni modo anche io intendo segnalare come aspetti positivi il mio contatto poi con gli operatori sanitari che mi hanno operato in “day hospital” qui a Prato. Come già scritto si è trattato di un intervento banale preceduto dall’ effettuazione di un tampone preventivo due giorni prima dell’intervento. Ma anche nelle operazioni semplici si nota la professionalità di tutte e tutti. Ed è davvero una garanzia per chi ha bisogno di cure.

I CONTI NON TORNA(VA)NO parte 15 (per la parte 14 vedi 23 settembre)

I CONTI NON TORNA(VA)NO parte 15 (per la parte 14 vedi…..)

In preparazione della seduta “comune” prevista per il 15 dicembre 1998 preparai una “Memoria” la più articolata ed appassionata possibile: riconfermo che ero in difetto, essendo parte principale in causa – o, meglio, interessato in modo diretto a ciò che difendevo – ma era inevitabile, anche perché ero pur sempre rappresentativo degli interessi di una parte e non potevo far finta di nulla. Spesso la Politica è anche un gioco delle ipocrisie; se un difetto mi può essere assegnato questo non era il disincanto, la terzeità: non avrei potuto ed ho preferito essere additato come “partigiano” piuttosto che come un’ameba. Nell’occasione della seduta mi limitai tuttavia a diffondere questa mia memoria, nella quale mettevo in dubbio dal punto di vista reale il termine “Dimensionamento”, applicato per l’appunto in modo difforme.

Dimensionamento?

Il lavoro che è stato svolto in questi ultimi due mesi sul cosiddetto “dimensionamento” delle istituzioni scolastiche nella Provincia di Prato è sicuramente inquinato da un “vizio di fondo” rappresentato da un problema necessario, ma che ha poco a che vedere con la legge sul dimensionamento.

La questione della sede del “Copernico” è certamente rilevante e può ben dirsi al primo punto nell’agenda politica delle urgenze, ma non è assolutamente compresa negli elementi portanti del Decreto Legge 233 del 16 giugno 1998.

Con questo non si intende irritare nessuno né fare un’operazione di sottovalutazione del problema; si ha soltanto l’esigenza di essere chiari, visto che la “chiarezza” si è vista molto spesso chiamare in causa anche a sproposito.

Con questo non si vuol nemmeno dunque dire che il problema del “Copernico” non sia preso in considerazione da noi. Ben altro!

Quel problema è ben presente nei nostri pensieri, ma non è con la legge sul dimensionamento che andava risolto, che va risolto.

Perché se è con quella legge che ci si deve muovere allora l’intervento in questo senso va realizzato in un ben diverso modo, con tempi e fasi concordate, che possano anche prevedere un riequilibrio lento fra i due Licei Scientifici omologhi presenti su questo territorio, che possano prevedere anche per un anno o due il mantenimento dell’attuale situazione, perché questo “tourbillon” di trasferimenti, questo cancan sfrenato che viene annunciato costerà ai cittadini per gli spostamenti e le prevedibili ristrutturazioni, le messe a norma, oltre ad infiniti disagi, anche qualche miliardo, per cui non si scandalizzerebbe quasi nessuno se si continuasse a pagare l’affitto al “Copernico”, ma si evitassero le “deportazioni” previste da una parte all’altra della città. Ma i costi si potrebbero abbattere se a spostarsi fossero in meno, in pochi.

Il dimensionamento è uno strumento importante nelle mani degli Enti Locali; per quel che riguarda la scuola esso è un primo importante segnale di quel “federalismo” tanto sognato, per realizzare il quale occorre un forte riferimento alla democrazia; non occorre dunque svendere questa possibilità che la “società civile” ha conquistato a gruppi esigui di potere, quel potere rappresentato da funzionari dello Stato, che poi non hanno dietro le loro spalle alcun consenso.

Tutte le proteste di queste settimane ne sono una drammatica testimonianza.

…15….

LA “SCUOLA” E’ UNA COSA SERIA – non si può perdere altro tempo

Negli ultimi giorni c’è un silenzio da parte del Ministro della Pubblica Istruzione; spero si stia rendendo conto che il suo Dicastero non è dei più semplici e che, anche per questo motivo, non può essere condotto attraverso annunci nei vari programmi televisivi, La7 in prima fila, all’interno dei quali giggionare con una sicumera intollerabile. So di essere molto severo, forse sfrontato, so di poter essere confuso con quei tanti misogini detrattori delle figure femminili o un sessista:  ma non posso farmi da parte nel proseguire in una critica che vorrei fosse avvertita come “costruttiva”, come la segnalazione di un pericoloso errore soprattutto per un Governo che in questo tempo di “crisi” non può essere messo “in toto” in discussione. Tra le altre cose non avrei mai pensato di dover ricordare ad un Ministro che fa riferimento al M5S la necessità di un ritorno alle “origini”, quando dall’Opposizione e soprattutto dai palchi del Movimento si levava forte la critica ai decenni di Governi passati che hanno progressivamente smantellato la Scuola pubblica. E invece mi tocca di doverlo fare: insieme ad un rilievo collegato ad uno sgradevole comportamento verso il collega di Governo che lo ha preceduto, la cui colpa massima è stata proprio quella di aver denunciato le profonde critiche condizioni della Scuola pubblica. Fioramonti cui va ancora “ad honorem” la mia stima (non avendo certamente alcuna riprova a lui favorevole al fatto che avrebbe avuto migliori esiti la conduzione del suo Dicastero in questi tempi) non meritava di essere trattato così come ha fatto in più occasioni la Ministra.

Di sicuro, poichè mi sto ripetendo, rischio di diventare ossessivo.

Pur tuttavia molti degli “allarmi” che in tanti già dai mesi estivi avevamo sollevato si stanno rivelando in tutto e per tutto come serie preoccupazioni. La Scuola che già non stava tanto bene, rischia di tracollare a causa di una pandemìa “rivelatrice”, oltre ogni possibile previsione, delle criticità, ben al di là di quanto fino ad ora delineato.  Quest’ultimo rilievo potrebbe apparire elemento di giustificazione per le inadempienze; però, non era imprevedibile un netto peggioramento delle condizioni precarie davanti ad un quadro che era pienamente (ben oltre di quanto la maggior parte degli italiani potessero “sapere”) a conoscenza di chi governa; e le denunce, e i gridi di allarme sollevati, avrebbero dovuto far attivare percorsi maggiormente virtuosi. Invece c’è stata la passerella della Ministra, quella del Comitato Tecnico Scientifico che vantavano strategie vincenti con i “nuovi banchi” vuoi quelli “singoli a rotelle” vuoi quegli altri “singoli senza rotelle” con i quali risolvere il problema del “distanziamento”. Fino ad oggi la stragrande maggioranza delle scuole o ha fatto da sè oppure sta facendo a meno delle preziose suppellettili.

Rimangono “in piedi” (si fa per ironizzare, ovvio!) i problemi strutturali delle scuole, le “classi pollaio” e, dulcis in fundo (altra ironica sottolineatura), la mancanza  di “personale scolastico” quasi ad un mese dall’inizio ufficiale delle lezioni. Qualcuno potrà dire che è sempre stato così e lo fa semplicemente per una difesa acritica degli attuali responsabili governativi, che – in questa occasione – hanno avuto molto tempo a disposizione e sono stati molto meno “oberati” dal dover mantenere rapporti con il pubblico. Tutti gli aspetti critici avrebbero potuto essere avviati – pur lentamente – a soluzione. E questo non è accaduto. Anzi, come già scritto, si rischia il “tracollo”.

PERCHE’ HO VOTATO SI AL REFERENDUM – Una grande sfiducia verso la classe politica, verso le forze politiche ed i suoi rappresentanti: Parte 3(per la parte 2 vedi 22 settembre)

Una grande sfiducia verso la classe politica, verso le forze politiche ed i suoi rappresentanti: Parte 3(per la parte 2 vedi…..)

Nel corso degli ultimi decenni man mano è venuto a mancare il rapporto di fiducia nel mondo politico. E’ abbastanza strano tutto questo: i dati dei sondaggi sono impietosi e contraddicono in modo curioso il sostegno che di volta in volta, pur con un abbassamento progressivo della partecipazione nel suo complesso, l’elettorato assegna alle forze politiche tradizionali. Spesso infatti l’elettore “si tura il naso” e si rassegna a votare per “il male minore”: e questo può accadere soprattutto dal momento in cui si sono ridotti drasticamente i luoghi del confronto. Molti di questi ultimi sono stati “mortificati” proprio nelle loro essenze di base, tanto è che sono progressivamente calate le iscrizioni ai Partiti e molte strutture di base sono state chiuse: mi riferisco in modo particolare a quelle che conosco meglio. E quindi accade che pur con una partecipazione soddisfacente siamo dentro un trend fortemente negativo. Come, ad esempio, si rileva dal grafico dell’Istituto Cattaneo a commento dei risultati delle ELEZIONI POLITICHE del 4 MARZO 2018. Infatti i dati che emergono si riferiscono ad una sostanziale tenuta – pur entro un calo – della partecipazione alle elezioni politiche (un 72,9 % rispetto a quello del 2013, di poco superiore: 75,2%), anche se nel 2015 solo un 58,7 aveva partecipato alle Europee ed un misero 52 alle Regionali, che già nel 2010 avevano visto un dato poco più confortante (63,5).
Non intendo irridere – riconoscendone in primo luogo la buona fede – alle argomentazioni di chi oggi lancia proclami di allarme verso la deriva autoritaria che potrebbe innescarsi – più o meno lentamente più o meno velocemente – con la conferma della legge costituzionale di cui si tratta; dico soltanto che, fosse così, emergerebbe ancora più forte la sfiducia nell’attuale composizione parlamentare cui dovrebbe appartenere il compito di legiferare gli opportuni aggiustamenti necessari a far crescere la partecipazione democratica al di là del numero dei futuri parlamentari. Invece di schierarsi in modo accusatorio verso chi esprime legittimamente il suo parere confirmatorio bisognerebbe affermare il proprio ruolo. Se la Democrazia corre gravi rischi dopo la vittoria del SI la responsabilità non può essere addebitata a chi lo ha sostenuto ma bisogna che la classe politica di oggi riesca a far partire al proprio interno, soprattutto, ed in modo diffuso e “partecipativo” al proprio esterno, una sana autocritica e provveda a sanare le gravi storture esistenti. Trovo abbastanza difficile che ciò avvenga; ciò nonostante penso sia giusto votare SI, ascoltare le argomentazioni di chi non è d’accordo, valutarle e prenderle in considerazione per le scelte future. In tutto questo mio argomentare, semplicistico quanto si vuole, chiedo rispetto, continuando a sentirmi pienamente di Sinistra, consapevole che la Democrazia è sempre in bilico, e non sarebbe la vittoria del NO una sua vittoria, così come non sarebbe una sconfitta della Democrazia la vittoria del SI, a meno che non lo vogliano coloro che oggi sono i protagonisti della Politica.

Un progetto per il cinema – Prato 2 gennaio 1984 parte 10 (per la 9 vedi 19 settembre)

Un progetto per il cinema – Prato 2 gennaio 1984 parte 10 (per la 9 vedi…..)

Quanto a me, se la questione viene messa in questi termini, il mio impegno finirebbe per essere minimo e limitato – come quello, d’altronde, della maggior parte dei soci fondatori -; se invece si vuole prendere in considerazione il mio contributo come necessario e valido sotto il profilo prevalentemente collegato alle conoscenze culturali, lo si faccia pienamente, senza tentennamenti e senza ambiguità: certamente il mio lavoro dovrà essere posto a verifica e valutato, così come chiedo, però, che venga fatto per tutti gli altri dirigenti e collaboratori del “Movies”, procedendo anche con severità; ma quale pretesa di serietà e di severità può essere accampata se ci si basa esclusivamente sul lavoro volontario? Un progetto che si affidi al volontariato, o ha una base di partenza già molto sicura o non potrà mai volare molto in alto; deve accontentarsi di essere “minimo” rispetto alle attese e finirebbe per non apportare alcuna novità in questo panorama arido e bisognoso di interventi originali e culturalmente validi. In una realtà come la nostra, della quale si è già diffusamente altrove accennato, ci troviamo di fronte a varie esigenze che, affrontate con queste forze, ci potrebbero vedere perdenti. Andiamo per blocchi sintetici e schematici:
Il gruppo dirigente: ciò che ci vuole
Un gruppo dirigente che si rispetti dovrebbe enucleare tutta una serie di incarichi e di responsabilità da distribuire al suo interno con oculatezza e tenendo presenti le disponibilità e le conoscenze specifiche e considerando a fondo le caratteristiche progettuali di partenza e quelle peculiari di ogni singolo dirigente.
Il coordinatore
A capo di questa struttura dovrebbe essere posto un coordinatore, responsabile esclusivamente dell’attività del circolo cinematografico, l’unico a cui verrebbe corrisposto il pagamento di una somma fissa mensile. Il suo compito sarebbe quello di sovrintendere a tutte le operazioni, garantendo la sua presenza attiva in periodi prefissati, assumendosi la piena responsabilità della riuscita organizzativa e culturale e rispondendo direttamente di eventuali sfasature e deficienze della struttura, dovute a leggerezze, a sottovalutazioni, a inadempienze.
Il coordinatore in seconda
Accanto a lui io vedrei un secondo coordinatore che svolgesse, però, un compito di semplice supporto organizzativo, la cui entità sarebbe da concordarsi di volta in volta ed il cui ruolo dovrebbe essere quello di coadiuvare il primo coordinatore nell’esercizio delle sue funzioni. Ma questa figura non è del tutto necessaria; tra l’altro gli verrebbero corrisposti dei semplici rimborsi spesa, secondo le tabelle dell’ARCI oltre a degli incentivi sulla base dell’importanza del lavoro svolto e dai risultati, da concordarsi di volta in volta.
Il segretario archivista
Dovrebbe essere previsto un segretario archivista; il suo compito sarebbe quello di redattore di tutte le riunioni del Consiglio Direttivo e del Gruppo Operativo (cui sono demandate rispettivamente la realizzazione pratica delle linee d’intervento culturale e politico e quelle più propriamente pratiche ed operative), di conservatore e di catalogatore di tutto il materiale costituente la storia del Circolo (corrispondenza, tessere, indirizzi, manifesti, locandine, depliant, registrazioni in audio e in video, ecc….), di tutto il materiale bibliografico e filmografico di provenienza esterna (libri, cataloghi, articoli, recensioni, ecc….); sarebbe inoltre responsabile della cura dell’Archivio e della Biblioteca, il cui accesso dovrà per ora essere esclusivamente riservato ai soci “studiosi” iscritti al Circolo tematico.

Fine parte 10