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Un progetto per il cinema – Prato 2 gennaio 1984 parte 9 (per la parte 8 vedi 4 settembre)

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Un progetto per il cinema – Prato 2 gennaio 1984 parte 9

….Ci si può anche candidare ad essere punto centrale e terminale di tutte queste esigenze che, purificate dall’avventurismo, dal provincialismo e dal volontarismo esasperato, potrebbero essere ricondotte ad unità sotto la nostra sigla. Ma, compagni, ora come ora, occorre o uno sforzo di fantasia o un pizzico di intelligenza e di spregiudicatezza mista a conoscenza e professionalità oppure, ma senza escludere niente di quanto prima ho detto, qualche giovane in più che “lavori” concretamente su questo progetto e vi assicuro che scrivere e parlare è molto facile, il difficile è “fare”.
Queste le “assenze”, i vuoti che vanno colmati. Se si pensa di farlo, non basta l’impegno fin qui profuso; se si pensa di non farlo, ci siamo dette tante bugie, abbiamo parlato, e sognato, a lungo invano.

Le “presenze”

Poichè, nell’elaborare questa traccia, ho messo in evidenza la mia preferenza per un intervento di “massima, ritengo di dover aggiungere a queste considerazioni una parte più propriamente pratica con un elenco di “necessità funzionali”, di “operatori necessari” e di “presenze” che in parte già sono state poste in evidenza. Accanto alle “assenze” pongo, quindi, delle “presenze”; esse sono, a parer mio, almeno tre e le elenco velocemente: 1) Il Circolo “MOVIES” ed il suo nucleo dirigente fondatore con il suo progetto, peraltro in via di formazione; 2) Una esigenza fondamentalmente attiva e stimolante da parte del pubblico; 3) Una pressante richiesta, pur se molto spesso non formalizzata concretamente, ed un interesse sempre più ampio della scuola nei confronti delle nuove tecnologie e del Cinema, in generale.

Il gruppo dirigente: quello che c’è
Il grupo dirigente del Circolo, quello funzionale, secondo me, non esiste ancora (o, se esiste, è insufficiente a reggere il progetto di “massima”), in quanto su circa nove elementi che lo compongono sulla carta, solo due potrebbero garantire di impegnarsi sul progetto e non sono sufficienti; tre altri compagni potrebbero, comunque, garantire un impegno, ma sono già oberati di lavoro nell’organizzazione del complesso; sui rimanenti quattro non me la sento di pronunciarmi a pieno, in quanto, secondo alcuni, non offrirebbero – essendone consapevoli – sufficienti garanzie di un impegno continuativo, ed io d’altra parte, anche nel rispetto delle loro consapevolezze, conoscendoli molto poco non azzardo giudizi negativi: anzi!

Professionalità e volontariato
E’ proprio partendo da questo dato “oggettivo” che io ho iniziato a porre delle serie difficoltà ed ho avanzato continue perplessità sulla possibilità di realizzare, in queste condizioni, il progetto in cui intendiamo imbarcarci. Devo dire purtroppo che non ho ricevuto ancora risposte convincenti e che il mio atteggiamento naturalmente è sul guardingo e di riflesso non è incondizionato. Tra l’altro, poco si addicono i discorsi di alcuni compagni che parlano di “professionalità” e di “imprenditorialità” con altri discorsi che non prevedono neanche il recupero delle spese vive da parte dei collaboratori. Devo qui confermare il mio netto dissenso con quanti parlano appunto di “professionalità” e poi vorrebbero affidare la gestione del progetto in gran parte al “volontariato”: questi due termini non possono facilmente coincidere nella realtà (anche se molto spesso il volontariato si basa, soprattutto in questi territori, su criteri di sufficiente professionalità), perchè il volontariato può venir meno quando vuole dai suoi compiti e creare dei vuoti pericolosi e difficoltà letali per l’attività del Circolo….

Fine parte 9

Estate 2020 – 3. La partenza per la ricognizione (per la parte 2 vedi 1 settembre)

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Estate 2020 parte 3. La partenza per la ricognizione

…e sì! A quarantotto ore da venerdì 5 giugno le previsioni meteorologiche ci dicono che il tempo non sarà dei migliori. E’ la stessa signora Patrizia che ci consiglia di prorogare di un giorno la nostra visita: peraltro lei non ci sarebbe, mentre invece sabato 6, sì, è bel tempo e lei sarà a Campiglia. Per diversi buoni motivi, il primo dei quali è che non pensiamo di trattenerci due giorni telefono alle due “signore” con cui abbiamo interloquito, entrambe di Venturina e riesco, anche se con fatica e con qualche lieve punta di sospetto da parte loro, a differire il nostro sopralluogo.
Peraltro di sabato nostro figlio non sta quasi mai a casa: già il venerdì sera è via e quindi di buon mattino ci avviamo prendendo la Firenze-Mare. Come di consueto abbiamo preparato qualche panino e dell’acqua, che potrebbe esserci utile (“potrebbe”, perché quasi sempre nell’ansia e nella furia di vedere il mondo, con ciò che è nuovo e ciò che è cambiato, soprattutto i panini fanno ritorno a casa e vengono consumati solo allora), una cartina stradale 1:500.000 e la classica Guida rossa del Touring Club Italiano della Regione Toscana. Google Maps non ci è molto utile nella prima fase: la direzione la conosciamo ed è quella verso Pisa Nord. Da lì poi si devia verso Livorno – Grosseto fino al casello di Rosignano dopo il quale si procede dritti per l’Aurelia fino a Venturina-Campiglia Marittima. L’impegno è quello di chiamare a telefono le due signore per concordare l’appuntamento una mezzora prima. Il viaggio prosegue liscio fino ad un chilometro dal casello: la fila è annunciata come lunga; non avevamo fatto il conto sul fatto che di sabato benchè sia nei primi giorni del mese di giugno qualcuno più che nei giorni lavorativi si sposti verso il mare, verso l’imbarco per l’Elba (il porto più vicino e quindi più conveniente è quello di Piombino non quello di Livorno). Poichè da sempre non utilizziamo nè tessere come Viacard nè tantomeno carte di credito (ci limitiamo ad una debit card e fatichiamo a ricordarci il pin) o Telepass dobbiamo fare la fila, che negli ultimi tempi è ancora più lenta ad essere smaltita perché con il Covid19 hanno ridotto al minimo – fino ad arrivare alla totale cancellazione – la presenza di addetti alla rscossione del pedaggio. Pertanto non è infrequente trovarsi di fronte a dei rallentamenti all’uscita per le varie difficoltà connesse al pagamento del pedaggio (incomprensione dei messaggi, rifiuti tecnologici, inconvenienti vari). E puntualmente qualcuno di questi problemi coinvolge uno o più autoveicoli e ci si pianta lì per minuti e minuti, ingrossando le file.
Lasciamo la E80 e iniziamo l’A1, l’Aurelia, la nuova (la vecchia SP 39 scorre più o meno sempre al fianco della nuova, incrociando però centri abitati a volte anche affollati) che scorre dritta e ci porta velocemente verso Cecina, La California, dopo cui incrociamo il tempietto di San Guido e il filare di cipressi che porta a Bolgheri, Castagneto Carducci mare, Donoratico fino a San Vincenzo all’annuncio della cui uscita abbiamo un attimo di sbandamento: c’è scritto “Venturina”. Ci fermiamo e consultiamo per la prima volta la cartina e comprendiamo che certamente uscendo si arriva a Venturina ma è solo la prossima quella che arriva direttamente in città.

A POZZUOLI metà anni Settanta del secolo scorso: COLLETTIVO TEATRALE ’75 “Ccà puntey ll’arbe!” “Per il decentramento culturale” – seconda parte (per la prima parte vedi 29 agosto)

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A POZZUOLI metà anni Settanta del secolo scorso: COLLETTIVO TEATRALE ’75 “Ccà puntey ll’arbe!” “Per il decentramento culturale” – seconda parte

2.

Prima di ritrascrivere il testo di accompagnamento alla rappresentazione pubblica va rilevato che agli inizi del 1970 la parte storica popolare di Pozzuoli (Rione Terra e zone attigue al porto) fu forzatamente evacuata; la popolazione fu costretta a dislocarsi prima in alloggi di fortuna (molte delle abitazioni “estive” della zona a nord dell’area flegrea oltre Cuma, cioè Licola, Varcaturo,Pinetamare, Castelvolturno e Mondragone furono sequestrate ed adibite a tali scopi) e poi in un nuovo insediamento, Monterusciello.
Fu con questa modalità militaresca decretata anche la fine della persistenza della lingua puteolana.
“Ccà puntey ll’arbe!” con l’ attività istruttoria del “Collettivo” fu un modesto tentativo di recuperare parte di essa.

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Il “Collettivo Teatrale ‘75” che agisce nell’ambito del “Centro Sociale Flegreo” è composto da un gruppo variamente impegnato nel campo del lavoro: pescatori, operai, artisti, insegnanti. I giovani che vi fanno parte, coloro che hanno voluto collaborare al tipo di lavoro che ha svolto e che svolge il “Collettivo”, sono pienamente consapevoli che non vi è oggi alternativa in materia culturale: qualsiasi tipo di indagine, di ricerca non può rifiutarsi di partire dalle esigenze primarie, dalle necessità pratiche, quotidiane, che le masse sempre più folte di contadini, operai, giovani o meno giovani o diversamente tali, avvertono, sì, ma sono anche portate a mistificarle con una sorta di rifiuto, di abulia, intervallata da frenetiche improvvise prese di coscienza, giustificando quasi, in questo modo, il reazionario appello alla limitazione della libertà, di cui fin troppo, secondo alcuni, ha gosuto il popolo italiano.
Certo, oggi, l’intellettuale è scomodo. Scomodo è il prete operaio o colui che, investito di cariche dal potere vigente, tradisce le aspettative non sempre del tutto oneste e genuinamente popolari del suo “datore” di riferimento. Il “Collettivo Teatrale ‘75” non si lega a precise precostituite linee di qualsivoglia parte, ma non smentisce di avere nella maniera più assoluta delle precise simpatie per chi, fino ad oggi, non ha mai tralasciato di costruire collegamenti con il movimento operaio, ed intende con questo impegno aderire ad un tipo di indagine sociale che non si stacchi dalla realtà quotidiana delle fabbriche, dei rioni ghetto, delle masse dei disoccupati, degli sfruttati (in particolare il lavoro minorile e la pratica del lavoro nero), dei lavoratori delle fabbriche, quelli del mare, i contadini, gli emarginati in toto e soprattutto i bambini che, ancora innocenti ed inconsapevoli, hanno bisogno di qualcuno che costruisca per loro un futuro sostanzialmente diverso. Oggi tutti, e specialmente la gente del Sud che tanto ha già sofferto fino ad ora, hanno bisogno estremo di razionalizzare le proprie esigenze, prenderne coscienza; questo, che risulta difficile, può essere ottenuto attraverso il tipo di lavoro che il “Collettivo” svolge, in questo periodo di tempo, insieme a tanti altri gruppi nel Sud e che va tecnicamente sotto il nome di “Decentramento culturale”.
“Ccà puntey ll’arbe!” è il secondo lavoro di indagine culturale spettacolare di tipo teatrale affrontato da questo Collettivo.
Con esso si vuole dare risalto al dialetto puteolano, vivo ancora oggi ai margini della società puteolana, per lo più sul porto, fra i pescatori del “Valione”. Partendo da una necessità oggettiva, di essere presenti sulle scene, pur continuando ad interessarsi di problemi sociali politici e culturali, il Collettivo ha creduto di poter superare la sua iniziale difficoltà creativa, affidandosi ad un canovaccio popolarissimo come “La Cantata dei Pastori”, tradizionale commedia natalizia.

Un progetto per il cinema – Prato 2 gennaio 1984 parte 8 (per la parte 7 vedi 23 agosto)

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Un progetto per il cinema – Prato 2 gennaio 1984 parte 8

Ovviamente, mi riferisco ad interventi che non riguardano solamente il cinema. Se ben vi ricordate, scrissi una volta – all’indomani del convegno di Artimino del 25 e 26 marzo del 1983 – che non mi convincevano molto i metodi in uso ed i rapporti che intercorrevano tra l’Assessorato alla Cultura di questa città e le varie manifestazioni culturali; qui ribadisco il mio primitivo dissenso, dopo aver osservato per un anno con attenzione locandine e manifesti che pubblicizzano gli interventi e le partecipazioni di questa Amministrazione in campo culturale: mi piacerebbe conoscerne le linee di intervento. Questa è la terza “assenza” che preannuncia la quarta.
4) Quarta “assenza” – Appare chiaro che non esiste un orientamento preciso, un progetto, una tendenza di massima semmai, anche da parte di coloro i quali (istituzioni, organismi, persone singole) avrebbero questo compito di curare in maniera più precisa i rapporti tra l’immagine e la realtà, la comprensione e la lettura della realtà attraverso l’immagine, tranne che in tempi recenti per quel che attiene in modo particolare al settore della Fotografia, l’uso della tecnologia audiovisiva per una migliore conoscenza culturale. Intendo riferirmi agli Assessoratia alla Cultura ed alla Pubblica Istruzione, alle organizzazioni politiche e sindacali, alle Associazioni culturali e ricreative, a quegli appassionati di cinema ed audiovisivi in generale, che agiscono in una realtà tutta personale, ammantata di eleganti sogni e mai concretizzata in un’esperienza pratica e comunicata agli altri; spesso questi ultimi, pur ricchi di esperienza, difettano di capacità comunicativa e di capacità direttiva ed organizzativa o, peggio, non si pongono neanche il problema: eppure esistono e sono preziosi come diamanti e tartufi.
Si pensi, ad esempio, ad un’Assessorato che tracci linee teoriche e politiche non solo, ma anche le linee di intervento pratico in materia di educazione all’immagine, che si ponga il problema delle nuove tecnologie in maniera seria e senza allarmismi semplicemente disorientanti, che apra un rapporto continuo e costruttivo con altri Enti e Istituzioni; sarebbe estremamente importante, ad esempio, partire con un censimento delle attrezzature e dei materiali filmici di cui sono in possesso le scuole pratesi per creare uno schedario delle disponibilità e verificare anche le attività che in ogni singola realtà sono state svolte negli ultimi anni e si svolgono tuttora, oltre che rilevare la capacità e la ricezione che ogni singola struttura presenta; compito di questa Istituzione, che potrebbe anche non essere un Assessorato, dovrebbe comunque essere quello di creare i presupposti per un corretto rapporto tra Cinema e Scuola, raccogliere la fiducia dell’istituzione scolastica ed avviare una proficua e duratura collaborazione con tutte le Istituzioni, scolastiche e non.
5) Quinta, e forse non ultima, “assenza” dovrebbe essere, a parer mio, quella che evidenzia la mancanza a Prato di un gruppo compatto ed il più possibile omogeneo che affronti questa attività cinematografica – che noi vogliamo intraprendere – con professionalità, con serietà e con un serio ed adeguato progetto di intervento, che sia di garanzia per la produttività e la riuscita dell’impresa. Questo, mi sembra, è presente nei desideri e nelle parole dei compagni che lavorano in diversa misura intorno all’ “idea”; ma occorre che le parole si trasformino in fatti reali, e ciò è una questione abbastanza diversa……..

Fine parte 8

STATI GENERALI – una variazione di CTS Parte 2 (per la parte 1 vedi 21 agosto)

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STATI GENERALI – una variazione di CTS Parte 2

Già nel 2018 tra aprile e maggio ho pubblicato una serie di post proprio riferiti ad una di queste occasioni. Mi riferisco a quell’interessante Seminario che verso la fine del 2002 uno degli Assessori alla Cultura, catapultati per alcuni “giri di valzer”ad occuparsi della progettazione politco culturale dell’Amministrazione pratese, aveva organizzato al Centro per l’Arte Contemporanea “Luigi Pecci”. Ho detto “giri di valzer” ma non mi riferisco alle solite “manfrine” quando accenno ad Ambra Giorgi (l’Assessore di cui sopra), che ha dimostrato nel corso della sua attività politica una eccellente preparazione, soprattutto culturale, ed è stata a mia memoria tra i migliori Assessori alla Cultura che la città di Prato abbia avuto. Ma “giri di valzer” rende invece molto bene il rapido susseguirsi nel corso del secondo mandato di Fabrizio Mattei di titolari di quell’incarico, da Massimo Luconi a Giuseppe Vannucchi, a Ambra Giorgi ed a Paolo Abati.
Sarà stato per questo motivo che in quel periodo si sono andati susseguendo diverse occasioni di confronto con la società pratese, un po’ per tastare il polso un po’ anche per creare quella forma di “sfogatoio” necessario, allora come ora, a far sentire importanti gran parte dei diversi personaggi, non tutti poi meritevoli della stessa attenzione (in realtà il succo era: “ti ho fatto parlare, ti sei sfogato, adesso “a cuccia”!): fondamentalmente, allora come ora, ben poco di quel che si diceva veniva ascoltato attentamente: la stragrande maggioranza di quel che si diceva non avrebbe avuto la giusta valutazione; in fondo, razionalmente è così! Ed in realtà c’è da chiedersi per l’appunto perché mai continuino ad organizzare “stati generali”, se non con lo scopo di creare “illusioni”.
Accennavo a quella della fine del 2002 il cui titolo era “Tessere Cultura” ed il mio intervento è nel post http://www.maddaluno.eu/?p=7902 che lo riporta per intero; ma ce ne era stata un’altra proprio agli inizi del 2002. Si era nel pieno del secondo mandato di Fabrizio Mattei: assessore alla Cultura era Giuseppe Vannucchi che, proprio in quei giorni aveva rinunciato al mandato, in seguito ad una serie di incomprensioni.
Il giornalista Gianni Rossi attualmente Direttore di TV Prato in un suo articolo pubblicato su “Toscana Oggi” il 27 marzo del 2004 pone in evidenza uno dei punti in dissenso tra il Vannucchi ed il Mattei.
Chi volesse leggerlo tutto può farlo sul web: https://www.toscanaoggi.it/Edizioni-locali/Prato/INCHIESTA-Civico-il-museo-dimenticato
Secondo il giornalista prestato alla politica, i suoi spazi di autonomia si sono progressivamente ridotti. Una delle cause principali della clamorosa decisione deve essere stata proprio la poca chiarezza sulle sorti del Museo Civico.
A quegli Stati generali io partecipavo a pieno titolo, essendo Presidente della Commissione Cultura della Circoscrizione Est e coordinatore dei Presidenti delle Commissioni Cultura delle cinque Circoscrizioni di Prato. Con lo stesso incarico intervenni a fine 2002 nel Seminario “Tessere la Cultura”. Nel prossimo post pubblicherò la prima parte di quell’intervento che storicamente riporta proprio la notizia delle dimissioni di Giuseppe Vannucchi. Era il 13 febbraio del 2002.

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Estate 2020 – L’attesa per le risposte alle nostre proposte parte 2 (per la 1 vedi il 18 agosto..)

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Estate 2020 – L’attesa per le risposte alle nostre proposte

Veniamo innanzitutto tempestati da mail e messaggi telefonici da parte dei diversi motori di ricerca; sono messaggi molto simili tra loro che ti sollecitano a perfezionare entro un ristretto margine di tempo la prenotazione: in realtà da parte nostra è partita solo una proposta per la quale era necessario inserire delle date di arrivo e di partenza anche per capire quali fossero i costi, i più reali e concreti possibile.
I messaggi che interloquiscono con noi ma anche con i proprietari dicono più o meno in modo minaccioso
Importante! stai usando l’annuncio con booking di……:

Ricordati che non puoi scambiare i tuoi recapiti con il turista fino al momento della conferma della prenotazione. In caso contrario il tuo profilo sarà sospeso.
Il turista continuerà a cercare alloggi mentre aspetta la tua risposta e la tua prontezza sarà determinante per la sua scelta.
Ricorda al turista di prenotare attraverso il nostro sistema per rispettare le condizioni di prenotazione e la garanzia antitruffa.

Ovviamente, sorvoliamo su queste proposte per le quali dovremmo contestualmente, a scatola chiusa, inviare la caparra per fermare la prenotazione. Chi ci garantisce? Le truffe ormai sono note, anche se quelle organizzazioni di cui sopra (trivago, housetrip, vrbo etc etc) sono serie e ci si dovrebbe fidare; ma ci spaventa l’incognito, preferiamo non andare incontro a sorprese, anche se fossero di minima rilevanza. Per fortuna un paio di proprietari rispondono inviando anche il loro recapito telefonico e così si avvia la comparazione sulle proposte e ci si prepara in primo luogo alla verifica e poi alla contrattazione, annunciando però che preferiamo “vedere la merce” prima di decidere. E non ci basta vedere le foto, che potrebbero essere non corrispondenti in parte a quanto annunciato e a quanto effettivamente da noi desiderato. A conferma della diversa modalità di rapporti le mail di questi ultimi, pur provenendo dallo stesso motore di ricerca non riportano quelle “avvertenze” intimidatorie. Diversamente da quelle spingono il proprietario a darsi da fare “Puoi rispondere al turista anche rispondendo direttamente a questa email.”
Ad ogni modo cominciamo a sentirci sia per mail che per telefono ed annunciamo la nostra visita come sopralluogo da lì ad una settimana. Solo con due di loro riusciamo ad interloquire. Sono di Venturina. Altri tra Cafaggio, Massa Marittima e Castagneto sono silenti o continuano ad inviare messaggi incomprensibili come “Ok ci vediamo in Piazza tal dei tali” senza però fornire un numero di cellulare.
Nel frattempo prendiamo in considerazione di fare una scappata anche a Campiglia e così contattiamo la signora Patrizia con la quale peraltro interloquiamo piacevolmente anche su temi di carattere artistico culturale. Lei è a Campiglia solo nel periodo delle vacanze; pur essendo in pensione come noi tutto il resto del tempo lo trascorre in un luogo straordinariamente interessante del quale tratterò a tempo debito nei prossimi mesi.
Decidiamo contestualmente che, una volta che saremo lì, faremo una ricognizione tra le diverse agenzie immobiliari anche per renderci conto delle diverse offerte sul mercato. Decidiamo di andarci venerdì 5 giugno, ma a quarantotto ore da quel giorno……

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A POZZUOLI metà anni Settanta del secolo scorso: COLLETTIVO TEATRALE ’75 “Ccà puntey ll’arbe!” “Per il decentramento culturale” – Presentazione

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A POZZUOLI metà anni Settanta del secolo scorso: COLLETTIVO TEATRALE ’75 “Ccà puntey ll’arbe!” “Per il decentramento culturale” – Presentazione

Negli anni Settanta ferveva l’attività culturale giovanile e sempre più la Cultura si avvicinava alla Politica militante. In quegli anni, prima che decidessi di cercare lavoro lontano (il mio primo incarico fu in un Istituto Tecnico Industriale di Bergamo con un “corso serale per operai”; il mio primo lungo incarico fu al confine con l’Austria, ad Auronzo di Cadore), avevo anche organizzato un riuscitissimo e frequentatissimo Cineforum nella Sala Parrocchiale di Arco Felice, la Parrocchia San Luca e Santi Eutichete ed Acuzio. Fu, questa, un’iniziativa di discrimine per la mia formazione. Il programma era di Sinistra, in quel tempo Sinistra vera, essendo collegati molti dei film ad autori che si riferivano direttamente al PCI. La mia fu una scelta “naturale” ed autonoma, non concordata con il Parroco, ch evidentemente aveva riposto in me la massima fiducia. Ed io, scegliendo quelle opere “militanti” tra cui un paio di documentari come “Napoli” di Wladimir Tchertkoff e “Il sasso in bocca” di Giuseppe Ferrara o film come “Seduto alla sua destra” di Valerio Zurlini sui movimenti per la liberazione ed indipendenza dei paesi africani, feci evidentemente una scelta non condivisa, tanto che, anche se fossi rimasto a Pozzuoli non avrei potuto ripeterla in quegli ambienti.
Per fortuna c’erano spazi, come il Centro Sociale Flegreo in Via Virgilio 8, disponibili ad ospitare eventi più o meno simili. Fu in questo luogo che ebbi modo di contribuire ad allestire un’operazione originale come la rielaborazione in dialetto puteolano di un classico popolare molto frequentato soprattutto (ma non solo) allora dalle compagnie teatrali amatoriali (“filodrammatiche”) del Sud, quella “Cantata dei pastori” che celebra in modo molto laico la nascita di Cristo, puntando l’attenzione allo scontro tra il Male ed il Bene ( i Diavoli e gli Angeli ) con personaggi appartenenti alla tradizione popolare, come Razzullo,uno scrivano, e Sarchiapone, un barbiere oltre al timido umile pastorello Benino, all’interno del viaggio di Giuseppe e Maria verso Betlemme.
Tra il 1974 ed il 1975 alcuni di noi, dotati di magnetofono portatile (io ne possedevo uno pesantissimo che mi trascinavo a tracolla), camminavamo tra i vicoli del porto di Pozzuoli alla ricerca di fonemi dialettali da utilizzare nella traduzione dall’italiano e dal napoletano. Tutto quel materiale fu poi ascoltato attentamente e si procedette al lavoro di adattamento, a partire da un titolo che aveva anche un intento beneagurale per le prospettive sociali culturali e politiche delle generazioni cui appartenevamo.

Nel prossimo post riporterò il testo di presentazione del nostro lavoro. In quell’impresa furono protagonisti gli artisti Giuseppe La Mura e Giancarlo Tegazzini, che avevano seguito lo stesso mio percorso creativo, di cui ho trattato di recente con i due post dedicati a “Il piccolo caffè”.

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CINEMA – Storia minima 6 – Primi anni Trenta – continua (per la 5 vedi 14 agosto)

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CINEMA – Storia minima 6 – Primi anni Trenta – continua (per la 5 vedi 14 agosto)

Oltre a Dreyer, in Germania, abbiamo la presenza di quel grande autore di origine austriaca, Georg Whilhelm Pabst, che aveva esordito nel decennio precedente alla fine del quale aveva ottenuto un grande successo con “Il vaso di Pandora”. Egli prosegue con una serie di successi, collegati all’introduzione del sonoro.

Dopo Westfront (Westfront 1918) che , nel 1930, primo suo film sonoro, racconta la tragedia vissuta negli ultimi anni della prima guerra mondiale dai soldati sul fronte Ovest, Pabst realizza nel 1931 sia “L’opera da tre soldi”, derivato dal dramma brechtiano sia “La tragedia della miniera” che, come “Westfront” è un invito a privilegiare una visione politica internazionalista, inneggiante alla pace dei popoli, di fronte al preannuncio di tutt’altra direzione da parte dei poteri fascisti e nazionalsocialisti.

Del 1931 va ricordato il documentario narrativo “Tabu – una storia dei mari del Sud” di un Murnau che non ti aspetti dopo il periodo espressionista. “Tabu” risulterà un capolavoro assoluto: il risultato così eccelso è dovuto anche alla collaborazione con uno dei maggiori documentaristi della storia del Cinema, Robert Flaherty.

Tra le produzioni di quell’ anno in Germania è da segnalare, anche per la originalità del tema trattato (l’omosessualità), il film “Ragazze in uniforme” per la regia di una donna, Leontine Sagan, che dopo questo film che ebbe un destino travagliato, emigrata in Gran Bretagna, non riuscì ad emergere.

Sempre sull’onda del pacifismo internazionalista, è nel 1932 che negli Stati Uniti esce la prima edizione cinematografica del capolavoro di Ernest Hemingway “Addio alle Armi”, che era uscito appena due anni prima. La regia del film è di Frank Borzage, e si avvale di una grande interpretazione da parte di un divo della celluloide, Gary Cooper.
Negli stessi States sempre nel 1932 una nota coppia di tedeschi come il regista Joseph von Stenberg e la “diva” Marlene Dietrich, reduci dal successo de “L’angelo azzurro”, realizzano un nuovo film, che da un punto di vista qualitativo e storico non è un capolavoro ma risulterà essere campione di incassi in quell’anno: si tratta di “Shangai Express”.

Ritornando a Pabst molto interessante è la ripresa di un romanzo già trasformato in film nel 1921 da Jacques Feyder: si tratta di “L’Atlantide” di Pierre Benoit, che Pabst rielabora affidando il ruolo della protagonista a Brigitte Helm, straordinaria interprete del personaggio di Maria e del suo “alter ego automa” in “Metropolis”.

In quello stesso periodo si erano fatti strada cinque fratelli (Chico, Harpo, Groucho, Gummo e Zeppo “MARX”) che avevano praticato il “vaudeville” e la satira acuta e sferzante in alcuni film che sono rimasti nella storia del Cinema. Nel 1932 i fratelli Marx presentarono infatti “I fratelli Marx al college”. Non è loro la regia ma è molto facile riconoscere che le loro interpretazioni non abbiano bisogno di un contributo esterno: la loro carriera cinematografica è appena agli esordi ed in questo film sono in quattro (manca Gummo, il penultimo della serie). In seguito alcuni di loro lasceranno la scena, come Zeppo che già a metà degli anni Trenta si limiterà a far da manager alla “famiglia” artistica.

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La Democrazia e le Ideologie ( modeste riflessioni in attesa del Referendum sulla riduzione dei parlamentari)

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La Democrazia e le Ideologie ( modeste riflessioni in attesa del Referendum sulla riduzione dei parlamentari)

Non solo negli ultimi tempi, ma forse da molti decenni, si è parlato, non sempre in modo corretto, del “tramonto delle ideologie”. Nella società contemporanea si fa uso sempre più dei mezzi di comunicazione di massa, la cui forza di radicamento si è andata accrescendo in forma inversamente proporzionale con il livello culturale medio generale della popolazione italiana. Coloro che posseggono le leve della trasmissione dei messaggi – una minoranza sempre più ridotta – pur avendo un livello culturale molto più basso rispetto ai loro predecessori diffondono agevolmente notizie false e tendenziose allo scopo di convincere le diverse platee in merito alle loro idee. In realtà queste azioni servono a creare disorientamento, assuefazione, rassegnazione e poi, sdegno, rabbia, aggressività. C’è di sicuro un elemento di verità che tuttavia sfugge sia a coloro che sostengono la fine delle ideologie sia a quelli che invece ne contestano la crisi. Questi ultimi sono ben rappresentati dagli “ultimi giapponesi” quei soldati che resistettero (o credettero di resistere) alla resa a conclusione del secondo conflitto mondiale. I primi a volte sono soltanto mesti ripetitori, rimasticatori delle idee che provengono da settori che hanno personali interessi nel rendere piatta ed omologata la società da controllare e gestire.
Pur tuttavia sono sempre più convinto che ad un onesto democratico la “fine delle ideologie” non debba far temere di conseguenza grandi cambiamenti negativi, a patto che permanga integro – e si elevi – il livello di “Democrazia” in questo Paese e che si elevi parimenti il livello culturale generale. Ed è proprio questo il discrimine su cui avanzare delle riflessioni. E’ forse proprio questo il gradino “utopico”, alto come un muro contro il quale si infrangono i sogni. Fino ad oggi le Ideologie non hanno aiutato a crescere la Democrazia, non l’hanno aiutata neanche a mantenersi in vita, sana. Capisco perfettamente che vado affermando un pensiero “eretico”, e so perfettamente che, pur non avendo le qualità dei Santi Eretici che ci hanno preceduto, nonostante le mie affermate modeste qualità qualche solone trasecolerà indignato. In pratica, il mio parere è che le Ideologie hanno mortificato la Democrazia, l’hanno limitata, perché si sono ristrette in gruppi sempre più minoritari nei quali non circolava la discussione ma ci si fermava ai dogmi, condizionando le necessarie positive trasformazioni. In pratica “così è in modo indiscutibile” né più né meno come quelle affermazioni “talebaniche” appartenenti a diverse “religioni” dove il dubbio è perennemente negato.
Uno dei temi “attuali” su cui mettere alla prova quel che dico è il “referendum sulla riduzione del numero dei parlamentari”. In modo netto ci si ferma al collegamento tra “numero” e “Democrazia”, come se fino ad oggi il livello della Democrazia italiana (che si può dire abbia dovuto fronteggiare molti attacchi e non se la passa proprio bene) sia stato mantenuto alto dal numero dei rappresentanti (e solo da questo) nel Parlamento. Chi sostiene la difesa dell’attuale “numero” non discute dei “limiti” ed eventualmente (così finisce per apparire) difende l’attuale “casta” in toto, escludendo dunque di avviare una riflessione complessiva su come incentivare la Democrazia nel nostro Paese, pur riducendo – solo – il numero dei rappresentanti nel Parlamento.
La colpa di chi osteggia tale Riforma (meramente “numerica”) sarà immensa di fronte alla vittoria dei sostenitori della riduzione, soprattutto e proprio perchè contestualmente al loro rifiuto non vi è stata alcuna controproposta a favore della “Democrazia”, applicata e reale, da mettere sul piatto della discussione. Se c’è un “vulnus” democratico reale, questo è legato alla crisi della partecipazione democratica periferica ma diffusa sui territori, non di certo quella fasulla ed ingannevole costruita allo scopo di far approvare scelte già decise all’interno di stanze molto lontane e separate dal contesto comune.

….prosegue….

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UN MIO AMPIO INTERVENTO – parte 13 e ultima (per la 12 vedi 12 agosto) – a breve il testo intero

UN MIO AMPIO INTERVENTO – parte 13 e ultima (per la 12 vedi 12 agosto)

Per andare verso la conclusione dico che sul Teatro e sul ruolo che esso deve avere nella nostra società mi appaiono illuminanti e precise le affermazioni generali rese da Luconi in Consiglio comunale nella prima parte del testo, soprattutto quando parla di un Teatro aperto; mentre per quel che riguarda la produzione ritengo indispensabile far riferimento ad alcune pagine sul Teatro (pagg.8,9) di un documento fornitomi dal precedente Assessore alla Cultura, prima della campagna elettorale del 23 aprile (1995). Un’altra questione di fondamentale importanza nell’ambito delle politiche culturali è a mio parere il Teatro Ragazzi. Si tratta di uno dei settori culturali più avanzati che la città di Prato abbia prodotto negli ultimi 15 anni. Il Teatro Ragazzi, per opera del “Teatro di Piazza e d’Occasione” ( TPO ) ha raggiunto risultati considerevoli di rilevanza nazionale ed internazionale, ottenendo svariati riconoscimenti nel settore produttivo e finanziamenti statali, svolgendo un ruolo prezioso soprattutto di tipo didattico. Ci sono dati incontestabili sul lavoro svolto e sui risultati ottenuti, che non lasciano alcun dubbio.

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In questi ultimi tempi, però, la storia del Teatro Ragazzi si è andata intrecciando con le problematiche connesse all’atavica mancanza di strutture culturali nella nostra città ed al destino del Teatro Santa Caterina, sede “storica” di questa attività.
Proprio negli ultimi giorni, poi, dovendo il Comune procedere al restauro del Santa Caterina, il dibattito, diciamo così, è entrato nel vivo, cosicché all’interno della Giunta si sono fronteggiate due tipi di scelta sul futuro di quella struttura: la prima che prevederebbe l’uso per uffici comunali, l’altra che riterrebbe più opportuno un uso culturale polivalente. Fatto sta che soprattutto l’una ma anche l’altra non consentirebbero, pur prevedendola a parole, la sopravvivenza dell’esperienza del Teatro Ragazzi e, di riflesso, del TPO, che ne è l’anima, il cuore. Infatti tra le proposte avanzate al TPO, da quel che ci risulta, ci sarebbe quella di rimanere nella struttura con un compito umiliante di “portierato”: posso pensare che una tale proposta la avanzi chi non si intende di “Teatro”, ma mi ha molto sorpreso sapere che una simile proposta fosse stata avanzata invece da chi si occupa prevalentemente di Teatro e da chi afferma di amare il Teatro. Io non voglio fermarmi alla denuncia: chiedo che con urgenza si affronti questo problema, con la necessaria massima serietà, sapendo che occorre difendere ciò che di buono è stato realizzato in questa città. Una delle forme possibili potrebbe essere quella di una convenzione temporanea con il TPO con l’uso di una sede per le attività e l’affidamento di una struttura “provvisoria” adeguata ai bisogni in attesa del reperimento di una “definitiva”.
Vado alle conclusioni per davvero. E dico anche con un certo imbarazzo alcune cose, che preferisco lasciare al ricordo scritto. Ho sentito più volte rivolgermi da parte di Luconi un invito “accorato e caloroso” a collaborare, senza mai chiaramente poter capire, forse per mia difficoltà, come ciò potesse essere possibile in pratica. La mia indole e la mia esperienza vorrebbero sempre accettare, il mio attuale ruolo mi dissuade – mi si creda – con molta amarezza. Sono cresciuto come operatore culturale e nell’organizzazione sia teatrale, sia cinematografica sia da poco quella musicale ho realizzato momenti anche entusiasmanti. Potrei indubbiamente dare una mano a qualcuno con cui condividere un progetto, ma per altri due motivi proprio non ci riesco, non posso: il primo, perché per ora non intravedo ancora un progetto; il secondo, perché per poterlo realizzare concordemente occorrerebbe un’investitura istituzionale che non caldeggio e che comunque non accetterei senza il superamento del primo dei due motivi.
Una questione finale: tra poco più di un mese il nostro Partito (ndt.: il PDS) dovrà tenere la Conferenza-Congresso allo scopo si rinnovare il gruppo dirigente ed il suo Segretario. Bene, io credo che non vi possa essere né Segretario né Gruppo Dirigente che non si ponga il problema di affrontare le tematiche qui da me trattate e non le avvii a soluzione. Voglio – proprio per questo – lanciare qui una sfida “culturale” ai compagni che sono o saranno candidati al ruolo di Segretario del Partito qui a Prato: comincino ad esprimersi fin da ora sulle questioni fondamentali della Cultura; io infatti credo che solo così facendo noi potremo trovare il giusto Gruppo Dirigente per affrontare il nostro immediato futuro.

Prato 20 ottobre 1995 Giuseppe Maddaluno