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IL TEMPO NON TORNA PIU’ La corda, usurata, si rompe! Sappiatelo

 

 

 

IL TEMPO NON TORNA PIU’

 

La corda, usurata,  si rompe! Sappiatelo

Se corro con la mente indietro nel tempo, trovo sempre più il senso della sofferenza che alcuni di noi hanno patito nella partecipazione ricca di ideali e passione alla vita politica.

La saggezza degli anziani mi aveva accompagnato nel corso degli anni giovanili, consigliandomi di non occuparmi di Politica, ma “giovane” e ribelle come si addice all’età dei quindici-venti anni non potevo sottrarmi all’impegno per combattere le ingiustizie e soprattutto le differenze di classe.

Ho raccontato tante parti di me, non – come suppone un mio attuale detrattore – per vanità, per segnare il passaggio dei nostri giorni ad una fase rigenerativa, superate le secche delle delusioni.

Basta seguire questo Blog e leggerne alcuni post dal 2014 ad oggi, anche se costerà fatica a chi volesse aderire a questo invito, per capire le fasi delle delusioni e quelle delle battaglie culturali e politiche.

Non sono stato uomo di rotture decise, ho sempre privilegiato passaggi soft, anche se come nel caso della mia esperienza consiliare in Comune “sbattendo la porta” (così dissero alcuni giornalisti) ma transitando temporaneamente in Gruppo misto indipendente.

Ci fu poi il mio periodo con l’Asinello attratto da Prodi e da Landini Goffredo. I Democratici prodiani poi si accostarono al Partito Popolare, ex DC che aveva formato poi la Margherita. Per me la scelta non poteva prendere quella strada: altri lo fecero. Ma le differenze erano notevoli tra il mio ed il loro pensiero e, così, all’insegna di un nuovo passaggio soft, entrai nei Democratici di Sinistra, visto che nel frattempo il PDS era stato già superato.

Intanto veniva avanti una nuova idea, tutto sommato accattivante, pensando alla possibilità di smantellare metodi e pratiche politiche. Illusione ovviamente di un giovane cinquantenne. Il nuovo soggetto mi vide in una prima fila, a seguire dapprima le giravolte di un gruppo che si era costituito intorno all’avvocato Rocca per poi decidere, di fronte alle ambiguità ed alle indecisioni di questa prima esperienza, di costituire ufficialmente il Comitato per il PD insieme alla carissima amica Tina Santini.

Quel periodo ha evidenziato in modo palese le ragioni per cui l’attuale PD sta fortunatamente correndo verso la sua autodistruzione.

Insieme ad altre persone stiamo lavorando per mettere in piedi un nuovo soggetto plurale che rappresenti le idee della Sinistra a sostegno delle fasce più deboli della popolazione. Sarà un’impresa; ma vale la pena provare.             Mi aiuta padre Dante Inferno canto XXVI vv.114-116   “…a questa tanto picciola vigilia / de’ nostri sensi ch’è del rimanente / non vogliate negar l’esperienza….”

 

Non possiamo sottrarci: non mi rimane molto da vivere, anche se mi auguro che avvenga più tardi possibile, ma non è umano pensare di avere “tutto” il tempo a propria disposizione. Bisogna dunque mettere tutta la nostra forza in gioco.

 

J.M.

AGOSTO FLEGREO 2018 – 6

 

 

AGOSTO FLEGREO 2018 – 6

La scalinata che dalla chiesetta di San Vincenzo porta verso la passeggiata che si distende tra I blocchi di case marinare e la scogliera ha un che di aristocratico e pare molto adatta a location di sfilate di moda. Purtroppo come notavo precedentemente l’ambiente si è progressivamente degradato, forse non più di quanto lo fosse prima. Le aiuole sono aride e prive di radici, come se vi fosse passata un’orda di cani barbarici. L’idea era interessante anche perché prevedeva che una striscia di terra o ponti di legno sorretti da travi d’acciaio avrebbe dovuto abbracciare l’intero corpo del Rione Terra e spuntare all’altezza della Chiesina della Madonna Assunta; per capirci meglio nel luogo dove eravamo poco prima.

La passeggiata è romantica e colma di tanti ricordi cinematografici: mi viene in mente subito il corto di Antonio Capuano, “Sofialorèn”, inserito ne “I Vesuviani”.

 

Il panorama volgendoci a destra è indimenticabile; mentre a sinistra lo sguardo va a colpire quella struttura incompiuta, giustamente forse tale, elevata sulla base dell’ex Ristorante “Vicienzo a mmare”. E’un colpo allo stomaco ritornare ogni volta e trovarla in piedi. C’è stato un acceso dibattito tra vecchi amici, interrotto per motivi tristi. Lucio era convinto che sarebbe stato meglio rimettere in piedi la vecchia struttura in legno; sono convinto, lo ero già da prima, che il tempo non ritorna mai indietro e che, una volta distrutto un manufatto anche per l’incuria della proprietà successivamente ai fenomeni sismici che hanno prodotto ben altre profonde ferite nella realtà puteolana non si possa pensare ad una ricostruzione ma vada abbattuto ed utilizzato semmai per scopi pubblici. Anche in questo caso ci è sembrato che l’indecisione prevalga e che torneremo molte altre volte in questa città e ritroveremo il “mostro”. Eppure a quello spazio mi legavano ricordi festosi e ricchi di passione politica ed anche in questo caso immagini del Cinema, come quelle di “Catene” degli anni Cinquanta con Amedeo Nazzari.

 

 

 

Superato quell’obbrobrio abbiamo passeggiato serenamente lungo il nuovo Corso Umberto con il Lungomare Pertini e Lungomare Yalta, frequentatissimi da persone di tutte le età soprattutto verso sera quando si può godere la brezza marina. Spazi vari, sedute comode per larghezza e straordinariamente pulite; ampio lo spazio per il passeggio tanto che si può proseguire in pattini o bicicletta. E’ uno dei luoghi dove quasi ogni sera si va ed a volte si incontrano vecchi amici.

Rendo omaggio a Claudio Correale mostrando uno dei suoi video che illustra proprio questa parte della città. A metà percorso io e Mary ci siamo fermati davanti ad un balcone arredato artisticamente un po’ come quelli della Napoli del popolo. Ma ne parleremo poi.

J.M.

PASSEGGIATE FLEGREE 2018 – parte 4

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PASSEGGIATE FLEGREE 2018 – parte 4

Mentre si chiacchierava piacevolmente, arrivarono altre persone incuriosite dal fatto che non si poteva andare oltre, essendo zona militare limitata da un alto cancello l’accesso al “faro”. Mi tornò in mente l’opening di “Citizen Kane”, opera prima ed assoluto immenso capolavoro di Orson Welles.

NO TRESPASSING – Vietato entrare.

Indicai loro, però, una via per godere dell’immenso panorama nascosto da quella posizione angusta: da un terrapieno sul lato est ci sono delle scalette che aprono ad un sentiero agevole se percorso nella mattinata ancora fresca di notturna rugiada. Noi ne avevamo escluso di poterlo percorrere visto l’ora tarda tendente al picco di sole sulle nostre teste, ma ciononostante lo consigliavo in particolare a coloro che non sarebbero potuti tornare a piacimento essendo turisti provenienti da terre lontane. Quel sentiero conduce sul picco del capo Miseno dal quale si gode la vista dell’intera area flegrea.

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Sorvolai sul senso dell’altro cartello, che di certo sottolineava una delle abitudini purtroppo connaturate all’ignoranza ed alla maleducazione di una parte, ne basta purtroppo una “minima”, della popolazione. “DIVIETO DI DISCARICA” si legge. A tutta evidenza segnala questo comportamento abietto che porta a considerare il territorio, nella sua totalità, con uno scarso rispetto.

Siamo nel 2018, ma anche nel 1971 a mia memoria scrivevo alcune note in un libercolo del quale ho annunciato la riproposizione in un altro blocco di post.

Ritornammo poi dall’altra parte del tunnel accompagnando i nostri amici occasionali e li salutammo con cordialità, augurando loro “buona fortuna”. Avevamo fretta di tornare a casa, perché nel pomeriggio inoltrato sarebbe arrivata nostra figlia Lavinia, segno del nostro affetto per i miti, da Roma.
“Venite a prendermi alla stazione di Pozzuoli! C’è stato appena adesso uno scippo sul treno: hanno portato via un cellulare ad una ragazza!”
Un ottimo sistema di salutare gli “ospiti” di questa terra e non penso proprio che sia stata felice, quella ragazza, a vivere l’esperienza dello scippo come quei turisti del film “Ammore e malavita” a Scampia.

La telefonata rivelava una preoccupazione del “benvenuta in questa terra desolata” che non ammetteva dubbi: dovevamo andare insieme, Marietta ed io, e non io da solo come pensavamo ad attenderla direttamente al binario.
Uno scippo in tutta regola: strappato dalle mani di una giovane ragazza che, a Piazza Garibaldi, era appena salita e sostava sul vano di ingresso della vettura, smanettando sul suo dispositivo. Rapido il giovane a sfilarlo di mano e saltare giù dal treno proprio nell’attimo in cui le porte si chiudevano.
Rinfrancata dalla nostra presenza e dalla confortevolezza del ritorno in famiglia nel rivedere luoghi ed oggetti della propria infanzia, Lavinia si rasserenò, aiutata anche dall’incontro con la zia Teresa, vulcanica ed esplosiva espressione umana della terra flegrea.
Il giorno dopo ci attendeva una escursione programmata al Quartiere Sanità, luogo ingiustamente famoso per scontri tra bande opposte di malviventi autoctoni in conflitto per la leadership territoriale, ma estremamente ricco di storia. Avevamo prenotato on line con un gruppo, “Insolita Guida”, già prima di partire. Io, la Sanità, l’avevo visitata in “solitaria” poco meno di un anno prima, e ne ero rimasto incantato.

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Joshua Madalon

…fine parte 4….continua….

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reloaded per l’8 marzo 2018 – “ARDESIA group” e INCANDESCENTE una compilation di primissimo livello

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“ARDESIA group” e INCANDESCENTE una compilation di primissimo livello

Una voce chiara, melodicamente legata al testo; una voce che proprio per la sua innata caratteristica jazz non avrebbe bisogno di altro accompagnamento, una voce piena, calda, corposa. E’ quella di Stefania Tarantino. L’avevo apprezzata anche in tal senso già durante la presentazione del prof. Aldo Masullo nel pomeriggio del 24 aprile a Pozzuoli nel Palazzo “Migliaresi” durante la prima giornata della seconda Edizione del Festival delle Idee Politiche. Come anticipavo l’altro ieri, la filosofa napoletana che ha organizzato insieme a Iaia De Marco e Giovanna Buonanno quegli eventi mi ha fatto dono di un cd, “Incandescente”, del suo gruppo, Ardesia, nel quale svolge il ruolo di leader (sua è la “voce” come dicevamo, ma sue sono le musiche dei 10 brani e le parole di 6 fra essi). Alcuni brani sono direttamente collegati a poetesse come Emily Dickinson (“The grass so little” è il secondo titolo della raccolta, mentre “I held a Jewel” è il numero 9) o ispirati a Virginia Woolf, “Le tre ghinee” (“Incandescente” è il terzo titolo) o influenzati dal pensiero di una filosofa politica come Hannah Arendt (“Secret love” è il brano numero 8 e le parole sono di Maria Letizia Pelosi, che ha studiato in particolare l’approccio giovanile arendtiano ad Agostino). L’ultimo brano, il decimo, “Vai pure”, è liberamente ispirato dalla lettura del testo omonimo di Carla Lonzi, critica d’arte, esponente di Rivolta Femminile, gruppo storico del femminismo italiano. Gli altri brani, il primo (“Le ombre”), il terzo (“Incandescente” che dà il titolo alla raccolta), il quarto (“Ad un’amica”) ed il settimo (“Oscuramenti”) sono produzioni assolute – parole e musica – di Stefania Tarantino. Tutta questa Cultura non inficia minimamente la freschezza del prodotto che è davvero affascinante e stimolante per tutti coloro che volessero andare oltre quelle che sono le piacevoli sonorità di voci e strumenti che accompagnano le performances del gruppo “Ardesia” al quale fa riferimento, oltre alla Tarantino, Maria Letizia Pelosi alla chitarra che interviene anche in voce (elegante e coinvolgente anch’essa) in quattro brani e con l’armonica in “Respira”, quinto brano della lista; al basso ed alla tromba, Ciro Riccardi; al violino, Antonino Talamo; alla chitarra elettrica in due brani, “Oscuramenti” e “Secret love”, Giuseppe Fontanella. Il progetto è in tutta evidenza “un tentativo di mettere in musica la sensibilità “differente” dell’universo femminile”. Parte di queste musiche fanno parte anche del bellissimo documentario di Nadia Pizzuti “Amica nostra Angela” dedicato ad Angela Putino, straordinaria ed indelebile figura di filosofa femminista scomparsa prematuramente nel 2007. Già all’avvio del filmato si odono le note di “The grass so little” ed è la voce di Stefania, calda corposa e suadente allo stesso tempo, che legge alcune riflessioni di Angela Putino. Stefania ha avuto modo di partecipare negli ultimi mesi di vita della Putino alla creazione della rivista on-line «Adateoriafemminista», nella quale erano state coinvolte altre donne e uomini di diverse generazioni.
Con questo mio post volevo evidenziare come, in questo deserto delle anime che abbiamo frequentato occupandoci esclusivamente o quasi di “politica” , esistano storie straordinarie e così piene di incommensurabile bellezza e ricchezza così forti ed impellenti da farmi avvertire il dovere di contribuire a valorizzare, riconoscendo i miei limiti che mi hanno condizionato emarginandomi in una personale particolare “ignoranza”. Grazie, Stefania ed un saluto cordialissimo da Prato. In bocca al lupo per i futuri “successi” non solo quelli musicali!

Joshua Madalon

RICORDANDO “GIOVANNA” di GILLO PONTECORVO

RICORDANDO “GIOVANNA” di GILLO PONTECORVO

Parlerò di “Giovanna” ancora una volta, su richiesta di Rossella Foggi leader di “FareArte” questo prossimo 8 marzo. L’ho fatto molte volte negli ultimi anni dal 1982 ad oggi. Leggendo altri post del mio Blog inserendo il titolo “Giovanna” potrete ritrovare molte delle indicazioni utili a comprendere le motivazioni che portarono prima di tutto il team del film del 1956 a realizzarlo a Prato e poi il gruppo che era stato costruito negli anni Ottanta intorno al Cinema TERMINALE a recuperarne la memoria andando a scrivere una sceneggiatura intorno a quel film. Ne fui protagonista ed è uno dei motivi fondamentali che mi legarono e mi legano a questa città.
Qui di seguito, ad utile corollario di questo breve post allego il filmato di una mia intervista nell’occasione di un’iniziativa curata da Chiara Bettazzi per Tuscan Art Industry del 2015, preceduto dalla descrizione di quella parte degli eventi che si svolsero all’interno della Fabbrica ex Lucchesi (quella antistante la Piazza dei Macelli).
Subito dopo trovate copia della locandina che pubblicizza l’evento di questo 8 marzo 2018 preceduto dal testo che ne accompagna l’evento su Facebook (sarò in ottima compagnia).

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MERCOLEDI 15 LUGLIO 2015

ORE 19.00
TAI / anteprima alla mostra

ORE 21.00
DIARI URBANI / approfondimenti

Conversazione sul Documentario realizzato intorno al ritrovamento della pellicola del film “Giovanna” di Gillo Pontecorvo e alla realizzazione del restauro del film, con Stefania Rinaldi e Giuseppe Maddaluno.

ORE 22.00
PROIEZIONE FILM “GIOVANNA” DI GILLO PONTECORVO
Sede EX Fabbrica Lucchesi Piazza dei Macelli.

“Giovanna” film degli anni 50, quasi dimenticato, fu l’esordio del regista neorealista Gillo Pontecorvo. Girato a Prato con attori non professionisti narra, gli aspri conflitti sindacali delle lavoratrici tessili.
Il film, finanziato da un’organizzazione femminile comunista della Germania est , fu presentato a Venezia nel 1956 ma non fu mai distribuito e subito dimenticato. Racconta la lotta delle operaie per difendere il loro posto di lavoro, contro i padroni e anche contro i loro stessi mariti che disapprovano l’occupazione della fabbrica e il loro protagonismo.
La protagonista (Giovanna) fu Armida Gianassi, reclutata nella sala da ballo di una Casa del Popolo.
I temi trattati sembrano molto attuali: licenziamenti e lavoro precario.
Gli anni ’50, ’60 e ’70 non furono rose e fiori. I pratesi non furono tutti imprenditori.
I diritti non vennero regalati. Il film fu girato nel Lanificio Giulio Berti. La fabbrica era detta anche “La Romita” perché formatasi intorno all’antico “Molino della Romita” sulla gora omonima che infatti si vede nel film, ancora ricolma d’acqua. Oggi abbattuta e quindi scomparsa per far posto ad anonimi palazzi.

8 marzo 2018 ore 21,15 serata-evento Biblioteca Lazzerini, sala conferenze
“DONNE E LAVORO NELLA PRATO DEL 900″
Operaie, imprenditrici e manager, storie di emancipazione femminile nella città che cambia.
Proiezione di alcuni brani del corto “Giovanna” di Gillo Pontecorvo (1955), la storia di una
ribellione al femminile per la difesa del proprio posto di lavoro.
Protagoniste le operaie del lanificio Giulio Berti che, capeggiate dall’intrepida Giovanna, occupano la fabbrica e protestano contro i padroni che le vogliono licenziare e contro gli stessi mariti che
non abbracciano la loro causa.
Testimonianze e proiezioni di immagini su alcune personalità femminili Pratesi particolarmente distintesi nel campo sociale e lavorativo.
Interventi:
Paola Giugni: Emma Luconi Caciotti, perfetta ospite dell’Hotel Stella d’Italia.
Rita Frosini Faggi: Virginia Frosini, fondatrice e anima dell’Istituto Santa Rita, che accoglie minori abbandonati o in difficoltà.
Pierfrancesco Benucci: Rosalinda Lombardi, imprenditrice dell’industria tessile pratese.
Patrizia Bogani, prima allieva donna dell’Istituto tessile “Buzzi” insegnante ed artista.
Giuseppe Maddaluno: note sul corto “Giovanna”
Modera: Rossella Foggi.
INGRESSO LIBERO.
www.farearteprato.it
Info: segreteriafarearte@gmail.com

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CASE – 4bis – un’aggiunta ad hoc

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CASE – 4bis – un’aggiunta ad hoc

Ho già scritto un numero considerevole di post dedicato alle CASE. Ciascuno di noi ne ha conosciute diverse ma ovviamente per ciascuno di noi rivestono un significato particolare. 4bis è collegato al 4 come è logico pensare e precede il 5 che non poteva collegarsi a questo ricordo. Un riferimento indotto dalla breve nevicata che in queste ore interessa Prato ed al fatto che già da ieri molti “osservatori” registrano che a Roma ed a Napoli, dove la nevicata è stata abbondante nei giorni scorsi, non ne ricordavano tali sin dal 1956.
Erano gli anni della mia fanciullezza, nel passaggio turbinoso incontro all’adolescenza e, come sanno coloro che leggono i miei post, andando al CASE 4, potete sapere che l’anno prima, nel 1955, la mia famiglia si era spostata da via Campana a via Girone. Quest’ultima strada si svolgeva con una sorta di tornante a ridosso dell’Anfiteatro Flavio – il secondo per grandezza delle omologhe vestigia romane – ed a circa 50 metri di distanza dalla linea ferroviaria. Si saliva dal quartiere delle Palazzine comunali e poi si scendeva lievemente. La salita era – e lo è ancora – ripida ed allora era anche incerta per la pavimentazione non proprio comoda. Quartiere popolare, quello di giù, così come quello di su, anche se pomposamente mio padre descriveva la nostra abitazione come “villetta”.
Nel 1956, dunque, ero in via Girone, quando ai primi di febbraio nevicò in modo eccezionale (non accadeva dall’inverno del 1929). Ragazzino timido, ancora attaccato alla gonnella di mia madre, pudico, avevo legato con ragazzini più o meno della mia età e della mia complessione. Dedito agli studi, mi preparavo, avendo anticipato di un anno la frequenza della prima classe, all’esame di quinta, sotto la guida di un maestro straordinario che non ho mai dimenticato: Federico Lamberti. I miei migliori amici erano infatti i due compagni di classe con i quali preparavo quell’esame. Un affare molto serio, a prescindere da quanto lo possa apparire comunque oggi a chicchessia: una vera e propria prova anticipata di “maturità”!
Gli altri ragazzi, mentre per noi scendere da quella strada per andare a scuola era un vero e proprio “risiko”, in quei giorni si divertivano in modo originale, utilizzando delle tavole a mo di slitta. Noi meno monellescamente ci limitavamo a formare palle di neve che poi ci lanciavamo o i classici omini.

Anche se ovvia mi piace ricordare quell’anno con la canzone che scrissero Carla Vistarini e Franco Califano e che fu musicata da Massimo Cantini e Luigi Lopez, nell’interpretazione classica di Mia Martini.

“Ti ricordi una volta
Si sentiva soltanto il rumore del fiume la sera
Ti ricordi lo spazio
I chilometri interi
Automobili poche allora
Le canzoni alla radio
Le partite allo stadio
Sulle spalle di mio padre
La fontana cantava
E quell’aria era chiara
Dimmi che era così
C’era pure la giostra
Sotto casa nostra e la musica che suonava
Io bambina sognavo
Un vestito da sera con tremila sottane
Tu la donna che già lo portava
C’era sempre un gran sole
E la notte era bella com’eri tu
E c’era pure la luna molto meglio di adesso
Molto più di così
Com’è com’è com’è
Che c’era posto pure per le favole
E un vetro che riluccica
Sembrava l’America
E chi l’ha vista mai
E zitta e zitta poi
La nevicata del ’56
Roma era tutta candida
Tutta pulita e lucida
Tu mi dici di sì l’hai più vista così
Che tempi quelli
Roma era tutta candida
Tutta pulita e lucida
Tu mi dici di sì l’hai più vista così
Che tempi quelli.”

CASE 4 bis – continua con il 5

Joshua Madalon

ANNIVERSARI 2017-2018 – DANILO DOLCI, PIERO CALAMANDREI E LA COSTITUZIONE ITALIANA UNA ESEMPLARE DENUNCIA parte 5

ANNIVERSARI 2017-2018 – DANILO DOLCI, PIERO CALAMANDREI E LA COSTITUZIONE ITALIANA UNA ESEMPLARE DENUNCIA parte 5

5.
Questo è il primo misfatto: ora viene il secondo. Si legge sul solito documento.
“I cittadini di Partinico, donne comprese, proseguiranno l’azione giovedì 2 febbraio come è detto nella loro dichiarazione:
“Milioni di uomini nelle nostre zone stanno sei mesi all’anno con le mani in mano. Stare sei mesi all’anno con le mani in mano è gravissimo reato contro la nostra famiglia contro la società. Solo qui in Partinico su 25000 abitanti siamo in più di 7000 con le mani in mano per sei mesi all’anno e 7000 bambini e giovanetti non sono in grado di apprendere quanto assolutamente dovrebbero. Non vogliamo essere dei lazzaroni, non vogliamo arrangiarci da banditi: vogliamo collaborare esattamente alla vita, vogliamo il bene di tutti: e nessuno ci dica che questo è un reato.
“E’ nostro dovere di padri e di cittadini collaborare generosamente perché cambi il volto della terra, bandendo gli assassini di ogni genere. Chiediamo alle autorità, di collaborare con noi, indicando quali opere dobbiamo fare e come: altrimenti, assistiti dai tecnici, cominceremo dalle più urgenti.
” Perché sia più limpido a tutti il nostro muoverci, digiuneremo lunedì 30 gennaio; giovedì 2
febbraio cominceremo il lavoro. Frangeremo il pane con le mani.
“Vogliamo essere padri e madri anche noi e cittadini.”
Seguono circa 700 firme.

Anche le circostanze di questo secondo misfatto sono chiare.
Ci sono a Partinico, oltre pescatori, altre migliaia di disoccupati. La Costituzione dice che il lavoro è un diritto e un dovere. Allora, che cosa fanno questi settemila disoccupati: invadono le terre dei ricchi, saccheggiano i negozi alimentari, assaltano i palazzi, si danno alla macchia, diventano banditi?
No. Decidono di lavorare: di lavorare gratuitamente; di lavorare nell’interesse pubblico.
Nelle vicinanze del paese si trova, abbandonata, una trazzera destinata al passo pubblico; nessuno ci passa più, perché il comune non provvede, come dovrebbe, alla sua manutenzione; è resa impraticabile dalle buche e dal fango. Allora i disoccupati dicono: “Ci metteremo a riparare gratuitamente la trazzera , la nostra trazzera. Ci redimeremo, lavorando da questo avvilimento quotidiano, da questa quotidiana istigazione al delitto che è l’ozio forzato. In grazia del nostro lavoro la strada tornerà ad essere praticabile. I cittadini ci passeranno meglio. Il sindaco ci ringrazierà”. Che cosa è questo? E’ la stessa cosa che avviene quando, dopo una grande nevicata, se il Comune non provvede a far spalare la neve sulle vie pubbliche, i cittadini volenterosi si organizzano in squadre per fare essi, di loro iniziativa, ciò che la pubblica autorità dovrebbe fare e non fa; e la stessa cosa che avviene, e spesso è avvenuta, quando, a causa di uno sciopero degli spazzini pubblici, i cittadini volenterosi si sono messi a rimuovere dalle strade cittadine le immondizie e in questo modo si sono resi benemeriti della salute di tutti.
Giustamente uno dei difensori che mi hanno preceduto, il collega Taormina, ha detto che questo è un caso di “negotiorum gestio”: un caso, si potrebbe dire, di esercizio privato di pubbliche funzioni volontariamente assunte dai cittadini a servizio della comunità e in ossequio al senso di solidarietà civica.
Allora, per impedire anche questo secondo misfatto, arrivano i soliti commissari Lo Corte e Di Giorgi, e questa volta non si limitano alle diffida e questa volta non si limitano alle diffide. Questa volta fanno di più e di meglio: aggrediscono questi uomini mentre pacificamente lavorano a piccoli gruppi dispersi sulla trazzera, strappano dalle loro mani gli strumenti del lavoro, lì incatenano e li trascinano nel fango, tirandoli per le catene come carne insaccata, come bestie da macello.
Bene.
Rimane dunque inteso che digiunare in pubblico è una manifestazione sediziosa; che lavorare gratuitamente per pubblica utilità, per rendere più strada una pubblica strada, è una manifestazione sediziosa.
E a questo punto interviene il giudice istruttore a dare il suo giudizio: “spiccata capacità a delinquere”.
E poi riprende la parola il P.M.: “otto mesi di reclusione a Danilo Dolci e ai suoi complici”.
Bene. Ma come può essere avvenuto questo capovolgimento, non dico del senso giuridico, ma del senso morale e perfino del senso comune?
Guardiamo di rendercene conto con serenità.
Al centro di questa vicenda giudiziaria c’è, come la scena madre di un dramma, un dialogo tra due personaggi, ognuno dei quali ha assunto senza accorgersene un valore simbolico.
E’, tradotto in cruda rossa di cronaca giudiziaria, il dialogo eterno tra Creonte e Antigone, tra Creonte che difende la cieca legalità e Antigone che obbedisce soltanto alla legge morale della coscienza, alle “leggi non scritte” che preannunciano l’avvenire.
Nella traduzione di oggi, Danilo dice: “per noi la vera legge e la Costituzione democratica”; il commissario Di Giorgi risponde: “per noi l’unica legge è il test unico di pubblica sicurezza del
tempo fascista”.
Anche qui il contrasto è come quello tra Antigone e Creonte: tra la umana giustizia e i regolamenti di polizia; con questo solo di diverso, che qui Danilo non invoca leggi “non scritte”. (Perché, per chi non lo sapesse ancora, la nostra Costituzione è già stata scritta da dieci anni.)
Chi dei due interlocutori ha ragione?
Forse, a guardare alla lettera, hanno ragione tutt’e due.
Ma a chi spetta, non dico il peso e la responsabilità, ma dico il vanto di decidere, sotto questo contrasto letterale, da che parte è la verità: a chi spetta sciogliere queste antinomie?
Siete voi, o Giudici, che avete questa gloria: voi che nella vostra coscienza, come in un alambicco chimico, dovete fare la sintesi di questi opposti.
E qui affiora il secondo sul quale io mi trovo in dissidio con le premesse affermate dal P.M.:, quando egli ha detto che i giudici non devono tener conto delle “correnti di pensiero”, che i
testimoni accorsi da tutta Italia hanno fatto passare in questa aula.
Ma che cosa sono le leggi , illustre rappresentante del P.M. se non esse stesse “correnti di pensiero”? Se non fossero questo, non sarebbero che carta morta: se lo lascio andare, questo libro dei codici che ho in mano, cade sul banco come un peso inerte.
E invece le leggi sono vive perché dentro queste formule bisogna far circolare il pensiero del nostro tempo, lasciarvi entrare l’aria che respiriamo, mettervi dentro i nostri propositi, le nostre speranze, il nostro sangue e il nostro pianto.
Altrimenti le leggi non restano che formule vuote, pregevoli giochi da legulei; affinché diventino sante, vanno riempite con la nostra volontà.
Voi non potete ignorare, signori Giudici, poiché anche voi vivete la vita di tutti i cittadini italiani, il carattere eccezionale e conturbante del nostro tempo: che è un tempo di trasformazione sociale e di grandi promesse, che prima o poi dovranno essere adempiute: felici i giovani che hanno davanti a se il tempo per vederle compiute!
Questo è uno di quei periodi, che ogni tanto si presentano nella vita dei popoli, in cui la gloria di poter costruire pacificamente l’avvenire, il vanto di poter guidare entro la legalità questa
trasformazione sociale che è in atto e che non si ferma più, spetta soprattutto ai giudici. Nella storia millenaria del nostro paese più volte si sono presentati questi periodi di trapasso da un ordinamento sociale ad un altro, durante i quali l’altissimo compito di adeguare il diritto alle esigenze della nuova società in formazione è stato assunto dalla giurisprudenza: basta pensare ai responsa dei prudentes, che hanno gradualmente fatto vivere nella rigidezza del diritto quiritario lo spirito cristiano trionfante nella legislazione giustinianea, o alle opiniones doctorum, che attraverso la decisione di singoli casi giudiziari hanno introdotto negli schemi del diritto feudale lo spirito umanistico del diritto comune.

…continua….

-a cura di Joshua Madalon –

aspettando Francesca Fornario con il suo “La banda della culla” – stasera ore 18.30 a “La spola d’oro” La Briglia Vaiano – Festa provinciale Sinistra Italiana

aspettando Francesca Fornario con il suo “La banda della culla” – stasera ore 18.30 a “La spola d’oro” La Briglia Vaiano – Festa provinciale Sinistra Italiana

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Scrivo poche righe sul libro della Francesca Fornario: non capita spesso di poter sorridere, a volte anche ridere con amarezza, e commuoversi o arrabbiarsi con il mondo intero. L’autrice riesce molto bene a procurarmi tali emozioni: è una lettura piacevole, dove l’ironia si mescola alla fantasia ed al realismo. Mentre scorrevo le pagine mi confermavo nella volontà di dare ancora un forte sostegno ai giovani che vogliono cambiare il mondo, non per promuovere se stessi contro le altre generazioni ma per costruire un progetto che riesca a migliorare le condizioni di tutti a partire dalle proprie ma senza precedenze e preferenze.
Mi sono trovato a dire che, leggendo queste pagine, abbiamo la prova provata che molto spazio e tempo è stato perduto in questi anni e che bisogna essere in grado di ripartire per ricostruire gran parte delle conquiste che i nostri padri avevano ottenuto, lottando negli anni Settanta del secolo scorso. E ripartire dalla Costituzione e dall’attuazione dei suoi principi fondamentali.

J.M.

Nelle ultime righe del romanzo si fa menzione di Giammaria Testa, morto lo scorso anno a 57 anni per un male incurabile e si cita una delle sue canzoni: credo sia questa!

SCRIVERO’ UN POST SU “LA BANDA DELLA CULLA” dal titolo

LA GRANDE TENEREZZA

seguendo le vite di Claudia e Francesco, Veronica e Camilla, Giulia e Miguel riconosceremo i nostri figli ed i nostri nipoti ed il mondo che abbiamo contribuito a creare per loro e non potremo esserne fieri, quantunque i loro valori essendo quegli stessi a cui ci siamo riferiti (ed erano quelli che ci hanno trasmesso i nostri genitori), possano essere di parziale consolazione, parziale perchè non basta “consolarci” ma dobbiamo agire.

UNA RIFLESSIONE ED UNA SERIE DI PRECISAZIONI “DOVUTE” per andare avanti nella costruzione di un’ALTERNATIVA di SINISTRA

UNA RIFLESSIONE ED UNA SERIE DI PRECISAZIONI “DOVUTE” per andare avanti nella costruzione di un’ALTERNATIVA di SINISTRA

Quando scrivo della mia appartenenza al Partito Democratico da “fondatore” (ed il termine non è “casuale e generico” in quanto ero coordinatore del Comitato – l’unico presente e costituito a Prato) ed esprimo contestualmente critiche verso la progressiva deriva cui è stato sospinto dall’avvento “renziano” con quelle modalità insolite utilizzate nella scelta del Segretario (Primarie aperte a 360° anche ad elementi che con il Centrosinistra avessero minimi elementi in comune), intendo sottolineare che non condivido del tutto per la sua lentezza la resipiscenza di alcuni “leader” come D’Alema, D’Attorre, Speranza, Bersani ed ora Grasso (e non so se sia o meno un caso che tutti abbiano contribuito – a parte l’ultimo che non si sa ancora dove andrà – a fondare Art.1 – MDP, da cui mi aspetto ancora molta più chiarezza negli esiti) mentre apprezzo la scelta di Civati e di coloro che “onestamente” lo hanno seguito, dimostrando di volerlo sostenere realmente.

Personalmente ho scelto di non aderire ad alcun partito o movimento ma di collocarmi – senza nulla pretendere – tra coloro che guideranno le scelte per un soggetto ALTERNATIVO della Sinistra nel Paese e sul territorio, un soggetto pienamente ALTERNATIVO al PD nel Paese e sul territorio, che evidenzi l’inadeguatezza dell’interpretazione di una rappresentanza delle esigenze e dei bisogni della parte maggiormente indifesa cui dare risposte certe e possibilmente immediate. Un soggetto che si proponga di denunciare anche i “falsi ideologici” espressi da coloro che affermano “di essere sempre stati di Sinistra” ma che intendano continuare a permanere all’interno di quel contenitore che corrisponde al PD, a parte il fatto che, come ho rilevato sopra, è sempre più tardi per uscirne senza generare sospetti.

28 marzo 2014 – il video è riferito al Circolo Sezione Nuova San Paolo come era una volta – non ha alcun riferimento a quel che è ora – i responsabili di allora – compreso il sottoscritto – non sono nella stragrande maggioranza più iscritti al Partito Democratico

Joshua Madalon

a MONTEMURLO IL PROSSIMO 20 NOVEMBRE con due anticipi il 6 ed il 13 – ANNIVERSARI – 15 OTTOBRE 1917 – 15 OTTOBRE 2017 – un evento molto particolare

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a MONTEMURLO IL PROSSIMO 20 NOVEMBRE con due anticipi il 6 ed il 13 – ANNIVERSARI – 15 OTTOBRE 1917 – 15 OTTOBRE 2017 – un evento molto particolare

Alle ore 6.15 del mattino il giorno 15 ottobre 1917 (era un lunedì) nel bosco di Vincennes nell’immediata periferia orientale di Parigi veniva eseguita la condanna a morte di una indiscutibile protagonista della storia “sociale” europea del primo ventennio del Novecento: Mata Hari.
Nel suo libro “1917 L’ANNO DELLA RIVOLUZIONE” edito da Laterza il prof. Angelo d’Orsi ne traccia il ritratto.

“E’ una donna bella, spregiudicata, che ha bazzicato ambienti dello snobismo internazionale, divenendone parte integrante…..Più che naturale che il mondo dell’epoca non potesse non accorgersi di lei……….”.

SIETE TUTTE/I INVITATE/I A PARTECIPARE AGLI EVENTI IN PROGRAMMA PRESSO LA BIBLIOTECA DI MONTEMURLO per ricordare il centenario dalla RIVOLUZIONE RUSSA

6 NOVEMBRE – ORE 21.00 – un excursus sugli anni che precedono la Rivoluzione russa con Serena Di Mauro – Davide Finizio – Serena Mannucci e Bianca Nesi a cura di Giuseppe Maddaluno (per ALTROTEATRO) – con la collaborazione di Chiara Gori – prima parte “Dal 1861 al 1905″

13 NOVEMBRE – ore 21.00 seconda parte “Dal 1905 al 1917″

20 NOVEMBRE – ore 21.00 “INCONTRO CON IL PROF. ANGELO d’ORSI – autore del libro “1917 L’ANNO DELLA RIVOLUZIONE”