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POSTI DI LAVORO IN PIU’ POSTI DI LAVORO IN MENO (la prova che poco o nulla, forse nulla, è cambiato!)

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POSTI DI LAVORO IN PIU’ POSTI DI LAVORO IN MENO
(la prova che poco o nulla, forse nulla, è cambiato!)
di Giuseppe Maddaluno (J.M.)

Negli ultimi giorni si ripete da parte dell’ISTAT (nota mensile n.10) che la disoccupazione è aumentata ed il PIL è praticamente fermo e da parte del Governo si risponde che nell’ultimo trimestre i posti di lavoro sono stati in aumento. E’ la conferma che il rinnovamento nella pratica politica non c’è stato anche se era stato annunciato e strombazzato. Non avrei mai voluto avvertire come vera la voce del popolino qualunquista che “tutti sono uguali”; spero davvero ancora di sbagliarmi, ma la speranza è al lumicino. Basterebbe girare, ma questo Governo in forme mediatiche lo fa, utilizzandolo come elemento positivo nel suo DNA, girare un po’ nelle periferie delle città, riuscire ad ascoltare le preoccupazioni della gente che vive nella sua carne la crisi lavorativa, che non riesce più a far studiare i propri figli anche se meritevoli, che non riesce più a sostenere le spese sociali (in primis quelle sanitarie) quando ne ha bisogno. Basterebbe anche andare a vedere direttamente in incognito eventualmente come vengono trattati i lavoratori nei loro ambienti, quali siano le garanzie concrete per la loro salute (e non parlo solo dello scandalo dell’amianto), come venga trattata la maternità, come non vengano rispettati da parte dei datori di lavoro orari e compensi. E sarebbe un lungo difficile e doloroso elenco di quanto accade nel mondo del lavoro. Si dirà che è meglio avere un lavoro a prescindere da tutte le garanzie: è questo ciò che si vuole? A me sembra proprio di sì. E non basta rispondere solo a chiacchiere di no. Occorre agire e sembra proprio che da parte del Governo ci si muova in senso contrario. Cioè ci si muove nello stesso senso, nello stesso “verso” dei Governi precedenti, quelli del ventennio (più o meno) berlusconiano. Sono queste, dunque, le novità introdotte? Fra l’altro nel fumo generale intorno al Job Act appare in tutta evidenza il peggioramento delle garanzie a favore dei lavoratori, con interventi disequilibrati tutti a favore degli imprenditori che dovrebbero perciò creare nuovi posti di lavoro. “Nuovi” con quelle caratteristiche di cui sopra a mo’ di schiavismo? Ecco perché non riesco a convincermi che vi sia “rinnovamento” in vista.

http://www.repubblica.it/politica/2014/11/28/news/dati_istat_reazioni_renzi_con_noi_100mila_occupati_in_piu_-101624618/

Mercato del lavoro

LANDINI e i disonesti!

LANDINI e i disonesti

Di sicuro Landini ha esagerato nell’affermare che a sostenere Renzi vi siano i disonesti. Voglio credere che abbia voluto dire che, oltre ad una base di persone oneste, molti fra i disonesti, che non mancano mai, abbiano intuito che avrebbero trovato terreno per loro utile in un Governo che non si sta impegnando come di dovere per il cambiamento a favore di coloro che nel corso degli ultimi decenni hanno sopportato il carico fiscale maggiore. Potrei fare innumerevoli esempi anche raccogliendo dati “personali” per evidenziare come nulla si sia fatto per diminuire la pressione fiscale; in verità, a chiacchiere, si dice ma nei fatti non si fa. Non è quindi di certo Landini a dover essere attaccato; la maggioranza delle persone oneste avverte questo “gap” che si amplifica fra coloro che godono dell’attenzione o della “disattenzione voluta e colpevole” del Governo e quanti continuano a sobbarcarsi l’onere della contribuzione ad un sistema fiscale che non avvertono più come “amico”, al di là degli “spot” che piacciono molto a chi gestisce il Potere. Chi opera nei luoghi pubblici (strade, circoli, associazioni) riesce ad ascoltare le frustrazioni e le disillusioni: il livello di gradimento del sedicente “Partito della Nazione” va scemando ed i risultati elettorali sono magri in linea numerica ma pingui in percentuale, grazie ad un astensionismo anche da parte di chi fino ad ieri votava per la Sinistra. Ci si astiene fino ad un certo punto: quando si deciderà, quel “popolo”, a partecipare torneranno in equilibrio i conti!
G.M.

I TEMPI SONO CAMBIATI (forse che no forse che sì)

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Costituzione italiana

I TEMPI SONO CAMBIATI (forse che no forse che sì)

Ho qualche lieve ragione di credere che il “segnale” da parte dell’elettorato possa essere arrivato a destinazione; un campanellino d’allarme come quando, dopo aver esagerato in bagordi e crapule varie, avvertiamo un malore che ci spinge a riguardarci e modifichiamo il nostro stile di vita. In effetti, vi è ancora un tasso di “ideologismo” diffuso; ma non quello che si intendeva superare quando si pensò alla costituzione del Partito Democratico (ho davanti a me come Bibbia il “Manifesto” dei “saggi” del 2007), bensì quello che costringe le coscienze di tante cittadine e cittadini a disertare le urne piuttosto che tradire, semmai, assegnando il proprio voto a chi fino ad ieri non ci piaceva e che oggi riconosciamo quasi come se non fosse poi così “diverso” da chi regge le sorti del “nostro” Partito, di quel Partito che fu il “Partito Democratico”. A dirla tutta, in condizioni simili, non mi riguarderei dal votare per forze politiche alternative, meglio se nel solco delle Sinistre, ma che non condividano la deriva demagogica, populista e pseudo democratica di Renzi e dei renziani. Non sopporto in assoluto le lezioni postume di coloro che rilevano come fosse nel progetto del PD l’inclusione di quelle forze plutocratiche, imprenditoriali ed antioperaie, di una Destra progressista ad uso e consumo del proprio tornaconto. L’idea che si dovesse ampliare il raggio d’azione della Sinistra comprendeva di certo la massima apertura, mantenendo tuttavia inalterato il senso dei propri valori fondamentali. Si sta andando invece proprio in senso contrario (d’altronde, il “cambio verso” slogan principale del “patron” del PD lo esprime chiaramente) rispetto a quanto i fondatori del Partito Democratico intendevano. Si incentivano soprattutto in modo squilibrato gli interessi dei “forti” e si indeboliscono ulteriormente quelli dei “deboli”; ecco perché anche ai meno avveduti non può essere sfuggito il giubilo – di fronte ad alcune scelte governative – della parte più forte del Paese, quella che non si è mai preoccupata di evadere “legalmente ed illegalmente” delocalizzando lavorazioni e risorse economiche e finanziarie senza alcuno scrupolo. Ritornando al “campanellino” di cui sopra esso suona per tutti, in quanto se è vero che non esista oggi un’alternativa immediata nulla vieta che la si ricerchi. I tempi sono durissimi, la crisi non solo non è finita, ma non ha ancora raggiunto il suo punto più alto. Il richiamo alla responsabilizzazione deve essere diretto soprattutto a coloro che hanno usufruito realmente dei vantaggi della crisi e non a quella moltitudine di cittadine e cittadini che si sono e stanno progressivamente impoveriti. In questa direzione il Governo non si sta dirigendo; il campanellino d’allarme ha questo messaggio.
G.M.

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I TEMPI SONO CAMBIATI (forse che sì forse che no)

I TEMPI SONO CAMBIATI (forse che sì forse che no)

Non mi dilungherò stamattina a commentare i dati elettorali. Lo lascerò fare a Renzi, che ovviamente ha già detto che la “vittoria” è stata “netta”. Di sicuro è molto chiaro il quadro generale della “non-partecipazione”. La gente è stanca ed è proprio il “rinnovamento” a non emergere. Alla spocchia del centrodestra berlusconiano si è sostituita quella del renzismo, sopportato dalla Destra che guarda sempre più con attenzione a questo “figlio putativo”, insopportabile per la Sinistra vera, che avrebbe bisogno di riaffermare nel segno dell’ “equità” (reale, non solo fatta di “annunci”) i valori fondamentali della sua Storia non contrapposti nella maniera più assoluta a quelli dell’imprenditoria. Il quadro generale delle leggi che vengono proposte mira a mantenere e promuovere l’egemonia del capitalismo, soprattutto quello finanziario. Ci vuole equilibrio, ma in tutta evidenza questo non è l’obiettivo del Governo; anche al più sprovveduto degli osservatori non sfugge lo giubilo delle classi imprenditoriali: come mai? È cambiato il mondo? E come mai i commenti sugli scioperi di oggi non sono diversi da quelli del tempo del Cavaliere? Come mai si gioisce di un risultato elettorale (anche quello del 40,8%) ottenuto sulle macerie politiche dell’astensionismo? I tempi sono cambiati, ma i vizi della Politica, no! Mi tocca dirlo con Berlusconi; ma ormai la gente ci ha fatto il callo alla sua imitazione: “Questo è il “teatrino” della Politica”.

reloaded “LISARIO O IL PIACERE INFINITO DELLE DONNE” di Antonella Cilento

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Festival Pozzuoli

Alla Dragonara Schiavone e Castiglia

LE FOTO SI RIFERISCONO 1) AL LIBRO DELLA CILENTO CHE HA FATTO PARTE DELLA CINQUINA DEL PREMIO STREGA 2014; 2) FOTO DI ANTONELLA CILENTO; 3) LOGO DELL’INIZIATIVA NEI CAMPI FLEGREI; 4) MARIA CASTIGLIA assessore alla Cultura del Comune di Monte di Procida e ANGELA SCHIAVONE presidente de “IL DIARIO DEL VIAGGIATORE”

IN OCCASIONE DELLA GIORNATA INTERNAZIONALE CONTRO LA VIOLENZA SULLE DONNE – 25 novembre – RIPROPONGO LA MIA RECENSIONE AL LIBRO “BELLISSIMO E COINVOLGENTE” DI ANTONELLA CILENTO preparata in corrispondenza con IL FESTIVAL DELLA LETTERATURA NEI CAMPI FLEGREI – LIBRI DI MARE LIBRI DI TERRA organizzato da “IL DIARIO DEL VIAGGIATORE” ASSOCIAZIONE PRESIEDUTA DA ANGELA SCHIAVONE da sempre donna impegnata nelle battaglie civili e culturali nei CAMPI FLEGREI

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“LISARIO O IL PIACERE INFINITO DELLE DONNE”

L’attualità del romanzo rimanda a temi che, forse da maschio, continuo a considerare ambigui; la violenza sulle donne così frequentemente portata agli orrori delle cronache è il risultato di un’educazione antropologica sbagliata attraverso la quale il “mondo” ha costruito dei ruoli che oggi, nel momento in cui socialmente li mettiamo in discussione, finiscono con il creare confusione e sbandamento nella mente dei più deboli (al di là del livello culturale e professionale) fra i maschi. Aggiungerei che nelle istituzioni educative (la famiglia, la scuola, il consesso civile allargato) non si è ancora riusciti a raggiungere la consapevolezza che la parità dei generi giustamente ricercata a livello legislativo ed istituzionale ha bisogno di tempi lunghi per essere realizzata e le “vicende” traumatiche cui da tempo assistiamo sgomenti ed infuriati sono parte di un percorso che ha tuttavia bisogno di ulteriori sostegni al di là delle giuste manifestazioni pubbliche cui volentieri partecipiamo. La sensibilità non si conquista con le norme legislative ma attraverso percorsi educativi naturali non imposti.

Una donna che nasce nel Seicento, non importa se nobile o popolana, se ricca o povera (ricordate la manzoniana Gertrude?), non aveva altro sbocco se non in un matrimonio e non aveva alcuna possibilità di acculturarsi al di là di insegnamenti impartiti sulle “buone maniere” e sulla qualità dei cibi e la ricchezza dei vestimenti. Lisario è una bambina, figlia di don Ilario Morales comandante della guarnigione di stanza al Castello di Baia sul Golfo di Pozzuoli, una ragazzina di 11 anni, che si ribella al “potere” della famiglia e dei maschi e si imbeve di letture in segreto, visto che alle donne era negato l’accesso alla Conoscenza ed alla Cultura. La protagonista, che solo per un attimo nel corso del romanzo conosceremo come Bellisaria, è diventata suo malgrado muta e ne conosciamo il punto di vista attraverso le riflessioni scritte segretamente su fogli recuperati qua e là. Antonella Cilento, autrice del romanzo, infatti vi inserisce ad intervalli abbastanza precisi le “Lettere” di Lisario indirizzate “alla Signora Santissima della Corona delle Sette Spine Immacolata Assunta e Semprevergine Maria”. La giovanissima donna, di fronte alla possibilità di andare “sposa di un vecchio bavoso e gottoso”, trova un modo tutto suo di protestare, negandosi provvisoriamente alla vita e cadendo in un sonno profondo. Ed è così che prende avvio il romanzo. Ho già scritto che si tratta di libro avvincente nella sua narrazione rapida e nella sua struttura per capitoli e paragrafi che appaiono, a chi, come me, è avvezzo a trattar di Cinema e Teatro, come Scene pronte ad essere trasformate in immagini. Ma ne parlerò dopo. L’ambientazione è in una Napoli cupa, buia, resa insicura da rivolte ed epidemie, dove si muovono personaggi di alto livello artistico insieme a malfattori, delinquenti, mistificatori ed avventurieri di ogni specie e provenienza; è la Napoli dove c’è il segno di Caravaggio, la presenza di Ribera; è la Napoli dove arrivano artisti come il francese Jacques Israel Colmar, il fiammingo Michael de Sweerts (questi, entrambi protagonisti di primo piano del romanzo di cui si parla), il valenciano Juan Dò; ed è la Napoli di Masaniello e dei Vicerè; la Napoli nella quale si rappresentano melodrammi interpretati da “voci bianche” nelle parti femminili; è la Napoli delle prostitute di basso e di alto rango ed è la Napoli dei “femminielli” e degli ermafroditi; la Napoli che crede ai miracoli non avendo nella realtà molto di cui essere felice. In questo ambiente meschino ancorché aristocratico e culturalmente, in senso potenziale, elevato si muove la vicenda di Lisario e la profonda incapacità da parte dei maschi di poter accettare l’incredibile scoperta che il catalano, medico di scarsi scrupoli, Avicente Iguelmano compie dapprima spiando la giovane moglie, per l’appunto Lisario (tralascio, benchè significative le modalità con cui Avicente conosce e sposa la giovane), e successivamente leggendo alcune pagine di un libro sui “piaceri solitari” reperito nella ricca Biblioteca di un signorotto locale, Tonno d’Agnolo, degno rappresentante della spregevole classe politica di ogni tempo, rozzo procacciatore di amanti per gli ambienti del vicereame spagnolo.
In quelle pagine per l’appunto si leggevano “cose che gli parevano impossibili. Bugie senza fondamento”. La storia si dipana concedendo deviazioni e colpi di scena coinvolgenti fino alla conclusione. E’ un libro, lo ripeto, che mi ha ridato fiducia verso le nuove generazioni di autori letterari e non è un caso che l’autore in questione sia una donna. Nelle presentazioni pubbliche del romanzo si sottolinea giustamente, in un punto di vista femminile, la modernità dell’argomento: la protagonista, pur oppressa da una società (quella del Seicento) profondamente maschilista, emerge in ogni senso e sconfigge i limiti imposti, prima di tutto quegli stessi relativi alla mancanza della “voce”. Ed è infatti dalla “voce” di Psiche nell’ ultimo paragrafo del romanzo che prenderei il via se dovessi scrivere, come sempre vado pensando mentre leggo, una sceneggiatura. Dalla voce di Psiche che sconvolge il “vecchio e malandato” Avicente inondandolo di infiniti malinconici ricordi farei partire il tutto; perché è quello il momento in cui tutto ha un senso.

JOSHUA MADALON alias GIUSEPPE MADDALUNO

L’EMBLEMATICA VICENDA DELLA PISTA DEL NUOVO AEROPORTO DI FIRENZE – PRATO E L’AMBIGUO PD

L’EMBLEMATICA VICENDA DELLA PISTA DEL NUOVO AEROPORTO DI FIRENZE – PRATO E L’AMBIGUO PD

Qualcuno sarà sorpreso dal comportamento del Sindaco Biffoni in relazione alla vicenda della pista del nuovo Aeroporto di Firenze. Anch’io ho buoni motivi per sorprendermi, non dell’atteggiamento ondivago ad uso strumentale politico elettorale da parte del Sindaco, ma della dabbenaggine di una parte di personaggi che hanno avuto fiducia in lui che oggi si sorprendono, uscendo dal guscio in cui si sono ficcati o togliendosi la “fetta di prosciutto” che avevano apposto sulle loro palpebre. Non mi sorprende il silenzio accondiscendente di una parte fra coloro che hanno strumentalmente sostenuto “in primissima fila” il Comitato per il NO; avevo avuto mille ragioni per diffidare di questi “signori” e questo atteggiamento pilatesco in cambio di “piatti sostanziosi di lenticchie” non mi sorprende. Lo stesso dicasi per il Partito Democratico che sta scavando un solco sempre più profondo con quella parte di città che ha a cuore i temi ambientali e che propone soluzioni alternative razionali anche dal punto di vista dei costi economici di un’operazione scellerata e nociva. La politica di piccolo cabotaggio che sta portando avanti la maggioranza di governo regionale sulle infrastrutture e sul sociale, realizzata soprattutto per valorizzare l’imprenditoria privata è indubbiamente il segno dei tempi, nei quali si inserisce il passaggio dal “berlusconismo” al “renzismo”. La mia voce ovviamente avrà in questa fase scarsi consensi, ma si caratterizza come monito per il futuro…

Giuseppe Maddaluno

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“MA L’IDEA CHE E’ IN ME…” OMAGGIO A GIACOMO MATTEOTTI – Circolo Matteotti via Verdi 30 Prato lunedì 17 novembre ore 21.00

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Conosco Antonello Nave da una quindicina d’anni; è stato fra i più validi docenti di mia figlia Lavinia ed è uomo colto e curioso, preciso e profondo nella sua attività professionale così come in quella artistica. Insieme a lui ho realizzato alcuni incontri culturali, primo fra tutti quello dedicato ad Oreste Chilleri, scultore autore di monumenti funebri alla cui figura ha dedicato alcuni suoi scritti; successivamente la nostra collaborazione è evidente nel mio videodocumentario “Appunti sull’umana tragedia del XX secolo” dedicata alla persecuzione ed al genocidio degli Ebrei da parte dei nazifascisti.
Antonello ha qualche giorno fa detto che l’attività del suo gruppo “Altroteatro” ha avuto inizio, forse intendeva dire a Prato, con la messa in scena di una sua proposta proprio nella Circoscrizione Est al tempo in cui vi ricoprivo la carica di Presidente della Commissione Cultura.
Quest’anno con Antonello abbiamo riavviato i rapporti con un’iniziativa che si collegava alle figure di due personaggi importanti del Cinema d’autore, Vigo e Truffaut, in occasione degli 80 e 30 anni dalla loro scomparsa.
Ho sempre seguito Antonello in questi anni e dunque non mi poteva sfuggire l’Omaggio a Giacomo Matteotti che, a 90 anni dal suo assassinio, egli ha voluto, con la solita precisione meticolosa e metodica, dedicare a questo grande personaggio della nostra Storia. Ne ho accennato al Segretario del Partito Socialista di Prato, Alessandro Michelozzi, proponendogli un’iniziativa da svolgere all’interno del Circolo “Matteotti” in via Verdi 30 a Prato (di fronte al Teatro Metastasio). L’amicizia e l’interesse culturale e politico comune ha fatto il resto. Ed è così che lunedì 17 novembre alle ore 21.00 Altroteatro rappresenterà all’interno del Circolo Matteotti “Ma l’idea che è in me…” Omaggio a Giacomo Matteotti interpretato da Benedetta Tosi ed Eugenio Nocciolini con l’accompagnamento musicale e canto di Antonio Lombardi, Vincenzo Santaniello e Francesca Vannucci. La scrittura scenica e la regia sono, ovviamente, di Antonello Nave. All’iniziativa interverranno Riccardo Nencini, viceministro Infrastrutture e Trasporti oltre che Segretario nazionale del PSI, e Matteo Biffoni, Sindaco della città di Prato. Da sottolineare la grande disponibilità che è stata concessa da parte della Presidenza del Teatro Metastasio (un grazie sentito e dovuto al Presidente Massimo Bressan) che ha cooperato per la parte tecnica alla riuscita dell’iniziativa.
Il titolo dell’elaborazione scenica si riferisce ad una delle frasi profetiche del suo destino pronunciate da Giacomo Matteotti (Uccidete pure me, ma l’idea che è in me non l’ucciderete mai ) dopo la sua denuncia alla Camera dei Deputati relativa ai brogli, le violenze, i soprusi e le irregolarità che i fascisti avevano attuato nel corso delle elezioni del 6 aprile. Era il 24 maggio del 1924. Il 10 giugno Matteotti fu rapito ed ucciso. Il 3 gennaio dell’anno successivo Benito Mussolini assunse su di sé la piena responsabilità del delitto.

L’INIZIATIVA E’ PUBBLICA E L’INGRESSO “LIBERO” SARA’ CONSENTITO FINO ALLA COPERTURA DEI POSTI DISPONIBILI

La prima di questo lavoro si è tenuta a Rovigo nel chiostro San Bartolomeo lo scorso 6 settembre – eccone la locandina

Ma l'idea che è in me

Questa invece è la locandina dell’iniziativa di Prato

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SMANTELLIAMO IL SERVIZIO SANITARIO NAZIONALE in nome e per conto dell’Austerity – PRATO DUE ESEMPI LOCALI

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SMANTELLIAMO IL SERVIZIO SANITARIO NAZIONALE in nome e per conto dell’Austerity
– PRATO DUE ESEMPI LOCALI –

Capita, e sì che capita, che in una certa parte della nostra vita si abbia più bisogno di cure, analisi, medicine e via dicendo, si abbia maggior bisogno della Sanità. E di certo ne hanno ancor più bisogno coloro che non sono vissuti negli agi e nella ricchezza; coloro che hanno tribolato, arrancato nelle loro attività lavorative e si trovano nella parte discendente della loro vita, semmai rinunciando ai costosi mezzi di trasporto personali, con difficoltà progressive nella deambulazione. La società anziana e sempre più povera con la crisi crescente subirà nuovi attacchi alla qualità della sua vita con altri interventi che si assommano a quelli già in atto. Per quel che riguarda la Toscana e Prato utilizzo due esempi concreti sui quali intenderei avere anche sostegni e risposte.
Il primo riguarda ciò che è già in atto e che appare un vero e proprio attacco al Servizio Sanitario Nazionale; non so se quel che accade qui in Toscana avvenga anche altrove, ma capita che per tantissime persone, sia per la mancanza di servizi adeguati sulla diagnostica (soprattutto radiografie, TAC e Risonanza Magnetica) sia per i costi, risulti maggiormente conveniente servirsi di strutture private. In questo modo si profila il depauperamento del SSN ed il conseguente arricchimento dei “privati”.
Il secondo esempio ha caratteristiche locali. A Prato, a breve, il Distretto Sanitario Prato Ovest in via Clementi – San Paolo chiuderà i battenti. Qualcuno potrebbe dire che da pochi mesi a due passi c’è il “nuovo” Ospedale, ma già si sentirebbero opporre la certezza che quella struttura, per ampiezza (si fa per dire; è più piccolo di gran lunga rispetto al “vecchio”) e per competenze esplicate non ha alcuna possibilità di supplire alla operatività del Distretto di via Clementi. Qualcun altro potrebbe dire che gli ambienti di via Clementi sono angusti ed inadatti ad ospitare tali funzioni; bene! se i politici e gli amministratori si fossero guardati meglio intorno si sarebbero accorti che vi sono decine, forse centinaia di capannoni inutilizzati proprio in quell’area e che, dunque, prima di decidere lo smantellamento dei servizi, si attivassero sullo stesso territorio di San Paolo a trovare soluzioni utili per la collettività.
Il territorio di San Paolo e zone limitrofe è abitato densamente da una popolazione anziana e la chiusura del Servizio Sanitario di via Clementi apporterà un ulteriore arretramento della loro “qualità della vita”.
Il Circolo ARCI San Paolo di via Cilea si fa promotore di una raccolta firme a sostegno del “provvisorio” mantenimento dei servizi sanitari di via Clementi in attesa che venga reperito uno spazio più ampio e dignitoso dove espletarlo in futuro.

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NON E’ PIU’ TEMPO DI INFINGIMENTI IPOCRITI

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Le strutture regionali del Partito Democratico (perlomeno quella toscana) si accorgono negli ultimi giorni che mancano solo poche settimane alla fine del 2014 ed il tesseramento è crollato. A meno di “miracoli” come quelli che si erano verificati negli anni dei “signori delle tessere” che raccoglievano centinaia di adesioni reclutando anche i “passati a miglior vita” (abitudine che in misura ridotta si è verificata anche in anni e tempi recenti, ancorché recentissimi, con persone che accedevano ai seggi delle Primarie – quelle riservate esclusivamente agli iscritti, si intende – senza nemmeno conoscere luoghi e modalità per espletare il tanto desiderato diritto), difficilmente verrà recuperata la gran parte dei tesserati. La sensazione che prevale è che vi sia cecità ed Ipocrisia nel non voler accettare che la nuova “linea” del Partito è in netto contrasto con la stragrande maggioranza dei militanti e che non occorra rivolgersi ai Coordinatori dei Circoli perché sanino con la collaborazione dei massimi Dirigenti locali regionali e nazionali i ritardi; ma bisogna che quei Dirigenti si armino di buona e solida volontà e vadano ad iscrivere perlomeno il 10% di quella fresca vigoria che cittadine e cittadini neofiti della Politica hanno evidenziato nel corso delle belle Primarie. Non è più tempo di infingimenti ipocriti; il Partito Democratico di tantissimi di noi non esiste più. C’è solo un Gruppo di Potere assetato da decenni di digiuno che è riemerso dai bassifondi desideroso di comandare, affidando le proprie sorti a chicchessia ne fornisse le occasioni propizie.
In effetti i Circoli possono rinascere con il contributo dei “nuovi”, a patto che sappiano divertirsi nel farsi in quattro per organizzare eventi, cene, iniziative, le Feste, i dibattiti; andare a parlare con le cittadine ed i cittadini, casa per casa, mercato per mercato, utilizzando le proprie ferie per sostenere fattivamente le Feste senza auspicare per sé nulla in cambio ma semplicemente per generosità ed altruismo, per cooperazione e condivisione. Si iscrivano i giovani rampolli dell’imprenditoria e dell’Industria locale, le famiglie dei banchieri e delle Finanziarie; si organizzino pure le convention e gli aperitiva per pottini vecchi e giovani. Non c’è più posto per la vecchia guardia e forse di questo bisognerà anche ringraziarvi; se non altro la responsabilità della fine non sarà addebitabile ad essa. Il mondo non è solo così grande ma è anche molto diverso e vi è una grande ricchezza, una grande bellezza da utilizzare. Personalmente l’ho detto e l’ho scritto: cambio verso, IO cambio verso! Ma non a chiacchiere!

NON SCHERZIAMO CON LA DEMOCRAZIA

Non scherziamo con la Democrazia

I Giovani Democratici della Toscana scrivono una lettera aperta “urbi et orbi” dimenticando che in ogni caso vi è una “gerarchia”, che pure riconoscono nel corpo del testo, da rispettare e che non devono dimenticare che sono i “vertici” a dover dare risposte rassicuranti sul funzionamento della Democrazia che, in un Partito che si chiama “Democratico”,  non dovrebbe essere un optional, un gagliardetto da appuntarsi al petto “ad honorem”. Tocca dunque al Segretario del Partito e Presidente del Consiglio “per grazia ricevuta” smentire con i fatti (ma “verba” continuano a volare) gli addebiti così ingiuriosi e calunniosi che personalità “storiche” come Rosy Bindi gli rivolgono.

I Giovani non si accorgono che loro stessi non sono più quelli che decantano di essere stati (Siamo cresciuti nelle piazze, nelle scuole e nelle università, con i movimenti studenteschi e il social forum) e somigliano sempre più ai giovani in giacca e cravatta delle convention della Destra (quelli che a Prato chiamano “pottini”) abituati, più che alla lotta per i diritti, a frequentare gli “aperitivi” eleganti. I Giovani che hanno sempre avuto una caratteristica “politica” di vivere nelle Federazioni forse non si sono accorti che la vita dei Circoli se non è morta è in coma profondo (il calo delle iscrizioni è riferito soprattutto a coloro che fino a pochi mesi fa si facevano in quattro per il Partito: ma, si sa, il mondo è cambiato; ora la Politica non la si fa più in codesto modo!)
I Giovani si impegnano con questa loro “missiva” a bacchettare tutti, nessuno escluso; solo che a Serra, Bindi e Fassina riservano parole dure (poco mi importa di Serra) ma poi quando passano al loro “capo” (da veri neo “lupetti”) usano parole lievi (Il segretario deve decidere, si, ma senza sembrare insofferente alle discussioni. Può organizzare eventi e convention, ma non comportarsi da leader di un pezzo soltanto del PD, perché lo guida tutto. Può avere le sue idee, ma non ridicolizzare quelle degli altri.). Bisogna invertire l’ordine, innanzitutto, ricordandosi che l’attuale Presidente del Consiglio si è insediato per “grazia napoletanica ricevuta” e che il 40% e rotti è stato ottenuto alle Europee e che il Parlamento attuale non corrisponde a nessun metro collegabile a valori elettorali. Inoltre quando si parla di Sinistra occorre stare attenti ed essere cauti per non rischiare di sentirsi dire “Ma quale Destra e Sinistra, ma quale Centro? ormai sono schemi superati!”.Ma sì! serve tutto! Se io dico “Sinistra” mi si attacca; se lo dice il buon Renzi lo si osanna. In effetti non c’è molto di Sinistra nelle azioni di questo Governo e ce lo confermano gli entusiastici peana della Confindustria e della Destra al Governo e fuori di esso. E bisognerebbe anche aggiungere, se ve ne fosse bisogno, che di fronte alle scelte del Governo avremmo quasi certamente portato le bandiere alle manifestazioni sindacali se a capo di esso ci fosse stato un esponente della Destra.

Chi intende leggere il testo della lettera “aperta” dei Giovani Democratici della Toscana può farlo copiando ed incollando il link seguente

http://www.gdtoscana.it/ne-iphone-ne-gettoni-telefonici-meritiamo-di-meglio/