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reloaded de “UNA PROFONDA MANCANZA DI CULTURA” del 7 agosto 2017

 

reloaded de “UNA PROFONDA MANCANZA DI CULTURA” del 7 agosto 2017

Ripropongo un mio intervento dello scorso anno.

C’è in esso il profondo convincimento che la forma di “razzismo” di cui è ormai caratterizzata una larga parte della nostra gente è riferibile ad un livello culturale infimo, del quale però sono colpevoli le classi politiche che si sono arrogate di appartenere alla Sinistra e quelle altre non di Sinistra, che hanno lucrato per ottenere “potere” . So bene che il mio giudizio, espresso così, risulterà irritante e tranchant. Occorre tuttavia ribadire che se da una parte gesti simili come quelli di cui si parla nel post riproposto sono inaccettabili, dall’altra parte occorre aggiungere che una Amministrazione politica di Centrosinistra ( che si dice tale! ) non può limitarsi ad avanzare proposte in modo semplicistico senza aver preparato nei mesi precedenti un progetto di accoglienza. Noi sappiamo, oggi, agosto 2018, cosa è avvenuto in questo Paese e cosa sta accadendo giorno dopo giorno. Dobbiamo riprendere in mano la situazione, partendo dalle criticità, assumendosi in parte le responsabilità. Mi spiegherò meglio nelle prossime ore.

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UNA PROFONDA MANCANZA DI CULTURA

Quel che avviene a Prato in questi ultimi giorni in relazione allo spostamento in via del Cilianuzzo della sede della Croce Rossa portandosi dietro anche un gruppo di migranti attiene al dibattito estivo in un contesto intriso da un provincialismo becero incapace di approfondire le tematiche della migrazione in tutte le sue possibili variabili collegate al livello culturale che esprimono gli strenui difensori dell’integrità nazionale e dal rifiuto di riconoscere gli elementi fondamentali di razzismo che caratterizzano queste persone che non perdono occasione per mostrare quanto valgono. Da sempre uomini e donne di qualsiasi provenienza etnica o religiosa hanno potuto esprimere la loro umanità dialogando, a volte anche solo con i segni del volto, con un sorriso e con un gesto di amore e di amicizia.
Diverse sarebbero le responsabilità cui addebitare le difficoltà connesse all’ospitalità di queste donne ed uomini di altri paesi lontani che arrivano fino a noi sospinti dall’avidità di popolazioni dalla pelle bianca che per secoli hanno dilapidato i beni delle terre africane e del vicino Oriente; troppo facile continuare a dire “aiutiamoli in casa loro” mentre la comunità internazionale, quella di cui siamo parte integrante, non è in grado di fermare gli interventi delle multinazionali, degli Stati Uniti e della Cina, che stanno progressivamente colonizzando parti considerevoli dell’Africa, continuando a produrre la lenta progressiva espulsione ”naturale” da quelle lande verso le rive meridionali dell’Europa.
Ma non solo questo accade; riferendomi al severo monito con cui ho descritto il livello culturale delle buone donne e dei saggi uomini pratesi che in questi giorni protestano per la presenza di circa 25 migranti sul loro territorio, equiparando prima di tutto se stessi a cani e gatti che allo stesso modo difendono il loro spazio “vitale” dagli intrusi, sarebbe bene rilevare che vi è una parte mancante in tutto il percorso ed è quella relativa alla Cultura, ad un necessario approfondimento delle conoscenze reciproche che da sole possono contribuire ad arricchire e rassicurare tutti. Questo ruolo dovrebbe essere svolto dall’Amministrazione comunale, ancor più se – come si dice – quella di Prato è di Sinistra o perlomeno di Centrosinistra. A questo scopo dovrebbe essere impegnata la Prefettura, organismo che non può occuparsi soltanto di controllo burocratico e poliziesco. Invece, purtroppo, finora accade proprio che a prevalere siano le urla ed i berci di persone che non sono in grado di guardare al di là di un solo centimetro dal proprio naso. Sia detto con chiarezza e con la massima onestà, considero molto più grave le inadempienze delle istituzioni, perché composte da persone che dovrebbero esprimere un livello culturale superiore, a fronte delle sguaiate e pretestuose proteste della gente comune, spesso strumentalizzate da vecchi volponi della Politica d’accatto che si accapigliano per conquistare qualche ruolo nelle future competizioni.
Un consiglio a queste ultime persone; cercate di urlare meno e cominciate a dialogare con queste altre persone meno fortunate che vengono da lontano; fatelo da sole, senza l’ausilio delle istituzioni assenti: forse riuscirete anche ad apprezzarne la Cultura, quella che deriva dai loro viaggi, dalle loro storie, dalle loro tragedie, le loro passioni. Scoprirete che “insieme” riuscireste anche a cambiare la loro e la vostra storia, ad isolare qualche elemento tra loro meno incline a mettersi in gioco all’interno di un percorso positivo, riportandolo semmai su una strada comune che consenta di poter anche ritornare nel loro Paese, avendo però conosciuto una realtà ospitale, accogliente, costruita su regole certe e rispettate da tutti, un Paese civile come dovrebbe essere il nostro.

Joshua Madalon

 

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