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FESTIVAL DELLA LETTERATURA NEI CAMPI FLEGREI – meno 2

Al mio Paese - copertina

Copertina libro BARBATO

Mancano due giorni all’apertura del Festival – Libri di mare libri di terra – Premio “Michele Sovente”
Vado leggendo ora il libro di Anna Barbato “Io è un’altra – cose che le donne non dicono” dopo aver terminato “Al mio paese” di Melania Petriello & co.
Andiamo avanti – Ieri pomeriggio siamo stati (è una delle poche cose cui ho collaborato con Angela Schiavone e Gabriella Romano che invece trottano alla grande) da Claudio Correale ed i ragazzi di “Lux in Fabula” sia per concordare la loro presenza al Festival sia per un’iniziativa della quale parlerò più diffusamente la prossima settimana.

Il diario

A POZZUOLI PER SEGUIRE L’ORGANIZZAZIONE DEL FESTIVAL DELLA LETTERATURA NEI CAMPI FLEGREI – LIBRI DI MARE LIBRI DI TERRA – PREMIO MICHELE SOVENTE 2628 SETTEMBRE

Sono a Pozzuoli. Già da ieri sera coopero sul territorio per la realizzazione del Festival. Continuo a scrivere commenti ed incontro gli altri organizzatori, in particolare l’Associazione “Il Diario del viaggiatore” con la Presidente Angela Schiavone e Gabriella Romano. Nel pomeriggio incontrerò anche “Lux in Fabula” per decidere insieme i dettagli di una prossima iniziativa.

Intanto finisco di leggere “Al mio paese” a cura di Melania Petriello

Al mio Paese - copertina

Ed avvierò la lettura non appena riceverò il libro di “Io è un’altra -Cose che le donne non dicono” di Anna Barbato con un racconto di Pino Imperatore.

Copertina libro BARBATO

Ho già letto 16 libri e conto di terminare i “commenti” prima del 26 settembre. Non è stata una fatica, ma un immenso piacere.
Parlo di “commenti” perché “recensioni” mi dà l’idea del “censore” ed io ho profondo rispetto della “libertà di idee ed opinioni” ed anche degli “stili” prescelti dai diversi autori. Incontrandoli, cercherò di comprendere le loro scelte, rendendole più chiare agli altri partecipanti.

LORENZO DELLA FONTE – L’INFINITA MUSICA DEL VENTO – FESTIVALETTERATURA 2628 SETTEMBRE

Della FonteLorenzo Della Fonte

La lettura di “L’infinita musica del vento” di Lorenzo Della Fonte – 2014 Casa Musicale Eco Editore ha consentito di conoscere una storia realmente accaduta nei suoi contorni generali ed arricchita di elementi romanzeschi di ottimo livello. La figura di Francesco (Cesco o Francis come veniva chiamato a Napoli e verrà chiamato negli Stati Uniti d’America) viene seguita con meticolosa attenzione sin dai suoi primi passi a Napoli dove “dimostrò presto un talento fuori dal comune” già a quattordici anni, dopo aver bruciato le tappe come clarinettista alla “scuola” del maestro Ferdinando Sebastiani. La storia di Francesco viene accompagnata da altri personaggi, alcuni dei quali forse inventati, come Nicola, che imparerà a suonare il corno, uno “strumento…proprio come lui: tondo e, all’occorrenza, possente”. Accanto a Nicola nella prima parte vi è la figura di Sylvie (ma la sua ombra sarà molto presente nella seconda), che troverà un tragico destino sulla sua strada. Il romanzo per l’appunto si snoda in tre parti ben distinte (la prima riferita alla “formazione” dei protagonisti a Napoli; la seconda relativa al viaggio prima nel Mediterraneo e poi nell’Oceano Atlantico sulla “Brandywine”, una fregata della Marina americana; la terza tutta interamente ambientata in terra statunitense) contrappuntate da una serie di “interludi “ con preludi e postludio finale che non hanno alcun collegamento diretto con la “narrazione” degli eventi che contrassegneranno le “storie” intrecciate dei protagonisti nel loro svolgimento complesso. Gli eventi storici, come i prodromi risorgimentali italiani, la guerra fra Stati Uniti e Messico, lo sterminio dei “nativi” americani “pellerossa” ad opera dell’esercito statunitense, la preparazione della guerra di secessione, sono ben presenti ed accompagneranno lo svolgimento dei fatti, incidendo solo relativamente sulle vicende dei “nostri”. Lorenzo Della Fonte dirige l’insieme dei personaggi così come si conviene ad uno stimato (come egli è) Direttore d’orchestra; lo fa con stile e mano lieve, rendendo piacevole e scorrevole la lettura. Da sottolineare la precisione e la cura delle descrizioni, non solo quelle attinenti alla “musica” sulle quali l’autore non può che avere piena padronanza; ma soprattutto colpisce nella seconda parte la capacità di descrivere alla perfezione le caratteristiche minime dell’arte della navigazione. Molto interessante è anche la messa a punto delle problematiche caratteristiche collegate al mondo dell’emigrazione ed ai difficili rapporti tra i rappresentanti della comunità italiana e coloro che, pur provenendo da altre terre negli anni precedenti, intendevano vantare diritti superiori; come a dire: fate attenzione, anche oggi, molto spesso accade che ci sia più “razzismo” nei confronti di coloro che si avvertono come “estranei” proprio da parte di coloro che quelle discriminazioni le hanno vissute sulla propria pelle negli anni precedenti. Ovviamente non è possibile (anche se non sarebbe nemmeno giusto farlo) descrivere per intero le vicende dei personaggi e quelle in primo luogo di Francesco Maria Scala, che ad ogni modo troverà una sua collocazione di primissimo piano come musicista direttore della Banda dei Marines riconosciuto dal Congresso, entrando in diretto contatto anche con alcuni Presidenti degli States ed essendo da questi stimato. La storia ha un andamento rapido ed i colpi di scena si susseguono come in un interessante film d’avventura e d’azione (non mancheranno né i “pirati”, né assalti ai treni ed inseguimenti a cavallo; non mancano le tribù “pellerossa” qui viste dalla loro parte, né la corsa all’oro). Interessante è anche l’apparato didattico finale con le schede dedicate ad un centinaio di personaggi menzionati nella “storia” narrata (sono esclusi quelli dei 43 interludi, del preludio e del postludio e dei due preludietti) ed in ultimo l’elenco dei brani musicali citati negli interludi. Nei ringraziamenti poi Lorenzo Della Fonte chiarisce anche le fonti “umane” che lo hanno introdotto sui “sentieri” da lui meno conosciuti. LORENZO DELLA FONTE SARA’ A “LIBRI DI MARE LIBRI DI TERRA – FESTIVAL DELLA LETTERATURA NEI CAMPI FLEGREI SABATO 27 IL POMERIGGIO DI SABATO 27 SETTEMBRE A BACOLI VILLA CERILLO

Festival Pozzuoli

DUE ANNIVERSARI IN OTTOBRE – 80 anni dalla morte di JEAN VIGO e 30 anni dalla morte di FRANCOIS TRUFFAUT

Vigo Truffaut

 

Nel 2005 ho organizzato un Convegno-Seminario nel centenario della nascita di Jean Vigo – in ottobre cadranno due anniversari importanti nella Storia del Cinema: 80 anni dalla morte di Jean Vigo e 30 da quella di Francois Truffaut. Per ricordarli entrambi organizzo due iniziative: la prima il 21 di ottobre a Pozzuoli; la seconda a fine ottobre (forse il 30) a Prato. In entrambe le occasioni saranno dei “giovani” a parlare della loro “scoperta” della loro “passione”. Sarete informatei in tempo utile e comunque dopo l’effettuazione del Festival della Letteratura del 2628 ottobre fra Pozzuoli, Bacoli e Monte di Procida (i Campi Flegrei ).

LIZA di Margi De Filpo al FESTIVAL DELLA LETTERATURA NEI CAMPI FLEGREI

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Villa Cerillo

 

Miseno

“LIZA” di Margi De Filpo, giovane autrice nel panorama editoriale italiano, mi riporta alla memoria lo stile narrativo dei “racconti” di Guy de Maupassant non fosse altro che per la caratteristica di questo lungo racconto (o romanzo breve, decidetelo voi) che consiste nell’ inoltrarsi in una vicenda che analizza il “mistero” dell’animo femminile. “Liza” è il racconto di un’ossessione o – forse – di una serie di ossessioni che sconvolgono la fragilità di una donna nella sua perenne insicurezza, nella sua condizione di “impura” che ha bisogno costante di “lavarsi”. L’acqua è una delle costanti che ritroviamo nelle pagine di questo libro; ci sono i fiumi (il Tevere, l’Aniene) reali e metaforici (quando parla del primo libro del suo “alter ego” Elisa dice: “Era una storia costruita bene, con riferimenti continui….funzionava. Scorreva. Come il fiume, uguale”); ci sono le docce (il desiderio di ripulirsi dalle impurità nella parte seconda, IV capitolo: “mentre sentivo l’acqua della doccia battere sulla cabina, mentre lo vedevo rivestirsi e lasciarmi lì, a casa sua…l’acqua scorreva sulla mia testa senza pulirmi.” E nel paragrafo successivo “Mi infilai sotto la doccia, e mentre l’acqua calda scorreva sul petto contai i giorni, non potevo essere incinta.” Ed ancora nel capitolo IX oltre alla purificazione esterna, che assomiglia ad un incubo – o forse lo è davvero – c’è anche quella “interna”: “Presi una bottiglia di vino aperta dalla cucina e mi attaccai a bere…”.) E così via fino alla fine quando ritorna un corso d’acqua ed il Tevere inumidisce “le nostre ultime pagine” e poi “guardando il fiume” scopre se stessa, acquisisce una drammatica consapevolezza. La storia è controllata costantemente dall’autrice con frequenti rimandi ad eventi e personaggi che nel bene o nel male hanno avuto un ruolo nella sua vita. Il ritmo è sostenuto e sostanzialmente incalzante e coinvolgente al punto che le circa 70 pagine scorrono come acqua sul nostro corpo. C’è stile e buon gusto nella descrizione dei personaggi e degli ambienti generalmente signorili ed eleganti: sono in linea di massima i “luoghi” de “La grande bellezza” sorrentiniana (cocktail ed aperitivi, vernissages vari del jet set romano) frequentati per l’appunto da intellettuali ed artisti. Fa da contrappunto il lindore e la modestia degli ambienti di provenienza familiare (una famiglia con la quale per diversi motivi non ha mai chiuso i conti)  di Elisa, che scarica sul suo “corpo” le sue frustrazioni in una società che spinge ad una perfezione impossibile da ottenere (grassa-magra, bionda-bruna, bassa-alta) senza infliggersi mortificazioni. Avverto, dopo averlo letto, una necessità profonda di un confronto con l’autrice. Considero una buona prova questo e l’ho letto, data la mia personale propensione ad occuparmi di Cinema (quello scritto e quello girato),  come leggessi un “trattamento” cinematografico attraverso il quale strutturare una sceneggiatura.

Margi De Filpo presenterà il suo “Liza” edito da Epika al Festival della Letteratura nei Campi Flegrei – Libri di mare libri di terra sabato 27 settembre alle ore 16.30 a Bacoli nella splendida location di Villa Cerillo. Sarò io a porre quesiti insieme alla psicoterapeuta Cinzia Caputo.

 

 

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CON ARTUMES A COMEANA (PO) 20 settembre 2014

Poggio 1

Stamattina mi sono concesso un po’ di relax “culturale” – sospendendo la lettura dei libri scritti dalle autrici e dagli autori che saranno presenti nei Campi Flegrei dal 26 al 28 settembre – e con mia moglie ed altri amici ci siamo affidati alle colte cure di una giovane archeologa, presidente dell’Associazione no profit “Artumes”, la dott.ssa Maria Antonia Serafini. Ci siamo perciò recati in località Comeana, frazione di Carmignano sulle pendici dolci del Montalbano in una realtà nella quale, oltre alla produzione di vino ed olio, permane la presenza storica della civiltà etrusca e medicea. Comeana si trovava e si trova in una posizione felice dal punto di vista produttivo (in questa zona si ricavava la pietra serena utilizzata per costruire palazzi e luoghi di culto) e strategico militare, perché dalle sue “alture” si dominava tutta la valle dell’Arno e la piana fiorentina. La Serafini ci ha illustrato in maniera precisa e storicamente scientifica la storia del “borgo” di Comeana accompagnandoci poi alla visita della Pieve di San Michele, proprietà della famiglia Mazzinghi della quale abbiamo visto anche la facciata cinquecentesca del Palazzetto lungo la via Alighieri.
Poi ci siamo recati a visitare Il tumulo etrusco di Montefortini la cui scoperta è recente ed è dovuta ad un’intuizione del dott. Borgioli e dello studente Emanuele Narducci che il 4 gennaio 1965 fecero pervenire alla sovraintendenza alle antichità d’Etruria di Firenze, nella persona del sovrintendente professor Giacomo Caputo, una prima segnalazione sulla sospetta collinetta di Montefortini. Il professor Caputo inviò subito l’ispettore dottor Nicosia che sul momento, pur mantenendo certe riserve, fu in linea di massima concorde a confermare i sospetti dei due studiosi comeanesi.. La struttura del tumulo è doppia in quanto il primo e più ampio fu interessato ad un crollo dopo soli 25 anni, forse per motivi sismici.

L’Associazione ARTUMES organizzerà una prossima visita al pomeriggio di sabato 11 ottobre alla Villa Medicea di Poggio a Caiano ed alla Chiesa di S.Maria Assunta a Bonistallo. Prenotazione obbligatoria. Per Info e prenotazioni: info@artumes.it, tel. 339 1958024

Artume (o anche Aritimi o Artames), nella mitologia etrusca era la dea della notte, della luna (come anche la dea Losna) e della morte. Era anche la divinità della natura, delle foreste e della fertilità. Era associata alla dea greca Artemide. Aritimi è anche considerata la fondatrice di Arezzo, l’etrusca Aritie.

ANIME BIANCHE – racconti dal carcere al FESTIVAL DELLA LETTERATURA NEI CAMPI FLEGREI 2628 SETTEMBRE

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Di “Anime bianche” ho sentito parlare già da metà agosto quando con Angela Schiavone e Gabriella Romano abbiamo avviato una cooperazione per l’organizzazione del Festival della Letteratura nei Campi Flegrei. E’ scattata immediata dentro me quella parte che è attratta dai temi sociali ed antropologici culturali, ed è anche per questo che ho chiesto di poterlo leggere prima che venisse pubblicamente presentato. Allo stesso tempo ho richiesto a Matilde Iaccarino di poter avere il file del suo “Quattordici”, testo base utilizzato per il Laboratorio di Lettura e Scrittura, intitolato al Premio Nobel per la Pace 2012 Aung Sang Suu Kyi, e riservato alle detenute della Casa Circondariale Femminile di Pozzuoli. Quel Laboratorio fin dal 2002 è condotto da Lina Stanco (Ass. Quartieri Spagnoli), Francesca Di Bonito (Ass. FEBE) e Maria Gaita (Ass. FEBE). “Anime bianche – Racconti dal carcere” è il risultato del Laboratorio di quest’ultimo anno. Il testo che ho potuto scorrere velocemente per la caratteristica fondamentale di estrema semplicità è composto, oltre che da interventi istituzionali (il Sindaco di Pozzuoli Enzo Figliolia e la Direttrice del Carcere Stella Scialpi), da una prima Introduzione molto partecipe (“queste storie che a tratti tolgono il fiato, impongono riflessione, mostrano dolorose incapacità, dicono di solitudine, di destini senza riscatto”) di Luisa Cavaliere, storica esponente del movimento femminista ed anima dell’Archivio delle memorie delle donne di Napoli. Le “storie” di cui si parla sono quelle che le detenute hanno elaborato a partire da alcuni (10) dei quattrodici racconti scritti da Matilde Iaccarino nel 2012. Segue, poi, la Premessa delle operatrici già menzionate che sottolineano la loro decisione “di rendere pubblica questa esperienza per far conoscere la realtà interna al luogo di detenzione…la loro (delle detenute n.d.r.) umanità profonda…sconosciuta ai tanti, per cercare di aprire un varco tra chi è dentro e chi è fuori e ..-rendere fattibile la speranza di possibili percorsi di riscatto. Prima di iniziare le elaborazioni delle detenute identificate solo con una lettera iniziale troviamo una nuova Premessa a firma di Matilde Iaccarino, “Il senso di un incontro: il racconto di sé”, che poi firma anche il raccontoriflessione che dà il titolo all’intera raccolta, “Anime bianche”, una prosa poetica dal forte ed intenso impatto emotivo. Le testimonianze delle detenute si ispirano al libro della Iaccarino (“Da una frase, da un ambiente, da un’immagine sono scaturite decine di storie comuni, vissuti così straordinariamente comuni e dolorosamente belli in cui ogni donna può rivedersi, in quel passo sbagliato, in quell’inciampo pericoloso, in quel tormento, ma anche in quelle speranze d’amore e di affetto che caratterizzano l’intera umanità.”). In “Lei mi riporta a casa” (ispirata da “Di martedì”) D. coglie il riferimento al ruolo “materno” che permette di superare tantissimi ostacoli e limiti psicologici e reali. In “Ero molto piccola per ricordare” (ispirata da “Il giorno dei morti”) A. si sofferma sull’assenza nella sua esistenza della figura paterna, tema ripreso da “Il bello delle cose” elaborato da D.. In “Rieccomi” (ispirata da “L’attesa”) Y. con una certa autonomia si riferisce ad una “speranza” collegata a quella che vorrebbe fosse la sua vita quando un giorno uscirà di prigione. Questa “speranza” si ritrova anche ne “Il principe azzurro” (ispirata da “Nella carne”) nella quale A. auspica che il suo angelo – la madre, “donna fantastica che aveva sempre la porta aperta, un consiglio da dare”, morta – l’ “aiuterà ad aprire questo cancello che mi divide dalla vita esterna e mi darà le sue ali per volare verso la libertà”. Le riflessioni sono molte altre (venti in totale); ne ho trattate e menzionate soltanto quattro, benché tutte posseggano elementi degni di particolari e concrete attenzioni. Il lavoro delle associazioni all’interno degli Istituti di Pena hanno l’indubbio valore nel far recuperare la dignità e l’umanità di queste persone; manca tuttavia o non è ugualmente evidente il lavoro nella società nella quale esse faranno ritorno una volta conclusa il periodo della loro pena. Esprimo, lo sento, un’ovvietà; ma è un’ovvietà pesante. Ritornando ad “Anime bianche” vorrei sottolineare se non fosse stato già chiaro da quanto ho scritto prima che esso non potrebbe esistere dal punto di vista della comprensione senza “Quattordici”. Con questo non intendo dire che sia stata un’operazione inutile, ma mi permetto di suggerire la lettura di “Anime bianche” con l’ausilio dell’intero testo di “Quattordici” ivi comprese le bellissime significative ed appropriate fotografie che ne corredano i diversi racconti. “Anime bianche – racconti dal carcere” a cura di Matilde Iaccarino, Francesca Di Bonito, Maria Gaita e Lina Stanco 2014 Valtrend Editore verrà presentato in anteprima al Festival della Letteratura nei Campi Flegrei – Libri di mare libri di terra il 27 settembre nella splendida cornice di Villa Cerillo a Bacoli a partire dalle 16.30. Il libro è una forte ed intensa testimonianza di un “mondo” impercettibile alla stragrande maggioranza delle persone ed “utile, vero, necessario” per superare il diaframma che si frappone inevitabilmente fra noi e loro, questa parte infelice e sfortunata della nostra società che ha tutti i diritti di aspirare ad una vita “normale”, ad un’esistenza serena e tranquilla, felice.
Su “Quattordici”  di cui Matilde Iaccarino leggerà un brano venerdì 26 ore 16.30 al Palazzo Migliaresi al rinnovato Rione Terra scriverò dopo. Mi è molto “garbato” (scusate il toscanismo!).

ANTEPRIMA FESTIVAL DELLA LETTERATURA NEI CAMPI FLEGREI – LIBRI DI MARE LIBRI DI TERRA 2628 SETTEMBRE POZZUOLIBACOLIMONTE DI PROCIDA

 

 

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Questa notte ho finito di rileggere “Anime bianche -Racconti dal carcere” a cura di Matilde Iaccarino, Francesca Di Bonito, Maria Gaita, Lina Stanco – 2014 Valtrend Editore (il libro non è, a quanto ne so, ancora disponibile; ho riletto “Quattordici” di Matilde Iaccarino necessario punto di riferimento per comprendere “Anime bianche”. Ho finito di leggere “Liza” di Margi De Filpo. E, poi, mi sono concesso un diversivo andando a visitare, insieme ad un gruppo di amiche e di amici e guidati da una esperta di Archeologia etrusca, il sito di Comeana (il tumulo estrusco di Monteforini) sulle pendici del Montalbano. Fra poco scriverò. Nel pomeriggio avvio la lettura del libro di Lorenzo Della Fonte “L’infinita musica del vento”  2014 Casa Musicale Eco Editore. Andiamo avanti

 

Della Fonte

“LIZA” di Margi De Filpo – anticipazione – FESTIVAL DELLA LETTERATURA NEI CAMPI FLEGREI – 2628 SETTEMBRE

 

 

 

Ho appena terminato la lettura di “Anime bianche” Racconti dal carcere a cura di Matilde Iaccarino, Francesca Di Bonito, Maria Gaita e Lina Stanco – 2014 Valtrend Editore (ho letto anche “Quattordici” di Matilde Iaccarino)  – Nel mentre avvio la lettura di “Liza” di Margi De Filpo 2013 edito da Epika. Andiamo avanti

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MI PIACCIONO I FILM DI FRANK CAPRA di Maria Caterina Magliocca – Festival della letteratura POZZUOLI-BACOLI-MONTE DI PROCIDA 2628 SETTEMBRE

MisenoVilla Cerillo

Una ventata di ottimismo di fronte alle tragedie quotidiane è quanto si respira già a leggere il titolo dell’ antologia di racconti che ho appena terminato. “Mi piacciono i film di Frank Capra – mandami storie a lieto fine” di Maria Caterina Magliocca – 2014 Valtrend Editore contiene molte parole che mi rappacificano con la realtà negativa: intanto “mi piacciono” indica il piacere (al contrario del dolore, della sofferenza); “lieto fine” non ha alcun bisogno di un difensore; e poi c’è “Frank Capra” che è nel Cinema il sinonimo di “ottimista”, un ottimismo che si ritrova anche in alcuni titoli come “La vita è meravigliosa” interpretato da un solare James Stewart o in “E’ arrivata la felicità”. Non mi dilungo su questo terreno sul quale ho competenze specifiche. Il titolo si riferisce alla omonima poesia di Nazim Hikmet Ran che l’autrice riporta per intero a pagina 7. I tredici racconti suddivisi in tre distinti capitoli (“Bianco e nero” (2), “Migranti” (5) e “Caro diario” (6) hanno l’indubbia tendenza a cogliere proprio il “lieto fine” anche se attraversano sentieri pericolosi e selvaggi prima di arrivarci. Si prenda ad esempio il primo “Il sogno di Ilia” che si ispira liberamente ad un evento che nel marzo del 2005 aveva coinvolto gli abitanti di Cavallerizzo, un piccolo borgo in provincia di Cosenza: una frana. L’autrice, utilizzando una struttura narrativa coinvolgente, vuole mettere in evidenza, in particolare, la dignità di quelle persone (circa 700) che non si lasciarono blandire dai mass media per estrinsecare i mille e più buoni motivi per protestare e “piangere miseria”. Il secondo racconto (“La corsa”) è costruito con un ritmo concitato nella prima parte, ambientata a Napoli nei giorni gloriosi della rivolta contro i nazifascisti (le mitiche Quattro giornate); la seconda parte è leggermente più pacata, anche se la tensione è sempre alta, grazie ad un’ ambientazione idilliaca e bucolica che viene interrotta da un’incursione(si può dire) tragicomica dei soldati tedeschi. La sezione successiva è dedicata al tema “Migranti” ed in essa i temi della multiculturalità vengono posti al confronto con i permanenti pregiudizi e la sempre più complessa e difficile realtà. Colloquisoliloqui caratterizzano “Amiche” e “Vite al margine” dove viene descritta una porzione di realtà che di solito vediamo solo “marginalmente” passando a piedi ma molto di più con i mezzi di locomozione che non permettono di osservare a lungo ciò che accade; per l’appunto “la Vita”. E così in “Viaggio in Italia” dove il ruolo si capovolge e la narratrice diventa “straniera” anche se con un ruolo di “educatrice”. “A casa” tratta proprio dei pregiudizi atavici che spingono un genitore, egli stesso emigrato dall’Italia alcuni anni prima, a non accettare che il figlio decida di vivere con una giovane “originaria” della Tunisia. In “Sud” c’è un ritorno a casa, alle radici; un tentativo lento ma progressivo di riappacificarsi con la propria terra (“Partire è facile, andarsene dai luoghi delle origini e poi disprezzarli ci viene naturale. Il coraggio è necessario per restare!”). La terza sezione è “Caro diario” e sono degli appunti che analizzano vari aspetti, dal ricordo stilato in un Diario nel racconto “Stelle” che la nonna Kitty della nascita della prima nipotina Giordana (12 novembre 2005) e l’attesa della nascita della seconda nipotina, Caterina (11 agosto 2010) a “La casa dell’acqua” nel quale la capacità narrativa della Magliocca emerge come fondamentale necessità vitale di tipo esistenziale; c’è qui un collegamento non del tutto chiaro con il secondo racconto ma la conclusione è illuminante in relazione alle ragioni che ci (mi inserisco anche io nel novero di “chi scrive”) spingono a scrivere: “Ma loro (i bambini n.d.r.) questa storia non la conoscono: bisognerà raccontargliela. Perché sono convinta che oltre a conservare oggetti e muri o perpetuare nomi, riti, gesti, è il raccontare storie che dà senso e continuità al tempo che passa”. Se permettete, salto all’ultimo racconto (“Libri”)che ha proprio il senso di una conclusione programmatica che annuncia una prossima impresa editoriale anche se sotto forma di un “sogno”. Io spero sinceramente di poter leggere qualcosaltro della Maria Caterina Magliocca nei prossimi mesi. Ha una scrittura elegante e capace di affrontare tematiche serie in modo lieve e coinvolgente.