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Su un mio post Facebook di ieri sera (Lavoro e povertà)

Su un mio post Facebook di ieri sera (Lavoro e povertà)

Ieri ho pubblicato su Facebook un post consapevolmente ambiguo per la sua brevità. Scrivevo un testo sintetico che qui riporto:

Si parla molto di “povertà” e si pensa ai “poveri” assoluti – Avviate una riflessione ancora più seria sui “poveri” che lavorano – Diffidate in parte di quelli che invece “non” lavorano

In questi ultimi giorni vivace è il dibattito intorno al cosiddetto “reddito di cittadinanza”. Misura indubbiamente necessaria ma probabilmente inefficace e creatrice di nuove disuguaglianze. Dietro le scelte politiche c’è un surplus di improvvisazione ed una mancanza di cultura e conoscenza della realtà antropologica tipicamente italiana, non solo meridionale come troppe volte sottolineato dalla propaganda nazionalista della Lega, che oggi pretende di rappresentare “anche” le istanze della parte storicamente più debole del Paese.
Il post aveva un suo retroterra collegato ad un dialogo con un’amica, svolto qualche settimana fa intorno ai temi del costo esorbitante dei trasporti pubblici a Prato e zone limitrofe. Trattandone emerse una battuta: “Il dramma per molti di noi e per i nostri figli è l’essere poveri pur avendo un lavoro”. In effetti è così: un giovane (ma non solo “un giovane”) con un contratto regolare può raggiungere oggi uno stipendio di 1200/1300 euro netti, quando va bene; come ci campa in autonomia dopo aver pagato un affitto di 400-500 euro non comprensivo di costo dei servizi, spese condominiali e spese non previste? Quale futuro può costruire? Quale famiglia? Detratto tutto, proprio tutto, si è nella soglia di povertà ma non si è titolari “di cittadinanza”.
La situazione è ben diversa per chi “ufficialmente” non ha un lavoro.
Il “lavoro nero” è illegale; ma “purtroppo” sembra essere molto conveniente, per chi lo offre e per chi lo accetta. L’omertà sarà ancor più un effetto necessario: si annunciano interventi ad hoc per sconfiggere il lavoro nero, ma non si tiene conto che si tratta di una mentalità diffusa tra persone che ritengono di essere “oneste” all’interno di un quadro che ha fatto dell’illegalità la norma.

Joshua Madalon

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