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“Ditelo a me” intorno ad una proposta avanzata dal segretario nazionale del PD

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“Ditelo a me” intorno ad una proposta avanzata dal segretario nazionale del PD

Ditelo a me, che quel Partito ho contribuito a fondarlo, se per cambiarlo occorra trovare un altro nome. Cibo per i “gonzi”, nient’altro che questo. Miserabile tentativo di “dare una rinfrescatina” con l’apertura “formale” a Sindaci e Sardine ad uno stabile traballante corroso da “termìti”.
E per i “gonzi”, quelli di bocca buona che “s’ammoccano tutto”, semmai presi da un sacro furore difensivo dei propri territori, come cani rabbiosi, ci sono anche i richiami a temi fondamentali che tuttavia non reggono di fronte ad un “non cambiamento”sostanziale. Dice ieri il sindaco di Firenze su “Repubblica” pag.2 “Puntiamo su istanze semplici e forti: lavoro, sviluppo, legalità, ambiente”. Benissimo! Se articoliamo queste tre “istanze” dobbiamo partire da una revisione di alcune scelte: il “nuovo green deal italiano” di cui lui parla nello stesso articolo contraddice in modo eclatante la scelta difesa con energia per la nuova pista dell’aeroporto di Firenze. Sarebbe credibile, infatti, rinunciare a quella decisione. Invece no! Anzi, contestualmente il candidato alla Presidenza della Regione Toscana innalza una barriera di fronte a chi pone veti nei confronti di quella scelta.
Si comprende benissimo tuttavia quella forma di orticaria repellente verso la Sinistra “non dobbiamo schiacciarci solo sulla Sinistra” ma diventa ridicola e non credibile la proposta collegata al “nuovo green” con la piantumazione di 100 milioni di alberi, se solo si pensa al danno che verrebbe provocato sull’ambiente con la nuova pista di Peretola.
Ma i problemi non sono solo questi: un Partito Democratico post-renziano non può continuare a non avere rispetto per le minoranze. Ho scritto “post-renziano” ma i problemi di demcrazia in questo Partito sono nati contestualmente alla sua fondazione. Anche per questo motivo non basta un “restyling” semplice: e, lo ripeto, facendo eco a tanti, “il nome non è un problema; non va cambiato”.
Piuttosto proprio per mettere insieme quei quattro temi (ma ce ne sarebbero altri molto importanti, come pilastri fondamentali) bisogna costruire un nuovo progetto che faccia ripartire l’economia nel settore dell’edilizia, riconvertendola in “conservativa” e scoraggiando nuovi insediamenti, utilizzando per l’emergenza abitativa, previo accordi con le proprietà, tutti gli immobili sfitti, garantendo un controllo pubblico sul rispetto delle regole. Una vecchia idea (della Sinistra?!) che tuttavia ha faticato e fatica ad essere accolta.
D’altra parte bisognerebbe – nel cambiamento – dare meno segnali roboanti e fare scelte concrete discrete. Chi si è allontanato, come me ed altri, non possono essere interessati a riprendere un cammino comune in maniera così semplice con un proclamare la necessità, l’urgenza di fare fronte comune all’avanzata prepotente della Destra, senza rimettere in discussione alcune forme di potere e certi meccanismi che hanno consentito passaggi automatici da una “corrente” all’altra, a volte anche tra forze politiche avversarie con grande nonchalance. Molti di noi sono disgustati da queste modalità, le hanno denunciate più volte, dall’interno e dall’esterno. Arrendevomente si riconosce che “questa è la Politica”; allora, è davvero qualcosa di orribile, molto lontana dagli ideali che si sbandierano.
Ecco, se si vuole partire da questo, posso anche essere interessato a discuterne. Non credo però che ciò avvenga: la fiducia è al livello più basso mai raggiunto.

Joshua Madalon

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