Archivi categoria: Cultura

reloaded CAMPI FLEGREI – LA GRANDE BELLEZZA

Festival PozzuoliRione Terra 2casina

il Festival della Letteratura LIBRI DI MARE LIBRI DI TERRA si è svolto con risultati straordinariamente positivi non solo per l’impegno degli organizzatori ( in primo luogo ANGELA SCHIAVONE) ma soprattutto per i luoghi magici nei quali abbiamo potuto operare grazie alle Amministrazioni comunali di Pozzuoli (un grazie a Franco Fumo ed al Sindaco Enzo Figliolia), di Bacoli (un ringraziamento a Flavia Guardascione) e Monte di Procida (un doppio ringraziamento all’Assessore uscente Nunzia Nigro ed alla new entry Maria Castiglia). Ripropongo questo post per chi lo avesse smarrito perchè, scritto l’8 settembre scorso, ha un grande valore ora che sto già preparandomi a ritornare a Pozzuoli per altre iniziative, insieme a “Il Diario del Viaggiatore” e a “Lux in Fabula”

 

LA GRANDE BELLEZZA  di G. M.

ringrazio le amiche e gli amici che mi hanno accolto e quellei che vorranno accogliermi nelle prossime iniziative comuni

ringrazio Claudio Correale per il bel video “Aeris” della sua splendida inestimabile Associazione “Lux in Fabula”

pozzuoli

 

Non è del film che intendo parlare ma dei tantissimi aspetti positivi che ritrovo ogni volta che torno a Napoli e nei miei Campi Flegrei. La “mia” Napoli (ci sono nato nel febbraio del 1947) ed i miei Campi Flegrei (ci sono vissuto fino al 1974 ininterrottamente) sono luoghi “magici” affascinanti e pieni di Storia e di Cultura. In effetti, quando mi dolgo delle attuali condizioni che non sempre contribuiscono a valorizzare questi territori non lo faccio con spirito solo critico. Lo vogliamo chiamare utilizzando termini fiscali come un “tardivo ravvedimento”? diciamo di sì, a patto che non si voglia addossare sulle spalle di chi si è impegnato, si è formato ed ha formato generazioni di allieve ed allievi “extra moenia”, la responsabilità dell’incuria “amministrativa” dei decenni passati anche quelli in cui ero ancora presente in quelle realtà. Nello spostarmi da un posto all’altro ho imparato una lezione che vorrei trasmettere, al di là di sospette aspirazioni personali che vorrei fugare immediatamente: a Feltre ed a Prato le competenze “in fieri”, in formazione”, del sottoscritto e quelle di altre persone “straniere” (“terroni” – a Feltre; “marocchini” a Prato come spesso siamo stati chiamati) sono state accolte e valorizzate come una grande ricchezza aggiunta, un “valore aggiunto”. A Feltre, per raccontarla molto ma molto in breve ho animato culturalmente la città con l’organizzazione di attività cinematografiche (Seminari e Cineforum), fondando anche un Circolo di Cultura Cinematografica; ho operato nella Politica e nel Sociale (Sindacato e Consultori) e, quando sono andato via per trasferirmi in Toscana se la sono davvero presa a male. A Prato ho operato nell’ARCI e nel PCI con tutte le sue “appendici”, fondando nel 1984 il Cinema Terminale d’Essai; ho avuto l’onore di essere Consigliere Comunale e Consigliere Circoscrizionale con delega alla Scuola ed alla Cultura, riuscendo anche ad organizzare momenti significativi dal punto di vista dello Spettacolo (nel corso della mia esperienza comunale ho contribuito in prima persona alla nascita ed allo sviluppo del Teatro Stabile della Toscana, il “Metastasio”. Sono stato Presidente dell’Associazione Film-Video Makers toscani ed ho organizzato tre grandi Rassegne dedicate agli autori giovani della Toscana). Ho realizzato anche alcuni film, soprattutto ma non solo documentari. Negli ultimi anni mi sono occupato della nascita del Partito Democratico ed ho curato gli aspetti culturali di un Circolo politico molto importante del territorio pratese. Per ricordare ed onorare la mia terra ho fondato nel 2008 un’Associazione di Cultura e Politica democratica che ho chiesto (ed ottenuto) di chiamare “Dicearchia 2008”. Ed ora negli ultimi tempi “ritorno a casa” anche se non in modo definitivo, un po’ alla volta.
Quello che ho fatto l’ho certamente prodotto per orgoglio personale; chi mi conosce e mi ha rivisto ha potuto notare che l’attivismo giovanile non si è attenuato e che “una ne faccio e cento ne penso”; chiaramente con l’esperienza diventa più facile elaborare rapidamente dei progetti. Ma è proprio la pratica che poi mi spinge a rallentare senza fermarmi, a riflettere mentre agisco e tutto questo ha solo bisogno che si capisca che poco o nulla si fa da soli ed è necessario da una parte avere una buona compagnia e dall’altra essere disponibili ad insegnare il “mestiere” ad altri, semmai, perché no, giovani.
Ho detto ad amici “sono a disposizione”. L’ho detto con modestia; vorrei non fosse considerata (perché non lo è davvero) falsa. Lo vorrei dire come messer Machiavelli che nella nota lettera XI a Francesco Vettori chiedeva ai Medici (vi risparmio la lezione storica) di poter perlomeno “voltolare un sasso”. Intendeva quel che ho inteso dire io: “sono qua, ho imparato delle cose, poche ma concrete; utilizzatemi! Sono a disposizione!”

LUX IN FABULA – “Caccia al libro” un’interessante iniziativa nell’area flegrea e partenopea – un contributo di Germana Volpe

Correale e caccia al libro

Caccia al libro librerie

di Germana Volpe

Parte “Caccia al libro”, la nuova iniziativa promossa da Lux in Fabula.
Finalmente è iniziata la tanto attesa “Caccia al LIBRO”, nuovo progetto promosso dall’Associazione culturale “Lux in Fabula” di Claudio Correale, presente sulle Rampe dei Cappuccini al numero civico 5, Pozzuoli (NA) da più di trent’anni.
Si tratta di una vera e propria “Caccia al LIBRO” condotta tra gli scaffali delle biblioteche o delle librerie aderenti all’iniziativa. Diversi i luoghi di cultura sparsi sul territorio flegreo, ma anche partenopeo (biblioteche o librerie sia pubbliche che private) che hanno deciso di supportare la proposta, entusiasmandosi insieme con noi per la realizzazione di una simile idea!
Tra questi la Biblioteca della Stazione Zoologica Anton Dorhn, dove mercoledì 1 ottobre 2014, ha preso vita per la prima volta questa manifestazione. Presso questo importante polo culturale l’evento è stato rivolto prettamente ai bambini delle scuole elementari e medie. Sono state coinvolte per prime tre classi elementari (una III, una IV e una V) della scuola primaria “Emilia Nobile” di Napoli con lo scopo di avvicinare i più piccoli (e perché no, anche i più grandi!) al mondo della lettura, facendoli scoprire e apprezzare quel fascino indescrivibile e senza tempo che solo i libri cartacei sanno avere.
Prima di salire nello spazio bibliotecario adibito ad hoc per la “Caccia al LIBRO”, i bambini hanno potuto visitare l’Acquario della Stazione Zoologica, uno tra i primi acquari pubblici d’Europa, interamente dedicato alla flora e alla fauna del Mediterraneo, rimanendo affascinati di fronte a un simile spettacolo: qui il mondo marino si è dispiegato sotto gli occhi meravigliati dei piccoli che, incuriositi, hanno iniziato a porsi tante domande.
Al terzo piano della Stazione alcuni volontari hanno avuto la possibilità di essere parte attiva di questa nuova avventura, attendendo i bambini delle scolaresche per poi dividere ciascuna classe in due gruppi di una quindicina di ragazzi: il primo è stato coinvolto in divertenti crucipuzzle che ha avuto per tema il mare e i suoi abitanti. Successivamente ogni bambino è stato invitato a scrivere il proprio nome o un pensiero su dei cartoncini colorati a forma di animale marino: squali, meduse, pesci, polpi, stelle marine, delfini, granchi hanno arricchito la parete della sala in cui si è svolta la caccia, dove ad attendere i piccoli sul fondo è stato disposto un grande cartellone, capace di creare un simpatico scenario acquatico anche in superficie. Intanto l’altro gruppo, seguito da Claudia Di Somma, coordinatrice della Biblioteca, ha iniziato la “Caccia al LIBRO”: dapprima i ragazzini hanno dovuto rispondere a dei quesiti, prestando grande attenzione già dal primo indizio, attraverso il quale sono poi scaturiti tutti gli altri rompicapo che hanno portato le squadre a trovare i libri giusti sino a quello contenente il tanto ambito premio.
L’entusiasmo non si è fatto attendere, sia da parte di coloro che hanno coordinato il tutto che le scolaresche che vi hanno preso parte!Per premio ciascun ragazzo ha ricevuto il taumatropio (il cui significato greco è “vedere meraviglie”), con il simpatico e coloratissimo disegno di un pesce da una parte e di una boccia dall’altro: questo simpatico strumento ottico di epoca vittoriana, è stato inventato da Mark Roget nel 1824.Tale gioco consiste nell’illusione ottica creata sulla retina dell’occhio alla vista dei disegni complementari disposti sulle due facce di un disco fatto ruotare velocemente.
Alla fine della caccia è stato consegnato un piccolo pensiero anche alle maestre dei ragazzi, che non dimenticheranno di certo questa innovativa esperienza per i loro alunni. Si è pensato di salutare i bambini mostrando loro un cd, un dvd, un floppy disc e un libro di ben 500 anni: il libro risulta il vincitore tra questi oggetti perché è l’unico capace di sfidare le insidie del tempo, rimanendo consultabile senza mai passar di moda. Sorpresi i ragazzini si sono resi conto dell’importanza delle lettura e hanno capito che leggere un buon libro e conservarlo con cura servirà ad alimentare una memoria a lungo termine, oltre che ad arricchire il loro bagaglio di conoscenze.
Leggere sui volti di tutti i bambini presenti la felicità, ci ha reso sereni ed emozionati! Consapevoli che la cultura e il sapere siano le migliori risorse che esistano, ci auguriamo che le prossime caccie al libro vedano altrettanta vasta partecipazione.
Altri poli aderenti all’iniziativa sono: la Biblioteca del Museo Archeologico Nazionale, Napoli, Piazza Museo 19; la Biblioteca di area Architettura dell’Università Federico II, Palazzo Gravina Napoli, Via Monteoliveto 3; la libreria “Un libro tira l’altro”, Pozzuoli, Corso Garibaldi 3; la Libreria “Cartolibreria 900”, Pozzuoli, Via Gianbattista Pergolesi 38; la Libreria Coop di Centro Commerciale “Quarto Nuovo”, Quarto, Via Masullo 76; la Libreria “Il Fuori orario”, Bagnoli, via Giusso 11; la Mostra d’Oltremare, edificio Cubo d’Oro, nell’ambito dell’iniziativa “Libri liberi in movimento” delle associazioni “Movimento Contaminarte” & “I Ragazzi della Barca di Carta”.
Le date in cui partirà l’iniziativa negli altri centri di cultura su citati sono ancora da definire. Per avere informazioni a riguardo ed essere sempre aggiornati sui prossimi appuntamenti potete diventare fan della pagina facebook “Caccia al LIBRO” gestita dall’Associazione Lux in Fabula che trovate al seguente link:
https://www.facebook.com/pages/Caccia-al-LIBRO/646780992102088?fref=ts

Lux in Fabula caccia

LUX in fabula

LA LETTERATURA TAMIL A NAPOLI di Alessio Arena – dopo il FESTIVAL annuncio di lettura

la_letteratura_tamil_a_napoli_02t1_alessio_profilo10665874_818180144892833_9202435751044252885_n

Il pdf del romanzo “La letteratura Tamil a Napoli” mi è pervenuto pochi giorni prima del “Festival della Letteratura nei Campi Flegrei – Libri di mare libri di terra” che si è svolto dal 26 al 28 settembre fra Pozzuoli – Rione Terra, Bacoli – Villa Cerillo, Miseno e Casina Vanvitelliana, Monte di Procida, Cappella e Casale di Cappella. Alessio Arena, giovanissimo cantautore (ne ho raccolto le straordinarie potenzialità ma anche le qualità acquisite) e scrittore (scrive i suoi testi ma ha anche scritto il romanzo di cui fra qualche giorno commenterò le pagine) nato a Napoli nel 1984 è stato presente alla giornata iniziale del Festival e mi sono rammaricato enormemente per non aver potuto sostenerlo (mi darà atto che sono stato zitto del tutto) con un mio commento. Sto recuperando le “forze” dopo la grande fatica e lo faccio nel miglior modo che io conosca: leggendo. Il libro di Alessio Arena edito meritatamente da una casa editrice di primo piano (non ha vinto per un punto il Premio Neri Pozza nell’ottobre del 2013) come è la Neri Pozza, che lo sta sostenendo, è un testo originalissimo, gustosissimo, curiosissimo. Non appena lo termino, dopo la consueta “digestione”, ne scriverò. Per ora, gradite ascoltare Alessio Arena

PASSIONE VIGO/TRUFFAUT POZZUOLI – Lux in Fabula 21 ottobre ore 18.00

Copertina Sales Gomes

L’iniziativa è da me coordinata preventivamente. Durante la serata presenterò esclusivamente i quattro giovani che si occuperanno sotto punti di vista diversi di proporre all’attenzione dei partecipanti le figure di Jean Vigo e Francois Truffaut nelle loro somiglianze e nelle loro differenze. Jean Vigo è morto fra il 4 ed il 5 ottobre del 1934; Truffaut muore il 21 ottobre 1984. Sono, in questo mese di ottobre, 80 anni dalla morte di Vigo e 30 da quella di Truffaut. Qui sotto riporto la mia introduzione all’iniziativa del 19 aprile 2005 a poco meno di cento anni dalla nascita di Jean Vigo (26 aprile 1905).

 

Saint JEAN VIGO protettore dei cinefili

Si può scoprire la “poesia” di Jean Vigo a trenta anni e la si può scoprire a venti o a cinquanta ed oltre: ma sempre di poesia si tratta.
Lo capirono in tempi e momenti diversi anche personaggi illustri nel mondo del cinema: Lindsay Anderson che ha dedicato a Vigo uno dei suoi assoluti capolavori, “If…”; François Truffaut che ha seguito sin dall’inizio della sua carriera lo spirito di Vigo con “Les mistons” e poi con tutta la serie imperniata sul suo alter ego “Antoine Doinel” e non solo (si ricordi lo splendido dolcissimo “Argent de poche”; Manuel de Oliveira, coetaneo di Vigo, che nel 1941, dopo qualche documentario che si rifaceva ad “A propos de Nice” ha girato “Aniki Bobò”, una storia a misura di ragazzi come era “Zero de conduite”.
Quanto a me ho incontrato Vigo nelle notti gelate degli inverni feltrini (“Se vuoi soffrire le pene dell’Inferno vai a Trento d’estate ed a Feltre d’inverno”) proiettandolo su un lenzuolo ad una piazza appoggiato alla meglio fra le ante di una vecchia credenza; perché mi abbia segnato non lo riesco a spiegare, e forse non se lo spiegano in molti: forse la poesia delle immagini e delle storie narrate ti entra dentro senza fare rumore e puoi soltanto comprendere di sentirti meglio e di possedere qualcosa di più perché tu possa sopportare tutto quello che di brutto poi la vita ti regalerà.
Quanto a Vigo la passione, la gioia di vivere, il sentimento di liberazione che gli veniva offerto dall’utilizzare la macchina da presa per esprimere il suo personale punto di vista, la determinazione nel perseguire un obiettivo di “cinema sociale”, la persecuzione che egli dovette subire sin dagli anni della sua infanzia (a causa del padre, anarchico idealista = si leggano le pagine che a questa fase della esistenza di Vigo dedica Sales Gomes) e che lo accompagnò per tutta la vita fanno di questo personaggio un punto di riferimento di tanti che guardano ancora alla vita con incanto, che hanno ancora voglia di progettare, che hanno ancora il desiderio dell’impegno culturale e soprattutto civile e sociale.
Per fortuna egli ebbe un gruppo compatto di veri amici, forse un po’ matti, un po’ idealisti, anche anarchici (attenzione, questo termine viene utilizzato per quello che poteva significare sia per Almereyda, il padre, sia per suo figlio, Jean Vigo, ovverosia persone che, pur talvolta sbagliando, non si vogliono omologare, ma comunque persone che non hanno mai sollecitato né compiuto azioni criminose o delittuose) che lo sostennero, lo incoraggiarono, ne seguirono la parabola ascendente e gli insuccessi legati tuttavia come si può ben immaginare ad un mercato che non offriva spazi a coloro i quali volessero esprimersi liberamente, un mercato che, se non era molto diverso da quello dei nostri tempi, di certo non era incline a finanziare esclusivamente i sogni dei giovani.
Ed è così che ho continuato negli anni successivi ad incontrare altri Vigo, altri sognatori, entusiasti della loro esistenza, consapevoli dei propri limiti ma pervicacemente inclini ad una continua ricerca di sé, attraverso errori, battaglie, delusioni, successi, attraverso confronti e scontri spesso duri con le diverse realtà, sempre cercando di sfuggire a compromessi, sempre finendo per accettarne una parte per poter alla fin fine realizzare un piccolo, seppur piccolo, passo in avanti. Non ne conosco molti, ma li vedo spesso sul mio cammino ed io li accosto agli “angeli” di Wenders che sono in grado di interpretare parti della realtà a noi inaccessibili, un po’ come i “poeti” capaci di cogliere una scintilla, di carpire un mistero, l’inarrivabile, l’inafferrabile, l’eterno.
Nel corso degli anni frequentando cinefili, ed essendo anch’io in fondo aggredito da questa “malattia”, fra questi ho incontrato qualcuno che somigliava a Jean Vigo, involontariamente e lontanamente, credo. Ma sono anch’io convinto che quel giovane, cui la morte prematura ha concesso l’eternità nella sua piena condizione di “outsider”, possa essere considerato dai giovani, dagli uomini che continuano a sognare, da coloro che non rinunciano alle loro idee e che propongono percorsi e visioni nuove, ai poeti, ai cinefili insomma, il loro nume tutelare, il loro santo protettore.
Bene! in estrema sintesi, ecco dunque perché ho scelto di ricordare Jean Vigo a cento anni dalla sua nascita.

Giuseppe Maddaluno Presidente Comm.ne Cultura Circoscrizione Est del Comune di Prato
Prato Teatro Magnolfi – 19 aprile 2005

 

GARUM – Voci e sapori dal mondo antico – Campi Flegrei – EDIZIONI VALTREND

 

 

 

Il diario

 

Ho ricevuto un dono dall’Associazione “Il Diario del Viaggiatore” per mano della sua Presidente Angela Schiavone . Un pacchettino elegante contenente un libro che ho già letto ed una confezione di Garum. Cos’è il Garum? I Romani  conservavano le alici sotto sale in botti di legno dalle quali colava un liquido, il Garum, che fu utilizzato come condimento in alcune ricette (nel libro se ne trovano moltissime). Bella la confezione; interessanti gli argomenti storici ed enogastronomici trattati come le ricette, che proverò – contro la volontà della famiglia intera – a riprodurre. Del libro parlerò più diffusamente nei prossimi giorni.

 

Garum 2

EPIFANIE – UN RACCONTO 2

GiuseppeMaddaluno-150x150

Epifanie

…preferisco utilizzare gli Inter City. E non solo perché si trovano biglietti scontati su Internet. Di certo ho preso a sconto anche dei ticket sulle Freccie “multicolori”; ma vuoi mettere a confronto il mondo dei Treni super veloci con quello che trovi negli scompartimenti di seconda classe sugli Intercity? Sui primi c’è in generale ( le eccezioni non mancano ma sono rare) un atteggiamento molto riservato e compito, molto spesso si viaggia da soli, come i funzionari, gli amministratori, i professionisti, i dipendenti pubblici e privati che si spostano ed hanno bisogno di arrivare velocemente; sui secondi viaggiano le famiglie e l’appartenenza sociale è molto trasversale, molto più variegata. Aggiungi poi che  il treno ferma anche in alcune stazioni nelle quali non c’è la “linea veloce” e così c’è un gran movimento ad ogni fermata. In una delle mie ultime “partenze” per Napoli mi è accaduto un fatto straordinario: a Chiusi è salita una signora, che è entrata nello scompartimento dove ero, ha sistemato la valigia sulle griglie e poi è uscita per salutare i suoi accompagnatori. Ha agito così in fretta da dimenticare poi il numero dello scompartimento in cui aveva depositato la sua valigia. Nulla di strano, capita! Quante volte a casa non ricordiamo dove abbiamo messo le chiavi della macchina o quelle di casa? Dopo un po’, ma un buon quarto d’ora dalla partenza verso Orte, la rivedo arrivare confusa, ed io la rassicuro “E’ questo il suo scompartimento; venga!”. Poi, osservandola con attenzione, rilevo che somiglia moltissimo ad una delle attrici di teatro, soprattutto televisivo (era l’epoca degli sceneggiati), degli anni Sessanta e Settanta. Non ne ricordo il nome ma azzardo la richiesta. “Sì” mi dice “sono Anna Maria Ackermann”. Non vi racconterò di certo quello che accadde nelle quattro ore circa di durata del viaggio verso Napoli (Anna Maria Ackermann abita a Napoli); ma immaginatevelo. Abbiamo parlato di Eduardo De Filippo con cui ha debuttato; dei fratelli Giuffrè, di Mariano Rigillo, di Pupella Maggio; abbiamo parlato dei giovani comici napoletani e dei giovani talenti fra gli autori, come Arnolfo Petri. Abbiamo parlato di Cinema e delle nostre passioni. Ha accennato ad un suo “buen retiro” dalle parti di Chianciano, vantandone le straordinarie bellezze della campagna e delle colline verdi e ricche di olivi e viti.  Con gli altri viaggiatori si è anche discusso di questioni sociali, della politica e delle speranze legate alle promesse ed a volte il tono del confronto si è anche elevato fra la rabbia e le speranze deluse. Poi, ci siamo salutati e scambiati il numero di cellulare, dandoci un appuntamento a breve al Caffè del San Carlo in Piazza Trieste e Trento a due passi (due, davvero) dalla Galleria Umberto I, dal Palazzo Reale, da Piazza Plebiscito e nel ventre dell’antico Teatro.
I viaggi sono pieni di sorprese; ma anche quando tutto è organizzato il piacere non manca; come quella volta che ho dato appuntamento ad una mia amica nella tratta Arezzo-Chiusi. Giovanna era molto più che un’amica; l’avevo contattata su quei siti ammiccanti alla ricerca di un’emozione in più ma senza mentire. Ne ho perso le tracce ma non mi dispiacerebbe ritrovarla per rivivere quella giovinezza tardiva che fa tanto bene al “cuore”! Ne accennerò in una delle prossime mie sortite…. E di “epifanie” siamo alla ricerca; ma esse sopravvengono quando meno te le aspetti!

…alla prossima….

iMMAGINE BELLA

 

 

PASSIONE VIGO/TRUFFAUT POZZUOLI LUX IN FABULA 21 OTTOBRE 2014 ORE 18.00 – contributo di Roberto Volpe

 

 

Vigo

 

JEAN VIGO, REGISTA ANARCHICO E LIRICO FRANCESE

Jean Vigo nasce nel 1905 da Miguel Vigo, detto Almereyda, un politico e giornalista anarchico che, negli ultimi anni della sua vita, adotterà uno stile di vita ricco e dispendioso, abbandonando gli ideali della gioventù. Tuttavia, siccome Almereyda dava fastidio ad alcune persone potenti, verrà portato in un carcere e, lì, assassinato.

Jean Vigo, da bambino viene costretto a continui spostamenti dai genitori, che a volte lo portano anche alle loro riunioni politiche. Una volta arrivato in età scolare, viene affidato ad un collegio, dove si adottano misure molte restrittive per la disciplina dei bambini, collegio e misure che ispireranno poi il suo primo lungometraggio Zero in condotta.

La prima opera degna di rilievo del regista francese è invece A proposito di Nizza, un documentario sulla vita della nota città turistica francese, che mette a confronto, in maniera a volte ironica e scherzosa, a volte triste e amara, le differenze sociali vigenti in quel luogo.

Dopo questo documentario, Vigo realizza Zero in condotta, film, come si diceva prima, ambientato in un collegio francese di quegli anni; per questo film, il regista attingerà, oltre che ai propri ricordi, anche a quelli raccontatigli dal padre.

Nel film fu adottato il metodo della ripetizione di alcune parole per ovviare alle difficoltà di dizione dei bambini, che non riuscivano a pronunciare bene alcuni lemmi,mentre per quanto riguarda il pensiero di Vigo, esso non è sempre facile da riconoscere lungo tutto il film, e spesso l’ azione è oscura; inoltre, il film presenta moltissimi difetti tecnici: mancanza di chiarezza ed azione, di ritmo, assenza di copione, recitazione scadente, sonorizzazione idem.

Tutto questo, però, viene controbilanciato dall’ autenticità di fondo della sceneggiatura, dall’ unità profonda del montaggio, e dall’ ottimo apporto della musica, che alzano di molto la qualità del film.

Una volta uscito nelle sale, il film ricevette parecchi commenti negativi dalla critica ed ebbe problemi anche con la censura, soprattutto quella di provenienza cattolica, finché non si giunse addirittura alla proibizione di esso nelle sale.

Nonostante la censura,  però, il film riuscì ad arrivare in Belgio, dove Vigo era molto amato ed apprezzato.

Gli intenti del film, almeno nelle intenzioni, non erano scopertamente sovversivi e rivoluzionari: scriveva Vigo, infatti: “non ho intenzione di accompagnarvi in un mondo da rifare, come le guide di Cook portano i turisti nei vicoli tubercolotici dei quartieri poveri e pittoreschi.”

Da alcuni critici venne fatto anche un parallelo tra Vigo e Celine, in senso artistico, suggerito dal fatto che da poco era uscito Viaggio al termine della notte dello scrittore francese.

Dopo qualche tempo, Vigo comincia a girare un film ambientato nel mondo del circo, per poi abbandonarlo poco dopo e per passare ad un film sul nuoto, La natation de Taris, film che gli sarà utile per girare il suo successivo, ed ultimo, lungometraggio, L’Atalante.

Questo film narra la storia di una giovane coppia di sposini che decide di andare a vivere sulla barca di lui, un tale Jean, un giovanotto laborioso e scontroso. Juliette, la sua compagna, si sente però attratta dalle lusinghe della città e decide, un giorno, di fuggire dalla barca per scoprire questo nuovo mondo.

Vedendo il proprio padrone continuamente intristito da questo avvenimento, il padre Jules, un suo aiutante di bordo, decide di andare in cerca della donna, trovandola alla fine in un negozio cittadino e riportandola sulla barca, poiché era rimasta delusa dalla vita in città, ed anche lei sentiva la mancanza del suo sposo.

A questo proposito, c’è da dire che Vigo ha saputo fare di Juliette un personaggio coerente, che attraversa vari stati esistenziali (dall’ ingenuità alla lussuria, per giungere poi alla maturazione), a differenza della Juliette dell’opera letteraria che ha ispirato il film, che era un personaggio più piatto e spento.

Per quanto riguarda l’analisi delle singole scene, possiamo dire che il momento della riattivazione del fonografo è molto importante per far riacquistare fiducia a Jean e che, durante le riprese, anche i gatti sembrarono facilitare le riprese, ponendosi in cerchio intorno ad esso.

Inoltre, notiamo che c’è un certo mimetismo tra il personaggio del Père Jules e il mozzo che, in una scena, ripete addirittura le sue stesse parole in una stessa situazione, senza neppure averle ascoltate.

Uno dei difetti del film, rispetto alla sceneggiatura originale, è la mancanza di unità scenica, che produce numerose e fastidiose pause lungo il suo corso; inoltre, gli attori di “L’Atalante” sono quasi tutti di qualità mediocre, con gli estremi tra Louis Lefèvre, che era un attore totalmente incapace e goffo, e  Michel Simon, che invece era un grande caratterista ed un uomo di spiccata personalità.

La malattia, però, durante le riprese del film, non dava tregua a Vigo, ed alcuni suoi amici dovettero sostituirlo al montaggio ed alle riprese di alcune scene, mentre, per quanto riguarda le scelte di marketing, temendo un fiasco al botteghino, i produttori cambiarono il titolo in “La chaland qui passe”, ed inserirono una canzoncina melodrammatica a fare da traino (per la cronaca, la versione francese del successo italiano “Parlami d’amore Marilù”): la critica tuttavia lo accolse benevolmente, anche se qualcuno disse che era un po’ malato e torbido.

Vigo, però, già sette mesi prima dell’uscita del film, si era messo a letto per una setticemia streptococcica di origine influenzale: nonostante la malattia grave, comunque, il regista trovava spesso la forza di sorridere e di fare addirittura degli scherzi ai suoi familiari.

Alla fine Vigo, stremato dalla malattia, morì, nel 1934, mentre la moglie Lydou cominciò a delirare per il dolore: dopo la sua morte la critica, come spesso succede in questi casi, si profuse in lodi sperticate per lui, mentre, alcuni tempi dopo, la censura applicò numerosi tagli a “L’Atalante”, inclusa la scena in cui il Pere Jules si metteva una sigaretta nell’ombelico.

Alcuni critici, qualche tempo dopo la sua morte, cominciarono ad inserire Vigo nel filone surrealista, insieme ad Eluard e Dalì, mentre, al botteghino, La chaland qui passe faceva mezzo fiasco, nonostante i cambiamenti operati: così, i produttori decisero di riprendere il titolo di L’Atalante e di reinserire le sequenze tagliate.

Una delle critiche più importanti, al film, fu quella di Nino Franck, uno stimato critico passato ai collaborazionisti, che tacciava i film di Vigo di carenza di qualità riguardo ai dialoghi.

Comunque, per quanto concerne le  influenze artistiche del regista, il padre Almereyda esercitò sicuramente una grande influenza sentimentale su Vigo, mentre lo scrittore Jean De Saint-prix esercitò un’influenza strettamente filosofica su di lui.

Le simpatie politiche di Vigo, invece, andavano in parte al movimento comunista, in parte a quello socialista ed in parte a quello anarchico: questo eclettismo politico lo costrinse spesso a violente discussioni coi militanti comunisti suoi conoscenti.

MARCO SETTIMINI- LO SPETTATORE DELEUZIANO, IL CORPO E IL FANTOCCIO SPIRITUALE NE L’ATALANTE

Secondo il critico Marco Settimini, nel cinema esiste una specie di centro idealizzato ed una immagine del soggetto che non smette di costruirsi in continuità: “esemplarmente”, scrive Settimini, “in La natation par Jean Taris di Vigo la m.d.p. si fa coinvolgere in maniere esplicita nel rapporto tra l’acqua e la corporeità del nuotatore, immergendosi in piscina per seguire la danza del corpo del nuotatore medesimo.”

Grande, inoltre, osserva che in La natation e Zero in condotta il corpo viene mostrato in tutta la sua purezza infantile, in contrasto con l’orrida impurità adulta. Con L’Atalante, invece,viene mostrato un corpo più sensuale, un corpo che può attrarre e sedurre, ma anche respingere, distruggere, sconvolgere.

In Vigo c’è una volontà didattica e pedagogica insieme ad una creativa, in cui si scambiano realismo e poeticità; l’erotismo, invece, non è scabroso, ma è, in un certo senso, atmosferico, ovvero appena avvertito tra le scene del film.

Con L’Atalante, sostiene Settimini,siamo sommersi da manichini, pupazzi, specchi ecc. che rendono quasi lo spettatore simile ad uno di questi oggetti,  quasi un dispositivo, mentre un altro tema interessante è quello dell’acqua: la visione del mondo di chi sta a terra, infatti, si contrappone fermamente a quella di chi naviga (nell’acqua il movimento si crea tra due movimenti; sulla terra, tra due punti fermi).

In Vigo, come anche in tanti altri artisti francesi, il Tempo non è quello normale, cronologico, ma quello simultaneo, in cui degli attimi sembrano durare ore: a questo proposito, si avverte anche che con L’Atalante c’è il tentativo stravagante e paradossale di contenere l’universo in continua espansione-movimento.

Infine, l’elemento della luce è altresì importante, in quanto, secondo Settimini,” essa si fa movimento puro, pura luce; ed è una luminosità  che non può smettere di circolare, e che definisce forme luminose nella sua dinamicità”, creando, a volte, un “dualismo tra paesaggio lunare e paesaggio solare, che intercomunicano nel grigio”.

 

Roberto Volpe

 

 

Vigo3bVigo e TruffautVigo e Truffaut 2 Atalante matrimonio

LA MERAVIGLIOSA STORIA DEL TRAPIANTO DI CUORE A NAPOLI – oggi 3 ottobre ore 17.00 Palazzo Toledo a Pozzuoli

 

Libro Cotrufo

 

palazzo Toledo

Oggi – dunque – alle ore 17.00 al Palazzo Toledo avverrà la presentazione del libro “La meravigliosa storia del trapianto di cuore a Napoli” di Maurizio Cotrufo e Gian Paolo Porreca. Organizzata dal cardiochirurgo Flavio Cerasuolo vedrà la presenza dei due autori coordinati da un moderatore, Ettore De Lorenzo e supportato da Gabriella Romano dell’Associazione “Il Diario del Viaggiatore” che leggerà alcuni brani del libro. L’Amministrazione comunale di Pozzuoli che ha consentito l’iniziativa sarà rappresentata ai massimi livelli dal Sindaco, Vincenzo Figliolia,  e dall’Assessore alla Cultura, Franco Fumo.

Nei giorni scorsi ho scritto del libro. Qui mi limito a sottolineare che si tratta di un libro “unico” nella sua struttura diviso fra i due protagonisti, il Maestro e l’Allievo, con stile e toni diversi. Il primo più concreto e legato all’esperienza pratica accumulata nel tempo; l’altro più incline alla scrittura poetica, al lirismo.

In conclusione nel capitolo finale, “Dell’arte e della chirurgia”, gli elementi diversi vengono accomunati ed il chirurgo e l’artista si ritrovano:

“si potrebbe anche affermare che quando le arti figurative esprimono tali attributi (talento, cultura e tecnica n.d.r.), possono a buon diritto entrare nell’universo dell’arte e al pari la chirurgia nell’universo della scienza.”

Gli organizzatori vi attendono

 

LA MERAVIGLIOSA STORIA DEL TRAPIANTO DI CUORE A NAPOLI – PALAZZO TOLEDO POZZUOLI 3 OTTOBRE ORE 17.00

 

Libro Cotrufo

dalla Premessa del libro:

“il Maestro e l’Allievo rispettano i ruoli, ma un feeling speciale li lega….Nella loro storia si succedono eventi molto speciali; per il Professore sono fatti di cronaca vissuti con distacco, uno sfondo umoristico e rare emozioni e commozioni; all’Allievo ispirano poesia, romanticismo, nostalgia, affettuose memorie.”

Il Maestro è il Professore Maurizio Cotrufo, l’Allievo è Gian Paolo Porreca. Ad accompagnare la presentazione ci sarà oltre ad Ettore De Lorenzo, il mio carissimo amico Flavio Cerasuolo.  

Gabriella Romano leggerà due brani dal libro. Sarà presente anche Enzo Aulitto, noto ed apprezzato artista puteolano dal segno tipicamente flegreo.

Un ringraziamento all’Amministrazione comunale che verrà rappresentata ai più alti livelli dal Sindaco Vincenzo Figliolia e dall’Assessore Franco Fumo.

 

 

“il sole rosso di un tramonto di mezza estate”

Tramonto sul mare

Anticipazione commento a LA MERAVIGLIOSA STORIA DEL TRAPIANTO DI CUORE A NAPOLI – 3 OTTOBRE ORE 17.00 PALAZZO TOLEDO A POZZUOLI

Invito Cotrufo

Ritornato a Prato in treno ho letto “La meravigliosa storia del trapianto di cuore a Napoli” di Maurizio Cotrufo e Gian Paolo Porreca – introduzione di Gianni Pisani – Tullio Pironti Editore – Domani scriverò un commento su esso in preparazione all’incontro di venerdì 3 ottobre presso la Biblioteca Comunale di Pozzuoli in via Ragnisco 29 ore 17.00

Libro Cotrufo