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LA POETICA DELLE INTERCAPEDINI – “E’ DI VETRO QUEST’ARIA” di Monica Pareschi

 

 

 

Pareschi
e' DI VETRO QUEST'ARIA
CAMPI FLEGREI

 

FESTIVAL DELLA LETTERATURA NEI CAMPI FLEGREI
“E’ di vetro quest’aria” di Monica Pareschi – LA POETICA DELLE “INTERCAPEDINI”
Dopo aver letto un libro, per poterlo comprendere,entro i miei limiti, a pieno, ho la necessità di fermarmi e di riflettere. A volte come in questo periodo nel quale leggo tantissimo, dopo aver finito una lettura ne avvio subito un’altra. A qualcuno questo metodo non piace perché, dice, gli crea confusione. Io sono fatto così: voglio apprezzare la diversità fra uno stile e l’altro, fra un autore e l’altro, fra una storia e le altre, ed è così che mi aiuto in quest’impresa.
“E’ di vetro quest’aria” di Monica Pareschi – edizioni Italic Pequod 2014 appartiene a quei libri (agili nella forma tascabile e non corposi nella stesura di poco più di un centinaio di pagine suddivise in sette racconti brevi – solo uno dei quali – “Il Progetto” – è più esteso) che già prima di finirli vorresti riprendere a leggere.
Lo stile non è di quelli semplici e piani, il livello è colto ed alto e la “rilettura” ti aiuta ad entrare meglio in sintonia con l’autrice. La prosa si avvale di un’esperienza letteraria internazionale, acquisita nel tempo attraverso la traduzione di grandi classici contemporanei (Doris Lessing, Bernard Malamud, James Ballard); la narrazione si caratterizza forse anche per questi riferimenti autoriali per essere calata in luoghi “estranei” alla nostra Cultura, mai banali, mai volgari, di certo elitari e raffinati; le ambientazioni sono gelide, nordiche, anonime, spesso “scialbe ed incolori” come le albe del protagonista de “Il progetto”. La forza della prosa di questo libro risiede nell’incisività, nell’asciuttezza, nel realismo, in una certa magistrale crudezza, una forma di cinismo e di estraneità che spesso porta ad uno sguardo freddo ed esterno rispetto alle vicende narrate. Lo scorrere della vita si realizza nei diversi racconti ed in diversi modi attraverso momenti unici difficilmente comprensibili nell’immediato (ecco perché necessitano di una rilettura). I racconti appaiono come tessere spaiate di diversi puzzle che non riescono ( e se lo faranno, dureranno fatica) a comporsi; sono infatti “tranches de vie”, attimi e sequenze, osservate e seguite con la freddezza di chi si lascia coinvolgere con parsimonia; c’è una quotidianità portata all’eccesso ed esaltata con bravura a livelli letterari sublimi (solo per riferire degli esempi si legga la parte finale di “Corpo a corpo” pag. 34; oppure quella, anche questa conclusiva del già citato “Il progetto” e l’intero coinvolgente racconto “Come in autunno sul boulevard” con le sue atmosfere che non possono essere nascoste ad un cinefilo.
Non esistono, come i più attenderebbero, dei percorsi che si concludono. Gli eventi importanti sono “prima” forse “dopo”. E’ come se si privililegiassero gli “spazi vuoti”, cio che esiste “tra” non ciò che accade “in”. E’ la poetica delle ”intercapedini”.
Leggetelo e rileggetelo, vi farà bene!

DEMOCRAZIA E COERENZA vanno a braccetto (per qualcuno sì e per altri no)

Nella nostra società tanti sono in profonda sofferenza, in particolare le giovani generazioni che non trovano, avendone conquistato i diritti con il loro impegno nello studio, la giusta collocazione nel mondo del lavoro e sono costretti anche a rinunciare a costruire un futuro creando i presupposti per un disastro “sociale” di immani ed inedite proporzioni; non vedono affermati vecchi e nuovi diritti e sono condizionati da un mercato del lavoro selvaggio. Ed anche la Politica nel suo complesso non riesce a star dietro alla domanda di “giustizia” che si leva. Questa realtà la osserviamo e cerchiamo di analizzarla con pazienza ma i tempi sono frenetici e non ci consentono grandi pause di riflessione. A tutto questo si può rispondere con nervosismi ed isterie; c’è chi risponde con un “NO” fermo nei confronti di chi si è arrogato poco democraticamente alcune scelte ammantandole, indorandole, imbiancandole di una “patina” di Democrazia e c’è chi, per conve-coerenza, nella speranza di tempi migliori ha voluto impegnarsi nella campagna politica. I fatti sono chiari e non si accettano lezioni “postume” di Democrazia da parte di coloro che hanno scelto di subire le umiliazioni piegando il capo ed andando avanti perché a qualcuno questo faceva comodo ed a qualcun altro avrebbe potuto fare “poi” comodo. Se poi si vogliono esaminare i fatti concreti, è stata attuata una “dissociazione” davvero originale nel corso di questi mesi e si continua su questa strada, dal momento in cui si scopre la pratica della Democrazia come prassi necessaria si difende un Partito verso il quale si è lanciato strali e semmai si continua a tenere i piedi in diverse staffe nel rispetto del trasformismo ad uso personale non di certo emule di Leopoldo Fregoli o Arturo Brachetti. Non si accettano, anche se è un controsenso-paradosso (ed il rispetto delle idee deve essere mantenuto altissimo), lezioni di Democrazia se questa poi non viene rispettata e praticata.

NON SONO UN GRAFOMANE – ma un’anima inquieta, sì!

– piuttosto che scrivere sui muri….

FOTO per BlogNon sono un grafomane! Osservo le diverse realtà, le riscontro, le analizzo, e poi ne scrivo. Rispondo ad un amico di cui ho stima; sospetto che vi sia una certa ironia, una forma di complimenti che rischia per passare per critica. Ma è perché sono benevolo con me stesso e tento di dare una spiegazione a questo mio modo di comunicare. D’altronde i “tempi” sono davvero bui e la ricerca di “luce” è ancora più forte. Il BLOG è una delle modalità per esprimere questa mia condizione umana nell’attraversamento della “nottata”.

E’ DI VETRO QUEST’ARIA – FESTIVAL DELLA LETTERATURA NEI CAMPI FLEGREI 2628 SETTEMBRE

e' DI VETRO QUEST'ARIACAMPI FLEGREI
Ho letto il libro di Monica Pareschi, “E’ di vetro quest’aria”, edito da Italic Pequod 2014. Ho trovato la sua prosa incisiva, magistralmente realistica, cruda. Lo recensirò fra qualche ora; ho bisogno di rileggerne alcune pagine. Ho il fermo desiderio di incontrare l’autrice, una delle più importanti traduttrici italiane, al prossimo Festival della Letteratura nei Campi Flegrei che si svolgerà dal 26 al 28 settembre fra Pozzuoli, Bacoli e Monte di Procida.

Festival Pozzuoli

FESTIVAL DELLA LETTERATURA NEI CAMPI FLEGREI – PREMIO “MICHELE SOVENTE” TERZA EDIZIONE

CAMPI FLEGREIFestival Pozzuoli 

Dal 26 al 28 settembre si svolgerà nei Campi Flegrei il Festival della Letteratura – tra Pozzuoli, Bacoli e Monte di Procida scrittori e critici artistici e letterari si confronteranno – è prevista anche l’assegnazione di Premi (in particolare il Premio Sovente dedicato al poeta scomparso nel 2011) – qui in calce troverete il Bando per la partecipazione al Concorso. Con questo “post” intendo contribuire alla conoscenza di Michele Sovente, di cui sono stato amico negli anni del Liceo Classico (lui era in Seminario, io frequentatore laico). Ci siamo allontanati (in verità, sono stato io ad andare via dai Campi Flegrei nel 1974 per lavoro) ed io l’ho incontrato nuovamente nel 2001 alla presentazione di uno dei libri di Ernesto Salemme , “Sogno di un teatro” al Cinema “Sofia”.

Per consentire ai nostri lettori di avere un’idea su quale fosse il livello della poesia di Michele Sovente, utilizzo alcuni video.

 

http://festivaldellaletteraturalibridimarelibriditerra.wordpress.com/bando-di-concorso/

JOSEPH FARRELL – NON E’ TEMPO DI NOSTALGIA – INTERVISTA A FRANCA RAME

Ho finito di leggere l’intervista rilasciata a Joseph Farrell da Franca Rame nel febbraio 2013 (la grande autrice ed attrice morirà il 29 maggio 2013) – a breve cercherò di sintetizzare il libro di cui si parlerà all’interno del Festival della letteratura nei Campi Flegrei a fine settembre.
Joseph Farrell è Professore Emerito di Italianistica presso la University of Strathclyde, a Glasgow, Scozia e sarà ospite del Festival.Franca Rame e Farrelldario-franca-joseph-farrell

NON E’ TEMPO DI NOSTALGIA -iNTERVISTA DI J. Farrell a Franca Rame

Festival Pozzuoli

 

Ho iniziato a leggere il libro di Joseph Farrell, “Non è tempo di nostalgia” – una lunga intervista a Franca Rame prima della sua scomparsa. Lo recensirò subito dopo averlo letto.

Joseph Farrell sarà presente a “Libri di Mare Libri di Terra”  – Festival della Letteratura nei Campi Flegrei dal 26 al 28 settembre p.v.

Farrell e Rame

Subito dopo leggerò anche “Dario e Franca” sempre a cura di Joseph Farrell

Franca Rame e Farrell

 

FESTIVAL DELLA LETTERATURA NEI CAMPI FLEGREI – LIBRI DI MARE LIBRI DI TERRA – 26-28 SETTEMBRE 2014

Davide D'UrsoDavide D'Urso 2

Vado concludendo la lettura del libro di Davide D’Urso – fra qualche ora lo recensirò – “Tra le macerie” racconta vicende fondamentalmente ahimè normali di un gruppo di giovani e di uno in particolare, Marco, in una Napoli contemporanea oppressa come gran parte del nostro paese da una profonda crisi lavorativa (nessuno si salva, anche i suoi amici, coetanei tutti trentenni, apparentemente fino a poco tempo prima più fortunati). Alcuni capitoli si inoltrano nell’universo dei call-center con le sue gerarchie e le sue atmosfere da GF orwelliano. Ma le passioni prevarranno? uno spiraglio sembra annunciarsi.  Il “domani è un altro giorno” della Rossella di Mitchell e Fleming verrà anche per Marco? Finisco la lettura e ve lo dico.

LIBRI DI MARE LIBRI DI TERRA – ANTONELLA CILENTO – CAMPI FLEGREI 26-28 SETTEMBRE 2014

cilento 2
Caravaggio

E, dunque, il “Festival della Letteratura nei Campi Flegrei – Libri di mare libri di terra” si svolgerà fra Pozzuoli e Bacoli dal 26 al 28 settembre. Antonella Cilento ne sarà protagonista.

Una donna che nasce nel Seicento, non importa se nobile o popolana, se ricca o povera (ricordate la manzoniana Gertrude?), non aveva altro sbocco se non in un matrimonio e non aveva alcuna possibilità di acculturarsi al di là di insegnamenti impartiti sulle “buone maniere” e sulla qualità dei cibi e la ricchezza dei vestimenti. Lisario è una bambina, figlia di don Ilario Morales comandante della guarnigione di stanza al Castello di Baia sul Golfo di Pozzuoli, una ragazzina di 11 anni, che si ribella al “potere” della famiglia e dei maschi e si imbeve di letture in segreto, visto che alle donne era negato l’accesso alla Conoscenza ed alla Cultura. La protagonista, che solo per un attimo nel corso del romanzo conosceremo come Bellisaria, è diventata suo malgrado muta e ne conosciamo il punto di vista attraverso le riflessioni scritte segretamente su fogli recuperati qua e là. Antonella Cilento, autrice del romanzo, infatti vi inserisce ad intervalli abbastanza precisi le “Lettere” di Lisario indirizzate “alla Signora Santissima della Corona delle Sette Spine Immacolata Assunta e Semprevergine Maria”. La giovanissima donna, di fronte alla possibilità di andare “sposa di un vecchio bavoso e gottoso”, trova un modo tutto suo di protestare, negandosi provvisoriamente alla vita e cadendo in un sonno profondo. Ed è così che prende avvio il romanzo. Ho già scritto che si tratta di libro avvincente nella sua narrazione rapida e nella sua struttura per capitoli e paragrafi che appaiono, a chi, come me, è avvezzo a trattar di Cinema e Teatro, come Scene pronte ad essere trasformate in immagini. Ma ne parlerò dopo. L’ambientazione è in una Napoli cupa, buia, resa insicura da rivolte ed epidemie, dove si muovono personaggi di alto livello artistico insieme a malfattori, delinquenti, mistificatori ed avventurieri di ogni specie e provenienza; è la Napoli dove c’è il segno di Caravaggio, la presenza di Ribera; è la Napoli dove arrivano artisti come il francese Jacques Israel Colmar, il fiammingo Michael de Sweerts (questi, entrambi protagonisti di primo piano del romanzo di cui si parla), il valenciano Juan Dò; ed è la Napoli di Masaniello e dei Vicerè; la Napoli nella quale si rappresentano melodrammi interpretati da “voci bianche” nelle parti femminili; è la Napoli delle prostitute di basso e di alto rango ed è la Napoli dei “femminielli” e degli ermafroditi; la Napoli che crede ai miracoli non avendo nella realtà molto di cui essere felice. In questo ambiente meschino ancorché  aristocratico e culturalmente, in senso potenziale, elevato si muove la vicenda di Lisario e la profonda incapacità da parte dei maschi di poter accettare l’incredibile scoperta che il catalano, medico di scarsi scrupoli, Avicente Iguelmano compie dapprima spiando la giovane moglie, per l’appunto Lisario (tralascio, benchè significative le modalità con cui Avicente conosce e sposa la giovane), e successivamente leggendo alcune pagine di un libro sui “piaceri solitari” reperito nella ricca Biblioteca di un signorotto locale, Tonno d’Agnolo, degno rappresentante della spregevole classe politica di ogni tempo, rozzo procacciatore di amanti per gli ambienti del vicereame spagnolo.
In quelle pagine per l’appunto si leggevano “cose che gli parevano impossibili. Bugie senza fondamento”. La storia si dipana concedendo deviazioni e colpi di scena coinvolgenti fino alla conclusione. E’ un libro, lo ripeto, che mi ha ridato fiducia verso le nuove generazioni di autori letterari e non è un caso che l’autore in questione sia una donna. Nelle presentazioni pubbliche del romanzo si sottolinea giustamente, in un punto di vista femminile, la modernità dell’argomento: la protagonista, pur oppressa da una società (quella del Seicento) profondamente maschilista, emerge in ogni senso e sconfigge i limiti imposti, prima di tutto quegli stessi relativi alla mancanza della “voce”. Ed è infatti dalla “voce” di Psiche nell’ ultimo paragrafo del romanzo che prenderei il via se dovessi scrivere, come sempre vado pensando mentre leggo, una sceneggiatura. Dalla voce di Psiche che sconvolge il “vecchio e malandato” Avicente inondandolo di infiniti malinconici ricordi farei partire il tutto; perché è quello il momento in cui tutto ha un senso.

L’attualità del romanzo rimanda a temi che, forse da maschio, continuo a considerare ambigui; la violenza sulle donne così frequentemente portata agli orrori delle cronache è il risultato di un’educazione antropologica sbagliata attraverso la quale il “mondo” ha costruito dei ruoli che oggi, nel momento in cui socialmente li mettiamo in discussione, finiscono con il creare confusione e sbandamento nella mente dei più deboli (al di là del livello culturale e professionale) fra i maschi. Aggiungerei che nelle istituzioni educative (la famiglia, la scuola, il consesso civile allargato) non si è ancora riusciti a raggiungere la consapevolezza che la parità dei generi giustamente ricercata a livello legislativo ed istituzionale ha bisogno di tempi lunghi per essere realizzata e le “vicende” traumatiche cui da tempo assistiamo sgomenti ed infuriati sono parte di un percorso che ha tuttavia bisogno di ulteriori sostegni al di là delle giuste manifestazioni pubbliche cui volentieri partecipiamo. La sensibilità non si conquista con le norme legislative ma attraverso percorsi educativi naturali non imposti.

Nel video, un’intervista ad Antonella Cilento sul Seicento al Pio Monte della Misericordia (Napoli, via dei Tribunali 253) dove si trova l’opera di Caravaggio “Sette Opere di MIsericordia”

FESTIVAL DELLA LETTERATURA LIBRI DI MARE LIBRI DI TERRA – CAMPI FLEGREI (NA) 26-28 SETTEMBRE 2014

libro di antonella-cilento

 

cilento

 

Questa è solo un’anticipazione; ho finito ieri sera di leggere il libro di Antonella Cilento, “Lisario o il piacere infinito delle donne”. Non mi capita da molto tempo di sentire il desiderio di percorrere le pagine l’una dopo l’altra incuriosito dagli eventi narrati. Il libro è piacevole, avvincente, coinvolgente. E’ una grande gioia per me seguire le storie narrate e sarà un grande piacere poter conoscere l’autrice che dimostra una notevole maestria, portando a compimento le sue “lezioni” di scrittura creativa. Antonella Cilento sarà a Pozzuoli e nei Campi Flegrei (Baia, Bacoli, Fusaro) fra il 26 ed il 28 settembre ospite del Festival della Letteratura organizzato da “Il Diario del Viaggiatore” e da Angela Schiavone.

Nelle prossime ore scriverò una recensione più articolata sull’opera, che consiglio vivamente per la lettura.