GLI INTELLETTUALI E SANREMO (San Remo tutto attaccato per indicare il Festival) parte 2

GLI INTELLETTUALI E SANREMO (San Remo tutto attaccato per indicare il Festival)
parte 2

E non provo neanche a ricercarli; d’altra parte dopo aver decretato che la loro esibizione era deludente trovo poco corretto affondare il coltello nella piaga e taccio sulle loro identità (d’altra parte basterebbe andare su Raiplay e rivedere l’ultima serata per capirlo). Ecco, Raiplay è il refugium peccatorum cui qualche “intellettuale” come me (di che livello sia poco importa) si rivolge per andare rapidamente a vedere cosa è accaduto nelle circa 25 ore di trasmissione. La Rai nel corso della settimana dal 5 al 9 febbraio (il Festival si è svolto dal 4 all’8) ogni mattina riproponeva le highlights e qualcuna di queste sollecitava la curiosità, anche se è forte il dubbio che molte di esse si dovessero riferire allo show business, comprese quelle che apparivano sorprendenti come la sortita di Morgan e l’abbandono di Bugo, che è da collegare invece alla volontà di dare “un senso” alla loro presenza con un brano davvero modesto. Tutta la “pantomima” successiva all’evento (conferenze stampa e “ospitate” in vari programmi) è servita a questo: l’ultima canzone in classifica tra le 24, benché ormai eliminata del tutto dall’elenco dei concorrenti, diventava una delle più presenti nei palinsesti in varie edizioni. Ora, a dire il vero, le classifiche (quella dei big e quella degli esordienti, le Nuove Proposte) sono state profondamente menzognere. In quella ricognizione “post” che ho fatto su Raiplay ho potuto apprezzare sia la canzone di Tecla, “8 marzo”

che è stata sconfitta sul fotofinish da Leo Gassmann, con “Vai bene così”,

che ha un testo banale (si dirà “è la norma!”), sia (ho potuto apprezzare in modo positivo) la canzone di Marco Sentieri, “Billy Blu” con un testo davvero forte, che – utilizzando il “rap” – ricorda il compianto Giorgio Faletti.

Ve la ricordate “Signor Tenente” che nel Festival di Sanremo del 1994 arrivò seconda dietro “Passerà” di Aleandro Baldi, mentre al terzo posto si piazzò Laura Pausini con “Strani amori”.

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Tra le canzoni presentate dai big ho apprezzato sia quella di Tosca che è arrivata solo sesta, ma ancora di più è stata deludente la classificazione del brano presentato da Levante, straordinaria interprete funky di un testo originalissimo, “Tikibombom”, che mi ha ricordato un’altra grande interprete del panorama colto della musica italiana, Georgia. Nello stesso anno, 1994, di cui scrivevo sopra, arrivò solo settima tra le Nuove proposte con un brano che è poi diventato uno dei suoi cavalli di battaglia, “E poi”.

L’anno successivo, per fortuna, Georgia si rifece, con “Come saprei”, vincendo Sanremo 1995.

La Storia del Festival si intreccia con la Storia del nostro Paese facendone emergere virtù e difetti. Ecco, se si volesse riconoscere anche minimamente questa caratteristica, che è concreta e reale, sarebbe buona norma fare meno gli snob intellettualoidi e, pur senza perdere le venticinque ore di tempo di cui sopra, potrebbe essere ad ogni modo svolta un’analisi dei testi e delle performance, utilizzando i motori di ricerca multimediali di cui il nostro tempo dispone.

Lo ricordate il monologo di Pier Francesco Favino sui migranti («Siamo tutti, più o meno, stranieri») tratto dal suo spettacolo La notte poco prima delle foreste, adattamento del libro di Bernard-Marie Koltès.
Era il 2018 ed a presentare il Festival, insieme al grande attore ormai “internazionale”, c’erano Claudio Baglioni e Michelle Hunziker.

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