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MEDIATECA DELLA MEMORIA – un’ iniziativa della Circoscrizione Est del Comune di Prato nel maggio 2001 (LA GIORNATA DELLA MEMORIA FU ISTITUITA NEL NOVEMBRE DEL 2005) la storia di E.T. Eugenio Tinti parte 7 (dopo il preambolo dello scorso 27 gennaio e la prima parte contrassegnata con il numero 2 del 3 febbraio più quella numero 3 del 12 febbraio, la numero 4 del 17 febbraio, la numero 5 del 1° e la 6 del 13 marzo)

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MEDIATECA DELLA MEMORIA – un’ iniziativa della Circoscrizione Est del Comune di Prato nel maggio 2001 (LA GIORNATA DELLA MEMORIA FU ISTITUITA NEL NOVEMBRE DEL 2005) la storia di E.T. Eugenio Tinti parte 7 (dopo il preambolo dello scorso 27 gennaio e la prima parte contrassegnata con il numero 2 del 3 febbraio più quella numero 3 del 12 febbraio, la numero 4 del 17 febbraio, la numero 5 del 1° e la 6 del 13 marzo)

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Il nostro “ragazzo del ‘99”, che aveva praticamente potuto evitare, pur dichiarandosi sempre antifascista, le prigioni nel corso del Ventennio, ebbe modo pur se solo per 10 giorni, di sperimentare le prigioni “repubblicane”, dalle quali riuscì ad uscire abbastanza presto (ma 10 giorni per chi avverte di non aver commesso alcun reato sono tantissimi) soltanto per l’intervento di un importante legale del tempo, l’avvocato Bacci.
Eugenio Tinti uscì dalle prigioni repubblicane ma, sempre per la succitata Legge Scelba, perse il lavoro all’Istituto Chimico Farmaceutico: iniziò da allora in poi una battaglia legale di molti “discriminati” come lui per motivi politici per il riconoscimento dei diritti, primo fra tutti il lavoro e poi anche la pensione.
Quell’esperienza non di certo isolata dovrebbe essere un monito continuo a non abbassare la guardia: negli ultimi anni troppi sono stati i segnali di un attacco non sempre subdolo alle libertà acquisite; anche il richiamo ufficiale di una parte politica alle “libertà” è di certo un elemento su cui riflettere, visto che, al di là degli slogan, si avverte una forte volontà di “rivincita” di alcuni “poteri forti” sui lavoratori, per ottenere la quale, occorrerà ridurre il livello di libertà personale. Una delle affermazioni, infatti, che si sente sempre più spesso venire da quelle menti straordinarie, è che nel nostro Paese ci sia troppa libertà.
“Punti di vista” diversi certamente, visto che chi si richiama alla libertà in modo chiaro nella sua prioritaria accezione partitica, lo fa esclusivamente per avere maggiore libertà di decidere, puntando sul conseguimento di una maggioranza nel Paese, ciò che meglio gli aggrada: né più né meno quello che poi accadeva nel 1954.
I libri di Storia (a proposito, saranno rivisti e corretti?) ci parlano di quegli anni come quelli di una rimonta delle posizioni monarchiche e fasciste, ma anche di una forte riorganizzazione della classe operaia, svegliatasi finalmente dall’illusione che, con la Liberazione e con la scrittura della Costituzione repubblicana (a proposito, sarà anche essa, nelle sue parti fondamentali, rivista e corretta?), tutte le libertà fossero state definitivamente conquistate ed acquisite.
La Storia infatti ci racconta che non sarebbe neanche necessario modificare la Costituzione, basterebbe ignorarla! Ma i cittadini lo permetteranno?
Eugenio Tinti, dunque, ci trasmette anche questo messaggio: fate attenzione a chi parla di libertà, perché probabilmente pensa di ridimensionarla.

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