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CINEMA – le origini (fratelli Lumière e George Méliès) prima parte

CINEMA – le origini (fratelli Lumière e George Méliès) prima parte

Il Cinema nacque nell’ambito di una ricerca, oserei dire, di origine “infantile”. Veder muovere le ombre, muovendo le mani e aggiustando le dita davanti ad un fascio luminoso, è uno dei giochi a costo zero dei bambini di ogni tempo, e di ogni età. Nasce dalla scoperta delle “ombre” e poi procede nel voler muovere oggetti come pupazzetti e giochi artigianali davanti al fuoco del camino o nelle giornate assolate estive verso sera quando le ombre si allungano. Scienziati perenni bambini cominciarono a produrre disegni che posti in sequenza progressiva davano l’impressione di un movimento. Lo stesso termine “impressione” sarà utilizzato quando verranno riprodotte le immagini in positivo da un negativo su una lastra.

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All’inizio quello che poi noi abbiamo chiamato Cinema deriva proprio dal termine “Kinema” che appartiene al greco e significa “movimento”.
Dopo le prime sperimentazioni realizzate con strumenti tecnologicamente artigianali, i fratelli Lumiere, essenzialmente fotografi in quel di Lione, realizzarono un oggetto ibrido che servisse sia da macchina fotografica-cinepresa che da macchina proiettore. Un giocattolo, fondamentalmente, che potesse essere utilizzato per riprendere sia momenti di vita familiare o scene di vita pubblica, mai tuttavia utilizzando l’effetto sorpresa: ogni scena, a volte ripetuta in condizioni e tempi diversi come la famosa “Uscita dalle officine”, era studiata in ogni dettaglio (tranne movimenti non controllabili come la presenza di un cane in quelle riprese davanti alla officina). Ciò era necessario anche per mantenere bassi i costi di queste produzioni, verso le quali i fratelli Lumiere, al di là del “business” immediato, non nutrivano molta fiducia. “Il Cinema è un’arte senza futuro” andavano ripetendo.
Per loro, indubbiamente era così. Il loro intento si fermava poco più in là della riproduzione fotografica di luoghi ed eventi particolari. Un po’ come quello che accade ora a noi che proviamo un grande piacere a guardare gli effetti strabilianti dei droni sulle nostre città. Allora, alla fine del secolo XIX, erano meravigliose le riprese delle città piene di vita, della gente indaffarata, di qualche scena di vita comune, di auto e treni che correvano. Ma rimaneva tutto nell’ambito della fotografia in movimento, tranne qualche caso rarissimo, come quello dell’ Inaffiatore innaffiato. Le riprese erano fisse ed unidirezionali: non c’era alcun movimento non previsto. Il Cinema non raccontava storie: si limitava a trasmettere immagini. Ma era tutto iscritto all’interno della volontà degli inventori. Il tutto sarebbe servito al guadagno, come fenomeni da baraccone itineranti al servizio della media alta borghesia cittadina, in locali allestiti all’interno di alberghi e ristoranti.
Contemporaneamente, però, si muoveva a Parigi un esperto di illusionismo e prestidigiatura, che era rimasto molto incuriosito dalle prime uscite dei fratelli Lumiere ed aveva cercato invano di farsi vendere uno dei loro apparecchi. Georges Melies autonomamente e parallelamente – dopo aver fatto costruire un apparecchio simile ad un suo amico ingegnere – cominciò con l’imitare abbastanza pedissequamente i Lumiere. Ma fu solo per provare il funzionamento della macchina. Subito dopo il segno di Melies si colloca già verso una narrazione più complessa: l’uso costante di trucchi derivanti dall’esperienza già consolidata nel Teatro Robert Houdin. Su Melies poi tratteremo in nuovo post. Per ora limitiamoci a vedere in parallelo due film che trattano lo stesso argomento, quello della partita a carte riprese dai Lumiere e da Melies. E, tanto per gradire, sempre dai Fratelli Lumière, le tre versioni delle “Uscite dalle officine” e “L’innaffiatore innaffiato”.
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BUONA PASQUA! 12 APRILE QUESTO TEMPO DI CORONAVIRUS E’ UTILE PER LE RIFLESSIONI

Medical and health personnel at work at the entrance to the infectious diseases ward of the hospital during the national lockdown of Covid-19 Coronavirus, Rome, Italy, 17 March 2020.  ANSA/NICOLA FOSSELLA
Medical and health personnel at work at the entrance to the infectious diseases ward of the hospital during the national lockdown of Covid-19 Coronavirus, Rome, Italy, 17 March 2020.
ANSA/NICOLA FOSSELLA

BUONA PASQUA! 12 APRILE QUESTO TEMPO DI CORONAVIRUS E’ UTILE PER LE RIFLESSIONI

Non dimentichiamoci di coloro che hanno sofferto più di tutti – quelli che non ci sono più e coloro che li hanno dovuti piangere senza dare – ed avere – il conforto di una vicinanza.
IL GIORNO DELLA MEMORIA delle vittime del Coronavirus sarà un impegno per tutti coloro che avranno superato questa crisi.
Come ho scritto in uno dei miei post “veloci”, “non dobbiamo dimenticare di analizzare le responsabilità senza remore referenziali”. Non sarà facile, ma non possiamo venir meno a questo compito civile che spetta al “genere umano”, quello dotato di raziocinio.

Di sicuro, verremo fuori da questa esperienza con un nuovo bagaglio di conoscenze, che non sarebbe stato possibile acquisire in “tempi normali”.
Sotto questo aspetto, certamente funziona l’affermazione che ci ha accompagnato soprattutto all’inizio di questo inedito viaggio: “Saremo migliori!”. A volte mi è, lungo questi giorni,venuto da dubitare su questo esito positivo, di fronte a tutta una serie di tentativi che da più parti si sono mossi a limitare la possibilità di procedere verso cambiamenti progressisti nella società, che emergevano.
E’ del tutto chiaro che mi riferisco a quella parte del “padronato” (non mi viene in mente un termine diverso per meglio definire l’imprenditoria: di peggio, invece, sì!) che non ha bloccato fin troppo a lungo gli interventi produttivi, sostenuto da una parte significativa del quadro politico bipartisan, producendo danni smisurati sulla salute pubblica. Parole d’ordine diffuse anche tra i sostenitori “politici” di questa scelleratezza erano “….non si chiude!” e virologi d’accatto, forse famigli e vassalli dei potenti, e sostenuti da interessati allievi e/o servi sciocchi, si sperticavano a dire che “…si trattava tutto sommato di qualcosa poco più seria di un’influenza!”.
Sin dall’inizio abbiamo anche assistito alle furfantesche giravolte di una parte della Poltica, impegnata a cercare colpevoli al di là del proprio giardino, pronti i suoi rappresentanti a nascondere le malefatte pregresse, quelle per le quali si è fatto spazio alla Sanità privata a discapito di quella pubblica. In questa direzione purtroppo non sono andati soltanto i rappresentanti del Centrodestra, tanto è che anche nella nostra Toscana, tradizionalmente e perennemente amministrata dal Centrosinistra (scrivo dalla città di Prato), negli ultimi decenni il settore della Sanità è stato occupato da miriadi di Laboratiori ed Ambulatori privati, nel mentre venivano chiusi e/o ridotti gli spazi pubblici.
Quel “…non si chiude!” ha un senso positivo, se si pensa ad un’imprenditoria che abbia sempre dimostrato di tenere davvero alla buona salute dei suoi dipendenti; ma purtroppo non sono molti gli industriali che abbiano avuto come priorità la condizione ottimale sul luogo di lavoro: hanno sempre mostrato di privilegiare il proprio “status” a svantaggio dei lavoratori. Qualcuno anche durante il periodo più duro (che purtroppo non è ancora finito) della pandemia, allorquando un Decreto del Governo indicava la chiusura totale delle attività non considerate essenziali per il mantenimento del livello minimo di sopravvivenza, ha in un primo momento cercato di farsi inserire nella classificazione ATECO e poi, non potendo essere compreso in quello, ha addirittura trasgredito alle indicazioni governative continuando a produrre, anche in realtà pandemiche molto intense come la Val Seriana (illuminante è stato il servizio di Report “La zona grigia” del 6 aprile 2020) , condotto dal giornalista Giorgio Mottola).

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https://www.raiplay.it/video/2020/03/Report—La-zona-grigia-d2723d6e-ca03-426f-9223-6945f1bebe50.html

Quel che stride enormemente in questi ambiti è la profonda incapacità della classe dirigente imprenditoriale “in toto” di avanzare proposte indicative sostitutive se non un semplice “voler riaprire le attività” come se niente stesse accadendo. Tutto dovrà essere riorganizzato se si vuole ripartire. Lo farà il mondo della scuola, lo faranno le attività turistiche e dello spettacolo: perché mai non lo dovrebbe fare il mondo della produzione?

Joshua Madalon

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riprendo a trattare COME SARA’ IL MONDO DOPO QUESTA TEMPESTA – come dovrebbe essere per essere migliore

riprendo a trattare COME SARA’ IL MONDO DOPO QUESTA TEMPESTA – come dovrebbe essere per essere migliore

Le amiche e gli amici dei social e quelle persone con cui ho un frequente contatto telefonico, in queste giornate un po’ turbinose, rese tali non tanto dai nostri ritmi usuali ma dal tam tam mediatico televisivo, impietoso elenco di infettati e deceduti, hanno, sin dal primo momento in cui è partita la regola del distanziamento, avviato ad affermare che “dopo questa esperienza occorrerà rivedere molti aspetti del nostro stile di vita”.
Su quel “dopo” bisogna riflettere prima possibile,
non si può aspettare il “dopo” anche perché, in questo “mentre”, altre figure collettive forse più forti dal punto di vista politico ed economico non perderanno del tempo per agire,
soprattutto in modo poco evidente e chiaro, allo scopo di accaparrarsi posizioni di privilegio ben superiori a quelle fin qui già possedute.
In un contesto di pre-involuzione dovremo ritornare a parlare di “lotte di classi”.
Su questo Blog ho cominciato a ragionare su alcune questioni che l’emergenza Coronavirus ha messo a nudo, rendendole evidenti ben oltre quanto non lo fossero state da me prima.

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Si parla dell’Ambiente ed anche se ho più volte criticato l’approccio un po’ snobistico ed elitario sensazionale della Greta non ho nascosto lo sdegno per le posizioni arroganti ed intrise di vera profonda ignoranza, accompagnate dalla difesa nemmeno tanto velata degli interessi delle grandi compagnie industriali mondiali, espresse da Trump.
Oggi voglio qui cominciare a ricredermi rispetto alla Greta, senza tuttavia indulgenze per il sistema “mediatico” fin qui utilizzato, portandomi a sostenere l’evidenza dei danni che l’incuria dell’Ambiente ha provocato sulla Salute della popolazione mondiale. In realtà, non ho mai pensato che non si dovesse aprire una vertenza globale intorno al tema dell’Ambiente, ma continua a darmi fastidio tutta la “liturgia” che ha caratterizzato l’immenso apparato che ha sostenuto le campagne della giovane svedese.

Per operare sul “concreto” chiederei più attenzione intorno alla questione ambientale ed alle fondamentali partite che si giocheranno nei prossimi mesi collegate al tema delle grandi opere (semmai pubblicizzate come necessarie per la “ripresa” economica” del nostro Paese), soprattutto quelle che avranno un impatto fortemente negativo sui territori anche in quest’epoca di pandemie: sarà molto significativa la posizione che prenderanno coloro che hanno programmato di ampliare l’area aeroportuale di Firenze, incuranti dei danni macroscopici che quella scelta arrecherà alla Piana, sconvolgendo l’ecosistema naturalistico ambientale in modo irreversibile.
Purtroppo, in questi momenti, nei quali la riflessione sui danni dell’inquinamento, nella loro complessità, sembrerebbe per tanti di noi urgente (e ne è prova quel che scriviamo, quel che diciamo), ai “signori della Politica affaristica” non interessa e, mentre ancora andiamo piangendo le conseguenze di una serie di scelte scellerate, continuano ad impegnare il loro tempo per difendere i loro progetti (la Regione Toscana in queste ore ha disposto un via libera per riscrivere il Pit relativo, incurante delle diverse bocciature collezionate).

Aggiungo una nota molto personale: in questi giorni di forzata permanenza nelle mura domestiche soprattutto nelle giornate più calde dalla mia privilegiata prigione sosto sul balzo di un mio terrazzino dal quale godo una veduta ampia e straordinaria; il silenzio è accompagnato da una nitidezza dei contorni che vanno dalle colline fiorentine a quelle del Montalbano e pistoiesi. Mi sono ritrovato a pensare che in tutto questo “dramma” l’ecosistema si avvantaggerà a favore del mondo animale (a Ponte a Mensola nelle ville de “I Tatti” su per Settignano sono arrivati i cinghiali con i loro cuccioli)

e, non vedendo più aerei operare ho pensato anche a quanta parte di inquinamento acustico ed atmosferico si stanno risparmiando i cittadini di Scandicci.

E queste riflessioni vengono a confermare l’insipienza e la voracità, la rapacità e l’incapacità amministrativa di questa gente, che non meritava la mia attenzione e non la merita tuttora.

Joshua Madalon

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NOTERELLE sparse intorno a “L’attimo fuggente” presentato a Coiano l’altra sera con sorpresa finale – 2

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NOTERELLE sparse intorno a “L’attimo fuggente” presentato a Coiano l’altra sera con sorpresa finale – 2

Poesia ritmata.

Quella della poesia ritmata è una tradizione anglosassone che viene da lontano. Non è dunque sorprendente o fuori luogo la scena del film “L’attimo fuggente” nella quale i giovani che hanno deciso di seguire le orme di Keating nel riproporre la Setta dei Poeti Estinti leggono brani poetici all’interno della Grotta Indiana e battendo ritmicamente su tamburi recitano ripetutamente in coro come un “rap” ante litteram i versi del poeta Vachel Lindsay

Preso dalla fede ebbi una visione, | dall’orgia io fuggivo ma non senza derisione. | Vidi il fiume Congo, scavare con la testa, | e una lingua d’oro tagliare la foresta.

La poesia come espressione di libertà.

Insegnare la struttura di un’opera poetica è di per sè una contraddizione in essere. Keating nell’invito a strappare le pagine teoriche del prof. Prichard esercita il suo ruolo. Oggi lo riconosciamo ma non era così nel 1959 ed a volte ancora oggi il gesto del prof. Keating non è apprezzato soprattutto dai nuovi bacchettoni, protagonisti e figli del Sessantotto.

“Continuate a strappare ragazzi. Questa è una battaglia, una guerra e le vittime sarebbero i vostri cuori e le vostre anime. Grazie mille Dalton. Armate di accademici avanzano misurando la poesia. No! Non lo permetteremo. Basta con i J. Evans Prichard. E ora, miei adorati, imparerete di nuovo a pensare con la vostra testa. Imparerete ad assaporare parole e linguaggio. Qualunque cosa si dica in giro, parole e idee possono cambiare il mondo. Quello sguardo negli occhi di Pitts dice che la letteratura dell’Ottocento non c’entra con le facoltà di economia e di medicina, vero? Può darsi. E lei, Hopkins, è d’accordo con lui e pensa: “Eh, sì, dovremmo semplicemente studiare il professor Prichard, imparare rima e metrica e preoccuparci di coltivare altre ambizioni.” Ho un segreto da confessarvi, avvicinatevi. Avvicinatevi. Non leggiamo e scriviamo poesie perché è carino: noi leggiamo e scriviamo poesie perché siamo membri della razza umana, e la razza umana è piena di passione. Medicina, legge, economia, ingegneria sono nobili professioni, necessarie al nostro sostentamento, ma la poesia, la bellezza, il romanticismo, l’amore, sono queste le cose che ci tengono in vita. Citando Walt Whitman, «Oh me, oh vita, domande come queste mi perseguitano. | Infiniti cortei di infedeli. Città gremite di stolti. | Che v’è di nuovo in tutto questo, oh me, oh vita? | Risposta. | Che tu sei qui, che la vita esiste, e l’identità, | che il potente spettacolo continua e che tu puoi contribuire con un verso. Che il potente spettacolo continua e che tu puoi contribuire con un verso.» Quale sarà il tuo verso?”

La passione per la poesia che non finisce.

Uno dei giovani, il più sensibile Nell, legge i versi di Tennyson che sono un invito alla condivisione

«Venite amici, | che non è tardi per scoprire un nuovo mondo. | Io vi propongo di andare più in là dell’orizzonte, | e se anche non abbiamo l’energia che in giorni lontani | mosse la terra e il cielo, siamo ancora gli stessi. | Unica, eguale tempra di eroici cuori, | indeboliti forse dal fato, ma con ancora la voglia | di combattere, di cercare, di trovare e di non cedere.»

E sul vecchio libro del prof. Keating dei versi di Henry David Thoreau scritti a mano come un’epigrafe.

Andai nei boschi perché volevo vivere con saggezza e in profondità, succhiando tutto il midollo della vita. Per sbaragliare tutto ciò che non era vita e per non scoprire in punto di morte che non ero vissuto.

Sorpresa finale

Sto ritornando verso casa dopo l’intervista a Massimo Smuraglia. Non sono ancora tranquillo perché non ho ricevuto notizie di Daniele che è andato a Parigi dalla sorella Lavinia. Parcheggio lungo il perimetro dei giardini e poco più avanti un’altra auto si è appena fermata: scendono tre giovani ragazzi. E’ passata la mezzanotte. Facciamo qualche passo insieme a distanza di pochi metri. Chiacchierano e poi si siedono sulle panchine sotto i glicini folti. Sono curioso. “Cosa ci fate qui, a quest’ora? Io abito lì sopra”. Rispondono con cortesia, anche se avrebbero potuto mandarmi a quel paese. E così scopro che si ritrovano come i giovani de “L’attimo fuggente”. Lo conoscono, il film e questo è un’altra bella sorpresa consolatoria. Quel giardino per loro è come la Grotta Indiana: e allora mi ritorna in mente anche il video che girai proprio su quel giardino.

Joshua Madalon

CLICCARE su “Giuseppe” per vedere il video

Giuseppe

“Io vorrei…non vorrei…ma se vuoi” e altre facezie postelettorali

“Io vorrei…non vorrei…ma se vuoi” e altre facezie postelettorali

Voglio deludere tutte le persone avvezze ad autofustigarsi in lunghe geremiadi intorno alle motivazioni, le più profonde ed accurate scientifiche ed addottorate, relative ai risultati delle recenti elezioni amministrative.

….Al congresso sono tanti,

dotti, medici e sapienti,

per parlare, giudicare,

valutare e provvedere,

e trovare dei rimedi……….

Quel che è avvenuto, è avvenuto! Il dato è incontrovertibile ed anche se vi fossero stati degli errori, e ce ne sono stati, è sempre bene contestualizzare – senza alcun tentativo di sottovalutare – quel che è accaduto. La doverosa chiamata alle armi contro le Destre, svolta con una quantità esorbitante di risorse economiche da parte di tutti i nostri contendenti affini (gli altri, i nostri avversari, non sono stati da meno), ha compresso in modo pesante la nostra attività. Abbiamo presentato un bilancio preventivo intorno ai 3400 euro: con la stessa cifra non credo ce l’abbia fatta a tappezzare la città con manifesti tipo quelli di Ebbing nel Missouri l’unica candidata donna tra gli otto aspiranti Sindaci. Per la quale il risultato è poco più di quello da noi ottenuto con “Prato in Comune”. I risultati non sono esaltanti anche per altre liste. Mi permetto di dare giudizi, senza presunzione di “cattedra”, soprattutto in relazione al fatto che per alcuni come “+Europa”, “Comunisti”, “Democrazia Solidale”, la stessa “Forza Italia” esisteva un logo conosciuto ed una storia altrettanto nota di livello nazionale. La Garnier, Milone e Paradiso erano, come si dice dalle mie parti, “Carte canusciute”.
Davanti a questi risultati complessivamente modesti sono rimasti in piedi solo il PD, la Lega per Salvini, Fratelli d’Italia. Gli stessi pentastellati non possono essere contenti dell’aver perso più di 16.000 voti; allo stesso tempo Forza Italia ne ha persi circa 7600 ed il PD solo 1555, anche se rispetto al 2014 ne perde quasi 15.000.
Che dire? Dopo aver dato i numeri ritorno a quel che dicevo prima: bisogna rimboccarsi le maniche, senza scoraggiarsi, e far funzionare il cervello. Che di questi tempi è cosa rara….e non è detto che me ne sia rimasto molto.

Parlo per me: questo è il mio Blog. L’utilizzo della prima persona nei post più recenti si riferisce al fatto che esprimo opinioni personali.

Joshua Madalon (Giuseppe Maddaluno)

A scuola teatro con Gioffredi

L’ ANTIFASCISMO PACIFICO e la manifestazione di Forza Nuova (cosa dice il Prefetto)

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L’ ANTIFASCISMO PACIFICO e la manifestazione di Forza Nuova (cosa dice il Prefetto

Quasi ventimila firme a richiedere la sospensione della manifestazione di Forza Nuova, indetta per il 23 marzo qui a Prato. Non è sfuggita a nessuno la coincidenza con la data nella quale a Milano cento anni fa vennero costituiti i Fasci di combattimento. Un’altra formazione neofascista, Casa Pound, aveva programmato proprio a Milano per lo stesso giorno lo stesso luogo, Piazza San Sepolcro, una manifestazione che è stata tuttavia già da qualche giorno annullata dalle autorità preposte, Prefettura e Questura, al mantenimento dell’ordine pubblico.
A Prato, no. Questa mattina un improbabile Prefetto, costretta dalla pressione di ben 18.000 firme e da un parterre ricchissimo di Associazioni ed Istituzioni che si richiamano correttamente all’Antifascismo oltre che alla Democrazia a convocare – dopo aver rifiutato per giorni di indirlo – il Comitato per l’ordine pubblico della città se ne è cavata frettolosamente in meno di mezzora, evidentemente senza tener conto delle pressioni democratiche popolari ma allo stesso tempo cedendo a ben altre pressioni, confermando l’assenso alla richiesta che Forza Nuova aveva prodotto,di svolgere la propria manifestazione nelle strade di Prato.
Intervistata su Rai Tre Regionale la signora Prefetto ha mostrato una certa confusione a volte balbettando. Ha così evidenziato la contraddizione con la quale si stava scontrando tra la sua formazione costituzionalmente antifascista e democratica ed il nuovo che, insieme al Governo, sta avanzando. Non è in assoluto possibile richiamarsi alle leggi senza tener conto dei primo comma della XII Disposizione transitoria e finale che così recita: “E` vietata la riorganizzazione, sotto qualsiasi forma, del disciolto partito fascista.” Per ovviare a questa prescrizione costituzionale ci si nasconde dietro l’assenza di richiamo al Partito Fascista all’interno della documentazione istitutiva di queste forza che, tuttavia, tramite i loro leader ed i loro iscritti, non hanno mai nascosto di volersi riferire a quelle forze politiche che hanno prodotto odio e sangue nel secolo scorso e se ne vantano costantemente nelle azioni e negli slogan. La Democrazia è una cosa seria, e va difesa fino a quando attraverso di essa si opera per il bene di tutti,”senza distinzioni di sesso, di razza, di lingua, di religione, di opinioni politiche, di condizioni personali e sociali”, come recita l’art.3 della nostra Carta costituzionale. Tra le opinioni politiche non può tuttavia, senza entrare in netta contrasto con il resto della Carta, essere annoverata la rinascita del Fascismo. E soprattutto non può essere tollerato l’uso della violenza, che è invece caratteristica prioritaria nelle parole e nei fatti di questi raggruppamenti.
In questi giorni il Prefetto avrebbe potuto leggere tra le righe (forse non solo “tra” ma anche “dentro”) l’arroganza, la violenza verbale che è foriera di quella fisica, la sfacciataggine legata probabilmente al sentirsi sicuri e protetti, che hanno mostrato i leader locali e nazionali di Forza Nuova. Non lo ha fatto e potrebbe renderne conto soprattutto nel caso in cui a Prato in questo fine settimana si verificasseo episodi di violenza ad uomini e cose. Ed allora sarebbe giusto e necessario chiederne le dimissioni per manifesta incapacità e scarsa autonomia collegata ai bisogni locali non collimabili con quelli nazionali di parte.

Joshua Madalon

https://www.facebook.com/a.martinelli77/videos/10218394760330916/

un imbroglione quale io notoriamente sono

un imbroglione quale io notoriamente sono

Napoli è sempre una sorpresa. Non ascoltate gli stereotipi diffusi per maldicenza e disinformazione.
Il caso ha voluto che, dopo aver ricevuto grandi riconoscimenti anche economici in terra straniera per studi sulla storia del Settecento lombardo, alla nostra primogenita, l’Università “Federico II” ha concesso un assegno di ricerca per studi su Parigi e Marsiglia.
E così per farle compagnia sono ritornato piacevolmente, malgrado una “campagna elettorale incipiente” ed un dolorino alla schiena che si acuisce dopo faticose ma interessanti colte camminate, nella mia città natale.
Queste foto non vi aiuteranno a comprendere il piacere che potreste ricevere. Ma sono utili per invitarvi a guardare la realtà con i vostri occhi senza fidarvi delle parole di un imbroglione quale io notoriamente sono.

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RIFLESSIONI ED ANATEMI

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RIFLESSIONI ED ANATEMI

Dove è detto che “progresso” debba coincidere con interventi come quello della nuova pista aeroportuale di Firenze? Dove è scritto che il “futuro” debba essere caratterizzato dalla presenza di termovalorizzatori o inceneritori? Chi continua a progettare nuove costruzioni di complessi residenziali che rimarranno invenduti? Chi si fa portatore di mantenere integro il verde pubblico nelle affermazioni e poi invece tradisce ipocritamente tale assunto svendendolo alle società immobiliari ed alle lobbies incapaci di riciclare il proprio intervento? Chi si impegna ad affermare che siano utili sempre più “centri commerciali” invece che uno sviluppo del commercio diffuso sui territori? Sarebbe bene avviare una critica puntuale sui danni che hanno provocato alcuni avanzamenti tecnologici, come quella che si continua a chiamare rivoluzione digitale, che ha reso molto più sola l’umanità, molto più rinchiusa nella sua individualità, inaridendo il dialogo a favore dei messaggini rapsodici e frenetici che spesso creano ambiguità ed incomprensioni: come era bello quando ci si parlava guardandosi negli occhi. Oggi l’uomo non è più capace di farlo, si è disabituato al confronto e prevale l’uso dei cinguettii e delle monodirette Whatsapp.
Detto tra noi, ci deve essere qualcuno che “non si vende”, che non opera scambi vantaggiosi che non appaiano “tangenti corruttive” pur praticamente essendole, che dica quel che pensa, che pensa quel che dice, che fa quel che pensa e dice; e non è disponbile a trattative.
Una Sinistra che voglia essere e rimanere tale, queste cose le deve pensare, le deve dire e le deve fare.
In primo luogo, ripetendo quel che ho scritto ieri e qualche settimana fa, i “grandi vantaggi” che l’Aeroporto di Firenze ampliato porterebbe non possono essere gli unici aspetti da valutare: l’inquinamento acustico (vorrei qui ricordare quel che “in un momento di sincerità” espresse l’attuale Sindaco di Firenze: “non posso non rispondere alle proteste degli abitanti di Scandicci che lamentano il persistente assordante rumore degli aerei che si apprestano ad atterrare”) insieme a quello atmosferico ed ambientale che – con l’aumento dei voli internazionali – più frequenti ma anche più pesanti – colpirà una vasta area, incidendo invece che su Scandicci su Prato e Sesto Fiorentino.
Allo stesso tempo quell’area che va da Prato a Firenze verrà “distrutta” ecologicamente e sarà più facilmente “preda” di famelici immobiliaristi, ivi comprese le “cooperative bianche e rosse, grigie e blu, verdi e rosa”, e loro accoliti, che “saranno costretti” ad innalzare nuovi templi per il turismo di elite e nuove “gabbie” per la solitudine dei consumatori, riempendo gli spazi di grigio cemento.
I nostri nipoti scopriranno che il “progresso” voluto da questi “potenziali criminali bugiardi o ignoranti” (ignoranti o bugiardi, scegliete voi: sapendo che ai “comuni mortali” non è data la possibilità di ignorare le leggi) ha acuito vecchi malanni e ne ha prodotti di nuovi. E sarà tardi per sanzionare i colpevoli, i quali oggi inorgogliti nel loro doppiopetto si saranno ben guardati dal continuare a vivere in questi luoghi, che peraltro saranno sempre più riservati alla parte più debole della popolazione, i “nuovi poveri” crescenti che dovranno accontentarsi di vivere semmai segregati in appartamenti il cui valore da un giorno all’altro si ridurrà in modo vertiginoso.
Quel che possiamo oggi permetterci è un sincero augurio di disgrazie sulle loro teste, essendo passato il tempo delle ghigliottine.

Joshua Madalon

PILLOLE di un programma politico amministrativo di buon senso per la CITTA’ CHE VOGLIAMO

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PILLOLE di un programma politico amministrativo di buon senso per la CITTA’ CHE VOGLIAMO

Un programma serio per il Governo di una città deve tener conto dei bisogni, delle necessità, confrontandosi tuttavia con i limiti oggettivi che la realtà impone di prendere in esame.
Non occorre scrivere un “libro dei sogni” inattuabile ma in primo luogo occorre andare ad enucleare le criticità esterne ed interne ad un contesto antropologico del quale molti di noi, a partire da “noi, non conosciamo le caratteristiche.
Scrivere un Programma ha proprio per tanti di questi motivi il compito di comprendere lo stato delle cose, rendendo partecipi in primo luogo tutti coloro che collettivamente avranno partecipato con i loro contributi alla costruzione di un Progetto virtuoso di consolidamento di una comunità dialogante e coesa.
Di fronte alla realtà da cui si prende il via, bisogna far emergere il “vero”.
Nessuno ha bisogno di essere ulteriormente preso in giro: troppi sono stati e sono i venditori di fumo, incapaci di andare verso la concretizzazione di ciò che promettono.
A conti fatti funziona ancora quella frase di John Fitgerald Kennedy che risuona nelle nostre orecchie “NON CHIEDERTI COSA IL TUO PAESE PUÒ FARE PER TE, CHIEDITI COSA PUOI FARE TU PER IL TUO PAESE”. A tutti va chiesto, in questo periodo di profonda crisi, di fare qualcosa di buono, di nuovo, di utile per la città, per il suo quartiere, per i suoi vicini.

Joshua Madalon

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ANNO NUOVO – VECCHIO ANNO la continuità

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ANNO NUOVO – VECCHIO ANNO la continuità

Cominciamo il nuovo Anno così come abbiamo chiuso il vecchio.
A coloro che – nella tradizione favolistica d’antan – credevano che ci si potesse lasciar dietro tutto quello che non ci era piaciuto e mantenere quella parte di buono, diciamo “di comodo”, che avevamo acquisito, dovrò dare una delusione. E’ finito il tempo in cui in modo apotropaico a fine anno buttavamo dalla finestra quegli oggetti che non ci servivano più, vecchi arnesi, piatti sbeccati e simbolicamente anche la spazzatura che, nel suo complesso, allagava le strade. Oggi, dopo la mezzanotte, finito lo spettacolo dei fuochi di artificio, si può circolare senza il timore che vi siano danni agli pneumatici ed alla carrozzeria: la crisi ha indotto la buona educazione, grazie al fatto che anche le cose un po’ vecchie un po’ rotte possono essere utili ancora, con il risultato che le cantine e i ripostigli, i garage, sono pieni di cianfrusaglie che ciascuno conserva, “non si sa mai possano essere utili”.
E’ tempo, questo, di letture e di riflessioni. A fine anno in zona Cesarini il Governo è riuscito a produrre e farsi approvare a tamburo battente una legge di Bilancio che dire “creativa” le fa assumere un valore di positività che non merita. La modalità attuata, generata da una necessità emergenziale (andare oltre il 31 dicembre sarebbe stato un atto doveroso per il rispetto del ruolo del Parlamento ma una iattura ulteriore inferta al quadro economico del nostro Paese), è legata al fatto che si è voluto costruire un Bilancio attraverso un braccio di ferro con la Comunità europea, che ha prodotto nel suo iter danni incommensurabili alla nostra economia attraverso lo spread. Lo si è fatto per difendere fino all’ultimo le scelte che ciascuna delle due forze, antitetiche in campagna elettorale – alleate per necessità nel Governo, aveva messo in campo. Via facendo, con il consiglio dei responsabili istituzionali europei, a quei progetti è stato fatto il tagliando; e la soluzione apparentemente positiva è scaturita da un assist poderoso da parte del Presidente francese Macron che, spintonato dai gilet gialli ha promesso l’impossibile facendo crescere a dismisura il rapporto deficit/pil del suo Paese.
Ho accennato al termine “creatività” assegnandolo al Bilancio appena approvato. Ho anche detto che non lo assegnavo come elemento positivo. Infatti il termine “creativo” solitamente collegato a forme artistiche ha un valore positivo, mentre quello collegato agli strumenti economici con cui si governa uno Stato è stato da sempre contornato dall’ironia.
Nel Bilancio, infatti, ci sono molte cifre di uscita che di fronte a quelle “incerte” di entrata non possono che essere delle mere illusioni. Tra l’altro gli interventi collegati a quella pur minima parte della “flat tax” ridurranno le entrate, facendo crescere l’elusione fiscale; quelli collegati alla fantomatica “quota 100” per le pensioni potrebbero avere effetti devastanti anche sulla qualità del lavoro; quelli riservati invece al “reddito di cittadinanza” sono pure affermazioni ideologiche che produrranno tuttavia danni irreparabili su un corpo antropologicamente malato di una parte considerevole del Paese: e non c’è alcuna differenza tra Nord Centro e Sud anche se la Lega continua a pensare che la parte peggiore sia nel Mezzogiorno (anche se, negli ultimi tempi, tende strumentalmente a nascondere questa idea).
Ovviamente i sostenitori di questo Governo sbandierano cifre a tutto spiano per propagandare “le magnifiche sorti e progressive” innescate dai loro interventi. Continueranno a dirlo, allo scopo di imbambolare un popolo disperso che avrebbe bisogno di essere sostenuto ben diversamente da quanto non hanno fatto i precedenti Governi e non sono in grado di fare costoro, venditori di odio e di fumo.

Joshua Madalon