FESTIVAL DELLA LETTERATURA NEI CAMPI FLEGREI – PREMIO “MICHELE SOVENTE” TERZA EDIZIONE

CAMPI FLEGREIFestival Pozzuoli 

Dal 26 al 28 settembre si svolgerà nei Campi Flegrei il Festival della Letteratura – tra Pozzuoli, Bacoli e Monte di Procida scrittori e critici artistici e letterari si confronteranno – è prevista anche l’assegnazione di Premi (in particolare il Premio Sovente dedicato al poeta scomparso nel 2011) – qui in calce troverete il Bando per la partecipazione al Concorso. Con questo “post” intendo contribuire alla conoscenza di Michele Sovente, di cui sono stato amico negli anni del Liceo Classico (lui era in Seminario, io frequentatore laico). Ci siamo allontanati (in verità, sono stato io ad andare via dai Campi Flegrei nel 1974 per lavoro) ed io l’ho incontrato nuovamente nel 2001 alla presentazione di uno dei libri di Ernesto Salemme , “Sogno di un teatro” al Cinema “Sofia”.

Per consentire ai nostri lettori di avere un’idea su quale fosse il livello della poesia di Michele Sovente, utilizzo alcuni video.

 

http://festivaldellaletteraturalibridimarelibriditerra.wordpress.com/bando-di-concorso/

JOSEPH FARRELL – NON E’ TEMPO DI NOSTALGIA – INTERVISTA A FRANCA RAME

Ho finito di leggere l’intervista rilasciata a Joseph Farrell da Franca Rame nel febbraio 2013 (la grande autrice ed attrice morirà il 29 maggio 2013) – a breve cercherò di sintetizzare il libro di cui si parlerà all’interno del Festival della letteratura nei Campi Flegrei a fine settembre.
Joseph Farrell è Professore Emerito di Italianistica presso la University of Strathclyde, a Glasgow, Scozia e sarà ospite del Festival.Franca Rame e Farrelldario-franca-joseph-farrell

LUX IN FABULA – POZZUOLI NEI CAMPI FLEGREI

Lux in fabulaCAMPI FLEGREI

mAREY

mAREY 4

 

mAREY 2MAREY 3CORREALE

 

 

 

Con Claudio Correale c’è sintonia; dopo il primo incontro in questo Agosto 2014 ci siamo incontrati altre due volte e poi ci siamo sentiti a telefono. Al secondo incontro, nel quale Claudio mi aveva preannunciato la proiezione di due video, arrivo da solo: “dov’è la “banda”? mi dice. Ed io, scherzosamente: “mi ha abbandonato”! Il filmato, che presenta in una stanza nella quale, mi dice, di solito si tengono gli incontri culturali: presentazione di libri, proiezioni, discussioni pubbliche, riguarda Etienne Jules Marey, pioniere del pre-Cinema ma soprattutto studioso dei movimenti. La stanza è occupata, oltre che da noi, da un gruppo di giovani che svolgono il servizio civile presso l’Associazione Lux in Fabula e continuano a lavorare, mentre le immagini scorrono, scannerizzando libri rari e procedendo alla loro archiviazione digitale. Fra loro riconosco Alessandra, una giovane laureata in Filologia moderna che presta il servizio civile e che avevo conosciuto ad un “gazebo” dei Giovani Democratici in Piazza della Repubblica un paio di anni fa; con Alessandra si parla, dunque, ma brevemente, di Politica. Il filmato raccoglie molti degli esperimenti fotografici realizzati da Marey a Napoli alla Stazione Zoologica “Anton Dhorn” ancora attiva nella sede della Villa Comunale di Napoli alla Riviera di Chiaia; le immagini sono intervallate da commenti scritti che, oltre a fornirci dati storici e scientifici sulla presenza di Marey a Napoli per alcuni anni, ci riportano anche le impressioni della gente comune che, osservando questo curioso signore utilizzare uno strano strumento molto simile ad un “fucile”, lo etichettarono come “lo scemo di Posillipo”. In effetti si trattava di un “fucile” ma era quello “fotografico”: Marey lo puntava in alto seguendo il volo degli uccelli, ma questo non produceva alcun botto né si vedevano gli uccelli cadere. Era quasi ovvio che il “popolo” naturalmente ignorante lo identificasse come “matto”. Fra le immagini in movimento, oltre a quelle degli animali e dei pesci (Marey utilizzò l’acquario del Dhorn) ci fu quella famosissima dell’onda, quasi certamente riferita ad uno scoglio sotto la costa di Posillipo a pochi passi dall’abitazione del fisiologo e cardiologo francese. Il documentario che Claudio mi mostra è un lavoro specifico dell’Associazione “Lux in Fabula” che è stato presentato anche in sedi importanti come “Città della Scienza” di Bagnoli ed il Museo PAN. Colgo l’occasione per suggerire a Claudio di contattare il mio amico Carlo Montanaro che possiede un Archivio a Venezia e si occupa soprattutto di pre-Cinema. Ma “Lux in Fabula” come ormai già detto in altri articoli si occupa di immagini a tutto tondo e le archivia, utilizzandole per documentare la realtà storica, paesaggistica e culturale soprattutto quella di Pozzuoli e dei Campi Flegrei. Ed utilizza anche nuove e più avanzate tecnologie. Claudio mi mostra un recente documentario sulle bellezze dei nostri territori realizzato con l’uso di droni. Lo guardo e ne apprezzo la qualità; tuttavia mi dice che non può divulgarlo in quanto la musica che fa da sottofondo è tutelata dai diritti autoriali. Prima di lasciare la sede, prometto a Claudio di ritornare; ho in mente di proporre qualche evento in autunno e gliene voglio parlare. Il tempo è breve ed ho bisogno anche di portare delle documentazioni che non ho.
Le produzioni di Lux in Fabula le troviamo su Youtube. E ad ogni modo se volete contattare l’Associazione potete consultare il sito www.luxinfabula.it o scrivere alla mail info@luxinfabula.it Su Facebook trovate anche “Città Vulcano” dove vengono raccolti molti dei materiali su cui i giovani dell’Associazione lavorano ed, ovviamente, anche l’account “Lux in Fabula”.
Ho accennato un velo di “polemica” rilevando nei giorni scorsi che l’Amministrazione comunale di Pozzuoli, sollecitata da Claudio attraverso richieste scritte per usufruire di uno spazio pubblico dignitoso, non ha mai fornito risposte in merito (ciò è quanto mi dice Claudio Correale, ed io gli credo!);qualcuno la chiama “polemica” ma diventerebbe semplicemente uno “stimolo” qualora il Sindaco o l’Assessore alla Cultura avvertisse l’esigenza (io lo chiamerei “dovere”) di dare risposte chiare in merito. Se sono disinformato ditemelo pure!

“TRA LE MACERIE” DI DAVIDE D’URSO – FESTIVAL DELLA LETTERATURA DEI CAMPI FLEGREI

Davide D'Urso 2Festival Pozzuoli

Ho finito da poche ore la lettura di “Tra le macerie” di Davide D’Urso, che incontreremo al Festival della letteratura nei Campi Flegrei – Libri di mare libri di terra a fine settembre. La narrazione scorre ed è piacevole anche se la trama è “inevitabilmente” conchiusa in poche parole. Inevitabilmente in quanto la storia che il nostro autore narra è collegata alle difficoltà enormi che le giovani generazioni incontrano per inserirsi nel mondo del lavoro. Che ai nostri giorni è andato sempre più parcellizzandosi venendo sempre più incontro agli interessi delle aziende e riducendo sempre più il potere contrattuale sia delle organizzazioni sindacali sia dei singoli. Ho utilizzato “inevitabilmente” anche per far comprendere a chi leggerà quelle pagine che si ritroverà di fronte ad un universo fatto di profonde incertezze e che l’autore non inventa (tranne che nel capitolo 29 che è a tutti gli effetti un’Appendice anche se non si tratta del capitolo conclusivo ma del penultimo) storie che non siano “purtroppo” verificabili soltanto a guardarsi intorno e non troppo lontano dal nostro raggio d’azione. In verità, il mondo del lavoro è cambiato notevolmente e continua a cambiare sempre più, peggiorando la qualità della nostra vita, rendendoci sempre più frustrati ed isterici anche quando l’attesa di una “sentenza” di licenziamento è solo potenziale e non reale. La tiritera del “posto fisso” che non c’è più ormai è quasi cosa vecchia, ci abbiamo fatto il callo; così come l’accusa verso i giovani di essere dei “bamboccioni”: e cosa potrebbero fare in queste condizioni le giovani generazioni se non appoggiarsi ai parenti pensionati, al nido paterno e materno? I sogni che si portano dietro dall’infanzia e dalle età successive finiscono vieppiù – quasi per tutti – per infrangersi e la disperazione pervade l’ esistenza delle giovani generazioni. E’ quello che accade a Marco, il protagonista del romanzo “Tra le macerie” scritto da Davide D’Urso; dopo la laurea tenta varie strade (il suo sogno sarebbe quello di diventare “saggista” e ci prova ma con le difficoltà che chi conosce le vicende editoriali non farà fatica a comprendere), qualche concorso, scrive recensioni per un giornale, lavora in una libreria nel periodo più intenso delle vendite di libri scolastici, si inserisce stabilmente (è un paradosso limitato al tempo del romanzo) in un call-center, dove riesce ad emergere con la sua cultura e costruisce delle solide amicizie. La vita privata di Marco è tranquilla e serena; ha una ragazza bella, elegante e comprensiva, figlia della borghesia ricca della città (siamo a Napoli, non l’ho ancora detto?); con Valeria vive in un quartierino in affitto sui Quartieri spagnoli. Ha pochissimi amici; come accade di norma, dopo i percorsi universitari ognuno ha cercato la sua strada ed a Marco che stenta ad imboccarne una dignitosa sembra che quella degli altri sia di gran lunga la migliore. Ma i tempi, quasi per tutti, sono cambiati. In effetti, sono peggiorati, perché già ai miei tempi (consentitemi questo personalismo!), e siamo negli anni Settanta del secolo scorso, la strada più rapida per inserirsi nel mondo del lavoro senza che si avessero canali speciali e privilegiati era quella del Nord. Ed infatti i vecchi “amici” si incontrano per una cena e scoprono di avere sempre meno cose in comune su cui confrontarsi (viene in mente anche all’autore il film di Scola “C’eravamo tanto amati”!): finisce quasi male. E no, finisce proprio male! Marco trascina la sua esistenza lenta, ormai disperando sul suo futuro di “scrittore”, nel call-center fin quasi alla fine del romanzo.
Non intendo svelarvi il finale che è nella maniera assoluta la parte più intrigante del libro che rende comprensibile ed affascinante la prima parte che, forse per mia personale difficoltà, ho trovato più lenta, un po’ ovvia. Ma il fatto è che una Storia di un giovane ai nostri giorni è fatta di stremanti attese, di disperazioni, di frustrazioni, di umiliazioni e, leggendo quelle pagine, ho avvertito la responsabilità di tutto questo. NOI sessantenni e via dicendo abbiamo davvero fatto così poco per i nostri figli ed i nostri nipoti; non dico singolarmente, ma “collettivamente”, politicamente e socialmente.
Per tutto questo e altro che sottolineerò quando ci vedremo a fine settembre nei Campi Flegrei invito a leggere il libro di Davide D’Urso “Tra le macerie”.  (J.M.)

Davide D'Urso

NON E’ TEMPO DI NOSTALGIA -iNTERVISTA DI J. Farrell a Franca Rame

Festival Pozzuoli

 

Ho iniziato a leggere il libro di Joseph Farrell, “Non è tempo di nostalgia” – una lunga intervista a Franca Rame prima della sua scomparsa. Lo recensirò subito dopo averlo letto.

Joseph Farrell sarà presente a “Libri di Mare Libri di Terra”  – Festival della Letteratura nei Campi Flegrei dal 26 al 28 settembre p.v.

Farrell e Rame

Subito dopo leggerò anche “Dario e Franca” sempre a cura di Joseph Farrell

Franca Rame e Farrell

 

FESTIVAL DELLA LETTERATURA NEI CAMPI FLEGREI – LIBRI DI MARE LIBRI DI TERRA – 26-28 SETTEMBRE 2014

Davide D'UrsoDavide D'Urso 2

Vado concludendo la lettura del libro di Davide D’Urso – fra qualche ora lo recensirò – “Tra le macerie” racconta vicende fondamentalmente ahimè normali di un gruppo di giovani e di uno in particolare, Marco, in una Napoli contemporanea oppressa come gran parte del nostro paese da una profonda crisi lavorativa (nessuno si salva, anche i suoi amici, coetanei tutti trentenni, apparentemente fino a poco tempo prima più fortunati). Alcuni capitoli si inoltrano nell’universo dei call-center con le sue gerarchie e le sue atmosfere da GF orwelliano. Ma le passioni prevarranno? uno spiraglio sembra annunciarsi.  Il “domani è un altro giorno” della Rossella di Mitchell e Fleming verrà anche per Marco? Finisco la lettura e ve lo dico.

LIBRI DI MARE LIBRI DI TERRA – ANTONELLA CILENTO – CAMPI FLEGREI 26-28 SETTEMBRE 2014

cilento 2
Caravaggio

E, dunque, il “Festival della Letteratura nei Campi Flegrei – Libri di mare libri di terra” si svolgerà fra Pozzuoli e Bacoli dal 26 al 28 settembre. Antonella Cilento ne sarà protagonista.

Una donna che nasce nel Seicento, non importa se nobile o popolana, se ricca o povera (ricordate la manzoniana Gertrude?), non aveva altro sbocco se non in un matrimonio e non aveva alcuna possibilità di acculturarsi al di là di insegnamenti impartiti sulle “buone maniere” e sulla qualità dei cibi e la ricchezza dei vestimenti. Lisario è una bambina, figlia di don Ilario Morales comandante della guarnigione di stanza al Castello di Baia sul Golfo di Pozzuoli, una ragazzina di 11 anni, che si ribella al “potere” della famiglia e dei maschi e si imbeve di letture in segreto, visto che alle donne era negato l’accesso alla Conoscenza ed alla Cultura. La protagonista, che solo per un attimo nel corso del romanzo conosceremo come Bellisaria, è diventata suo malgrado muta e ne conosciamo il punto di vista attraverso le riflessioni scritte segretamente su fogli recuperati qua e là. Antonella Cilento, autrice del romanzo, infatti vi inserisce ad intervalli abbastanza precisi le “Lettere” di Lisario indirizzate “alla Signora Santissima della Corona delle Sette Spine Immacolata Assunta e Semprevergine Maria”. La giovanissima donna, di fronte alla possibilità di andare “sposa di un vecchio bavoso e gottoso”, trova un modo tutto suo di protestare, negandosi provvisoriamente alla vita e cadendo in un sonno profondo. Ed è così che prende avvio il romanzo. Ho già scritto che si tratta di libro avvincente nella sua narrazione rapida e nella sua struttura per capitoli e paragrafi che appaiono, a chi, come me, è avvezzo a trattar di Cinema e Teatro, come Scene pronte ad essere trasformate in immagini. Ma ne parlerò dopo. L’ambientazione è in una Napoli cupa, buia, resa insicura da rivolte ed epidemie, dove si muovono personaggi di alto livello artistico insieme a malfattori, delinquenti, mistificatori ed avventurieri di ogni specie e provenienza; è la Napoli dove c’è il segno di Caravaggio, la presenza di Ribera; è la Napoli dove arrivano artisti come il francese Jacques Israel Colmar, il fiammingo Michael de Sweerts (questi, entrambi protagonisti di primo piano del romanzo di cui si parla), il valenciano Juan Dò; ed è la Napoli di Masaniello e dei Vicerè; la Napoli nella quale si rappresentano melodrammi interpretati da “voci bianche” nelle parti femminili; è la Napoli delle prostitute di basso e di alto rango ed è la Napoli dei “femminielli” e degli ermafroditi; la Napoli che crede ai miracoli non avendo nella realtà molto di cui essere felice. In questo ambiente meschino ancorché  aristocratico e culturalmente, in senso potenziale, elevato si muove la vicenda di Lisario e la profonda incapacità da parte dei maschi di poter accettare l’incredibile scoperta che il catalano, medico di scarsi scrupoli, Avicente Iguelmano compie dapprima spiando la giovane moglie, per l’appunto Lisario (tralascio, benchè significative le modalità con cui Avicente conosce e sposa la giovane), e successivamente leggendo alcune pagine di un libro sui “piaceri solitari” reperito nella ricca Biblioteca di un signorotto locale, Tonno d’Agnolo, degno rappresentante della spregevole classe politica di ogni tempo, rozzo procacciatore di amanti per gli ambienti del vicereame spagnolo.
In quelle pagine per l’appunto si leggevano “cose che gli parevano impossibili. Bugie senza fondamento”. La storia si dipana concedendo deviazioni e colpi di scena coinvolgenti fino alla conclusione. E’ un libro, lo ripeto, che mi ha ridato fiducia verso le nuove generazioni di autori letterari e non è un caso che l’autore in questione sia una donna. Nelle presentazioni pubbliche del romanzo si sottolinea giustamente, in un punto di vista femminile, la modernità dell’argomento: la protagonista, pur oppressa da una società (quella del Seicento) profondamente maschilista, emerge in ogni senso e sconfigge i limiti imposti, prima di tutto quegli stessi relativi alla mancanza della “voce”. Ed è infatti dalla “voce” di Psiche nell’ ultimo paragrafo del romanzo che prenderei il via se dovessi scrivere, come sempre vado pensando mentre leggo, una sceneggiatura. Dalla voce di Psiche che sconvolge il “vecchio e malandato” Avicente inondandolo di infiniti malinconici ricordi farei partire il tutto; perché è quello il momento in cui tutto ha un senso.

L’attualità del romanzo rimanda a temi che, forse da maschio, continuo a considerare ambigui; la violenza sulle donne così frequentemente portata agli orrori delle cronache è il risultato di un’educazione antropologica sbagliata attraverso la quale il “mondo” ha costruito dei ruoli che oggi, nel momento in cui socialmente li mettiamo in discussione, finiscono con il creare confusione e sbandamento nella mente dei più deboli (al di là del livello culturale e professionale) fra i maschi. Aggiungerei che nelle istituzioni educative (la famiglia, la scuola, il consesso civile allargato) non si è ancora riusciti a raggiungere la consapevolezza che la parità dei generi giustamente ricercata a livello legislativo ed istituzionale ha bisogno di tempi lunghi per essere realizzata e le “vicende” traumatiche cui da tempo assistiamo sgomenti ed infuriati sono parte di un percorso che ha tuttavia bisogno di ulteriori sostegni al di là delle giuste manifestazioni pubbliche cui volentieri partecipiamo. La sensibilità non si conquista con le norme legislative ma attraverso percorsi educativi naturali non imposti.

Nel video, un’intervista ad Antonella Cilento sul Seicento al Pio Monte della Misericordia (Napoli, via dei Tribunali 253) dove si trova l’opera di Caravaggio “Sette Opere di MIsericordia”

DOLORI E GIOIE – ritorno nei Campi Flegrei – LUX IN FABULA (prima parte)

Rione Terra 2Rionew TerraAulitto giardinoCORREALE

DOLORI E GIOIE

Era stata una scusa anche abbastanza evidente, quella di chiedere il permesso di pubblicare sul mio Blog alcuni video. Nelle settimane precedenti già in almeno due post avevo utilizzato quel materiale; ma avevo in animo già da qualche mese, da quando ero ritornato sui miei antichi passi, sulle orme giovanili, e si potrebbe dire “per le antiche scale” scomodando Tobino, che tuttavia trattava argomenti un tantinello più seri, di incontrare i responsabili di “Lux in Fabula”, associazione che ha sede proprio lungo le scale delle Rampe dei Cappuccini a Pozzuoli. Di “Lux in Fabula” avevo sentito, dopo le mie prime re-incursioni in terra flegrea, parlare molto bene (e lo avevano confermato i materiali abbondanti e significativi che avevo compulsato ininterrottamente scrivendo su Pozzuoli e la sua storia contemporanea) ma, allo stesso tempo, sentivo dire da amici che, per mancanza di fondi (la sede in cui l’Associazione risiede è in affitto), il rischio di chiusura era incombente. Questa ipotesi mi sollecitava ancor più a prendere contatto con chi in questi anni si è adoperato per costruire e far crescere “Lux in Fabula”. Sono naturalmente curioso ma, in questo caso, avvertivo la profonda necessità intellettuale di incontrare Claudio Correale; un messaggio un po’ ipocrita sulla chat di Facebook “posso utilizzare le immagini del documentario da voi realizzato sul bradisismo del 1970”? E da qui il contatto si è aperto; è arrivata l’”autorizzazione”, ho chiesto di incontrarli e nel giro di poche ore ho anche fissato. Estate 2014, non troppo calda, anzi davvero “irregolare” come tante delle vicende che si accavallano ai nostri tempi; stavolta vengo giù con mia moglie Mariella e ci raggiungeranno poi i figli Lavinia e Daniele. L’estate è quasi sempre avara di contatti umani: di solito le amiche e gli amici rincorrono le loro attività programmate per le vacanze – il mare, la barca, i viaggi. Ma i tempi stanno cambiando e la crisi ci permette di mantenere o riprendere antiche amicizie. E non è un caso che, arrivati sotto il portone freschi di un viaggio che ha avuto i momenti più difficili proprio sulle strade campane e flegree. abbiamo incrociato un amico “storico”, Enzo Aulitto, ed abbiamo cominciato a progettare, come spesso ci è capitati di fare in passato senza entusiasmi da parte mia, consapevole delle distanze e dell’asincronia che costringeva a non impegnarmi. Ma ora abbiamo ritrovato una sintonia diversa; gli parlo di “Lux in Fabula” e dell’appuntamento già preso e lui come al solito rilancia e mi parla di suoi progetti per i quali chiede la mia collaborazione. Ne parleremo. Intanto si fissa per andare da Claudio Correale due pomeriggi dopo…… L’appuntamento con Enzo è nella campagna della casa materna; la presenza della madre è palpabile pur nella sua corporea assenza, ne vedo sul figlio chinato a raccogliere ed ordinare sterpaglie l’ombra eterna, diafana, incorporea ma comunque presente e viva. Filmo le immagini con la mia piccola agile Toshiba sia nel campo disordinato ma fertile (non è dal “caos” che è iniziata la “Vita”?), che per un attimo mi viene da paragonare alla manzoniana “vigna di Renzo” cap.XXXIII dei Promessi Sposi, sia nelle stanze del “Sancta Sanctorum” della produzione artistica nel suo atelier al primo piano. Da lì ci spostiamo a piedi – saranno cinquecento metri tutti in discesa – verso la sede di “Lux in Fabula”. Negli anni precedenti c’ero passato tante volte ed avevo sempre riflettuto su cosa significasse quella scritta su una tavoletta di legno sospesa sul braccio portante di un lampione in una delle curve pianeggianti delle Rampe Cappuccini, presupponendo si trattasse dell’opera di un burlone, non più di questo. Ora sapevo, invece! Si arriva alla porta e si scopre che non esiste un campanello come in tutte le nostre case ma, un po’ all’antica, occorre utilizzare le nocche per annunciarsi. Ci apre una giovane sorridente che sa del nostro appuntamento e ci invita ad entrare. La sede, già dall’ingresso è angusta e vetusta ed è resa ancor più stretta dalla presenza di oggetti vari al di fuori dei mobili già colmi (lo scopriremo dopo) di scatole metalliche contenenti pellicole, oggetti vari utili per lavorare sulle pellicole, strumenti che ricostruiscono i percorsi del pre-cinema. Nella sala principale (presumibilmente un soggiorno), la più luminosa, sedie e tavoli ricolmi di strumenti e di libri con cui i giovani, che poi sapremo impegnati nel “servizio civile”, operano, utilizzando tecnologie moderne per digitalizzare documenti e libri rari mettendoli a disposizione della collettività. Ci accolgono con grande cordialità e ci annunciano a Claudio che dopo pochi secondi è lì con noi. E’ chiaro – almeno per noi – che vogliamo sentire lui, che ci parli dell’Associazione, che ci illustri le attività, dalle più lontane alle più recenti e, soprattutto, ci spieghi quali sono le difficoltà e le prospettive. Claudio è, come tante altre persone e forse più, un fiume in piena nel raccontarci i progetti realizzati e quelli da realizzare ma è anche una persona provata dall’insensibilità (vi prego, cari Amministratori, di credere che vorrei essere smentito!) degli Enti pubblici locali nei confronti del lavoro suo e di tanti giovani cooperanti nel provvisorio “servizio civile”. Il lavoro di “Lux in Fabula” è utilmente sussidiario a quello di un Ente pubblico come un Archivio, una Biblioteca e va difeso e tutelato, soprattutto poi quando alla fin fine ha costi molto limitati. E Claudio, che trovo giustamente “depresso” e demotivato a continuare la sua battaglia in questa realtà, annuncia che quasi certamente si sposterà a Napoli, se la richiesta di essere ospitato in qualche locale dell’ex Albergo dei Poveri andrà a buon fine. Con Napoli ha attivato iniziative in particolare sul “Pre-Cinema” in ambienti prestigiosi come il PAN e “Città della Scienza” e “Lux in Fabula”  è quindi ampiamente accreditata e titolata. Ma a Pozzuoli e nei Campi Flegrei ha costruito un ricco Archivio Audiovisivo e Documentale soprattutto – ma non solo – sugli anni del bradisismo. Gli chiedo di rivederci a breve; Claudio vuole farmi vedere alcune produzioni importanti su Etienne Jules Marey, antesignano del pre-Cinema,  e sui Campi Flegrei ripresi con il supporto di tecniche che utilizzano i droni. Ne parlerò prossimamente.

 
Ho inserito questa riflessione nella serie di “Gioie e dolori” nel far ritorno alla mia terra perché trovo sconvolgente che una classe dirigente sia così miope dal non impegnarsi a valorizzare il lavoro di persone e di Associazioni che si occupano della “memoria” dei nostri territori e costituiscono l’asse portante della Cultura moderna riuscendo ad interessare e coinvolgere realtà anche lontane, ma sensibili e curiose verso la Conoscenza. Bisognerebbe essere in grado di superare le invidie e le gelosie ed osservare senza questi vincoli le diverse realtà operanti; e, per farlo, occorrerebbe guardare questo mondo con occhi primitivi, ingenui e scevri da quelle sovrastrutture che pesano enormemente per consentire a chi si occupa del “bene pubblico” di poter bene operare.

FESTIVAL DELLA LETTERATURA LIBRI DI MARE LIBRI DI TERRA – CAMPI FLEGREI (NA) 26-28 SETTEMBRE 2014

libro di antonella-cilento

 

cilento

 

Questa è solo un’anticipazione; ho finito ieri sera di leggere il libro di Antonella Cilento, “Lisario o il piacere infinito delle donne”. Non mi capita da molto tempo di sentire il desiderio di percorrere le pagine l’una dopo l’altra incuriosito dagli eventi narrati. Il libro è piacevole, avvincente, coinvolgente. E’ una grande gioia per me seguire le storie narrate e sarà un grande piacere poter conoscere l’autrice che dimostra una notevole maestria, portando a compimento le sue “lezioni” di scrittura creativa. Antonella Cilento sarà a Pozzuoli e nei Campi Flegrei (Baia, Bacoli, Fusaro) fra il 26 ed il 28 settembre ospite del Festival della Letteratura organizzato da “Il Diario del Viaggiatore” e da Angela Schiavone.

Nelle prossime ore scriverò una recensione più articolata sull’opera, che consiglio vivamente per la lettura.

reloaded “TERRE(E)MOTI DEL CUORE” – Il racconto del ricordo (sul bradisismo flegreo del 1970 e 1983)

Foto pozzuoli 4   Lux in fabula Rionew Terra Rione Terra 2   Ripubblico un mio articolo pubblicato il 9 giugno u.s. su politicsblog.it per una molteplicità di motivazioni; porre in evidenza alcuni aspetti “positivi” dopo averne elencati negli articoli degli ultimi giorni alcuni espressamente critici sulla realtà flegrea; accennare ad Oscar Poerio che riconobbe l’esigenza di confrontarsi con altre realtà non “viciniori” e venne a trovarmi a Prato; anticipare una mia riflessione “positiva” sull’Associazione “LUX in FABULA” con rilievi critici nei confronti di un’Amministrazione incapace di comprenderne il valore se non con quelle chiacchiere inutili e retoriche che servono solo a far “incavolare” ed amareggiano le persone per bene come Claudio Correale e tanti come lui che si impegnano instancabili (ma fino a quando sopporteranno queste umiliazioni?) a portare avanti progetti importantissimi per la Storia e la Cultura del nostro territorio. I legami con Pozzuoli sono stati, in questi ultimi quaranta anni, essenzialmente episodici. Fondamentalmente ho lavorato con intensità passionale, e ne porto addosso profonde ferite, sul territorio toscano dopo una parentesi veneta che pure ha dato i suoi frutti. Fra questi legami, al di là degli affetti familiari, pongo in posizione prevalente quello con Oscar Poerio che, negli anni Novanta, da Assessore alle politiche Sociali del Comune di Pozzuoli (credo rivestisse anche incarico di vice Sindaco) venne a “studiare” alcuni interventi dell’Amministrazione comunale pratese (allora era, a Prato, Assessore Alessandro Venturi) in materia di edilizia scolastica “primaria”. Oscar notò come da noi in Toscana le scuole fossero state pensate e costruite con delle grandi vetrate che lasciavano intravvedere dall’esterno le attività che si svolgevano all’interno di esse. Non è un caso, dunque, che con Oscar si sia poi mantenuto un rapporto positivo anche se non continuativo ed intenso, e non è un caso che, ritornando di recente più spesso in terra flegrea, è con lui, forse più di altri, che io abbia attivato un legame profondo dal punto di vista culturale. Oscar mi parla dell’Archivio Vescovile e di Città Meridiana; mi parla di un Festival delle Idee Politiche (FIP è l’acronimo identificativo) che, insieme ad alcune amiche ed amici, sta organizzando ed io, che di Pane e Politica oltre che di Cultura ho vissuto finora soprattutto idealmente, accendo su questi temi il mio interesse. Mi piace peraltro questo accostamento a prima vista quasi irriverente fra il sacro dell’ideologia (le Idee politiche) ed il profano del nazional-popolare (Festival). Ed il mio interesse ha radici profonde nell’elaborazione di un Progetto di Sinistra che, partendo dall’esistente, lo superi con una rigenerazione post ideologica che si basi sullo sperimentalismo democratico e sulla mobilitazione cognitiva di cui parla negli ultimi tempi Fabrizio Barca. In effetti mi interessa moltissimo ( I care ) l’idea ma, per una serie di concomitanze, non riuscirò a partecipare. Non rinuncio tuttavia a mandare, via posta elettronica, uno dei progetti su cui sto lavorando. Oscar mi parla anche di un’iniziativa svolta lo scorso anno da Città Meridiana. Conosce la mia passione per il Cinema e per la “documentazione antropologica” e mi accenna ad un filmato, “Sud come Nord” (1957) di Nelo Risi presentato sempre lo scorso anno dalla sua Associazione nel corso di una delle iniziative. Gli dico che non lo conosco, anche se poi, da frequentatore di youtube, ricordo di averlo visto nel mentre ricercavo filmati su Pozzuoli e sull’Olivetti. E poi fa riferimento ad una pubblicazione di cui, dice, mi farà dono. Si tratta di un “percorso nella memoria individuale e necessariamente collettiva riferito agli anni del “bradisismo” (il 1970 ed il 1983). Gli dico di avere già visto di recente alcuni video di “Lux in fabula”, un’associazione molto attiva nel recupero di riprese private e pubbliche audiovisive sul passato flegreo. Riparto per Prato sapendo di ritornare a breve. Ed è così che in questa fine di maggio, dopo l’esaltante vittoria del Centropd, ritornato a Pozzuoli, Oscar e Regina sua moglie, approfittando di una delle mie iniziative, sono venuti a trovarmi. E’ venuto lui; io non sono ancora riuscito ad andare da lui, in Archivio, come più volte ho promesso di fare. E mi ha portato il libro. Il titolo mi colpisce TERREEMOTI DEL CUORE Il racconto del ricordo. CINQUE PAROLE CHIAVE cinque tag fondanti. E dentro nella prima pagina di copertina anche una dedica “significante” che recupera alcuni lemmi e spinge me ad inoltrarmi fra le altre pagine. Ritrovare “fatti, persone e moti del cuore” perché risveglino in me “ricordi mai cancellati”: è questo l’auspicio di Oscar. Con affanno e voracità scorro rapidamente il libro con gli occhi e col cuore innanzitutto alla ricerca di nomi e volti noti collegati ad esperienze comuni, tutte amiche ed amici della “bella gioventù”. Il bradisismo, quello del 1970, sconvolse i nostri destini con una diaspora tentacolare: era, quello, un tempo difficilmente spiegabile a chi soprattutto è nato e vissuto dopo quegli anni. Come si fa a raccontare ai nostri giovani cybernauti e sacerdoti di Android che, per nessun motivo al mondo avremmo avuto modo allora di relazionarci costantemente – come riusciamo a fare adesso – con le amiche e gli amici con cui fin a qualche giorno od ora prima avevamo vissuto gomito a gomito. Anche le diverse lontananze incisero creando storie nuove, nuove amicizie, nuove solitidini e qualche volta nuovi amori. L’evento di bradisismo del 1983 mi ha visto già cittadino di altra Regione, dal 1975 ero andato via da Pozzuoli, dove nel 1972 avevamo festeggiato i 2500 anni dalla sua fondazione, e nel 1983 ho vissuto le “storie”, di cui ho letto nel libro, anche dai racconti dei “miei”, che erano ritornati a Mondragone ma non nella casa dove ero stato con loro nel 1970, quando avevamo abbandonato la nostra abitazione di via Girone soltanto per prudenza. Ma non voglio aggiungere un capitolo al libro che ho trovato estremamente vario e ricco e mi ha consentito davvero di ritrovare in un solo unico contesto quelle sensazioni comuni ma diverse che ciascuno dei protagonisti lì dentro presenti ha vissuto; di ritrovare nomi e volti a volte provvisoriamente dimenticati ma che – ora – vorresti incontrare nuovamente per intrecciare percorsi fertili comuni. Tanti nomi; non posso sceglierne solo alcuni; farei torti incomprensibili, ingenerosi ed ingiusti. Ho una matrice culturale di tipo “antropologico” che mi spinge ad indagare sulle “storie” umane e questa raccolta di “storie” mi ha coinvolto appassionatamente. Non amo da qualche tempo l’approccio meramente politico; lo trovo sempre più arido e colmo di ipocrisie. Ad ogni buon conto concluderei questo “racconto” sotto forma di “commento” (o commento sotto forma di racconto, fate voi!): nel 1972 pubblicai, a mie spese, un lungo racconto accanto ad uno breve, bellissimo ed intenso, del mio amico Raffaele Adinolfi. Era, quello mio, un racconto anomalo fatto di un pretesto di partenza (un breve viaggio a Ponza) ma con una lunghissima serie di rimandi “logici” (per me lo erano di certo, per gli altri ho qualche dubbio lo fossero). In una di queste pagine c’è la mia “memoria” di quel distacco del 1970. La prima parte del documentario sul 1970 a cura di “Lux in Fabula”, su youtube troverete anche le altre   Lux in fabula