LEZIONI DI CINEMA – L’ALBA DEGLI AUTORI – JACQUES TATI – terza parte

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LEZIONI DI CINEMA – L’ALBA DEGLI AUTORI – JACQUES TATI – terza parte

Dopo la guerra, alla quale partecipa in qualità di sergente, Jacques Tati prende parte a due film di Claude Autant-Lara, “Sylvie et le fantome” (1945) e “Le diable au corps” (1946). Sono piccole interpretazioni poco importanti e per niente interessanti, la cui citazione vale solamente a non perderlo di vista. Ma con il denaro messo da parte con quei due lavori egli riuscì a finanziare un importantissimo cortometraggio, “L’école des facteurs” (1947), che prelude non solo tecnicamente, ma anche tematicamente al suo primo lungometraggio. “Jour de fete”(1949) nacque nella mente di Tati quando, rifugiatosi a Sainte-Sèvère-sur-Indre nella Touraine, all’indomani della guerra, egli ebbe modo di vivere in quel tranquillo borgo di campagna e di annotarne tutte le caratteristiche umane e sociali. Il film registra proprio il susseguirsi degli avvenimenti in un villaggio nell’arco di una giornata, dal 13 al 14 luglio. Queste vicende, che scaturiscono dalla verifica minuziosa delle diverse abitudini e comportamenti della gente finiscono per apparire, pur se normali, estremamente divertenti nella rielaborazione ed interpretazione di Jacques Tati. Il film aveva ulteriori particolari caratteristiche: il sonoro era registrato in diretta ed alla sua realizzazione collaborò tutta la gente di Sainte-Sèvère. Il successo arrise al film, in particolare al suo autore che ebbe il premio per la migliore sceneggiatura alla Biennale di Venezia nel 1949 ed il Grand Prix du Cinèma nel 1950 a Cannes. Questa favorevole accoglienza di critica e di pubblico, da una parte contribuì a far conoscere l’autore al mondo intero, dall’altra gli procurarono l’assalto di produttori desiderosi di arricchirsi, che proponevano di far divenire “Jour de fete” il primo di una serie di film il cui protagonista fosse il postino Francois. Ma Tati aveva ben altri progetti e soprattutto in questa occasione egli mostra quanto sia in grado di poter ragionare con la sua testa: giudica un episodio, anche se eccezionalmente importante, la sua descrizione della vita di campagna ed, avvicinandosi al mondo medio-borghese della città (o perlomeno della sua immediata periferia), si dispone alla creazione di un nuovo personaggio anche lui del tutto normale, uomo della strada, “di una indipendenza totale, di un disinteresse assoluto, che la sventatezza, il suo difetto principale, rende, nella nostra epoca funzionale, un disadattato” (Jacques Tati). Questo personaggio che si indentificherà da quel momento in avanti sempre di più in tutto e per tutto con Jacques tati è Monsieur Hulot. Non si può dire che “Les vacances” sia proprio il primo film in cui questo personaggio appare perché anche le prime opere raccolgono ricerche e descrizioni di quel mondo proprio di Tati-Hulot. “Nella vita esistono tanti che, in fondo, sono degli Hulot” dice lo stesso Tati, argomentando circa le invenzioni tipologiche del suo personaggio e negandole decisamente. E, comunque, Hulot appare con questo nome per la prima volta nel titolo di “Les vacances de M. Hulot”, un film che, iniziato nel luglio del 1951, fu condotto a termine solo alla fine dell’anno seguente. In effetti, questo come gli altri film di Tati, ha una gestazione molto più lunga rispetto ai tempi di altri registi ed è legato ad una lenta, minuziosa ed attenta analisi di tutto quello che deve essere ripreso, anche se apparentemente la vita di Hulot e degli altri villeggianti sembra scorrere nella più assoluta normalità, ma è proprio questa identificazione con la realtà che fa scattare il meccanismo comico della condivisione che provoca la sorridente intelligente e composta partecipazione del pubblico.

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