APOLOGO (ahinoi!) CONTEMPORANEO (di chi è la colpa se non “nostra”? di educatori e intellettuali!)

…ispirato da dialoghi reali….

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APOLOGO (ahinoi!) CONTEMPORANEO (di chi è la colpa se non “nostra”? di educatori e intellettuali!

“Galciana? certo che conosco dove si trova…”
Lily si meravigliò che Adelina detta “Lina” sapesse dov’era situata la sua casa. Non proprio dove fosse lei, che non glielo aveva neanche detto, ma suppergiù! A Galciana nei primi tempi che abitava a San Paolo c’era distrattamente finita e, poi, ci abitavano anche alcuni vecchi amici.
“E come mai sai dov’è Galciana?”
“Ci vengo spesso in Biblioteca!” rispose Lina.
Le due mature signore frequentavano la piscina di San Giusto per motivi terapeutici e mentre si preparavano per gli esercizi in acqua dialogavano.
“E che ci vai a fare in biblioteca?”
“A leggere e scegliere libri da prendere per portarli a casa…”
“Ma paghi? A che serve prendere libri?”
“Per me è un grande piacere! A volte si trovano anche libri da portar via e tenere per sé”
“Mah, non capisco proprio a cosa possano servire…Ma dov’è questa biblioteca?”
Lina provò, pur con difficoltà (non era abile a descrivere i luoghi), a dare indicazioni a Lily e le aggiunse che la Biblioteca (con la “B” maiuscola”) si trovava non molto lontano da quello spazio gestito dai frati francescani che ospitavano richiedenti asilo, soprattutto donne e bambini.
Lily a quel punto ebbe un evidente cambiamento di umore e “Non mi piacciono quelle persone…ci portano malattie, violenza e tolgono il lavoro a noi e ai nostri figli e… “poi aggiunse con uno sguardo incattivito “…sono d’accordo con Salvini….prima gli italiani….” e si immerse nell’acqua della piscina.

Joshua Madalon

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COSA E’ LA SINISTRA – CAMPAGNA ELETTORALE PRATO 2019 – con PRATO IN COMUNE per MIRCO ROCCHI Sindaco cosa è la Sinistra

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COSA E’ LA SINISTRA – CAMPAGNA ELETTORALE PRATO 2019 – con PRATO IN COMUNE per MIRCO ROCCHI Sindaco

Lo so che non è elegante, ma di fronte alla domanda che Biffoni Sindaco uscente e ricandidato per il 2019 ha rivolto nel corso dell’incontro organizzato ieri mattina (12 maggio) al “Terminale” ai rappresentanti della Sinistra, Bruno Varriale (candidato consigliere di Prato in Comune) e Roberto Daghini (candidato Sindaco dei Comunisti pratesi), sulle ragioni per cui non hanno inteso sostenerlo in coalizione nella competizione elettorale, l’unica risposta immediata che mi viene sarebbe “Ma ci è o ci fà?”.
La domanda è un’offesa all’intelligenza umana, a partire dalla sua.
Innanzitutto il Centrosinistra non è Sinistra e se PD è un Centrosinistra ormai consolidato la Sinistra è tutt’altra cosa. Di poi, dire che c’è qualcuno che “presume” di incarnare la Sinistra ha un’ambivalenza: da una parte il Centrosinistra o ciò che ritiene di essere tale e dall’altra la Sinistra o ciò che ritiene di essere tale. Non c’è possibilità di mediazione. Inoltre le politiche del Centrosinistra hanno prodotto danni immensi a sfavore dei ceti meno abbienti: nel Paese ma anche sui territori. Dunque la Sinistra, quella che a torto o a ragione presume di essere l’ unica e vera, rappresenta un’alternativa alle politiche ambigue nella collocazione neoliberista di sostegno alle categorie più tutelate da poteri forti, quelli della grande imprenditoria e della finanza.
Di fronte a queste critiche ben note al Partito Democratico non c’è stato alcun segnale da parte di quella leadership di disponibilità al dialogo ed al confronto. E’ peraltro assai vero che questo possibile potenziale dialogo e confronto è stato reso vano dalla presunzione di poter fare a meno della Sinistra.
Fare a meno di essa può significare essenzialmente che si presuma di poter surrogare fittiziamente le sue istanze attraverso la presenza di rappresentanti della minoranza, anche se quest’ultima, cresciuta nel consenso popolare, risulta tuttavia in concreto sottostimata e ben poco valorizzata, ma non è in assoluto ciò di cui ha bisogno la città.
Insomma la Sinistra non è il Centrosinistra e sarebbe davvero l’ora che ci se ne renda conto.

Joshua Madalon

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IN VIAGGIO VERSO NAPOLI – un’umanità in cammino – parte quarta

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IN VIAGGIO VERSO NAPOLI – un’umanità in cammino – parte quarta

Festose accoglienze da parte dei due viaggiatori al sopraggiungere dell’attempato nuovo arrivo, che ricambia con affettuose dimostrazioni d’affetto. Da quel che appare si tratta di un loro parente. Eloquio tipicamente contrassegnato dall’appartenenza autoctona, l’anziano descrive la fatica che ha fatto per venire a piedi dal cimitero, un altro tra i diversi luoghi sacri della città, quello di Fuorigrotta. La statura e la portatura magra gli consentono certamente di poterlo fare: ha una lunga capigliatura bianca che riduce in una lunga treccia, della quale è evidentemente orgoglioso nel mentre la scuote come un giovane puledro ribelle. Il suo slang strascicato un tantino nobile e affettato ne rivela la femminilità patente, anche questa sbandierata apertamente. Anche i commenti verso giovani corpi maschili di passaggio sono coloriti da un desiderio incorrotto, incoraggiato dai suoi conoscenti con parole sorridenti e ammiccanti. Tutte queste notazioni sono rese possibili da una sosta prolungata e finiscono per essere considerate fastidiose dalla pia dama, che lanciandomi uno sguardo di disgusto e disapprovazione decide di lasciare la carrozza. I commenti salaci ma non volgari del signore colpivano la sua sensibilità.
Dopo qualche minuto di sosta c’è un moto di insofferenza per un ritardo inspiegabile. E ci sono commenti coloriti e acidi da parte dell’anziano vivace signore, che si alza e va verso la testa del convoglio per protestare. Ne fa ritorno senza avere ottenuto risposte data l’assenza di personale: siamo senza nocchiero, dunque. E protesta per il fatto che le toilette di servizio sono chiuse. E’ seduto in diagonale rispetto a me, che ne riesco ad osservare le movenze femminee. Incrocia il mio sguardo “Il treno non è in ritardo…le ferrovie allungano i tempi…se osserva il display si renderà conto che non è ancora l’ora di partenza!” gli faccio per placare un’ira irrazionale. Capisce, dal modo con cui interloquisco, che non sono più napoletano “Bello signore, di dove siete?” mi fa ed io corrispondo. Intanto il treno con soli tre minuti di ritardo parte. “Sono nativo di Napoli ma da più di quaranta anni sono fuori, a Prato” rispondo “Ah addo’ ce stanno i cinesi” Ecco, il solito stereotipo, penso. “E so’ cattive” “No” ribatto “per nulla, sono come tanti altri: ci sono i buoni e i cattivi!” “Ma vuie site in pensione?” mi fa, proseguendo un dialogo con me, tralasciando la sua compagnia, che tuttavia segue con attenzione. “Sicuramente, ‘na bbona pensione!” e “pecchè nun me sposate? Site nu bbuono partito”. “Grazie!” gli dico “io sono già sposato!” “Mah, lasciatela ‘a muggliera vosta e vvenite cu ‘mme!”. “Io vi ringrazio ma non penso di volerlo fare. Scusatemi!”. Non sono certo che la sua fosse una proposta solo amena; forse ci provava, forse era una provocazione. Tuttavia, arrivammo a Bagnoli e il gruppo si alzò per scendere. Le due persone più giovani sorrisero e salutarono con una certa affabilità, consapevoli forse che – chissà – avrei potuto diventare un loro parente, avessi accettato la proposta.
Ci si stava ormai avvicinando a Pozzuoli, termine di corsa, e a Bagnoli salirono due giovani ragazze.

…fine parte quarta….

Joshua Madalon

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IN VIAGGIO VERSO NAPOLI – UN’UMANITA’ IN CAMMINO – parte terza

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IN VIAGGIO VERSO NAPOLI – UN’UMANITA’ IN CAMMINO – parte terza

E così mi permettono di scendere; anzi, mi aiutano a farlo. Li saluto e riassettandomi così come posso visto che la valigia non riesce a reggersi in posizione eretta mi avvio verso l’uscita. Avevo programmato di fermarmi a chiedere alcune informazioni ma con quei pesi da trasportare mi servirebbero almeno altre due braccia per stare comodo. Per fortuna avevo già fatto il biglietto della Metropolitana. Lo custodivo abbastanza nel profondo di una tasca interna della giacca pronto ad esibirlo al controllore sul treno, ma sorprendentemente Trenitalia si era decisa ad impedire ai portoghesi partenopei di entrare sulle banchine senza il titolo di viaggio e c’era un blocco invalicabile formato da tre giovani. Con cortesia per evitare le attese di frettolosi passeggeri, segnalo loro che mi facciano passare e che mostrerò loro il mio biglietto subito dopo averli superati ed aver riposto i miei bagagli. Con qualche lieve difficoltà motoria riesco ad estrarre il foglio su cui avevo stampato il doppio viaggio della giornata, e devo faticare non poco a farglielo interpretare: sono ancora un po’ inesperti.
C’è la solita umanità rumorosa anche se condizionata sempre più fortemente dalla modernità ad una solitudine dialogante. A volte mi chiedo se tutta questa moltitudine, nella quale mi inserisco, non sia connotata da follia. Fatico a scoprire sprazzi di felicità, ancor più in questo indaffararsi frenetico e non riconosco nemmeno più quel fatalismo ben tipico dei partenopei, sintetizzato in quel defilippesco “Hadda finì ‘a nuttata”. La “nuttata” è ancora lunga e non finisce mai; a volte sembra quasi che neanche la guerra sia finita: le macerie sono ancora tutte in attesa di una perenne ricostruzione.
Come sempre, quando un treno è appena partito le banchine sono vuote ma poi man mano che si attende il prossimo si rimpinguano e ti viene in mente il traghettatore infernale della “Commedia”.
Montare sul treno è un’altra impresa sia per la folla che per il peso dei bagagli e la distanza a cui sollevarli. Il treno della Metro non è fatto per turisti come noi: non c’è un posto dove sistemare i bagagli; non c’è un posto sicuro. Hai sempre la percezione che possano sparire ed allora dai fondo a tutti i tentacoli possibili a disposizione per abbrancarli, sostenerli, difenderli da un pericolo che in generale poi non c’è.
Chi sale e chi scende, chi scende e chi sale. A telefono sberciano, dialogano amorevolmente senza ritegno alcuno, stringono accordi non sempre chiari, si danno appuntamenti.
In uno di questi vani c’è qualcuno che risponde e “Sì, siamo sul treno che sta arrivando adesso a Mergellina, tra qualche minuto saremo a Campi Flegrei. Tu, dove stai?…Ah, allora ci vediamo, ti aspettiamo…”
Accanto nell’altro vano c’è una signora sola che snocciola i grani di una coroncina da preghiera e legge un librettino con immagini sacre da cui attinge speranze per la sua eternità.
A Campi Flegrei di solito il treno si ferma qualche minuto. Gli ingegneri ferroviari hanno scoperto che per far viaggiare i treni in orario basta allungare i tempi.

Alla fermata sale un signore segaligno.

….fine parte terza….

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IN VIAGGIO VERSO NAPOLI – un’umanità in cammino – parte seconda

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IN VIAGGIO VERSO NAPOLI – un’umanità in cammino – parte seconda

La giovane veniva da Reggio Emilia e quando dal treno ci si è affacciati sul Tirreno ha esclamato “Il mare!” come una bimba e si è illuminata nel volto; allo stesso modo ma più maturo e disincantato i due americani, che evidentemente sapevano che l’Italia si allunga sul mare si apprestarono ad aprire i loro smartphone per riprendere il magnifico panorama del golfo di Gaeta. Avevo anche pensato poco prima di fare mostra delle mie conoscenze ed indicare ai miei provvisori compagni di viaggio l’altura del Circeo, che si erge a dominare l’area di Sabaudia e di Terracina ed era un’isola al tempo, se ci fu un “tempo”, di Ulisse e della maga. Ma non lo feci. Non potei trattenermi tuttavia allorquando miracolosamente grazie a congiunture climatiche favorevoli mi accorsi che con inusitata chiarezza si intravedevano le isole dell’arcipelago pontino, soprattutto Ponza e Ventotene. E gliele mostrai, utilizzando anche Google Maps. Nulla di emozionante avvenne poi fino a pochi minuti prima dell’arrivo a Napoli. Avevo anticipato un po’ tutti gli altri passeggeri, smontando i voluminosi bagagli dalla griglia superiore e sistemandomi nella parte anteriore del treno pronto a scendere non appena fossimo arrivati a destinazione. Il treno di solito si ferma per attendere il segnale di via libera e così lanciai uno sguardo verso la montagna che sovrasta il golfo: era cupa e minacciosa dalle nuvole nere che la sovrastavano. Mi ritornava alla mente il Leopardi de “La Ginestra” che riflette sulle condizioni dell’uomo pur con un sottile filo di speranza residua. Non appena il treno si è mosso, ho rivolto lo sguardo dalla parte opposta: un aereo decollava da Capodichino e mi ricordava che il giorno dopo sarei andato con metropolitana e navetta ad aspettare Lavinia che verrà da Parigi per una sua nuova incursione nella cultura storica dell’ateneo partenopeo; subito dopo ho rivisto la struttura esterna del Cimitero di Poggioreale, il Cimitero monumentale della città, una egregia summa della grande Cultura di questa città, dove riposano tra gli altri Benedetto Cairoli e Benedetto Croce, Francesco De Sanctis e Salvatore Di Giacomo, Vincenzo Gemito e Saverio Mercadante, Ferdinando Russo, Raffaele Viviani e il grande incommensurabile Antonio de Curtis; poco distante dall’altro lato ho intravisto il Rione Luzzatti, assurto a memoria culturale nazionale – ed internazionale – grazie alla penna di quella misteriosa persona che è Elena Ferrante (donna? o uomo?) con le vicende della sua opera “L’amica geniale”; e lo skyline del Centro Direzionale che sovrasta come una Gotham City casareccia tutta l’umanità diversa per tanti motivi che sotto di esso si arrabatta alla meglio per sopravvivere.
Gli americani intanto si sono affacciati con i loro bagagli immensi come le loro praterie e le distanze e mi chiedono da che parte si scenderà “Mah, chi lo sa!” faccio con la mia mimica e capiscono perfettamente il mio muto linguaggio. Sorridono quando capiscono che toccherà loro scendere per primi, visto che mi trovo dalla parte opposta, ma sono gentili e forse sono anche un po’ pragmatici: d’altra parte anche se mi lamento ho molto meno bagagli di loro.

fine parte seconda …..

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Joshua Madalon

IN VIAGGIO VERSO NAPOLI – un’umanità in cammino

IN VIAGGIO VERSO NAPOLI – un’umanità in cammino

Ottima compagnia su un Intercity che mi porta a Napoli. Quando sono salito su con una valigia pesantissima due giovani mi hanno aiutato a sollevarla; poi ho pensato bene, essendo liberi tre posti su quattro, per concedere un provvisorio spazio maggiore ad uno dei giovani che mi aveva sorretto il peso del bagaglio nell’ultimo sollevamento pesi mi sono seduto nel posto libero di fronte a lui. Una signora che intanto era seduta nell’altra fila ha voluto farmi notare giustamente che era il suo posto ma che volentieri me lo cedeva. Dopo poco a Firenze è arrivata una giovane ragazza che aveva prenotato il posto dove era seduta la signora di cui prima parlavo. Le abbiamo spiegato quel che era avvenuto e le ho concesso di occupare intanto il mio posto, che ora si trovava di fronte a quello dove ero seduto. E’arrivato il controllore che con una straordinaria bonomia ed un eloquio partecipe ha benedetto questo nostro “tourbillon”. Nel frattempo ad Arezzo è salita una di quelle coppie da film della classica “commedia all’italiana”, un omino ed una donnina esile esile, tipicamente “napoletana”, aggressiva, che trascinava sia i bagagli che l’omino alla ricerca dei loro posti. Accortasi che erano occupati da due signori che semplicemente vi erano seduti ma avevano in ogni caso proceduto semplicemente ad uno scambio provvisorio, più o meno come me e gli altri, in modo scortese e violento tipico del popolo cialtrone, si è allontanata alla ricerca di altri posti liberi più spaziosi per poter ospitare il bagagliume disordinato che si trascinava dietro. “Alla faccia del piffero!” ho esclamato tra me e me; altro che tourbillon, pensando a chi quei posti avrebbe dovuto occupare in una delle prossime fermate.
Intanto la giovane di fronte a me aveva aperto il suo portatile e di tanto in tanto sorrideva per qualcosa che mi era ignota. Il controllore moderno ha la piena padronanza sulla collocazione dei viaggiatori ma si guardò molto, avendone fiutato il caratterino, dal far notare ai due nuovi arrivati che si erano seduti in posti peraltro lontani da quelli di loro pertinenza.

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Ed infatti a Orte è salita una maxifamiglia di americani con valigie enormi e lucide che con precisione ed un certo qual imperio (ditelo a loro: “prima gli italiani”! non vi faranno una “pernacchia” ma basterà il loro sguardo a rendervi esplicito cosa sia l’ordine) hanno preteso di occupare i posti che avevano prenotato. E così la signora con il suo omino hanno traslocato nei loro posti assegnati. A Roma Tiburtina, dove il treno sosta il tempo necessario per il cambio della squadra di ferrovieri, che è più o meno quattro-cinque minuti, mi sono accorto che la signora si preparava per scendere a fumare e mi sono permesso di farle notare che stava rischiando di rimanere a terra. Non l’avessi mai detto; mi ha aggredito con veemenza confermando la sua volgarità. In cuor mio l’ho mandata a benedire, ma alla fine ha seguito il mio consiglio.
Due, i senior marito e moglie, degli americani si sono seduti accanto a me ed alla giovane, occupando i posti loro assegnati accanto al finestrino.

fine parte prima

Joshua Madalon

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SECONDO INDIZIO – L’OVVIETA’ E LA PAURA – seconda parte CAMPAGNA ELETTORALE QUI PRATO, TOSCANA, ITALIA, EUROPA E MONDO – 14 CON PRATO IN COMUNE

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SECONDO INDIZIO – L’OVVIETA’ E LA PAURA – seconda parte
CAMPAGNA ELETTORALE QUI PRATO, TOSCANA, ITALIA, EUROPA E MONDO – 14 CON PRATO IN COMUNE

Ognuno di noi ha il suo personale punto di vista, fatto da tanti elementi molto particolari, legati alle esperienze di una vita, alle letture, alle amicizie, agli eventi più recenti che condizionano nelle scelte. A Prato, dove con un gruppo di persone provenienti da varie storie politiche ma non solo ho partecipato a costruire un nuovo soggetto politico, PRATO IN COMUNE, abbiamo assistito negli ultimi tempi ad una serie di eventi che potrebbero, anche se non ce lo auguriamo ma lo temiamo e ci attrezziamo per scongiurarne gli esiti peggiori, essere “profetici” in relazione ad un’avanzata delle Destre nelle prossime contese elettorali locali, nazionali ed “europee” (il 26 maggio si vota per il Governo locale e per l’Europa).
Il 23 marzo Forza Nuova programma di svolgere una manifestazione nazionale senza neanche tanto nascondere l’obiettivo che è quello di commemorare la nascita dei fasci di combattimento a 100 anni da Piazza San Sepolcro a Milano. Lo stesso giorno i consimili di Casa Pound avevano organizzato una manifestazione di uguale segno a Milano. A Prato un numero che avrebbe dovuto essere considerato impressionante per la quantità di adesioni tra organizzazioni antifasciste, associazioni democratiche e singole persone chiede alla Prefetta ed al Questore di impedire quela manifestazione, segnatamente caratterizzata dalla volontà di richiamarsi al Partito fascista e dunque costituzionalmente illegale. La stessa cosa contemporaneamente avviene a Milano, dove in breve tempo le autorità ne vietano l’effettuazione.
A Prato invece accade che la Prefetta si avvalga di una forma di garantismo dell’illegalità disconoscendo a pieno la validità della Legge Scelba n.645 del 20 giugno 1952 e la Legge Mancino n.205 del 25 giugno 1993 ed avvalendosi curiosamente dell’art. 21 della Costituzione che concede libertà di pensiero. E autorizza la manifestazione di Forza Nuova. In quello stesso giorno, però, non può non autorizzare la contromanifestazione delle forze democratiche costituzionali antifasciste. Da quell’evento tuttavia viene a crearsi un baratro tra le masse popolari e le Istituzioni governative cittadine (Questura e Prefetto) che si concretizza nel corso della manifestazione del 25 aprile – laddove non solo i rappresentanti delle associazioni come l’ANPI e delle forze politiche della Sinistra contestano in modo sonoro i due esponenti – ed in occasione dell’arrivo in città del Ministro dell’Interno sotto la veste tuttavia di leader di una forza politica, allorquando si impedisce in un’area vasta, molto più ampia rispetto a quanto necessitato per i normali motivi di sicurezza, l’effettuazione della normale propaganda elettorale da parte delle forze politiche. Sempre più lontani dunque dal cuore della città!

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Tra l’altro in mezzo a queste due occasioni, il 25 aprile ed il 4 maggio, c’è la farsa della minaccia da parte del Questore di denunciare coloro i quali avevano fischiato in piazza. Una ridicolaggine assoluta, e non richiamo il saggio Presidente della Repubblica Sandro Pertini, l’appellarsi all’oltraggio verso la Repubblica italiana (che tuttavia era stata ben offesa dai neofascisti il 23 marzo, su autorizzazione proprio di costoro che avvertivano di essere destinatari dei fischi).
Tutto sommato, assegnando a Prefetta e Questore un riconoscimento di essere anche un po’ furbi, potrebbe anche trattarsi di un escamotage per allineare sulla “libertà di pensiero e di espressione” Forza Nuova e contestatori, anche se questo abbinamento paritario è ancor più offensivo della dignità di chi si richiama ai valori della Costituzione e dell’antifascismo, che dovrebbero essere punti di riferimento essenziali ed indiscutibili di tutte le Autorità pubbliche dello Stato italiano.

….secondo indizio (prosegue)…..

Joshua Madalon

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DUE INDIZI – L’OVVIETA’ E LA PAURA prima parte – CAMPAGNA ELETTORALE qui Prato, Toscana, Italia, Europa e Mondo – 13 con PRATO IN COMUNE

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DUE INDIZI – L’OVVIETA’ E LA PAURA prima parte

CAMPAGNA ELETTORALE qui Prato, Toscana, Italia, Europa e Mondo – 13 con PRATO IN COMUNE

In queste ultime ore a Prato sono accadute un paio di cose che inducono ad avviare una riflessione più attenta e profonda di quanto non sia finora avvenuto.
Un illustre storico esponente forzaitaliota di questa città, uno di quelli che ambiscono giustamente per l’esperienza accumulata ad ottenere riconoscimenti nazionali, ed a buon diritto li hanno conquistati, ha deciso di lasciare il gruppo politico del partito berlusconiano per confluire, credo provvisoriamente, nel Gruppo Misto. La motivazione è abbastanza curiosa anche se rivelatrice di un qualcosa che è per me una conferma di “indizio”:

“Non accetto più di sentirmi dire dagli amici e sostenitori di una vita che su molti temi, siamo diventati come il Pd, testuali parole”. E proseguendo: “Amici cari, con tutto il rispetto, metà di noi oggi incarnano una linea che assomiglia più a quella di Matteo Renzi che non a quella che, con impegno e dedizione, impostammo insieme ormai oltre un decennio fa, quando eravamo noi a trainare la coalizione del centrodestra e non a esser trainati….”.

Parlavo di “indizio” e mi riferisco essenzialmente al fatto che alcuni di noi, come me, quel ragionamento che oggi (4 maggio 2019) fa Giorgio Silli lo avevano già da un altro punto di vista, da SINISTRA, avviato alcuni anni fa. Lasciare il PD inserendosi in una ”terra di mezzo” è stata una scelta inevitabile, quando abbiamo cominciato ad essere convinti che le scelte di quel Partito così faticosamente fatto nascere non si distinguevano da quelle di un Centro-Centrodestra-Destra più abituato a costruire progettualità fortemente a favore dei ceti potenti e ricchi lasciando a ceti medi e poveri le briciole di una caritatevole benevolenza. Un cumulo di errori che ha in definitiva prodotto la distruzione della Sinistra, ridotta ai margini per l’incapacità di reagire razionalmente affidando la propria azione essenzialmente ai capisaldi ideologici improduttivi e dunque anch’essa colpevole del disastro che ha condotto oggi una forza della Destra ad essere considerata capace di interlocuzione proprio con quella parte più debole e negletta del Paese.
Dunque, Silli dalla sua parte (solo) oggi riesce a comprendere come Forza Italia e PD siano simili.
Capisco sempre meno quelle compagne e compagni (le/i chiamo ancora così) che continuano a sostenere quelle scelte che anche a Prato il Partito Democratico ha continuato a percorrere rincorrendo la Destra per ottenere consensi attraverso scelte ambigue in ogni senso, dal ni o so all’Aeroporto (per non scontentare nè i Comitati nè gli imprenditori nè tantomeno i colleghi di Firenze), agli annunci di un Piano operativo come ambientalista ma allo stesso tempo infarcito di promesse verso gli imprenditori edili incapaci di riconvertire la propria attività, alla gestione disastrosa della Sanità e del Sociale le cui responsabilità non possono essere solo accollate alla Regione, alla mancanza di un Piano per l’Edilizia pubblica semmai concordato con i proprietari di centinaia di immobili invenduti e sfitti. E l’elenco potrebbe continuare.
La scelta del deputato azzurro pratese potrebbe diventare un elemento di riflessione per coloro che non hanno ancora operato quel collegamento che già qualche anno fa ho compiuto.
Benvenuto Silli nella “terra di mezzo”.

Io, però, l’ho già lasciata per quel progetto di recupero di una Sinistra capace di rivedere i propri errori e le proprie contraddizioni basate su letture solo ideologiche e costruire un futuro anche qui, in questa città, con “PRATO IN COMUNE”.

…fine prima parte….(il primo indizio)…..

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…giusto per gradire…e dare un calcio alla stanchezza….

…giusto per gradire…e dare un calcio alla stanchezza….

Non c’era più un posto libero ieri sera al Teatro “Borsi”. Mancava ancora un’ora all’inizio della trasmissione che TV Prato dedicava ad un confronto tra gli otto candidati (solo otto, visto che due erano stati esclusi per irregolarità) a Sindaco della città. Non c’era – si può dire – nemmeno un posto in piedi, dato che per ragioni di sicurezza non avrebbero nemmeno potuto esserci tante persone: ma d’altronde c’era il fior fiore della politica locale, dalla Lega al PD, dal M5S alle varie liste civiche, dai diversi colori. I candidati poi tardavano anche ad arrivare, mancavano infatti quasi tutti; nel mentre in un caos generale tipico dei set cinematografici un gruppo di operatori, dopo aver sistemato nelle postazioni previste le telecamere, si attardavano a confabulare varie tecniche di riprese. Il conduttore, già microfonato, con i suoi collaboratori ne organizzava i tempi in previsione dell’inizio della diretta.

aspettando TOMASO MONTANARI lunedì 6 maggio ore 18.00 presso il Ridotto del TEATRO METASTASIO – CAMPAGNA ELETTORALE qui Prato, Toscana, Italia, Europa e Mondo – 12 con PRATO IN COMUNE

aspettando TOMASO MONTANARI lunedì 6 maggio ore 18.00 presso il Ridotto del TEATRO METASTASIO – CAMPAGNA ELETTORALE qui Prato, Toscana, Italia, Europa e Mondo – 12 con PRATO IN COMUNE

IL VERO FASCISMO E’ PROPRIO QUESTO POTERE DELLA SOCIETA’ DEI CONSUMI CHE STA DISTRUGGENDO L’ITALIA (1974)

Quando penso ai temi della valorizzazione e della conservazione del paesaggio e dei beni culturali ritorna alla mente la figura di Pier Paolo Pasolini e delle sue battaglie, in primo luogo quella per la difesa del paesaggio della rocca – città di Orte, e quella di Sabaudia.

Il timore che abbiamo leggendo tra le pieghe del Piano Operativo del Comune di Prato, laddove non si ferma l’aggressione alle parti verdi della città, è che il futuro non è declinato sui temi dell’ambientalismo, così come a chiacchiere si dichiara, sventolando la bandiera di 180.000 nuove piantumazioni, ma sull’altare degli interessi immobiliari su territori che potrebbero essere invece utilizzati come parchi e come luoghi sperimentali di agricoltura.
La Grazia di Prato, quella forma diffusa di città che è stata costruita nel corso dei secoli, dal Medioevo ai giorni nostri, potremmo dire dai tempi etruschi se pensassimo a quella straordinaria realtà venuta alla luce poco meno di venti anni fa, Gonfienti, finirebbe per essere ulteriormente sfigurata da interessi di pochi, che non rispettano la Storia forse ignorandone i percorsi.
La Grazia di Prato è nelle Pievi diffuse sul territorio anche e soprattutto quello lontano dal centro; è nelle ville signorili delle colline; è nei luoghi del lavoro otto e novecenteschi semi o del tutto abbandonati; è nei giardini segreti recintati; è nella storia immateriale dei nostri vecchi; è nella gioiosa inventiva dei nostri giovani.

Joshua Madalon

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