EPIFANIE – CAPRICCI DI BAMBINI parte 1

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EPIFANIE – CAPRICCI DI BAMBINI parte 1

“APERTO TUTTE LE DOMENICHE” era scritto su un lungo ampio striscione che sovrastava tutte le vetrine del negozio di cartoleria dove di solito mi recavo per fotocopiare alcuni miei documenti. E così entrando mi venne da fare una battuta; era mercoledì e chiesi come mai fossero aperti visto che dallo striscione avrei potuto credere che “solo” le domeniche dovessero essere aperti. Mentre attendevo pazientemente che il lavoro per me fosse completato, con la coda dell’occhio vidi sgattaiolare dietro le mie gambe qualcosa di simile ad un cagnolino o ad un gattino e, preoccupato di pestare la bestiolina, mi girai mantenendomi fermo sulle gambe e notai che si trattava di una bambina forse di cinque forse di sei anni che mi osservò con uno sguardo espressivo e fondamentalmente intriso di una nobile tristezza. “Ciao” rivolgendomi a lei “come ti chiami?” Sguardo apparentemente confuso ed indagatore, poi nel vuoto. Si accoccolò lungo il bordo del banco. “Arianna, dove sei?” una voce di donna matura “stai con noi!” forse una zia, una nonna o chissà cosa d’altro, ma non di certo una madre. Arianna non si muove e rimane là sotto. Cerco di parlarle ma senza avere alcun riscontro. “Arianna, vieni via da lì. Dobbiamo andare via.” La bambina rimane lì e viene poi portata via quasi a forza ma di sicuro di mala voglia dal negozio, anche se di certo non aveva alcun interesse particolare a rimanervi più a lungo. Uscendo vedo Arianna con la donna ed un altro uomo andar via in una Renault. Si appoggia con tutto il viso sul vetro dell’auto nella parte posteriore e lo sguardo è sempre pieno di quella tristezza che mi aveva colpito. Ribelle ma perché mai? I bambini molte volte appaiono a noi adulti come anime bizzose ( a Napoli il capriccio dei bambini si chiama “nziria”) semplicemente perché nessuno di noi ha effettiva memoria delle ragioni profonde che sottendono a quel particolare modo di esprimersi che hanno in risposta a quesiti che non sanno porre ed a risposte che per ignoranza degli adulti non riescono ad ottenere da loro. Ed è di fronte a questo lampo di coscienza che emergono tanti altri episodi significativi.
Se un bambino piange non sempre lo fa per un dolore fisico; quello che noi chiamiamo “capriccio” è un’espressione paragonabile a tutta una serie di sensazioni emotive che noi adulti riusciamo a controllare ma che quasi sempre ci coinvolgono spingendoci a scelte particolari e contrapposte (noi riusciamo a mandare a quel paese i nostri interlocutori con le parole ma anche con il pensiero, tante volte dissimuliamo, subiamo ed applichiamo soluzioni ipocrite; i bambini sono molto più diretti: piangono, strillano, si agitano, si contorcono, i loro volti diventano paonazzi). I bambini, dunque, non riescono a controllare le loro emozioni. Noi adulti siamo troppe volte “falsi” ed ipocriti; lo facciamo con tale naturalezza da non riuscire a riconoscere di esserli. Ovviamente tariamo il nostro comportamento rispetto ai nostri diversi interlocutori; ingoiamo umiliazioni di fronte a chi è più forte sia nell’odio che nell’amore e ci permettiamo di scaricare le nostre frustrazioni su chi consideriamo più debole nell’odio e nell’amore.

Epifanie – Capricci di bambini – parte 1 – continua…

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