LEO – IL RACCONTO nella sua interezza

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LEO è una specie di racconto che ho ritrovato fra le mie carte in un vecchio quaderno rosso sul quale appuntavo qualcosa negli anni Sessanta. In quegli anni la mia consorteria era formata da personaggi come Renato d’Oriano e Raffaele Adinolfi ed insieme organizzavamo incontri e feste. Raffaele, oltre ad essere un cultore dell’archeologia in modo particolare di quella flegrea su cui ha scritto testi fondamentali era una mente fervida e poliedrica che produceva anche versi e prose di grande valore. Con lui scrissi “I giorni”, racconto lungo al quale abbinò uno dei suoi, “La notte”, che vorrei nei prossimi giorni riproporre su questo Blog. Come già scrivevo nell’altro post (terza ed ultima parte) Leo fisicamente esiste ma non poteva esserci alcun elemento che possa richiamare alla “verità” quello che è scritto in questo racconto. In breve, non c’è stata alcuna ragazza che facesse battere i nostri cuori “in comune”!

LEO

“Leo, Leo!…”, sotto una pioggia leggera leggera Leo si allontanava. Mi appoggiavo al portone, assaporando un non so che di erotico allo sfiorare la pelle del mio viso sul liscio del legno. Un’idea abbandonata ormai veniva di nuovo a ritrovarmi. Viva come era stata anni fa; la pioggia era lieve, abbandonai il portone, contento di bagnarmi il volto. “Se la festa fosse stata fatta stasera….” pensai e non so se sadico o dispiaciuto. Avevo una voglia pazza di litigare, non ero più come una volta. Se ami devi essere ricompensato di uguale affetto, ma io mi ritrovo sempre con un pigno di mosche. “Quest’anno mi fidanzo seriamente, una volta per tutte, quest’anno comincio una nuova vita…” e ricordo Natale, Pasqua e le letterine di buoni propositi celati sotto il piatto di papà.
“Ho visto chi eri, ti ho capita, è inutile che ti nascondi, bambina, dietro i tuoi castelli di sabbia. Vedi, basterebbe un calcio!!! … Ma tu mi precedi e sei brava a distruggere anche il “mio” piccolo castello”. “Quando sorridi forse pretendi anche troppo da una persona come me che non ha più fiducia, e non chiedermi perché sono così, per amore non ti risponderei”. Poi tu mi ripagavi di uguale umore, quando la mia vita aveva qualcosa da comunicare. La gente che ci circondava era quella che poteva parlare, poteva dire ogni cosa. Solo noi con qualcosa che ci rompeva dentro, ci scavava e si rintanava ogni giorno quando ci toccava di vederci per una quotidiana specie di tortura, non parlavamo mai, se non con frasi convenzionali, del tipo che più si può immaginare consueto. “Cosa fai, oggi?” mi veniva da indagare. Leo era annoiato, per un motivo uguale, lo si vedeva sempre stanco, un sorriso sforzato e così risparmiavo ogni volta di guardarmi allo specchio. Avevo sospettato che fosse anche lui innamorato, forse di gente che mi interessava talmente da non potermi permettere di perdere colpi. E così ritornavo alle bambinate dei diciotto anni. “Oggi resto aleggere:::” diceva e semmai la mia mente vagava seria e gelosa al pensiero di una grossa bugia, disperandomi al supporre che potesse anche lei essere innamorata di Leo. Ma in fondo chi era Leo? A dire la verità, io non lo sapevo, ma avevo avuto subito l’impressione che fosse una persona a modo, molto seria e questo mi aveva fatto paura. La sua dimestichezza con Leo dopo qualche giorno mi aveva angosciato, sentivo sfuggirmi la vita e non sapevo reagire. Certamente non sapevo anche se potevo. A quel punto mi sentivo di reagire violentemente e non mi piaceva, per la seconda volta, usare violenza. “Le mie voci le conosci, quella bassa, carezzevole, vellutata, invitante; quella alta, violenta, irosa” Così avevo deciso, avrei parlato a Leo, perché non me la sentivo più di continuare. Sotto la pioggia, si allontanò, invece, veloce, cercando invano di scansare più gocce possibile. Non lo rincorsi. Improvvisamente avevo pensato di fare altrimenti: di partire per un breve viaggio, dando il tempo ad ognuno dei due di decidere senza la mia presenza, senza che io restassi a soffrire insieme a loro. E così preparai il piano autoletale. “Ti permetti di girare, conciato in questo modo, solo perché sei fuori casa; al tuo paese ti prenderebbero per un folle, ma da turista te lo puoi permettere” Il sapore dolce, il profumo dell’alba, ottimo palliativo per i miei dolori; su una barca affittata, in mezzo al mare senza mettere mano ai remi, trainato dalla corrente. ” Ed ora dovrei dirti addio! Scomparire per sempre, dovrei dirti addio! Ma chi sei tu, così importante da sconvolgere la mia vita, da farmi sentire quasi male benché vivo?” “Ho bevuto alla fontana di un’acqua che mi sembra “purezza”, ma non mi basta, ho sentito volare qualcosa, forse un uccello marino, ma mentre sollevavo lo sguardo per vedere è scomparso, andato via in un’isola che non conoscerò” “Ora sento che ti amo e se tu fossi qui non te lo direi, anche perché non so farlo, ma di più perché andavo pensando: “A che vale un amore quando è rivelato? A che vale un amore se non è sofferenza, se non è nascosto, se non ti ispira liriche di dolore, di rammarico per quel che potevi e non hai fatto, ed intanto ti avvampa, ri rende ora irascibile e geloso, ora calmo e risoluto e ti senti invincibile, laddove prima sembravi solo un vinto”.(1. continua)
Lì dove andai c’era gente che io non conoscevo, che non mi salutava. Cominciai a sentirmi solo, anche se era quello che avevo voluto con quella scelta. Pensai subito a tornare, a lottare e se necessario a soccombere. Ma l’idea mi gettava in una prostrazione immensa, quando pensavo a quest’ultima possibile soluzione. “Ti ho sempre detto cosa pensavo di te, ma con amore; ma non abbiamo mai parlato del passato, che ci fa tanto male ricordare, il passato che conta e che per noi, ipocriti che diciamo che non conta, è ancora più importante che per gli altri. I fantasmi, li vedi, li senti, ci perseguitano, li vedo e anch’io li sento e la stessa ragione per la quale io fuggo, ti rende invece capace di reagire, di cacciare via il passato, anche se ti è così vicino, da poterlo difficilmente dimenticare in là. Ed io ti dico addio, perché non posso e non riesco a sfollare la mia mente dai personaggi odiosi che vi ci hai portato. Serenità che non ho, tutto quello che voglio e che non ho. Dovrà passare, andar via questo tempo, finire e cominciare il nuovo viaggio, la nuova vita fiorire come una primavera. Addio ti ho promesso e sarà l’addio. Se tu mi capissi, staresti lì ferma, ora, senza reagire, ed incosciente aspetteresti anche tu la fine, dimenticando i fantasmi cattivi del passato, fra cui ci sarò anche io, quando non mi vedrai più girarti intorno in quel gioco ariostesco di fiaba, con tornei, cavalieri e dame, cacce d’amore ed intrighi insospettati.” “Sei contentissima di vederti circondata ma non sai più amare, né so se prima tu lo sapessi fare. Sei diventata timida e inceppata ed incuti timore anche a chi ti guarda con amore. Ora che ritorno troverò un’altra vittima, un altro uomo adulato e poi scacciato. Non sei cattiva come vuoi apparire, forse la vita ti ha ridotto così, forse non sai agire diversamente. Ho l’impressione di non aver mai sbagliato con te, ho il timore di averti amato troppo poco, di non essere stato in grado di farmi capire. Ti proibisco di parlare di me come un amico. Non mi interessa che tu non mi abbia amato, il fatto importante è che sia stato io a farlo con te.”
Tornavo a casa. Mi ero fermato in una strada della mia città ed ero trasalito al vedere una vettura dello stesso tipo e dello stesso colore di quella di Leo con due innamorati intenti a scambiarsi i loro affettuosi sentimenti con baci e carezze: ma la targa non corrispondeva.
“Ho sentito il vuoto dentro me e la morte mi ha ghermito per un attimo, ti ho immaginata tra le braccia di un altro vedendo in tutto questo la mia fine. E’ anche dolce provare un dolore che provenga dall’amore, specialmente quando è una sofferenza fittizia della gelosia, che subito passa. Ma quando non passa…. e il dolore è reale messo in confronto con una realtà concreta non più immaginata…si arriva alla disperazione e forse è meglio piangere nel buio. Allora i sogni sono tormentati e mentre la stringi a te ti sfugge e non puoi più averla, tu piangi…tu piangi nel buio”
Tornato al mio paese, nella mia casa, mi accorsi che, volendo dimenticare, avevo troppo ricordato e di non poter fare a meno di quella donna. Avevo troppo sofferto per la lontananza; quei pochi giorni che fui lontano da lei mi avevano ben altrimenti preparato, avevo propositi diversi e mi apprestavo a metterli in pratica. E così la vidi e non appena questo avvenne mi accorsi di amarla ancora moltissimo. Il mio dentro si turbò ed i propositi si dissolesro. La guardavo estasiato e, parlando, non le dicevo che frasi retoriche ed inutili. Non avevo la forza di dirle e di darle tutto me stesso, o quella parte di me che io le avevo dedicato.
Leo non c’era, né da quel giorno l’ho più rivisto, ma dopo Leo ce ne sono stati tanti altri, meno inceppati e sprovveduti di me, che hanno lottato perdendo.
“Ho pensato a te anima mia. Come sei fatta? Perché sei così? Esperienze diverse ci hanno fatto quasi uguali, io ti amo come forse anche tu, ma non abbiamo più la forza ed ognuno adesso sta con un’altra persona, come se niente fosse mai avvenuto. Amiamo corrisposti di un amore burocrate, fatto di baci dati alla mattina, di baci dati alla sera, di lunghi silenzi tormentosi, di incomprensioni, disperazioni e pianti nascosti senza lacrime e ci fa piacere il rivederci nelle serate mondane che il nostro circolo organizza ma sono sempre più retoriche, più fredde le nostre parole e i nostri sguardi tendenti a divenire furtivi.”
“Ho pensato a te anima mia. Sei ancora la mia anima e mi rassomigli, forse sorella. Perché non ci vediamo stasera? Ma è inutile adesso proporti appuntamenti che ugualmente non risolverebbero. Restiamo così nel nostro microcosmo, contenti di guardarci da lontano, di sentire qualche tenue tuffo al cuore, finché la vita ce lo consentirà. Ma forse è meglio scomparire e dirti addio per sempre, anima mia!”
Ieri mi sono sorpreso nel sentirmi chiamare. Sono venuto in questa località di villeggiatura per riposarmi e non avrei mai pensato di ritrovare Leo.
Leo non vi sta in villeggiatura, vi abita. E’ diventato anche un personaggio in vista nell’amministrazione locale e, lui dice, mi ha trovato per niente cambiato. Anche lui, tranne che per la calvizie quasi totale, non è diverso da allora. Mi ha raccontato tutto di sé: è rimasto nel luogo che aveva scelto per il suo lavoro anche per dimenticare il rifiuto netto che aveva ricevuto al tempo del nostro incontro. Si meravigliò che non fossi con lei “Lei ti amava” mi disse “proprio per questo avevo lasciato”. A quel tempo invece a me era parso che lei amasse Leo. Eravamo stati giocati dal suo strano comportamento. Invitai Leo a pranzo a casa mia. Si schermì, rifiutando, e poi, dopo avermi abbracciato e salutato con grande affetto e calore, si allontanò lentamente, senza voltarsi.