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POZZUOLI E PRATO CELEBRANO JEAN VIGO E FRANCOIS TRUFFAUT

Doinel

POZZUOLI E PRATO CELEBRANO JEAN VIGO E FRANCOIS TRUFFAUT AD 80 E 30 ANNI DALLA LORO MORTE
A POZZUOLI MARTEDI’ 21 OTTOBRE ORE 18.00 PRESSO LUX IN FABULA RAMPE DEI CAPPUCCINI N. 5 (POCHI PASSI IN SALITA VERSO LA COLLINA DALLA STAZIONE CAPPUCCINI DELLA CUMANA)
A PRATO GIOVEDI’ 30 OTTOBRE ORE 15.00 PRESSO LICEO CLASSICO “CICOGNINI” VIA BALDANZI

Prefazione a “Le avventure di Antoine Doinel” di F. Truffaut – Edizioni Mercure de france, 1971
Tempo fa, una domenica mattina, la televisione francese durante un programma intitolato “La Séquence du spectateur” ha trasmesso una scena tratta da “Baci rubati”, che si svolge tra Delphine Seyrig e Jean Pierre Léaud. Il giorno dopo, entro in un bar dove non ho mai messo piede e il proprietario mi dice: “Toh! Io a lei la conosco, l’ho vista ieri in televisione”. Naturalmente non sono io quello che il proprietario del bar ha visto in televisione, ma Jean Pierre Léaud nel ruolo di Antoine Doinel. Mi trovo dunque in questo bar, al padrone non rispondo né sì né no, perché non ho mai fretta di dissipare un malinteso, e chiedo un caffè molto forte. Il proprietario me lo porta e, avvicinatosi, mi fissa più attentamente e aggiunge: “Quel film deve averlo girato un po’ di tempo fa, vero? Era più giovane…”
Il resto di questo intervento di Francois Truffaut lo trovate anche su “TRUFFAUT Il piacere degli occhi” a cura di Jean Narboni e Serge Toubiana Edizioni minimum fax – 2006

Lux in fabula

EPIFANIE – 4 “un fiume di parole”

fiume di parole

Luna piena

Ed è sugli Intercity o sulle metropolitane che assisti alla vita come se ti trovassi dentro ad un film o ad un documentario e ti rammarichi di non avere perlomeno un registratorino di quelli tipo 007 nascosti nella penna o in un bottone della giacca; come quella volta (ma chissà quante altre volte è accaduto a ciascuno di noi) che, nell’attesa dell’arrivo del treno metropolitano da Montesanto a Pozzuoli, attesa prolungata visto il cattivo funzionamento del servizio, abbiamo vissuto un dramma sentimentale di primo livello con attestazioni di affetto e di rancore progressivo trasmesso a voce alta attraverso l’uso di un telefonino con auricolare. Ed a me forse anche ad altri è venuto il dubbio che fosse una “performance” che il servizio metropolitano forniva per far meglio sopportare i disservizi. Dubbio ovviamente da fugare: non si può dare crediti così culturalmente elevati a chi non è in grado di far funzionare i mezzi di trasporto locali. E poi di teatrini simili se ne sono visti ed addirittura corali, come quella volta (il rammarico di cui sopra è in questo caso ancora maggiore) che sempre sulla stessa tratta ma di ritorno dal Nord i viaggiatori hanno potuto assistere ad una puntata di docu-fiction tutta in scena in una sola carrozza con tre-quattro personaggi che esponevano sempre a telefono le loro problematiche (personali, professionali, intime) dandosi il cambio: in pratica, non appena terminava un dialogo (pacato, concitato, incazzato) ne partiva un altro annunciato da un trillo con varie suonerie e tutto questo per circa mezzora da Piazza Garibaldi a Bagnoli (da Bagnoli a Pozzuoli ho potuto pensare ai cavoli miei). Avevo accennato nel post precedente ad uno dei tanti viaggi da Napoli a Prato ed all’incontro – inevitabile per il sonoro – con un fiume in piena di parole la maggior parte in dialetto solo in parte italianizzato profferite da un viaggiatore: gli scompartimenti erano aperti (sfortuna o fortuna?), io lo vedevo (e lo sentivo), era nella fila di fronte a me in diagonale, altri, meno fortunati (o ugualmente sfortunati), lo sentivano soltanto, ma ne seguivano le argomentazioni. Qualcuno, come un giovane studente seduto nella mia fila, si astraeva con l’ausilio di un auricolare. Il signore in questione poteva far impallidire qualsiasi grande autore (penso a Boccaccio ma soprattutto a Pirandello): in lui era possibile intravedere lo spettacolo della Vita su un treno in movimento. Solo per portare un esempio ha raccontato per filo e per segno con una minuzia di particolari la vicenda di una famiglia (marito e moglie, entrambi maturi) particolarmente incline alle libagioni ed alle crapule irrinunciabili anche di fronte a fatti drammatici; i particolari riguardavano la qualità e la quantità delle cibarie ed il giudizio morale con una narrazione parallela delle condizioni critiche di un loro congiunto appena ricoverato in ospedale. Altro argomento, forse ovvio in questi tempi di crisi, prolungato anch’esso in variazioni fonetiche e lessicali rigorosamente popolari, fu una filippica possente contro le malefatte della Politica, contro i poteri finanziari, ovviamente non si andava al di là delle banche, contro il Governo. Se proprio volete leggo dai miei appunti (eh sì, avevo smesso di leggere un libro e prendevo appunti) il parallelo azzardato (ma rende un tantinello l’idea) con Renzo Tramaglino all’Osteria della Luna Piena dopo aver assistito ai tumulti ed essere stato “ubriacato” dalla spia. Ma il “nostro” viaggiatore non era ubriaco! Il signore poi si è dilungato sui tempi dell’età dell’oro, il Fascismo ed i tempi non tanto lontani della Lira sperticandosi in quella pratica che è tipica della gente semplice, che confonde i problemi esistenziali personali con quelli storici universali. E poi ha imboccato le tematiche degli oggetti “portafortuna” laici (il corno, la zampa di congilio, il ferro di cavallo, la gobba di un uomo – non quella di una donna che invece porta sfiga) e religiosi (immagini sacre, i “santini” con i propri santi protettori) e di come sua figlia ne abbia fatto positivamente uso ai vari Esami cui ha partecipato. Questi ultimi argomenti li trattava con un gruppo di giovani studentesse che erano sedute in sua prossimità e che io non riuscivo ad intravedere; pretesto per avviare questo dialogo, la presunta somiglianza di una di queste con una delle sue figlie. A Prato siamo scesi entrambi e ci siamo salutati mentre utilizzavamo l’ascensore; era ancora nel pieno del suo vigore ma lo riversava ad una bellissima bambina che doveva essere sua nipote, contenta di rivedere il nonno ed assolutamente silenziosa, forse imbarazzata dalla presenza di altri viaggiatori.
I viaggi sono sempre pieni di sorprese ed aprono una “finestra” sul nostro mondo. Ci permettono di conoscere, di capire e, qualche volta, anche di dialogare, a meno che non si incontri “un fiume di parole”.

Passeggiata storica a Poggio a Caiano (Po) presso la meravigliosa Villa Medicea Ambra e il colle di Bonistallo

Poggio 1

Avevamo dedicato un post (il 20 settembre u.s.) su questo Blog alla visita alla quel con l’Associazione “ARTUMES” e con Maria Antonia Serafini avevamo partecipato lo scorso 20 settembre. Ne avevamo annunciata un’altra. ECCOLA!

PASSEGGIATA STORICA A POGGIO A CAIANO (Po)
GIORNO 11 OTTOBRE 2014, ORE 15:00

Dopo il successo della passeggiata storica a Comeana l’Associazione Artumes propone un nuovo appuntamento alla scoperta di Poggio a Caiano: un meraviglioso percorso tra le sale della Villa Medicea Ambra, recentemente entrata a far parte del Patrimonio dell’UNESCO. Inoltre l’appuntamento ci porterà in visita anche presso le chiese di Bonistallo alla ricerca della storia del territorio! Ritrovo presso l’ingresso della Villa Medicea, Piazza dei Medici 14, alle ore 15:00. PRENOTAZIONE OBBLIGATORIA entro le ore 12 di giorno 11 ottobre. Per info e prenotazioni: 339 1958024, mail info@artumes.it. L’iniziativa si svolgerà con un minimo di 10 partecipanti, anche in caso di pioggia. Contributo: euro 3 a persona. Vi aspettiamo!

Salve a tutti! Invitiamo coloro che vorrebbero partecipare alla nostra passeggiata storica a Poggio a Caiano (Po) presso la meravigliosa Villa Medicea Ambra e il colle di Bonistallo a contattarci, prenotare o confermare la loro presenza. Per info e prenotazioni: 339 1958024, mail info@artumes.it
Grazie
A presto!

reloaded – LE DUE PIETRE – da un manoscritto polveroso ritrovato in soffitta

DUE PIETRE 2

Le due pietre
Ti ho portata nella pineta a sentire il mare, non sento parlare nessuno se non il mare ed intanto un desiderio di morte mi assale. La spiaggia è vicina ma noi non la vediamo. Solo il nostro respiro forte, affannoso, la nostra ansia di morte. Non c’è luna stasera, ho desiderio di essere solo e sono ancora con te. La mia debole tempra di uomo mi costringe a ciò. Sono stato a studiare tutto il giorno, ed ora che è scesa la sera mi assale un desiderio immenso di amore, di cose nuove conquistate; ma il tempo mi disprezza e corro ancora da te. Imparo sempre a mie spese, come tutti gli altri viventi, e dimostro una cruda indifferenza. Ripeto le cose che ho rifiutato di ripetere dopo l’ultima volta. Sono scortese come sempre e ripeto ugualmente “Mai più!” tra me e me debolmente. Vorrei sapere cosa mi attende ma non oso ascoltare la risposta. Una strada piena di fossi, la mia vita, la stessa cosa, tante cadute, tanti inciampi ed ogni tanto salire dopo essere discesi. Avresti potuto essere la mia donna, tu, donna di fumo, inconsistente, volatile, senza idee, avresti potuto aiutarmi ed io te, donna, che non sai vivere che per te stessa, che conosci il tuo solo amore, avresti potuto mille altre cose, sovvertire il destino, se Dio lo avesse voluto, far dell’omega l’alfa e dell’alfa l’omega, avresti potuto. Forse fu Dio a non volerlo, ma non ci credo adesso. Saresti capace di farmi trovare di nuovo innamorato, gravido di un nuovo amore, sulla stessa strada dell’antico per poi rifiutare il mio desiderio nel momento più bello. Ben presto conoscerò la mia signora: “Non lagnarti di me, poeta; lascia fare al destino” sembra dire alla mia mente mentre scrivo. Ed ho paura di essere giudice severo di me stesso, presago profeta dei miei destini. Mi sono turbato moltissimo a vederti ed è ormai tanto tempo che non penso che a te senza dire niente, senza far trapelare emozioni, stornandole maliziose indagini della gente, mostrando indifferenza e calma e questo mi fa male.
Ho detto di te tante cose, affermato la mia assoluta indipendenza, ho proclamato ai quattro venti che non ti amo e, pur se questo fosse vero, l’ho detto. Gli occhi mi lacrimano, non di pianot ma di gioia, se sento parlare di te, ho detto che non ti amo e vorrei che fosse vero per sentirmi liberato dal tuo giogo d’amore. Cercare di dimenticare è folle per chi sa che non può. Tornare indietro nel tempo è impossibile, ma in queste condizioni io ci ritorno ad ogni attimo, rivedo ogni cosa e mi arrabbio moltissimo di aver vinto. Ma il mio era un premio di consolazione. Vorrei rifiutare ora questi scritti, perché mi fanno del male e possono sembrare stupidi, ma in fondo, rileggendoli, mi sembrano belli, sinceri e stranamente originali finanche, tanto da lodare te che me ne hai dato l’occasione. Mi fai sentire goffo, impacciato, accanto a te, non sono capace di muovermi senza sentire in me un istintivo intimo rifiuto. Ma ora nella pineta non ci sei tu ed il mio pensiero ti segue. Cosa fai, adesso? Forse studi anche tu, forse scrivi, o forse dormi. Sì, certo, a quest’ora forse dormi. E questa donna che mi sta vicino è ancora sveglia e lo sarà per molto ancora. Sapete scegliere Beatrice tra il diavolo e lei? Questa donna, la vedrò nuda fra poco, pronta per una cerimonia consuetudinaria con molto desiderio, con poco amore. Tu dovresti essere qui al suo posto, rivestita di una corazza luccicante, alta, altissima, irraggiungibile stele lapidaria ed io, uomo di carne con il mio inadatto armamento, girarti intorno a ricercare “da qual man la costa cala”. “Sarebbe meglio per te se tu non fossi come sei, impaziente di conoscere il tuo futuro” come una voce profetica dall’alto del monte mi ha raggiunto, qui, nella sera, mentre da solo respiro l’aria salmastra nella boscaglia, accanto ad un auto piena di un vuoto interiore che mi fa male ogni volta che non ho più voglia d’amare. Ho pensato per un attimo alla morte ed ho voluto metterla alla prova. Ho spinto la mia auto a folle velocità, ma il poliziotto fermo dietro la curva mi ha segnalato l’alt ricordandomi di non essere solo sulla faccia della terra e di avere come gli altri una missione cui dedicarmi, non tutta bella come pretendo ma fatta così come la vita della quale mi lamento. Ho un solo pensiero costante: e se mi amasse anche lei? Come me, anche tu, potresti dire e fare lo stesso, anch’io sono come te, di fumo, incostante, volatile, senza idee precise, amo me stesso più degli altri e perciò rifiuto di sottomettermi, potrei mettere sossopra il mondo far della zeta l’a e dell’a la zeta, se Dio lo volesse. Ti turbi e dissimuli, anche tu, affermando la tua indipendenza, proclamando il tuo non amore. Ed anche io resto duro ed impassibile, nei momenti della tua esaltazione, per ripicca, per un senso di non solidarietà, come una grossa pietra, altissima ed irraggiungibile. Sulle nostre teste arriveranno gli ucceli ad innamorarsi, senza avere paura di essere quelli che sono, senza timore di mostrarsi nudi nell’anima, e cantando diranno tutto quello che vogliono, senza ritrarsi timidi, senza traumi, naturali come essi sono, come l’uomo vorrebbe e non può essere. E noi aspetteremo lì, in silenzio, che l’amico vento ci corroda, ci consumi, ci renda polvere, per rinascere un giorno ancora e dire alla vita “Buongiorno!” e semmai ritrovarsi e dire anche a te “Buongiorno!” e senza più parole, attendere la fine.

LUX IN FABULA – “Caccia al libro” un’interessante iniziativa nell’area flegrea e partenopea – un contributo di Germana Volpe

Correale e caccia al libro

Caccia al libro librerie

di Germana Volpe

Parte “Caccia al libro”, la nuova iniziativa promossa da Lux in Fabula.
Finalmente è iniziata la tanto attesa “Caccia al LIBRO”, nuovo progetto promosso dall’Associazione culturale “Lux in Fabula” di Claudio Correale, presente sulle Rampe dei Cappuccini al numero civico 5, Pozzuoli (NA) da più di trent’anni.
Si tratta di una vera e propria “Caccia al LIBRO” condotta tra gli scaffali delle biblioteche o delle librerie aderenti all’iniziativa. Diversi i luoghi di cultura sparsi sul territorio flegreo, ma anche partenopeo (biblioteche o librerie sia pubbliche che private) che hanno deciso di supportare la proposta, entusiasmandosi insieme con noi per la realizzazione di una simile idea!
Tra questi la Biblioteca della Stazione Zoologica Anton Dorhn, dove mercoledì 1 ottobre 2014, ha preso vita per la prima volta questa manifestazione. Presso questo importante polo culturale l’evento è stato rivolto prettamente ai bambini delle scuole elementari e medie. Sono state coinvolte per prime tre classi elementari (una III, una IV e una V) della scuola primaria “Emilia Nobile” di Napoli con lo scopo di avvicinare i più piccoli (e perché no, anche i più grandi!) al mondo della lettura, facendoli scoprire e apprezzare quel fascino indescrivibile e senza tempo che solo i libri cartacei sanno avere.
Prima di salire nello spazio bibliotecario adibito ad hoc per la “Caccia al LIBRO”, i bambini hanno potuto visitare l’Acquario della Stazione Zoologica, uno tra i primi acquari pubblici d’Europa, interamente dedicato alla flora e alla fauna del Mediterraneo, rimanendo affascinati di fronte a un simile spettacolo: qui il mondo marino si è dispiegato sotto gli occhi meravigliati dei piccoli che, incuriositi, hanno iniziato a porsi tante domande.
Al terzo piano della Stazione alcuni volontari hanno avuto la possibilità di essere parte attiva di questa nuova avventura, attendendo i bambini delle scolaresche per poi dividere ciascuna classe in due gruppi di una quindicina di ragazzi: il primo è stato coinvolto in divertenti crucipuzzle che ha avuto per tema il mare e i suoi abitanti. Successivamente ogni bambino è stato invitato a scrivere il proprio nome o un pensiero su dei cartoncini colorati a forma di animale marino: squali, meduse, pesci, polpi, stelle marine, delfini, granchi hanno arricchito la parete della sala in cui si è svolta la caccia, dove ad attendere i piccoli sul fondo è stato disposto un grande cartellone, capace di creare un simpatico scenario acquatico anche in superficie. Intanto l’altro gruppo, seguito da Claudia Di Somma, coordinatrice della Biblioteca, ha iniziato la “Caccia al LIBRO”: dapprima i ragazzini hanno dovuto rispondere a dei quesiti, prestando grande attenzione già dal primo indizio, attraverso il quale sono poi scaturiti tutti gli altri rompicapo che hanno portato le squadre a trovare i libri giusti sino a quello contenente il tanto ambito premio.
L’entusiasmo non si è fatto attendere, sia da parte di coloro che hanno coordinato il tutto che le scolaresche che vi hanno preso parte!Per premio ciascun ragazzo ha ricevuto il taumatropio (il cui significato greco è “vedere meraviglie”), con il simpatico e coloratissimo disegno di un pesce da una parte e di una boccia dall’altro: questo simpatico strumento ottico di epoca vittoriana, è stato inventato da Mark Roget nel 1824.Tale gioco consiste nell’illusione ottica creata sulla retina dell’occhio alla vista dei disegni complementari disposti sulle due facce di un disco fatto ruotare velocemente.
Alla fine della caccia è stato consegnato un piccolo pensiero anche alle maestre dei ragazzi, che non dimenticheranno di certo questa innovativa esperienza per i loro alunni. Si è pensato di salutare i bambini mostrando loro un cd, un dvd, un floppy disc e un libro di ben 500 anni: il libro risulta il vincitore tra questi oggetti perché è l’unico capace di sfidare le insidie del tempo, rimanendo consultabile senza mai passar di moda. Sorpresi i ragazzini si sono resi conto dell’importanza delle lettura e hanno capito che leggere un buon libro e conservarlo con cura servirà ad alimentare una memoria a lungo termine, oltre che ad arricchire il loro bagaglio di conoscenze.
Leggere sui volti di tutti i bambini presenti la felicità, ci ha reso sereni ed emozionati! Consapevoli che la cultura e il sapere siano le migliori risorse che esistano, ci auguriamo che le prossime caccie al libro vedano altrettanta vasta partecipazione.
Altri poli aderenti all’iniziativa sono: la Biblioteca del Museo Archeologico Nazionale, Napoli, Piazza Museo 19; la Biblioteca di area Architettura dell’Università Federico II, Palazzo Gravina Napoli, Via Monteoliveto 3; la libreria “Un libro tira l’altro”, Pozzuoli, Corso Garibaldi 3; la Libreria “Cartolibreria 900”, Pozzuoli, Via Gianbattista Pergolesi 38; la Libreria Coop di Centro Commerciale “Quarto Nuovo”, Quarto, Via Masullo 76; la Libreria “Il Fuori orario”, Bagnoli, via Giusso 11; la Mostra d’Oltremare, edificio Cubo d’Oro, nell’ambito dell’iniziativa “Libri liberi in movimento” delle associazioni “Movimento Contaminarte” & “I Ragazzi della Barca di Carta”.
Le date in cui partirà l’iniziativa negli altri centri di cultura su citati sono ancora da definire. Per avere informazioni a riguardo ed essere sempre aggiornati sui prossimi appuntamenti potete diventare fan della pagina facebook “Caccia al LIBRO” gestita dall’Associazione Lux in Fabula che trovate al seguente link:
https://www.facebook.com/pages/Caccia-al-LIBRO/646780992102088?fref=ts

Lux in Fabula caccia

LUX in fabula

EPIFANIE – 3

EPIFANIE – 4

Giovanna! Eh sì, Giovanna! “Coccole e carezze eterne…” era il messaggio che ci coinvolse ed il primo incontro si svolse in un contesto “alto” dal punto di vista della Storia e della Cultura. Appena fuori Arezzo in un pomeriggio novembrino di qualche anno fa sulla via Cassia c’è un luogo magico, tranquillo che ispira serenità; frequentato da pochi in un giorno feriale è il più adatto per incontri riservati per scambiare opinioni, passeggiare lungo gli argini dell’Arno che là riceve le acque della Val di Chiana. C’è su quel fiume un ponte, Ponte Buriano, risalente alla metà del XIII secolo, che è lo stesso che appare sullo sfondo a destra dietro la spalla della Gioconda. E c’è un Parco con sentieri. Ed è là che Giovanna, conosciuta su una chat alla quale aveva risposto ed incontrata alla Stazione di Arezzo, volle portarmi; mi parlò di lei e delle vicissitudini coniugali, dell’assenza di figli forse non voluti, dell’apatia del marito e della necessità impellente di nuove emozioni anche solo per far ribattere il cuore. Giovanna profumava intensamente ma di un’essenza che poi mi spiegò aveva lei stessa preparato. Non credo di aver sentito dopo di lei altro intenso flavour nelle persone che ho incontrato. Era una donna modesta ma corporeamente molto forte e ricca e non ne nascondeva le forme. Passeggiammo parlando anche di me e della mia stanchezza coniugale e del bisogno di rivivere emozioni lontane. Se proprio lo volete sapere non era “sesso” quello che cercavo ma una persona con la quale condividere rinnovati turbamenti. In auto ci scambiammo anche dei baci affettuosi rinviando ad altro tempo contatti più diretti; ma fummo ugualmente intercettati da un’auto della Polizia che ci chiese i documenti e dopo averci identificati ci chiese di allontanarci da quel luogo (erano anni nei quali si erano verificati atti terroristici ed il Ponte leonardesco sembrava essere uno degli obiettivi sensibili dal punto di vista culturale). Ritornai con Giovanna verso la Stazione mentre una nebbia fittissima calava. Ho rivisto Giovanna altre volte ed è stato piacevole conoscerla. Ed appunto, come dicevo, una volta l’ho invitata nella tratta Arezzo-Chiusi ad un breve incontro, anche quello pieno di “coccole e carezze eterne”. I miei viaggi nell’ultimo periodo sono diventati più frequenti e ricchi di prospettive anche se il tempo che rimane a quasi settanta anni è molto poco rispetto a quello che mi sta alle spalle.
Gli orizzonti invece di ridursi come capita a chi si affida al destino dolcemente e passivamente per me si sono ampliati. Non osservo, ma agisco e non riesco a stare fermo. E se osservo ed ascolto come quando viaggio ed è il treno (con il quale preferisco spostarmi) a condurmi lo faccio esclusivamente per capire il mondo in cui mi è dato di vivere. In uno degli ultimissimi viaggi di ritorno ho incontrato un signore che ha parlato per circa sei ore ininterrottamente, ma con una grande varietà di argomentazioni interessanti…..

CHIEDIMI CHE ORE SONO di Agata Virgilio – anticipazione di un commento

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Salve. sto per terminare la lettura di “Chiedimi che ore sono” della giovanissima Agata Virgilio. Lo trovo agile, lieve e pieno di consapevole ironia; pur trattando di temi “apparentemente” autobiografici non è mai autoreferenziale e retorico. Un testo maturo pur nella relatività degli anni dell’autrice ma di certo superiore a quanto questi ultimi le assegnerebbero comunemente. Credo che lo possiate recuperare su Internet attraverso ilmiolibro.it Al più tardi dopodomani lo commenterò più ampiamente – e questo non accade perché sia faticosa la lettura che, come ho già detto, scorre velocemente. Di norma fra un libro e l’altro faccio intercorrere uno spazio di tempo. Anche in questo caso.

CAMBIO VERSO – per la mia vita – 3

sono davvero carini questi “gufetti!!!”

Qualcuno fa finta di sorprendersi rispetto alle mie riflessioni, perché l’Ipocrisia che troppo spesso è stata spacciata per furbizia, scaltrezza tipica della Politica praticata l’ha fatta da padrona: è stata la “stella polare” cui si è affidato il proprio destino “fortunato”. E comincia così ad accadere che alcuni assertori del Verbo “rinnovato”, senza smentire la loro scelta, negli incontri pubblici ma interni al Partito Democratico si riempiano la bocca del Verbo di Fabrizio Barca, che ha molto poco a che vedere, anche se resiste apparentemente in modo imperturbabile ad operare nell’ambito del PD, con quello dello pseudo rinnovamento. Fa una certa impressione sentir dire da alcuni dirigenti che occorra applicare il “metodo Barca” e Barca su Barca giù sembra quasi che non si sappia che pesci pigliare, dove appigliarsi per salvare la zattera alla deriva su cui si è deciso di viaggiare. In questa bagarre vedo facce che non mi sono mai piaciute (ed alle quali – credo – non sono mai piaciuto) e con le quali non intendo condividere il mio tempo e le mie conoscenze, le mie competenze (le une e le altre per scarse che siano), ne faccio a meno ma non traccheggio come fa per motivi molto misteriosi qualche altro. Vi saluto con rispetto e deferenza e vado via.

CAMBIO VERSO per la mia vita – 2

Kant 1

C’è un po’ di confusione nella mente di coloro che hanno festeggiato qualche mese fa credendo in buona fede o strumentalizzando in malafede le idee di cambiamento che nella Sinistra venivano annunciate. Il Partito Democratico dopo aver accolto l’idea che – essendo il mondo cambiato – occorreva aprirsi al massimo senza steccati ideologici, senza un briciolo che fosse un briciolo di ideologia democratica (eh sì, perché non è mica detto che quando si parla di ideologie si debbano per forza intendere quelle che avevano prodotto disastri e fallimenti) fondata su diritti, doveri e democrazia, oggi si va accorgendo che nei Circoli non si discute più, che non sono più frequentati, che vi è un calo vertiginoso di adesioni. Poiché il difetto di memoria è molto diffuso sia perché è connaturato all’animo umano, in particolare quello italiano, sia perché conviene dimenticare in buona fede (si soffre di meno, si pratica la rimozione psichica) o in mala fede (superiamo l’ostacolo di lato per poter andare avanti nelle nostre convenienze), è chiaro che non ci si ricorderà dei tanti che, in nome e per conto dei “rinnovatori” sono miracolosamente apparsi ai “gazebo” nei giorni del voto ma, sollecitati a continuare la loro partecipazione in modo più assiduo o hanno fatto spallucce e declinato subito l’invito o hanno affermato che coloro che fino a quel momento si erano impegnati non avevano compreso che il mondo era cambiato e che non sarebbe stato più possibile una militanza siffatta d’ora in poi,  e che il futuro era  del Partito 2.0.
Poiché non scrivo per altri ma per me (cioè esprimo il “mio” pensiero) confermo che non sono più disponibile a supportare con il mio impegno questa “pratica”; c’è una parte del Partito, un gruppo non molto nutrito che ritiene (di certo ha ritenuto) di poter utilizzare la forzalavoro di altri a proprio vantaggio, ne ha strumentalizzato le intelligenze e le capacità organizzative, ha continuato ad utilizzare in un percorso di “rinnovamento” le vecchie pratiche, i vecchi metodi, quelle e quelli che servono a mantenere in piedi un Gruppo di Potere esclusivamente per il perseguimento dei propri interessi senza avere idee, senza una progettualità. Lo disse anche un mio amico e compagno:” Questi non sanno cosa fare, non sanno dove andare, non c’è un’idea, c’è un livello di avventurismo.” Ecco, anche a Prato c’è!
Il senso di tutto questo: sono uno dei tantissimi che non prenderà la tessera di questo Partito Democratico; largo a coloro che vogliono farsi avanti; largo a coloro che ancora desiderano farsi umiliare, largo a coloro che sbandierano la loro coerenza rifacendosi alle ideologie d’antan, che come leggete io continuo a rispettare. E vorrei ricordare che un mondo senza ideologie, passioni, sentimenti è un mondo arido, povero, pieno di cinismo ed ipocrisia. Io, dunque, come ho scritto l’altro giorno, “CAMBIO VERSO” ma non è la stessa cosa “vuota” che qualcuno demagogicamente sbandiera.

Immanuel_Kant

GARUM – Voci e sapori dal mondo antico – Campi Flegrei – EDIZIONI VALTREND

 

 

 

Il diario

 

Ho ricevuto un dono dall’Associazione “Il Diario del Viaggiatore” per mano della sua Presidente Angela Schiavone . Un pacchettino elegante contenente un libro che ho già letto ed una confezione di Garum. Cos’è il Garum? I Romani  conservavano le alici sotto sale in botti di legno dalle quali colava un liquido, il Garum, che fu utilizzato come condimento in alcune ricette (nel libro se ne trovano moltissime). Bella la confezione; interessanti gli argomenti storici ed enogastronomici trattati come le ricette, che proverò – contro la volontà della famiglia intera – a riprodurre. Del libro parlerò più diffusamente nei prossimi giorni.

 

Garum 2