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IL BUONISMO e le sue interpretazioni

 

Mani nelle mani

IL BUONISMO e le sue interpretazioni

“Basta con il buonismo” urlano le Destre e i destrorsi, accusando la Sinistra di essere troppo disponibili all’accoglienza “senza se e senza ma”.

Indubbiamente c’è un “buonismo” che caratterizza l’intera società italiana e che forse proviene antropologicamente dall’essere stata da secoli la terra della cristianità e del cattolicesimo imperante.

Partendo da esperienze personali, dirette ed indirette, potrei elencare a migliaia i casi in cui di fronte a trasgressioni lievi ma allo stesso tempo significative in deroga a regole precise da rispettare in una pacifica e civile convivenza queste ultime siano state violate con la nostra complicità.

Non c’è Destra o Sinistra che possa ergersi a giudice inflessibile senza cadere nella contraddizione personale.                                                                                                                                                                           Gli “italiani” per regola antropologica sono fatti così.

E lo sono ancora di più, perlomeno così a me è sembrato, le donne e gli uomini del Centro Sud rispetto a quelli che hanno invece conosciuto in modo più diretto forme di regime  asburgiche e calviniste-luterane, che hanno imposto regole molto più dirette e precise insite pienamente in quella “religione” che non concede spazio alla redenzione attraverso le opere buone e le assoluzioni tramite la confessione.

Ovviamente, però, il rimescolamento avvenuto tra Sud Centro e Nord con il fenomeno dell’emigrazione “interna” ha fornito ai sociologi argomenti utili al riconoscimento di una peculiarità  quasi unica in tutta Italia.

Siamo buoni! Tutti.

Sarebbe anche opportuno parlare di coerenza e sottolinearne  gli aspetti ambigui.  L’ho già fatto in altre occasioni ed a quelle rimando i miei lettori. Negli ultimi casi, quello di  Moncalieri e quello di Vicofaro,  gli autori di un gesto violento preceduto da epiteti la cui chiarezza non può essere equivocata, riconosciuti e scoperti hanno affermato di aver voluto compiere un gesto “goliardico” disconoscendo l’accusa di “razzismo”. Ho intanto in modo più che netto il convincimento che sia i giovani tredicenni  di Vicofaro sia quelli lievemente più attempati di Moncalieri non sappiano neanche lontanamente cosa significhi “goliardia”. E’ – questo – un termine utilizzato in modo surrettizio dagli avvocati difensori per allontanare dai loro assistiti l’aggravante relativa al “razzismo”. Inoltre rabbrividisco nell’apprendere che quei tredicenni abbiano saputo utilizzare termini netti e chiari “razzistici” insieme ad armi che pur sparando colpi a salve non dovrebbero in assoluto essere nelle loro mani: tutto ciò richiama alla responsabilità genitoriale e della società intera, incapace ad educare i suoi figli ai profondi principi della convivenza e del rispetto della persona, qualsiasi sia il suo colore, la sua religione, la sua nazionalità, la sua fede politica.

In tutto questo, cosa è questa volontà di sottovalutare il gesto dei giovani di Moncalieri e di Vicofaro (prendo ad esempio nuovamente loro: ma non solo loro sono il punto di riferimento di quel che scrivo) se non un’altra forma di “buonismo”, che sotto questo aspetto è  molto conveniente per la Destra?

Rispetto don Massimo Biancalani, parroco di Vicofaro, fatto segno di attenzioni da xenofobi e razzisti già nei mesi scorsi, ma non condivido il suo “buonismo”. Prima di essere un prete egli è un cittadino e non è certamente educativo mostrare disponibilità al perdono. Occorre una severità, non durezza, ma ragione e conoscenza.

 

Joshua Madalon

 

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