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Alcuni documenti sulla “storia” del Circolo PD Sezione Nuova San Paolo di via Cilea nella città di Prato – dodicesima e penultima parte (Marzo 2012 – continua il Congresso)

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Alcuni documenti sulla “storia” del Circolo PD Sezione Nuova San Paolo di via Cilea nella città di Prato – dodicesima e penultima parte (Marzo 2012 – continua il Congresso)

riprende l’intervento Stefano Gruni

Le “primarie” comunali
Laddove vi siano più candidati ma a Prato sembrano essere un “diluvio” come le celeberrime leggi seicentesche del Manzoni, occorrerà andare a svolgere le Primarie e, se necessario, anche le Secondarie. Intanto ci vogliono regole precise che evitino di incorrere negli errori fin qui verificatisi, che hanno creato notevoli danni di immagine al nostro Partito. Innanzitutto un “regolamento” che vada a circoscrivere la partecipazione (meglio sarebbe un albo degli elettori chiuso prima che si sappiano i nomi di chi partecipa), poi un patto fra gentiluomini che di fronte alla correttezza della forma si sostanzi in un appoggio solidale di chi avrà perso nei confronti di chi avrà vinto. Nelle Secondarie (ovverosia le Primarie di coalizione) evitare drammi; in questo caso se il Patto è stretto bene anche le “sorprese” possono essere accolte piacevolmente. Abbiamo avvertito sofferenza nella base di fronte alle proposte di candidature variegate che sulla Stampa locale cominciano a profilarsi così come se fosse normale un procedimento siffatto; qualcuno ha peraltro affermato che, di fronte a candidature emerse da proposte non suffragate da percorsi democratici non esiterebbe a votare altro Partito o a non votare. Condividiamo questa preoccupazione e ci batteremo perché non si verifichino simili condizioni. Chiederemo (anche con un Ordine del Giorno appositamente preparato) che il Partito provveda a dotarsi di strumenti idonei (Regolamenti, Albo degli elettori, Primarie, discussioni assembleari e verifiche nei circoli di Base) per creare il migliore possibile percorso democratico per la scelta dei candidati.

conclusioni di Giuseppe Maddaluno

Noi ovviamente abbiamo molte idee in relazione a tantissimi altri aspetti per i quali di volta in volta ci esprimeremo nella modalità con la quale lo abbiamo fatto finora: partecipazione, discussione, condivisione ed espressione sintetica. In questi ultimi mesi abbiamo guardato con attenzione anche alla società civile, ai movimenti, aderendo ad alcune iniziative e fornendo un contributo non solo logistico ma attivo e propositivo ad alcune iniziative referendarie. Crediamo sia opportuno parlare di questi temi in modo più ampio anche per evitare che per debolezza nostra si aprano spazi per altre formazioni vecchie o nuove che esse siano.
Altri interverranno con le loro specifiche sensibilità dopo la presentazione di questo Documento.
Da oggi in poi abbiamo bisogno di parlare fra di noi e con la gente, dobbiamo sviluppare il nostro compito con una presenza diffusa sul territorio coinvolgendo nuove donne e nuovi uomini nella convinzione che in questo nostro Paese sia necessario rafforzare il Partito Democratico, unica forza ancora dotata di credibilità in un panorama politico sempre più depresso e confuso. Noi da parte nostra non vorremmo essere confusi nel generale calderone della cattiva Politica; siamo un’altra cosa! Vogliamo marcare le differenze. Dobbiamo parlare ai delusi, siamo la speranza dell’Italia per bene che è maggioritaria; noi lo sappiamo ma dobbiamo mostrarlo con maggiore convinzione. Noi siamo qui e siamo a disposizione come già detto per dare il nostro contributo senza chiedere niente in cambio se non quel riconoscimento morale di poter contribuire a far crescere la partecipazione ed il consenso alle proposte del nostro Partito. Attraverso i nostri portavoce di settore dunque , continuando in modo finalmente ufficiale ad essere presenti, parteciperemo ai Forum tematici portando le nostre proposte ed ascoltando quelle degli altri per arrivare a produrre una vera e propria Piattaforma programmatica per amministrare questa città che non merita di essere ulteriormente malgovernata da una giunta fallimentare in ogni senso. Noi crediamo che ciò sia doveroso e necessario. E lo faremo! Non dimenticheremo questa giornata!

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COSA DOVREBBE FARE LA SINISTRA (per essere Sinistra) su un editoriale di “Avvenire” 18 febbraio u.s.

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COSA DOVREBBE FARE LA SINISTRA (per essere Sinistra)

“Vox clamantis in deserto” in un tempo nel quale le forze vengono meno: è la mia condizione.
D’altro canto è stato un segno distintivo che mi è appartenuto anche quando non lamentavo dèfaillance alcuna; ora tuttavia rilevo con piacere quelle poche voci libere che non si preoccupano di compiacere a questo o a quel politico spregiudicato che lancia proclami a vanvera come un cercatore massivo di consensi a buon mercato. E mi affido a loro. La mia libertà, conquistata con tenacia, mi permette di poter confrontare le mie idee senza dover addivenire a compromessi di basso profilo e senza temere di essere considerato “politicamente scorretto” anche dalla mia parte politica tradizionale, la Sinistra.

Un editoriale di “Avvenire” del 18 febbraio u.s., intitolato “Ciò che i politici non sanno fare”, a firma di Antonella Mariani mi ha trovato del tutto d’accordo con la stigmatizzazione della posizione del leader della Lega, Salvini, espressa domenica 16 febbraio in un comizio a Roma nel quale “ha stigmatizzato l’utilizzo dei Pronto Soccorsi italiani come supermarket degli aborti ripetuti da parte di donne “né di Milano né di Roma”, come soluzione a stili di vita incivili”.

Salvini ha detto tutto questo, e altro ancora, per poter intestarsi il ruolo di difensore della Vita e quello di difensore dell’italianità contro l’”invasione” degli stranieri, a partire ovviamente da quelli africani e del medio oriente. Donne né di Milano né di Roma sarebbero per l’appunto appartenenti a nazionalità diverse dalla nostra e le loro donne utilizzerebbero “stili di vita incivili”.

Antonella Mariani smonta pezzo per pezzo l’intervento (ed il pensiero così espresso) di Matteo Salvini. Intanto “le donne non vanno ad abortire al Pronto soccorso”. Inoltre parlare di “stili di vita incivili” non tiene conto dei motivi che quasi sempre spingono ad abortire “Giovani immigrate che svolgono lavori non regolari, sottoposti a duri ricatti sulla propria vita personale.” Non si tiene in alcun conto la ragione più frequente che, oltre alla violenza, “è quella di povertà materiale e culturale, solitudine e sopraffazione”

L’autrice dell’editoriale tuttavia riserva una critica anche alla Sinistra “altrettanto deludente, con un contro-slogan del leader del PD – “Giù le mani dalle donne” – ugualmente fuorviante”.
Quel che emerge, ed è quel che più mi interessa sottolineare è l’incapacità profonda della Sinistra di sollevarsi dagli “slogan” triti e ritriti che non producono il necessario cambiamento. E dire che, in questo caso, sarebbe molto semplice: basterebbe applicare in tutto e per tutto la legge 194 che non è messa in discussione minimamente da questo editoriale. Anzi.
Conclude la Mariani rivolgendosi proprio alla Sinistra: “rovesciamo lo slogan: non “Giù le mani dalle donne” bensì “Mani tese alle donne”, soprattutto a quelle più fragili. Con i sostegni per altro previsti e mai attuati dalla 194, che non a caso si intitola “Legge contenente norme per la tutela sociale della maternità””.
In coda è vero che la Mariani, scrivendo su “Avvenire”, loda il ruolo del Movimento per la vita, ma a me, laico di Sinistra, di una Sinistra moderata democratica e riflessiva, interessa sollecitare la mia “parte” a non fermarsi agli slogan, neanche nelle manifestazioni pubbliche ma portare un contributo etico propositivo per combattere la solitudine e la povertà, la violenza, la sopraffazione, le ingiustizie che sono le vere cause di quel dramma che è l’aborto.

Questo è il link dove poter trovare l’articolo di cui parlo
https://qoshe.com/avvenire/antonella-mariani/roma-l-aborto-le-donne-e-gli-stili-di-vita-inciv/64924100

Alcuni documenti sulla “storia” del Circolo PD Sezione Nuova San Paolo di via Cilea nella città di Prato – undecima parte (Marzo 2012 – continua il Congresso)

Alcuni documenti sulla “storia” del Circolo PD Sezione Nuova San Paolo di via Cilea nella città di Prato – undecima parte (Marzo 2012 – continua il Congresso)

riprende ad intervenire Sabrina Pratesi

Una parte della popolazione, una parte consistente di essa, oggi certamente non si pone prioritariamente il problema di come sia e come sarà il territorio. Ha negli ultimi tempi ben altro cui pensare. Ma noi riteniamo che la qualità migliorata del territorio implichi anche una migliorata qualità della vita di chi su quel territorio abita. Così come noi siamo convinti che una migliore proposta culturale complessiva (informazione e formazione) sia assolutamente urgente per evitare che la gente si rinchiuda ancor più in se stessa. Le nostre proposte continueranno ad essere adatte ad un pubblico ampio; lo abbiamo già realizzato in questi anni di “prove”; ora ci avvieremo a renderlo costante con l’idea di avvicinare sempre più nuove persone ad una Politica che sia quella praticata tutti i giorni da ciascun cittadino. Abbiamo bisogno di far percepire a tutti la nostra presenza; lo abbiamo già fatto in più occasioni al Mercato e lo faremo ancora.
Ai giovani rivolgiamo un invito speciale; vogliamo conoscere le vostre idee: ne abbiamo anche noi da proporre ma è importante un confronto. A noi che abbiamo qualche anno in più interessano i vostri progetti; non lasciatevi sedurre da false scorciatoie. Ai giovani che scalpitano diciamo: “NON ISOLATEVI!” non abbiate la presunzione di essere autosufficienti! La Politica è pazienza, costanza e determinazione razionale. Il tutto e subito non produce effetti positivi; anzi crea false aspettative. Fra i nostri progetti c’è la costruzione di un blog e di un foglio informativo. Lo vogliamo fare anche per un territorio più ampio che coinvolga più Circoli; abbiamo lo spazio grazie al Circolo ARCI che ci ospita per realizzare momenti di aggregazione più legati alla verde età.
Abbiamo bisogno anche noi di capire come mai in questa nostra Italia lo spreco più inaccettabile sia quello che riguarda i giovani: li prepariamo alla vita nella famiglia, nella scuola, nella società e poi non concediamo loro opportunità dignitose (anche minimamente dignitose), li utilizziamo come fossero semplici macchine da usare e gettar via al minimo costo; ci dobbiamo chiedere anche come mai alcuni giovani, i più preparati, non appena varcano i confini anche in realtà difficili lontano dai loro cari riescano ad inserirsi e ad essere valorizzati e motivati. Non ci piacciono balbettii e farfugliamenti su questo tema; il “merito” non può essere solo uno “specchietto per le allodole” in tempi preelettorali. Non rispettare questo criterio è il peggior crimine contro il nostro futuro.

riprende ad intervenire Elisa Valdambrini

Il nostro Circolo proprio perché nuovo si presenta su questo territorio con l’ambizione di diventare un punto di riferimento concreto sia propositivo che collaborativo. Alla Circoscrizione fin quando rimarrà istituzione di riferimento di prossimità daremo il nostro contributo ma chiediamo allo stesso tempo un patto di consultazione politico. In seguito dovremmo rafforzare la cooperazione fra i Circoli per porci come elementi di riferimento autorevoli e credibili con l’Amministrazione che non possiamo che auspicare sarà dalla nostra parte.
Allo stesso modo i problemi della viabilità in questa zona appena periferica di Prato in modo particolare negli ultimi mesi a ridosso degli interventi infrastrutturali collegati alla costruzione della nuova sede ospedaliera di Galciana hanno finito per imbottigliare ulteriormente il borgo di San Paolo ed a nulla sono valse le reiterate civili richieste per rivedere anche in modo provvisorio la circolazione dei veicoli; l’eliminazione della rotonda sulla declassata all’altezza della vecchia Coop ha condizionato notevolmente soprattutto l’uscita da San Paolo verso Firenze (questo accadeva già in coda alla passata legislatura); la soluzione portata avanti da questa Amministrazione nel tracciare i percorsi di uscita da San Paolo in questo periodo ha provocato proteste e malumori fra cittadini, artigiani e commercianti; in particolare sono state contestate le scelte del senso unico in via Traversa Pistoiese etc… Altrettanto incomprensibile è stata da parte dell’Amministrazione con il sostegno di una Circoscrizione distratta la decisione di inserire un percorso ciclabile all’interno degli insediamenti abitativi già di per sé congestionati; una ciclabile che attraversa il cuore di San Paolo con un percorso pericoloso radente ingressi abitativi e commerciali e fra incroci e rotonde che va a ridurre posti macchina e vanifica la difesa di luoghi comuni quali i Giardini fra via Vivaldi e via Donizetti. Un percorso ciclabile assurdo che a detta dei promotori dovrebbe condurre in modo assolutamente contorto il cittadino su due ruote verso il Centro città. Ben diversa era stata la nostra proposta e molto più lineare: In coda alla precedente fase amministrativa la Circoscrizione si era fatta promotrice insieme all’Assessorato all’Ambiente di un percorso ciclabile che dalla Stazione di Borgonuovo si dirigeva verso il Centro più che altro costeggiando la linea ferroviaria in un modo ben più diretto; ma, si sa, la “capronite” è ben più efficace della “kriptonite”!

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reloaded dal 3 dicembre 2014 “NON SOLO VINCERE”

Elezioni regionali

Fine novembre 2014 in E.R. vota il 37,67% degli aventi diritto contro il 68,06% delle precedenti elezioni (29 marzo 2010).

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Anche in Calabria c’è una flessione nella partecipazione (vota il 44,07 contro il precedente dato di 59,26). Renzi, che è Presidente del Consiglio, sottovaluta pubblicamente il dato. Siamo nel periodo di maggior successo per Matteo Renzi. Questo mio post potrebbe essere utile per far comprendere quanto sia stato, e sia tuttora, molto pericoloso per la tenuta democratica del nostro Paese sostenere la spregiudicatezza di tale individuo.

reloaded dal 3 dicembre 2014 NON SOLO VINCERE

Questa notte. Come spesso capita a noi mortali, questa notte ho sognato. In mattinata, credo. Proponevo ad un amico un dibattito sull’Etica in Politica. Questo sogno mi conferma l’idea che ho e che è suffragata da tanti altri sogni rispetto al fatto che è di notte che le idee mi si presentano: volevo dire “le migliori” (l’ho detto) ma avvertivo il rischio di apparire un po’ presuntuoso (che dire? Forse lo sono). Non menziono l’amico ma per lanciare qualche indizio lo identifico in un famoso antropologo. Ed un motivo sottile sottile c’è: da giorni lo cerco per proporgli altre mie idee e forse stanotte me ne è venuta un’altra.
Ne parlerò con lui o forse con qualcun altro che vorrà ascoltarmi. Ma l’analisi non può non partire da quello che negli ultimi mesi è riuscito ad avallare un rampantismo assolutamente anomalo nelle file della Sinistra, del Centro(sinistra) a dire il vero, concretizzato con l’affermazione diffusa “finalmente possiamo vincere”.
E’ sconfortante ed umiliante per tutti quelli come me che ritengono che le vittorie vanno ottenute dietro i vessilli dei fondamentali valori della Sinistra e di un riequilibrio sociale già in bilico dopo il nefasto ventennio berlusconiano ed oggi assolutamente negato a favore di una rivincita dei ceti sociali più ricchi, fra i quali indubbiamente si annidano evasori, disonesti e reazionari che invece la Sinistra dovrebbe impegnarsi a combattere. L’assioma tout court fra ricchi, delinquenti, disonesti evasori e reazionari non ha alcuna possibile conferma ma è di certo un elemento su cui riflettere visti gli entusiasmi con i quali l’avvento del nuovo leader è stato “accompagnato” e “seguito” finora.
Chiedersi allora se a decretare la bassa affluenza sia o meno uno solo degli interventi del Governo come il Jobs Act è fuorviante e fa il gioco del “Renzi” furbo. Sono perfettamente d’accordo con lui: non è il Jobs Act ad allontanare gli elettori. E’ tutto l’impianto della “presa del Potere”, mio caro. E’ la tua presunzione e quella di tanti tuoi sostenitori; quella prosopopea che, come ebbi modo di dire, sarà fra i “ricordi” di questa fase storica dei nostri tempi quando presto o tardi, speriamo molto ma molto presto, decadrà. Se si costruisce un impianto che necessariamente faccia a meno dei fumosi e faticosi “dibattiti” nelle SezioniCircoli è del tutto evidente che moltissime delle cittadine ed altrettanto dei cittadini che hanno dato la vita per la loro organizzazione avvertano un sentimento di frustrazione ed umiliazione e si affranchino essendo del resto affrancati da tali impegni. Aggiungici che i sostenitori che hanno decretato il “cambiamento” (e che cambiamento!) men che mai ritengano di doversi sobbarcare quegli oneri organizzativi e ti spieghi le ragioni del riflusso.
Ritornando all’Etica in Politica mi viene da ricordare che una parte del “rinnovamento” amministrativo ha identificato il proprio impegno con un possibile “guadagno” in termini non di prestigio ma di risorse personali. Rimango dell’idea che occorra impegnarsi per il bene della collettività e non per il proprio o per quello dei propri adepti o congiunti. E’ la mentalità che deve cambiare; lo dico insieme a tanti (ma anche se fossero “pochi” dovrebbe valere) da molto tempo: non culi ma cervelli occorrerebbe coltivare. Ed invece a cambiare sono soltanto i loro didietro che si siedono su comode ed ampie poltrone mentre i cervelli non cambiano; e quelli migliori li esportiamo!
Non basta solo “vincere”. E non diffondiamo “eresie” politiche: il Partito Democratico aveva la nobile intenzione di avvicinare i “moderati” dietro le bandiere della dignità umana e del lavoro, garantendo la massima giustizia sociale. Avvicinare i “moderati” non significa mescolarsi immediatamente e rapidamente con loro; tuttavia l’ascesa rapida al Potere ha creato i presupposti per una commistione pericolosissima per l’identità del PD di cui oggi avvertiamo gli esiti.

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P.S.: Alle Europee del 25 maggio 2014 il risultato era stato ben diverso. In quell’occasione l’elettorato era stato spaventato da una serie di annunci da parte del Movimento 5 Stelle avverse all’Europa. Si attendeva un boom da parte dei “grillini” ed invece ci fu un “flop”. La Lega contava poco.

MEDIATECA DELLA MEMORIA – un’ iniziativa della Circoscrizione Est del Comune di Prato nel maggio 2001 (LA GIORNATA DELLA MEMORIA FU ISTITUITA NEL NOVEMBRE DEL 2005) la storia di E.T. Eugenio Tinti parte 4 (dopo il preambolo dello scorso 27 gennaio e la prima parte contrassegnata con il numero 2 del 3 febbraio più quella numero 3 del 12 febbraio)

MEDIATECA DELLA MEMORIA – un’ iniziativa della Circoscrizione Est del Comune di Prato nel maggio 2001 (LA GIORNATA DELLA MEMORIA FU ISTITUITA NEL NOVEMBRE DEL 2005) la storia di E.T. Eugenio Tinti parte 4 (dopo il preambolo dello scorso 27 gennaio e la prima parte contrassegnata con il numero 2 del 3 febbraio più quella numero 3 del 12 febbraio)

…..ci stimola poi la foto di un Congresso del Partito Comunista Italiano dove si vede Eugenio Tinti aggirarsi fra le poltrone di un cinema di Firenze, gremite di delegati, con un voluminoso pacco formato dalle copie de “l’Unità”. Marite ci parla anche di una foto che lo ritrae da giovane (altre di un periodo immediatamente seguente ce le riesce a mostrare) vestito da Bersagliere (con il fez) ai tempi della Grande Guerra: ritiene di poterla trovare e di consegnarcela per la pubblicazione. Nel frattempo, però, prima di salutarla (intanto, Eugenio è sgattaiolato via per la sua solita passeggiata), ci affida con grande tenerezza un video che racchiude un’intervista al suo babbo realizzata da un’emittente privata regionale qualche anno fa. E’ un’intervista generica sulla condizione degli anziani in città che ci presenta un Eugenio Tinti novantenne pimpante ed esuberante, per niente timoroso della telecamera, assolutamente padrone della scena né più né meno come è oggi.

L’intervista viene trascritta da mia figlia Lavinia, a quel tempo studentessa del terzo liceo “Cicognini” di via Baldanzi

Eugenio Tinti

L’intervista è a cura di Neva Domenici (d’ora in poi ND), Eugenio Tinti ( d’ora in poi ET) ha appena novanta anni; quindi siamo nel 1991, vive ancora a Firenze in Borgo dei Greci con la moglie già gravemente malata: dopo la sua scomparsa verrà ad abitare a Prato in viale Montegrappa con sua figlia Marite ed il genero Goffredo Lohengrin Landini, sindaco della città di Prato dal 1975 al 1985.

ND.: Siamo in casa del signor Eugenio in Borgo de’ Greci proprio nel pieno centro di Firenze; abbiamo salito i cento gradini, quasi da fiaba, cento gradini per arrivare su in alto in mezzo ai tetti di Firenze con una visuale che dopo il nostro tecnico ci regalerà. Signor Eugenio, da quanti anni fa questi cento gradini?
ET.: Cinquantotto anni.
ND.: Da cinquantotto anni. Ci vuol dire quanti anni ha?
ET.: Ho compiuto gli 89 anni nel mese di agosto; quindi credo di essere a 90. Novanta anni.
ND.: E’ un “ragazzo del ’99?

ET.: Sono un ragazzo del ’99, ho fatto la Guerra Mondiale, mi danno centocinquantamila lire all’anno come premio, diciamo così, di consolazione diciamo, via, perché non è una cosa… E quindi, quello che a me mi danno tra le centocinquantamila lire, la pensione che prendo e tutto ciò che ho da pagare perché ci ho la moglie malata, devo fare tutto da me, me la cavo bene, giusto per me; ma, ora io sto pensando, dato che siamo nel ragionamento, coloro che hanno una pensione più bassa della mia…
ND.: Come fanno?!
ET.: …come fanno loro? Eppure ci sono delle persone sole, oppure due vecchi soli che avranno, si può dire fra tutti e due, settanta ottanta mila lire al mese e anche loro avranno i suoi acciacchi come ce li ho io, come ce li ha mia moglie; come faranno a vivere quella gente là?
ND.: E’ una domanda più che giusta. Però io vorrei tornare alla sua vita, più che altro al suo ambiente: lei ha detto che sono cinquantotto anni che vive qui nel centro di Firenze: tanto per cominciare vorrei sapere quali differenze trova tra questo centro di Firenze di allora e questo di ora.

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VERSO IL REFERENDUM SUL TAGLIO DEI PARLAMENTARI – 29 MARZO

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VERSO IL REFERENDUM SUL TAGLIO DEI PARLAMENTARI – 29 MARZO

Il 29 marzo andremo a votare per un referendum per confermare o rigettare il taglio dei parlamentari. Come tanti sono in grande imbarazzo: comunque vada, mi dico, continueranno a dettar legge i soliti apparati. Se viene fermato il taglio canteranno vittoria la gran massa dei politici di mestiere, soprattutto quelli che non hanno un loro passato professionale “normale” avendo vissuto solo di “politica”. Strano a dirsi ma accadrà la stessa cosa, se invece il “taglio” sarà confermato. Nei primi giorni di ottobre dello scorso anno (il 2019) una maggioranza ”bulgara” vicina al 100% ha approvato il taglio (vedi foto in evidenza). E’ molto strano, paradossale, davvero assurdo che, poi, molti di quelli che hanno votato per il taglio, oggi si impegnino a partecipare al referendum sostenendo proprio il contrario di quella scelta. Ma la Politica, conosciuta come Arte del possibile ( e, dico io, dell’impossibile ), è fatta così.

Mi sento – e lo sono – un comune cittadino informato e consapevole. Ed esprimo i miei dubbi.
La chiamano “Democrazia”, ma il “demos” è sostituito da una congerie di lobbies, veri e propri potentati economici o subeconomici che mirano a realizzare macrointeressi di classe concedendo benevolmente poco più che briciole al “popolo”, ovvero alla parte più debole di un Paese.

La rappresentanza indiretta stabilita dalla nostra forma di “repubblica parlamentare” non consente il pieno esercizio della “democrazia” da parte dei cittadini. Occorre dunque prevedere una regolamentazione che permetta una vera partecipazione popolare alle fasi di reclutamento e di accesso alle liste o perlomeno si abbia la possibilità di esprimere delle preferenze e semmai di poter utilizzare la forma del voto disgiunto. Invece sia nella scelta del personale politico rappresentativo sia in quelle di carattere politico ed economico generale pochi sono coloro che gestiscono il potere quasi sempre a proprio esclusivo vantaggio ed a danno dei molti.
Tra qualche settimana andiamo a votare per il referendum che tratta del “taglio del numero dei parlamentari italiani”.

Sottopongo al lettore una (la n.5 su 9 pubblicate su
http://www.coordinamentodemocraziacostituzionale.it/2020/02/12/faq-sul-referendum-costituzionale-del-29-marzo-sul-taglio-dei-parlamentari/) delle FAQ preparate dal Comitato per il NO al taglio. Intendo rilevare che nella risposta, peraltro convincente se tutto quel che si scrive dipendesse da “altri” (un “nume” cattivo, un “despota” sanguinario), vi è la “soluzione”: chi viene eletto quasi sempre “non “ rappresenta i propri elettori nel senso vasto, ma quella piccola parte “di potere” che gli ha consentito di poter essere eletto. Ragion per cui anche se i parlamentari si riducessero, poco cambia per il “popolo” se non vengono realizzati dei correttivi metodologici utili alla costruzione di un vero e proprio rapporto con i territori.
Questa la domanda assertiva
A: La riduzione del numero dei parlamentari non incide sulla rappresentanza, anzi la rende più autorevole.
Questa è invece la risposta
B: Completamente falso. Se si riduce il rapporto fra cittadini e parlamentari si incide profondamente sulla rappresentanza politica, sia da un punto di vista quantitativo che qualitativo.Perché si realizzi una vera rappresentanza politica, bisogna che i singoli parlamentari abbiano una relazione reale e continua con i problemi del territorio in cui è avvenuta la loro elezione e dei cittadini che ci vivono, nonché un rapporto costante, non limitato al momento del voto, con i propri elettori. Meno sono gli eletti e più difficile è realizzare quel rapporto. Questo inevitabilmente nuoce all’azione dei parlamentari sul piano qualitativo perché riduce la possibilità di una conoscenza dei problemi concreti.Quindi la rappresentanza politica ne risulta peggiorata.

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Ne riparleremo

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Alcuni documenti sulla “storia” del Circolo PD Sezione Nuova San Paolo di via Cilea nella città di Prato – decima parte (Marzo 2012 – continua il Congresso)

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Alcuni documenti sulla “storia” del Circolo PD Sezione Nuova San Paolo di via Cilea nella città di Prato – decima parte (Marzo 2012 – continua il Congresso)

riprende a parlare Sabrina Pratesi

Sui temi dell’Urbanistica il territorio su cui operiamo è completamente toccato dagli interventi del Piano strutturale. Anche qui vediamo una certa colpevole lentezza ed una incapacità sostanziale ad imboccare una linea chiara comune che ci impegni nella prossima stagione amministrativa in una direzione precisa. E’ certo che alla base della filosofia che sorregge l’impianto del Piano non vi è il bene comune (il risanamento di un territorio ferito dal tempo e dall’incuria) ma esclusivamente il profitto. A nostro parere un Piano strutturale non può essere preparato da un punto di vista dominante che è quello dei costruttori e dei tecnici: bisogna avere una maggiore attenzione – e non solo a chiacchiere – verso le tematiche ambientali evitando la costruzione di palazzoni senza anima. E non ci piacciono le concessioni paternalistiche verso uno sviluppo sostenibile: ci chiediamo quale potrebbe essere l’atteggiamento dei sostenitori del cemento se a parti invertite fossero i sostenitori ambientalisti a concedere qualche spazio al cemento. E’ ovvio che si tratta di fantasticare in un mondo modellato su un potere dominante, ma non consideriamo civiltà né progresso l’anima prevalente di quel Piano strutturale. Né pensiamo che una politica ambientalista significhi tout court un ritorno ad un passato pretecnologico; chi afferma ciò non conosce i meccanismi della Storia. Fra l’altro c’è il rischio con la crisi dilagante, la perdita progressiva di posti di lavoro, la impossibilità pratica per le giovani coppie – e non solo per esse – di contrarre mutui o di assolvere al pagamento di parte considerevole di essi, c’è il rischio di costruire alveari vuoti che non sarebbero occupati nemmeno dagli extracomunitari che oggi gravitano in questa parte di territorio ma che potrebbero da qui a cinque-dieci anni abbandonarlo, così come già in parte sta avvenendo. E’ necessario abbandonare l’idea di un progresso continuativo: produciamo uno sforzo maggiore verso il restauro del territorio abbattendo semmai ciò che non è più in condizione di stare in piedi e ricostruendone solo parte a parità di cubatura.
Noi anche sulla scorta delle drammatiche esperienze dei giorni scorsi che hanno coinvolto larga parte del territorio della vicina Emilia vorremmo proporre di operare in modo preventivo su una tipologia di edilizia prevalentemente orientata alla verifica della messa in sicurezza del patrimonio abitativo civile della città di Prato. Proponiamo un cambio copernicano della filosofia relativa all’edilizia.

riprende l’intervento di Elisa Valdambrini

Il Centrodestra mentre va avanti con la sua filosofia di speculazione selvaggia e nella sua logica di lottizzazione che privilegia la rendita sviluppa scomposte critiche al Centrosinistra accusandolo di idea dirigistica dello sviluppo a maglie strette sostenendo di converso un’idea a maglie larghe che chiamano per loro comodo liberistica; attaccano il Centrosinistra con l’accusa di non essere stati in grado negli anni passati di portare a compimento il Piano strutturale e non si scompongono di fronte al ventilato saccheggio del territorio nascondendo anche ai propri elettori ai quali fanno credere di avere realizzato una gran cosa le conseguenze di questa loro scelta Nostro compito proseguendo nelle iniziative che già abbiamo avviato sarà quello di far comprendere la differenza fra il nostro modo di vedere la Prato del futuro e quello loro. Non daremo tregua a questa Amministrazione operando non su chiacchiere , bubbole fandonie e fanfaluche (che lasceremo loro) ma su fatti concreti e soprattutto sulle loro acute contraddizioni proprio in materia di vivibilità su gran parte del nostro territorio che dopo la cura miloniana non ha visto effetti significativi.
Anche per questo ancor più ci spaventano gli obbrobri che ci vengono proposti: a San Paolo mancano spazi sociali fruibili dai giovani e questi spesso – con ciò non possiamo giustificarli – compiono atti vandalici in gruppo; da questo punto di vista l’atteggiamento meramente repressivo dell’Amministrazione di Centrodestra ha amplificato i danni non riuscendo a fornire soluzioni alternative. Ed allora anche in questa direzione il Circolo PD Sezione Nuova San Paolo vuole avanzare proposte programmatiche per la prossima legislatura. Lo facciamo anche perché siamo convinti che l’attuale Amministrazione perderà ancora tempo e non porterà a soluzione molte delle presunte idee su cui ha lavorato fermandosi semmai all’approvazione di un Piano strutturale solo a scopo dimostrativo; è quello che accade anche con la questione del sottopasso\viadotto del Soccorso che essendo opera appena periferica al nostro territorio ci interessa direttamente (anche nel Centrodestra si levano voci dissenzienti favorevoli al sottopasso).
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GLI INTELLETTUALI E SANREMO (San Remo tutto attaccato per indicare il Festival) parte 2

GLI INTELLETTUALI E SANREMO (San Remo tutto attaccato per indicare il Festival)
parte 2

E non provo neanche a ricercarli; d’altra parte dopo aver decretato che la loro esibizione era deludente trovo poco corretto affondare il coltello nella piaga e taccio sulle loro identità (d’altra parte basterebbe andare su Raiplay e rivedere l’ultima serata per capirlo). Ecco, Raiplay è il refugium peccatorum cui qualche “intellettuale” come me (di che livello sia poco importa) si rivolge per andare rapidamente a vedere cosa è accaduto nelle circa 25 ore di trasmissione. La Rai nel corso della settimana dal 5 al 9 febbraio (il Festival si è svolto dal 4 all’8) ogni mattina riproponeva le highlights e qualcuna di queste sollecitava la curiosità, anche se è forte il dubbio che molte di esse si dovessero riferire allo show business, comprese quelle che apparivano sorprendenti come la sortita di Morgan e l’abbandono di Bugo, che è da collegare invece alla volontà di dare “un senso” alla loro presenza con un brano davvero modesto. Tutta la “pantomima” successiva all’evento (conferenze stampa e “ospitate” in vari programmi) è servita a questo: l’ultima canzone in classifica tra le 24, benché ormai eliminata del tutto dall’elenco dei concorrenti, diventava una delle più presenti nei palinsesti in varie edizioni. Ora, a dire il vero, le classifiche (quella dei big e quella degli esordienti, le Nuove Proposte) sono state profondamente menzognere. In quella ricognizione “post” che ho fatto su Raiplay ho potuto apprezzare sia la canzone di Tecla, “8 marzo”

che è stata sconfitta sul fotofinish da Leo Gassmann, con “Vai bene così”,

che ha un testo banale (si dirà “è la norma!”), sia (ho potuto apprezzare in modo positivo) la canzone di Marco Sentieri, “Billy Blu” con un testo davvero forte, che – utilizzando il “rap” – ricorda il compianto Giorgio Faletti.

Ve la ricordate “Signor Tenente” che nel Festival di Sanremo del 1994 arrivò seconda dietro “Passerà” di Aleandro Baldi, mentre al terzo posto si piazzò Laura Pausini con “Strani amori”.

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Tra le canzoni presentate dai big ho apprezzato sia quella di Tosca che è arrivata solo sesta, ma ancora di più è stata deludente la classificazione del brano presentato da Levante, straordinaria interprete funky di un testo originalissimo, “Tikibombom”, che mi ha ricordato un’altra grande interprete del panorama colto della musica italiana, Georgia. Nello stesso anno, 1994, di cui scrivevo sopra, arrivò solo settima tra le Nuove proposte con un brano che è poi diventato uno dei suoi cavalli di battaglia, “E poi”.

L’anno successivo, per fortuna, Georgia si rifece, con “Come saprei”, vincendo Sanremo 1995.

La Storia del Festival si intreccia con la Storia del nostro Paese facendone emergere virtù e difetti. Ecco, se si volesse riconoscere anche minimamente questa caratteristica, che è concreta e reale, sarebbe buona norma fare meno gli snob intellettualoidi e, pur senza perdere le venticinque ore di tempo di cui sopra, potrebbe essere ad ogni modo svolta un’analisi dei testi e delle performance, utilizzando i motori di ricerca multimediali di cui il nostro tempo dispone.

Lo ricordate il monologo di Pier Francesco Favino sui migranti («Siamo tutti, più o meno, stranieri») tratto dal suo spettacolo La notte poco prima delle foreste, adattamento del libro di Bernard-Marie Koltès.
Era il 2018 ed a presentare il Festival, insieme al grande attore ormai “internazionale”, c’erano Claudio Baglioni e Michelle Hunziker.

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GLI INTELLETTUALI E SANREMO (San Remo tutto attaccato per indicare il Festival)

GLI INTELLETTUALI E SANREMO (San Remo tutto attaccato per indicare il Festival)

A parte gli addetti ai lavori (cantanti, aspiranti o semi o professionisti tout court; musicisti, parolieri, poeti di secondo livello, critici o aspiranti critici sia musicali che di costume) ed ai ceti popolari, che evidentemente hanno molto tempo a disposizione, il festival di Sanremo non è seguito. In modo particolare, non lo seguono gli intellettuali, quelli col pedigree e quelli aspiranti tali. Un dato però salta agli occhi: l’elevatissimo share, cioè la percentuale di telespettatori sintonizzati su un canale in una determinata fascia oraria, che in qualche modo conferma la netta distinzione tra una stragrande maggioranza di affezionati seguaci della kermesse sociocanora nazionalpopolare ed una minoranza sparuta di pervicaci astensionisti.
Anche se non mi considero un intellettuale, io non ho seguito il Festival. Troppo faticoso, troppe lentezze – motivate da una scaletta collegata ad esigenze di “sponsor”, anonimi per tutti quelli che non conoscono i meccanismi perversi dello show business, ben noti a coloro – una minoranza assoluta – che ne conoscono i funzionamenti. Personalmente conosco meglio i meccanismi sottesi all’organizzazione di un Festival cinematografico, che non è del tutto immune da quei tranelli (ricordo, quando ne organizzai tre edizioni di un format regionale qui a Prato, le pressioni per ospitare qualche autore. Ma per me è una storia lontana, Torniamo all’oggi.
Da altri che studiano o praticano da intellettuali i diversi social mi attenderei anche la capacità di essere collegati al sentire comune, o perlomeno di saper distinguere i diversi ambiti. In realtà l’intellettuale che fa l’intellettuale è semplicemente uno snob, pari a coloro che fingono di essere aristocratici e celano le loro miserie, quelle materiali e quelle morali. Una parte, forse quella preponderante, del Festival ha caratteristiche nazional popolari, legate a revival sempre più patetici, tipo Romina ed Al Bano o I Ricchi e Poveri malinconici rappresentanti di un’epoca ormai davvero lontana, e soprattutto incapaci di andarne oltre verso il nostro tempo.

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Ne danno prova “Felicità” (1985)

o “Sarà perchè ti amo” (1981)

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riproposti dopo circa quaranta anni. E non è quindi strano che il Festival piaccia a generazioni anziane e poco o solo mediamente colte. Ovviamente c’è un po’ di tutto nel palinsesto riservato agli ospiti, ma il problema è che la scaletta è ignota e quindi non si può attendere ore (il programma delle cinque serate è stato omogeneamente diluito in circa cinque ore cadauna) per seguire il proprio beniamino. Che poteva essere Roberto Benigni, che però continua con l’esagerare con le sue solite “prediche” sull’Amore eterno e sulla metafisica dantesca; e per questi motivi ritiene di essere un intellettuale nazional popolare. Le sue biricchinate ormai sanno di stantio e le sue proposte nuove sanno invece di melanconici tramonti. Sanremo è un festival della canzone e la sua mission dovrebbe essere quella di presentare la migliore offerta possibile di inediti: anche in questo caso il mercato si inserisce prepotentemente proponendo quello che ha a disposizione senza curarsi troppo della qualità. E così accade che, in un momento di sconforto dico a me stesso, l’ultima sera, ed a mia moglie: “Dai, guardiamo com’è!”. Dopo tre esibizioni le palpebre tendono a chiudersi pesantemente. Non ricordo neanche chi fossero i “big” di cui ho ascoltato la lagna.

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MEDIATECA DELLA MEMORIA – un’ iniziativa della Circoscrizione Est del Comune di Prato nel maggio 2001 (LA GIORNATA DELLA MEMORIA FU ISTITUITA NEL NOVEMBRE DEL 2005) la storia di E.T. Eugenio Tinti parte 3 (dopo il preambolo dello scorso 27 gennaio e la prima parte contrassegnata con il numero 2 del 3 febbraio u.s.)

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MEDIATECA DELLA MEMORIA – un’ iniziativa della Circoscrizione Est del Comune di Prato nel maggio 2001 (LA GIORNATA DELLA MEMORIA FU ISTITUITA NEL NOVEMBRE DEL 2005) la storia di E.T. Eugenio Tinti parte 3 (dopo il preambolo dello scorso 27 gennaio e la prima parte contrassegnata con il numero 2 del 3 febbraio u.s.)

Eugenio Tinti era (ed è, non ce ne è alcun dubbio ancora oggi) antifascista e comunista, e visse sulla propria pelle quotidianamente questa identità.
Ci parla infatti della grande difficoltà a trovare lavoro (“anche quando ne trovavo uno” dice “dopo qualche settimana, quando attraverso delazioni poco amichevoli scoprivano quale era la mia fede politica, mi licenziavano”), ci parla delle sue esperienze in Francia a Besançon per 2 anni e 6 mesi nei primissimi anni del Fascismo, ci parla poi del suo lavoro successivo alle acciaierie di Terni dove aveva dei parenti, ci parla del suo rifiuto assoluto di partecipare alle “adunate” di paese organizzate ogni sabato (“non avevo neanche mai voluto indossare la divisa di camicia nera e per questo ogni sabato dovevo scappare”), ci parla dei suoi amori e del suo amore per la donna che aveva poi sposato, Stella, anche quello elemento di contrasto politico ed ideologico: il padre, il futuro suocero (nonno Sestino, come lo chiama Marite, sempre presente ai nostri colloqui), non voleva che sua figlia si sposasse con lui, perché era già promessa ad un notabile del luogo di sicura fede fascista ed Eugenio era un antifascista, un comunista. Con Stella invece si sposerà nel 1926 e poi, dopo un primo periodo a Poppi, nel 1931 si sposterà a Firenze e dal 1940 lavorerà all’Istituto Chimico Farmaceutico.
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Quando, dopo qualche giorno, ritorniamo a trovarlo, Eugenio Tinti è nervoso, teso perché noi, per motivi di traffico e di parcheggio, siamo arrivati in leggero ritardo e lui, ci dirà la figlia Marite, è impaziente di poter poi uscire per la sua solita benefica passeggiata quotidiana. Ci risponde infatti direttamente al citofono e ci apre il portone: ma poi insieme alla figlia non lo riusciamo a trovare nei labirinti dell’appartamento: ella lo chiama e, nel cercarlo, lo trova tranquillo fuori al terrazzo interno fra le piante di limoni nei grandi vasi.
Gli chiediamo di poter fare qualche fotografia e, diversamente da tanti altre persone anziane, non si sottrae: poi accediamo insieme a lui ed a Marite nel salotto ( Eugenio Tinti fa il padrone di casa intimandoci in modo imperioso di sederci su una delle poltrone mentre lui continua a stare in piedi in modo impeccabile come il fusto di un cipresso alto e dritto) e guardiamo alcuni album fotografici che ci riportano di nuovo al suo passato.
Ci colpisce in modo particolare la foto che lo ritrae con la moglie sul ponte di Poppi, con lo sfondo del Castello dei conti Guidi che svetta sulla parte alta del paese; ci colpisce poi, e chiediamo di mettercela da parte, la foto nella quale è ritratto su una scogliera, ad Amalfi, seduto in bella ma naturale posa (vedi foto in evidenza e foto frontespizio del libretto); ci interessano poi alcune delle foto scattate a Merano, dove era stato trasferito negli ultimi anni della seconda guerra mondiale per lavorare nel settore farmaceutico (da Firenze dove lavorava proprio all’Istituto Farmaceutico di Castello fu “deportato”, anche per tenerlo lontano dai suoi “amici” di Firenze, in quel di Merano; era in qualche modo tutelato rispetto ai suoi compagni perché le sue abilità servivano alla causa nazifascista, nè più nè meno come era capitato ad altri “deportati” nei campi di lavoro nazisti, come ad esempio Primo Levi)………

Tinti a Poppi

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