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ORFEO, EURIDICE “LA GRANDE SOGNATRICE” – parte 6

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L’INSTALLAZIONE DI LUCE E OMBRA “GRANDE SOGNATRICE” DI
FABRIZIO CORNELI

OPERA PERMANENTE DELLA CITTÀ DI PRATO

Piazza Santa Maria in Castello

La scoperta di questa installazione è stata per me illuminante; ho
immediatamente pensato a questi due personaggi della mitologia
classica; ho pensato ad un amore “eterno” struggente; ho pensato alla dolcezza della “morte”.

ORFEO, EURIDICE “LA GRANDE SOGNATRICE” – parte 6

Rimase sulla panchina assorto nei suoi pensieri mentre la
gioventù gioiva nell’attesa del Natale; e vi rimase fin quando le
luci della città e quelle della “festa” imminente si accesero in
corrispondenza del buio della vicina notte. Il traffico di
persone e di mezzi era diventato in modo ossessivo
soffocante ma Orfeo non se ne avvedeva punto. Non
ricordava quel caos ma non se ne sentiva particolarmente
infastidito, il suo pensiero era rivolto altrove: nella sua
memoria vi era un tempo ormai lontano ed assai diverso.
Si sollevò e decise di andare verso Piazza del Castello, vi si
diresse ma dopo pochi passi scelse di avviarsi attraverso
Piazza Sant’Antonino verso Piazza Santa Maria in Castello.
Era stato attratto da una luce della quale però non riusciva ad
intravedere l’origine. Era calata la sera e con essa un vento
freddo che proveniva dalle gole dell’Appennino aveva fatto
scendere la temperatura; le strade si erano progressivamente
liberate da quel caos: era anche l’ora in cui ci si ferma a
cenare ed i negozi si chiudono. Orfeo entrò in quella piazza
ed alzò i suoi occhi sollevando la tesa del suo ampio cappello
per dirigere la sua vista verso la luce e si fermò. Principiava
a far freddo ma lui non ne soffriva, era abituato a quelle più
rigide temperature lassù sulle montagne dove per tantissimi
anni era rimasto isolato. Sollevò gli occhi e vide la luce che
lo aveva invitato a muoversi verso di lei: era un volto di
donna, sorridente, un ovale perfetto, chiusi gli occhi dalle
belle lunghe ciglia.
Ma era proprio la donna che aveva amato, conosciuto ed
amato; la donna che lo aveva amato, conosciuto ed amato
trenta e più anni prima; la donna il cui volto aveva disegnato
sul letto di morte anche per poterla ricordare così come era,
ancora giovane e bella della bellezza dei giovani non ancora
corrotta dai segni del tempo.
Si toccò il cuore accarezzando ciò che conteneva quel
pastrano sdrucito ma sempre caldo di quel calore che in
maniera più forte e straordinaria emanava quel vecchio
cartoncino che là dentro aveva custodito. Non ebbe ragioni
per confrontarne le somiglianze: era proprio Euridice, era
proprio lei che dal grande muro regnava su tutta la piazza; e
gli occhi erano chiusi così come lo erano stati quelli della sua
amata quell’ultimo giorno in cui la vide.

…..fine parte 6 ……

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