Immagini

riprendo a trattare COME SARA’ IL MONDO DOPO QUESTA TEMPESTA – come dovrebbe essere per essere migliore

mascherine-coronavirus-ans-1

riprendo a trattare COME SARA’ IL MONDO DOPO QUESTA TEMPESTA – come dovrebbe essere per essere migliore

Sono perfettamente consapevole della serietà tragica degli eventi di questa primavera, anche se molto spesso mi chiedo se questa farraginosità che caratterizza la gestione dell’ordine pubblico attraverso livelli disparati di decreti ed ordinanze sovrapponibili, la cui applicazione può avvenire ad interpretazione soggettiva dei vari livelli nella gestione pratica, abbia una guida semmai occulta, una regia sovrana.
La risposta alla mia domanda è la stessa di quell’amico che, avendo io notato l’ambiguità dell’ordinanza della Regione Toscana che disciplina l’uso delle “mascherine” ed avendolo denunciato in una delle numerose chat che surrogano la mancanza fisica del confronto, ha esclamato un “boh!” significativo ed eloquente.
Ho letto e riletto quella indicazione n.2, che non si spiega logicamente, se non in quello che è il comune “buonsenso”. Questo, però, significa che – dopo aver letto e riletto il testo – io debba o possa fare come meglio creda.
Ma quel che io credo “meglio” di fare non è detto mica che sia ciò che meglio ritenga che io “debba” fare per il solerte vigile o poliziotto che mi incroci lungo la mia deambulazione.
Provo a rileggerlo insieme a voi:

Ordinanza del Presidente della Giunta Regionale Toscana N° 26 del 06 Aprile 2020

Oggetto: Misure straordinarie per il contrasto ed il contenimento sul territorio regionale della diffusione del virus COVID-19 in materia di utilizzo di mascherine

IL PRESIDENTE DELLA GIUNTA REGIONALE (Toscana)…….

O R D I N A

“ 1. di disporre l’utilizzo obbligatorio della mascherina monouso, in spazi chiusi, pubblici e privati aperti al pubblico, in presenza di più persone, oltre che nei mezzi di trasporto pubblico locale, nei servizi non di linea taxi e noleggio con conducente;
2. di disporre l’utilizzo obbligatorio della mascherina monouso, in spazi aperti, pubblici o aperti al pubblico, quando, in presenza di più persone, è obbligatorio il mantenimento della distanza sociale;
….omissis……

Dopo il punto 1 non era affatto necessario un secondo punto, una cosiddetta “puntualizzazione” del tutto pleonastica, se l’obiettivo fosse quello che appare condivisibile, e cioè che “bisogna usare la mascherina quando si è in un luogo pubblico e si stia in contatto con altre persone in modo necessariamente ravvicinato”. Punto e basta.
Invece cosa accade: con il punto 2 si ingenera confusione. A questo punto anche io gioco con le domande:”E’ una scelta volontaria o involontaria quella di creare uno sbandamento mentale?” se è “volontaria” allora è “diabolica” ed è un misero tentativo di accostarsi al “Newspeak” orwelliano, quella forma linguistica artificiale progettata per umiliare l’intelligenza umana con una forma primitiva di bipensiero (dico una cosa ma ne faccio intendere un’altra).
Se, poi, è “involontaria” perché poco si sa di strategie luciferine, molto bene!

Consiglierei agli estensori ed al firmatario di riprendere il percorso scolastico forse interrotto, forse non del tutto fruttuoso, per seguire gli impegni amministrativi e politici, e dotarsi di santa pazienza e studiare, semmai con un modernissimo corso online, su come si fa una corretta utile comunicazione.

ECONOMIA-ku1D--835x437@IlSole24Ore-Web

Leggendo quel “brano” dell’ordinanza, non ho potuto evitare di accostarlo alle modalità seicentesche descritte dal Manzoni nell’elaborazione delle leggi e delle “grida”.

In fondo, non siamo cambiati, ed Azzeccagarbugli vive e cammina insieme a noi. Ahinoi!

J.M.

be10360dbab217f28202d79dce5fc079

I CONTI NON TORNANO – un racconto morale- pa rte quarta (vedi 28 marzo 2017)

nel 2017 recuperando alcuni documenti (che faranno parte integrante di questo blocco di post dal titolo “I CONTI NON TORNANO”) da una mia corposa cartella avviai a scrivere sotto forma di “fiction letteraria” un racconto; poi, preso da tante altre urgenze, abbandonai il progetto. Oggi ho deciso di aggiungere alle prime tre parti pubblicate altre parti – nei prossimi giorni per rendere più comprensibile il senso riproporrò le parti pregresse – ad ogni modo, però, se avete la pazienza e la curiosità potete andare sul post del 28 marzo 2017 per leggere le tre parti precedenti a questa.

J.M.

92790834_2907938702586768_4693850808679137280_n

Si tratta di un meta-racconto che mette in evidenza come la Politica di quella parte che raccontava al mondo di essere Sinistra rincorreva già più di venti anni fa interessi particolari che poco coincidevano con quelli della “gente comune”.

i-patr-54.tu

I CONTI NON TORNANO – un racconto morale

I CONTI NON TORNANO – parte quarta (vedi 28 marzo 2017)

Il ragionamento fu condiviso da tutti, compreso l’Assessore all’Istruzione pubblica della Provincia, cui le scelte definitive erano affidate dalla legislazione, e compresi anche alcuni colleghi del “Copernico”, che tra l’altro si erano dissociati da alcune dichiarazioni apparse sulla stampa dalle quali emergeva una “presunzione” inaccettabile di superiorità da parte della loro scuola che pretendeva considerazione e rispetto evidentemente anche a scapito dei legittimi interessi di altri Istituti.
D’altronde non è un mistero che la “ragione” ha poco a vedere con gli “interessi specifici e personali” e “il fanatismo ideologico”…e non ci voleva certo un mago nè un santo taumaturgo a far capire che, con quella proposta avanzata, si stesse mettendo in scena una “farsa tragica” con cittadini di serie A e cittadini di serie B, con i figli dei signori distinti da quelli degli operai.
I bravi ne avevano bloccato solo uno…in quell’occasione i tre colleghi se ne trovarono di fronte solo uno, forse un po’ meno “bravo” un po’ più don Rodrigo o Azzeccagarbugli ma comunque “fedele servitore della volontà di altri”.
“Non vi è alcuna possibilità per il “Dagomari” che rimanga nella sua sede ma c’è tutta la mia disponibilità a trattare per le migliori condizioni”. Non molto di più disse il Provveditore ai tre amici di fronte a lui.
“Erano stati convocati loro; perché non i rappresentanti istituzionali?”
Uscirono e se lo chiesero reciprocamente.

unnamed (2)

Cascava dalle nuvole o “dal pero” l’Assessore all’Istruzione pubblica della Provincia quando Giorgio la chiamò davanti ai suoi due colleghi da un telefono pubblico in Piazza San Francesco e mantenne la calma, perlomeno si sforzò di farlo, rinunciando ad un tono che covava dentro ed a fatica reprimeva. Forse era davvero del tutto ignara ed i “giochini” le stavano passando sopra la sua testolina, scavalcandola.
Era nell’ambito della razionalizzazione delle risorse pubbliche che lo Stato aveva provveduto a stilare delle regole sul dimensionamento “ottimale” degli Istituti scolastici. L’ottica era quella del risparmio ed era razionalmente condivisibile.
Non era di certo facile gestire scuole con tantissimi allievi ed era diseconomico mantenerne altre con un loro numero ridotto: lo Stato aveva dunque stabilito che le scuole non dovessero avere meno di 500 nè più di 900 allievi.
Il “Copernico” a quel tempo era già sovradimensionato: aveva superato di un terzo il numero massimo previsto e sul territorio non era l’unico Liceo Scientifico; ve ne erano altri due, anzi tre tra statali e parificati.
Il “Dagomari” era in regola quanto a dimensioni ed era diventato un punto di riferimento culturale per la formazione tecnica e professionale nell’ambito delle nuove tecnologie informatiche. Allo stesso tempo aveva ottenuto stima e considerazione negli ambienti amministrativi pubblici e privati che attingevano alle maestranze giovani con le loro fresche competenze. Probabilmente anche questo “successo” aveva dato noia a qualcuno. D’altra parte chi esce da un Liceo ha grandi e principali prospettive nei percorsi universitari.

…4….

92528376_238957494154347_3042299814508232704_n

riprendo a trattare COME SARA’ IL MONDO DOPO QUESTA TEMPESTA – come dovrebbe essere per essere migliore

san-basso-2018-134347.660x368

In questi giorni di blocco della solita “routine” il mondo è solo apparentemente impegnato a fronteggiare l’emergenza (non dico che “quella” non sia la priorità, ma…c’è anche altro che si muove, forse fin troppo molto più invisibilmente dello stesso “virus”). Continuo a dire che “non bisogna abbassare l’attenzione”: i “poteri”, quelli soprattutto finanziari e politico-economici non stanno fermi ad aspettare le evoluzioni del percorso pandemico: tutt’altro; vanno pregustando la rivincita, creando nuove alleanze o rinsaldando quelle pregresse. Contano sulla debolezza di un popolo diviso, rinchiuso su se stesso, impaurito dai lutti e dai timori per un presente ed un futuro costellato da incertezze varie.

Sui social allorquando queste preoccupazioni vengono espresse si esercitano nello stesso tempo i paladini consapevoli o ignari di tali leadership, che esprimono contrarietà nei confronti di chi, come me, propone un profondo cambiamento. A costoro, contrappongo in modo accorato, cercando di non corrispondere alla polemica con altrettanta virulenza, l’invito ad un impegno che sia in grado di utilizzare per davvero l’occasione di un ripensamento sugli stili di vita ma soprattutto di puntare l’attenzione su quel che necessita nel prossimo futuro per rendere la vita dei nostri figli e nipoti migliore rispetto a quella cui le classi dirigenti di cui peraltro abbiamo fatto parte (e dobbiamo sentirci corresponsabili) nel loro complesso la stavano conducendo.

A coloro che ci dicono che “non è il momento” intendo ancor più affermare che “se non ora, quando?”

riprendo a trattare COME SARA’ IL MONDO DOPO QUESTA TEMPESTA – come dovrebbe essere per essere migliore

APPUNTI sul “dopo”

Come fronteggiare la piaga del “lavoro nero” – ripartire da zero o poco più

Se lo si vuole, per davvero, questa è una ottima occasione per sbarazzarsi della piaga del “lavoro nero”. Diversamente, sarà inevitabile che in questa “guerra” (perché di “guerra” si tratta e in tanti coninuano ad affermarlo) lo sconfitto principale sia lo Stato, quello fondato sul diritto e sulle regole costituzionali, quello democratico che ha tuttavia faticato, uscendone troppe volte sconfitto, a far rispettare le sue regole. Certamente non ne sono incolpevoli le precedenti amministrazioni governative, produttrici di fascicoli di leggi spesso incomprensibili e contraddittorie ben degne della tradizione seicentesca di manzoniana memoria (vuoi vedere che aveva ragione Vico? con i suoi “corsi e ricorsi”?). Sul tema specifico del “lavoro nero” ci sono stati roboanti interventi limitativi del “caporalato” ma i gangli della malavita sono come la gramigna, difficili da estirpare anche grazie alle profonde connivenze politiche decentrate e le convenienze dei datori di lavoro. Che ci sia il “lavoro nero”, tutti – proprio tutti – lo sanno, ma si sopporta perchè sembra che non se ne possa fare a meno.
C’è l’occasione straordinaria di una sorta di “stop and go” concessoci da questa emergenza.. Approttiamone, facciamo di necessità virtù. Nelle prossime ore, lo ha annunciato il Governo, l’ho sentito dal Ministro Speranza (che bel cognome, spero profetico!): si andrà ad una riapertura graduale delle attività lavorative, partendo da quelle agro-alimentari. Come avete intuito, parlando di “caporalato”, pensavo proprio a quei settori: è l’occasione buona per indirizzare fondi (perché sarà necessario aiutare quel settore alla pari degli altri) mirati alla regolarità dei contratti, così come andrebbero indirizzati i voucher di sostentamento nella direzione di un lavoro “civile” dignitoso. Agli amici del M5S, che hanno sostenuto la realizzazione del reddito di cittadinanza chiederei di impegnarsi a perfezionare anche quei percorsi, eliminando quegli aspetti che sono stati fonte di discussione frequente tra sostenitori e detrattori di quelle misure, che sono state, sono e potranno essere utili ma non devono nè apparire nè tantomeno essere elargizioni gratuite.

Joshua Madalon
FOTO SEGNALETICA 6

riprendo a trattare COME SARA’ IL MONDO DOPO QUESTA TEMPESTA – come dovrebbe essere per essere migliore

unnamed

riprendo a trattare COME SARA’ IL MONDO DOPO QUESTA TEMPESTA – come dovrebbe essere per essere migliore

Il costo delle limitazioni imposte, necessitate ma in ogni caso generate da tutta una serie di sottovalutazioni, errori macroscopici commessi soprattutto, ma non solo (e ciò deve essere riconsocita come un’aggravante), nella fase iniziale del contagio, deve essere severamente addebitato ad una classe dirigente inadeguata a svolgere il suo ruolo, soprattutto – ma non solo – in un settore così delicato per il “bene pubblico” come la Sanità.

Sarebbe bene che da questa esperienza si sia in grado di fare tesoro. Così dovrebbe essere sempre, come ci insegnavano i nostri “avi”, i nonni e i genitori, le persone sagge. Abbiamo la necessità, ce lo siamo detti dal primo momento, e ce lo ripetiamo costantemente, di uscire da questa emergenza senza tripudi scomposti ma con le idee più chiare per migliorare la nostra umanità. Per fare questo, però, occorrerebbe che, al di là delle tifoserie d’antan, avere la mente lucida, sgombra dalle consuete forme ideologiche, ma concreta nell’impostare la nostra esistenza e quella dei nostri figli e nipoti.

Già nei post precedenti in cui ho trattato il tema su “come dovrebbe essere il mondo dopo il Coronavirus” ho evidenziato la grande difficoltà con la quale dovremo fare i conti, dato che le diverse leadership economiche e politiche solleveranno ostacoli per mantenere i loro livelli di potere, portando i Paesi verso forme di limitazione della libertà individuale, alle quali ci vanno abituando in tempi di emergenza. Diranno che è necessario e che non è “mai” soprattutto per loro “il momento” per chiedere conto delle sottovalutazioni pregresse e degli errori.

Si giustificheranno, dicendo che “hanno fatto tutto il possibile”, che “non hanno commesso errori”, scaricando responsabilità sul “fatalismo” del “così doveva andare”: dimenticandosi tutte le critiche che già nel corso degli anni passati, decenni ormai, erano state rivolte ad un’organizzazione della Sanità troppo legata a figure eminentemente “politiche”, debitrici delle loro posizioni a lobbies esclusive e private, incapaci di assumersi impegni ma forti degli appoggi da cui dipendono. Esperienze dirette ed indirette, racconti che si possono snocciolare correntemente o che sono stati soltanto ascoltati da persone tuttavia di cui ho grande stima, potrebbero dimostrare queste inadeguatezze. E, d’altra parte, cosa si può capire dalla lezione “lombarda”? e i numeri non sono addebitabili a “fake-news”: parliamo di una Regione che faceva “sfoggio” della qualità della sua Sanità, difendendo la quale utilizzava quei livelli raggiunti per ottenere maggiore autonomia generale, dimenticando tuttavia tutte le iniziative non sempre chiare e limpide dal punto di vista legale che avevano prodotto grandi danni al “pubblico” a vantaggio dei “privati”.

In realtà questo “passaggio” di “poteri” dal “pubblico” al “privato” è stato generale ed anche la Toscana ha visto progressivamente ridurre, comprimere fino all’inverosimile (ma non c’è limite al “basso” ed è questo il punto da cui dobbiamo riportare “indietro” il tempo, facendo un’operazione paradossale ma utile) i livelli di cura, soprattutto nella prevenzione. Queste cose ce le dobbiamo dire e ripetere: mai più come prima ma assai meglio di prima. Come fare? Partire dunque dalla messa in discussione delle politiche sanitarie regionali e nazionali, senza “se” e senza “ma”, e soprattutto senza quel “non è il momento”! Facciamolo in particolare per quei nostri concittadini, compagni ed amici, che sono stati colpiti direttamente o indirettamente da questo virus, che è pericoloso quanto quello dell’indifferenza e del conformismo.

Joshua Madalon

lombardia+speciale_OSPEDALI

riprendo a trattare COME SARA’ IL MONDO DOPO QUESTA TEMPESTA – come dovrebbe essere per essere migliore

Coronavirus

riprendo a trattare COME SARA’ IL MONDO DOPO QUESTA TEMPESTA – come dovrebbe essere per essere migliore

Avevo scritto quel che segue prima che da parte della società che proponeva, qui a Prato, di fare i tamponi a pagamento (circa 100 euro) si facesse “marcia indietro”. Tranne che per quest’ultima “scelta”, forse suggerita anche dalla situazione drammatica verificatasi all’interno di una Casa di Cura, dove la richiesta di “tamponi” era stata inevasa per circa un mese (il 9 marzo erano stati rilevati i primi casi positivi), è necessario tenere alta la guardia su ogni caso “sospetto” si verifichi. Se proprio dobbiamo usare quel modo di dire che a me non piace per niente, “non è il momento”, applichiamolo in questa direzione: non abbandoniamo l’impegno ed il coraggio!

Il richiamo a “tempo di guerra” che si va diffondendo da diverse parti – se confermato soprattutto da chi detiene “potere” anche se in un ambito democratico – dovrebbe far emergere delle risposte efficaci nei confronti di quanti vanno approfittando dei disagi per lucrare in modo scorretto sulle spalle dei propri concittadini. Ci devono essere dei limiti per tutto e per tutti, oltre i quali è indegno l’agire di chicchessia. Ciascuno di noi sta vivendo delle limitazioni, soprattutto alla propria libertà di movimento e di azione, ma non è accettabile che vi sia chi, sull’onda delle preoccupazioni di ognuno verso se stesso ed i propri parenti ed amici, ne approfitti per costruire vantaggi personali “privati”.

Parlo sia di chi commercia già sui limiti, travalicandoli pure, della borsa nera con mascherine e prodotti alimentari sia di chi nella confusione generale si propone di attuare screening a pagamento con quei tamponi che, in regime speciale, dovrebbero essere affidati solo ad una struttura pubblica. Questi eventi ci fanno dubitare sull’assioma anche da molti di noi proclamato per il quale “questa emergenza ci renderà migliori”!

Il “pubblico” (Comune, Regione, Stato) faccia sentire la sua voce con appositi atti legislativi e ci eviti questa ulteriore ingiuria. Non bastano dichiarazioni che finiscono per essere tutte inserite nella categoria delle “ipocrisie”; occorrono scelte ancor più coraggiose di quanto finora messo in campo. Si è ancora una volta forti con i deboli lasciando che i forti “privati” continuino ad aggiudicarsi spazi che progressivamente sono stati portati via al “pubblico”. La rendita finanziaria, l’accumulazione progressiva di risorse economiche non ha nulla a che vedere con la “democrazia”: spesso ne è la negazione perchè si sottrae ai controlli.

Non facciamoci illudere da chi genericamente ci parla di “tempi migliori futuri”.

Facciamo in modo che il “dopo” sia davvero migliore ma, badate bene, non come intendono coloro che già “prima” comandavano e che vorrebbero addirittura aumentare le loro fortune sulla nostra pelle. E’, questo, un accorato appello rivolto a tutti, siano giovani che maturi ed anziani. Dobbiamo impegnarci anche per chi in questa vicenda triste ci ha lasciati: sono state vittime incolpevoli di un’incuria generale, dell’abbassamento dell’attenzione intorno alla Salute pubblica, a cominciare dalle grandi cattedrali ospedaliere delle regioni più ricche, quelle che, prima di tutte le altre, vantandosi di possedere le migliori strutture, hanno svenduto ai privati quel che doveva invece appartenere per storia e tradizione democratica a tutti noi.

Un appello urgente dunque a chi governa questo Paese: ne prenda in mano le sorti e con energia eviti che vi sia una deriva. Mentre la stragrande maggioranza del Paese nella consapevolezza della gravità della situazione va rispettosamente applicando le regole limitative ma necessarie ve ne è una parte che invece tende ad avvantaggiarsene illegalmente. Questi ultimi vanno colpiti e sanzionati non solo moralmente. Evitiamo che il cittadino onesto sia lasciato solo nel momento del bisogno.

Joshua Madalon

1100_450_Pratodall'alto-2

“PACE E DIRITTI UMANI” un intervento di Giuseppe Panella in suo ricordo – ottava parte (vedi post 29 marzo 2020)

Beccaria_-_Dei_delitti_e_delle_pene,_1780.djvu

“PACE E DIRITTI UMANI” un intervento di Giuseppe Panella in suo ricordo – ottava parte (vedi post 29 marzo 2020)

Allora nel contesto della formazione e della costruzione del contratto sociale e della costruzione delle società umane, l’unica cosa che si può richiedere ai componenti della società è la cessione di una parte della loro libertà a favore di quella di tutti, questa parte di libertà di cui viene richiesta la cessione è in realtà quella relativa all’arbitrio individuale cioè appunto, come Beccaria poi più volte ripete, a fare il male, etc…
Di conseguenza se gli uomini si riuniscono in società sulla base di un principio di unione che è necessario per assicurarne la sopravvivenza è del tutto improponibile o comunque impensabile che invece che la minima porzione si ceda la massima ovverosia la vita, e che in questo contesto sia permesso a qualcuno di decidere sulla base di un principio esteriore, esterno rispetto alla convenzione del patto sociale chi debba vivere o chi non debba vivere, non solo, se la pena di morte non è un diritto della società, cioè qualcosa che la società ha il diritto di comminare a coloro i quali si sono posti contro di essa, è in realtà una espressione di una condizione di guerra da parte della società nei confronti di coloro i quali vengono considerati contrari o avversi alle sue necessità.
Di conseguenza la possibilità di dare la morte a qualcuno per Beccaria è possibile soltanto in quelle situazioni (questo è fedelmente ripreso nel proemio dell’editto di Pietro Leopoldo), cioè solo in quelle situazioni di rivoluzione o di anarchia ed incompatibili con uno stato saldamente fondato. Pietro Leopoldo dice, nelle turbolenze dell’anarchia e dei bassi tempi e specialmente non adatta al dolce e mansueto carattere della nazione. Beccaria dice, la morte di un cittadino può avvenire soltanto quando la nazione recupera o perde vla sua libertà nel tempo dell’anarchia. Pietro Leopoldo fa scrivere per mano del suo ministro Gianni che la pena di morte è qualcosa che deriva da massime stabilite nei tempi meno felici dell’Impero Romano, come nell’incipit folgorante di “Dei delitti e delle pene” e che alcuni avanzi di leggi di un antico popolo conquistatore fatte compilare da un principe che dodici secoli fa regnava in Costantinopoli, cioè l’allusione è all’impero bizantino e soprattutto a Giustiniano autore di quel celebre e formidabile meccanismo di leggi che è il “Corpus Iuris Iustinianei”, “frammischiate poscia tra i riti longobardi ed involte in farraginosi volumi di privati oscuri interpreti”, formano quella tradizione di opinioni che da una gran parte dell’Europa ha tuttavia il nome di legge ed è cosa funesta quanto comune al dì di oggi, che un’opinione di Carvozio, cioè un oscuro giurista del ‘600, un uso antico accennato da Claro un tormento con iraconda compiacenza suggerito da Farinaccio, siano le leggi a cui con sicurezza obbediscono coloro che tremando dovrebbero leggere le vite e le fortune degli uomini. Voglio dire che come vedete da questa breve comparazione, proprio Pietro Leopoldo sembra aver accettato in pieno l’indicazione critica, fortemente critica di Beccaria nei confronti di una legislazione radicata da un punto di vista dell’uso della consuetudine, ma che Beccaria ritiene assolutamente inadeguata e soprattutto non conseguente al libero esercizio della ragione degli uomini.

….VIII….

riprendo a trattare COME SARA’ IL MONDO DOPO QUESTA TEMPESTA – come dovrebbe essere per essere migliore

Coronavirus

riprendo a trattare COME SARA’ IL MONDO DOPO QUESTA TEMPESTA – come dovrebbe essere per essere migliore

Un mondo diverso, dicevamo, deve essere possibile. Ma perché si realizzi, bisogna essere in grado di analizzare le cause della diffusione massiccia del virus in aree altamente industrializzate come quelle della Lombardia e dell’Emilia Romagna. Occorre farlo in modo scientifico e senza avere soggezioni settoriali. Abbiamo detto “altamente industrializzate” e questo può essere un dato di partenza. Vorrei, però, davvero, non farmi condizionare da una posizione pregiudiziale di tipo para ideologico: vorrei accantonare la mia formazione anche se , lo so già, non potrò farne a meno. Ed allora bisogna che ci si misuri a livello democratico; bisogna agire nelle sfere politico-culturali senza temere lo scontro. Mi riferisco allo scontro delle idee, utilizzando le sinapsi aiutate dai dati scientifici e comprovati a disposizione: troppi “guru” a libro paga girano sui social e nei salotti televisivi difendendo soprattutto gli interessi macrofinanziari, fingendo di avere a cuore il bene comune. Ovviamente per aiutarci a procedere si deve – è inevitabile – partire dagli errori, soprattutto da quelli “madornali” riconoscibili a occhio nudo, cioè senza bisogno di alcune lenti. Come quello che si è diffuso nelle prime avvisaglie della bassa letalità del virus, paragonato a “la classica ricorrente influenza stagionale”, di cui si facevano portavoci luminari illustri come la dottoressa Gismondo, microbiologa dell’ospedale Sacco di Milano, alla quale faceva eco il Presidente della Regione Lombardia, Attilio Fontana.

gismondo-coronavirus

https://www.ilgiorno.it/milano/cronaca/coronavirus-sacco-1.5042749

Screenshot_20200308-124036
https://ilmanifesto.it/fontana-pompiere-il-covid-19-e-poco-piu-di-uninfluenza/

E’ del tutto evidente che l’insistenza con cui ci si incaponiva a mantenere “aperta” la città di Milano mentre la tempesta già imperversava ben oltre “l’influenza stagionale” era molto collegata all’impianto economico industriale di quell’area. E non è un caso che tra coloro che erano stati reclusi tra le mura di Codogno alcuni proprietari di seconde case in Versilia – non di certo poveri operai – siano evasi (ed è solo uno degli esempi che la stampa ha riportato).

https://www.lanazione.it/massa-carrara/cronaca/coronavirus-marina-1.5052442

Come dire che “il virus si è mosso sulle gambe di persone che non avevano di certo bisogno della pura sussistenza” ed è arrivato sulle sponde tirreniche della Toscana. Avrebbero fatto meglio, quei signori, a rendersi conto molto prima, quando avevano scelto la loro seconda casa da quelle parti, ad emigrare allontanandosi dall’aria putrida venefica di quelle lande lombarde inquinate dai fumi incontrollati dell’industria. Quell’aria ha contribuito non poco alla sopravvivenza del virus e i dati oggi sono impietose attestazioni scientifiche del disastro ambientale fin troppo tollerato dallo Stato a difesa non dell’integrità dei lavoratori e dei cittadini ma della rendita finanziaria tout court.
La stessa insistenza, più volte vincente (le cui conseguenze epidemiologiche si sono vieppiù evidenziate), a “non chiudere” le attività e quella a voler riaprire senza garanzie per l’integrità fisica ed umana non solo delle maestranze ma dell’intera popolazione è un atto che potrebbe essere riconosciuto come criminale. Ci stiamo chiedendo in questi giorni quando ne verremo fuori, ma è più urgente sapere “come” ne usciremo. Il distanziamento potrà essere allentato, ma non del tutto annullato; ed alcune regole dovranno permanere a lungo, dovremo abituarci a queste modalità comportamentali tarando dunque il nostro stile di vita in tale direzione. Molto lavoro soprattutto quello amministrativo di segretariato può proseguire ad essere svolto da casa con periodici momenti assembleari online; nelle aziende artigiane o industriali si potrà anche riprendere a lavorare ai macchinari garantendo però la sicurezza (distanza, areazione, uso di protezioni) molto più di quanto non fosse prima. E via dicendo.

Joshua Madalon

COME SARA’ IL MONDO DOPO QUESTA TEMPESTA – come dovrebbe essere per essere migliore

07MO70-ortelio

COME SARA’ IL MONDO DOPO QUESTA TEMPESTA – come dovrebbe essere per essere migliore

Ovviamente quello che scrivo è quel che io penso, ciò che mi appartiene come indomito inguaribile utopista. L’ utopia però non è sempre nella sua interezza irraggiungibile chimera. Accade però che là dove è fissato l’orizzonte da raggiungere ne appaia subito un altro e un altro ancora e, a volte, la compagnia con cui ci si muove verso quella meta non è delle migliori o, in altre occasioni si arricchisce di incogniti soggetti o di eventi inattesi il cui obiettivo, come in alcuni giochi da tavolo, spinge ad arretrare.
Ad ogni modo, quella che chiamo “utopia” oggi ha la possibilità di essere praticata molto diversamente da come accadde agli uomini della fine del Trecento che emersero con enormi difficoltà dalla “peste nera” di cui parla Boccaccio nel suo “Decameron”. Su quei “fatti storici” vi sono eccellenti esempi di trattazione. A quelli occorre riferirsi quando dovremo avviare ad emergere. Ma non è mai troppo presto per farlo. Anche in questo caso, come in tanti altri – forse meno seri e gravi – bisognerà urlare sulla faccia di tutti quelli che, nel mentre, insieme ai loro sodali, ci diranno che “non è il momento” (che è un “mantra” drammatico) pregustando vantaggi per sè (semmai trasfigurandoli come interessi generali), decidiamo noi “ORA” quando sia il momento e cominciamo a discuterne.
Che si sopravviva o meno – e qui “scongiuri vari” da grattatine ad uso di amuleti – bisognerà essere in grado di osservare il “prima” ed il nostro “durante” e progettare il “dopo”. Partendo dalla consapevolezza che, come sta accadendo adesso, non riusciremo a farlo se non “insieme”, tutti indistintamente a prescindere dagli interessi personali limitati e limitanti.
Abbiamo di fronte a noi un “mondo” che non ci piaceva, che volevamo cambiare; anche se, nel progettare tali cambiamenti partivamo inevitabilmente dal nostro “particulare” e ci arroccavamo a difesa di questo, utilizzando troppi “distinguo”. Quante volte, anche nel nostro “piccolo”, abbiamo superato le discussioni chiudendoci a riccio: lo abbiamo fatto più volte dividendo e non aggregando.
Abbiamo denunciato le ingiustizie ma non siamo stati in grado di creare rapporti virtuosi con quella parte della società che avrebbe potuto sostenere le nostre posizioni. Il mondo che conosciamo è troppo legato alla forma delle fortune finanziarie e questo ha condizionato anche l’esito di questa crisi pandemica che ci assale. I grandi imperi finanziari non conosceranno la crisi che oggi fingono di temere: sanno perfettamente che, come è accaduto nel passato, saranno loro a dettare le leggi delle ricostruzioni. Nessuno potrà impedirlo; è una pia illusione quella di chi lo prevede, minacciando fulmini e saette. Toccherà tuttavia alla parte più colta dei paesi mettere in pidei una task force intellettuale che tenda a limitare l’arroganza e la prosopopea, la presunzione di poter agire senza “cultura” se non quella del Dio denaro intorno alle macerie.
Un mondo diverso deve essere possibile; un mondo in cui prevalga la giustizia sociale e dove la ricchezza sia distribuita al di là delle differenze tenendo conto in modo specifico dei reali meriti e delle concrete competenze.

Joshua Madalon

giustizia-sociale

da giovane: la sensibilità ambientalista, storica e culturale….quella politica e cinematografica – ottava parte – 9

Segnocinema 10

da giovane: la sensibilità ambientalista, storica e culturale….quella politica e cinematografica – ottava parte – 9

…Ma è ora di parlare anche dei film, e della giuria. Se in un qualsiasi altro festival quest’ultima avesse deciso, come ha fatto la giuria di Giffoni, di premiare un film come “Il principe dietro i sette oceani”, si sarebbe scatenato un putiferio di polemiche e di accuse. In effetti, tutti sono apparsi molto sorpresi dalla decisione di questa giuria, certamente però la più democratica e meno condizionabile di qualsiasi altra, formata come era da un centinaio di bambini e ragazzi provenienti da Mantova, Bari, Genova e dalla stessa Giffoni. C’erano da assegnare premi per il migliore film in senso assoluto; per il migliore film a soggetto (o di finzione); per il migliore film d’animazione; per il migliore film a medio o cortometraggio. Inoltre v’era da assegnare la medaglia del Presidente della Repubblica al film scelto dalla giuria popolare, il premio AGIS-BNL (che consiste solitamente in un premio in denaro, al distributore del film sul territorio nazionale), il premio ACEC-ANCCI (una targa e la segnalazione ai cineclub consociati per la programmazione), nonchè il Premio “Nocciola d’oro” che l’anno scorso andò a Truffaut e che, essendo riservato alla carriera, era quest’anno già destinato a Eduardo De Filippo e Ingmar Bergman.
Le giurie hanno assegnato il Grifone d’argento a “Il principe dietro i sette oceani” (RDT) di Walter Beck: una sorpresa per tutti – come già dicevo prima – perchè il film non aveva entusiasmato, essendo fondamentalmente una favola un po’ “rétro” con incantesimi e magie a far da protagonisti; forse proprio questo ha influito notevolmente sulla scelta ed i ragazzi hanno preferito a storie realistiche, molto più vicine al mondo degli adulti, un tuffo nella fantasia creativa. Infatti anche il Grifone di bronzo al miglior film d’animazione ha sconcertato il pubblico dei grandi: è stato scelto un film polacco “Le avventure del cavaliere blu” di Lecoslaw Marszalek, una specie di Ape Maia in cui si ritrovano un po’ tutti gli ingredienti di un film del genere. Leggermente più prevedibile e condivisibile la scelta degli altri due Grifoni di bronzo. L’australiano “Trascorrendo il Natale nella boscaglia” di Henry Safran , miglior film a soggetto, ha entusiasmato tutti gli spettatori con i suoi inseguimenti e la conseguente punizione, del destino e degli uomini, riservata ai cattivi, le cui avventure si concludono però in maniera non del tutto negativa e fortemente ironica; l’altro Grifone di bronzo è andato a “La nonna elettrica” (USA) di Noel Black, miglior mediometraggio nel quale viene presentata una moderna Mary Poppins, governante nonna sotto forma di robot per i bambini soli e trascurati. Il film, tratto da una storia di Ray Bradbury, è magistralmente interpretato da Maureen Stapleton che con questo lavoro ha guadagnato un Oscar. La medaglia del Presidente della Repubblica è stata assegnata a “I suoni della primavera” della Repubblica Popolare Cinese, diretto da Shi Xiaohva, che ha colpito per la freschezza della storia e dei protagonisti.

VIII…..9…..

la-nonna-elettrica_f

“PACE E DIRITTI UMANI” un intervento di Giuseppe Panella in suo ricordo – settima parte (vedi post 27 marzo 2020)

Pace e diritti umani

“PACE E DIRITTI UMANI” un intervento di Giuseppe Panella in suo ricordo – settima parte (vedi post 27 marzo 2020)

…Rinunciando al diritto di fare male agli altri permette però che il proprio diritto alla vita venga salvaguardato e questa è l’unica concessione di libertà che gli uomini sono disposti a fare. Di conseguenza per esempio la pena di morte è assolutamente assurda rispetto a questo principio, perché nessuno volontariamente cederà mai non solo una libertà superiore a quella di non fare il male ma non cederà mai a nessuno il diritto di decidere sulla possibilità di spegnere e di distruggere la sua vita, cioè nessuno cederà mai liberamente la libertà di disporre ad altri della propria vita, per cui la pena di morte già dal punto di vista teorico è illecita, perché nessuno permetterà mai agli altri di farlo in maniera spontanea, e di conseguenza la morte esercitata come pena altro non è che il ripristino di quel primitivo Stato di guerra, in cui tutti gli uomini si coalizzano, in cui tutti gli appartenenti alla società si coalizzano come a dire “sono in guerra” contro un elemento di essi che venga reputato nocivo o comunque molto pericoloso per le sue sorti. E’ questa poi la giustificazione della pena di morte precedente a Beccaria,per i teologi come San Tommaso d’Aquino o i filosofi che possono essere anche grandi esponenti della cultura filosofica dei secoli precedenti, da Bacone a Spinoza e che consideravano la pena di morte lecita proprio come strumento di difesa dalla parte della società.
Il paragone più frequente che viene fatto e viene poi ripreso è proprio quello del cane rabbioso, del cane ammalato di rabbia che va soppresso perchè il suo morso può contagiare e rendere gli altri a loro volta ammalati, quindi una funzione profilattica, una funzione di difesa della società nei confronti di un suo membro che sia negativamente inteso a minacciarne l’assetto, la struttura e la possibilità di propagazione e sviluppo.
L’obiezione di Beccaria è che appunto da un lato nessuno e vi leggo il passo dal paragrafo 28 di “Dei delitti e delle pene” nessuno accetterà mai di essere giustiziato in nome di un interesse pubblico così rilevato. Quale può essere il diritto che si attribuiscono gli uomini di trucidare i loro simili? Non certamente quello da cui risulta la sovranità e le leggi, esse non sono che una somma di minime porzioni della privata libertà di ciascuno, esse rappresentano sia la volontà generale che l’aggregato delle particolari, chi è mai colui che abbia voluto lasciare ad altri uomini l’arbitrio di ucciderlo?
Come mai nel minimo sacrificio della libertà di ciascuno vi può essere quello del massimo tra tutti i beni, la vita? E se ciò fu fatto come si accorda un tale principio con l’altro che l’uomo non è padrone di uccidersi e doveva esserlo se ha potuto dare altrui questo diritto o alla società intera? Non è dunque la pena di morte un diritto, mentre si è dimostrato che tale essere non può, ma è una guerra della nazione con un cittadino, perché giudica necessario ed utile la distruzione del suo essere.

“Ma, se dimostrerò non essere la morte né utile, né necessaria avrò vinto la causa dell’umanità” dice Beccaria.

…7….

seminario_beccaria_25maggio2015