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NON PROTESTE MA PROPOSTE – dal Circolo ARCI San Paolo di Prato via Cilea e dall’ADSP – CIRCOLO DELLE IDEE – seconda ed ultima parte

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NON PROTESTE MA PROPOSTE – dal Circolo ARCI San Paolo di Prato via Cilea e dall’ADSP – CIRCOLO DELLE IDEE – seconda ed ultima parte

Viabilità
Il Quartiere di San Paolo è collocato ed è stretto, da una parte, a ridosso della linea ferroviaria FirenzePratoPistoia, dall’altra dall’asse viario di percorrenza veloce della strada detta “Declassata” che conduce a Firenze o a Pistoia e dall’altro asse che è la Tangenziale che porta verso la Vallata. Nel corso degli anni ed in particolar modo negli ultimi sei il territorio di San Paolo è stato compresso per la lungaggine dei lavori non ancora a tutt’oggi terminati per la costruzione del nuovo Ospedale. Tutto ciò ha notevolmente aggravato e compromesso il senso di Sicurezza da parte della popolazione residente. L’incuria delle ultime Amministrazioni ha prodotto un abbassamento non solo percettivo della qualità della vita e della percezione di Sicurezza. Avanzare proposte che affrontino queste tematiche servirebbe a creare un clima di maggiore tranquillità (si pensi soltanto al fatto che a pochissime centinaia di metri dall’abitato di San Paolo è stato costruito il nuovo Ospedale di Prato ma per accedervi per gli abitanti di questo territorio vi sono più difficoltà rispetto a prima quando il nosocomio cittadino era a due chilometri di distanza) per tutti.

Anche in questo caso struttureremo i nostri interventi allo scopo di ottenere risultati tangibili; abbiamo già avviato delle riflessioni sul disagio che una viabilità inadeguata ha prodotto sui cittadini di San Paolo (2012 e 2013); ora proseguiremo con un’attività di critica propositiva a chiedere che alcune questioni vengano affrontate ed alcuni nodi vengano sciolti.
Il tema della viabilità sarà affrontato in tre fasi:
– Studio sulle cartine e discussione con esperti, tecnici e cittadini;
– prime proposte alternative all’attuale viabilità;
– studi sulla fattibilità e prime progettazioni.
Relazioni economiche
Il tema delle relazioni economiche è fortemente condizionato da quello dell’evasione fiscale e dello sfruttamento dei lavoratori da parte degli imprenditori cinesi. Sono fra i temi più attuali collegati al lavoro all’interno dei capannoni laddove in special modo la comunità cinese opera e vive per tutto l’arco delle ventiquattro ore, sottoposta a ritmi di lavoro che essa accetta in cambio di guadagni che consentano loro di poter innanzitutto liberare i loro “passaporti” e poi di riuscire diventare imprenditori in proprio o in patria o fuori di essa. Oltre alle problematiche di ambiente malsano e di igiene vi è tutta la partita dell’evasione fiscale e contributiva che pesa gravemente sulle spalle della nostra comunità; occorre trovare vie d’uscita che non siano solamente quelle repressive attuate dall’Amministrazione di Centrodestra che non vuole ascoltare le critiche che una parte avveduta della città non obnubilata da forme xenofobe e razziste le rivolge e continua imperterrita a proporre blitz ed incursioni hollywoodiane che non producono poi effetti reali sull’economia. Il Circolo propone dunque di incontrare funzionari della Guardia di Finanza, imprenditori e commercialisti attivi nell’ambito dell’imprenditoria straniera locale e confrontarsi anche con le categorie sociali e sindacali locali.
Ascoltando le opinioni della gente spesso prevale la sensazione che l’evasione o elusione dei diversi oneri sia prevalentemente ascrivibile alla comunità cinese; noi vorremmo capire meglio cosa accade. Ascoltando altre opinioni verifichiamo se dietro questo comportamento illegale si celino interconnessioni la cui responsabilità ricada su parte della comunità italiana che lucra sulla manodopera straniera a bassissimo costo, anche perché troppo spesso quasi costretta alla vita clandestina.
Noi vorremmo dimostrare che non è affatto “buonismo” la ricerca della verità e l’utilizzo di forme di intervento che tengano in massimo conto della complessità dei fenomeni e che non continuino ad accanirsi in modo irrazionale e generalmente unidirezionale come ha fatto l’attuale Amministrazione di Centrodestra di Cenni e Milone.
Il lavoro si svolgerà attraverso incontri nei Circoli e nei luoghi comuni (Giardini, piazze, sedi parrocchiali) allo scopo di confrontarsi in modo ampio con la maggior parte dei cittadini. Suddivideremo in tre fasi il nostro intervento:
– Scelta degli interlocutori “esperti” e primi approcci con le problematiche attraverso incontri “riservati” agli operatori di questo progetto;
– incontri pubblici nei Circoli con discussioni sui dati a disposizione e sulle possibili “exit strategies” da proporre alla prossima Amministrazione comunale;
– applicazione di parte delle strategie evidenziate nella pratica amministrativa locale.

IL “CANTIERE” DI PRATO – UNA MAGNIFICA PERIFERIA CENTRALE

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Una periferia centrale
Il Cantiere di Prato
Appena al di là delle mura trecentesche della città di Prato scorre il fiume Bisenzio, sul quale un ponte ferroviario porta da Viareggio a Firenze e viceversa. Un’altra arteria ferroviaria più importante collega Bologna a Firenze e viceversa. Le tre rette (il fiume e le ferrovie) formano un triangolo all’interno del quale vi è un Borgo – il Cantiere – nato su terreni demaniali delle Ferrovie occupati temporaneamente fin dai primi anni Venti del ‘900 dagli operai che lavoravano alla costruzione delle stesse linee delle Ferrovie. Su quelle baracche successivamente in anni di deregulation e lassismo amministrativo, soprattutto in tempi di “ricostruzione” postbellica, è andato nascendo un quartiere residenziale. “Il Cantiere” è uno dei primi “luoghi” che ho conosciuto quando sono arrivato a Prato, nel 1982: nei primi giorni di permanenza sono stato ospite di una famiglia che abitava al Soccorso ma che aveva fra le sue amicizie più forti un’altra famiglia che viveva in uno dei fabbricati del “Cantiere”. Ricordo che mi capitò di dover svolgere una commissione e di essermi inoltrato in quel dedalo di stradine; la casa di quella famiglia appariva a me in forma ridotta come il palazzo del protagonista di “Psycho”, Norman Bates o quanto meno quello altrettanto inquietante (e un po’ giustamente grottesco) della famiglia Addams. Le abitazioni erano incerte nella loro struttura e contrassegnate da un patchwork architettonico; le stradine si divincolavano senza prevedere una loro percorribilità al di fuori di quella pedonale. Provenendo da realtà sismiche e vulcaniche di primissimo livello giurai a me stesso che non sarei mai entrato in quelle strutture (per fortuna vi erano anche abitazioni che non si erano montate la testa con orgogliose sopraelevazioni ed in quelle avevo meno timore ad entrare). Nel 2008 richiesto dall’amico Eduardo Bruno, che stava preparando per la Circoscrizione Est una serie di iniziative per il centenario della Direttissima, di scrivere un contributo per il libro, preparai questo testo che ora vi ripropongo. In quegli anni dal 1999 al 2009 sono stato Presidente della Commissione Scuola e Cultura della Circoscrizione Est e come tale seguii l’iter amministrativo per la realizzazione di quel Centenario.

UNA MAGNIFICA PERIFERIA CENTRALE

“Non tutti i pratesi conoscono il Cantiere. Eppure si tratta di una realtà quasi unica che dovrebbe spingere chi si occupa di problematiche sociali, urbanistiche ed antroposociologiche ad analizzarla nel profondo. Il Cantiere è una “magnifica periferia centrale”: non vi si può passare per caso, bisogna andarci e correre il rischio di perdersi attraversandolo a piedi nelle esclusive stradine pedonali contorte su cui affacciano corti e balconcini tipicamente meridionali con i loro fiori e le loro piantine (salvia, rosmarino, lavanda e basilico) profumate di aromi antichi.
Il Cantiere è a due passi dal Centro storico: il fiume Bisenzio lo divide in pratica dalla Stazione ferroviaria di Prato Porta al Serraglio ed è separato dal resto della città (dai quartieri residenziali della Pietà e della Castellina) dalle due linee ferroviarie che collegano Prato con il Tirreno e con Bologna. La storia del Cantiere di cui così intensamente si parla è caratterizzata da questa grande libertà espressa da chi nel corso degli anni vi ha costruito la propria casa partendo da semplici baracche. Si può parlare di anarchia, perfino di illegalità ma non si può nascondere guardando alle diverse unità abitative tirate su con la massima libertà creativa che ci si trova di fronte a vere e proprie invenzioni architettoniche che si richiamano frequentemente alle diverse origini dei loro costruttori.
Un altro aspetto che ha caratterizzato questo luogo è lo spirito cooperativo che ancora oggi vi si respira e la grandissima cordialità, tipica del Mezzogiorno, dei suoi abitanti, che ti accolgono già davanti ai loro ingressi spesso seduti a conversare fra loro nella bella stagione e non solo. Orti e giardini ricchissimi e curatissimi allo stesso tempo emanano profumi di ambienti mediterranei ed i dialetti diversi confermano le diverse provenienze dei più anziani.
I colori delle abitazioni, anche questi, richiamano il clima mediterraneo e appaiono così ben mescolati ed assortiti allorquando guardiamo verso il cantiere dalla parte del Viale Galilei. Quella cornice di case basse multicolori sembra quasi una struttura scenografica preparata per un set cinematografico e mi ricorda de sempre l’isola di Procida quando vi ci si arriva dal mare nel porto di Marina Grande con il suo Palazzo Merlato. Sarebbe ottima cosa che l’Amministrazione Comunale proponesse per questa realtà vincoli tali da preservarne la conservazione e l’integrità nelle forme e nei colori.
Personalmente ed in modo disinteressato ho amato il Cantiere con le sue storie, le sue vicende, le sue difficoltà fin da quando sono arrivato – nel 1982 – a Prato. Ho conosciuto i suoi abitanti, a partire dal suo “Primo cittadino” (Remo Cavaciocchi) che tanto ha dato e sta continuando a dare per questo luogo.
Del Cantiere ho apprezzato il forte richiamo alla mediterraneità, all’essere un’ enclave, un’isola in mezzo al cuore della città: mi ha ricordato tutti gli anni della mia infanzia e della mia adolescenza vissuti in gran parte in una (la più piccola e graziosa di esse) delle isole dell’Arcipelago campano e nelle “cupe” e nelle zone archeologiche e vulcaniche abbandonate e selvagge dei Campi Flegrei fra i profumi intensi della flora mediterranea. Il Cantiere mi riporta quella particolare sensazione che provavo da bambino nel nascondermi in casa (il mio preferito era un piccolo comodino nel quale mi rannicchiavo in posizione fetale: da lì potevo sparire, vedere e non essere visto, sentire e non essere sentito. Oggi avverto più o meno tale emozione quando entro in questo luogo perché mi consente di sentirmi vicino e lontano dai turbinosi e ripetuti andirivieni quotidiani in un luogo dentro il quale sento che potrebbe accadere quel che avviene nella città di Shangri-La, dove il tempo si ferma e si riesce a conquistare anche se per poco la felicità ed un senso di eternità. Il Cantiere è, anche per questo, una parte della mia vita, della mia storia in questa città.”

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