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BREVI

Il “nuovo” Governo, quello del “cambiamento” a dirla con l’ineffabile Vice Premier Di Maio “Giggino”, non perde tempo… nel confermare che non farà nulla di nuovo e rivoluzionario rispetto agli altri. Assume in modo diretto una persona a dirigere la Segreteria del Mise, affermando che si tratta di una ragazza “onesta che più onesta non si può…” . Difficile metterlo in dubbio, ma ci si aspettava di più… di un cambiamento rispetto al “nepotismo” al “clientelismo” “dei vecchi governi. A proposito dei quali, suggerisco ai loro sostenitori di starsene buoni: non possono essere loro ad alzare la voce!

PASSEGGIATE FLEGREE giugno 2018 – parte 4

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PASSEGGIATE FLEGREE giugno 2018 – parte 4

Girata la balaustra che affacciava sul salottino collegato ad ambienti che noi, per memoria, presupponevamo essere collegati alle vecchie terme ed ai locali di un Cinema che da giovani avevamo frequentato da artisti filodrammatici e e da spettatori molto attenti alle opera dei grandi registi europei ed americani, ci eravamo così diretti verso le “voci”.

Un ufficio dove sedevano tre persone, due donne giovani ed un signore attempato ma di un’eleganza professionale indubbia, mentre di spalle sulla soglia dell’ufficio un altro signore altrettanto elegante in piedi questionava intorno a temi probabilmente organizzativi.

Al nostro saluto doveroso, si girò verso di noi; e fu allora che lo riconobbi. Quando ero all’Università, lo conoscevo appena, essendo solo il fratello di un altro mio coetaneo, che partecipava in modo costante alle nostre organizzazioni culturali, oltre che ricreative. Sapevo che poi aveva fatto carriera nella Democrazia Cristiana, arrivando a ricoprire incarichi prestigiosi fino a quello di primo cittadino puteolano.

“Ciao” con reciproca cordialità. Una stretta di mano vigorosa. “Sei te che ti occupi di questo spazio?” “Sì, da alcuni anni…” “Ma eravamo passati e sembrava tutto in perfetto ordine, ma non in attività!” “Sì, certo, da qualche mese ci siamo dati da fare. C’è l’albergo, il ristorante, la beauty farm con le terme e poi delle iniziative culturali…”. Procedemmo nella visita, ora accompagnati da uno chaperon esclusivo che ci spinge verso la terrazza panoramica, dalla quale si gode nel pieno del calore già estivo uno splendido panorama sul golfo, a partire dal Serapeo sottostante. L’ambiente è però algido, indistinto; manca un vero e proprio tocco artistico che non sarebbe male: la terra flegrea è per sua natura semantica vulcanica, calda impetuosa ed in quella realtà invece ci si trova di fronte ad un luogo che, pur nella sua indubbia eleganza, potrebbe essere tra le fredde valli delle Alpi.

Ovviamente il nostro amico vantava professionalità di ottimo livello come collaboratori e collaboratrici e su questo non potevamo che assentire. Lasciammo che decantasse anche quelli che erano importanti collegamenti con bagni esclusivi raggiungibili con facilità dalla Ferrovia sottostante, la Cumana, esempio di fatiscenza ormai consolidata e disperata. Non riuscimmo a visitare gli altri ambienti; volevamo accedere a qualche camera per saggiarne le caratteristiche, ma non fu possibile. Andammo via insesauditi. Perplessi sul futuro di un’attività nella quale la passione è sovrastata da un’indolenza caratteristica di una parte della mentalità meridionale, che sembra affidarsi più nelle mani della dea “fortuna” piuttosto che nell’ativismo umano. “Dio gliela mandi buona. Dio perchè non altri!” pensammo all’unisono.

Scendemmo le scale del vicoletto sempre lurido di residui corporali ed acque indistinte che cascano da tubature pendenti, quella stretta viuzza che conduce verso il piccolo passaggio a livello della Cumana che si affaccia sul lato interno del Tempio di Serapide. Giusto allora dei rintocchi segnalavano l’arrivo del treno impedendo l’attraversamento pedonale. Di lì a poco un treno reso cadente anche dall’impeto graffittaro di anonimi artisti, che ne avevano letteralmente coperto tutti i finestrini, abbuiando gli interni, sopraggiunse fischiando forse semplicemente per salutare gli addetti del casello che corrisposero con un cenno delle loro mani.

 

J.M.

 

…fine parte 4….continua

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Bannatemi pure…io no, non vi banno!

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Bannatemi pure…io no, non vi banno!

Il vento sembra essere cambiato…e tante tra le persone con cui interloquisco, alcune delle quali conosco da anni, e non dai tempi di Facebook, ma da anni e anni, e con le quali non sono sempre stato d’accordo, alcune appartengono a storie politiche comuni, altre a percorsi politici assai diversi, in questo tempo cambiato difendono in modo spesso inatteso storie lontane anni miglia dalla mia cultura.

Negli ultimi giorni leggo che molti fanno a gara a bannare coloro con i quali non sono d’accordo. Lo trovo assurdo, soprattutto in quanto la dialettica combatte differenti pensieri tutti collegati ad una specifica coerenza ispirata a percorsi di vita ed esperienze distinte. Io non lo farò, anche se, come ho già fatto, orgoglioso del mio pensiero, suggerirò a coloro che non sono d’accordo con quello che esprimo, di uscire dal mio account; in modo particolare da quello  spazio dove propongo quotidianamente i miei post, la mia Pagina Pubblica.

Coloro che lamentano espressioni offensive oggettivamente riconoscibili fanno bene invece a mostrarle, poste così a disposizione pubblica. E’ bene anche “copiarle” e datarle, pronte nell’eventualità di doverle utilizzare per querele o denunce, civili e penali. Perché non dare la possibilità a queste persone di poter vedere utilizzati su se stessi gli aspetti rieducativi di una “pena” a norma del terzo comma dell’art.27 della nostra Carta costituzionale?

 

Joshua Madalon

p.s.: Sono stato un “professionista” dell’Educazione! Lo sono tuttora! Non dispenso giudizi “tanto all’ora”! Sono oltre che tollerante! Non banno nessuno: se qualcuno lo vuole fare lo faccia pure nei miei confronti!

 

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L’ECO DEL VAFFA La sacrosanta pratica del “vaffa”

 

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L’ECO DEL VAFFA

La sacrosanta pratica del “vaffa”

Chi lo avrebbe mai detto che avremmo potuto ripagare della stessa identica “moneta” liberatoria il Movimento 5 Stelle che, complice il suo insigne fondatore, l’aveva utilizzata. Parlo di quel “vaffa” con seguito delle parti posteriori adoperato “ad libitum” come se fosse un brindisi conclusivo festoso.

Se lo meritano a gloria, anche perché stanno utilizzando la loro primitività abbinandola ad una spropositata dabbenaggine, sottovalutazione, a mo’ di novello “Candide” volteriano, al quale tutto va bene. Ovviamente non si può non riconoscere che dabbenaggine e spudoratezza, irrisione e presunzione, arroganza e protervia non siano state già utilizzate a piene mani da quell’epigono berlusconiano, che è stato Matteo Renzi.

Ma ancora ancora tra quelle figure che hanno tenuto bordone ai precedenti governi vi si trovavano personalità di livello medio-alto, che in questo nuovo andranno ricercate con il lumicino, temo con scarsi risultati. Ma tant’è: mi si risponderà che i tempi sono cambiati e che io – in compagnia di molti altri – sono innegabilmente (confesso di esserne anche convinto) “retrò”.

Perchè mai un vecchio rimbambito come me dovrebbe allora mandare a quel paese i rappresentanti di questo Governo ed in modo principale i pentastellati?

E’ presto detto: costoro “governano” in modo molto originale (eh già! Sono i paladini del cambiamento); quando alcuni di loro (per esempio, e che esempio!, il Presidente della Camera, terza carica dello Stato) aprono la bocca distinguendosi da una linea peraltro inesistente (il contratto di Governo è quanto di più aleatorio possa immaginarsi) ci si appresta a dichiarare che “parlano a titolo personale”. Anche lo stesso Presidente del Consiglio parla più o meno a titolo personale e agisce nello stesso modo quando, sollecitato dal Presidente della Repubblica, forse sgomento davanti a tale “brancaleonata”, ha dovuto dare ordine di far sbarcare i 67 della motovedetta Diciotti. Ed a titolo personale parla, a sentire Di Maio, l’altro vice-premier Salvini, quando brontola in modo sconnesso, perché non gli si è consentito fare quel che caspita vuole fregandosene delle regole: lui che ne dovrebbe essere garante e tutore, come Ministro degli Interni.

Quindi s’è capito? “un sonoro  infinito “VAFFA” con annessi e connessi al Governo, al Movimento 5 Stelle e ai suoi sostenitori ovunque essi siano. Andate pure!

 

Joshua Madalon

 

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Ancora sui vitalizi aboliti(!?) e l’immigrazione

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Ancora sui vitalizi aboliti(!?) e l’immigrazione

L’intervento sui vitalizi è un ignobile stratagemma per soddisfare il desiderio insano, vendicativo di presunti soprusi,  di una parte della popolazione, forse anche maggioritaria (!), che ritiene in toto che chi si è impegnato nel lavoro politico lo abbia da sempre fatto in modo indegno, valorizzando i propri interessi e sottovalutando quelli del popolo da cui aveva attinto fiducia. Ovviamente, come è ormai riconoscibile in ogni azione umana di gruppo, ci sono stati casi molto limitati di indegnità conclamata e per molti la responsabilità non può essere assegnata all’individuo, dal momento in cui questo rispondeva ad una gestione politica centralistica, tipo – per fare un solo esempio – quella dell’attuale M5S. Ma la stragrande maggioranza dei parlamentari ha agito in modo straordinariamente corretto; ma, lo si sa, a far notizia e scandalo sono quei pochi che hanno puntato sulla loro carriera personale perseguendo vantaggi limitati a se stessi ed ai loro diretti protetti (ed in questo caso nessuno dei Partiti e dei movimenti può vantare primazie positive).

Sarebbe certo opportuno apportare modifiche come quelle sulla reversibilità, che non ha senso dal momento in cui i meriti di un impegno non possono essere, al pari dei demeriti, travasati sui congiunti e gli eredi. Ma interventi simili non avrebbero attratto tanti consensi: il “popolo” aveva bisogno di vedere scorrere il sangue, intendendo solo pur macabramente ciò un simbolo.

Sarà probabilmente lo stesso popolo come accade sempre nella Storia a ricredersi, allorquando concretizzerà la realtà dei fatti verificando che simili interventi non producono effetti sostanzaili: anzi!

Il rischio è che invece che vantaggi su un recupero di quegli emolumenti alle casse dello Stato si otterranno svantaggi per un esborso successivo di gran lunga maggiore. La protervia e la caparbietà hanno già dato i loro frutti con la vicenda del referendum istituzionale del 4 dicembre 2016. E non fa bene ignorare tutto questo.

Oltretutto un altro aspetto è quello degli interventi sui temi dell’immigrazione. Qui l’Italia si è infilata in un vicolo cieco, raccogliendo soltanto il sostegno dei paesi “sovranisti” che, ovviamente, sono ciascuno per la chiusura dei propri confini. Con queste prospettive è a rischio la Sicurezza. Creando ghetti in patria e chiudendo le frontiere in modo indiscriminato sarà più facile per chi ha progetti terroristici infiltrarsi, cooptando gente sempre più arrabbiata perché esclusa da un Paese che nega l’accoglienza e l’integrazione, rinchiuso sempre più in se stesso a difesa di valori che vanno sbiadendosi progressivamente a vantaggio di altri meno positivi con uno sguardo vetero-nazionalistico.

Anche la Chiesa sta facendo sentire la sua voce, attraverso figure simbolo. Svolga un ruolo civile rispondendo in particolare alle mistificazioni portate avanti da alcuni protagonisti, allorché si dicono ispirati dal Vangelo. Si sottolineino, come se si trattasse di un’eresia, queste affermazioni ignobili proprio perchè non rispondenti al vero. Cristo si apre agli ultimi, agli umili, ai poveri, ai diseredati, agli emarginati e tra questi vi sono molti di nostri connazionali ma vi è un mondo intero che bussa alle porte dell’Occidente. Per ora bussa, certo, bussa con pudore. Domani chissa!

Non facciamo prevalere l’egoismo: se ogni paese con ordine avesse aperto le porte a questa gente in proporzione agli spazi di cui dispone, avremmo avuto meno problemi e molte risorse attive legali a disposizione. Si è preferito lucrare sulle paure irrazionali, riferendosi a pochi casi, piuttosto che corrispondere a criteri logici realisticamente possibili.

C’è chi, come il Sindaco di Riace, ha mostrato la strada, prendendosi gli improperi beffardi del leader della Lega, che fondamentalmente ha agito come un “piccolo cane” di fronte ad un presunto pericolo: abbaiando.

 

Joshua Madalon

 

 

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Un novello Capitan Fracassa e…il suo servo sciocco (una reinterpretazione della “commedia dell’arte”)

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Un novello Capitan Fracassa…e il suo servo sciocco (una reinterpretazione della “commedia dell’arte”)

Ma chi crede di essere, quel rude individuo degno di rappresentare la barbarie veteroleghista,  che attenua  ipocritamente con un eloquio che ricerca di rassicurare utilizzando bonarie terminologie (“Papà”), allorquando in modo guascone digrigna i denti e mostra il volto rabbioso da novello Capitan Fracassa?

La sua ambizione è quella di essere l’unico depositario del Potere; è per questa ragione uno dei personaggi paradossali che ci tocca incontrare più pericolosi per la diffusione di un cattivo esempio che ha già generato momenti di “ordinaria follia” come quelli di Macerata (cari italiani, la “memoria” di fatti anche recenti non va sotterrata) , a Caserta poco meno di un mese fa e di Latina (11 luglio scorso).

Anche per questo occorre un pieno sostegno alla decisione del Presidente della Repubblica di telefonare al Premier (!) Conte per chiedergli di intervenire nella soluzione della vicenda della nave della Guardia costiera Diciotti. Fa bene, molto bene, a stupirsi Salvini; fa parte della sua (in)cultura ed il suo livello di (non)rispetto dei valori trascritti nella Carta costituzionale. E’ pericoloso questo atteggiamento, questo comportamento, questo modo di agire che parte da una precisa volontà di derogare da quelle che sono le basi delle regole costituzionali, a partire dallla divisione dei poteri (il potere giudiziario è autonomo e non può rispondere nè direttamente nè indirettamente a diktat).

Tra le altre cose è proprio il Governo nella sua interezza a fare una pessima figura. Certo che c’è da stupirsi: abbiamo un Presidente del Consiglio a servizio ridotto (a prescindere dalla sua qualità umana e accademica) che è del tutto incapace di gestire la squadra. E’ del tutto evidente che, andando avanti, se continua la Storia di questo Governo, ci saranno più disastri fallimentari che successi.

 

 

 

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Un altro esemplare momento di festa è stato quello intorno all’approvazione del taglio dei vitalizi. Agli italiani smemorati stanno raccontando fandonie: i vitalizi per quel che è necessario in “tempi di vacche magre e di giustizia sociale” sono stati già aboliti. Con l’Ordine del giorno approvato in Commissione alla Camera sono stati ricalcolati retroattivamente alcuni vitalizi di ex parlamentari. Questa operazione puramente mediatica approvata anche dal PD avrà esiti disastrosi anche in relazione  a quel ventilato maxi(!)risparmio, e pagheremo con gli interessi questa aberrazione.

Io sono a favore di una riduzione, anche ulteriore, dei benefit in modo complessivo ma considero un’altra forma “giacobina” contornata da acredini odiose questa battaglia retroattiva.

Ecco, siamo appena agli inizi di questa XVIII legislatura. Non c’è nulla di buono da festeggiare: anche quell’annuncio di superamento del Job’s Act è una falsità. Ci sono degli aggiustamenti molto limitati tanto da non avere alcun effetto positivo nè per i lavoratori nè per i datori di lavoro.

 

Joshua Madalon

 

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Una Maddalena del Terzo Millennio – parte terza

 

Foto di Agnese Morganti

 

Una Maddalena del Terzo Millennio – parte terza

E’ sera tardi. Claudio è al computer nel suo studio, tranquillo. Scrive. Ha riacceso il cellulare privato inserendo la modalità silente. Ed ha provato anche a ricomporre il numero di Laura. Lo fa lanciando soltanto due squilli.

Mentre prepara un documento lo ha sotto gli occhi davanti al monitor. Ed è così che ad un certo punto nel semibuio della stanza il piccolo schermo si illumina: c’è un messaggio. “Ci sono”, breve ma chiaro.  “Ci sono” e’ quasi mezzanotte. Tutto tace e l’ambiente è molto lontano dallo spazio notte della famiglia. Claudio tuttavia ha una forte titubanza a chiamare a quell’ora. E, poi, davvero non sa cosa dire; forse non sa come dirlo: la sua è una curiosità senile, non c’è un ardore maschile irrefrenabile e insoddisfatto. Di quella donna, peraltro, non sa nulla e si rifiuta di pensare a lei come ad una comune squillo.  Quando l’ha sentita, in quelle brevi battute, l’ha percepita come fosse una sua amica con la quale avviare un rapporto di complicità. Non più di tanto. Di lei conosce la voce molto diversa da quella di “altre” che nei contatti si sono proposte; e conosce le sue cosce (almeno lui crede siano le sue), unica parte in vendita sui banchi del sito che ha visitato.

Claudio pensa che, forse, proprio a quell’ora nel silenzio della notte in quella parte riservata della casa sia sia il tempo migliore per rompere gli indugi; anche per capire meglio chi sia Laura.

“Ciao.  Penso sia difficile che tu ti ricordi di me. Ci siamo sentiti qualche giorno fa. Eri a casa di amici”

“Sì, mi ricordo, ma…”

“Non ho potuto richiamarti prima, sono stato via alcuni giorni”

“Ah…ma allora?”

“Non ho avuto modo di pensare ad incontrarti, immagino che tu abbia inserito l’annuncio per questo, no?”

“Certamente…”

“Beh, diciamo la verità, sono molto curioso di conoscerti. Dove stai?”

“Io abito ad Agliana, ma ho un posto riservato a Lamporecchio. Quando vuoi venire?”.

Claudio, a quel punto, rompe gli indugi, aiutato anche dalla leggerezza della conversazione telefonica

“Va bene anche domattina, intorno alle 10. Sono a Prato, ci impiegherò un’ oretta, non sono un Nuvolari”

“Magnifico! Tu vieni su e quando sei a Lamporecchio mi richiami e ti do le ultime indicazioni per arrivare fino a casa mia. Hai il navigatore?”

“Sì, dai. A domattina, allora!”

Una di quelle casette a schiera utilizzate dal turismo estivo; Claudio ha ricevuto tutto in dettaglio.

Quella mattina si è alzato come sempre intorno alle 8. Ha detto alla moglie che usciva per uno dei soliti appuntamenti al Circolo e si è diretto verso Pistoia salendo sulle strade che si inerpicano lievemente sul Montalbano Ovest.

Laura così come aveva detto la notte prima, non appena lui aveva superato il cartello che indicava l’ingresso al paese, gli aveva fornito telefonicamente l’indirizzo, provando anche a descrivere bene le caratteristiche del luogo.  Claudio aveva mostrato di sapersi districare sui meccanismi tecnologici che gli davano precise indicazioni ed aveva visto su Google maps il cancello corrispondente al numero civico.

“Quando sarò fuori parcheggerò e poi ti chiamo”. Poi impostò il navigatore e gli si affidò.

fine parte terza….

 

J.M.

 

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reloaded Una “Maddalena” del Terzo Millennio intro prima e seconda parte

 

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Una “Maddalena” del Terzo Millennio

 

Sarà forse la “selva oscura” o una delle tante modalità con cui noi maschi sperimentiamo la nostra sessualità, mettiamo in gioco il nostro “appeal”, o ancor più intraprendiamo una ricerca quasi all’interno di un gioco di ruolo che nella conduzione “correct” dell’esistenza è considerata rischiosa, proibita; sarà tutto o in parte questo, ma forse sarà il bisogno naturale di aprirsi a nuove esperienze….e così nel finire dell’inverno come una marmotta o un ghiro ancora insonnolito che si risveglia ai tepori Claudio lancia un’occhiata a quegli annunci particolari attraverso i quali donne per lo più giovani si lanciano alla ricerca di maschi proponendo prestazioni meravigliose ed orribili allo stesso tempo, alcune delle quali per Claudio, che ha consapevolezza della sua forza e dei suoi limiti, sono praticamente impossibili. “Alla mia età” egli pensa a voce alta “ non bastano promesse di quel tipo, non ce ne vogliono di più, ne abbisognano di diverse!”. E allora si dà sotto a sfogliare le pagine con le offerte, gustandosi in senso estetico alcune forme femminili rotondeggianti e sinuose, scoprendo l’esistenza di sorprendenti cadeaux verso i quali Claudio prova immediato rigetto, fino a quando la sua attenzione non si sofferma sull’unica foto di un annuncio stringato e cortese nel quale una persona decide di farsi apprezzare attraverso un semplice scorcio anonimo di cosce in posizione più che casta e pudica…………………………………………..

  1. A chi abitualmente ricerca “sesso” su quei siti difficilmente quelle immagini possono bastare; ed anche l’”annuncio” nella sua stringatezza ed essenzialità dignitosa non risulta per niente carico di promesse allettanti. Claudio come un esperto giocatore di poker decide di “vedere” ma più che altro, vista l’unica foto, di sapere qualcosa di più. Innanzitutto si affida ad un indirizzo mail che non garantisce la verifica della ricezione del suo messaggio.
    Infatti passano alcuni giorni, durante i quali Claudio è preso dai suoi impegni ed ha del tutto dimenticato di controllare la sua mail riservata ed anonima, o meglio contrassegnata da un nickname improbabile; lo fa raramente anche perché vuole tenere per sè quelle storie, laddove si concretizzino. Ha anche dimenticato che nel contatto da lui richiesto ha lasciato un numero di un cellulare, anche quello riservato, che non utilizza mai ed a volte lo smarrisce, dimenticandolo nel fondo di un cassetto. E quando se ne ricorda e lo recupera, dopo aver digidato la password gli appare un messaggio laconico: “Contattami. Ci sono! Laura”. Claudio capisce che si tratta di quella ragazza: le parole e l’immagine che la presentano si congiungono. Il messaggio, però, è della sera avanti, lo ha inviato alle 23.31 ed ora sono le 19.40 del giorno dopo. Che fare? Claudio recupera il numero contando sul fatto che anche lei, Laura, avrà memorizzato il suo. E’ una domenica sera; c’è una certa tranquillità in casa: “Ciao. Sono Claudio. Laura?” “Sì” “Ti disturbo?” “Niente affatto. Sono, però…a casa di amici e…non posso parlare troppo. Mi richiami?” “…Scusami. Non accendo questo cellulare così spesso…certo che ti richiamo” “Allora sentiamoci anche più tardi verso le 23 quando sarò a casa, sola!”

«Le gambe delle donne sono dei compassi che misurano il globo terrestre in tutte le direzioni, donandogli il suo equilibrio e la sua armonia», usava dire Bertrand Morane. Per tutta la vita è stato ossessionato e guidato dal fascino delle donne, e di certo gli sarebbe piaciuta la vista di tante paia di belle gambe al suo funerale…

Utilizzo come mio punto di riferimento proprio il testo collegato al film di François Truffaut “L’uomo che amava le donne” del 1977

 

Una “Maddalena” del Terzo Millennio – seconda parte

“Ma tu…dove abiti?”
Il telefono tacque…la voce, pensò Claudio, era giovanile….poteva avere l’età di sua figlia o anche di meno e non gli dispiacque di non aver accennato a contratti specifici…. e quella sera, dopo le 23, Claudio era già da più di un’ora nelle braccia di Morfeo e poi trascorse più di dieci giorni senza pensare tanto a quel contatto; dopo tutto….a quella età si diradano gli impulsi passionali e vengono sostituiti per lo più da considerazioni puramente estetiche… epidermiche ma non superficiali.
All’interno di quelle pulsioni si sviluppano in modo particolare i diversi sensi di cui gli umani dispongono fin dalla nascita ed a volte con il tempo si vanno perdendo ma non sempre capita che trovino un loro adattamento che li rende migliori e più attenti.

L’udito, innanzitutto, attraverso cui una voce e l’uso che ne viene fatto anche attraverso le scelte espressive e lessicali ti rende più familiare l’approccio: a Claudio in altre occasioni come quelle di cui ragioniamo ha dato molta noia, fino a farlo diventare ostile, quando a telefono senza conoscerlo (ma sarebbe lo stesso se a proferire tale termine con quelle modalità suadenti ed affettate fosse sua moglie) abusano del termine “a-mo-re” e si propongono apertamente con precisi e non richiesti dettagli. E poi l’olfatto che rende più gradevole il contatto umano con i profumi delicati e naturali di una pelle giovane in un ambiente sgombro di orpelli; ed il tatto, dalla prima stretta di mano sicura e forte ma non vigorosa fino alle carezze esplorative delle dolci sinuosità femminili. La vista, quella di un viso dolce, tranquillo, sereno, sorridente su un corpo aggraziato non eccessivamente abbondante nè smagrito; ed il gusto acquisito attraverso le labbra e con la lingua sin dai primi timidi, perchè non autorizzati del tutto, approcci.

Passano dunque un po’ di giorni e Claudio ritrova su uno dei fogli vaganti sui tavoli stracolmi di appunti il contatto di quella ragazza, Laura.
Forma di nuovo il numero, dopo un’iniziale titubanza.
Libero ma non risponde: c’è la segreteria ma a Claudio non piace lasciare messaggi, non lo fa nemmeno con gli amici.

E’ il tardo pomeriggio e deve uscire per raggiungere un gruppo di amici al Circolo. Come sempre fa, spenge il cellulare e lo lascia nel cassetto della sua scrivania: non ne ha bisogno, a casa sanno come fare per chiamarlo nel caso fosse necessario, ma non è mai accaduto.

 

fine intro prima e seconda parte (domani la terza)

 

J.M.

 

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reloaded ALTRI TEMPI?

 

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ALTRI TEMPI ?

Mio padre mi ammoniva rispetto alla “politica” nel ricordo degli anni bui della sua “giovinezza”, ma di certo era molto orgoglioso dei miei “impegni” sociali culturali e politici.
Un amico mi ha detto qualche giorno fa parlando dei “giovani” impegnati nell’agone politico in questo ultimo ventennio: “Non credo che si divertano quanto ci si divertiva noi alla loro età!….”. Dissento.

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“Ci sono le Primarie… e io vi partecipo. Non solo come elettore, sono tra i candidati”. 
Giuliano, quella sera era tornato a casa galvanizzato dalla prospettiva di potersi mettere alla prova in quella “contesa” tutta interna al suo Partito.
“Guarda di non esagerare” riflettè Silvia, la sua compagna “non sei ancora così conosciuto…ed in politica sei troppo giovane…”.
Giuliano da poco era arrivato in quella città e politicamente in verità non si era distinto; la politica è fatta di rapporti intensi e compromissori; la sua presenza era stata orientata alle problematiche culturali ed anche nel Partito, dopo vicende drammatiche di livello nazionale, da poco tempo si occupava di Cultura e, si sa, questa non è mai stata, se non a chiacchiere per acchiappare qualche consenso passeggero, nelle priorità di nessuna forza politica.
“Ecco dunque un’occasione per evidenziare il mio valore” ebbe a pensare il giovane e si scrollò di doso il pessimismo pragmatico di Silvia. La quale in verità più di una buona ragione ce l’aveva: quelle Primarie erano riservate in modo esclusivo alle iscritte ed agli iscritti; non erano “aperte” e Giuliano era conosciuto solo da una minima parte di militanti, e i concorrenti erano temibilissimi.

C’era però una clausola che lo incoraggiava a sperare: erano Primarie un po’ strane, si potevano segnalare anche, nel segreto del gabbiotto, delle indicazioni in negativo, una sorta di “gioco al massacro consentito dalle regole”. E lui pensò che la sua militanza attiva, anche – e forse proprio per questo motivo – se non lo aveva fatto conoscere a tantissimi, proprio per il fatto che in quella città era arrivato da non molto, tre-quattro anni, non aveva avuto il tempo di produrre giudizi e concrezioni negative, e lui quindi sperava in un saldo positivo.

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Era la prima volta che nelle Amministrative si votava con una nuova Legge, quella che avrebbe affidato un ruolo di primissimo piano ai Sindaci con una votazione a preferenza unica e con la trascrizione del cognome del consigliere prescelto da parte dell’elettore.
Fino ad allora si era votato con tre preferenze e bastava segnare accanto al simbolo dei numeretti, la qual cosa aveva prodotto un vero e proprio mercato dei consiglieri che si organizzavano attraverso il Partito con delle cordate ben precise ed orientate allo scopo anche di stabilire preventivamente la scelta del Sindaco.
Tutte le campagne elettorali si basavano su questi pre-accordi e di norma circolavano queste “terne” sui “pizzini” che candidati e loro galoppini distribuivano ad amici ed amici degli amici.

Eh sì, ti dicono “sono tutti uguali” e ti ci incazzi perché alla fine dei conti hai vissuto tante belle stagioni e tante avventure politiche entusiasmanti senza mai chiedere e, quando ti è andata bene, hai recuperato una parte delle spese (ho imparato che “il tempo è denaro” quando ho incontrato la Politica attiva, quella per la quale “se do qualcosa devo ricevere altro in cambio; e l’ho imparato tra il centro ed il Nord dell’Italia e forse non è un caso!”). Ma non bisogna chiedere, bisogna dare anche se chi è abituato a questo meccanismo del “do ut des” non lo potrà mai capire, cosicché a Prato un tipo di ringraziamento è quell’ “a buon rendere!” che è tutto dire, no?

….Giuliano ne aveva fatte di campagne elettorali su e giù per le montagne bellunesi e conosceva molto bene quei meccanismi ma non gli sarebbero tornati utili: ognuno, in quel 1995, era praticamente da solo, non esistevano più accordi possibili tra candidati per lo stesso incarico: tutt’al più le cordate potevano avere un consigliere comunale, un consigliere circoscrizionale e un consigliere provinciale. Lui lo sapeva, ma non tutti sembravano averlo compreso anche per ignoranza.

“La Commissione di Garanzia vuole incontrarti” a telefono la Gisella, impiegata al Partito, chiamò Giuliano.

“Vieni nel pomeriggio”

“Di che si tratta?”

“Non mi hanno detto altro. Vogliono, evidentemente te, vogliono vederti”

“Va bene, alle 17.00 va bene, allora?

“Ok alle 17.00”.

Giuliano arrivò al Partito intorno alle 16.30 e ci trovò altri candidati convocati, ma nessuno di loro conosceva il motivo per il quale erano stati lì chiamati.
Quando fu il suo turno e si trovò di fronte ai “saggi garanti” lo scoprì: “Abbiamo ricevuto alcune segnalazioni, ovviamente dobbiamo mantenere l’anonimato, su alcune tue scorrettezze”

Lo sguardo di Giuliano mostrò sorpresa: in fondo non capiva di che cosa si potesse trattare e la domanda non fu necessaria. “Ti stai muovendo in modo autonomo al di fuori delle regole del Partito: scrivi lettere personali, distribuisci bigliettini che invitano a votare per te, qualcuno a cui hai telefonato ci ha mostrato una grande sorpresa perché non sei tra i designati del suo territorio” e poi minacciarono sanzioni, anche gravi: era nelle loro mani.

Giuliano però poteva essere considerato uno sprovveduto da parte di quei “vecchi saggi” ma non lo era affatto: aveva ben studiato le nuove regole e conosceva quelle precedenti e, punto per punto, confermando tutti gli addebiti, smontò le accuse e pur con rispetto, sottolineò: “Evidentemente non conoscete la nuova legge elettorale”………

No, non è possibile prendersela con tanti tra quelli che, giovani, si sono imbarcati in un’avventura nella quale credono in buona fede: sono loro il nostro futuro “buono”. A loro vanno segnalate quelle vecchie (a volte giovani ma vecchie nell’animo) volpi, furbe ma non tanto da convincere me, che hanno semplicemente subodorato la ghiotta occasione (sono come “vampiri assetati di sangue”) e si sono aggregati (sono le più pericolose persone che troveranno il modo, se il vento cambia, di cambiare casacca, così come hanno fatto con il “bullo” di Rignano) al trenino che passava…..

Ma Giuliano non aveva scelto lui quelle modalità di campagna elettorale che ai “saggi” apparivano scorrette: vi era stato costretto. Avrebbe potuto anche abbandonare, ma…

“Ti sono state assegnate quattro sezioni elettorali”

gli aveva detto la funzionaria del Partito, quando era andato a regolare e concordare le formalità con cui ciascuno dei candidati avrebbe potuto e dovuto agire in campagna elettorale e Giuliano accoglieva con entusiasmo tutto questo “rito”…

“Chiama Giovanni Di Dio, lo conosci, no?…Si metterà a tua disposizione…” 

E sì, Giovanni era il segretario di una Sezione di Partito in una delle frazioni della sua città: più che una frazione, un Paese vero e proprio, un po’ periferico ma tra quelli più vitali ed attivi. E Giuliano che veniva da esperienze in realtà popolari anche se i suoi ambiti culturali lo spingevano in quegli ultimi anni ad occuparsi di attività diverse mostrò di apprezzare quella proposta, che d’altronde per regolamento non poteva discutere. Anche se…a Giuliano avrebbero dovuto assegnare ben altro, visto che nelle Primarie, con quel giochino al massacro, aveva ottenuto un ottimo risultato, sorprendente davvero per un outsider.

“Ciao, Giovanni…” Giuliano, appena fu a casa aveva messo in pratica le indicazioni ricevute “la Francesca mi ha detto di rivolgermi a te. Sai già tutto, no? Io sono pronto…quando posso venire per concordare le modalità della nostra campagna elettorale?… Tu lo sai, di pomeriggio o di sera prima o dopo cena, io sono….”

Giovanni non gli diede il tempo di dire che era “libero” e

“Senti, forse non è il caso che tu venga , sarebbe imbarazzante per me ed una perdita di tempo per te…. Qui…si stanno già organizzando per altri due candidati e sono già avanti con la “campagna”…. Mi dispiace…ma….”.

Giuliano ringraziò per la franchezza ed essendo una persona essenzialmente gentile, soggiunse: “Vedrò allora di organizzarmi da solo…”.

Fu una campagna elettorale emozionante, intensa, ricca di motivazioni soprattutto culturali. Giuliano chiese due settimane di permesso dal lavoro e si impegnò a fondo. Ebbe modo di incontrare tanta gente che già conosceva e di conoscerne di nuova e molti dei vecchi e nuovi amici si impegnarono a farne conoscere. Alla fine fu eletto tra i primissimi cinque, sorprendendo se stesso ma anche tanta parte del Partito, che evidentemente non lo amava, anche perché – come sempre accade – avrebbe preferito persone meno autonome, più “affidabili” su cui far veicolare scelte e valutazioni dei soliti gruppi di potere, lobby di costruttori e di categorie professionali, uguali in ogni tempo, ogni stagione. Ma Giuliano era un giovane uomo di Sinistra, fiero della propria intelligenza e della propria libertà, un esempio da non imitare per chi volesse allora ed oggi far carriera.

Mio padre mi ammoniva rispetto alla “politica” nel ricordo degli anni bui della sua “giovinezza”, ma di certo era molto orgoglioso dei miei “impegni” sociali culturali e politici.