VIAGGIATORI – I GIORNI 1972 – parte 23.

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VIAGGIATORI – I GIORNI 1972 – parte 23.

C’era un sole fortissimo, quel pomeriggio.
Mi accarezzava per scherzo. E lui soffriva.
Veniva sul mare con me. E lui moriva, steso sulla spiaggia, con gli occhi nella sabbia per non vedere, come ad aspettare la morte.
Ballava con me, stretta, con lo sguardo e le labbra sensuali. Gli occhi, pieni di una libidine contratta che si vantava di apparire recitata. Lui si sedeva là, al solito posto, e aspettava che lei lo guardasse, come la mamma fa con il suo bambino. Si sentiva tenera e lo accarezzava anche con un po’ di burla affettata. Così come non accarezzava me. Faceva sul serio, con me. Lo si scopre sempre un po’ tardi. Sembrava uno scherzo. Ora so che lo sconfitto non era solo l’altro.
Poi, la partenza. Era settembre e, strano come siano tutte così le giornate dell’addio, pioveva.
Avevamo deciso di partire, quel pomeriggio. Restare di più, a cosa sarebbe valso? Eravamo rimasti per due giorni soli. Ora non ci interessava altro che partire.
Sulla spiaggia, gente di ogni paese, di lingua diversissima, di ogni razza umana. E nulla più ci attirava fuor che partire.
Frontone era tutta ciottoli. Alle spalle, dove si trova lo sbocco della vallata, un ristorante ed un campeggio. Al centro, il piccolo pontile d’attracco per i battellini serviva da trampolino per un gruppo di ragazzini rumorosi.
Giù nell’acqua con un tuffo. Ad un metro o poco più dalla riva, non toccavi. E le acque erano limpide. In apnea, occhi aperti, distinguevi le gambe di una persona a molti metri di distanza. Rara esperienza per i viventi. Accenno qualche bracciata. Mi sento bene.
Ero diventato noioso, per qualcuno. Al mare, quel qualcuno, poco tempo prima era diventato noioso per me. Scherzi di ogni genere. Irripetibili umiliazioni. Accondiscendenza ed impotenza.
Avrei dovuto abbandonare. Ma così giovane, quasi bambino, ad avere la forza…. Io non l’avevo.
“Sei una bugiarda!”. Lo era. Ma anche innamorata di un altro. Era una bugiarda e lo sapevo da tempo. Avrei dovuto abbandonare. Ma così giovane, quasi bambino, ad avere la forza. Io non avevo la forza…
Dal mare, senza gli occhiali, un mondo tutto opaco, per lo più grigio. Il mio amico, sull’asciugamani gigante, ad abbronzarsi. Una coppia un po’ strana accanto. Una famigliola dall’altro lato. I bambini sul bordo riva a costruire castelli con la sabbia ed i ciottoli più piccoli. Una ragazza, nuotando, mi passò accanto molto vicina e mi guardò come fossi uno strano animale. Di forza, nemmeno un po’ per rompere il ghiaccio.
Una ragazza faceva acrobazie con il suo reggiseno, ora che il suo ragazzo si era allontanato. Il gioco non sembrava minimamente impressionarla, né l’eccitava esteriormente. Lo lasciava cadere e senza molto scomporsi lo rimetteva in maniera imperfetta, per lasciarlo cadere di nuovo. Uno spettacolo così, deleterio per tipi come noi, in quel particolare momento.
Non per lei, ci alzammo e andammo via. C’era un battellino pronto al pontile. Ci avvicinammo con immensa difficoltà camminando ed incespicando sui ciottoli. Altre ragazzine sul pontile facevano tuffi in evoluzioni piroettando. Ci imbarcammo.

fine parte 23 – continua

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