I GIOVANI ma non solo

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I GIOVANI ma non solo

le donne, gli anziani e i bambini

Concludevo il mio post di ieri parlando di “giovani”. E penso che abbiate compreso che non considero, quella dei giovani, una categoria politica da confinare in una – fosse anche la prima – parte ben distinta dell’apparato programmatico. Non lo sono allo stesso tempo le donne, nè tantomeno gli anziani o i bambini. Ciascuno per sua parte ha bisogni che afferiscono ai temi dell’Ambiente, del Sociale, della Cultura e della Conoscenza, del Lavoro e del Tempo Libero.
I giovani non sono soltanto interessati ad una fruizione più ricca ed immediata del Tempo Libero, ma mirano ad ottenere un riconoscimento delle loro qualità sia nei percorsi di studio che in quelli lavorativi; la Cultura li arricchisce facendo veicolare idee innovative e creando prospettive nuove al passo dei tempi; una migliore qualità della vita in un Ambiente non soffocato da modernismi eccessivi, tecnologicamente disumanizzanti e generatori di nuovi modelli di solitudine involontaria, consentirebbe di progettare in autonomia con maggiore serenità la loro esistenza; una società che riesca a ridurre al minimo le differenze potrebbe essere aiutata a consolidarsi attraverso patti generazionali interconnessi. Parafrasando una frase ormai famosissima, potremmo affermare che “Una società migliore è possibile”.
Si può sognare di realizzarla, passo dopo passo, partendo intanto dalla certezza che a costruirla e definirla debbano essere “donne ed uomini nuovi” ricchi degli antichi ideali della Fratellanza, della Libertà e dell’Uguaglianza.
A livello locale questo è più difficile perchè molte variabili (apparati legislativi e reperimento delle risorse economiche) appartengono a strutture amministrative extraterritoriali, ma è anche reso più facile perchè si può contare sulla professionalità e la passionalità – elementi inscindibili – della gente a partire dalle giovani generazioni.

Joshua Madalon

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PRATO IN COMUNE – contributi per un avvio di programma

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PRATO IN COMUNE – contributi per un avvio di programma

Stiamo realizzando, partendo da individualità, un collettivo

Ora è il tempo di costruire il Programma vero e proprio del soggetto che abbiamo chiamato “PRATO IN COMUNE”.

Il nostro Programma non si baserà sul “NO”, ma costruiremo ogni aspetto di esso sul “COME” e sul “PERCHE’”

Ho tralasciato di occuparmi del mio Blog per alcuni giorni, una settimana. Mi sono occupato di Politica in modo più diretto, dando spazio alla riflessione ed alla parola, cercando di fare una ricognizione delle idee che abbiamo avuto modo di raccogliere tra le tante persone che hanno pensato di aiutarci nella costruzione di un progetto programmatico che prendesse il via da concretezza per dare risposte alle problematiche che abbiamo riscontrato nella nostra esperienza individuale.

Stiamo realizzando, partendo da individualità, un collettivo.

Ciascuno di noi ha una sua storia fatta di successi ed errori e, mettendo a reddito ognuno di questi, approfondendone le ragioni, abbiamo avviato la valutazione critica delle contraddizioni della Sinistra, della nostra particolare personale visione di questa e di quella che intendiamo sottoporre a verifica proprio perchè non ci ha onestamente convinto sia quella che appartiene ad una visione integralista purista intransigente poco disponibile ed aperta al confronto sia di quell’altra che afferisce ad un riformismo che ha corrisposto più ai bisogni del “mercato” (pur giustificandosi con la convinzione che se gira il mercato si possa ottenere un benessere diffuso) che a quelli della stragrande maggioranza della gente, sempre più emarginata ed umiliata.

In questi ultimi mesi ho scritto molto su tutto questo.

Ora è il tempo di costruire il Programma vero e proprio del soggetto che abbiamo chiamato “PRATO IN COMUNE”.
Il nostro Programma non si baserà sul “NO”, ma costruiremo ogni aspetto di esso sul “COME” e sul “PERCHE’”

Il nostro candidato Sindaco non è e non sarà un “uomo solo al comando”.
Siamo un gruppo affiatato di donne ed uomini che porteranno la loro esperienza nei diversi settori, dai temi della Cultura a quelli della Scuola, da quelli dell’Urbanistica al Sociale, dal Lavoro all’Ambiente, dalla Partecipazione alla Sicurezza, costruendo intorno a quest’ultima la definizione delle problematiche connesse a tutti gli altri settori allo scopo di abbattere il profondo senso di “incertezza” che deriva particolarmente dalla sempre più alta solitudine nella quale viviamo ( una Cultura sempre più appannaggio dei “pochi”, una Scuola con livelli di abbandono e dispersione elevatissimi, una visione urbanistica che si lega a poteri imprenditoriali incapaci di modificare le loro tipologie di intervento, una Sanità ed un Sociale che invece di allargarsi sui territori tende a ridurre e concentrare in pochi luoghi la sua azione, una scarsa attenzione reale ai temi ambientali ed una sottovalutazione dell’importanza della Partecipazione attiva dei cittadini)
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Una particolare attenzione alle problematiche del Lavoro ci spinge a costruire un’idea complessiva programmatica che ci consenta di sviluppare molteplici azioni riferite ai vari settori di cui sopra, capaci di creare nuovi posti di lavoro (nell’Ambiente, nella Cultura, nella Scuola, nel mondo produttivo tout court).
Di questo parleremo con le organizzazioni sindacali e quelle imprenditoriali.

Non manca la nostra attenzione al mondo giovanile, all’interno di un contesto complessivo che afferisca alle varie sezioni. Certamente non consideriamo i giovani come un settore a sè stante; fondamentalmente ci consideriamo ancora “tutte e tutti” alla pari e guardiamo ad un progetto che tenda a migliorare l’esistenza di ciascuno e di tutte e tutti.

Joshua Madalon

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non sono candidato e sosterrò la candidatura a Sindaco di una forza politica di SINISTRA unitaria alternativa ed in competizione con il PD (non a chiacchiere) che esprima quello in cui crede senza remore senza indugi senza alcun tipo di compromissione

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non sono candidato e sosterrò la candidatura di una forza politica di SINISTRA unitaria alternativa ed in competizione con il PD (non a chiacchiere) che esprima quello in cui crede senza remore senza indugi senza alcun tipo di compromissione

quel che segue è un mio documento del 2011

Sono nato a Napoli ma i miei vivevano a Pozzuoli. Mio padre, puteolano doc e mia madre procidana avevano frequentato solo la scuola elementare; mio padre non aveva conseguito nemmeno la licenza elementare. Entrambi avevano tuttavia un grande rammarico per non aver potuto studiare e se lo portavano dietro con l’obiettivo di far sì che i loro figli avrebbero soddisfatto in modo indiretto quel “bi-sogno” irrealizzato. Di figli i miei genitori non ne fecero che uno e si impegnarono molto a far sì che, io, potessi riuscire a realizzare quel loro obiettivo così desiderato. Mio padre lavorava nell’edilizia, dapprima come operaio semplice manovale poi si era “specializzato” sia in carpenteria (seguendo le orme del padre, mio nonno –omonimo – come da tradizione meridionale) che in costruzione in cemento armato. Aveva doti organizzative e di direzione ed una grande passione per il suo lavoro (sempre presente anche quando aveva qualche linea di febbre), cosicchè molto presto aveva ottenuto riconoscimenti espliciti nel ruolo di “capo cantiere”. I committenti ed i direttori di lavoro (ingegneri, geometri, dirigenti di imprese) si fidavano di lui e gli affidavano l’organizzazione del lavoro.
Ho studiato ma non avrei mai potuto seguire le orme di mio padre, avendo prediletto la sfera umanistica.

Perché ho parlato di me nel presentare questo mio contributo?
L’analisi della realtà industriale pratese negli ultimi decenni è contrassegnata da un rapporto fra le diverse generazioni di piccoli imprenditori o artigiani tessili che partivano da una mera cultura del lavoro senza limiti d’orario e con scarse regole, innanzitutto perché le imprese, soprattutto quelle piccole, erano per lo più familiari (ci lavoravano tutti alla bisogna, compreso i minori e donne incinte) ed anche perché con gli operai “esterni” vigeva un rapporto “familiare” non conflittuale, garantito anche dal miglior guadagno – semmai con extra in nero – più o meno equamente distribuito.
Negli anni settanta e seguenti i giovani figli degli industriali e degli artigiani tessili pratesi si sono (ma , in moltissimi casi, sono stati) allontanati dal lavoro manuale “sporco e maleodorante” (molte attività del tessile sono caratterizzate da polvere, umido e odori insopportabili) ed hanno (o sono stati indotti a farlo) scelto la strada della formazione scolastica, universitaria ed extrauniversitaria.
Ho detto “figli degli industriali etc…” ma in effetti è accaduto più o meno la stessa cosa con i figli degli operai tessili che hanno preferito gli studi ad un lavoro duro e gravoso, nonché incerto prima in modo ciclico poi in modo “drammaticamente strutturale”.
Molte delle aziende familiari operose fino alla fine del secolo scorso hanno esaurito il loro compito non reggendo più il ritmo di un mercato sempre più schizofrenico e de-regolato dal sistema globale.
In questa crisi si sono inserite altre variabili che hanno visto il prevalere di comunità operose e silenziose come quella cinese che, come si sente dire, lavora come i pratesi degli anni Sessanta e Settanta con delle variabili discutibili “oggi molto ma molto più di ieri” (è cambiata positivamente l’attenzione e la sensibilità verso il rispetto dell’ambiente e delle regole del lavoro).
In tutto questo la società pratese (non solo dunque quella parte “politica” e non solo “una” parte politica) ed in modo particolare l’imprenditoria – rappresentata sia dall’Unione Industriale sia dalle organizzazioni di categoria artigiane – non è stata in grado di dare risposte adeguate, tempestive ed innovative né di suggerire possibili utili riconversioni ed adeguamenti produttivi; mentre ha teso a scaricare anche le proprie responsabilità sugli amministratori locali. Fra l’altro molto curioso è stato l’atteggiamento di questa parte imprenditoriale che utilizza il liberismo e lo statalismo a suo piacimento ed a suo mero comodo: in effetti questa incertezza ha provocato molti più danni di quanto si possa credere.
Nello stesso tempo poi molti imprenditori chiudendo le loro aziende si sono auto convertiti in immobiliaristi sia affittando (o vendendo) le loro strutture ai migliori offerenti sia smantellandole e costruendo su quel terreno centinaia di appartamenti con il risultato di ingolfare anche quel mercato.
Ovviamente questa analisi è necessariamente parziale ma negli ultimi tempi troppi tanti troppi pratesi hanno dimenticato di prendere in considerazione questi aspetti ed hanno preferito risposte facili a domande semplici, contribuendo a far credere che tutto possa ritornare come prima se si condizionano alcune comunità al rispetto delle regole, proprio quelle regole che, grazie anche alla loro parziale (o totale) “non” applicazione, avevano decretato il successo del “modello pratese”. Fra l’altro coloro che ritengono che basterebbe mandar via da Prato queste comunità – a partire dagli irregolari – per riprendere in mano la guida del distretto, si illudono e vengono illusi dai “falsi profeti travestiti da politici rampanti”.
La soluzione sta altrove ed è nella creatività delle giovani generazioni che bisogna scommettere!
Fra l’altro la richiesta di rispetto delle regole a senso più o meno unico (e l’impegno degli “sceriffi” locali è teso esplicitamente in tale direzione) non funziona se – accanto ad essa – si vorrebbe garantire maggiore sicurezza, in quanto inasprirà i rapporti ed il clima generale, già di per sé difficile, di integrazione e convivenza, senza portare a soluzione i problemi reali che girano attorno alla “crisi”. La richiesta di rispetto delle regole a senso unico finirà per creare maggiori “sacche” di illegalità diffusa anche nel resto della società, autorizzando “indirettamente” molti a non rispettarle e contribuendo così a creare un circolo vizioso molto pericoloso.

Joshua Madalon

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DA GIOVANE: LA SENSIBILITÀ AMBIENTALISTA, STORICA E CULTURALE – SETTIMA PARTE – 8

Ritorno a pubblicare il post del 12 dicembre 2018 allo scopo di riprendere il viaggio sui tempi della “memoria” personale. Il mio impegno storico, ambientalista e culturale è già tutto inscritto in questo piccolo contributo che diedi alla mia città.
A seguire il blocco numero 8 della settima parte del mio racconto
Il libro è “PASSEGGIATA nei Campi Flegrei – Pozzuoli” novembre 1971
Quelli che…sono nati ieri lo sappiano

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DA GIOVANE: LA SENSIBILITÀ AMBIENTALISTA, STORICA E CULTURALE – SETTIMA PARTE – 7 Continua la lettura di DA GIOVANE: LA SENSIBILITÀ AMBIENTALISTA, STORICA E CULTURALE – SETTIMA PARTE – 8

un imbroglione quale io notoriamente sono

un imbroglione quale io notoriamente sono

Napoli è sempre una sorpresa. Non ascoltate gli stereotipi diffusi per maldicenza e disinformazione.
Il caso ha voluto che, dopo aver ricevuto grandi riconoscimenti anche economici in terra straniera per studi sulla storia del Settecento lombardo, alla nostra primogenita, l’Università “Federico II” ha concesso un assegno di ricerca per studi su Parigi e Marsiglia.
E così per farle compagnia sono ritornato piacevolmente, malgrado una “campagna elettorale incipiente” ed un dolorino alla schiena che si acuisce dopo faticose ma interessanti colte camminate, nella mia città natale.
Queste foto non vi aiuteranno a comprendere il piacere che potreste ricevere. Ma sono utili per invitarvi a guardare la realtà con i vostri occhi senza fidarvi delle parole di un imbroglione quale io notoriamente sono.

CaeiatidiPortafortuna


Bello

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Senza titolo – senza testa né coda (e senza immagini)

Senza titolo – senza testa né coda ( e senza immagini )

Ha pienamente ragione, quel giovane sempre rampante alla ricerca del suo “posto al sole”, ad inalberarsi dopo i suggerimenti “critici” che ho proposto ieri intorno alle ambiguità ed alle mistificazioni che caratterizzano l’ipocrisia della solita Politica d’accatto tendente ad accaparrarsi crediti inesistenti. Racconta di suoi impegni – e del gruppo più strettamente collegato a lui – nel campo del sociale ed altro dai quali è tuttavia realisticamente difficile ricavare effetti costruttivi da quelli derivati. E tutto questo accadeva mentre io ed altri fondavamo il PD. Peccato che non sappia che in quel periodo, oltre ad impegnarmi in modo intenso nella fondazione di un Partito Democratico, che fosse “davvero” tale (riprendo la dizione che volle assegnare al suo Gruppo Rosy Bindi che non fu certo per caso leader della “minoranza” critica – che ancor oggi non credo rinneghi quella posizione), mi dedicavo anima e corpo a sviluppare un’azione di difesa della partecipazione democratica contro gli attacchi che venivano prodotti contro di questa proprio dalla maggioranza di Centrosinistra. Non è un caso dunque che oggi (ma già da tempo, diciamo cinque? quattro? tre anni?) dovendo condurre una campagna elettorale che si annuncia “all’ultimo sangue” contro la Destra, non possono essere sottaciute le furberie, le ambiguità, le mistificazioni.
Se si crede davvero nella difesa dell’ambiente (non quella di tipo “algebrico” del più 4 meno 3 uguale più uno) e nell’abbassamento del divario tra ricchi e poveri con un attacco alle ragioni che hanno creato diseguaglianze, bisogna anche spiegare perché mai ci si allea con chi fino ad oggi ha prodotto tali scempi. Quale credibilità si possiede? Quelle scelte portate avanti da Governi centrali e maggioranze amministrative locali negli ultimi cinque anni stanno ad evidenziare una deriva progressiva verso Destra i cui esiti non sono ancora del tutto prevedibili.
Ma ci si allea forse esclusivamente con la speranza che tale indefesso impegno venga ricompensato. Nooo! Ci si trova di fronte a persone dalla purezza cristallina! Che agiscono in modo ideale (neanche “ideologico”!). Il dramma è che già nella competizione “politica” del 4 marzo 2018 molti hanno scelto di non votare Partito Democratico e suoi affini o riconosciuti come tali. Perché dovrebbero ora votare i “cloni”?
Mi viene da sorridere anche nei confronti di chi rispolvera, dopo anni di silenzio in quella direzione, il tema della partecipazione democratica e lo pone al centro della sua azione amministrativa. Pur essendo stato un ottimo amministratore anche sui territori del Sud, non ci sono stati da parte sua segnali di difesa del Decentramento allorquando lo si attaccava e lo si smantellava progressivamente. Oggi , all’interno di un giochino delle parti chiaramente strumentale a convincere che si voglia fare autocritica, se ne propone una riedizione all’acqua di rose senza un filo di coraggio. Si dice che la legislazione non permette di istituire Circoscrizioni in una realtà come Prato, al di sotto dei 250.000 abitanti. E’ la verità. Certamente. Ma la nostra città ha molte specificità uniche da mettere in luce per richiedere una interpretazione speciale di quei dispositivi: basterebbe ricordare che Prato è la città con il maggior numero di etnie e che ha vissuto e continua a subire i contraccolpi di una crisi del suo Distretto tessile che ha emarginato ed impoverito sempre più le periferie.

Joshua Madalon

Alzare il velo che cela le ambiguità e le mistificazioni

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Alzare il velo che cela le ambiguità e le mistificazioni

Alzare il velo che cela le ambiguità e le mistificazioni. Come spesso accade, c’è chi utilizza le furberie ammiccando a pretesi richiami a temi ecologici ambientalisti senza avere mai mostrato di possedere qualità e meriti in tali ambiti. Tra l’altro allo stesso tempo si va sostenendo chi, nel corso di questi anni nulla ha fatto in tale direzione ed ora sventola bandiere improbabili intorno al “consumo zero” del territorio, nel mentre autorizza all’interno del Piano operativo a costruire nuovi manufatti cementizi peraltro destinati a rimanere vuoti, così come moltissimi altri precedentemente autorizzati e innalzati, sia scheletri vuoti sia strutture quasi completamente disabitate.
Noi di Prato in Comune possediamo da Sinistra, quella vera (è stancante la diatriba su cosa sia Sinistra e cosa non lo sia: non lo è di certo quella rappresentata da coloro che hanno contrabbandato l’impegno ad operare per il bene comune per ottenere propri esclusivi vantaggi, quelli cioè che hanno distrutto la Sinistra), il pieno titolo a denunciare questi obbrobri ideologici.
Di pari passo, se non fosse tragica la situazione, ci potrebbe far sorridere la pretesa di occuparsi di Nuove povertà e aumento delle diseguaglianze. Come se la responsabilità fosse della Destra: ideologicamente è davvero problematico dover affermare che è proprio quella sedicente pseudoSinistra ad aver accelerato negli ultimi anni il divario tra quei pochi ricchi e quei tanti poveri sempre più poveri, condizionando l’impoverimento della classe media e accelerando il passaggio alle soglie minime di sopravvivenza.
Sostenere il Partito Democratico incapace per ragioni di Potere interno ed esterno a riconoscere gli errori genetici (chi scrive conosce perfettamente il DNA del PD e sin dall’inizio è stato critico ed emarginato senza mai indulgere in compromissioni che invece appaiono pane quotidiano per altri) è un’operazione che non ci interessa. Allo stesso tempo ci tocca mettere in evidenza le ambiguità e le mistificazioni di chi in apparenza in modo esterno lo sostiene.

Joshua Madalon

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reloaded “CONDITIO SINE QUA NON” 26 febbraio 2017

Ohiohi!!! cosa succede? sono costretto a ripetermi? No! semplicemente ho la necessità di mettere un ulteriore punto fermo su cosa debba essere la Sinistra, per me. Meno categorica nei pre-giudizi, più disponibile all’ascolto, meno dogmatica più pragmatica, meno stra-sicura di sè dei suoi fondamentali più aperta alle contaminazioni che producanno effetti positivi per quella parte della popolazione emarginata e umiliata dai poteri finanziari ed economici.

J.M.

reloaded “CONDITIO SINE QUA NON” 26 febbraio 2017

…ripropongo quanto scrivevo un anno fa per confermare che quanto vado dicendo e scrivendo ancora oggi ad un passo dalle elezioni politiche e ad un tiro di schioppo da quelle amministrative non ha visto un ripiegamento….alcune sortite tendenti all’unità semplicemente per far mantenere una “cadrega” (mi scuserete il “venetismo”) a personaggi che valgono poco più di una “mazza” ed a qualcun altro per continuare a farsi “bello” in attesa del “dono” improbabile ma desiderato mi convincono che a Prato dobbiamo lavorare per costruire un’alternativa di Sinistra….

SINISTRA
CONDITIO SINE QUA NON

“CONDITIO SINE QUA NON” e non per tutelare i miei interessi personali “legittimi o illegittimi” essi siano considerati, ma per costruire una vera alternativa di SINISTRA libera e non al servizio di “interessi” molto particolari e poco più (e qui son buono!) che “personali” è la NON COMPROMISSIONE CON IL PD RENZIANO senza “se” e senza “ma”, assunta come ELEMENTO DI BASE INDISCUTIBILE.
Posso comprendere la “fregola” di qualche giovane ma, dopo la comprensione, la stigmatizzo come “ansia individuale per farsi strada a gomitate, piegate ad una interpretazione di “coerenza”.
Detto questo, poichè la mia vita (lo dico ad uso di coloro che di problemi esistenziali non capiscono una sacra “mazza”) ha di fronte a sè poco FUTURO ma molto PASSATO (il PRESENTE è ingannevole e fuggevole e stenta ad esistere) non intendo impegnare il mio TEMPO in codesto modo.

LA SINISTRA come appendice è inconsistente e non (sol)tanto per le valutazioni demoscopiche, ma soprattutto nella realtà sostanziale. Di fronte a raggruppamenti tendenti alla compromissione un elettore che non sia un convinto militante (e qualche perplessità, con i tempi che corrono, potrebbe apparire anche in quest’ultimo) affida il suo voto a gruppi seriamente demagogici e populisti oppure accresce l’area del non voto molto ampia ed articolata ( scheda bianca, nulla o astensione dal recarsi al seggio).
Quando accenno al mio TEMPO RESIDUO intendo sottolineare soprattutto che la costruzione di un PARTITO della SINISTRA in questo Paese manca dai tempi del grande PCI degli anni Settanta (lo straziante frequente amarcord di Enrico Berlinguer lo attesta). E se era vero “allora” che sarebbe stato impossibile che la SINISTRA assumesse le leve del Potere, oggi possiamo dirci che questo assunto, che ascoltiamo come un “mantra” maledetto, sia una minaccia ed un alibi imperdonabile.
Una minaccia per spaventare i coraggiosi, da parte della Destra e del Centro s.; un alibi per coloro che affidano le loro ambizioni ad un’annacquata forma di SINISTRA che non vede poi l’ora di “calarsi” nella formazione di governi e sottogoverni.

LA SINISTRA che non fa LA SINISTRA fino in fondo diffonde frustrazione e non contribuisce realmente al bene del Paese.
Ho anche la sensazione che qualcuno abbia paura di promuovere la stessa parola “SINISTRA” e che di riflesso come un acuto senso di colpa pensi che quella possa far paura. No, la gente non ha “paura”, è semplicemente “schifata” dalla profonda incoerenza di tanti sedicenti esponenti della SINISTRA.

Perché mai dovrebbe fidarsi delle affermazioni programmatiche ricche di elementi positivi di giustizia sociale da ottenere e ri-ottenere se poi i proponenti si rivelano pron(t)i a mescolarsi nella melassa centrista?

Certo, dopo le deludenti esperienze fin qui avute, gli elettori hanno buone ragioni per mostrarsi ancor più cauti nella scelta e dovrebbero compiere uno sforzo di fiducia; ma, tant’è, se non si comincia non si può concludere, se non si parte (con il piede giusto) non si raggiunge mai una meta.

SINISTRA, dunque, SIA SINISTRA! PUNTO E BASTA

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LE IDEE CHE CRESCONO INSIEME ALLE PERSONE non sono preesistenti, diventano “condivise” se elaborate concordemente

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LE IDEE CHE CRESCONO INSIEME ALLE PERSONE non sono preesistenti, diventano “condivise” se elaborate concordemente

Sono anche io convinto che le idee contino più delle persone che le portano. Ma come spesso accade affermarlo essendone convinti serve a poco se non si contestualizza tale condivisibile riflessione.

Le idee, quando viaggiano in una unica persona convinta di avere il dono della verità, di esserne portatore prescelto, servono a poco; aggiungerei “a nulla”: non servono, non sono utili alla crescita di un corpo collettivo. Non aiutano. Il “dubbio” molte volte è più forte della “certezza”.

In uno dei casi specifici cui mi riferisco concretamente si evidenzia l’incapacità profonda ad accettare posizioni diverse in un contesto peraltro connotato da esperienze variegate caratterizzate da una precisa volontà di contaminarsi a vicenda con l’obiettivo di produrre un progetto unitario. Per fare questo occorre prioritariamente saper ascoltare senza porre precondizioni, che non siano il rispetto dei fondamentali valori di riferimento. Tra questi non vi può essere spazio per la presunzione. Chi sa da solo già più o meno tutto, o forse “tout court “già tutto di tutto” non ha bisogno di vivere in comunità. E’ una “monade vagante” destinata a mantenere il suo posto su un altissimo piedistallo.

Quando ci si inserisce in un gruppo non si può pretendere di egemonizzarlo con le proprie idee. Queste non precedono, come invece i valori, le discussioni, ma si costruiscono insieme, dopodichè è chi ne sa interpretare la sintesi a poter ambire ad esserne il portatore, inserendovi parte del proprio bagaglio di conoscenze.
Se non si capisce quale sia stato il senso di alcune scelte e le si vogliono descrivere come veti di carattere “politico” c’è ben poco da sperare in un ripensamento operoso. Ci si autoumilia, ci si autoesclude e ci si dispone all’autoemarginazione.

D’altronde ognuno è fatto in modo diverso: sarebbe utile che ciascuno poi si rendesse conto che “insieme” si può costruire qualcosa di nuovo, di diverso, di migliore; a patto che non si pretenda di avere l’unica verità già in tasca.

Joshua Madalon

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PRATO IN COMUNE alla prova – la partecipazione

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PRATO IN COMUNE alla prova – la partecipazione

Anche oggi, e ieri, e in altri giorni mi è capitato di incontrare persone che si sentono escluse, abbandonate da coloro che avevano loro promesso di occuparsi del bene comune cinque, dieci, quindici anni addietro (amministrazioni di diverso colore accomunate dalla identica forma comportamentale collegata al sistema di un voto che è sempre più una delega in bianco). Centrosinistra e Centrodestra con le stesse facce di quelle già comprovate da quell’atteggiamento di superiorità, espresso attraverso il convincimento che la “democrazia” si limiti al momento del voto (quante volte ci siamo sentiti dire “se non vi va la prossima volta non lo votate”), non si sono reciprocamente distinte così come professato nelle battaglie elettorali. In effetti, è stato troppo spesso così: e si è creata una profonda frattura tra elettori ed eletti ed insieme ad essa una disaffezione progressiva tout court verso la Democrazia.
In alcune realtà questa mancanza di contatto tra alettori ed eletti era stata surrogata dalle Circoscrizioni e dai Quartieri. A Prato c’erano negli anni Ottanta 11 suddivisioni come Quartieri, sostituiti poi da 5 Circoscrizioni negli anni Novanta del vecchio secolo e nei primi anni del nuovo. Poi dal 2009 consunte da diatribe strumentali i parlamentini periferici sono stati aboliti. Costavano troppo e le “spending review” cominciavano ad andare di moda, ma questa motivazione era semplicemente addotta per guadagnarsi consensi per recuperare quelli che si perdevano da parte dei difensori di una Politica praticata a diretto contatto con i territori. La ragione più concreta era che l’elaborazione “politica” dei membri delle Circoscrizioni era più difficilmente controllabile dall’Amministrazione centrale e dalle forze politiche, che stavano già abbandonando le periferie.
In cambio offrivano meccanismi legislativi di partecipazione, prodotti dalla Regione, che tuttavia mantenevano una gestione verticistica dei vari Assessorati e dei funzionari, i quali andavano all’ascolto già preparati a portare avanti progetti che in realtà rispondevano ad interessi specialistici, settoriali ed afferenti alle categorie professionali collegate in modo più stretto al mondo dell’edilizia e dell’industria.
Se si va in giro e si ascolta la gente, in maniera particolare quella più presente sui territori, ci si sente raccontare vari esempi, nei quali il coinvolgimento del territorio è stato realizzato, per soddisfare le clausole legislative regionali che prevedono che vi sia un percorso partecipativo, ma poi quando le persone hanno espresso il loro parere questo non è stato preso in considerazione.
Alcuni casi esemplari sono quelli del percorso verso il “nuovo” Distretto Sanitario di San Paolo e quello della Piazza – sempre a San Paolo – di via Vivaldi-via dell’Alberaccio. I cittadini si sono fatti promotori di progettualità ma sono stati sbeffeggiati ed umiliati; ancor più come nel caso del Distretto nell’aver prima rifiutato quattro anni fa il suggerimento di utilizzare una struttura già esistente, scegliendola tra i numerosi immobili presenti ed abbandonati nella zona, e poi, rendendosi conto che all’approssimarsi della nuova contesa elettorale, ci si presentava “a mani vuote”, riproporre, facendola scaturire da un cilindro magico, la necessità di procedere “in zona Cesarini” alla ricerca di un immobile da utilizzare provvisoriamente come sede del Distretto Sanitario. Per la precisione c’è anche da aggiungere che il “nuovo” Distretto progettato non sarebbe pronto prima del 2021-22.

Ad ogni buon conto sui temi della “partecipazione” è necessario avviare una riflessione profonda, partendo dalla consapevolezza che “nulla ci sarà dato senza l’impegno di ciascuno di noi”.

Centrosinistra e Centrodestra sono stati fallimentari e il Movimento 5 Stelle ha mostrato di non essere in grado di produrre una Politica che coinvolga per davvero i cittadini.

Partendo dalle cose concrete noi di Prato in Comune ci mettiamo alla prova, ascoltando e riflettendo “insieme”!

Joshua Madalon

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