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Saro’ breve!

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Sarò breve!

Ho lavorato in quest’ultimo scorcio di tempo (da un paio di anni ad oggi) con lo scopo di contribuire alla nascita di un organismo politico genuinamente di Sinistra, non quella però autoreferente radicale e dogmatica, ma quella aperta alla condivisione democratica dei bisogni spesso primari ma non solo di tutta quella parte di popolazione che negli ultimi anni ha subìto più forte l’attacco del mondo borghese imprenditoriale plutocratico collegato agli interessi finanziari multinazionali.

Quella Sinistra che dopo un’analisi delle realtà e l’ascolto attento e rigoroso delle necessità sappia assumersi la responsabilità di governare, partendo oltretutto dalle profonde contraddizioni esistenti anche in quelle parti che afferiscono in modo più netto al mondo del lavoro, Sindacati – Partiti – Organizzazioni varie.

In questa direzione intendo continuare il mio impegno.

In questa fase tre forze politiche (MDP-Art.1, Sinistra Italiana e Possibile) hanno avviato un percorso per la costituzione di una lista e la formazione di un nucleo unico – LIBERI E UGUALI – che si proponga come nuova aggregazione democratica di Sinistra: ho salutato con favore questa scelta, ho partecipato a diversi momenti, assumendo in modo volontario anche il ruolo di promotore di un piccolo nucleo a San Paolo.
Svolgerò il ruolo di “promotore” scegliendo tuttavia una posizione “esterna” alla nuova formazione: intendo continuare il mio impegno di costruzione di un soggetto unico della Sinistra alternativo al PD in vista delle prossime elezioni amministrative comunali. Per poter fare questo devo essere in grado di interloquire anche con quelle forze e quei soggetti “unici” che guardano con attenzione a questa possibilità e con loro (le forze ed i soggetti unici) voglio già avviare – o proseguire in molti casi – un dialogo ed un confronto senza steccati.

Joshua Madalon

ARCI 1984

La buona volontà non mi manca, ma il tempo stringe

La buona volontà non mi manca, ma il tempo stringe

La buona volontà non mi manca, ma il tempo stringe e probabilmente assumerà un ruolo da “implacabile tiranno”! Continuo ad essere ottimista, ma non riesco ad essere convinto che lo rimarrò ancora a lungo. E ben al di là di una convinzione che la mia adesione – la “mia” – sia straordinariamente importante, non posso non rilevare che il mio travaglio – “il mio” – non appartenga a dieci, cento, forse più di cento altre individualità che si sono poste alla ricerca di un nuovo soggetto di Sinistra che interpreti l’immenso disagio di tante cittadine e cittadini di questo sempre più dilaniato Paese.
Perchè scrivo queste parole? In queste ore vedo la debolezza della proposta di “Libereguali” verso la quale, confermando quel che ho già espresso, ho un’attenzione vigile (paragonabile a quell’attività di tipo poliziesco allorqunado vi sono dei “sospetti” da seguire) nell’attesa di avere una conferma chiara e precisa, più o meno definitiva che si tratti di un soggetto che voglia assumere la guida di quel mondo della Sinistra – un vulgo disperso – squassato da innumerabili divisioni, ma diffuso sul territorio.
Molti sono stati i dubbi in questi giorni, ai quali ho contrapposto giustificazioni stiracchiate: a partire dalla fretta con cui si è proceduto alla scelta del leader, forte per la sua storia ed il rilievo morale ma debole dal punto di vista dell’appeal – e non certamente quello così caro al Cavaliere o allo stesso Renzi ma quello squisitamente “politico” che genera empatia al primo impatto. La sua prima apparizione in scena ha fatto emergere il suo imbarazzo, attenuato dalla grande volontà da parte dei presenti di sostenerlo (anche io l’ho fatto), ma ho compreso che se lui era lì per accettare la proposta rivoltagli dalle tre forze politiche che avevano deciso di dare una svolta alla palude politica mancina era ovvio che non si fosse del tutto preparato a svolgere quel ruolo ed aveva sciolto le riserve con quel “Io ci sono!” leggermente teatrale cui è seguita una standing ovation abbastanza spontanea.
Sullo stesso nome scelto verticisticamente (non vi è peraltro stato un benchè minimo coinvolgimento nemmeno dei “delegati” in alcuna scelta) ho espresso i miei dubbi, che permangono tutti, a partire dalla preoccupazione che alla base vi sia una sorta di “damnatio memoriae” intorno al termine “SINISTRA” che non precludendo l’ingresso a chi “non è” di Sinistra rischia di rovinare in partenza l’idea che questa nuova formazione – pur non portandone il nome – possa essere davvero di Sinistra.
L’altro giorno al Circolo San Paolo dove avevo invitato alcune compagne ed alcuni compagni ad aprire una prima discussione intorno alla prospettiva di aderire a “Libereguali” sono emerse varie riflessioni su quel che è necessario fare, a partire dai territori, per coinvolgere quanta più gente possibile nel corso dei prossimi giorni ed in vista della campagna elettorale politica imminente. Ho espresso preoccupazioni su alcuni livelli nazionali in relazione alle scelte che hanno prodotto in Parlamento a favore di leggi – come l’abolizione dell’art.18, il Job’s Act, la Buona Scuola – approvate nella corrente legislatura, o come la modifica dell’art.81 della Costituzione con il pareggio di bilancio, approvata all’inizio del 2012 dal Governo Monti. A quei parlamentari che sono progressivamente poi usciti dal PD ed ora essendo confluiti in MdP-Art.1, sono parte del nuovo soggetto promotore di questa lista “Libereguali” chiederei perlomeno di formalizzare un “ravvedimento operoso”.
Scherzi a parte, ho chiesto però di poter esaminare le linee programmatiche che tra domani, sabato 16, e domenica 17 dicembre verranno focalizzate in sei incontri attraverso assemblee tematiche. La buona volontà non mi manca, ma il tempo stringe

Joshua Madalon

C’E’ UN VOTO UTILE? certamente, è orientato a SINISTRA! a partire da “LIBEREGUALI”


C’E’ UN VOTO UTILE? certamente, è orientato a SINISTRA!a partire da “LIBEREGUALI”

Già da qualche giorno, e durerà un bel po’, è partito il refrain del “voto utile” a favore del PD rivolto verso quegli elettori che nella prossima consultazione elettorale politica potrebbero trovare spazio in quelle formazioni chiaramente di Sinistra che si vanno creando, come ad esempio “Libereuguali” il cui leader è Pietro Grasso. La stessa scelta dell’attuale Presidente del Senato viene aspramente criticata in modo chiaramente strumentale per non aver presentato le sue dimissioni dalla carica istituzionale prima di assumere questo nuovo incarico politico.

Si tratta di un’evidente strumentalizzazione collegata al fatto che mancano pochi giorni alla scadenza, peraltro anticipata anche se di poco, della legislatura, e le forze politiche hanno ormai da tempo già scelto i loro leaders. Il Presidente Grasso ha motivato la sua scelta di dimettersi intanto dal Partito Democratico in seguito all’approvazione della nuova legge elettorale, considerandola inadeguata a garantire la governabilità del Paese in un periodo molto difficile con l’avanzare di formazioni di Destra, alcune delle quali pericolose per la Democrazia. La successiva decisione di accettare la candidatura a leader della nuova lista politica è avvenuta in un momento molto delicato della legislatura e le sue dimissioni, che – ne sono sicuro – avrebbe di certo dato in un momento diverso – avrebbero avuto effetti molto più dirompenti sul quadro politico generale.
Nel mentre si invoca il voto utile non vi è alcun segnale di autocritica da parte della leadership del PD.
Eppure la presenza di quelle neoformazioni di Destra estrema e il successo per ora annunciato di un movimento politico che si caratterizza con lo strabismo divergente (il suo sguardo è contemporaneamente rivolto sia a Destra che a Sinistra ed a entrambe queste parti cerca consensi) sono ascrivibili alla incapacità profonda del maggiore Partito del sedicente centrosinistra di riuscire ad interpretare, affrontare e portare a soluzione le esigenze, i bisogni, la domanda di attenzione che proviene dalla parte più debole sempre più numerosa della gente.

I temi del lavoro continuano ad essere affrontati favorendo la parte più ricca del Paese, che vede lievitare i profitti, segnalati peraltro dall’aumento della produzione cui non corrisponde nè l’aumento dell’occupazione nè quello dei consumi, nè quello dei salari.

Il tema della Sanità è stato affrontato invece con un poderoso attacco ai costi a svantaggio delle classi più povere e svantaggiate ed anche per questo maggiormente bisognevoli di cure, preventive, diagnostiche e mediche.

Il mondo dell’istruzione è stato progressivamente attaccato facendolo diventare un luogo di competizione privatistica sempre più lontano dai bisogni degli utenti (soprattutto ma non solo studenti) e rendendo l’insegnamento una pratica burocratica arida ed improduttiva, salvo miracoli dovuti alla passione di donne ed uomini sensibili e professionalmente preparate/i.

L’immigrazione è stata poi trattata con modalità praticamente indistinte da quanto richiesto in modo esplicito dalla destra xenofoba e senza essere in grado di affrontare le emergenze che si sono venute a creare proprio per l’assenza di regole che garantissero la presenza degli stranieri, sia quelli regolari con il riconoscimento dello status di rifugiati (di cui è stato fatto un vasto uso improprio ed incontrollato) sia quelli non regolari, garantendo loro un trattamento dignitoso da parte delle Istituzioni statali anche in cambio di attività per il periodo durante il quale fosse stata necessaria la loro permanenza sul nostro territorio. Abbiamo assistito e stiamo tuttora assistendo ad un profondo caos in merito, e le soluzioni appaiono piuttosto inadeguate e pasticciate.

Ho accennato soltanto a queste quattro tematiche (Lavoro, Sanità, Istruzione, Immigrazione) ma propongo di approfondirne le caratteristiche allargando il dibattito in modo aperto e coinvolgente sin dalle prossime settimane, con un occhio specifico ai nostri territori.

Torno al “voto utile”. Esiste questa possibilità per l’elettorato che si appresterà a scegliere uno dei Progetti politici in competizione; e certamente questa è a favore di chi intende rappresentare una svolta politica seria e decisa a SINISTRA. “LIBEREGUALI con Pietro Grasso”. Diamo un segnale di cambiamento, vero, deciso, capace di interpretare le necessità della parte più debole del nostro Paese.

Joshua Madalon

P.S.: Seguite i dibattiti che si svolgeranno sabato 16 p.v. a Brescia, Napoli, Firenze, Roma e Padova e domenica 17 a Genova. Qui di seguito troverete le indicazioni generali dei luoghi e degli orari.

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BUON COMPLEANNO COSTITUZIONE! a passi lenti ma decisi – 5 – LE DONNE COSTITUENTI parte 1

BUON COMPLEANNO COSTITUZIONE! a passi lenti ma decisi – 5 – LE DONNE COSTITUENTI parte 1

Avrei voluto intitolare questo post “Le “madri” costituenti” operando u n parallelo con quel generico “padri costituenti” con cui si indicano gli eletti (556) all’Assemblea costituente. Ma poi ho pensato che con quella dizione si operava un parallelo troppo marcato con il ventennio fascista allorquando la donna veniva ad essere considerata in modo esclusivo “madre esemplare”, animalescamente fattrice tout court. Nel percorso che ho voluto dedicare al settantesimo della nostra Carta costituzionale voglio oggi soffermare la mia attenzione sulle “donne”.
Il 2 giugno del 1946 fu una data importante anche per la partecipazione per la prima volta – con diritto di elettorato attivo e passivo – delle donne ad una elezione referendaria e politica. Si trattava di un evento eccezionale come quello della scelta tra Monarchia e Repubblica e la formazione dell’Assemblea costituente.
Le figure femminili elette furono 21 e, anche se rappresentavano solo il 4% dei deputati (556 il numero totale), la loro presenza fu fondamentale; esse avevano vissuto da protagoniste gli anni della Resistenza e della dittatura, molte di loro avevano pagato a caro prezzo il loro impegno politico che risultò essere decisivo per la liberazione del nostro Paese.
Diamo uno sguardo ai nomi di queste donne e tracciamone solo pochi – per brevità di un post – elementi identificativi così come reperiti dalla Rete.

Sindacalista. Nel 1933 condannata dal Tribunale speciale a 18 anni di reclusione. Rientra clandestinamente a Roma nel 1943 e partecipa alla Resistenza, raggiungendo il grado di Capitano. Eletta all’Assemblea Costituente per il Partito Comunista a 42 anni. Porto Viro, 12 novembre 2008.
Sindacalista. Nel 1933 condannata dal Tribunale speciale a 18 anni di reclusione. Rientra clandestinamente a Roma nel 1943 e partecipa alla Resistenza, raggiungendo il grado di Capitano. Eletta all’Assemblea Costituente per il Partito Comunista a 42 anni. Porto Viro, 12 novembre 2008.

BEI CIUFOLI Adele (PCI) – Eletta nel Collegio di Ancona e Segretaria Terza Commissione per esame ddl.
Nata in provincia di Pesaro nel 1904 e morta nel 1974, fu una sindacalista e parlamentare comunista.
Adele Bei fu una figura molto attiva nella Resistenza, combattendo al fianco dei partigiani e organizzando la partecipazione delle donne nella lotta al fascismo.

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BIANCHI Bianca (PSI) – Eletta nel Collegio di Firenze
Nata in provincia di Firenze nel 1914 e deceduta nel 2000, fu una parlamentare socialista.

Laureata in Filosofia. Pubblicista. Molto attiva nella Resistenza bresciana e milanese, oltre alla stampa clandestina organizza aiuti alle famiglie ebree ricercate dai nazisti, favorendone la fuga in Svizzera. Eletta all’Assemblea Costituente per la Democrazia Cristiana a 42 anni. Porto Viro, 12 novembre 2008.
Laureata in Filosofia. Pubblicista. Molto attiva nella Resistenza bresciana e milanese, oltre alla stampa clandestina organizza aiuti alle famiglie ebree ricercate dai nazisti, favorendone la fuga in Svizzera. Eletta all’Assemblea Costituente per la Democrazia Cristiana a 42 anni. Porto Viro, 12 novembre 2008.

BIANCHINI Laura (DC) – Eletta nel Collegio di Brescia
Nata nel 1903 e deceduta nel 1983 fu una parlamentare “Dossettiana” della Democrazia Cristiana.
Fu una insegnante e giornalista pubblicista che, durante l’occupazione nazifascista, entrò nella Resistenza.

Laureata in Lettere. Insegnante. Molto attiva nella FUCI, durante la guerra collabora all’organizzazione di centri di studio e assistenza, doposcuola e mense per studenti. Eletta all’Assemblea Costituente per la Democrazia Cristiana a 51 anni. Porto Viro, 12 novembre 2008.
Laureata in Lettere. Insegnante. Molto attiva nella FUCI, durante la guerra collabora all’organizzazione di centri di studio e assistenza, doposcuola e mense per studenti. Eletta all’Assemblea Costituente per la Democrazia Cristiana a 51 anni. Porto Viro, 12 novembre 2008.

CONCI Elisabetta (DC) – Eletta nel Collegio di Trento
Nata a Trento nel 1895 e morta nel 1965 fu una parlamentare della Democrazia Cristiana.

Laureata in Lettere. Insegnante. Attiva nella FUCI (di cui è stata presidente). Eletta all’Assemblea Costituente per la Democrazia Cristiana a 43 anni. Porto Viro, 12 novembre 2008.
Laureata in Lettere. Insegnante. Attiva nella FUCI (di cui è stata presidente). Eletta all’Assemblea Costituente per la Democrazia Cristiana a 43 anni. Porto Viro, 12 novembre 2008.

DE UNTERRICHTER JERVOLINO Maria (DC) – Eletta nel Collegio Unico Nazionale
Nata nel 1902 in provincia di Trento e morta nel 1975 fu una parlamentare della Democrazia Cristiana, madre della onorevole Rosa Russo Jervolino.

….fine parte 1

Ci sarebbe davvero da ridere se non ci restasse che piangere.

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Ci sarebbe davvero da ridere se non ci restasse che piangere.


(per la cronaca, sapete cosa rappresenta l’immagine in evidenza? un volantino del Comitato del NO appallotolato e buttato via con ira da un sostenitore del SI al mercato del venerdì a San Paolo e non si trattava solo di un semplice sostenitore: questa è la Democrazia a parole di chi vorrebbe dirsi “Democratico”: meno male che quella proposta di Riforma è stata bocciata!)

Qualche giorno fa mi è capitato e sarà capitato anche a qualcun altro di leggere queste argute riflessioni (ve ne riporto solo una piccola parte):

“Un anno fa la maggioranza degli elettori bocciò la riforma costituzionale; un progetto che…..avrebbe migliorato le nostre istituzioni.

Nel frattempo non abbiamo visto (alcuna proposta alternativa……)
Abbiamo invece una nuova legge elettorale, frutto di un compromesso……. impianto proporzionale, niente premio di maggioranza, probabilmente nessun vincitore la sera stessa del voto ma solo dopo le trattative in Parlamento.

Azzardo una facile previsione:………… credo che riparleremo.”

Innanzitutto la proposta di riforma costituzionale è stata sonoramente bocciata da un 60% di elettori su un plafond del 65% di partecipanti (si ricordi che per i referendum costituzionali non è necessario superare il quorum del 50% + 1 voto) e bisognerebbe rendersene conto, ma a tutt’oggi appare improbabile una resipiscenza in tal senso da parte dei sostenitori di quella proposta.
Le alternative erano già apparse in tutta evidenza nel corso dei mesi precedenti all’effettuazione del referendum. Fossero state ascoltate si sarebbe potuto evitare, ma la “capronite” è una brutta malattia dura a morire e si è voluto andare avanti, senza ascoltare anche semplici consigli, come lo “spacchettamento”: si sarebbe portato a casa l’abolizione del CNEL, una diminuzione del numero dei parlamentari, forse addirittura l’abolizione del Senato, idea certamente migliore rispetto a quella dei proponenti di fare del Senato una sede di nominati-premiati nullafacenti (come se non bastassero quelli che ci sono, il cui impegno è quasi sempre a favore dei talk-show).
E poi l’esimio estensore lancia l’accusa di una “nuova legge elettorale” inutile e dannosa come se l’avessero proposta ed approvata i sostenitori del NO. Ci sarebbe davvero da ridere se non ci restasse che piangere.

Ed infine una conclusione che è quasi una minaccia.

La bellezza di tutto questo è che l’autore delle frasi da me riportate è l’attuale Segretario Provinciale del PD di Prato.

Joshua Madalon

La mia firma

Quel che dirò domani a San Paolo di Prato – 1

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2487,0,1,0,286,256,457,1,3,24,13,0,1,200,128,2156,2147,2287,1052252
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Quel che dirò domani a San Paolo di Prato – 1

(questa parte è esclusivamente un pro-memoria; serve soltanto come rapida carrellata sul perché noi di San Paolo siamo così “diversi)

Il Circolo PD Sezione nuova San Paolo e la sua storia: sintesi “sintetica” all’osso

Nel 2011 esisteva solo il Circolo di San Paolo-Borgonuovo (il PD era nato a fine 2007 dopo una gestazione difficile; a Prato sono stato, insieme a T.S., coordinatore dell’unico Comitato per il PD); nel corso del 2011 un gruppo di iscritti al PD chiede a gran voce di riaprire una Sezione qui a San Paolo. Non sarà facile, anche perché questo Circolo nasceva già con presupposti di forte critica verso una conduzione del Partito non condivisa nei metodi e nelle pratiche, del tutto priva di una volontà di vero rinnovamento.
L’attività del Circolo già prima del suo riconoscimento ufficiale si è svolta in una ben precisa direzione: rinnovare, rappresentare, produrre analisi critica, avanzare proposte innovative in piena ed assoluta autonomia.
Questo è stato il nostro segno distintivo. Al punto tale da indurre in errore coloro che in modo superficiale interpretano il messaggio politico.
Noi ci possiamo vantare di aver interpretato invece molto in anticipo quale rischio incombesse sul Partito Democratico, ben al di là di quanto già insito nelle differenze iniziali, con l’arrivo di Matteo Renzi già nella prima delle due contese (le Primarie) quella del 2 dicembre 2012.
I segnali di contaminazioni velenose in quella prima occasione si palesarono. E a Prato la situazione condizionava la nostra autonomia democratica. Un Circolo “pericoloso” il nostro, che aveva cominciato a produrre analisi critica ed avanzare proposte programmatiche con “La Palestra delle Idee”. Tra la fine di aprile ed i primissimi giorni di maggio del 2013, dietro un nostro invito passò Fabrizio Barca nella prima delle sue uscite “extra moenia” romane.
Vengono prodotti una serie di documenti ad uso del territorio e non solo. Ma il Circolo San Paolo, per la sua caratteristica “autonoma ed anarchica”, che è stata sempre però posta a contributo per il PD, è stato osteggiato e limitato dalla dirigenza provinciale.
L’8 dicembre del 2013 Renzi vince le Primarie con modalità che ancor oggi gridano vendetta.
Nel 2014 dopo cinque anni di Centrodestra vi sono le elezioni amministrative a Prato. Candidato è un renziano doc, che afferma chiaramente anche quando viene invitato a parlarne in Sezione che “non gli importa nulla di chi lo voti (lui li cerca tutti) basta che lo votino”. Il riferimento era in relazione ad abboccamenti avvenuti nella zona di nostro riferimento con gruppi chiaramente xenofobi.
Eravamo già in crisi; alcuni di noi non erano più nemmeno tesserati (il sottoscritto addirittura era membro della Commissione di garanzia che non riusciva ad essere convocata per analizzare alcune incongruenze relative al versamento delle quote da parte di personaggi anche influenti).
Peraltro già nel 2014 da parte di alcuni di noi vi era una certa attenzione verso i gruppi politici di Sinistra. Ma non eravamo affidabili, non eravamo credibili; per qualcuno addirittura non era proprio chiaro come mai coloro che si erano battuti per un cambiamento di metodi e pratiche, per quella che poteva apparire una volontà di “rottamazione”, non fossero sostenitori di Matteo Renzi.

parte 1 ….. segue parte 2

Joshua Madalon

La mia firma

Quel che dirò domani a San Paolo di Prato – 2

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Quel che dirò domani a San Paolo di Prato – 2

Parlo dunque per me, ora! Sento il bisogno di adoperare quel che mi rimane di vita per costituire un soggetto unico della Sinistra. Considero il PD tranne che per pochi residui, che spero presto si stacchino, un Partito di centro, ad essere buoni, ma forse addirittura di centrodestra ad essere giusti. Tanto è che la parola Sinistra non ha mai trovato albergo neanche nel nome. E sono oggi critico per la scelta appena fatta da chi afferma di voler creare un primo nucleo di quel nuovo soggetto per il nome significativo sì ma non esaustivo.

Dall’inizio di quest’anno (2017) ho partecipato alla formazione di un gruppo di persone interessate a costruire un punto di riferimento delle Sinistre che potesse essere in grado di rappresentare i bisogni e le necessità che provengono da larghissima parte della popolazione, che è stata oggetto esclusivamente di interventi effimeri e provvisori, caritatevoli e paternalistici, alla quale è stata garantita la stabilità della precarietà mentre ai possessori della ricchezza veniva garantito di accrescerla a dismisura.
Del tutto evidente, dunque, l’assoluta difformità da una Politica di Sinistra!
Il dibattito su quel soggetto ha avuto un percorso tormentato, che ho voluto personalmente riprendere dopo che era del tutto evidente il disinteresse da parte di alcuni a protrarre la sua esistenza.
Ho partecipato anche ad un breve dibattito (un paio di incontri) sulla possibilità a livello nazionale di mettere in piedi un gruppo di base per una Sinistra unita, meglio conosciuto dal nome del luogo dove i suoi promotori si erano riuniti a giugno.
Il fallimento di questo gruppo è collegato a motivazioni diverse a seconda delle posizioni di chi le esprime: da un lato certamente l’incapacità di riconoscere in anticipo la difficoltà di mettere insieme un raggruppamento politico pensando al successo dello stesso in occasione del referendum del 4 dicembre 2016; da quella stessa parte l’inadeguatezza di concepire la Politica come arte del compromesso. Dall’altro lato la volontà di non disperdere la propria identità messa insieme alla non completa elaborazione del lutto da parte di coloro che avevano da poco abbandonato il PD. Si aggiunga inoltre la scarsa chiarezza sulle critiche verso il proprio recente passato e le scelte governative approvate.
Ne è nata una forza politica composta da MdP-Art.1, Possibile ed una parte (la maggioranza) di Sinistra Italiana, che è stata chiamata LiberiE Uguali. Ho espresso apprezzamenti per questo sforzo, che tuttavia continuo a ritenere inadeguato, limitato se i suoi dirigenti non chiariscono quali davvero siano i suoi obiettivi.
Per capirci, a me va bene che si possa anche partire da LEU, ma serve davvero a poco fermarsi ad esso.
Il nostro Paese, non solo Prato, ha bisogno di Politiche di Sinistra che riducano al massimo le differenze, eliminando la precarietà, restituendo la dignità a ciascuno, aggredendo le contraddizioni immense che sono state avallate negli ultimi anni, senza neanche un accenno di analisi critica.
La mia presenza all’Assemblea nazionale di domenica 3 dicembre aveva questo significato: aderisco in modo critico con l’obiettivo di aggregare altre forze, altre individualità verso un soggetto unico simile a quello che si intendeva – e per me l’ipotesi è ancora viva – proporre qui a Prato.
E cioè PRATO A SINISTRA

Joshua Madalon

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La mia firma

“Cartoline da Chinatown” di Federica Zabini – una riflessione preambolo ad una recensione

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“Cartoline da Chinatown” di Federica Zabini – una riflessione preambolo ad una recensione

Mentre avviavo a scrivere una riflessione sul libro di Federica Zabini, “Cartoline da Chinatown” ho rincorso alcuni frammenti dei miei ricordi recenti. Su quel libro, piccolo ma denso di riferimenti letterari ed antropologici, scriverò nelle prossime ore.
Un ringraziamento alla scrittrice per avermi indotto ad operare una forma di epifania creativa ispirata dalle sue “tranches de vie” della comunità cinese del quartiere tra la strada ferrata, le inverse direttive viarie parallele, via Filzi e via Pistoiese, e San Paolo: quella zona, insomma, che Bernardo Secchi, l’urbanista scomparso nel settembre 2014 aveva identificato come Macrolotto Zero, assegnando a quella parte del territorio pratese, dove la “mixitè” assumeva una funzione essenziale per comprendere le caratteristiche di quelle strutture mescolate tra abitazioni civili e spazi di produzione tessile di base, l’origine – il punto zero – della sua storia artigianale ed industriale.

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Nella vita spesso capitano giornate intense, durante le quali non si compiccia nulla, ma si corre si corre si corre…all’impazzata. “Beato te, che sei in pensione! hai tutto il tempo per te. Ah, chissà quando mi capiterà di poterci andare!…” me lo sento dire un giorno sì ed uno anche…ad ore alterne. Eppure, da quel giorno in cui ho salutato i colleghi in una delle feste che poi ricorderò per la tristezza che ci prese tutti nei giorni successivi, non sono ancora riuscito a realizzare la maggior parte dei miei desideri. Qualcuno potrà anche sorridere per l’esempio che farò, ma avevo programmato di andare a trovare un mio carissimo amico che a Firenze si occupa di cinema e, va là, son quattro anni che lo faccio aspettare. O quanti chilometri sono? Dieci, poco più, visto che è al di là dell’Arno. Non che non sia riuscito a far nulla, ma è che me ne vengono tante di quelle idee interessanti da rincorrere e ci vado dietro. Ed è così infatti che, in una delle iniziative culturali degli ultimi anni, mi è accaduto che il coinvolgimento sia stato tale da indurmi ad occupare il mio tempo nella narrazione, utilizzando le “storie” che mi venivano raccontate dai partecipanti al progetto che in piena sintonia con l’ambiente pratese e del mondo tessile che lo contraddistingue si chiamava “Trame di quartiere”. Ecco, un ottimo impiego del tempo a misura di anziano: guardali bene i pensionati maschi del quartiere che, soprattutto se hanno nipoti già grandi e moglie e figli che non hanno bisogno di loro, nelle giornate buie dell’inverno si ritrovano nei circoli a mo di quel che facevano i villani della contrada Albergaccio nel 1513 laddove Niccolò Machiavelli si ingaglioffiva “con questi…. per tutto dí giuocando a cricca, a trich-trach, e poi dove nascono mille contese e infiniti dispetti di parole iniuriose; e il più delle volte si combatte un quattrino, e siamo sentiti non di manco gridare da San Casciano. Cosí, rinvolto in tra questi pidocchi, traggo el cervello di muffa, e sfogo questa malignità di questa mia sorta, sendo contento mi calpesti per questa via, per vedere se la se ne vergognassi.” (da la Lettera a Francesco Vettori 13 dicembre 1513).

E poi con l’arrivo dell’aria più mite si spostano lungo i viali e nei giardini a parlare dei problemi sportivi e di quelli politici, mostrando saggezze popolari ma anche una sicumera inattesa, una grande cocciutaggine nell’espressione dei loro gradimenti effimeri, altalenanti. Ed è stata una grande scuola di vita, basata sull’ascolto e sull’osservazione della prossemica espressa nella difesa delle proprie convinzioni. Comprendo bene sin dall’avvio di questa nota che potrà sembrare incredibile anche la mia ingenuità da settantenne conoscitore per mestiere della scrittura, ma nella vita non ci si stanca mai di conoscere e di sorprendersi perché, al contrario di quanto si possa credere e di quanto erroneamente – a mio parere – si esprime di solito, non c’è mai nulla che sia del tutto uguale a quel che abbiamo conosciuto, visto, letto, e le vite degli altri interconnesse tra loro non mancano mai di sorprenderci.

Joshua Madalon

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Fuochi – un PERCORSO NELLA MEMORIA – 4

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Fuochi – un PERCORSO NELLA MEMORIA – 4

Erano quasi le venti ed avevamo appena finito di cenare, Mary ed io con I bambini. Quella stessa sera eravamo tornati da Napoli dove avevamo avuto impegni di lavoro e di famiglia. I bambini erano rimasti con i nonni al mare e noi a scuola per gli Esami di Stato. Finiti quelli, avevamo programmato di tornare a casa, a Prato per una settimana e saremmo andati poi in vacanza per un altro paio di settimane sulla riviera romagnola.
Il viaggio di ritorno era stato come sempre snervante. I nonni facevano a gara per colmarci di cibarie tradizionali – il pane, la mozzarella, i pomodori buoni, il vino, l’olio – questi due ultimi dopo la nascita del secondo bimbo avevamo evitato per mancanza di spazio di portarli. I primi no, perché a Lavinia il “pane di Pozzuoli” piaceva da matti e per noi la “mozzarella di bufala campana” è ancora oggi il non plus ultra dei prodotti tipici. I pomodori, poi….erano quelli grandi e senza molti semi. Caricare la macchina era uno stress e lo è ancora oggi. E poi dover percorrere 500 chilometri non era poco, se per farne solo dieci ci si impiegava un’ora nel traffico intenso sulla Tangenziale, irta di pericoli che non ti aspettavi con autisti di Formula 1 su Alfette e 500 che zigzagavano a tutto gas, senza controlli e senza alcuna segnalazione. Mary era stanca e si insediò nello studio, lasciando tutte le finestre e le porte-finestre aperte e spalancate perchè passasse un po’ di aria fresca.
Avevo promesso ai bambini di portarli fuori: loro non erano stanchi, si erano svegliati tardi quella mattina e poi avevano dormicchiato per alcune ore durante il viaggio.
Lavinia si preparò più velocemente del solito, mentre per Daniele fu necessario il mio aiuto. Era già buio quando uscimmmo di casa. Io ero già cotto abbastanza ed avrei volentieri fatto a meno, ma ogni promessa, come si dice, è un debito. E così uscimmo. Malvolentieri allo stesso modo risalii in macchina, ne avrei fatto a meno ma non potevamo andare a piedi. Il luogo era un parco di medie dimensioni che durante l’estate veniva utilizzato per feste e fiere varie e quella era l’ultima sera della Festa de l’Unità. Parcheggiammo in uno spiazzo sterrato abbastanza sconnesso e polveroso; ci aiutò a cercare un posto in una marea di auto un ragazzo di colore che mi chiese un contributo. Poi come sempre accadeva c’era la forca dell’ingresso con la distribuzione delle coccarde a quel tempo ancora rosso fuoco, in cambio di un contributo a piacere, minimo 1000 lire però! L’ingresso era comunque quello secondario che portava ad un viale appartato dal resto della Festa, ma fummo tutti sorpresi dalle voci che sentivamo provenire dal pratone al di là delle alte siepi. Lavinia e Daniele saltellavano mentre ancora li tenevo per mano, timorosi di potersi smarrire tra la folla. Le voci indistinte e confuse ci arrivavano mentre i venditori degli stand che erano sistemati lungo il vialone principale invitavano gli astanti e i passanti ad assaggiare i loro prodotti o ad acquistare l’ultimo dei biglietti disponibili per il sorteggio che di lì a poco – dicevano – sarebbe avvenuto con l’utilizzo della ruota. Daniele era attratto dallo zucchero filato mentre Lavinia gradiva le schifezzuole gommose davvero disgustose.

fine quarta parte….continua….

Joshua Madalon

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BUON COMPLEANNO, COSTITUZIONE! a passi lenti ma decisi/ 4

manifesto referendum 1946

BUON COMPLEANNO, COSTITUZIONE! a passi lenti ma decisi/ 4

Ed arriviamo così al 2 giugno del 1946.

Diciamo subito che i risultati del referendum del 2 giugno 1946 non furono così esaltanti per la Repubblica (a fare un calcolo ad occhio e croce la scelta referendaria dello scorso 4 dicembre è stata più netta a favore del NO allorquando 19.419.507 voti a fronte di 13.423.208 assegnarono la vittoria ai sostenitori del rigetto del quesito referendario). La scelta repubblicana fu approvata con poco più di 2 milioni di differenza da quella monarchica (12.718.641 votarono per la Repubblica, 10.718.502 per la Monarchia), mentre il 4 dicembre del 2016 la differenza ha toccato poco meno di 6.000.000 a favore del NO (19.419.507 contro 13.423.208).

L’Italia del 2 giugno risultò peraltro spaccata in due con un Nord quasi tutto schierato a favore della Repubblica con realtà come Cuneo e Brescia dove il risultato fu molto equilibrato ed altre realtà tradizionalmente resistenti al nazifascismo come Genova, Milano, Bologna, Parma e Trento (dove la scelta per la Repubblica fu dell’ 85%) chiaramente repubblicane. Al centro a sostegno della Repubblica si distinsero, superando il 70% dei consensi, le città toscane ed Ancona, mentre Roma pur percorsa da una grande partecipazione popolare a favore della Liberazione il risultato fu lievemente a vantaggio della Monarchia, così come avvenne in tutto il mezzogiorno, con valori altissimi come a Napoli dove si sfiorò l’80% del sostegno ai Savoia.

Contemporaneamente alla scelta istituzionale si svolsero le elezioni per l’Assemblea costituente: prevalse la Democrazia Cristiana con il 35,2%; le due forze di Sinistra – il PSIUP – Partito Socialista di Unità Proletarie ed il PCI – Partito Comunista Italiano – ottennero rispettivamente il 20,7% ed il 18,9% superando di fatto di 22 unità il numero di deputati ottenuto dalla DC (207 a fronte dei rispettivi 115 più 104). L’Unione Democratica Nazionale di ispirazione liberale ottenne il 6,8% con 41 rappresentanti, il Fronte dell’Uomo Qualunque di Guglielmo Giannini ebbe il 5,3% con 30 eletti, il Partito Repubblicano Italiano il 4,4% con 23 membri ed il Blocco Nazionale delle Libertà che si dissolse poi rapidamente tra Liberali, Monarchici e Qualunquisti prese il 2,8% con 16 deputati. Lo storico Partito d’Azione raccolse solo l’1,4% con 7 rappresentanti.

Proclamati i risultati il Consiglio dei Ministri l’11 giugno volle subito portare a compimento il
3° comma dell’art. 2 del Decreto Legislativo luogotenenziale 16 marzo 1946, n. 98: «Nella ipotesi prevista dal primo comma (cioè la vittoria della Repubblica, n.d.r.), dal giorno della proclamazione dei risultati del referendum e fino alla elezione del Capo provvisorio dello Stato, le relative funzioni saranno esercitate dal Presidente del Consiglio dei Ministri in carica nel giorno delle elezioni».

Per una forma di cortesia istituzionale il Consiglio dei Ministri affifdata la guida ad Alcide De Gasperi si affrettò a stilare un documento da sottoporre all’attenzione del re Umberto II:

«Preso atto della proclamazione dei risultati del referendum fatta dalla Corte di Cassazione, tenuto conto che questi risultati, per dichiarazione della stessa Corte di Cassazione, sono suscettibili di modificazione e di integrazione, nel supremo interesse della concordia degli italiani, si consente che, fino alla proclamazione dei risultati definitivi, il Presidente del Consiglio dei Ministri, on.le Alcide De Gasperi, eserciti i poteri del Capo dello Stato, di cui all’art. 2, DLL 16 marzo 1946, n. 98, secondo i principi dell’attuale ordinamento costituzionale”.

Joshua Madalon

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