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“Prima gli italiani…ma sì! andate pure avanti!”

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“Prima gli italiani…ma sì! andate pure avanti!”

Avevo detto a Mary “Comincia ad entrare tu…io sposto la macchina” Mi ero accorto di averla fermata davanti ad un ingresso – o forse un’uscita – del parcheggio del piccolo centro commerciale di Coiano. L’ho spostata di cinque metri, giusto lo spazio per liberare il passaggio. Mi sembrava logico doverlo fare, anche se vi erano moltissimi spazi vuoti vista l’ora, tarda mattinata, e il clima gelido del solstizio che incombe.
Ero appena uscito dall’auto ed avevo cliccato sul comando di chiusura che un’altra auto aveva ben pensato di occupare il posto che avevo lasciato vuoto. Avrei voluto dire alla signora che era al posto di guida che forse non era il caso di star lì, ma sono stato distratto da un’altra signora che era entrata nella sua auto per ripartire e, prima di chiudere la porta, aveva ben pensato di liberarsi dello scontrino, appallottolandolo e con nonchalance lasciarlo cadere come per caso là a terra.
Mary aveva intanto avviato le sue compere tra gli scaffali dei dolciumi e del pane. L’avevo raggiunta, e le ho portato via il carrello puntando sulla verdura. “Compra una riccia. La facciamo stufata e poi facciamo la focaccia ripiena” “Buona!” pensando soprattutto alla focaccia. Andai da quella parte. Le confezioni della riccia sono già cellofanate, ma vanno pesate. Guardai il codice e lo digitai alla bilancia.
Mary arrivò con i suoi acquisti; era passata anche ai formaggi e ne aveva trovato uno, squisito, al tartufo. Lo ripose nel carrello e, sollevando la “riccia” per controllarne il peso, finì per tranciarne il contrassegno con il peso ed il prezzo proprio all’altezza del codice a barre. “Pazienza!” mi spostai verso la bilancia fiducioso nella mia memoria, ma non mi ricordavo più quale fosse il numero da digitare. Allungai il collo per intercettare il settore della “riccia” ma nulla da fare. Girandomi incrociai lo sguardo severo, arcigno, di una matura signora che era dietro di me in attesa con una busta di carote ed un’altra di cetrioli. “Prego” le dissi senza avere un minimo battito di ciglia da parte sua “Prego! Ma per favore non mi guardi così” le dissi e, fatto due passi, ritrovai il codice necessario per l’acquisto.
Pensai per tutto il tempo a quell’infelice signora, incapace di sopportare la quotidiana routine della propria esistenza; e pensai a quella donna altrettanto matura, per l’età, che lasciava tracce dietro di sè e fuori dalla sua auto “lindissima”, dubitando sul suo ruolo educativo all’niterno del suo nucleo familiare ed a quell’altra incapace di osservare la realtà. Era di certo casuale tutto ciò, che fossero delle donne.
Ma, uscendo, un largo sorriso ci accolse, Mary ed io. “Da quanto tempo…! Dove eri finito?” Il nostro amico Senegalese, Moudou, un ragazzone alto ed esile con capelli e cappello di lana arcobalenato alla Bob Marley, che non vedevamo da mesi allargando le braccia si avvicinò. E fu capace di farmi dimenticare l’assurda presunzione di “essere I migliori” con la pratesità e l’italianità che serve a raccattare voti di gente modesta che avrebbe davvero tanto da imparare se sapesse aprire le braccia ed il sorriso.

Joshua Madalon

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